Luigi Talamo METROPOLI ovvero banale storia di un disperso in una grande città .o000o. E così, nonostante il banale del titolo, hai deciso di ascoltare il mio racconto. Oh, come vuoi, te la racconterò. Ma non incazzarti con me se poi t'annoi, al massimo cambia pagina e leggi qualcos'altro. Dunque, immaginati di tornare da una cittadina della cintura torinese dopo un'allegra serata passata ad una festa dell'unità . Hai sullo stomaco del buon pesce alla brace e qualche bicchierino di bianco vinello. È circa mezzanotte e, speranzoso, t'avvi versi il tram che ti porterà a casa tua. Prima difficoltà del viaggiatore: non riesci a trovare la fermata di quel dannato tram, nonostante tu l'abbia preso varie volte, ma, si sa, tutto di notte appare più indefinito e pauroso. Scocci dunque la coppietta di turno e lui, sotto lo sguardo arrabbiato ma anche atono di lei, ti dice che quella piazza dove si trova la fermata è pochi metri più avanti, in perfetto rettilineo con la strada che state percorrendo. Figura di merda, certo, ma è notte e sei confuso e forse il vinello ti sta salendo, finalmente. . . Non pago di esser entrato nell'intimità di quella passeggiatina romantica lo obblighi anche ad accenderti la sigaretta, ché l'accendino non lo trovi più . Va bene, andiamo. Arrivi nella piazza e inizi a distinguerne i familiari contorni: la fermata del 9, il tram che ti serve, è proprio lì, giusto davanti ai tuoi occhi poc'anzi increduli. Ma ecco, proprio adesso che ce l'avevi quasi fatta, ecco che uno stronzo cartello bianco plastificato dell'atm t'informa che ora la linea 9 è gestita da un pullman che, cito parole testuali, "passa sulla carreggiata centrale". Che diavolo vuoi dire carreggiata centrale? Ricerchi mentalmente la parola, provi a ricordarti tutte le nozioni di Educazione Stradale che la scuola e i tuoi amici t'hanno sapientemente elargito fino a quel momento, ma proprio non la trovi... Poi ipotizzi che la carreggiata centrale sia quella strada che taglia in due la piazza. Intanto ti si fa avanti un uomo. Un uomo! Bene, almeno adesso puoi chiedergli dov'è la nuova fermata! T'avvicini e senti che puzza piuttosto d'alcool... Le tue speranze iniziano a sciogliersi come neve al sole. Formuli comunque la domanda e lui ti dice "Ho bisogno di un pullman per andare alla stazione". Okaaay, ooookay... Su di lui non puoi contare. Lo informi affettuosamente che il "pullman per andare alla stazione" non passa di là . Decidi dunque di coinvolgere anche lui nella tua prossima missione, quella di percorrere la "carreggiata centrale" e trovare finalmente la fermata valida. ,gli dici. Siete due, ora. Due idioti che attraversano Piazza Stampalia alle 00.05 per cercare un pullman. Ed ecco che ti appare il nove, in tutto il suo splendore di pullman. Ma che fa? Si muove? Dove va? Guardi il tuo compagno, non puoi spronano a correre e poi sarebbe inutile ché i pullman in corsa non ti aprono mai, i maledetti... Vi limitate a guardare che percorso prende il pullman, vedere che s'inerpica su per una stradina. L'avete perso, ma almeno adesso sapete dov'è la prossima fermata. Prendete la via poco prima percorsa dal bus e faticosamente arrivate alla dannata fermata buona. Mentre cammini assieme a lui, provi a rivolgergli qualche domanda di rito, come quanti anni ha lei e se lavora. Ti risponde che è un disoccupato, che vive dalla madre e che ha un impellente bisogno di andare alla stazione. Gli chiedi perché, se forse deve prendere qualche treno preciso per andare in qualche posto preciso. Non riesci a farti dare risposta. Seduti sulle panchine di ferro, scopri finalmente che vuole andare alla stazione semplicemente per fare un giro, così, per prendere un po' d'aria, ché adesso è estate e si sta bene di sera, a camminare, senza una meta. Lo informi che la stazione è un posto pericoloso e gli raccomandi dì tornare a casa sua, dalla madre, almeno per quella notte. Ti risponde che con la madre ci ha litigato. Gli chiedi dove stia sua madre. Sua madre abita nei dintorni della stazione. Ah, bene. E non potevi dirlo prima? Ma poi, sinceramente, a te che cazzo te ne frega di cosa fa un povero ubriaco ad una certa ora di notte? Forse uno non è libero di perdersi in una grande città, in preda ai fumi dell'alcool? Che sei te, un'assistente sociale? Confortato dalla risposta, ti alzi per consultare gli orari dei bus appesi alla palma. Scopri con terrore che quello era l'ultimo nove e per il prossimo dovrai aspettare circa cinque ore. Bene. E adesso che fai, eh? E per il tuo nuovo amico che deve andare alla stazione? Ma tu sei un eroe, non ti perdi certo d'animo e scorri i percorsi degli altri pullman, casomai ce ne fosse uno che passa da qualche parte che conosci. Ebbene, sì, c'è. Il caro vecchio dodici ferma in centro, come t'informa la scritta nera su giallo "Garibaldi". Via Garibaldi! La via più trafficata di Torino il sabato pomeriggio, quante volte l'hai percorsa! La conosci a memoria, giusto? Quella t'è familiare, non come questa sperduta fermata di periferia, vero? Sì. E con sommo gaudio trovi anche per l'amico che vuole andare alla stazione, c'è scritto anche Porta Nuova FS! Mitico! Con le lacrime agli occhi per la commozione, vedi anche che lo stupendo 12 passa alle 0.33 e adesso son solo le 0.10! Fantastico, non hai perso anche quello! Ti siedi vicino a lui e gli notifichi la tua scoperta. Lui fa un cenno d'assenso. Ti fai accendere una seconda sigaretta. La gusti, pensando che adesso sei a posto, casa tua non è poi tanto lontana, ti basta percorrere la strada (due vie così lunghe che le potresti chiamare tranquillamente corsi) che ti separa tra lei e il centro. Resti comunque inquieto, chissà come saranno preoccupati i tuoi a casa. In tasca hai duecento lire e davanti a te, dall'altra parte, ci sono tre cabine telefoniche. Decidi comunque di tenerti il capitale buono per un'emergenza, casomai il fottuto dodici non dovesse arrivare. E invece, dopo una serie di pullman che non ti servono a nulla, tra cui uno bellissimo con la scritta digitale `Depositò, ecco che il dodici arriva. Sali, seguito dal tuo compagno di sventure. Vedi il dodici attraversare posti sconosciuti e la paura di esserti sbagliato ti sgomenta. Ma poi ti raccapezzi: in tasca hai sempre le tue brave duecento lire. Col tuo compagno scambi solamente un'informazione, lui ti chiede solo se la stazione è ancora lontana. Ma ce l'hai con `sta stazione, eh! T'ho gia detto che è pericolosa, non ci devi andare! No, non è lontana, gli rispondi. Ti acquieti di nuovo non appena riconosci corso Regina, dunque non sei lontano, il tuo folle piano ha funzionato! Scendi finalmente, ma non prima di aver augurato buona fortuna a quell'ubriaco che hai generosamente aiutato... Ed eccola lì, via Garibaldi in tutto il suo vuoto splendore! Eccoli lì i negozi e le vie traverse che bene conosci! Respiri. Ce l'hai quasi fatta. Scocci dì nuovo qualcuno per un po' di fuoco per la tua sigaretta. La aspiri lentamente e ti metti a camminare. Com'è bella di notte, senza tanti tamarri, senza tanta gente cattiva che ti esamina con sguardi che parlano da loro. Immediatamente nella tua mente sgombra da preoccupazioni inizia un colossale brainstorming, una furiosa tempesta di pensieri: cominci a descrivere mentalmente, come l'autore di un libro, tutto ciò che ti sta accadendo, non tralasciando brevi excursus. Sconvolto, ti fermi e inizi a riflettere su ciò che stai facendo... Ti sembra di essere la voce narrante di un film, ti sembra di essere in un film! Tutto ciò ti spaventa... Sei assalito dalla tua arcaica paura di credere che la tua vita sia solo un lungo sogno e che tra poco ti sveglierai nel tuo comodo letto. Ma intanto devi arrivare a casa. Raccogli tutte le tue forze, ti guardi intorno e quei posti così familiari ti danno un po' di fiducia. Ora sei lì, ombra che avanza in una tranquilla via garibaldi dell'una punto zerocinque... Il brainstorming ricomincia, ma tu non ci dai più tanto peso, anzi te ne freghi addirittura. Ed ecco che la lunga via finisce e si apre davanti al tuo orizzonte, grandiosa, piazza statuto... Ci sei quasi, amico. Non ti resta che prendere la lunga viacibrario, take the long way home, baby, come suona il profeta Moby. Cammini, cammini, tuttocosibanale, tuttocosiuguale, ci sei, ci sei, ecco, ecco, vedi corso lecce, ecco, ecco, riconosci il tuo cancello, tuttocosiuguale, tuttocosibanale, è blu, come gli altri. E sei a casa. Te l'avevo detto che era banale, no? Metropoli II (ovvero banale storia di un disperso ad un anno di distanza) Direte: è proprio sfigato questo. Probabilmente non ha la minima conoscenza della sua città, che poi tanto 'grande metropoli non è. Probabilmente viaggia sempre in taxi o scortato dal papino. Probabilmente. O probabilmente no. Ma state a sentire: Scendi dal 31, 'destriero arancione' lo definisti in una poesia, tuo primissimo approccio con quell'arte strana del creare in pochi versi, e ti trovi davanti il buon vecchio paesaggio lunare di Piazza Stampalia, con la sua pizzeria odorosa di fritto (una volta ci mangiasti, fu quel famoso 13 maggio e non solo famoso per le politiche, anzi!). Ti dirigi tranquillo verso il nove, speranzoso che non sia ancora arrivato, così ti concederai la seconda john player della serata dopo aver lasciato la tua bella. Già la tua bella. Era Lei la causa prima, il primo motore immobile di tutta la storia del primo Metropoli. Era da Lei che tornavi, quasi un anno fa, mirabile visione tra gli stand della Festa dell'Unità e tuo sogno da ultimi giorni scolastici di un anno andato a male. Lei. Lei che finalmente il sì te lo disse e fu in un'altra piazza, in un altro momento e con altra gente, anzi no, sempre la stessa. Ebbene il dannato tram che ti fece tanto tribolare ("fermata spostata lungo la carreggiata centrale", ti sembra recitasse il cartello atm) parte di nuovo senza aspettarti, strana nemesi che ti rincorre quella dei tram che non t'aspettano, uh? Ma ora, a bocce e ormoni finalmente fermi, bellamente te ne freghi e non solo perché tanto tra poco ne passerà un altro, no, del resto ora sei più tranquillo, più polleggiato... Ti siedi, guardi distratto l'ora dal tuo very kitch cellulare giallo e ti viene in mente che puoi sempre andare a prendere il due, non ti resta che fare quella via di cui il nome proprio ora non ti viene in mente, ma è lì, ferma, nella sua rettilinea, quasi assurda continuazione della tratta del 31, calma. Ok, ti dici, facciamolo. T'accendi calmo la johnplayer e inizi a camminare: non è spiacevole, anzi, è giugno e fa abbastanza caldo, l'unico momento di insicurezza ce l'hai solamente quando devi passare davanti ad un gruppo di scioppini sulla trentina, almeno così ti sembrano da lontano. No, scioppini sulla trentina non sono, solo baldi trentenni che si concedono un friday un po' alcolico, decidi e ti ricordi che gente del genere a te fa solamente tanta pena. Bene, passi oltre e più non dimandi. Anzi, non ragioni di loro, guardi e passi. Ti si profila dunque davanti il mostro grigio chiamato anche cavalcavia di corso potenza, ti ci intrufoli sotto e raggiungi la fermata del due. Subito il display atm, miracoloso prodigio di nuova ingegneria tecnica, t'accoglie con una buona notizia, comunicandoti coi suoi led rossi che il due passerà a breve, molto a breve. Bella storia, bella storia davvero. Ti vedi già scendere dal due in corso lecce e percorrere trullo trullo tutta la via in cui abiti, divisa tra belle villette e il santissimo collegio della santissima sacra famiglia con la sua santissima piscina (chissà se l'acqua clorata della piscina è santa?). Sì, ma tu medio borghese non abiti certo là, no, del resto è un tuo vanto, piuttosto curioso visti i tempi che corrono, tu abiti nell'ultimo tratto finale (che poi a stare a sentire i numeri civici sarebbe il primo), dove sta il cinema astra, ora trasformato in teatro dai bravi omini dello Stabile, a scapito di colonie di gatti e quant'altro sfrattate per far posto alle commedie teatrali. E invece... E invece il due arriva, seguito a ruota da un truzzetto un po' scemo che gli corre dietro, ma quel destriero bianco-azzurro (si tratta di quelli nuovi, full optional con l'aria condizionata, ecco come spendere i soldi dei contribuenti...) reca la brutta scritta corsa limitata. E infatti non si ferma alla fermata, ma poco più in là, davanti al rosso di un semaforo. Guardi il tuo compagno di sventura truzzetto e gli sussurri un 'ma che cazzo fa questo?', tanto per instaurare un rapporto tra due poveri dispersi in una grande metropoli. Quello scuote la testa coperta da un cappellino da baseball con una s gigante, un attimo interdetto. Correte fino alla porta più vicina all'autista e tu bussi con la punta dell'ombrello contro il vetro. Il guido ti guarda un momento, interdetto pure lui e poi ti fa segno che il destriero non funziona. Dannaz... Vabbhé, ne arriverà un altro a momenti, sei speranzoso, ma il muto led atm t'informa che dovrai spendere mezz'ora della tua vita a quella fermata prima che arrivi il prossimo. Va bene, va bene. Decidi di ripiegare sul nove che tanto avevi bistrattato prima. La fermata più vicina è appollaiata giusto sotto il cavalcavia, un posto davvero pessimo. La raggiungi comunque. Non devi poi aspettare così tanto, questione di circa dieci minuti. Dopo pochi secondi però il rumore del mostro grigio che si lamenta ti dà fastidio, ti rechi dunque poco più in là, alla prossima fermata in un'assurda corsa contro quel dannato tram che non arriva. Ti siedi sulle panchine in ferro della fermata e fai guizzare il tuo bic verde, ad accendere un'altra johnplayer, del resto te la meriti, la consideri una sorta di compenso per tutta quella sfiga, e poi, insomma, ti rilassa. Fumando fissi con aria speranzosa la palina e il suo led, a vedere quanto manca e quanto dovrai ancora aspettare. È mezzanotte e il led dice 'nove alle 00:10'. Ok, tutto come prima. Molto bene, tra poco sarai a casa. T'accorgi poi di essere nel cuore truzzo di torino, proprio davanti al bowling. Un po' ti spaventa, sei vestito come un fricchettone funky, con la bella camicia-giacca nera che reca disegnato un omino alla keith haring, riprodotto dietro molto più grande, con l'assurda scritta 'Funk Spunky Action'. Hai pensato poco prima, fermo a druento mentre aspettavi il 31, che per portare quella maglia dovresti almeno aver ascoltato una volta George Clinton o qualche altro artista funky, ma tu sei punky più che funky, con tendenze folky e metalliche... Mah! Chissà che ne pensano i truzzetti del funky punky folky... E del Metalky. No way, man. Fissi stupido il led. Continua ad alternare l'ora di Greenwich +1 e le info sui tram. Ad un tratto, il led segna 'nove alle 00:11'. Ok, un minuto in più che sarà. Poi 'alle 00:12'. Va bene, va bene. Minuto più, minuto meno. 'Alle 00:15'. Ti sta pigliando per il culo, sì, sì, certamente, si diverte, qualche demone là dentro si diverte alle tue spalle. Proprio quanto l'ora era su 00:10, quello t'aggiunge cinque minuti. Cazzo. Così non va. Dai, aspetti. Massì, aspettiamo. 00:13, cambia 'alle 00:16', no aspetta, s'è sbagliato, si corregge subito, di nuovo 'alle 00:15'. E tu che credevi già che quello ti sorprendesse da un momento all'altro con 'alle 00:20'. E tu che inghiottivi saliva guardando quel led, che perdio non cambiasse più, quasi fosse l'elettrocardiogramma di qualcuno a te caro. Cristo. Led atm e elettrocardiogramma. Sei proprio andato a male. L'ora di Greenwich +1 scatta sulle fatidiche 00:15, avevi quasi fatto un countdown, manco fossi stato a capodanno. Avessi avuto champagne lo stappavi e brindavi col guido del nove che sta arrivando. 00:15 e 23 secondi: sali sul nove. Deserto, il giallo dei sedili ti colpisce come un pugno nell'occhio e un tipo scazzato ti guarda male. Vai in fondo e ti siedi, fischiettando Wasting Love degli Iron Maiden, in barba alla camicia funky e al tipo. Mentre il nove corre sui sentieri a lungo conosciuti in quegli ultimi mesi della tua vita, nei quali hai praticamente trascorso i primi pomeriggi e il poco tempo con Lei, tu mediti a lungo sul tuo mestiere di scrittore, anche se detto così fa molto Primo Levi. Mediti sulla tua opera prima da rivedere completamente, sei solo arrivato al capitolo sette che stai riscrivendo da capo, lo sai bene, anche perché quando qualcuno ti chiede 'allora 'sto romanzo?' tu gli dici 'sto riscrivendo il settimo capitolo', ma sono ormai due mesi che rispondi a tono così, diamoci una mossa. Consideri che l'ultima cosa scritta è stata quel racconto carino carino in stile fenogliano, mirabilmente e inaspettatamente pubblicato da Zainet, ma risale a dicembre 2000, è la bellezza di sei mesi che non scrivi. Decidi dunque di raccontare questa storia, del resto è sempre carino dare un seguito ai propri racconti, fa molto sequel di film hollywodiani, senza però spingersi all'eccesso di un Metropoli 6, perché si sa che il primo è bello, il secondo è ancora meglio, il terzo è passabile ma tutti gli altri sono sempre la stessa minestra fatta e rifatta. Guardi scorrere dal finestrino le care vecchie fermate del nove: Piero della Francesca, Amedeo di Savoia, tutte preannunciate dalla voce registrata e odiosa della signorina Atm, mentre un altro led, questa volta addirittura fa scorrere il testo, ti recita dall'alto muto i loro nomi propri, Miss Atm sciorina in un cadenzare assurdo le due ultime fermate che ti separano dalla tua, ovvero Piazza Bernini. Sarebbe stato lì, se non ci si fosse messa in mezzo l'assurdità di un cartello atm, che saresti sceso un anno fa. Ci scendi ora, più maturo e più felice, più carico di good vibrations. Oh yeah. Mentre torni a casa pensi solo a fissare bene tutto ciò che è accaduto in quest'ora di ridisperso in una grande metropoli, per poi sbatterlo, in stimolante flusso di pensieri, sulle pagine virtuali dell'AbiWord for Linux. Dunque arrivi, accendi il computer, lanci Linux, doppioclick sull'iconina con la formichina blu dell'AbiWord, e... E tutto il resto è qua, lettore. E grazie nuovamente per l'attenzione, anche questa volta è stato banale, uh?