GIUSEPPE NITTO *PER GIORNI INFINITI,dieci anni dopo * .o000o. - O' Carlo, cazzo di Budda... dieci anni dopo pensi ancora a Isabella?! - Ma no, ma no Achì, era solo un rigurgito... che vuoi pensare! Sai che c'è... le persone ti si stampano dentro. E lei ci entrò forte, come un uragano, certo passò subito se ben ricordi, ma lasciando tracce profonde. Ma ormai tutto è deja vù... e lei fu ganza... - E allora perché 'sta nostalgia tra le righe? Mica ci avrai rimpianti e rimorsi anche tu come il nostro amico scrittore?! - Iamm' Achì ma che vai dicendo! Ti sembro il tipo? Che rimpianti e rimorsi! Io vado avanti e non mi guardo indietro, vivo oggi, il passato è passato. La verità è semplice: ci sono donne che lasciano il segno, nel bene e nel male s'intende, ma te lo lasciano. Altre che ti sfiorano. È 'na questione di causa ed effetto, reciproco. Isabella è una di quelle, forse più di tutte, che mi hanno dato molto... poi scopavamo bene! -Già... - Mo basta però, piuttosto... come ci metti mano con Eleonora? Ma davvero la fai così tonta e che non scopra la tua tresca con Paola? Qui uscirà un casino e tu non agisci, ti trastulli a fare la samenta... insomma: non è meglio se vi chiarite una volta per tutte? - O' Cà! Ma c'bbuò chiarì!? Qui non è che ci capisco granché. Paola è 'na meteora. Oggi c'è domani scompare. Poi sai che fa: chiama a casa e parla con Eleonora, recita... sono amiche capisci Ca', so' amiche dai tempi della scuola. Amiche! - Belle amiche! - Si belle, come no, ma non è finita qui, stammi a sentire: l'altra sera vengono a cena Paola ed Ernesto il suo finto fidanzato che le scodinzola attorno sbavando come un bassotto mezzo bastardo. Prima di cena stavo in cucina per aprire una bottiglia di Corvo, Paola mi raggiunge, mi prende dalle mani il tirabusciò e stappa. Beve direttamente dalla bottiglia e mi bacia dandomi il vino in bocca, Ele ed Ernesto parlavano nel soggiorno. Hai capito la porcella! - Achì è un gioco perverso e pericoloso, lei che rischia, diciamocelo francamente: di perdere un'amica ma tu di buttare a mare un matrimonio e tutto finirà a pesci in faccia, perdendo Ele di sicuro e magari anche Paola ritrovandoti con un pugno di mosche e magari na bella causa... - Ooohhh come la fai tragica Carlo, ma ti pare ma per chi mi hai preso?! Certo che devo stare attento lo so, vedrò di chiarirla 'sta cazzo di situazione, non è mica facile però... 'sta crisi coniugale con amante è na storia strana, chi lo avrebbe detto?! - Achì sono arrivato, ci sentiamo, tienimi al corrente e non fare cazzate, c'vrimm! - Si Ca', statt'bbuon! Dieci anni post. Dalla crisi post-adolescenziale, crisi passeggera, tipica, poi quella dell'età adulta. Crisi perenne. È un mondo al rovescio. E io già sto di caposotto. E mi gira la testa. Ho trentadue anni, dico trentadue, e faccio ancora il mammone atteggiandomi a single, ma di andarmene da casa non ci penso nemmeno, non mi conviene e poi sono disoccupato, per adesso. Vivo coi miei servito e riverito e soprattutto gratis, rompono meno ma sempre rompono, certo mi sono laureato con buona pace di tutti. Ma la solfa o menata è dura, padre: questa casa non è un albergo! Madre che mi difende. E ci litigano, per fortuna dura poco, me ne infischio, io. Adesso però pretendono che mi trovi un lavoro e non è mica facile con la crisi che c'è, speriamo nel Berlusca e aspettiamo i nuovi posti, ce ne sarà uno anche per me. Ma mamma e papà pretendono anche altro, per esempio che mi ammogli e trovi una bella ragazza, perbene e magari ricca con la casa, e che faccia il grande passo, il grande splash! Sono pazzi, colpa della senilità, roba da non crederci. AAAA Giovane 32 anni, laureato in Ingegneria Edile, buona posizione familiare, contingentemente disoccupato, bilingue, ottima presenza, OFFRESI MATRIMONIO, con donna max 30 anni, stesso status. Garantisce: no-aids e altre malattie. Affidabile. Buon amatore. ANNUNCIO VOBIS... Per carità, per carità. C'è tempo, sono giovane, faccio il casalingo mammone e i fatti miei, e non do fastidio a nessuno. Loro invecchiano e scassano meno rassegnati, del resto è colpa anche loro se sono scapocchione seppur ingegnere. Ecco vorrei pure accontentarli, ma sapete io non mi accontento di una qualunque donna o di una qualsiasi moglie, ritenendomi, forse a torto bo'?, non un qualunque uomo, fungibile. Non voglio accasarmi e poi tenermi la commare o amante tipo Achille, anche se non lo giudico. Eppoi 'ste femmine sempre a menarsela col matrimonio i figli la casa. Le mie coetanee del mio ambiente: belle poche, pochissime libere, le altre supersposate, meglio: incatastate, con mariti brontoloni e pantofolai e uno due tre anche quattro figli, prigioni dorate piene di mobili antichi, ma sempre prigioni. Non fa per me. E in sequela: si organizza il grande giorno, il giorno più bello della vostra vita, come recitano le pubblicità di Hotels con saloni per ricevimento, prima notte in loco gratis. Poi il Prete che benedice, gli anelli alle dita, l'Ave Maria, l'augurio della gente, i regali, confetti e riso. Viaggi organizzati per i più. Nella dolce casetta, il nido d'amore. E la domenica a pranzo dai miei o dai tuoi, gelosie, che palle dice lui, che palle dice lei. E mammà e papà e la gnora e il gnoro. Finalmente le cosine periodiche non vengono: è fatta, di che si tratta: è il pargolo, l'erede al trono, il frutto dell'amore. Controlli, ecografie, si fanno i conti calendario alla mano: quando uscirai di conti? Intanto: correduccio, tutine, vestitini, e corrono le cognate da ambo i lati solerti al ricamo o al punto e croce, che brave, che tenere e ancora: scarpine, camicine, cappellini, sciarpine, lenzuoline, magliettine e financo guantini, il bambino va protetto non sia mai se prende freddo il piccolo. Poi la culla, quella della nonna o post-modern, materassino, velo, carillon e tutto è pronto: i conti stanno per tornare. 'Sta pancia mi scoppia, 'ste zizze so imbottite di latte, bevi bevi bello mio, bevi e cresci e fai contenta la mamma tua, e anche papà, o no? Culle dorate per latte che il tempo trasformerà in fiele, e 'o ninno dorme satollo sul cuscinino nella culletta avvolto tra le lenzuoline, con le magliettine e le tutine e suda, suda, suda... E lui, il Pater familias, lo spargitore perenne di sperma gravido di x, y e z, che orgoglioso mostra il pargolo al parentado riunito: eh, avete visto 'o padr' 'rre ccriatùr', quel coso lì in mezzo alle gambe? Tutto quale al padre, che bigolo che pisello che nerchia: eh che ci farai alle donne, e le vecchie zie rimbambite che plaudono con i vecchi zii e i nonni. Ma se sono labbra la Mater non può dire altrettanto, non si esalta mica. E no! Bella fighetta passera micia bernarda farfallina cocchina della mamma tua, che ci farai impazzire tu ai maschi schiavizzandoli al tuo, suo, cospetto. Non si può, è vietato. E venga il battesimo e il Prete, sempre lo stesso, contento che la riproduzione della specie s'avanza e lo monda dal peccato originario, originale: doc, e gli o le bagna il capo e lui frigna diventando nuovo Adamo lindo e senza macchia, e casomai dovesse morire tutti tranquilli: il piccolo andrà in Paradiso, il limbo di Dantesca memoria è scansato. E poi la torta e le bomboniere? Cazzo le bomboniere in ricordo. E si cresce. Si cresce. Latte naturale, poi condensato, poi quello intero e lo svezzamento, e quindi pappe pappine nipiol omogeneizzati e frullatini di carne di frutta. E il pesciolino fresco della nonna sempre in tredici, premurosa e avida. Pannolini cacche cacchine liquide gialle diarrea, mannaggia: il ninno è stiticuccio, poverino vai colla pompetta o la vasellina: povero cicci! E pipì lunghe strette chiare bianche giallognole, la minzione è importante. Il pargolo frigna, cribbio non dorme, non vuole dormire quando diciamo noi, si lamentano i genitori, e frigna e urla e piange e si dispera: ma che gli passa, su dormi bravo piccolo che è tardi, su fai la nanna. Frigna ancora? 'Mmazza quanto rompi! E la Mater che pensa al suo tesoruccio. E il marito, meno orgoglioso di un tempo, che si sente messo da parte e dice: guarda che è anche opera mia, cara. E lei, la cara: si ma io me lo sono tenuto nella panza e lo nutro, caro. E infatti lo nutre nonostante le ragadi e si senta depressa e spossata, perché pensa sempre al tesoruccio e lo protegge lo cura lo veste lo cambia gli fa il bagnetto lo educa, e lo mammizza, e tuo marito mamma? All'altro bambino non ci pensi più?! E si cresce. Per forza che si cresce. E cresci anche tu, e diventi brizzolato e tua moglie nevrotica, ma anche tu non ci scherzi: sei sempre nervoso irascibile stressato incazzato intossicoso. Ma la fedeltà al patto e all'impegno sancito col Prete non ammette defaillances: sfornate altri frutti, è cosa buona e giusta. E lei che rompe come un tempo tua madre e non basta che si aggiungono sua madre e suo padre, la gnora e il gnoro, soprattutto la gnora rompiballe per eccellenza, onnipresente onnicomprensiva che tutto sa e conosce, saggia esperta perita: perfetta, moglie integerrima, madre esemplare, nonna eccezionale. E il Pater lavora, e lavora tanto. Più del dovuto. E la Mater si lamenta. Lavora anche lei, e c'è la casa, i bambini ormai cresciuti, è stanca, si accascia, è depressa. E tu ti lamenti. E i bambini si lamentano e pretendono. E tu brontoli. Un lamento continuo. Tutti rompono, tuo padre tua madre gli zii i cognati i gnori, e nessuno che si fa gli affari suoi. Ed è crisi in mezzo alla crisi dell'economia del governo della rai della borsa della spesa, crisi sempre crisi. Del settimo anno dell'ottavo del nono e del decimo. E basta. E via alla carta bollata: consensuale/giudiziale e in più, se volete, pure l'annullamento alla Sacra Rota, ma ci vogliono i quattrini se ce li avete mettetevi in fila: ritornerete nubili e celibi, e potrete ricevere i sacramenti e risposarvi sempre dallo stesso Prete, e ricominciare. Ed è un casino e gli eredi, i tesorucci cresciuti, avranno due madri e due padri e otto nonni e tu quattro gnori: dalla padella alla brace! Madonna Carlo: ma che quadro fosco e nero! Cumm' a fai traggica! Eddai: 'ssi pessimista!? Può essere, anzi: è vero, ma per adesso non fa per me. E non lo faccio per anticonformismo o altro. Me ne fotto, io. Non mi va, e poi diciamolo: chi mi piglia? Matrimonio? No, grazie. Rischiare? E perché mai: chi m'o 'fafà! Mamma mia mi vizia. Papà mio è orgoglioso, ancora?, del mio titolo e quando ci vengono a trovare parenti o amici di famiglia non perde occasione per mostrar loro la Pergamena con il NOI PROFESSORE... che campeggia nel suo studiolo incorniciata nella radica. Poi mi da un buon mensile. Rosa intanto, la ganza, si è sposata, con Romolo, un mezzo fuso ma simpatico che fuma un sacco di canne. E tengono pure due figli. So Zio ragazzi. Zio Carlo. E loro, i nonni, rompono quindi meno, si sono sfogati. Vecchiacci, li sfotto,ma non è vero: sono giovani loro. Poiché vanno a trovare gli sposini e i nipotini o al sabato o alla domenica, sacre abitudini che mi scappotto con abilità, posso sbizzarrirmi: mi lasciano il campo libero. Se acchiappo vado tranquillo, sul letto mio, su quello loro, nel salotto, sul tappeto, sul divano davanti al camino, eh che credete: ci ho pure il camino, io. E si scopa. E non mi annoio e no che non mi annoio, e neanche la malcapitata di turno, malcapitata poi mica tanto che si sollazza a iosa. Si scopa ma con poco amore, amore scontato, a prezzi popolari, quasi gratis tanto è un gioco, una scusa nella quale nessuno crede. Giusto ci si vuol bene. Senza promesse ratifiche o impegni o patti e leggi per domani. Ma non sono un play-boy. Incontro le tipe giuste e ci agganciamo, abbiamo gli stessi problemi psicologici, rifuggiamo rapporti impegnativi, siamo immaturi e acerbi. Ci acchiappiamo velocemente e a primo acchito e disperati ci andiamo ad amare persi e perduti e ci stordiamo di cannozze e coca, eh! E prosecchi sempre pronti nel frigo all'occorrenza e all'incombenza, facilita l'alcool e le droghe fanno il resto. Si parla poco e soprattutto non si fanno domande. Ma è un giochetto questo, ma vorrei terminasse. Ma con la capa che mi ritrovo è mica facile, sembra facile. Un alone di saggezza, immeritata, però mi accompagna, stento a crederci ma è proprio così: gli amici mi ritengono saggio, e per tanto dispenso loro consigli e suggerimenti a piene mani, con generosità senza ritrosia alcuna. Sono, secondo loro modesto avviso, un punto di vista originale. Tu Carlo, dicono, non sei sposato. Certo. Non hai figli. Vero. E non sei neanche fidanzato seriamente. Naturalmente. Quindi stai in una posizione privilegiata. Se lo dite voi. Sicché puoi darci dei consigli spassionati e lucidi, non sei coinvolto, sei terzo. Promosso da questi complimenti che posso fare? Venire meno? No, non sia mai detto con gli amici. E io dispenso come un papa: fate così, fate colì, evitate questo e omettete quello eccetera. Mi diverto pure ogni tanto quando capiscono che li prendo in giro, che i miei consigli sono peregrini e inaccettabili, ma li voglio bene però. Li vado a trovare spesso. A cena. A pranzo. Ed ecco Zio Carlo Carletto o Carlino a secondo di come mi chiamano i tesorucci figli degli amici. E ci giuoco, pazziandoci colle automobiline il lego il meccano al far-west e pure colle bambole, del resto so allenato coi miei nipotini. Talvolta me li porto a spasso, a Edenlandia o allo Zoo e una volta pure allo stadio, mi diverto, anche loro e miei amici possono passare qualche ora di relax e farsi qualche scopata troppe volte rimandata. Cerco di rendermi utile. Saresti un buon padre, mi ha detto una volta Margi. Si, come no, le ho detto. È facile giocare coi creaturi degli amici, poi fai fagotto e te ne vai. Stasera non so che fare. Strano ma sono stanco eppure faccio la bella vita. La verità è che sniffo un po' troppo, è meglio andarci piano co 'sta roba. Potrei andare al Michelemmà o alla Piazzetta al Museo o alla Taberna e fare la solita acchiappanza se qualcuna mi tira. Ma stasera proprio non mi va, mi sento ammosciato. E manco una canna mi attizza, ma 'na striscetta quasi quasi perché no. Ma si. Ma no. Ma si, ma chi se ne fotte. Nel nascondiglio segreto ben chiusa ecco la cocarella. Predisponiamoci. Lametta preziosa per renderla sottile e polverosa. Il piano: pico-glass con foto sotto di Isabella Giorgio e me medesimo tanti anni fa a casa di Simone quando era sposato. Bene la striscia è fatta. Soffiatona di naso, eh noi fumatori sempre con un po' di catarro!, cannuccia original... Ma Carlo, mi chiede sempre la madre, ma a che ti servono tutte 'ste cannucce che ci hai? Cocacola, mamma, cocacola o pepsicola. Sono sincero: ometto poco. Piano, piano, attento a non soffiare che tutto vola via... ah! Inside, acre, risniffo. Sensazione da Presidente Fiat, scusa eh! N'antecchiella tra i denti, sulle gengive, sulla lingua: sensazione tipo anestesia dal dentista; e bagno il filtro della sigaretta e azzuppo le petruzzelle che brillano. Intanto sale, al cervello e scende, in gola. Acre. Roba buona, speriamo non sia una sola, ma la prova è presto detta o smentita: se ti viene da correre al cesso e cagare vuol dire che non era mica tanto buona. Sto bene, addio cento piani di morbidezza. Penso: un po' di music, quale ciddì? Vada per il grande Ryuchi, Sakamoto... Heartbeat con Sylvian... che voce e che sound. Penso e scrivo, ma si scrivo, va'! E vorrei, e vorrei tante, tante cose. Tutto fa brodo e mi faccio dei flash sul tempo addietro, sono allora vecchio?... Monica: la prima donna, sedici anni, scopate a singhiozzo, mi iniziò, ottima maestra lo stesso. Irma: prima donna amata, mezza malata e strippata lei l'India Om In e altra roba che andava di moda, mi lasciò la stronza, poi passò alle pere e oggi sta` a SanPa dal Muccioli, alleva cavalli, buon per lei. Isabella: caso a parte: unica gemma: amata moltissimo ma per pochissimo. Vera amica di ieri e di oggi anche se ci siamo un po' persi di vista, ma quando ci vediamo parliamo cogli occhi. Poi Ottavia: spregiudicata, ancora fissata col femminismo, forse un pochino lesbica, ragazza per bene però, sposata con due figli in mezza crisi. Teresa: la dava facilmente, prima se la scopò Achille per buoni tre mesi, poi venne il mio turno e ci divertimmo con barbagli di amore, ma la storia non crebbe: convive senza figli. Maria: s'innammorò perdutamente poco ricambiata, 'na tragedia che piangeva al telefono tipo Modugno. La mollai mezzo angosciato. Single. Franci: una scoperta, una vera bomba di sesso: chi se l'aspettava. Sposata, tre figli, nel management dell'azienda del padre dove ha sistemato il marito, Paolo. Estrellita: 'na tipa strana, peculiare assai, teneva tre-quattro storie all'impiedi contemporaneamente: ci sapeva fare; Simone lo scrittore ci perse la capa, gli altri sprassolati con le lingue di fuori. Ci capitai anch'io: qualche mesetto di incontri, eh che ci sapeva fare era calda e disinibita e non a torto potevi perderci la testa, un'incasinara: capita l'antifona mi eclissai: bene feci. Vive a Roma, convive anch'ella con figli, ma nessuna crisi: coppia solida. Gabriella: una sognatrice, una ragazza delicata e affettuosa, una bella storia. Si sposò col tipo sbagliato: un rampante tutto lavoro lavoro e pallone: le ha ammazzato la figlia quel bastardo di Franco, che è pure uscito di prigione e sfreccia per Napoli sul Duetto come se niente fosse; lei è uscita pazza, che angoscia quando ci penso, ogni tanto vado a trovarla in Clinica o casa dei suoi, tra le continue spole e crisi che subisce, vive imbottita da psicofarmaci, mi viene una tenerezza immensa e mi sento impotente. Altre di poco conto per me e io per loro. Storia di queste settimane la bella Ornella. Una che ci gioca col corteggiamento, tipa tosterella. La rimorchio al Michelemmà durante un concerto di musica brasiliana, ballava mezza invasata, facile a quel punto. La fubba venne fino a casa, i miei out. In salotto tra i cuscini. Ha sniffato come un aspirapolvere. Le ho versato champagne intuendo che era una tipa fina fina. Ho pure acceso il camino tanto per dare un tocco di romanticismo. Le ho sparato gli U2... the Joshua three... niente 'ssa! Inamovibile, figa nisba, giochini si, è sfiziosa, si diverte con grazia. Ogni gioco è bello quando dura poco, caro Carlo, mi ha detto, e poi ci conosciamo appena, ha aggiunto tirandosi con indubbia civetteria le autoreggenti. E sono andato in bianco, perciò mi tira molto. Stasera potrei rivederla, lei non chiama e manco io. Ma stasera è come un appuntamento fissato tra le menti. Bazzica la Taberna, ma è meglio che si cuocia nel suo brodo. E i miei amici, vicini e lontani? Achille si è imbordellato con Ele. Fidanzamento lungo, troppo lungo. Poi sposi nella classica tradizione. Adesso crisi, non c'è scampo per nessuno. Simone: il romanziere letterato poeta, iniziò come farmacista poi scoprì la vocazione, meglio scrivere che vendere aspirine e preservativi. Ha combinato macelli: sposato separato e già divorziato, secondo me ancora segretamente innammorato di Estrellita e magari ricambiato sempre segretamente: nulla mi sorprenderebbe. Giorgio. Accasatissimo ma non con Isabella, bensì una sua amica, Elena. È ganzo lui. È un vero amico, e convive il dritto e per adesso tesorucci nisba, ha capito tutto e c'è da prendere esempio. Gli altri sono naufraghi. Alcuni sono morti come Mario suicida per sfuggire al carcere dopo una brillante carriera politica trombata dalle famose inchieste giudiziarie che hanno sconvolto la terra italica ma non solo: aveva avuto un grande e mitico amore che non era che un ragazzo, Alessandra morta a diciannove anni, non l'aveva dimenticata, in alcune lettere pubblicate sui giornali il senso di quel doloroso gesto, una storia drammatica e d'altri tempi. Uno invece che inquisito anche lui si è ripreso è Pietro, con Esther si erano fidanzati da ragazzi poi si lasciarono dopo manco due anni perché in capa a loro così avrebbero evitato di soffrire poi, insomma cercarono di beffare il destino, due pazzi scatenati, una storia da capogiro. Infatti dopo s'incasinarono di brutto. Adesso stanno insieme, Esther ci ha una figlia che ebbe dal marito separato, vivono nel paese di Pietro, in Abruzzo ma è da un po' che non ci vediamo, penso che adesso stiano bene. Poi ci sono Renato e Adriano che cincischiano ma non quagliano quasi niente. Ma quelli che in assoluto ammiro di più sono Gaetano e Gaetana. Con Gaetano ci conoscemmo all'Umbria Jazz al concerto di Al Jarreu, è un simpaticone, non è di Napoli ma di un paese in provincia di Salerno. Era orfano ma allegro, sicuro, limpido. Conobbe lei a Perugina dove studiava, anche lei era orfana, una ragazza straordinaria e semplice e di poche parole. Stanno assieme nel paese di Gaetano e hanno una figlia che e uno spettacolo, stupenda, nata in casa: l'hanno chiamata Terra. Di tanto in tanto li vado a trovare, beviamo del vino fatto da loro e pane cotto nel forno e altre cose genuine. Serate magnifiche davanti al focolare nella loro vecchia casa a sgranocchiare noci e castagne o abbrustolire spighe di mais. È fantastico e certe volte sono tentato a farci un pensierino, perché vivere male nello smog nello stress? Quella vecchia casa nel borgo antico del paese è un Tempio dell'amore dell'amicizia del calore e dell'accoglienza e ci respiri Dio fino nelle ossa e ci sono gatti dappertutto. E io? E tu Carlo? Che farò? Che farai? Ma voi che fareste? Mettereste annunci sui giornali o su riviste specializzate o addirittura vi rivolgereste ad Agenzie di collocamento coniugale per offrirvi alla migliore pretendente? Bo'! Un solo grande, grandissimo dolore in questi anni andati, mi ha toccato da vicino, un sorriso che si è spento per sempre: mia nonna paterna... Grembo di giochi puerili e filastrocche che mi attorcigliavano la lingua, mani per carezze durante sonni bambini mani giunte per preghiere dimenticate mani abbiancate per biscotti che mi addolcivano i mattini. Sorrisi sempre, per malefatte e buoni propositi, per marachelle e maldestre azioni. Voce per preghiere al Suo Dio che ascoltavo zitto e venerante dove, nello stupore adulto, c'era spazio immeritato anche per me. Tremando le ho lanciato sul tavuto un pugno di terra, nello stesso, prima che fosse saldato e avvitato, le ho messo tra le mani impugnanti un Rosario di madreperla un fiore, una rosa colta nel giardino di casa, i petali bagnati dalle mie lacrime... Sarà il mio ricordo per le sue passeggiate eterne nel Giardino Divino tra stormi di colombe mansuete e il bisbiglio degli angeli e la luce, infinita e bianca del Suo Dio. Ciao, Nonna... Per stasera sniffo ancora, ma poco e mi preparo per l'uscita: ho voglia di rivedere la bella Ornella, sento che è cotta a puntino e anch'io sono intenerito: ci scommetto: stasera non andrò in bianco, lei cadrà e io cadrò e ci dispereremo su questo letto o sul tappeto davanti al fuoco e magari m'innammoro, e lei pure e le proporrò di sposarmi e fare dei figli e di invecchiare insieme e amarci, molto e senza nevrosi menate rotture o lamentele o brontolii. Lo giuro: sarò fedele. Niente amanti, ridicolo. Lo prometto: sarò bravo e buono, un buon marito e un discreto padre e magari un sufficiente nonno anche se mezzo rincitrullito. E mia madre e mio padre avranno altri nipoti e finalmente staranno tranquilli e non romperanno mai più e io potrò amarli infinitamente. Carlo dieci anni dopo è cresciuto. Carlo dieci anni dopo è cambiato. Carlo dieci anni dopo è maturato. È un uomo. 'Assa 'fa 'a Maronna! Il penultimo uomo, Adamo rigenerato, mondato e peccatore. Angelo sporco, uomo limpido, tanti sogni nel cassetto. Nostalgico ma pronto a dimenticare e perdonare. Proteso al riso ma facile al pianto. Ingegnere per ponti instabili su abissi minacciosi e per strade senza uscita. Fedele e traditore, bugiardo e trasparente. Ma sarà amico sempre e la sua casa sarà aperta, e il suo boccale ricolmo di vino sincero. E se un giorno mi vedrete colla gardenia all'occhiello e la camicia bianca aspettare la marcia di Mendhelshonn e che giunga una donna velata di bianco che impugna dei fiori sottobraccio al futuro gnoro non stupitevi! I miei giorni son pochi e li unirò a quelli di chi saprà guardarmi dentro e riconoscermi e riconoscersi come penultima donna, nuova Eva per paradisi perduti e ritrovati, e sarà Santa e peccatrice, e io sarò Demone e Dio. Di fuoco terra aria vento sangue siamo noi, e saremo innocenti lo stesso pur assassini o Sacerdoti, per promesse che non manterremo, per fedeltà fino alla morte. Per giorni infiniti anche se la fine verrà, perché s'hadda crescere eppoi s'hadda murì...