MARY E. PEARCE. LE DUE FATTORIE. LA VALLE Si stendeva da nord a sud e le due fattorie, Godsakes e Peele, erano situate sui due versanti opposti. Fittavoli della - . Peele erano da quattro generazioni i Sutton, che vi erano arri- vati nel 1746, mentre i Riddler avevano preso in affitto la Godsakes soltanto nel 1821. La piccola valle era soleggiata e ben riparata e, come in tutta la contea di Gloucester, nel sud-ovest dell'Inghilterra, la terra era ricca e fertile: grassa e leggermente sabbiosa nella parte alta della valle, rossastra e ricca di argilla nella parte inferiore. Sullo stesso ver- sante della Godsakes, annidata in una depressione al suo fianco, v'era una terza fattoria, nota come la Granger's, ma questa era formata da non piú di una sessantina di acri di terreno cretoso. La Peele, sul versante orientale della valle, era protetta da una verde collina tondeggiante nota come Luton Camp, mentre la Godsakes, sul versante occidentale, aveva alle spalle le due gobbe gemelle di Hogden Hill e Derritt Hill. In entrambe le fattorie, i campi digradavano dolce- mente fino al fondovalle verde e piatto, dove il torrente Timmy serpeg- giava con molteplici anse verso il fiume Cran, in cui sfociava nei pressi del villaggio di Abbot's Lyall. D'estate, il torrente Timmy scorreva pacifico fra le sue sponde, ma ogni inverno straripava nei prati, un'inondazione che era la benvenuta per gli agricoltori della valle perché lasciava il terreno cosí ben fertiliz- zato, che a primavera l'erba per il pascolo vi cresceva molto prima che in qualsiasi altro posto. Quei prati erano terreno comune e il bestiame delle tre fattorie vi pascolava tutto assieme, passando dall'una all'altra sponda del torrente grazie a una quantità di piccoli ponti. John Sutton, con quattro generazioni di agricoltori alle spalle, era un uomo vigoroso, dotato di una certa istruzione e raffinatezza, che colti- vava la fattoria Peele con metodi moderni, mentre Isaac Riddler era un semplice mercante di bestiame, quasi analfabeta, che aveva affrontato la conduzione della Godsakes con piú coraggio che denaro. E suo figlio Morris, che gli era succeduto, conduceva la tenuta con lo stesso pressa- pochismo ed era sempre in arretrato col lavoro. Era quindi inevitabile che l'istruito John Sutton, capace di coltivare con pieno successo i propri trecento acri di terreno, si sentisse superiore al rozzo Morris Riadler, che non sapeva ricavare niente di buono dai suoi centodieci Tuttavia tirarono avanti piú o meno da buoni vicini finché, nel 1842 il proprietario delle terre, James Goodwin di Allern Hall, non decise di vendere le tre fattorie della valle, offrendo naturalmente ai suoi fitta- voli i1 diritto di opzione. Il sovrintendente della tenuta, il signor Maule andò prima da Sutton, esponendogli i termini esatti dell'offerta e lasciandogli una settimana di tempo per riflettere. Ma Sutton non aveva bisogno di riflettere. Aveva le idee ben chiare e considerava già quei campi come sua proprietà. E l'acquisto non rap- presentava un problema, perché gli era morto di recente uno zio che lo aveva lasciato erede di una bella sommetta. L'opportunità di comprare la fattoria Sl accordava talmente con le sue aspirazioni, che la cosa gli sembrò quasi la risposta a una tacita preghiera. Ma per Riddler fu ben diverso. « Comprare Godsakes? Per quanto? » domandò al sovrintendente « Il signor Goodwin accetterebbe diciotto sterline l'acro per la fatto- ria vera e propria e cinquanta scellini l'acro per i pascoli della collina. » « Ma fanno oltre duemila sterline! Dove le prendo, io? » « Costerebbe molto di piú se la si mettesse all'asta. E sono certo che la banca le anticiperebbe quello che le occorre. » « Sicuro, al quattro per cento di interesse! » « Questo significa che non vuole comprare?» « Non potrei avere un po' di tempo per riflettere? » « Certo. Le lascio una settimana. Poi gradirei che venisse da me a dirmi che cosa ha deciso. » Ma fur avendo chiesto tempo per riflettere, anche Riddler aveva già preso a sua decisione, perché Sl rendeva conto che si trattava di un'oc- casione troppo buona per lasciarsela sfuggire. A cena, ne parlò con la moglie, Agnes. « Be', tanto per cominciare, non vorremo andarcene da qui, vero? Dopo esserci rimasti per ventun anni e avere dedicato a questo posto tante fatiche! » Riddler pensava anche all'avvenire del figlio maschio Eddy, che aveva allora undici anni. « Considera cosa significherebbe per Eddy... poter lavorare nella sua fattoria! Non ci capiterà mai piú un'occasIone simile, capisci? » « Quanto dovremo farci prestare? » s'informò la moglie, dubbiosa. « Circa seicento sterline, penso. » « Andrai dal signor Maule, allora? » « Certo che ci andrò! » Ma passò tutta la settimana e Morris Riddler, in arretrato come il solito nei lavori, era sempre nei campi. Il signor Maule poteva pure aspettare. Non c'era fretta. INTANTO, John Sutton stava perfezionando l'acquisto della sua fatto- ria. Le due parti avevano sottoscritto un accordo e lui aveva già versato agli avvocati di Goodwin il dieci per cento della somma pattuita. Nel- l'occasione, domandò al sovrintendente: « E il fittavolo della Gran- ger's, Hessey, vi ha già dato una risposta? » « Lui ha deciso di non comprare. Le interessa? Il signor Goodwin Sl accontenterebbe di quindici sterline l'acro. » « Per me va benissimo. » « Ottimo. Pensavo che avrebbe detto cosí. » « E Riddler, alla Godsakes? Compra? » « Non mi ha ancora dato una risposta, ma ho i miei dubbi » rispose il sovrintendente. « Credo che non abbia molto denaro. » « Bene, se non compra lui, sa a chi rivolgersi. Io coglierei la palla al balzo. » « Cosí disporrebbe di una proprietà considerevole » commentò il sovrintendente con un sorrisetto. « Sarebbe mia tutta la valle » convenne Sutton. « L'idea mi sorride. Riddler, in fondo, è un brav'uomo, ma è rimasto indietro di quaran- t'anni. Basta dare un'occhiata alla Godsakes per rendersene conto. Io saprei farne un'azienda assai migliore. » « Bene, lascerò a Riddler ancora qualche giorno, poi andrò da lui e lo metterò alle strette. Ma direi che lei può considerare già sua la fattoria. » Sutton annuí, soddisfatto. « Se andasse all'asta, a quanto pensa che si arriverebbe? » « Oh, sulle tremila sterline, direi. » « Be' » mormorò Sutton, « sarei disposto ad arrivare anche a tanto, L'altro sorrise con aria d'intesa. « Andrò presto da Riddler. » « COME sarebbe a dire, Sutton ha fatto un'offerta migliore? I fittavoli hanno il diritto di opzione, e qui il fittavolo sono io! » « Sembrava tanto incerto sull'acquisto! » ribatté il sovrintendente. « Le avevo chiesto di darmi una risposta entro una settimana e sono passati undici giorni, ormai. » « Non sto mica qui a grattarmi la pancia! Ho il mio lavoro da fare! » « Eioilmio. » « Ieri sono andato in paese a parlare col direttore della banca, il si- gnor Forester. Volevo discutere la mia situazione finanziaria e pren- dere gli accordi necessari. Non potete mettermi da parte cosí. » « Se fosse venuto quando le avevo detto, a quest'ora sarebbe tutto sistemato, ormai, ma vista l'offerta del signor Sutton... » « Quanto è quest'offerta? Trenta denari? » « Tremila sterline » precisò il sovrintendente. « E se dico che sono pronto a pagarle anch'io? Si precipiterà alla Peele a vedere se Sutton offre di piú? » « Se lei è disposto a pagare tremila sterline... » « L'ho detto, no? » ringhiò Riddler. « Non posso prometterle niente, naturalmente, ma se consiglierò al signor Goodwin di accettare, è probabile che accetti. » « E allora lo faccia! » A tempo debito l'affare fu concluso e Morris Riddler divenne pro- prietario della fattoria Godsakes. Ma per farlo, dovette prendere a prestito della banca millequattrocento sterline: piú del doppio di quanto aveva preventivato. E questo non lo perdonò mai a John Sut- ton. Gli antichi rapporti di buon vicinato si guastarono e subentrò un odio accanito. Riddler cercava di evitare Sutton, ma un giorno si trova- rono per caso faccia a faccia al mercato di Corn Hall. La storia della loro inimicizia era ormai diventata di dominio pubblico e Riddler consapevole di ciò, si mise a gambe divaricate di fronte a Sutton « Volterei le spalle a quest'uomo » dichiarò ad alta voce, « ma lui mi pianterebbe subito un coltello nella schiena! » John Sutton lo guardò con un'espressione nella quale si mescolavano sopportazione e disprezzo. « Mi pare che lei non capisca... La coltiva- zione dei campi è un mestiere come un altro, e in qualsiasi mestiere c'è sempre competizione. » « Be', stavolta lei ha perduto, non le pare? » « Per il momento forse sí. Ma l'agricoltura non è piú quella di una volta: anche in questo campo esiste il progresso. E lei dovrà lavorare un po' meglio di quanto non abbia fatto finora, se vorrà tenersi al pas- SO COi tempi e pagare la grossa ipoteca che è stato tanto sprowedu- to da accollarsi. » « Oh, la pagherò, stia tranquillo! » « Vedremo » ribatté Sutton. NELL'ESTATE del 1843, il pozzo sull aia della Godsakes si prosciugò Non era mai accaduto, prima, e Riddler sapeva che la colpa era di Sutton che, subentrato alla fattoria Granger's, poco piú a valle, aveva fatto bonificare il terreno, inaridendo cosí le sorgenti sotterranee che alimentavano il pozzo della Godsakes. Riddler balzò immediatamente a cavallo e si precipitò a Missenham a consultare il suo avvocato, il signor Nicholson, ma questi gli rispose che era una questione di damnum absque iniuria, cioè di danno senza dolo. « In altri termini, signor Riddler, il suo vicino ha ogni diritto di far prosciugare il proprio terreno, se lo vuole, e se questo provoca un danno da qualche altra parte, temo che non Sl possa chiedere alcun risarcimento. » Una modesta informazione legale che costò a Riddler mezza ghinea. « Come mai le leggi sono sempre dalla parte dei bricconi? » si lamentò con la moglie quando tornò a casa. La mancanza d'acqua era un problema gravissimo e a Riddler non rimase altro da fare che scavare un pozzo piú profondo, una spesa supplementare che non avrebbe potuto permettersi e un'altra malefatta da scrivere sul libro nero di Sutton. E sulla scia di quella disgrazia, altre se ne susseguirono nel corso degli anni, tanto da far dire ad Agnes che quella fattoria sembrava maledetta. Dapprima un'epidemia di carbonchio si portò via tre muc- che, poi andò male il raccolto e infine, nel 1844, le bufere invernali strapparono il tetto di una delle stalle piú vecchie. Nessuna disgrazia del genere si abbatté sulla Peele. Là tutto prospe- rava e Sutton, adesso che era proprietario della fattoria, andava appor- tando migliorie dappertutto. Erano stati costruiti nuovi fabbricati per ospitare le attrezzature agricole piú moderne, e sempre nuove esten- sioni di prato venivano coltivate a cereali. Sutton si era costruito anche una nuova casa, su un dolce pendio ombreggiato da alcuni faggi, orien- tandola in modo da godere la vista del tratto meridionale della valle. Una bella casa costruita in perfetta regola, con un viale d'accesso coperto di ghiaia, un giardino con alberi e cespugli e un prato che scendeva fino a un laghetto artificiale. Nella vecchia dimora, abitava adesso il suo fattore. E la nuova residenza della Peele attirava l'attenzione di chiunque percorresse la strada della valle, mentre la vecchia casa colonica della Godsakes, costruita con pietre della cava locale, si confondeva con la distesa dei campi intorno, cosí che - se non fosse stato per il piccolo viottolo polveroso che vi saliva lungo il pendio - nessuno si sarebbe nemmeno accorto della sua esistenza. ORA RIDDLER lavorava piú sodo che mai, ma spesso, mentre lui arava un campo, i suoi due braccianti, Bob Lovell e Nahum Smith, se la prendevano fin troppo comoda in un altro. Non avevano alcun rispetto per lui ed erano sempre lí a discutere su ogni lavoro che andava fatto. Una volta seminarono con tanto ritardo, che il raccolto non riuscí mai ad arnvare a piena maturazione e Riddler dovette usarlo come mangime per il bestiame. Una giovenca ne morí e alcune pecore abor- tirono. Il numero delle bestie era ridotto al minimo e la scarsità di leta- me Si rifletteva sulla produzione di cavoli e barbabietole, che cresce- vano malaticci e non piú grandi di un pugno. Nell'autunno del 1844 Riddler non ebbe il denaro per comprare le sementi, e alcuni dei suoi campi - nemmeno arati - si ridussero a prati infestati dalle erbacce Dall'altro versante della valle, John Sutton vedeva benissimo quanto male andassero le cose alla Godsakes e un pomeriggio montò a cavallo e si recò da Riddler. Capitò dritto nel campo dove il rivale stava spia- nando i monticelli di terra scavati dalle talpe. « Sono due anni che ha comprato la fattoria » gli disse. « E se le è nmasto un po' di buon senso, dovrà ammettere di essere completa- mente rovinato. Ma a me dispiace vedere andare in malora una cosí bella fattoria e sarei disposto a ricomprargliela per la stessa somma che l'ha pagata. Nessun altro le darebbe tanto, certo non nelle condizioni in cui è ridotta oggi. » Riddler, in maniche di camicia e con una pesante zappa fra le mani alzò gli occhi su Sutton, in sella al suo cavallo, ed emise un rabbioso grugnito. « Se ne vada dalla mia terra! » urlò infuriato. Piú tardi, mentre prendeva una tazza di tè con la moglie e i suoi due figli, parlò della visita di Sutton. « Mio padre ha lavorato come un negro per tutta la vita, rispar- miando i1 centesimo per mandare avanti questa fattoria. Amava questo posto.. . la valle, le colline. Che sia dannato se voglio perderla! » « Anche noi abbiamo lavorato come negri » obiettò Agnes. « E dove siamo arrivati? » « Le cose andranno meglio, vedrai. Finora siamo stati scalognati, ma d'ora in pOi cambierà tutto. » « Perche non vendere finché il prezzo è buono? Sutton vuole la fatto~ria e finira per averla, prima o poi, ne sono certa. » « E tutto quello che sai dire? » La voce di Riddler, sempre molto forte, ora divenne un urlo rabbioso. « Siamo dawero ridotti male, se mia rnoglie vuole il mio fallimento. Tu vieni a parlarmi di lavoro da negri, ma almeno hai dormito nel tuo letto, la notte scorsa. Io sono stato in piedi a curare una mucca ammalata... » « Non gridare cosí! Lo so quanto ti tocca lavorare! » Riddler si calmò e rimase a fissare la moglie, mentre la collera gli sbolliva a poco a poco. « La mamma lavora sodo quanto te » osservò sua figlia Kirren « Non hai alcun diritto di alzare la voce con lei. » « Va bene, va bene, finiamola, adesso » si arrese lui. Benché avesse soltanto otto anni, la ragazzina sapeva far valere le proprie raGioni piú di quanto non sapesse fare suo fratello Eddy, che ne aveva dodlci. E spesso, quando guardava il padre, nei suoi occhi affio- rava una cupa ostilità. « E la mamma non sta nemmeno bene » riprese. « Non dovresti farla lavorare tanto. » « Sta' zitta, Kirren » s'intromise Agnes. « Come, non sta bene? Che cos'è questa storia? » « Niente, Morris. Niente. A volte sono un po' stanca, nient'altro, e poi mi preoccupa vederti faticare tanto. Per questo pensavo che se rinunciassi alla fattoria... » « Non vi rinuncerò mai e poi mai, farai meglio a mettertelo bene intesta! » Piú tardi, fuori sull'aia, Riddler parlò col figlio: « Le donne non vedono le cose come le vediamo noi, ragazzo mio. Ma tu mi capisci. Non vuoi che venda la fattoria, vero? » « Oh, no, papà. Soprattutto non al signor Sutton, dopo quello che ti ha fatto. » Riddler, commosso da quella risposta, gli passò un braccio attorno alle spalle. « Sutton non l'avrà mai, figliolo, te lo giuro! Voglio fare qualche cambiamento, qui. Ho soltanto bisogno di un po' di fortuna, e adesso che tu stai per finire la scuola e potrai lavorare con me per tutta la giornata. . . » « Lavorerò sodo, papà, te lo prometto. » « Lo so. E rimetteremo le cose in sesto, vero? Oh, la faremo vedere a tutti, tu e io! » Eddy era la gioia e l'orgoglio di Riddler, la sua speranza per il futuro, la sua stella splendente. Lo vedeva già come un giovanotto: capace, risoluto, forte e vigoroso. Nel giro di pochi anni, Eddy avrebbe fatto germogliare a nuova vita quel posto, Riddler lo vedeva chiaro come in uno specchio. Ma anche quel sogno, come tanti altri, era destinato a essere crudel- mente in*anto. Quello stesso inverno, una brutta epidemia di in- fluenza si abbatté su tutta la contea di Gloucester e non risparmiò la famiglia di Morris Riddler, ma, mentre Agnes e Kirren si ripresero in fretta, Eddy si buscò una polmonite doppia che se lo portò via nel giro di tre settimane. Riddler era fuori di sé dal dolore. Per giorni e giorni lavorò come un automa, istupidito dall'angoscia. Una volta, Agnes lo trovò che pian- geva in silenzio in un angolo del fienile e, quando gli posò una mano su una spalla? lui reagí con un ululato straziante: « Perché doveva essere proprio lul a morire. » Agnes lo lasciò solo, e fuori, sull'aia, incontrò Kirren, immobile come 309 LE DUE FA1TORIE una piccola statua, con un secchio vuoto in ciascuna mano. Aveva il ViSO cereo e contratto, e sua madre si rese conto che aveva udito. « Il babbo è fuori di sé » mormorò Agnes. « Non sa quello che dice Dobbiamo avere molta pazienza con lui. » Kirren non disse una parola. Fissò la madre con occhi cupi poi, con una lieve alzata di spalle, se ne andò. Capitolo 2 J OHN SUTrON era vedovo. Sua moglie era morta nel 1832 dando alla luce il loro unico figlioletto, Philip, e spesso lui si preoccupava per quel bambino allevato in una casa retta da una severa governante, senza la compagma di coetanei. Ma nell'inverno del 1844 il problema trovò una soluzione inaspettata. Una scura e piovosa sera di dicembre, subito dopo Natale, un pastore con un grande gregge di pecore si fermò alla Peele, chiedendo dl poter dormire in un fienile e far pascolare il suo gregge nei prati prima di rimettersi in cammino la mattina dopo. Il fattore, Warren Oakley, gli diede iI permesso senza nemmeno chiedergli come si chia- masse né guardarlo attentamente in viso. La mattina seguente, il pastore e il suo gregge erano spariti. Nessuno pensò piú a lui finché, tre giorni dopo, in un campo, non fu colto a rubare rape un ragazzino cencioso, il quale raccontò al fattore che suo ZiO - il guardiano di pecore - lo aveva deliberatamente abban- donato. Oakley lo portò dal padrone e, mentre Sutton lo interrogava, Phllip scrutava incuriosito iI nuovo arrivato. « Vuoi dire che sei rimasto nascosto nel fienile da giovedí sera? » Il ragazzino annui. « Come ti chiami? » « Jim » rispose lui, tossendo a scatti, un po' per la paura e un po' per « Jim che cosa? » insistette Sutton. Stavolta il piccino scosse la testa. « Bene, allora come si chiama tuo zio? » Un altro cenno di diniego. « Lo zio mi ha ordinato di non dirlo. Ha detto che se lo faccio casco morto sul colpo. » « E che cos'altro ti ha detto? » « Di non farmi vedere per due o tre giorni, poi di andare all'ospizio per i poveri piú vicino e chiedere ospitalità. » « Non hai genitori? » « No. Sono morti. » Il ragazzino, che doveva avere all'incirca dieci anni, era sporco, 310 pieno di pidocchi e vestito di cenci, con croste rossastre sul viso e sul collo. E un vistoso livido sotto l'occhio sinistro. « E stato tuo zio a fartelo? » « Sí » rispose lui abbassando la testa. « Ti picchia spesso? » « Sí, quando è ubriaco. » Sutton amava i bambini e le condizioni del piccolo Jim lo mandavano su tutte le furie. « Bene » disse al fattore. « Vada pure, ora. Terrò con me il bambino per un giorno o due, finché non avrò deciso cosa farne. » Fece venire la governante, poi si alzò e disse: « Andiamo, Jim, vediamo se la signora Abelard può trovarti qualcosa di meglio di una rapa cruda da mangiare ». La governante non fu affatto entusiasta di accogliere nella sua CUCi- na lucente quel moccioso sporco e pidocchioso, e lo disse chiaro e ton- do al padrone. « Ma sta morendo di fame » ribatté Sutton. « Gli dia qualcosa da mangiare, gli faccia un bel bagno e gli metta dei vestiti puliti. » « E poi? » « Be', poi ci penserà Philip. » UN'ORA DOPO, Jim era cosí ben lavato e strigliato, che la sua pelle chiara risplendeva bianca come latte. Con un vestito di velluto preso a prestito da Philip e i capelli biondi ben spazzolati, appariva perfetta- mente presentabile. John Sutton parlò del piccolo trovatello col figlio. « Vedrò se è pOSSi- bile rintracciare suo zio, ma se Jim non si decide a dirci come si chiama, penso che sarà un'impresa disperata. » « Rifiuta ancora di dirlo? » sottolineò Philip. « Oh, glielo caverò fuori io! » I due ragazzi uscirono insieme e non tornarono fino a quando non scese il buio e, da allora in poi, trascorsero moltissimo tempo insieme, per la maggior parte in giro per i campi, perché il bestiame - soprat- tutto le pecore - attirava Jim come una calamita. E Philip approfittava di quelle occasioni per interrogarlo continuamente, cercando di indurlo a confidare il proprio nome. « E Smith? Oppure Browan? O Murgatroyd? » Jim scuoteva la testa, ma l'ultimo nome - cosí buffo e fuori del comune - lo fece sorridere. « E Murgatroyd? E questo? » strillò Philip. « Ti chiami cosí? » «No. » « E come, allora? » « Te l'ho detto, mio zio mi ha proibito di rivelarlo. » « Be', comunque non ti chiamerai Sutton, non pensarci nemmeno. » 311 DOPO TRE SETTIMANE alla Peele, Jim non sembrava piú il ragazzo che Oakley aveva sorpreso nel campo di rape. Lividi e croste erano spariti completamente, lasciandogli una pelle liscia e sana, e i suoi capelli biondi, che la signora Abelard gli lavava ogni giorno, erano diventati morbidi come la seta. Anche quello sguardo spaurito era scomparso e ora i suoi occhi di un azzurro brillante ammiccavano spesso divertiti. « Tutto grazie a lei, signora Abelard » dichiarò Sutton, « e al disturbo che si è presa per quel ragazzo. » Philip e Jim erano presenti alla conversazione. « Ma che ne faremo di lui, quando Philip ripren- derà le sue lezioni in parrocchia? » « Aveva detto di voler rintracciare suo zio. » « Ma dove? Non sappiamo assolutamente niente di lui. E anche se lo trovassimo, lei gli restituirebbe il ragazzo? » « Certamente no » dichiarò la governante. « Con quei lividi che aveva quando è arrivato qui... » « Esatto, signora Abelard. Perciò mi sembra che sarebbe meglio se Jim restasse con noi e andasse in parrocchia con Philip, dove il reve- rendo Bannister potrebbe insegnargli a leggere e a scrivere. Cosa te ne pare, giovanotto? » aggiunse rivolgendosi a Jim. « Ti piacerebbe? » Lui annuí. « Dice sempre di sí a tutto, questo ragazzo, tranne quando dice di no » commentò Sutton, poi si volse verso il figlio. « Che ne pensi della mia idea di tenere Jim con noi? » « Ero sicuro che lo avremmo fatto. » « Sei contento di avere un fratello, eh? » « Be', non proprio un fratello » ribatté Philip. « Al massimo po- trebbe essere il mio valletto. » Sutton rise, rivolgendosi di nuovo a Jim. « Tu sei d'accordo? » « No, affatto. » Dal modo come il ragazzo alzò il mento, Sutton capí che era dotato di una volontà decisa. « Voglio lavorare alla fattoria. » « Bene, lo farai, quando sarai piú grande. Ma prima devi andare un po' a scuola, per poter cominciare nel modo giusto. » Cosí, ogni giorno, Jim prese ad andare in calesse con Philip alla parrocchia di Lyall Saint Mary's, dove il reverendo Bannister s'incaricò della sua istruzione. Jim era molto felice, alla Peele, e via via che i mesi passavano, portandogli un senso di sicurezza, le sue paure a poco a poco svanirono. E alla fine rivelò anche il proprio nome. « Jim Lundy? » rise Philip. « Sfido io che lo tenevi nascosto! Mai sentito un nome cosí, da queste parti. » « E da dove vieni? » domandò Sutton, subito dopo che lo venne a sapere. « In quale parte del Paese sei cresciuto? » « Non lo so. Un po' dappertutto... I miei genitori sono morti quan- do ero ancora piccolo. » 312 « E allora tuo zio si è preso cura di te? » « No, prima sono stato dalla nonna. Poi lei si è ammalata e cosí lo zio Albert, che faceva il pastore, è venuto a portarmi via. Andavamo sempre in giro. Qui ci siamo arrivati da Salisbury e prima eravamo lungo la costa della Manica. E prima ancora... » Jim allargò le mani. « Prima ancora eravamo... dappertutto » « Davvero?! Sicché tu sei Jim Lundy di dappertutto... o di nessun posto, come preferisci. » Sutton scrutava attentamente il ragazzo, domandandosi se avesse detto la verità, ma nei sei mesi da quando si trovava alla Peele, Jim non aveva mai mentito una sola volta, nemmeno per togliersi dai guai. Quando i due ragazzi combinavano qualche marachella, come portare porcospini in cucina o mettere piccole anguille nel vaso da notte della signora Abelard, era quasi sempre Jim ad addossarsene la colpa, men- tre Philip giurava di non saperne niente. Perciò Sutton era propenso a credergli, ora. « Comunque, vero o no, non ha piú molta importanza » osservò piú tardi parlando con la governante. « Mi pare che le cose, tutto som- mato, siano andate nel migliore dei modi. Per Philip è bello avere un compagno di giochi e Jim sembra piacergli abbastanza. » « Quello che piace al signorino Philip » obiettò la signora Abelard, « e avere qualcuno su CUi spadroneggiare, un complice da coinvolgere in ogni sorta di guai. » « Oh, be' » ribatté Sutton, « si è giovani una volta sola. » QUANDO NON ERA in parrocchia a prendere lezioni, Jim trascorreva il suo tempo alla fattoria, a osservare il lavoro nei campi e, se possibile a dare una mano. Le attività preferite di Philip, invece, erano quehe tipiche di un giovane gentiluomo: sparare, pescare e andare a caccia a cavallo. Si stancava presto della fattoria e cercava di trascinare Jim in imprese sempre piú avventurose. I due ragazzi venivano trattati con molta indulgenza e disponevano di una cospicua quantità di denaro avevano bellissime canne da pesca, fucili e un pony per ciascuno. D inverno, Philip viveva per la caccia. Una mattina, in cui avrebbe dovuto avere luogo l'ultima battuta della stagione, quando la signora Abelard andò a svegliarlo per dirgli che il terreno era troppo ghiacciato per uscire a cavallo, lui scoppiò in un profluvio di lacrime. Piú tardi, tuttavia, il gelo si attenuò un poco e Philip riuscí a convin- cere lo stalliere, Charlie Clements, a lasciare che lui e Jim prendessero i pony per andare a fare una passeggiata. « Va bene, signorino Philip, ma niente trotto né galoppo, soltanto una passeggiatina tranquilla. Il ghiaccio si è sciolto soltanto in superfi- cie; sotto, il terreno è ancora duro come pietra. » 314 LE DUE FATTORIE « Lo so, non sono mica stupido » replicò il ragazzo in tono petulante. Per una curiosa fatalità, tuttavia, mentre lui e Jim procedevano lenta- mente tra i faggi, una volpe emerse all'improvviso dal sottobosco, fug- gendo davanti a loro: istintivamente, Philip si lanciò all'inseguimento. E altrettanto istintivamente Jim lo seguí. La volpe uscí dal bosco e fuggí attraverso un profondo fossato asciutto. Philip, ormai in preda a un'estrema eccitazione, spronò il pony per fargli saltare il fossato. Sarebbe stato un salto facilisslmo, ma sull'altra sponda il terreno in ombra era ancora duro come l'acciaio per il gelo: l'animale, atterrando, inciampò e cadde sulle ginocchia ante- riori, con Philip aggrappato al suo collo. Jim, saltando a sua volta il fossato dietro a lui, riuscí a malapena a evitare una collisione, ma il brusco arresto lo fece volare a terra. Rialzatosi, Jim Sj avvide con profondo sgomento che il suo pony si era fatto male a una delle zampe anteriori. Quello di Philip se le era azzoppate entrambe e fu una pro- cessione ben triste quella che ritornò in silenzio alle scuderie. Philip venne bastonato per la bravata, e anche Jim ebbe la sua parte: avevano commesso una mancanza gravissima e Sutton non ebbe pietà. I due ragazzi furono impossibilitati a sedersi per tutto il giorno, ma il peggio, almeno per Jim, fu la terribile sensazione di colpa e di vergo- gna. Il suo pony, Sandboy, soffriva per colpa sua. Ben piú grave della collera di Sutton, fu lo sferzante rimprovero di Charlie Clements. « Non so come abbiate potuto fare una cosa simile! Quelle due povere bestie si sarebbero gettate nelle fiamme dell'inferno, per voi. Ed è proprio quello che sta accadendo ora: soffrono le pene dell'in- ferno. . . e tutto a causa del vostro egoismo. » « Ma staranno meglio, vero? » domandò Jim con voce che riusciva a stento a controllare. « Non soffriranno ancora per molto, adesso che ci siamo noi a curarli? » « Noi? » gli fece eco Clements in tono sarcastico. « Sí, voglio aiutare anch'io » dichiarò Jim. Philip, al contrario, non si lasciava mai turbare a lungo dai rimorsi. Addossava sempre alla malasorte la colpa delle sue disavventure. Se non ci fosse stato il gelo... Se non fosse saltata fuori quella volpe... Comunque, era stato punito, no? Cosí, l'incidente era chiuso. Nei giorni che seguirono, Jim, quando non era nelle scuderie per dare una mano ad assistere i pony, se ne andava in giro a cercare i teneri germogli di farfaro e trifoglio di cui i due animali erano ghiottis- simi e che cominciavano a spuntare fra le siepi. In capo a un paio di giorni, Jim riuscí a far loro accettare il cibo e, dopo una settlmana, entrambi erano molto migliorati. « Sia ringraziato Iddio! » commentò Philip. « Questa scuderia era diventata peggio di un mortorio! » 315 Per lui la questione era risolta, ma quanto era accaduto ai pony pesava ancora dolorosamente sull'animo di Jim, cosicché, non molto tempo dopo, quando Philip gli propose una certa impresa dall'aria non del tutto innocente, lui rifiutò di parteciparvi. « Come mai sei diventato cosí pio? » gli domandò il compagno. « Non mi piace cacciarmi nei guai. » « Non ti place essere bastonato, vuoi dire. » « Non si tratta soltanto di quello. Commettere delle cattive azioni mi fa star male dentro. » Philip lo guardò socchiudendo gli occhi. « Jim è diventato una santarellina » disse poi alla signora Abelard. « Quelle bastonate gli hanno tirato fuori la vigliaccheria. » « Non Sj tratta di vigliaccheria, ma di buon senso. Per lei va bene tutto, signorino Philip: è il figlio del padrone. Ma Jim dovrà farsi strada nel mondo da solo. Questo significa che deve stare attento a quello che dice e che fa, e tenersi sempre dalla parte del giusto. » « Be', sarà meglio che si tenga dalla mia parte, allora! » esclamò il ragazzo. « Un giorno sarò io il padrone, qui dentro, e questo lui sem- bradimenticarlo! » Jim rise. « E allora che cosa farai? Mi caccerai dalla fattoria? » « Potrei farlo, se volessi! E a te non importerebbe niente, vero, di tornare a fare il pastore? » « Be' » ribatté Jim risoluto, « preferirei sempre fare il pastore, piut- tosto che nmanere in un posto dove non sono desiderato! » « Andiamo, signorino Philip! » s'intromise la governante. « Non le pare di esagerare parlando di buttare la gente fuori di casa? E soltanto perché Jim rifiuta di venire con lei. » « Io non ho detto di non voler andare con lui, signora Abelard. Ho detto di non voler fare niente che possa metterci di nuovo nei ~uai. » LE DUE FATTORIE Con uno strappo, Philip si liberò dalla stretta e si awicinò al nido, poi fece finta di incespicare - cosí almeno parve a Jim - e iI rumore spaventò la fagiana, che si alzò in volo fra gli alberi con uno stridio ~ roco. Nello stesso istante, il ragazzo si portò fulmineamente iI fucile alla spalla. Aveva un'ottima mira e, al primo colpo, l'animale piombò a ~- terra. Con un mormorio di soddisfazione, Philip si precipitò a raccat- tare la preda. Ma la fagiana, colpita a cosí breve distanza, era ridotta in uno stato ~: ~ pietoso. Lui la sollevò tenendola per le zampe e la rigirò da una parte e . dall'altra, poi, mentre Jim gli si avvicinava, borbottò: « Accidenti, guarda! E tutta a pezzi! » , « E che t'importa? » replicò gelidamente lui. « Tanto non avresti potuto portarla a casa: ti saresti buscato un'altra bastonatura coi fioc- chi. Hai sparato a una femmina in cova! » « Non è vero. Stava volando. » « L'hai fatta alzare tu di proposito. » « E allora? Non sono affari tuoi! » Erano vicini al margine del bosco e Philip scagliò la fagiana morta nel pascolo attiguo. Poi si asciugò sulla giacca la mano macchiata di sangue e tornò verso il sentiero. Jim lo seguí in silenzio. L'INCIDENTE, tuttavia, non finí lí, perché l'uccello fu rinvenuto da uno dei ragazzi della fattoria, Peter Gray, che se lo nascose sotto la giacca Ma Warren Oakley, il fattore, scoprí il misfatto e trascinò Peter dal signor Sutton, accusandolo di aver ucciso la fagiana. Sparare alla selva$gina era per i dipendenti della fattoria una grave violazione in ~ualslasi stagione, ma un fatto del genere durante la stagione della figliatura fece addirittura andare fuori dei gangheri il padrone, che - , minacciò di chiamare l'intendente di polizia. La giustificazione di « Andare a caccla di conigli non ci metterà in nessun guaio » insi- Peter, però, fu abbastanza convincente e Sutton, calmatosi alquanto, stette Philip in tono sprezzante Iasciò il ragazzo nel proprio studio e uscí a cercare Phlhp e Jlm. « D'accordo, sempre che si tratti solamente di conigli. » « CertQ! Lo so che è proibito sparare agli altri animali, adesso che è cominciata la stagione della figliatura. » Dopo questa assicurazione da parte del compagno, Jim accettò di andare con lui a caccia di conigli nella piantagione dietro la vecchia casa colonica. Ma una volta ancora i due ragazzi furono perseguitati dalla "malasorte", che sembrava ostinarsi a mettere le tentazioni sulla strada di Philip. Tornando a casa con un paio di conigli nel carniere, si imbatterono in una fagiana accovacciata nel suo nido nel sottobosco. Jim, intuendo che Philip si sentiva prudere le mani dalla voglia di spararle, lo afferrò per un braccio. « Non puoi farlo! Non devi! » esclamò con veemenza. « Non vedi che sta covando? » « Sei stato a caccia, oggi? » domandò al figlio. « Sí, papà. » « Hai sparato a una fagiana nel pascolo? » « No. Soltanto ai conigli, niente altro. » Sutton interrogò Jim. « Tu sei andato nel bosco con Philip, vero? » « Be', sí... » rispose lui, evasivo. « Abbiamo appena trovato Peter Gray in possesso di una fagiana morta. Stavo per mandare a chiamare l'intendente di polizia, ma lui ha dichiarato di averla rinvenuta nel pascolo adiacente al bosco. Ora lo chiedo a te, Jim: hai sparato a una fagiana, oggi? » « No. Non ho sparato a nessuna fagiana. » « Le ha sparato Philip? » 317 « Sí » ammise Jim dopo un attimo di esitazione. « E poi che ne ha fatto? » insistette Sutton. « L'ha gettata nel pascolo. » « Bene, Jim, tu puoi andare. Philip, portami il bastone. » Dopo quella seconda punizione, il ragazzo piombò infuriato in cucina per rovesciare la propria collera su Jim, che stava chiacchie- rando con la signora Abelard. « Sporco, sudicio vigliacco, spifferare quelle cose sul mio conto! Mi hai fatto prendere sei colpi di bastone! » « Non dare la colpa a me. Se avessi detto subito la verità, invece di raccontare quella stupida bugia... » « Oh, certo, tu invece non dici mai bugie! Non fai mai niente di sbagliato, tu ! » « Peter Gray sarebbe finito in prigione, per quel fagiano. » « Non è per questo che hai parlato! Lo hai fatto soltanto perché mi prendessi le bastonate, ecco tutto! Sei sempre stato geloso di me fin dal principio, perché io sono il figlio di mio padre e tu non sei altro che un mucchietto di sporcizia lasciato da qualcuno sull'uscio di casa nostra! » Philip se ne andò sbattendosi la porta alle spalle e la signora Abelard guardò Jim. « Il padroncino ha una bella faccia tosta a parlare della tua gelosia nei suoi confronti, quando è vero proprio il contrario. » Jim la fissò stupito. « Davvero? Ma perché mai Philip dovrebbe essere geloso di me? Io non ho niente che possa fargli gola! » « E meno male, altrimenti te lo porterebbe via in un baleno! » « Da parte mia, non credo affatto di essere geloso di lui » riprese Jim, riflettendo sulla questione. « Be', e quand'anche lo fossi? Il signorino Philip ha tante cose, e tu sei un povero ragazzo senza niente. » « Un povero ragazzo? » le fece eco Jim, sempre piú meravigliato. « Io non direi davvero che sono un povero ragazzo. Anzi, direi che sono molto fortunato. » « Sí, questo è vero, Jim. Dopo la vita cui eri abituato, venire in una bella casa come questa... Ma che cosa ti riserva il futuro? Ecco ciò che mi angustia. » « Lavorerò alla fattoria » dichiarò Jim. « Sí, d'accordo. Ma non mi sembra giusto, dopo che sei stato alle- vato come un signore, dover andare a lavorare come un contadino! » « Ma è quello che voglio fare: coltivare la terra. Lo desidero piú di ogni altra cosa al mondo. Non sono un signore, io, e non lo sarò mai. » « No, purtroppo » ammise tristemente la signora Abelard. « Non sei né carne né pesce, ed è proprio questo che mi preoccupa Tuttavia sono certa che saprai cavartela benone, perché hai la testa sulle spalle e sai come tirare fuori il meglio da te stesso. Però, sta' attento al si- 318 LE DUE FATrORIE gnorino Philip. Non che sia cattivo, ma lui deve essere sempre il primo, in tutto. Ricordati di quello che ti dico. » Jim fece un rapido cenno di assenso. « Non si preoccupi. Saprò badare a me stesso, signora Abelard. » Capitolo 3 A SIGNORA ABELARD non era la sola a preoccuparsi per il futuro di L Jim. Era preoccupato anche il reverendo Bannister. E un giorno d'estate del 1847 ne parlò con John Sutton. « Il futuro di Jim? » fece lui. « Come sarebbe a dire? » « Be', ecco, fin adesso è stato educato come suo figlio, signor Sutton, ma - se posso domandarglielo - lei intende metterlo alla pari con Philip, in awenire? » « Ma no, certo! Jim lavorerà alla fattoria. Un giorno diventerà il mio fattore, e un giorno non troppo lontano, se è per questo. » « Ah, sí, ottima idea. » « Vedo che c'è ancora qualcosa che la preoccupa. Per caso non studia come dovrebbe? » « Oh, no... ma forse è proprio questo il problema. Riesce anche troppo bene. Era quasi analfabeta quando è venuto da me, e ora non soltanto sa leggere e scrivere, ma ha fatto cosí tanti progressi in latino e matematica da raggiungere Philip. Jim sta ricevendo un'istruzione piú adatta a un signore che all'intendente di una fattoria e temo che, se continueremo su questa strada, gli creeremo dei problemi, un giorno. » « Mettendogli in testa idee superiori alla sua posizione sociale, intende dire?... Sí, forse ha ragione. Che cosa mi consiglia di fare? » « Secondo me, quest'autunno, quando Philip andrà in collegio, Jim dovrebbe smettere le lezioni e cominciare a lavorare alla fattoria. In fin dei conti, ha quasi tredici anni. Mi dispiacerà immensamente perde- re un allievo tanto bravo, ma è bene che inizi a vivere secondo il pro- prio stato. » Cosí, la seconda settimana di settembre, quando Philip partí per il collegio di Surpingham, Jim cominciò a lavorare alla fattoria, che era poi quanto aveva sempre desiderato. Era forte ed energico, e il lavo- ro - ben lungi dall'umiliarlo - gli dava invece gioia e soddisfazione. Secondo i progetti di Sutton, il ragazzo sarebbe dovuto stare due anni col mandriano delle mucche, due anni coi carradori, che si occupa- vano della manutenzione dei carri e delle attrezzature agricole, e altri due col pastore delle pecore, George Abelard, cognato della gover- nante E Jim fu contentissimo di quel piano. Anelava a imparare tutto il possibile, e poi il vecchio George era sempre stato il suo piú grande 319 amico, alla fattoria, e Jim voleva trascorrere ogni momento libero ad aiutarlo col gregge. Grazie a quel suo particolare interesse per le pecore, m prlmavera gli fu concessa una sorta di "licenza" perché potesse dare una mano nella cura degli agnellini. « Sei il migliore aiutante che io abbia mai avuto » gli disse un giorno Abelard, e per Jim fu iI migliore eloglo. JIM NON RICEVEVA una paga come gli altri dipendenti della fattoria perché godeva già di un assegno personale, al pari di Philip, e quell'abi- tudine venne mantenuta anche dopo che aveva cominciato a lavorare. Si trattava di dieci scellim la settimana, una somma che gli sembrava una piccola fortuna, perché nemmeno gli uomini della fattoria prende- vano di piú. Spendeva pochissimo, al contrario di Philip, il quale - benché rice- vesse un'intera ghinea - era già a corto di denaro verso metà settimana e prima del sabato sera si trovava indebitato fino al collo. Spesso chie- deva a Jim di prestargli un paio di scellini e lui glieli dava, fino alla volta in cul, tornato a casa per una vacanza, Philip si fece dare mezza corona e pOi ripartí senza restituirla. Cosí, quando tornò di nuovo a casa e chiese un altro prestito, si scontrò con un netto rifiuto « Sei uno stupido taccagno! » esclamò Philip. « Devi avere da parte una montagna di soldi. Che cosa vuoi fartene? » « Uno di questi giorni voglio comprarmi qualche pecora » fu la pronta risposta. « Ma perché mai? » « Intanto, perché le pecore mi piacciono. E poi perché sono un ottimo investimento. » « Dovrai chiedere il permesso a mio padre, prima di metterti ad allevare delle pecore tue sulla nostra terra. » « Difatti, è quello che intendo fare » dichiarò Jim. John Sutton gli diede il permesso senza esitare e, alla fiera autunnale degli ovini, Jim comprò venti pecore di razza Cotswold di circa un anno e un montone Il gregge della Peele era formato di pecore Down e Leicester, perclò Jim aveva scelto una razza diversa perché le sue bestie Sj distinguessero dalle altre. Gli erano costate trentotto sterline, ma gli bastava uscire nel pascolo e vedere le sue pecore che brucavano l'erba, col folto vello ricciuto lievemente dorato sotto iI sole d'autunno, per sentire che valevano ogni centesimo della considerevole somma spesa. Le pecore figliarono in aprile e, dei ventisei agnellini, ne perse sol- tanto due. Una delle pecore risultò sterile e Jim la vendette con gli agnelli. Insieme col ricavato della vendita della lana, l'utile di Jim per quell'anno ammontò a quaranta sterline. 320 LE DUE FA~TORIE « Jim finirà per diventare piú ricco di tutti noi, ve lo dico io! » commentò John Sutton riden o. Ma Philip, con la sua solita aria sprezzante, ribatté: « Finirà in mise- ria, se vuoi saPere il mio Parere! » Alla fiera degli ovini dell'anno successivo, Jim, sempre col permesso di Sutton, comprò altre venti giovani pecore. Ne ebbe cosí quaranta, che la primavera seguente gli diedero ben cinquantatré agnelli, facendo ammontare il suo guadagno complessivo a ottantotto sterline. Progettò dunque di acquistare altre venti pecore, ma stavolta il permesso di Johh Sutton non fu piú cosí pronto. « Mmm... gecondo me sarebbe meglio che ti limitassi a dieci, in modo da arrivare a cinquanta e fare cifra tonda. Mi sembrano già tante da curare, in aggiunta al tuo lavoro. Non vorrai che questa terra finisca per essere consumata dalle pecore, vero? » « No, signore » rispose Jim. Ma era perplesso per la decisione del ~- padrone. « Perché il signor Sutton vorrà che il mio gregge non superi le cin- i~ quanta pecore? » domandò al vecchio Abelard. - Il pastore emise un cupo grugnito. « Vedi, gli inferiori vanno sem- pre tenuti al loro posto, e a quanto pare questo vale per te come per tutti noi. » Jim si sentí offeso e demoralizzato. « Allora, forse, farei meglio a rinunciare addirittura alle mie pecore... Dopo tutto, pascolano sulla terra di Sutton. » Il vecchio Abelard scosse la testa. « Tientelo, il tuo piccolo gregge » disse. « E il tuo capitale, la tua garanzia per il futuro. Quanto al pasco- lare sulla terra di Su~ton, la concimano anche, no? Molte greggi otten- gono il permesso di pascolare soltanto per quello. » Cosí Jim si tenne le sue pecore, dedicando loro la massima cura. E ogni anno i suoi profitti furono tali da consentirgli di aggiungere oltre ottantacinque sterline ai propri risparmi. PHILIP si mostrava divertito, ma con una punta di disprezzo, di quel- l'interesse di Jim per le pecore. "Bestie da poveretti" osservò fra sé, "e fuori nosto, ormai, in una fattoria come la Peele." « E che cosa pensi di fare con tutto il denaro che hai accumulato? » volle sapere. « Spero di poter affittare qualche acro di terra per conto mio, un giorno » rispose Jim. « Per conto tuo? Ma tu diventerai il nostro fattore, qui, e prenderai il posto di Oakley quando lui sarà vecchio. » « Potrò fare l'una e l'altra cosa. Molti lo fanno. » « Le piccole tenute sono superate, ormai. Sono antieconomiche. 321 Guarda la Godsakes: sta andando in rovina. Campi invasi dai rovi bestiame ridotto quasi a zero, casa e stalle che crollano a pezzi. » « Questo non ha niente a che vedere con le dimensioni della tenuta La Godsakes, in fondo, è abbastanza grande. Il fatto è che Riddler e stato sfortunato e non sa condurre le cose come si deve. » « Sfortunato un corno! Non è mai un buon affare comprare della terra quando non Sj possiede il denaro sufficiente per farla fruttare~ » « No, ma nel caso in questione c'è stato anche dell'altro, non ti pare? » Le vicende che stavano dietro la sfortuna di Riddler erano ben note a entrambi i ragaZzi, dato che se n'era parlato spesso alla Peele « Non è stata tutta colpa di Riddler, direi, se si è trovato nei guai quando ha comprato la fattoria, no? » « Lui dà la colpa a mio padre, lo sanno tutti. E a giudicare da come Parli, Sj direbbe che anche tu stia dalla sua parte! » « Mi dispiace per lui, devo ammetterlo. » « Ti dispiace per lui?! » ripeté Philip. « Dopo aver visto come ha ridotto quella fattoria? Ma se resta là soltanto per fare dispetto a noi e impedirci di allargare la proprietà... E tu vieni a dirmi che ti dispiace per lui? ! » Philip girò sui tacchi e se ne andò a gran passi. « Non conviene mai prendere le difese di Morris Riddler » suggerí a Jim iI vecchio Abelard. « Il padrone aspetta da anni di poter mettere le mani su quella fattoria e il fatto che non vi sia ancora riuscito è un argomento che è meglio non toccare. » « Ma dovrà pur arrendersi alla fine... Riddler, intendo. » « Per me è già un miracolo che sia riuscito a tirare avanti finora Piú di tutto mi rammarico per la moglie e la figlia, costrette a sfacchinare tanto. Se volesse loro un po' di bene, si deciderebbe a vendere per offrire loro la possibilità di vivere in modo piú decente. » « Sí, forse sí. Però, al suo posto, probabilmente la penserei anch'io come lui » ammise Jim « Resterei attaccato alla mia terra il piú a lungo possibile e mi batterei fino all'ultimo respiro per conservarla. » « Be', è esattamente ciò che sta facendo lui! » esclamò Abelard. IL CASO volle che, non molto tempo dopo quella conversazione, Jim Sj incontrasse con Morris Riddler. Si era ai primi di agosto e il ragazzo era andato con gli altri uomini della Peele a falciare il grano in un campo che aveva fatto parte in passato della Granger's, sullo stesso versante della valle dove sorgeva la Godsakes. Gli uomini erano indaf- farati con le loro falci quando il vento caldo di ponente portò fino a loro un profumo di fieno talmente dolce e forte che tutti smisero di lavo- rare, annusando l'aria. « Riddler deve avere un ammasso di fieno che "bolle" » osservò Joe Greening, il capo carradore, girandosi a guardare le terre della Godsa- 322 kes che si stendevano su per il pendio in una serie di campi grigioverdi, oltre il confine della Granger's. « Eccolo là, guardate! » E indicò un cumulo malfatto di fieno, che probabilmente stava fermentando e sur- riscaldandosi pericolosamente. « Quello andrà a fuoco spontanea- mente, se non si fa qualcosa! » « Cioè, vuoi dire che bisogna andare ad awertire Riddler? » do- mandò Arthur Slatter con aria sorniona, perché da nove anni gli uomini della Peele si tenevano alla larga da Riddler, per timore di offendere il padrone. « Eh già, qualcuno dovrebbe proprio farlo » rispose Greening. E Jim, posando la falce, si offrí di andare. Riddler stava facendo uscire le mucche a pascolare quando il ra- gazzo arrivò al basso muretto di cinta dell'aia e richiamò l'attenzione dell'uomo. « C'è un cumulo di fieno che sta bollendo » disse, accennando in direzione dei campi. « Laggiú, appena sotto la collina. Joe Greening dice che prenderà fuoco, se non corre subito ai ripan. » « Maledizione! Ce n'è sempre una! » Riddler si awicinò al muretto. « E stato Greening a mandarti? » « Ha detto che qualcuno doveva venire. » « Un bel gesto, da parte sua. E anche da parte tua. Il tuo padrone sarebbe rimasto là a guardarlo bruciare. » Riddler squadrò incuriosito il ragazzo. « Tu sei Jim Lundy vero? Il piccolo trovatello che Sutton ha scoperto tempo fa nel suo fienile? Ti ho visto tante volte in questi anni, ma mai cosí da vicino. » Incrociò le braccia sopra il muretto, guar- dando verso la Peele. « Vi osservo sempre andare avanti e indietro indaffarati. Visti da qui, sembrate tante formichine, e lo stesso dob- biamo sembrare noi a voialtri. » « Sí » convenne Jim, e quell'idea lo fece sorridere. Era curioso riguardo a Riddler quanto Riddler lo era riguardo a lui, ma essendo un ragazzo di neanche diciassette anni non osava darlo a vedere e, soltanto quando il viso singolare e grifagno dell'uomo era girato dall'altra parte, si azzardava a lanciargli qualche furtiva occhiata, domandandosi come mai Riddler, che non era poi un omone, riuscisse a dare un'impressione di forza e solidità da toro. « Ti tratta bene, Sutton? » « Sí. Molto bene. » « E sempre lí come un awoltoio ad aspettare di poter gettarsi sulla mia carcassa, vero? » « Devo tornare al lavoro » si scusò Jim, voltandosi per andarsene. « Aspetta un momento. Vengo giú con te a dare un'occhiata a quel cumulo di fieno. » Riddler scavalcò il muretto e si awiò con Jim attraverso i campl 323 LE DUE FArrORIE spogli e trascurati. In uno, pascolavano una dozzina di pecore e il ragazzo notò che non erano state ancora tosate, benché fosse agosto, e che la loro lana penzolava a brandelli. « Un po' diverso che alla Peele, vero? » osservò Riddler. « Le mie quattro pecore striminzite non sono certo all'altezzza del tuo gregge di razza Cotswold, no? » Jim, sconcertato, non aprí bocca e l'altro, indovinando la sua sor- presa, fece una risata roca. « Vedo tutto quello che succede da voi, sai? E sento anche tanti pettegolezzi? soprattutto nei giorni di mercato. Bene, qui le nostre strade Si divldono. Ah, dimenticavo di ringraziarti per il tuo servizio. ti sono molto obbligato. » Riddler si allontanò con un cenno della mano e Jim tornò a raggiun- gere i compagni nel campo di grano. « Allora, come vanno le cose lassú? » domandò Joe Greening « Maluccio, ma Riddler sembra abbastanza di buonumore. » « Be', ha un buon motivo per esserlo, a quel che so. Sua moglie aspetta un bambino, ma dubito che lei ne sia tanto contenta. Non alla sua età, poverina, e con la salute che si ritrova. » NON ERA il primo cumulo di fieno che andava a male alla Godsakes e probabilmente non sarebbe stato neanche l'ultimo, perché Smith e Lovell, i due braccianti impiegati da Riddler, lavoravano piú male che bene. E quando lui li rimproverava, la loro risposta era sempre la stessa: « Chi paga soltanto sei scellini la settimana, padrone, ha in cambio un lavoro da sei scellini ». « Mi reputerei già fortunato » ribatteva Riddler ringhiando, « se voi lavoraste almeno per tre scellini! » Bisognava disfare il cumulo e Riddler ordinò ai due uomini di prov- vedere immediatamente, poi rimase a guardarli mentre si allontana- vano ' per vedere con quanta lentezza sapevano camminare" come diceva spesso. Rientrò alla fattoria nel momento in cui sua figha Kir- ren, che aveva ora quindici anni, usciva di casa con un mastello di panni « Come sta la mamma? » « Come al solito. » « E sempre a letto? » «Si. » Riddler esitò un attimo, guardando Kirren che stendeva i panni sulla cor a nell aia, ma iI giovane viso della figlia era chiuso e ostile nei suoi « Vado a farle un po' di compagnia » disse infine. Kirren continuò a stendere il bucato senza aprire bocca. 324 « COME n sENn, Agnes? Un pochino meglio? » le domandò il marito. « Sí, Morris. Non troppo male. » « Allora come mai non ti sei alzata, non ti muovi un po'? E una giornata cosí bella e tu hai sempre detto che ti piace il caldo. » « Mi gira la testa quando mi alzo. Ho soltanto voglia di dormire. » « Mancano ancora tre mesi » osservò Riddler. « E poi non è mica il tuo primo figlio... Non hai avuto nessun problema con gli altri due. » « E stato tanto tempo fa, Morris. Ho perduto tre bambini, da allora, e sono invecchiata. » « D'accordo, ma hai solo quarantacinque anni: io non lo chiamo essere vecchia. Se lo fossi, non saresti rimasta incinta, ti pare? » « Oh, certo, sono ancora abbastanza giovane per avere un figlio » sospirò Agnes, « ma anche abbastanza vecchia per avere paura. » « Non dire cosí, Agnes! Andrà tutto bene, vedrai. Vuoi un po' di latte, adesso? E quello della vecchia Daisy, l'ho munto io stesso. Ti farà bene. » Riddler aiutò la moglie a tirarsi a sedere sul lettò e le resse il bic- chiere mentre lei beveva. « Questo ti da~rà forza » disse. E, dopo una pausa, aggiunse con voce un po' roca: « E cosí triste la casa s~nza di te, Agnes. Mi manchi tanto, parola mia ». NON Rluscf a credere che sua moglie fosse ammalata fino all'ultimo e, quando lei morí, si ubriacò per tre giorni di fila. Era talmente perso in uno stato di cieca incoscienza, che toccò a Kirren occuparsi di tutto. La mattina del funerale, lei scese nel retrocucina, dove suo padre giaceva ubriaco sul pavimento, e gli versò addosso una caraffa d'acqua fredda. Qualche minuto dopo, lui la seguí, barcollando e gemendo, e si sedette al tavolo di cucina. Kirren gli mise davanti la colazione, ma lui allontanò il piatto, col viso grigiastro per la nausea. « Come vuoi che possa far colazione, quando fra poco devo andare in chiesa a veder seppellire mia moglie? » « E non mangiare, allora! » « Prima Eddy. E adesso lei. Ma perché mai il Signore ha voluto portarsi via la moglie piú buona che uomo abbia mai avuto? » « Non è ~l Signol-e che devi dare la colpa, ma a te stesso. » Riddler si preC.e la testa fra le mani, ma dopo un momento alzò di nuovo gli occhi. Speravamo di avere un figlio. » « Tulospelavi. » « Ci amavamo, la mamma e io. » « Chiamalo pure amore, se vuoi. Io lo chiamo con un altro nome. » « Sei soltanto una bambina, non puoi capire. Ma un giorno, quando ti sposerai, ti renderai conto anche tu di quello che un uomo prova per sua moglie. Non hai idea di che cosa sia. » 325 Kirren si girò di scatto verso di lui. « Sembri convinto di essere il solo che abbia dci sentimenti! Come credi che mi senta io, adesso che la mia povera mamma è morta e mi sei rimasto soltanto tu? » « Non è giusto che tu debba farmene una colpa, se sono ancora VjVO » protestò lui. « Non vedo perché debba sembrarti ingiusto! Tu mi hai serbato ran- core per tanti ann~i, perché io sono viva e Eddy non lo è piúl » « Non è vero. E una sciocchezza! ~> « Ti ho udito con i miei orecchi. "Perché doveva essere proprio lui a monre?" hai detto. » Riddler, curvo sulla sedia, fece un lieve gesto sconsolato con le mani. « In momenti come quello, la gente dice cose... Ma non lo pensavo veramente, dovresti saperlo anche tu. » « E come potrei? Sono soltanto una bambina, io. Non ti servo a niente, a paragone di un maschio. Hai sperato per tutti questi anni di avere un altro figlio, e hai ammazzato la mia povera mamma per cer- care di averne uno. » « Non ho mai pensato che non servissi a niente. Anche le ragazze hanno il loro posto al mondo, esattamente come i maschi. Diventano donne? e noialtri uomini abbiamo bisogno di loro, questo è certo Dove sarei, lO, se non avessi te, Kirrie? Te e la fattoria... siete tutto ciò che mi resta. » Tese goffamente una mano, le prese un braccio e glielo strinse. « Sei una brava ragazza, una figlia molto migliore di quello che mi merito. Non faccio nessuna fatica ad ammetterlo. » Kirren gli lanciò un'occhiata incredula e ritrasse bruscamente il brac- CjO. Ma la sua collera era svanita. « Mangia la tua colazione » disse gentilmente. « Sta diventando fredda. » KIRREN era sempre stata piú grande della sua età e ora, a quindici anni, era quasi una donna: a ta e sottile, ma ben sviluppata, con braccia snelle e forti, irrobustite dal lavoro nella fattoria. Benché a volte avesse da dire con lei, Riddler faceva assegnamento sulla fi~lia e sognava il tempo in cui sl sarebbe sposata e avrebbe avuto dei flgli che, quando fossero cresciuti, avrebbero lavorato con lui nella fattoria e gli sareb- bero succeduti alla sua morte. Ma il matrimonio era un argomento che riempiva Kirren di rabbioso disgusto. « Dopo aver visto la vita che ha fatto mia madre? » diceva « Un aborto dopo l'altro? Tutti quei dispiaceri, le sofferenze! Oh, no grazie! Non fa per me. » Kirren assomigliava alla madre, ma era piú bruna di lei, con capelli tanto scuri da sembrare quasi neri e la carnagione mora di una zingara soprattutto in estate quando lavorava nei campi senza cappello. A SediCi anni Sj fece anche piú attraente e, a diciassette, era decisamente 326 ¨ bella. O quanto meno lo sarebbe stata, pensava Riddler, se non avesse avuto sempre il broncio. Comunque, Billy Hayzell, il commerciante che una volta la settimana veniva alla fattoria a comprare uova, burro e formaggio, era palesemente innamorato di lei. Billy era un giovanotto un po' vanitoso, sordo da un orecchio, e approfittava di quel difetto per stare il piú vicino possibile a Kirren; una volta, anzi, cogliendola di sorpresa, era riuscito persino a sfiorarle una guancia con le labbra tumide e umidicce. ~; Ma Kirren, scostandosi bruscamente da lui, lo aveva investito con tutta la violenza della propria collera. « Si azzardi a farlo ancora una volta, e si prenderà un tale schiaffone da lasciarla sordo anche dall'altro orecchio! » Billy, facendo il giro delle fattorie piú isolate, riusciva sempre a imbrogliare le sue clienti, pagando loro prezzi molto piU bassi di quelli che avrebbero potuto spuntare al mercato, ben sapendo quanto fosse - scomodo, per loro, andarci di persona. Anche Kirren, un giorno, si lamentò col padre del prezzo irrisorio che Billy le pagava per il formaggio, ma si sentí rispondere che era soltanto colpa sua. « Se non fossi tanto scorbutica con lui, potresti cavargli molto di piU, ne sono certo. » « Vuoi dire che dovrei permettergli di ronzarmi attorno e di allun- gare quelle sue manacce sudate? Non lo farò mai! » « Già! Preferiresti perdere la fattoria, vero? » ribatté Riddler con profonda amarezza. « E Dio sa quanto poco ci manchi, con la penuria di denaro contante che abbiamo! » « Se rischi di perdere la fattoria, la colpa è tua, non mia! Con tutto il bere che fai nei giorni di mercato! » « Lo chiami bere, quello? » protestò Riddler. « Qualche bicchiere di birra una volta la settimana, dopo gli affari! » Scrutò per un momento la figlia con occhio critico, scuotendo la testa. « Non troverai mai un marito, se continui cosí. » « Un marito è l'ultima cosa che voglio » affermò lei. « E chi prenderà il mio posto alla fattoria, quando sarò morto, se non mi darai un nipote? » « Probabilmente, la fattoria sarà già andata all'asta molto tempo prima che tu muoia » ritorse Kirren. Riddler se ne andò imprecando e la ragazza si mise a esaminare il auaderno dei conti per calcolare quale utile avesse ricavato quel giorno dalla vendita dei suoi prodotti... se pure ne aveva ricavato qualcuno. La conclusione alla quale giunse la riempí talmente di rabbia che, quando Billy Hayzell tornò da lei, gli dichiarò chiaro e tondo che non gli avrebbero piú venduto niente e lo rimandò indietro a mani vuote. 327 Dopo di che, con grande dispiacere di suo padre, si recò lei stessa al mercato, facendosi a piedi cinque chilometri all'andata e altrettan- ti al ntorno. « Te le vai proprio a cercare » la rimproverò in seguito Riddler. « Sciropparti tutta quella strada, carica di ceste, invece di vendere la roba a Billy restandotene tranquilla a casa tua! » « Ho ricavato quasi il cinquanta per cento di piú di quanto mi dava quell imbroglione e ho speso molto meno anche per le cose che prima compravo da lui. » « Sí, e sei stata in giro tutto il santo giorno, quando c'è tanto bisogno di te qui. » <~ Andare a Missenham è il solo svago che ho. L'unico momento in CUi POSSO vedere qualche faccia nuova, invece della tua o di quelle di Lovell e Smith. » « Eh, già, hai ragione » convenne lui soprappensiero. « Dev'essere pluttosto tnste per te restare sempre inchiodata qui. Al mercato, almeno, vedi un po' di gente. » Kirren intuí quale corso stessero seguendo i suoi pensieri. « Vuoi dire che potrei trovarci anche un marito? » « Be', dovrai pure cercarlo da aualche nart~ nn'7 ~ rih ittf ~ qA." con un malizioso sorriso. Capitolo 4 N ELL'AUTUNNO DEL I855, Warren Oakley lasciò l'incarico di fattore della Peele e Jim prese il suo posto. Guadagnava diciotto scellini la settimana, ora, che per un giovanotto di ventun anni erano una somma considerevole. Nonostante la sua giovane età, gli uomini della fattoria nutrivano un grande nspetto per lui, sapendo che qualunque lavoro stessero Iacendo, J?m sarebbe stato capace di farlo bene come loro. Ma ormai lUi Sj toglleva ben di rado la giacca, perché il posto che occupava comportava anche un certo prestigio. Jim indossava un bel vestito di lana e cavalcava un ottimo cavallo pomellato. Non doveva piú faticare, ormai, ma soltanto organizzare il lavoro e badare che fosse eseguito per bene, ed era felice e orgoglioso di quel compito. Compito che contemplava una quantità di incarichi diversi. D'in- verno, per esempio, quando alla Peele c'erano degli ospiti venuti in massima parte per cacciare, toccava a lui prowedere perché l'illustre compagnia potesse godersi una perfetta partita di caccia. Gli ospiti erano tUtti $ent?1uomini di campagna delle contee vicine, conosciuti nei circoli degh agncoltori. 328 LE DUE FATTORIE A volte, i Sutton ricambiavano quelle visite, andando a caccia nelle piú famose tenute della regione, come la Langley. E spesso Philip restava assente anche per qualche mese di fila. Suo padre non ne era per niente contento e una volta lo rimproverò. « Non voglio rovinarti il divertimento, figliolo, ma credo sia tempo che tu metta la testa a partito e ti cerchi una brava moglie, invece di ¨ vagabondare per tutto il Paese! » .~ « Sembri dimenticare che alla Langley ci sono tre belle ragazze » ribatté lui. . « Ah, sicché è da quelle parti che tira il vento! » esclamò Sutton, ammansito. « E quale delle tre grazie è la favorita? » « La piú giovane, Caroline. E la prossima volta che andrò là, intendo dichiararmi. » « Magnifico! Io stesso non avrei saputo scegliere di meglio! » - Fu NELLA PRIMAVERA del 1858 che Jim conobbe Jane Reynolds e s'innamorò di lei. Il padre della ragazza, che possedeva una vetreria a Birmingham, aveva comprato da poco la fattoria Hide House, nei pressi di Abbot's Lyall, e John Sutton, da vicino premuroso, era subito andato a fargli visita, portando con sé anche Jim. Alec Reynolds si era trasferito alla Hide House soltanto per godersi - insieme con la moglie e la figlia - i beneficii della vita in campagna, e la fattoria, di circa cento acri, rappresentava il suo hobby. Lui stesso confessò di non sapere niente di agricoltura. « Jim le insegnerà come ricavare il meglio dalla sua terra » gli pro- pose Sutton. « Segua i suoi consigli e non se ne pentirà. » « Molto gentile da parte sua. » « Per carità! » Fu cosí che Jim, durante il mese di aprile, trascors~ buona parte del proprio tempo alla Hide House ed ebbe modo di conoscere Jane Reynolds. Lui aveva ormai ventiquattro anni, e Jane diciotto, e nel corso della primavera e del principio dell'estate la loro amicizia creb- be e fiorí sotto lo sguardo benevolo e, sembrava, consenziente dei ge- nitori di lei. Anche John Sutton seguiva con interesse gli sviluppi della storia d'amore di Jim, che in linea di massima approvava. « Jane Reynolds è la ragazza piú graziosa che io abbia visto da un pezzo a questa parte » osservò. « Ed è anche intelligente. Ma sarà la moglie adatta per uno della tua condizione? » Una domanda alla quale era difficile rispondere. Essendo innamo- rato di Jane, Jim era naturalmente portato a pensare che sarebbe stata la moglie perfetta, ma non poteva negare che lui era soltanto un lavora- tore dipendente e che non avrebbe potuto permettersi il tenore di vita 329 cui Jane era abituata. Tuttavia, aveva certe ambizioni e una discreta somma da parte ed era ottimista di natura. Sapeva che avrebbe potuto fare grandi cose per Jane, se lei avesse avuto fiducia in lui. Una sera, sul finire di luglio, i due giovani passeggiavano insieme nei prati della Peele. Jane era già stata parecchie volte alla fattoria di Sutton, ma non si era mai spinta fino a quei pascoli cosí lontani e Jim le indicò iI fienile solitario dov'era stato abbandonato dallo zio tredici anni prima. Lei fissò quel posto con i grandi occhi azzurri. « Non hai avuto paura a trovarti la da solo, cosí piccolo? » « Mi piacevano le civette. Mi facevano compagnia, nel buio. Però sí, avevo paura. . . di ciò che mi riservava il futuro. » « Tuo zio era un uomo senza cuore. » « Ma è stata la mia fortuna, perché in nessun altro posto mi sarei trovato meglio che qui, col signor Sutton. » « Sí, so che è stato molto buono con te; comunque lui stesso ammette che lo hai largamente ricompensato lavorando come hai fatto alla fattoria. » Camminavano fianco a fianco, poi Jim si fermò a guardare la ragazza e lei sostenne iI suo sguardo senza alcun impaccio « Fa qualche differenza per te sapere che sono un trovatello? » « Differenza? Come sarebbe a dire~ » « Credo che tu sappia... anzi, sono certo che sai... che io ti amo e desidero sposarti, ma. . . » « Oh, ci sono dei "ma"! » ribatté Jane, fingendosi delusa. « Il punto è di vedere se sono un partito abbastanza buono per te. » « Sclocco » sussurrò lei, alzandosi in punta di piedi per baciarlo sulla bocca. Jim l'abbracciò e la tenne stretta, mentre la ragazza gli si appog- giO contro con un lieve sospiro, che lui sentí dolce e caldo sulle labbra. Era la prima volta che Si baCiaVanO. « Questo significa che mi vuoi bene? » « Dovrebbe, direi. » « Abbastanza per sposarmi? » « Buon Dio, quanto corri! » « No, no... Cioè, devo dirti alcune cose, prima. Quanto guadagno quali prospettive ho davanti a me... » « Cose materiali. » « Sí, certo. » Proseguendo la passeggiata attraverso i campi, Jim fece del proprio meglio per raccontarle tutto di sé stesso. « Ho circa milleduecento sterline e un gregge di cinquanta pecore che ne varrà piú o meno ottanta. E guadagno diciotto scellini la settimana... » « Diciotto scellini! Tutto qui? » 330 LE DUE FATTORIE ,~ « Diciotto scellini non sono pochi. Quasi tutti i fattori ne prendono quindici. Se la mia paga ti sembra troppo bassa, ti dirò che ho in programma di affittare un po' di terra per conto mio. Soltanto una trentina di acri, per cominciare, dove possa allevare un po' di mucche e magari un paio di maiali. E un giorno mi prenderò una fattoria bella grande, e diventerò un agricoltore indipendente. » « E quanto pensi che ci vorrà? » « Una decina d'anni, forse. Credi di poter adattarti a essere la moglie di un semplice fattore, nel frattempo? » ~' « Tutto dipende da quello che deve fare la moglie di un fattore » rispose Jane, molto seria. ~ntanto, erano arrivati nei pressi della vecchia casa colonica della . Peele, che vedevano sotto di loro, con le sue persiane verdi, il grande comignolo e il portico semisommerso dalle rose rampicanti. Orientata com'era a ovest, in quel momento stava colorandosi tutta di rosa nella luce del tramonto. « Quella » disse Jim, « è la casa dove la moglie del fattore - sempre che lo voglia - dovrebbe occuparsi del proprio marito. » « Possiamo entrare? » « Certo, come no! » Mano nella mano, scesero il dolce pendio. « Per agire correttamente, dovrei andare al piú presto da tuo padre a chiedergli la tua mano. » « So già quello che dirà. Che sono troppo giovane. » « Ma potremmo almeno fidanzarci. » « Non lo so, non ne sono certa. Ma penso che se gli parlo prima io, potrò spianarti la strada. » « Temo tanto che non mi consideri abbastanza all'altezza, per te. . . » « Sss! » Jane gli si strinse contro e Jim si chinò a baciarla sulle labbra. Poi lei si scostò e disse in un sussurro: « Adesso basta parlare di cose serie, promesso? Mi sento in vena di essere sciocca e allegra ». ALLA FINE di luglio, Philip tornò a casa da una delle sue solite gite di cortesia, chiamato da una lettera del padre che gli accennava a "inte- ressanti sviluppi alla Godsakes riguardanti il nostro amico Riddler". E - quella sera a cena, presente anche Jim, Sutton espose al figlio tutti i particolari. « Riddler è veramente finito, stavolta. Deve denaro a tutti e ieri, quando gli ufficiali esattori sono stati alla fattoria per sequestrargli le mucche - benché gliene siano rimaste soltanto due - lui li ha accolti al cancello armato di fucile. Comunque, e questa è la cosa piú importante per noi, è rimasto indietro con le rate dell'ipoteca e la banca gli ha dato tempo un mese per pagare tutti gli arretrati. » « Allora è a un passo dalla rovina? » 331 r~ : « Proprio cosí, figliolo » confermò Sutton con profonda soddisfa- zione. « Ormai è soltanto questione di settimane, poi la Godsakes sarà nostra, finalmente. » Guardò Jim. « Allora avremo oltre cinquecento acri da coltivare. C'è di che essere orgogliosi per il fattore di una tenuta simile, no? » « Sí, certo, da parte mia ho motivo di essere ben contento » rispose lui. « Soltanto non vorrei che l'acquisto della Godsakes, che vi sta tanto a cuore, significasse la rovina di un uomo che ha lottato dura- mente per tutta la sua vita. » « Jim è un sentimentale » osservò acidamente Philip mentre si accen- deva un sigaro, « e h~a sempre avuto la tendenza a sentirsi dispiaciuto per Morns Riddler. E una fortuna, per noi, che non debba essere lui a decidere. » « Giustissimo » convenne Jim e, alzandosi da tavola, si scusò spie- gando di dover parlare di un certo lavoro col vecchio Abelard. Rimasto solo col figlio, John Sutton sospinse verso di lui una botti- glia di Porto. « Non mi hai ancora parlato del tuo ultimo giro di visite » disse. « Come vanno le cose con Caroline? » « Non vanno affatto. Sta per fidanzarsi con uno dei figli del colon- nello Conroy. » « Oh! » Sutton restò in silenzio per qualche momento, scrutando il figlio con un'espressione affettuosa e maliziosa a un tempo. « Be', c'è una quantità di altre belle ragazze in giro. Ma sembra che Jim stia per batterti sul tempo per quanto concerne la scelta di una moglie. » « Davvero? E chi sarebbe la fortunata mortale? » « Una che non conosci. » « Ma pensa un po', Jim innamorato! » Philip si versò un bicchiere di Porto e ne bevve un sorso. « Devi raccontarmi tutto. » AI PRIMI DI AGOSTO, ebbe inizio la mietitura e da quel momento Jim fu occupatissimo, perché alla Peele l'estensione del terreno coltivato a cereali, si accresceva di anno in anno. E intanto Philip, spinto dal padre, Si recava di frequente a Missenham a raccogliere informazioni SUi debiti di Morris Riddler, informazioni che sarebbero potute tornare utili a Sutton all'atto dell'acquisto della Godsakes. Un pomeriggio, rientrando da una di quelle spedizioni, Philip svoltò al crocevia appena fuori di Abbot's Lyall e si spinse a cavallo su per la stradina che portava alla Hide House. Era una giornata caldissima e quando raggiunse il fiume Cran, Philip si diresse verso il guado perché la sua giumenta potesse bere e rinfrescarsi. Mentre se ne stava lí, tranquillamente in groppa al suo cavallo, vide una ragazza !n abito di mussolina azzurro chiaro, con un ampio cap- pello di pagha dello stesso colore, scendere lentamente lungo la riva 332 opposta del fiume cogliendo margherite. Era quasi arrivata al guado, quando un colpo improvviso di vento le strappò il cappello di capo. Lei fece un maldestro tentativo di fermarlo, con un gridolino di sgomento, ma il cappello volò via finendo nel fiume. Philip, balzato subito a terra, riuscí ad afferrarlo mentre galleggiava sull'acqua lo ripescò e gli diede una scrollata. La ragazza, intanto, era giunta dali'altra parte del guado e Philip, col cappello in mano, alzò il viso a guardarla. « Non ho bisogno di chiederle chi è » disse. « La riconosco dalla descrizione di mio padre. » « Suo padre? » Lei ricambiò lo sguardo, chinando lievemente la testa di lato. Tenendo la cavalla per le redini, Philip attraversò il guado e risalí il sentiero sull'altra sponda. « Sono Philip Sutton, della fattoria Peele » si presentò con un lieve inchino, porgendo il cappello alla ragazza. « Temo che sia un po' bagnato! » DURANTE tutto il mese di agosto, Jim approfittò di ogni momento libero per correre alla Hide House nella speranza di vedere Jane, ma ogni volta se ne veniva via deluso. La ragazza o era "andata in paese" o era "fuori per un picnic con alcuni amici". E la volta in cui provò a recarsi là di sera, si sentí rispondere che era "a letto, con un mal di testa che le impediva di vedere gente". Ma quando tornò, la mattina seguente, per sentire come stava, Jane si era ripresa cosí bene da poter andare a fare una passeggiata a cavallo lungo il fiume "con una comi- tiva di Allern Hall". A Jim parve strano che in tutto quel tempo Jane non si fosse mai spinta alla Peele per vedere lui, come aveva fatto tante volte in prece- denza. « Fa una vita talmente turbinosa in questi giorni... » gli spiegò la signora Reynolds. « Sembra che nessuno possa fare a meno di lei, fra tutti i nostri cari vicini, capisce? » « Già, sembra proprio cosí » mormorò Jim. « Comunque, sono con- tento che stia meglio. » Poi, ripensando alle parole della signora Reynolds mentre tornava alla fattoria, gli apparvero sempre piú chiari l'evasività e persino un certo imbarazzo nelle maniere di lei. E quella sensazione si fece cosí forte che a un certo punto, invece di proseguire per la sua strada, scese lungo la riva del fiume Cran e là, qualche centinaio di metri piú a valle, dove i salici formavano una macchia ombrosa, scorse Jane e Philip che camminavano a braccetto, completamente assorti l'uno nell'altra, come innamorati. Poco lontano eranO legati i loro cavalli, ma non si vedeva traccia della "comitiva di Allern Hall". Jane e Philip erano assolutamente soli. Non si erano accorti di Jim e lui si allontanò senza farsi vedere. 333 Scoprirli insieme era stato un duro colpo, e la collera che provava sembrava svuotarlo di ogni energia. In quel momento si sentiva troppo offeso, troppo vulnerabile per affrontarli. Aveva bisogno di tempo per restarsene solo a riflettere, per assimilare il dolore, per decidere su quello che avrebbe potuto fare. GLI BASTO un'ora. Poi la collera, invece di fiaccarlo, gli diede una nuova forza. Sí, in fondo al cuore nutriva ancora un'esile speranza: dopo tutto, poteva esserci una qualche innocente spiegazione per ciò che aveva visto. Ma doveva averne la certezza. Cosí si awiò di nuovo lungo la stradina che portava alla Hide House e aspettò che Jane tor- nasse a casa appoggiato al tronco di una grande quercia. Quando la ragazza se lo trovò davanti sul sentiero, impallidí di colpo e, mentre lui le afferrava le briglie del cavallo, fece una risatina ner- vosa. « Jim! Ma guarda chi si vede! Pensavo che fossi a mietere. » « Sono stato a casa tua un'infinità di volte, te l'avranno detto. » « Oh, sí, ma sono uscita tanto spesso, in questo periodo... » « Devo dirti una cosa, Jane » l'interruppe lui. « Circa un'ora fa ti ho vista insieme con Philip Sutton, giú al fiume. » « Oh! Mi stai spiando? » « Pensala come vuoi. Quello che desidero sapere è a che punto mi trovo con te. Hai detto di amarmi. » « Sí, ma... » « Hai anche aggiunto che mi avresti sposato. » « No, questo non l'ho mai detto. » « Però intendevi parlarne a tuo padre. » « Sí, è vero. Ma non sapevo quando. » « Significa che potresti ancora farlo, anche adesso? » « No. Adesso no. » « Perché ti è capitato qualcosa di meglio? » « Jim, mi dispiace dawero, credimi. Non volevo ferirti « Lo snoserai? » « Sí. » « In tal caso non c'è altro da dire... salvo due o tre cosette che dirò personalmente a Philip. » « Quali cose? » volle sapere Jane. Ma Jim le aveva già voltato le spalle, impaziente di tornare il piú in fretta possibile alla Peele. PHILIP era sulla porta della scuderia e stava parlando con Clements lo stalliere. Quando vide arrivare Jim, gli andò incontro, battendosi ii frustino contro uno stivale. « Mio padre è in giro a cercarti e nessuno ha saputo dirgli dov'eri! » LE DUE FATrORIE « Ho appena visto Jane. » « Ah... » Lo sguardo di Philip si fece attento, guardingo. « Mi ha detto che state per sposarvi. » « Se ha detto cosí, dev'essere vero. » « Non hai perduto tempo! Sei a casa da appena un mese, e non ti ho mai sentito parlarne. » « Avevo un buon motivo. Cercavo di non urtare i tuoi sentimenti, dato che mi sono innamorato subito di lei, come lei di me. » « Innamorarsi le riesce molto facile, a quanto pare. » « Non è un'osservazione da gentiluomo. » « Non sono un gentiluomo, io, né mai ho preteso di esserlo. » « No? » osservò Philip, inarcando le sopracciglia. « Eppure speravi di sposare una ragazza di un ceto superiore. » Allargò le braccia in un gesto di incredulità. « Tu, un misero fattore che guadagna diciotto scellini la settimana, pensavi di poter impalmare Jane con il tuo misera- bile conto in banca e le tue chiacchiere su una piccola fattoria... » Sebbene si aspettasse una reazione, Philip fu colto di sorpresa dal fulmineo manrovescio che gli arrivò in pieno viso. Fino a quel mo- mento, Jim era riuscito a controllare i propri sentimenti, ma nell'udire che le ambizioni da lui gelosamente nutrite erano state oggetto di dileg- gio, aveva perso ogni freno. E quando Philip, con un'esclamazione soffocata, lo colpí col frustino, gli sferrò un pugno nello stomaco che lo mandò lungo disteso. A un tratto comparve John Sutton. « Che diavolo succede? » Philip si rialzò lentamente. « Jim ha appena scoperto che sto per sposare Jane » spiegò, massaggiandosi una guancia. « Stai per fare che? E quando? » Philip si spolverò il vestito. « Hai detto tante volte che era tempo che mi sposassi, no? Ma si dà il caso che la ragazza in questione sia una sulla quale Jim pensava di avere dei diritti. » « Be', non sono cose che si possano sistemare facendo a pugni come stallieri. » Sutton guardò Jim. « Se Jane ha fatto la sua scelta. . . » « Oh, sí, certo che l'ha fatta » ribatté lui con profonda amarezza. « Ma non deve stupirsi se non sono molto ansioso di porgervi le mie felicitazioni. Bene, e ora devo tornare al lavoro, se voglio guadagnarmi i miei diciotto scellini la settimana! » Se ne andò a gran passi e Sutton si voltò verso il figlio. « Vieni dentro » disse. « Devo parlarti. » PIU TARDI, quella stessa mattina, Jim fu awertito che Sutton deside- rava vederlo nel proprio studio. Lo trovò solo. « E una gran brutta faccenda, Jim » iniziò il padrone, « e non so dirti quanto mi dispiaccia. Ne ho parlato a lungo con Philip e gli ho detto chiaro e tondo che cosa penso di lui. Ma sembra che sia assolutamente deciso a sposare Jane. » Jim non aprí bocca. Sutton gli fece cenno di sedersi, ma lui scosse la testa e rimase in piedi. « A sentire Philip » continuò Sutton, « intendono sposarsi molto presto, addirittura quest'autunno, ai primi di ottobre. A me pare che abbiano una fretta eccessiva, ma cosí stanno le cose... Che hai inten- zione di fare, tu? » « Io? Perché, che cosa dovrei fare? » « Be', è chiaro che non potrai continuare a restare qui, nella stessa casa con Philip e Jane, e in rapporti cosí tesi con lui. Secondo me, la soluzione migliore sarebbe che tu te ne andassi, magari in Canada, nella fattoria di mio cugino Tom. » « In Canada? » ripetè Jim. « Un po' lontano, non le pare? » « Significherebbe una nuova vita, ragazzo mio. Una sfida, un'avven- r tura! Tom possiede una fattoria di cinquemila acri, nell'Ontario. Chilo- metri e chilometri di granturco! Sarebbe una splendida occasione, per te, e tanto meglio per tutti se partissi prima delle nozze. Risparmieresti dei dispiaceri a te e a loro. » « Qualunque cosa io faccia, non la farò certo per risparmiare dispia- ceri a Philip! » . « Capisco che cosa provi, ma... lui è mio figlio, non scordarlo. » « E io non sono figlio di nessuno, vero? Non ho famiglia, né terre- ni, né casa. » Sutton sospirò, comprensivo, ma gli premeva conoscere la risposta di Jim. « Allora? Che cosa ne pensi della mia idea? » Jim si girò bruscamente e si avviò verso la porta. « Ci rifletterò so- pra e le farò sapere. » Capitolo S UNA VOLTA ANCORA aveva bisogno di riflettere e questa volta, gui- dato da una sorta di istinto primitivo, salí i dolcl pendii di Luton Camp Raggiunta la cima, sedette sopra un monticello erboso, a ridossO di un biancospino, e rimase a fissare la valle che si stendeva sotto di lui. Amava tutto ciò che lo circondava e il pensiero di lasciarlo gli riempí il cuore di pena e di rabbia impotente. Ma John Sutton aveva ragione: non poteva piú restare alla Peele. Tuttavia, la mancanza di una possibilità di scelta destava in lui un sentimentO di violenta ribellione ed era proprio quello - il fatto che tutto il suo futuro venisse deciso al di fuori della sua volontà - che lo spingeva a respingere il progetto di Sutton di mandarlo in Canada. 337 LE DUE FATTORIE Della propria vita era padrone lui. E mentre se ne stava seduto lí guardando la valle, confrontando le terre ricche e fertili della Peele con le distese brulle e neglette della Godsakes, vide la possibilità di far qualcosa che avrebbe potuto coronare le proprie ambizioni, frustran one al tempo stesso una di Sutton. Quel pensiero portò con sé un'improvvisa risolutezza, che mutò di colpo dolore e collera in forza e vigore. Jim si sentí spronare da un'a cuta impazienza. Balzò in piedi e scese rapidamente la collina, dirigen dosi verso la Godsakes. TRE GIORNI prima, Morris Riddler aveva ricevuto un avviso ufficiale dal tribunale della contea con l'intimazione che, in mancanza del pa- gamento di determmati debiti e imposte, la proprietà nota come God- sakes sarebbe stata posta in vendita a mezzo di asta pubblica lunedí 27 Letto l'avviso, Riddler l'aveva fatto a pezzi, dicendo all'ufficiale giu- diziario che gliel'aveva consegnato che chiunque si fosse presentato lí con la pretesa di mettere all'asta la fattoria avrebbe ricevuto una sca- rica di fucilate nella schiena. Perciò, quando aveva visto avvicinarsi Jim, Riddler si era appostato al cancello imbracciando il fucile. « Che cosa vuoi? » ringhiò in segno di saluto. « Sono venuto a farle una proposta. » « Se ti manda Sutton, la cosa non m'interessa. » « I Sutton non c'entrano. Si tratta di un affare mio personale. Loro non sanno nemmeno che sono venuto. » Riddler inar~cò un sopracciglio, fissando Jim con una lunga occhiata penetrante. « E accaduto qualcosa, fra voi? » « Gia. » « Be', credo di sapere che cosa. Ho sentito dire che tu e Philip Sutton stavate dietro alla stessa ragazza. » « In tal caso, lei l'ha saputo prima di me. » Riddler aprí lo sgangherato cancello. « D'accordo, vieni avanti. E meglio che andiamo in casa. » La cucina della fattoria era penosamente spoglia. L'intero arredo era costltulto da un tavolo, tre sedie e una modesta credenza, tutto ciò che poteva avere un valore commerciale, alla Godsakes, era stato venduto per pagare i debiti. Kirren, che stava spazzando il pavimento di pietra, alzò gli occhi stupita nel vedere entrare iI padre in compagnia di Jim e si appoggiò al manico della scopa fissando l'ospite con la fronte corrugata, colta dagli stessi sospetti che aveva avuto in precedenza suo padre. Riddler sedette al tavolo e accennò a Jim di fare altrettanto. 338 « Conosci mia figlia Kirren? » domandò, poi girò la testa verso la ragazza. « Lui è Jim Lundy, della Peele. » « So benissimo chi e! » ~ « Non è il caso di usare questo tono! Non è venuto per buttarci ;~ fuori. » Riddler guardò Jim, seduto impassibile di fronte a lui. « Una proposta, hai detto? » « Sí, e non starò a menare il can per l'aia. Voi siete ormai ridotti sul lastrico, lo sapete benissimo tutti e due. Il debito che vi resta da pagare alla banca ammonta a poco piú di seicento sterline, ma al momento il vostro problema piú urgente sono gli interessi da pagare su quella . somma e alcuni altri debiti che avete in giro. » « Duecento sterline in tutto! Mi basterebbero duecento sterline Però non riesco a trovarle e cosí mi portano via tutto quanto! » esclamò amaramente Riddler. Ma nei suoi occhietti socchiusi brillava già un lieve raggio di speranza. « Tu sei forse venuto qui con qualche solu- zione miracolosa? » « Sono venuto a offrirle di pagare tutti i suoi debiti. » « Che cosa? » ansimò Riddler, mentre Kirren si awicinava in silen- zio. « E che vorresti, in cambio? » « Una compartecipazione nella fattoria. » « Soltanto? » « No, la mia proposta va molto piú in là » spiegò Jim. « Ho da parte milleduecento sterline, i miei risparmi di tredici anni, e in piú un gregge di pecore che ne varrà un'ottantina. Le propongo di usare il mio denaro per pagare i debiti, comprare del nuovo bestiame e far fronte alle spese correnti. Poi lavoreremo insieme per rimettere in sesto la fattoria e, quando ci saremo riusciti, metà della proprietà sarà mia. » « Non ti pare di chiedere troppo, per milleduecento sterline? Hai una pallida idea di quanto ho dovuto sborsare per diventare padrone di questafattoria? » t « Sí, tremila sterline. Ma non ne ricaverà nemmeno la metà, ora, ridotta com'è. Comunque, io le sto offrendo di guadagnarmi il resto della mia compartecipazione lavorando per riportare la Godsakes al suo antico splendore... » « Va bene, hai detto la tua! Ma io non mi sogno nemmeno di condi- videre con qualcuno una fattoria che è stata esclusivamente mia in tutti questi anni! » « Cosí la perderà tutta intera » ribatté Jim. « Quando sarà messa all'asta, andrà al maggior offerente. E il maggior offerente, lo sa benis- simo anche lei, sarà John Sutton. » « E con questo mi hai messo con le spalle al muro, vero? Sai che farei qualunque cosa per impedire che lui allunghi le mani sulla mia fattoria! Però ci sono un paio di cosette da mettere subito in chiaro. Che cosa 339 LE DUE FATrORIE accadrà, per esempio, alla mia morte? La mia parte della fattoria pas- serà a Kirren. E tu, allora, continueresti a restare socio con lei? » « A quell'epoca, se tutto andrà bene, la fattoria sarà di nuovo pro- spera e iO potrò rilevare la sua parte. » Riddler si girò sulla sedia per guardare la figlia. « Che cosa te ne pare? » domandò. Kirren si strinse nelle spalle. « Mi sembra un progetto abbastanza raglonevole » rispose. « Tranne l'idea di buttare fuori me. » « Di comprare la tua parte, non di buttarti fuori » precisò Jim. « La sostanza è sempre la stessa. Perderei comunque la mia casa. » Quella reazione sorprese Jim. Non aveva mai parlato con Kirren, ma sapeva fin troppo bene quale fosse stata la sua vita alla fattoria e aveva immaginato che avrebbe accolto con gioia l'opportunità di andarsene. « Significa tanto questo posto per te? » domandò. « Non Ci ho mai pensato, finora, ma è la sola casa che io abbia mai avuto e Iddio sa quanto ci ho lavorato duramente! » « Ma saresti ripagata di tutto il tuo lavoro perché, se rilevassi la tua quota della fattoria, avresti denaro sufficiente per comprarti una casetta da qualche altra parte e vivere tranquillamente per il resto dei tUOi giorni. » « D'altronde » asserí lei, « se tutto andasse bene come pensi tu, potrei essere lo ad acquistare la tua metà! » « Oh, no, questo non lo accetterei mai! » replicò Jim in tono enfa- tlco. « La fattoria la vorrei per me. » « Come mai tanta smania di averla? » intervenne Riddler. « Per dispetto verso i Sutton e quella ragazza della Hide House? » « I miei motivi non hanno alcuna importanza. Desidero avere la fattoria e basta. » « A quanto pare, la vogliamo tutti e tre » osservò Riddler. « Siamo uniti almeno in questo. Ma supponiamo che io crepi prima che la fattoria abbia ricominciato a rendere. Voi due sareste costretti a restare qui a lavorare insieme, e questo non sarebbe decente. La gente farebbe chissà quante chiacchiere ! » Jim ammutolí. Gli sembrava incredibile che una sciocchezza simile potesse mandare all'aria il suo progetto. Ma prima che riuscisse a tro- vare qualcosa da ribattere, Riddler continuò: « Il tuo progetto è ottimo, ma non hai preso in considerazione tutti i particolari. Se tu e Kirren vi sposaste, si sistemerebbe ogni cosa. Cosí tu potresti restare padrone della fattoria senza dover buttar fuori di casa mia figlia e non Cl sarebbe bisogno di complicati accordi legali ». I due giovani lo fissarono entrambi sbarrando gli occhi. « Non dirà sul serio, spero! » mormorò finalmente Jim. « Il matri- monio non rientrava affatto nei miei progetti! » 340 « E men che meno nei miei » dichiarò Kirren. « Non sposerò certa- mente un uomo soltanto per far piacere a te e conservare la fattoria! » « Io non sto pensando a me stesso, ma al tuo futuro, Kirrie, quando io sarò morto e sepolto e tu resterai sola, senza nessuno che badi a te. Non so se ti capiterà ancora l'occasione di un marito che ti casca cosí fra le braccia. . . » « Quante volte devo ripeterti che un marito è l'ultima cosa che voglio? » Con un gesto di rabbiosa impazienza, Kirren si rimise a spaz- zare il pavimento. « Per ritrovarmi a fare la vita che la mamma ha fatto con te? Eh, no, mio caro! Preferirei morire! » La violenza dell'esplosione di Kirren ebbe uno strano effetto su Jim. Acuí la sua amara delusione e, osservando meglio la ragazza, gli sem- brò di vederla bene per la prima volta. Riddler, cogliendo quello sguardo, intuí i suoi pensieri e disse astuta- mente: « Bene, visto che siete entrambi cosí contrari al matrimonio, mi F sembra che siate proprio adatti l'uno per l'altra. Perché non conside- rate la vostra unione come un semplice accordo d'affari? Pensaci, Jim: se tu volessi mandare via Kirren, dovresti poi trovarti un'altra donna che cucini per te e ti tenga in ordine la casa. E una moglie avrebbe il vantaggio che non dovresti pagarle lo stipendio ». . « Ah, ecco che veniamo al nocciolo della questione » ironizzò Kir- ren. Aveva smesso di nuovo di spazzare e ora fissava intensamente Jim. I loro occhi si incontrarono in uno sguardo fermo, che esprimeva una sorta di ostile riserva, ma quell'ostilità costituiva in un certo modo un legame fra loro. Erano estranei l'uno all'altra, ed estranei volevano rimanere. Jim si rivolse alla ragazza in tono cauto e sommesso: « Non vorresti prendere in considerazione la cosa alla stregua di una combinazione d'affari, come ha detto tuo padre? Semplificherebbe enormemente la situazione, riguardo alla proprietà comune della fattoria ». « Oh, sí, la semplificherebbe meravigliosamente » ribatté Kirren. « Una moglie non ha quasi alcun diritto in fatto di proprietà! » « E vero, ma ne ha in altri campi. Intanto, un marito è tenuto a mantenerla e a trattarla sempre col massimo rispetto, e questo è un dovere che io compirò coscienziosamente. » Kirren sembrava ancora dubbiosa. « Come so di potermi fidare? » « Non puoi saperlo » rispose Jim, guardandola negli occhi. « Non è certo il caso di fare un giuramento scritto davanti a un notaio! » Riddler rise cinicamente. « Puoi sempre chiudere a chiave la porta della tua camera, Kirrie, è molto semplice! E tu, Jim, se hai le stesse preoccupazioni, puoi fare altrettanto! » « Sua figlia ha bisogno di un po' di tempo per riflettere » disse Jim. « E anch'io, del resto. » 341 LE DUE FATTORIE « D'accordo. Ma ricorda, queste sono le mie condizioni: niente matrimonio, niente affare. Capito? Su, vieni con me, adesso Ti mostrerò tutto quello di cui stai per entrare in possesso, cosí intanto Kirren avrà tempo per pensare. » ERANO TRASCORSI sette anni da quando Jim aveva posto piede per la prima volta alla Godsakes e, in quegli anni, la rovina era stata com- pleta. Tutti i campi erano ormai ridotti a distese di erbacce selvatiche con macchie di rovi e di pruni qua e là. Gli aratri di Riddler, non usati da anni, giacevano in un angolo del fienile cadente, semisepolti sotto uno strato di ciarpame. Tutti i fabbricati della fattoria erano fatiscenti e, come la terra stessa, infestati da parassiti. « Una vista che fa male agli occhi, vero? » commentò Riddler « E tutto per colpa di Sutton. Era un'ottima fattoria, un tempo, ma quando mi si presentò l'occasione di comprarla, Sutton alzò a bella posta il prezzo e~io fui costretto a contrarre un prestito che prosciugò ogni mia risorsa. E stato come se mi fossi impantanato nelle sabbie mobili: piú mi davo da fare, piú andavo a fondo. » Dopo un poco, si fermarono. Il giro li aveva riportati davanti all'aia della fattoria e i due uomini si appoggiarono fianco a fianco al muretto di cinta, guardando le poche, magre galline che razzolavano fra la polvere. « Al!ora » domandò Riddler, « pensi di poter riuscire a rimetterla in piedl? » « Sí, se mi lascerà libero di fare le cose a modo mio. » « Ah, vuoi avere tu il comando, è cosí? » « Discuteremo di tutto assieme, come si fa tra buoni soci Ma finora è stato lei a prendere le decisioni e i risultati sono lí da vedere. E dal momento che i soldi saranno i miei... » « Va bene, va bene, non continuare a rinfacciarmelo! » l'interruppe Riddler con cipiglio adirato. « Chi paga il pifferaio, sceglie la musica che vuole . E jo so che sei un bravo lavoratore . . . non saresti diventato il fattore di Sutton, altrimenti. » Girò il capo dall'altra parte, poi tornò a guardare Jim. « Da come parli, sembra che tu abbia concluso di accet- tare le mie condizioni. » « Difatti, le accetto. » « Dunque tutto dipende da Kirren, adesso » mormorò Riddler. « Andiamo a sentire che cosa ne dice. » Lei li stava aspettando sotto il portico posteriore. « Allora, signorina? Hai deciso? » « Sí. » Guardò Jim. « Se lui ci sta, ci sto anch'io. » Riddler riuscí a stento a contenere la sua gioia. Si girò verso Jim con aria trionfante e gli diede una gran manata sulla schiena, prendendo contemporaneamente un braccio di Kirren e stringendoglielo forte. « Andiamo dentro, ragazzi! Ci dev'essere rimasta una bottiglia di vino. Brinderemo alla dannazione dei Sutton! » JIM TORNO alla Peele poco dopo le due, salí silenziosamente in camera sua, mise i vestiti e le altre sue cose in una vecchia sacca di tela che si gettò su una spalla, poi scese, andò a bussare alla porta dello studio di Sutton ed entrò senza aspettare risposta. « Che cos'è questa storia? » domandò il padrone, accigliandosi e guardando di traverso la sacca di Jim. « Poiché lei vuole che me ne vada, ho pensato che tanto vale che me ne vada immediatamente... ma non in Canada. Soltanto fino alla Godsakes. » « Alla Godsakes? » gli fece eco distrattamente Sutton. Poi gli nac- que un subitaneo sospetto. « Che diavolo vuoi dire? » « Pagherò i debiti di Riddler, cosí diventeremo soci e lavoreremo insieme per rimettere a nuovo la fattoria. Ho appena concluso un accordo con lui e ora vado là... per sempre. » ~' « Intendi farmi questo? » Sutton era paonazzo, ora. « Sai che l'ho ~` sempre voluta io, quella fattoria! Sono anni che aspetto! » « Oh, sí, lo so bene, esattamente come Philip sapeva che io vole- voJane. » « Eh, quante storie per una ragazza! Guardati allo specchio, Jim. Hai quanto basta per poter scegliere fra una dozzina di ragazze. Non faticherai molto a trovare un'altra moglie. » « L'ho già trovata. Sposo Kirren Riddler. » « La figlia di Riddler? Ma non la conosci nemmeno! » « Non conoscevo nemmeno Jane, a quanto pare. » Sutton era furibondo, ora. « Vuoi dire che sposi la ragazza unica- mente per poter mettere le mani sulla fattoria? Dopo tutto quello che io ho fatto per te, dopo che ti ho dato una casa per tutti questi an- ni! Dopo averti allevato e avere avuto cura di te quasi come se fossi miofiglio! » « Lei è sempre stato molto buono con me e io gliene sono immensa- mente grato » riconobbe Jim. « Ma ora, senza che abbia fatto niente di male, vorrebbe mandarmi in un posto dove non ho alcun desiderio di andare e senza dubbio, se potesse, mi cancellerebbe volentieri dalla faccia della terra. Bene, io sarò meno di niente, ma nessuno può conte- starmi il diritto di fare ciò che voglio della mia vita. » Jim tacque, fissando Sutton dritto negli occhi, in cui vedeva un riflesso della propria collera amara. « Mi dispiace che debba finire cosí » mormorò dopo un momento~ esitante e impacciato. « So che la mia decisione di andare alla Godsakes metterà fine per sempre alla nostra amicizia. » 342 343 LE DUE FATTORIE « Lo fai per vendetta, immagino » sibilò il padrone. « Comunque sia, la colpa è di Philip. » Poco dopo, col suo lungo bastone da pastore in mano e il suo cane Jess alle calcagna, Jim si dirigeva verso i pascoli a raccogliere il proprio gregge, mentre Sutton lo seguiva con occhi torvi dalla soglia di casa. IN CIMA al viottolo che portava alle terre della Godsakes, Riddler e Kirren osservavano il piccolo gregge ben ordinato che saliva lenta- mente il pendio, seguito dall'uomo e dal cane. La vista di ouelle pecore dal vello dorato commosse profondamente Morris Riddler e l'emo- zione fu cosí forte che, quando lui si girò verso la figlia, il suo viso grifagno era bagnato di lacnme. « Guardale, Kirrie! Guardale! Hai mai visto una tale bellezza in vita tua? Quel gregge significa che la fattoria ritorna a vivere! » Anche Kirren era commossa: sulle sue labbra aleggiava l'ombra di un sorriso e un raggio di speranza le splendeva negli occhi. Una volta tanto, lel e suo padre si trovavano d'accordo e lui, rendendosene conto, la strinse improwisamente tra le braccia. Poi, con la stessa rapidità, la lasciò e col suo passo pesante si avviò incontro a Jim. QUELLA SERA, tre persone - invece delle solite due - si sedettero per consumare il loro primo pasto insieme alla Godsakes. « Non siamo molto raffinati qui, come vedi » osservò Riddler « Pancetta bollita, cavoli e patate. Noterai una certa differenza con quello che mangiavi alla Peele. » « I cibi semplici mi vanno benissimo » disse Jim. Ma la pancetta bollita era orribile. Il suo cattivo odore ne lasciava già intuire il gusto sgradevole, e Jim dovette fare uno sforzo di volontà per mandar giú il primo boccone di quella carne rancida. « Non sei obbligato a mangiarla » fece Kirren, osservandolo. « Posso rimetterla nella pentola. » « Se la mangiate voi, posso mangiarla anch'io » ribatté lui. Ma si sentí sollevato quando finalmente, terminato il pasto, poté posare forchetta e coltello. Poi spinse indietro la sedia e si alzò. « Vado a fare un altro giro per la fattoria. » « Aspetta un momento, vengo con te » disse Riddler. « Grazie, ma preferisco essere solo. Ho tante cose su cui riflettere. » Uscí nei campi e si guardò di nuovo attorno: con tutto quello che c'era da fare, Jim non vedeva l'ora di mettersi al lavoro, ma il primo passo, la mattina seguente, sarebbe stato quello di andare in paese con Riddler a prendere accordi per il pagamento dei suoi debiti, e ad acqui- stare qualche capo di bestiame. Mentre faceva i suoi piani, tuttavia, altri pensieri continuavano a 344 turbarlo, pensieri riguardanti soprattutto Kirren. Lo pungeva un senso di colpa. Non era riprovevole sposare una ragazza della quale non gli importava nulla? Aveva forse approfittato della povertà di Kirren sol- tanto per raggiungere i propri scopi? Tornando a casa, trovò la ragazza sola e affrontò subito l'argomento. Lei lo ascoltò sino alla fine, scrutandolo con occhi indagatori, poi domandò brusca: « Ci hai ripensato? » « No, non per me. Ma per te, forse... Ho paura che tu sia stata trascinata in tutta questa storia senza aver avuto abbastanza tempo per riflettere. » « Non sono una sciocca. So quello che faccio. Hai detto che non volevi un matrimonio vero e proprio e io la penso esattamente alla stessa maniera. » « Quasi tutte le donne desiderano avere dei bambini. Tu no? » « No, io no. Quando si sposano generalmente, le donne hanno dei figli, che li vogliano o meno, e debbono arrangiarsi. Ma io non me la sento di mettere al mondo un bambino, una nuova vita, una nuova anima... E una responsabilità che mi spaventa. » « Ti spaventa? Ma se un uomo e una donna si amano... » « Davvero? Ho udito tante volte mio padre dire che amava mia madre, ma aveva uno strano modo di dimostrarglielo, un modo che l'ha portata alla tomba. » « Non hai una grande opinione degli uomini! » « Vogliono sempre fare a modo loro » obiettò lei, « cercano tutti i modi per riuscirci. No, questo matrimonio mi va benissimo. Sono anni che mio padre mi tormenta perché mi trovi un marito. Se sposo te, starò finalmente in pace. E se riuscirai veramente a far prosperare di nuovo la fattoria... » « Quanto a questo, ti do la mia parola.» « Allora sono pienamente soddisfatta. » Non tornarono piú sull'argomento. Ora restava soltanto da parlare col reverendo Bannister e fissare la data del matrimonio al piú presto possibile. E Jim, messosi il cuore in pace, fu libero di dedicarsi anima e corpo alla fattoria. Capitolo 6 DoPo ESSERE VISSUTO per tanti anni alla Peele, vedendo la Godsakes sul versante opposto della valle, gli faceva uno strano effetto, ora, trovarsi alla Godsakes e vedere la Peele dall'altra parte della val- le. Provava una bizzarra sensazione di disorientamento, come se il sole si fosse messo a un tratto a sorgere dalla parte sbagliata, ma nemme- 345 LE DUE FATTORIE no per un istante poteva dimenticare dov'era né perché si trovasse lí Il lavoro alla Godsakes costituiva una sfida, per lui. Una sfida alla quale rispondeva con tutto sé stesso, affrontandola come se fosse una crociata. Sapeva che cosa bisognava fare e come farlo nella maniera migliore. Durante tutti gli anni trascorsi alla Peele aveva udito mille volte John Sutton e Philip fare progetti per rimettere a posto la God- sakes, allorché vi avessero posto sopra le mani. E a quel ricordo, il cuore di Jim faceva sempre un balzo per il modo in cui erano andate le cose... perché la Godsakes era sua, adesso, e i Sutton l'avevano ormai perduta per sempre. Philip gli aveva portato via Jane, e in cambio lui gli aveva portato via la Godsakes. Una vendetta che gli addolciva la bocca. Ma c'era anche il lato morale della faccenda, che conferiva una dimensione plU ampia alla sua soddisfazione. Lui aveva sempre nutrito simpatia per Morris Riddler e le sue battaglie: John Sutton si era com- portato in maniera molto sleale nei suoi confronti, portandolo pratica- mente alla rovina, ma ora lui gli aveva offerto le armi per controbattere e vincere. Avrebbero lavorato insieme a quello scopo. Non che fossero sempre pienamente d'accordo su tutto, anzil Nei primi tempi vi furono tra loro discussioni interminabili: sui cavalli che Jim comprava, sui nuovi attrezzi, sul bestiame. « Ma perché le Shorthorn? » obiettò una volta Riddler. « Non vanno piú bene le nostre vecchie mucche Old Gloucester, adesso~ E perché tante pecore? Ne abbiamo già fin troppe, no? » « La fattoria ha bisogno di pecore » spiegò Jim. « Calpesteranno il terreno rendendolo piú compatto e piú fertile con i loro escrementi Quanto alle mucche, le Shorthorn danno piú latte delle Old Gloucester e col loro latte si fanno burro e formaggi migliori » « Be', se lo dici tu... Dopo tutto, sono soldi tuoi e puoi spenderli come meglio credi. Anche buttarli dalla finestra per pagare salari altis- simi! » Era, quello, un punto dolente per Morris Riddler, perché Jim aveva assunto un terzo bracciante, oltre a Lovell e Smith, dando loro otto scellini la settimana. « Non ci si può aspettare un lavoro ben fatto, se non lo si paga adeguatamente » ritorse Jim. « Oh, tanto non otterrai mai niente di buono da Lovell e Smith. Non sanno neanche che cosa significa lavorare bene. » « So benissimo che battono la fiacca. Ma il nuovo bracciante, Willie Townsend, è un lavoratore di prim'ordine. E siccome lui prende otto scellini la settimana, bisogna darli anche a Lovell e Smith. Vuol dire che, se non se h guadagnano, saranno licenziati. » « Glielo hai detto? » « Certo. E faranno in fretta a scoprire che sono un uomo di parola. » 346 ENTRO AUTUNNO, Jim voleva arare il massimo di terreno che il tempo f a disposizione e le condizioni atmosferiche avessero consentito. Per questo, una mattina di metà settembre calda e brumosa, ben cinque aratori erano al lavoro nei campi della Godsakes. ~` Jim non prendeva in mano un aratro da tre anni e gioiva nel sentirsi di nuovo i manici fra le mani, nel vedere il vomero tracciare il solco e la ~` terra rivoltarsi, seppellendo i semi. Riddler stava arando nel medesimo . campo, mugugnando in continuazione, ma impegnandosi con vigore. « Erano tre anni che non toccavi piú un aratro, hai detto? » gridò da lontano a Jim. « Be', per me saranno almeno cinque o sei! » - « Comunque, vedo che non ha affatto perso la mano! » urlò di rimando Jim, girandosi a guardare i solchi tracciati da Riddler, netti e dritti. « Sono contento di essere ancora capace di fare qualcosa! » Fu un autunno caldo e sereno e i vari lavori- arare, rivoltare le zolle, ¨ erpicare - proseguirono senza interruzioni. Riddler non la smetteva di brontolare per le molte colture che Jim riteneva necessario alternare per bonificare il terreno e gli parve il colmo della follia che il giovane progettasse di arare alcuni pascoli soltanto per poter seminarvi nuova erba. L'erba era sempre e soltanto erba, per lui, che sbarrava gli occhi stupito quando Jim ne elencava le varie specie, chiamandole col loro nome scientifico e descrivendo le virtú particolari di ognuna. E fu lo stesso per il nuovo concime che Jim aveva acquistato in paese. « Guano? » osservò Riddler, annusando i sacchi. « Che viene addirittura dal Perú? Quante novità inutili! Non l'ho mai usato in vita mia, io! » « Vuole forse portare sé stesso come esempio? » « Va bene, va bene, sono un fallito, lo so! Il mio unico lavoro, ormai, è guardare te che dirigi la fattoria al mio posto! » Ma benché protestasse ogni momento e non perdesse occasione per fare osservazioni sarcastiche, Riddler avrebbe fatto qualsiasi cosa perché Jim avesse successo. « Starei ritto sulla testa, se me lo chie- dessi! » confessò un giorno. « Non voglio affatto che lei stia ritto sulla testa, preferisco che se ne stia ben saldo sulle gambe! » « Ah, ah! E come la mettiamo con le nuove coltivazioni? Devo spandere guano anche su quelle? » « Certo, se vuole che crescano. » Riddler se ne andò sbuffando rumorosamente e, passando accanto a Kirren nell'aia, brontolò: « C'è da dire una cosa su tuo marito: da quando c'è lui, almeno ci si fa qualche bella risata di tanto in tanto! » Via via che trascorreva l'autunno e nuovi campi venivano arati, anche il morale di Riddler andò sollevandosi. 347 LE DUE FATTORIE « Spero che John Sutton veda che cosa succede qui » disse un giorno, accennando col capo in direzione della Peele. Jim, che stava raccogliendo erbacce con un forcone, smise per un momento di lavorare e guardò verso il versante opposto della valle. Intorno alla grande casa quadrata non si vedeva segno di vita, ma fuori, nei campi, si stava seminando il grano invernale. « Lo vedrà di sicuro, non può farne a meno » mormorò. « Be', era questo che volevi, no? Far vedere alla moglie di Philip che ha sposato l'uomo sbagliato. » Jim riprese il suo lavoro. « Ho saputo da Abelard che sono ancora in viaggio di nozze. » « Si vede che si divertono, se stanno via tanto tempo. Quanto sarà? Cinque o sei settimane, no? » « Non lo so, non le ho contate » ribatté seccamente Jim. Riddler provava un malizioso piacere a stuzzicarlo a quella maniera. Philip e Jane si erano sposati la seconda domenica di ottobre, una settimana dopo il matrimonio di Jim e Kirren e, a quanto si diceva, erano andati all'estero, per il viaggio di nozze. « Francia e Italia! » aveva sottolineato Riddler. « Tu non avresti certo potuto offrirle tanto! Non con la tua paga da fattore, eh? » Gli sposi tornarono verso la fine di novembre e, circa una settimana dopo, giunsero alla Peele tre grandi carri coperti. « Quadri, statue e roba del genere » raccontò a Jim il vecchio Abe- lard, un giorno che si incontrarono per caso giú al torrente. « C'è persino uno strano strumento che chiamano spinetta: I'hanno portata dall'Italia. » I cambiamenti che avvenivano alla Peele, adesso che c'era una nuova padrona, si notavano chiaramente anche dalla Godsakes. V'erano spesso ricevimenti, la sera, e talvolta, quando il vento spirava dalla loro parte, si udiva la musica attraverso la valle. « Nessuna meraviglia che quella ragazza ti abbia piantato, figliolo » commentava Riddler. « Voleva dalla vita molto piú di ciò che avresti potuto darle tu. » « Già, cosí sembrerebbe » si limitava a mormorare Jim. MENTRE l'avvicendarsi delle coltivazioni risanava le terre rimaste per tanto tempo incolte, Jim, Riddler e gli altri lavoranti si occupavano di piantare e potare le siepi di recinzione. Jim assunse persino un esperto per dare la caccia agli innumerevoli conigli che infestavano la fattoria e nel giro di un mese, ne furono uccisi oltre duecento. Di conseguenza alla Godsakes, cominciarono ad apparire regolarmente in tavola stu- fato e pasticcio di coniglio. « Un po' meglio che pancetta bollita, vero? » osservò un giorno ~Riddler, sorridendo a Jim, e rivolto a Kirren aggiunse: « Stai diven- tando una brava cuoca, ora che hai un marito da nutrire. Questo pastic- cio di coniglio è dawero notevole ». « Datemi carne decente e io vi preparerò pasti decenti » ribatté lei. Quella famosa pancetta rancida era stata veramente troppo, per Jim, che ben presto aveva pregato Kirren - quando si recava a Missenham per fare prowiste, una volta la settimana - di comprare dal macellaio un bel pezzo di carne fresca. « Dev'essere costato un'occhio della testa! » aveva esclamato Rid- dler la prima volta che aveva visto arrivare in tavola un bel arrosto fumante di manzo. « Spende denaro suo, non dimenticarlo! » era stato il pronto com- mento della figlia. « Come se mi fosse possibile! » « Vuoi tagliarlo tu? » aveva domandato lei. « Oh, io no dawero! Non carne da sei pence la libbra! Lui l'ha pagata, e lui la tagli. » Kirren, aveva preso il piatto dell'arrosto e l'aveva messo davanti a Jim. « Scusami per il babbo. Ha sempre fatto queste bizze infantili. » « Infantili un corno! » aveva protestato Riddler, versandosi un boc- cale di birra. « E tagliamene una fetta bella grossa » aveva aggiunto, mentre Jim prendeva il coltello. Ma quei pezzi di carne, insieme con tutte le altre prowiste settima- nali, pesavano parecchio ed era Kirren che doveva portarli a casa, il che significava un tragitto di quasi dieci chilometri, fra andata e ritorno, a volte sotto la pioggia battente. Cosí, Jim aveva preso l'abitu- dine di andarle incontro fino ad Abbot's Lyall e di portarle lui i canestri per gli ultimi tre chilometri. Kirren ne era rimasta sbalordita. Non l'aveva mai aiutata nessuno e, un giorno, la novità la spinse a rispondere brusca: « Sprechi ore di lavoro, per venire fin qui. So cavarmela benissimo da sola ». Ancora piú sorpreso si mostrò Riddler. « E colpa sua se le tocca andare fino in paese » disse a Jim. « C'era un commerciante che veniva qui alla fattoria a comprare burro e uova, e lei l'ha mandato via. Non stare a preoccuparti tanto per Kirren, non è il caso. Può portare benis- simo un paio di canestri. » « Sicuro » ribatté Jim. « Ma non lo farà ancora per molto. Le rega- lerò un pony e un barroccio. » « Pony e barroccio! » gli fece eco Riddler. « Finiremo dawero all'a- sta, se continui a spendere a questa maniera! » « Quello che spenderò non ci manderà certo in malora. Può stare tranquillo, glielo prometto. » Acquistò il barroccio a una fiera agricola: era un po' vecchio e inele- 349 gante, con la vernice azzurra tutta bolle e crepe, ma per il resto in buo- ne condizioni, e insieme al carretto comprò un docile pony gallese che Sj ChiamaVa Griff. « Una stupida bestia tutta pancia » criticò subito Riddler. « Non l'avrà piú, quando sarà nutrito a dovere. » « Spero che capisca l'inglese » osservò Kirren, offrendo a Griff un pezzo di zucchero, « perché il gallese io non lo so. » Il pony mangiò lo zucchero, poi strofinò il muso contro il suo grem- biule, cercandone dell'altro. Lei gli carezzò il naso peloso. « In ogni caso, lo zucchero lo capisce » riprese Kirren, volgendosi con un radioso sorriso verso Jim, che le stava accanto, osservandola. Stava osservandola anche Riddler e, poiché accadeva assai di rado di vederla sorridere cosí, con un lieve rossore che le rawivava le guance, non poté lasciar passare la cosa sotto silenzio. « Ehi, Kirrie, che bellezza vederti contenta, una volta tanto! Non capitava da anni! » « Be', non capita tutti i giorni che mi regalino un pony e un bar- roccio. » « Sicché, a quanto pare, sei anche tu come tutte le altre donne: bisogna mettere mano al portafogli per cavarti un sorriso! Ma devo ammettere che ne vale la pena... Dovresti sorridere un po' piú spesso. » « Per far piacere a voi uomini? » « Oh, bella riconoscenza! » « E per che cosa dovrei esserti riconoscente? » « Perché se non ti avessi trovato io un marito cosí buono, nessuno ti avrebbe comprato un pony e un barroccio soltanto per portare al mer- cato ogni settimana quattro misere uova e un po' di burro! » Riddler, compiaciuto della propria logica, girò le spalle e si allontanò. Klrren lo seguí con uno sguardo impassibile, poi tornò al suo pony. « Hai mai guidato un cavallo? » le domandò Jim. « No, mai. » « Allora sarà meglio che tu faccia un po' di pratica. » Poco dopo, Kirren stava guidando il barroccio in giro per la fattoria mentre Jim, seduto accanto a lei, le dava di volta in volta le istruzioni necessarie. Lovell e Smith, che stavano scavando un fossato nei campi, li seguirono con lo sguardo mentre scendevano lungo il ripido viottolo polveroso e sbucavano sulla strada aperta. « Bella coppia, vero, Bob? » osservò Smith, appoggiandosi al ma- nico della vanga. « Sí, bella davvero » convenne Lovell. « E finché Jim Lundy conti- nua a pagarmi otto scellini la settimana, buona fortuna a lui, a sua moglie e a tutta la fattoria! » 350 LE DUE FArlORIE Cosí KIRREN, adesso che aveva il suo barroccio, poteva recarsi a Missenham comodamente e con soddisfazione crescente, dato che il volume dei prodotti che portava al mercato andava aumentando. Alla fattoria v'erano sei mucche da latte, ora, e altre sei che dovevano figliare, e lei aveva di nuovo burro e formaggio da vendere, oltre a uova in gran quantità poiché avevano numerose galline, cui si erano aggiunte anche anatre e oche. Riddler, invece, rifiutava sprezzantemente di usare il barroccio e anche se il tempo era pessimo, se ne andava in paese con la sua giu- menta grigia, sulla quale sapeva di poter contare per essere riportato sano e salvo a casa anche quando aveva bevuto uno o due bicchieri di troppo. Jim, al contrario, se aveva da fare in paese, accompagnava spesso Kirren. Nonostante il matrimonio in bianco, desiderava mostra- re alla gente quanto fossero felici entrambi della loro situazione. Un giorno di mercato ebbero un fugace incontro con Philip e Jane che, a bordo di un elegante tiro a quattro, vennero a trovarsi dietro di loro al ponte privato sul fiume Cran. Jim era sceso ad aprire la sbarra che ne chiudeva l'accesso e stava per riabbassarla dopo aver lasciato passare Kirren, quando vide sopraggiungere la lussuosa carrozza. Capí immediatamente chi fossero i passeggeri e tenne la sbarra aperta anche per loro, chinando lievemente il capo in un formale cenno di saluto allorche gli passarono davanti. Jane, che era la piú vicina, rispose con un sorriso a tutta prima esitante, che si fece d'un tratto luminoso, e gli disse: « Grazie, Jim. Sei stato molto gentile ». Philip, invece, non lo degnò di uno sguardo, gli occhi fissi davanti a sé, il ViSO rosso e le labbra contratte, mentre Jane si voltava ancora per salutare Kirren con un cenno del capo e augurarle il buongiorno. Jim raggiunse la moglie, ferma sul ciglio della strada all'altra estre- mità del ponte, e i due ripartirono, guardando la carrozza davanti a loro che si allontanava velocemente. « Sicché quella è la famosa Jane Sutton » osservò dopo un momento Kirren. « Non l'avevo mai vista COSi da vicino. » « Anche lei non si può certo dire che non ti abbia guardata, mentre passava. » « Chissà, forse si domandava che tipo di donna tu avessi sposato. » « Sí, è molto probabile » convenne Jim, la mente ancora piena del sorriso di Jane e dei ricordi che esso evocava. Ma si sforzò di riportare i propri pensieri alla ragazza che gli sedeva accanto. « Me lo domando anch'io, a volte. » « E sí che dovresti conoscermi, ormai, dopo piú di tre mesi che viviamoinsieme! » « Ti conosco come cuoca e come massaia. Come contadina e alleva- trice di polli. Lavori sodo, non c'è che dire. » 352 « Lo facciamo tutti. Non abbiamo scelta. Siamo schiavi della fatto- ria, tutti e tre, anima e corpo. » « Ti dispiace? » Dopo un attimo di riflessione, Kirren si strinse nelle spalle. « Ho sempre lavorato cosí, anche nei giorni difficili in cui la situazione sem- brava senza speranza. Ma ora è cambiato tutto, da quando ci sei tu. Non m'importa di lavorare sodo, se vedo una ricompensa, alla fine. » « Quale ricompensa? » « Conservare la fattoria, naturalmente... e poi farla funzionare a dovere. » « E questa è una ricompensa sufficiente, per te? » « Che altro potrei volere di piú? Una casa piena di domestici? Statue e quadri venuti dall'Italia? Noi La mia massima ambizione, almeno per oggi, è quella di ricavare uno scellino la libbra dal mio burro e otto ~,; penny la dozzina dalle mie uova. » Jim sorrise. « E per l'avvenire? Ci saranno pure cose che ti piace- rebbe avere. » « Sí, certo, ma conto sui miei risparmi per pagarmele e, se ne ho fatto a meno per tanto tempo, posso ben aspettare ancora un po'. » Kirren lanciò una fugace occhiata al marito. « Non sono mica come la "tua" Jane Sutton, io. Sono disposta a lavorare per procurarmi ciò che voglio. » No, pensò lui mentre il barroccio continuava la sua corsa, Kirren non era come Jane. Anzi, il contrasto fra le due giovani donne non sarebbe potuto essere maggiore. E sembrava logico che Jane, con quelle sue maniere gentili e il sorriso facile e luminoso, fosse bionda e con gli occhi azzurri, mentre gli occhi e i capelli neri di Kirren si addicevano al suo carattere chiuso, che il piú delle volte oscillava tra un imbronciato ritegno e un subitaneo, raggelante disprezzo. Le molte difficoltà della vita l'avevano indurita, resa piú forte nel corpo e nello spirito, cosicché ora, a ventidue anni, non era né tenera né gentile, e non possedeva alcuna grazia femminile. E in fondo Jim ne provava un amaro piacere, perché erano le doti di Jane che l'avevano sedotto. Questo non sarebbe mai accaduto con la ragazza che chiamava sua moglie, perché non si aspettava niente da lei e di conseguenza niente poteva deluderlo. E anche se in chiesa avevano pronunciato alcuni voti, I'unico che avessero fatto in privato era quello di lavorare insieme per il bene della fattoria. Niente altro importava per loro: soltanto la Godsakes. A VOLTE, mentre lavorava nei campi, Jim si soffermava a guardare la ~ fattoria, osservando i miglioramenti apportati fino ad allora: i tre nuovi F appeZzamenti arati, di un grasso colore bruno-rossiccio in mezzo agli ` 353 LE DUE FATrORIE altri, già seminati, dove il grano invernale cominciava ad apparire come una sofflce peluria verde sul terreno, e poi il verde piú intenso dei prati con l'erba già folta e vigorosa. Ma quei miglioramenti erano soltanto il principio. Nelle fredde sere d'inverno, sedendo accanto al fuoco con Riddler e Kirren, Jim espo- neva i propri progetti per l'awenire. « Nel giro di cinque o sei anni, se tutto va bene, ogni acro che possediamo sarà bonificato e reso di nuovo fertile. Spero di poter iniziare quanto prima il restauro dei fabbricati: ho già ordinato travi e tegole per i tetti. Col tempo, alla fattoria, tutto sarà rimesso a nuovo e in ordine. » « In altre parole » osservò Kirren, « vuoi farla assomigliare alla « No, soltanto a sé stessa » ribatté con calore Jim. « Dev'essere stata un bel posto, in passato, e tornerà a esserlo. Ci penserò io. » « Ci penseremo tutti e tre » precisò Riddler. « Continua coi tuoi progetti. » « Voglio che ogni centimetro di terreno arrivi a produrre il mas- simo » continuò Jim. « Il nostro raccolto non spunterà buoni prezzi finché i campi non avranno riacquistato la loro piena fertilità, e per questo è necessario concimarli con tutto il bestiame possibile. Il che significa coltivare prodotti di cui gli animali possano nutrirsi diretta- mente: rape, cavoli, carote, fagioli e miscuglio di avena e orzo. » « Adesso, però, non fai che comprare foraggio » obiettò Riddler. « E non ne vedo la convenienza. C'è tanta erba qui, se non altro! E quanto alla tua idea di rimpinzare le pecore... » « Alle pecore bisogna sempre dare qualcosa di speciale, quando si awicina il periodo della riproduzione, come si fa quando stanno per partorire. » « E i montoni, allora? Non se lo meritano anche loro un foraggio speciale? Qualcosa di dolce e saporito, come gli asparagi... » Riddler si burlava spesso di Jim a proposito delle sue idee innova- trici, cosí come si burlava di lui quando se ne usciva con qualche cita- zione tratta da opuscoli sull'agricoltura. « L'agricoltura non puoi impararla sui libri! » « Difatti, io l'ho imparata sulla terra. Ma i libri sono scritti da per- sone che hanno sperimentato direttamente le cose e tutti dovremmo prendere ammaestramento da loro. » Riddler afferrò un libriccino che Jim aveva lasciato in giro, lo aprí e rimase a fissare disgustato la pagina. « Latino! » esclamò. « Il linguag- giO degli awocati! Degli imbroglioni! » « Quel libro è un poema sull'arte di coltivare la terra, scritto da un poeta che Sj chiamava Virgilio, vissuto circa duemila anni fa. » 354 « Duemila anni fa? » Riddler passò il libro a Jim. « Bene, leggimi qualcosa. Traducendolo, naturalmente. » Jim trovò un brano adatto, lo studiò per qualche momento, poi tradusse ad alta voce: « "Viene poi il tempo quando il grano fa la ruggine, quando spuntano rovi dappertutto e non c'è piú altra messe che loglio e avena selvatica, pruni e cardi spinosi. Dovrai allora muo- vere guerra alle erbacce, abbattere gli alberi che fanno ombra alla tua terra, spaventare gli uccelli e scacciarli dai tuoi raccolti e, d'estate, pregare perché piova. Altrimenti vedrai riempirsi il granaio del tuo vicino e tu, per sfamarti, dovrai scrollare le ghiande dalle querce..." » Jim mise da parte il libro. Kirren e suo padre lo avevano ascolta- to entrambi con la piú profonda attenzione e ora lo fissavano con oc- chi intenti. « Lo hai scelto proprio bene il brano da leggerci! » osservò Riddler. « Sembra che sia stato scritto per la Godsakes, salvo il fatto che noi non abbiamo mai dovuto mangiare ghiande per sfamarci! » « No soltanto pancetta rancida. » Riddier scoppiò a ridere, gettando indietro la testa. Godeva di quegli scambi di frecciate fra lui e Jim ed era non poco impressionato dalla cultura del genero. « Hai sposato un professore di latino, Kirrie. Che te ne pare? » Lei tornò al proprio cucito, tagliando una lunga gugliata di filo. « Dovrò stare attenta a non montarmi la testa » mormorò. Capitolo 7 NELLE GIORNATE PiU gelide dell'inverno, quando non era possibile lavorare nei campi, Jim si dedicò alla casa, sostituendo le tegole mancanti del tetto, e tinteggiando la grande cucina. Poi passò agli altri fabbricati e, con l'aiuto di Riddler e dei braccianti, le opere piú urgenti furono condotte a termine nel giro di tre settimane. Intanto, il gelo finí e fu possibile riprendere il lavoro in campagna. Dopo che la cucina era stata rimessa a nuovo, Kirren aggiunse di suo altre migliorie. Fece delle nuove tende con disegni rosso-ruggine, che davano alla stanza un senso di calore, e cominciò ad acquistare ora una cosa ora un'altra, usando il denaro che ricavava dal suo pollame e che era padrona di spendere come preferiva, cosí che a poco a poco la grande cucina divenne piú comoda e accogliente. Ora c'era un nuovo servizio di porcellana bianca sulla credenza e una serie di nuovi boccali in terracotta allineati su un apposito ripiano. Un giorno che era andata da sola in paese, tornò con un vestito nuovo, di lana verde scuro ornato di nastri neri, una mantellina uguale 355 LE DUE FATTORIE e un cappellino di castoro nero dalla falda arricciata. Riddler e Jim, che si trovavano nell'aia quando lei arrivò, smisero bruscamente di parlare fissandola a bocca aperta. « Ehi, Kirrie, sei proprio tu? » proruppe il padre. « Quasi non ti riCOnOSCeVO, COSí agghindata! Pensavo che fossi qualche bella signora venuta a farci visita! » Con un'occhiata sarcastica, Kirren si voltò a prendere dal barroccio un grande pacco rettangolare, accuratamente awolto in carta marrone che maneggiava con cautela. « Che cos'hai lí dentro? » domandò suo padre « Lo vedrai quando saremo in casa. » Jim Sj avvicinò al barroccio e prese i due pesanti canestri della spesa « Che te ne pare del vestito di tua moglie? » gli domandò Riddler toccandolo per un braccio. « Elegante e di buon gusto, direi. » « Sai » riprese lui mentre seguivano Kirren dentro casa, « non mi ero mai accorto che avesse una cosí bella figuretta! Deve aver provocato un certo trambusto in paese! » Benché fosse arrossita un poco, Kirren accolse quel commento sen- za scomporsi. « Qualunque trambusto abbia provocato in paese » ri- batte, « non è niente in confronto a quello che pare stia suscitando in casamia! » « Be', apri il tuo pacco, ragazza » ordinò il padre, « e vediamo che cos'altro hai comprato di bello. » Si trattava di una elegante pendola a muro, vecchia ma perfetta- mente funzionante, con una cassetta di mogano lucente e il quadrante di ottone. Jim l'appese immediatamente alla parete, la caricò e la mise con cura sull'ora giusta. « Ah, è bello vedere di nuovo un orologio al suo posto » osservò Riddler, approvando col capo. « Questa stanza ricomincia a essere allegra. Quanto l'hai pagato? » « Non sono affari tuoi! » « Stavo soltanto pensando che, se dovessero venire ancora tempi duri, almeno avremmo qualcosa di valore da vendere, no? » Il viso di Kirren si colorí di un cupo rossore. « Quella pendola non la venderai mai! » esclamò lei con enfasi. « Né quella né niente altro in questa stanza, perché è roba che ho pagato io e che è mia! » « Oh, non sai stare allo scherzo, figliola? » « Per me non è uno scherzo il fatto che nel corso degli anni tu abbia spogliato di tutto questa casa! » « Avevo bisogno di soldi per saldare i debiti! » « E per pagarti da bere, no? » « Oh, ne ho abbastanza, adesso! » Riddler uscí, sbattendo la porta, e 356 Kirren prese a raccogliere i fogli di carta marrone nei quali era stata avvolta la pendola, ripiegandoli con bruschi movimenti rabbiosi. Jim si avviò verso la porta, poi si girò a guardarla. « Stava soltanto scherzando, dovresti saperlo. » « Oh, certo che lo so » ribatté lei. « Ma non mi sono mai piaciuti gli scherzi di mio padre, e non credo che cominceranno a piacermi ora. » IN TUTTI i rapporti di Kirren col padre, la collera era sempre presente sotto la superficie, ed era facile capire perché. Riddler era un uomo rozzo e privo di sensibilità, maldestro in tutto ciò che faceva, incapace di giudicare correttamente le cose. Una mattina ai primi di marzo, una puzzola si intrufolò fra il pollame e il trambusto che ne derivò fu tale che Jim e Riddler, i quali Si trova- vano nel fienile, si precipitarono subito fuori, seguiti poco dopo da Kirren, che arrivò di corsa dalla casa. La puzzola fuggí rapidamente alle grida dei due uomini, lasciandosi alle spalle i resti straziati di tre gallinelle, una delle quali sussultava e si contorceva ancora. Riddler, imprecando con quanta voce aveva in gola, scagliò un sasso dietro alla puzzola in fuga, poi raccolse le tre galline dilaniate e andò a gettarle nel porcile dove i maiali le divorarono immediatamente. Men- tre se ne tornava indietro pulendosi le mani sui calzoni, Kirren gli si piantò davanti infuriata. « Perché lo hai fatto? » gridò. « Una di quelle galline non era ancora morta del tutto! » « Be', adesso lo è. » Kirren si allontanò dal padre con un'esclamazione soffocata. Lui la seguí con uno sguardo corrucciato ma, quando si voltò e incontrò gli occhi di Jim, pareva un po' imbarazzato. « Donne! » esclamò in tono difensivo mentre tornavano insieme al fienile. « Quella gallina aveva la testa mezzo staccata. Che cosa avrei dovuto fare? Chiamare il medico che gliela riattaccasse? » « Avrebbe dovuto tirarle il collo come si deve, con un bel colpo secco » ribatté Jim. « Le donne sono sensibili a queste cose. » « Oh, Kirrie sa essere fin troppo dura, quando vuole! » « Be', è stata la vita che ha fatto a insegnarglielo. Non deve avere avuto molti momenti di gioia, sempre costretta a lavorare come una schiava! » « Senti, quanto alla felicità di mia figlia, ora tocca a te pensarci, e prima lo fai, meglio sarà, cosí non avrà piú tempo di infuriarsi per una dannatissima gallina! » Riddler entrò a gran passi nel fienile, e Jim lo seguí. « Sa bene quali sono state le condizioni del mio matrimonio con Kirren » disse. « Un contratto d'affari, niente altro. » 357 LE DUE FATTORIE « Sí, sí, lo so. Ma sono passati piú di sei mesi, ormai. Pensavo che vi fosse entrato in testa un po' di buonsenso. » « Cioè si aspettava che le cose cambiassero, vero? » « Certo che me l'aspettavo! Sei un uomo, no? E un uomo ha bisogno che la sua donna sia una vera moglie per lui. Quanto a Kirren, be', so che ha strane idee sul matrimonio e sugli uomini, ma ci passerà sopra, col tempo, specialmente se tu saprai trattarla nella maniera giusta. Ma non aspettare troFpo. Voglio vedere un po' di marmocchi scorrazzare per la fattoria, prlma di andare a raggiungere mia moglie al cimitero. » Riddler prese un badile e cominciò a caricare rape su una carriola, mentre Jim lo guardava metà contrariato e metà divertito. « Credo che dovrebbe tog!iersi queste idee dalla testa » disse dopo un momento. « Tanto non Sl avvereranno mai. » L'altro gli saettò un'occhiata, senza smettere di lavorare. « Be', lo vedremo! » brontolò. Sorro il pungente vento marzolino, che soffiava freddo e vigoroso lungo la valle, la terra si stava risvegliando dal lungo inverno, e Jim diede inizio ai preparativi per la prima figliata di agnellini che avrebbe avuto luogo alla Godsakes. Scelto un campo che si stendeva dietro la casa ed era riparato a nord da un fitto filare di alberi, vi dispose un certo numero di trogoli, rifornendoli poi due volte al giorno con doppia razione di pastura per le pecore gravide. Qua e là per il campo, sistemò mucchi di paglia perché madri e agnellini potessero trovare ripari caldi contro la pioggia e il vento. Quella prima figliatura andò benissimo e fu tutto finito nel giro di tre settimane. Le cinquanta pecore di Jim partorirono sessantaquattro agnelli, dei quali ne sopravvissero sessantadue. Una pecora morí nel dare alla luce due gemelli, che furono messi in un piccolo recinto nel fienile, dove li prese in cura Kirren, la quale li nutriva col latte di una mucca che aveva appena partorito a sua volta. Erano deboli e mala- tlcci, cosí piccoli che la ragazza poteva tenerli entrambi con un braccio solo, facendoli succhiare a turno da una bottiglia. Persino Riddler fu soddisfatto di quei risultati, anche se disapprova- va gli sforzi di Kirren per tenere in vita i due orfanelli. « E soltanto un'inutile perdita di tempo, allevarli a quella maniera » osservò acido. « Tanto, anche se camperanno, non saranno mai un gran che. » « E allora che cosa dovrei farne, secondo te? Gettarli ai maiali? » « Oh, Signore Dio onnipotente, senti questa! » proruppe Riddler. « Non la smetterai proprio mai di rinfacciarmi ciò che ho fatto a quelle povere galline? » Se ne andò borbottando e dieci minuti dopo era in groppa alla sua 358 giumenta. Era venerdí e doveva andare alla banca a ritirare il denaro per pagare gli stipendi dei braccianti. Stette fuori tutto il giorno e tornò a casa a tarda sera, ubriaco fradi- cio. Arrivò a cavallo fin sotto il portico, bussò alla porta e, quando Kirren - un po' riluttante perché era sola in casa - venne ad aprire, si 1~ sporse in avanti sulla sella e lasciò cadere ai piedi della figlia un cane- stro coperto. Le aveva comprato tre nuove pollastrelle. Ma, chinandosi in avanti, Riddler perse l'equilibrio e cadde a testa in giú. Un tentativo di rialzarsi risultò troppo difficile, cosí lui si girò sulla schiena con un gemito sommesso e giacque lungo disteso sulla soglia di 1~ casa, insensibile a tutto. Non era la prima volta che Kirren doveva occuparsi della giumenta, portandola nella stalla. E non era la prima volta che suo padre trascor- reva la notte all'aperto, sotto una coperta da cavallo. Kirren assolse quei compiti senza pensarci troppo, poi andò nel pollaio e mise le nuove galline in una stia. Quando tornò verso casa, trovò Jim che Pj;,~'` aveva finito il suo lavoro nell'ovile e se ne stava lí a guardare Riddler. « Non vorrai lasciarlo qui a questo modo, vero? » domandò lui. « Perché no? C'è abituato. » . Kirren raccattò le borse da sella del padre, tintinnanti di monete, ed entrò in casa. Erano le nove passate e lei cominciò ad attizzare il fuoco per la notte. Un momento dopo entrò anche Jim, con il corpo inerte del suocero su una spalla. « Lo porto su nel suo letto. » Kirren lo udí salire pesantemente le scale e, quando ridiscese, sbottò: « Pensavi forse che avrei dovuto portarlo su io? » « No, certo. Però penso che avresti potuto fare qualcosa di piú che abbandonarlo a dormire sotto il portico. » « C'è caduto lui, là fuori. » « Sei molto dura con tuo padre. In fin dei conti sei sangue del suo sangue. Non t'importa niente di lui? » « No, e perché dovrebbe? A lui non è mai importato niente di me. Non mi ha mai nemmeno perdonato di essere sopravvissuta all'in- fluenza, tanti anni fa, quando mio fratello invece morí. » « Come puoi dire una cosa simile? Sono certo che non è vero! » « L'ho udito con i miei orecchi » replicò Kirren. « "Perché doveva essere proprio lui a morire?" Cosí ha detto. » « Sei sicura? » Jim era sbalordito. « Una cosa terribile! Ma, quando è sconvolta, la gente dice spesso cose crudeli, cose che non pensa affatto. Dovresti cercare di perdonarlo, ormai. Anche per te stessa. Non è bene covarsi in cuore tanto rancore. » « Già e tu dovresti saperne qualcosa, vero? Che cosa ti ha portato qui, se non il rancore verso i Sutton? » 359 Jim fu colto alla sprowista. Non si sarebbe mai aspettato un'osserva- zione di quel genere. Ciò che aveva detto Kirren era vero. Ma non era tutta la verità. « Dimentichi, o forse preferisci dimenticare, che uno dei motivi che mi hanno spinto a venire qui è stato il desiderio di aiutare tuo padre a conservare la fattoria. » « Sí? ci sarà stato anche questo, forse. Comunque non hai bisogno di giustif!carti, con me, perché la tua venuta qui è stata la cosa migliore che ml sia mai accaduta. » « Felice che tu possa attribuirmi qualche merito, finalmente. » « Un momento fa mi stavi facendo la predica per la mia mancanza d'affetto nei confronti di mio padre. Ma almeno gli ho messo addosso una coperta. Questo me lo riconoscerai, no? » « Se ti ho fatto la predica, sono stato ripagato ampiamente » ritorse Jim. « Mi sembra che siamo pari. Perciò è meglio che ce ne andiamo a letto, prima che riprendiamo a beccarci di nuovo. » Quella battuta rasserenò l'atmosfera e i due si scambiarono un'oc- chiata carica d'ironia, ma quando Kirren salí di sopra, Jim si trattenne ancora un poco in cucina, in preda a una sgradevole irrequietezza, come se qualcosa fosse rimasto insoluto. ALLE CINOUE della mattina seguente, Jim era già fuori a badare agli agnelli. E sl scoprí a rimuginare su ciò che Kirren aveva detto a propo- slto del suo rancore verso i Sutton. Provava tuttora un'immensa soddi- sfazione per avere strappato loro la Godsakes, e dunque perché sentirsi contrariato quando i frutti della vendetta erano ancora tanto dolci al suo palato? A POCO a poco si rese conto che era perché l'elemento della vendetta era passato in secondo piano. Si trovava alla Godsakes da oltre sei mesi e negli ultimi tempi non aveva quasi pensato ai Sutton. Era stato troppo occupato, troppo preso dai suoi lavori. Ora si rendeva conto con grande chiarezza che quanto stava facendo alla Godsakes era diventato per lui ben piú importante dei motivi che lo avevano spinto a quel passo: importante perché era una realtà positiva. Quell'intuizione gli diede un fremito di piacere, un senso di libera- zione, poiché il risentimento era sparito. E, con quella scoperta, tornò a casa, dove Kirren stava preparando la colazione. Contento di trovarla sola, Jim entrò subito in argomerito. « Ho riflettuto su quello che mi hai detto a proposito della mia vendetta contro i Sutton. Be', non è vero. » Kirren lo fissò stupita. « Ti ho già detto ieri sera che non hai alcun bisogno di giustificarti con me. » « No. Voglio che tu mi capisca. Ciò che provavo per i Sutton non ha 360 LE DUE FATTORIE l'~ 1~` piú alcuna importanza. Quanto sto facendo in questa fattoria conta piú di qualunque altra cosa avessi mai potuto fare in vita mia. O per dirla in altri termini, il fatto che io non nutra piú alcun odio verso i Sutton in un ~ certo senso completa la mia vendetta. » 5~ Mentre Jim usciva a lavarsi sotto la pompa, Kirren continuò a prepa- rare la colazione, soprappensiero. Dopo un po' entrò in cucina suo padre, che si fermò accanto al focolare, fissando la figlia. « Qualcuno mi ha portato a letto, ieri sera. » « Loso. » « A quanto pare, è meglio mio genero che mia figlia. » « Alla stessa stregua » ribatté Kirren, « io potrei dire che mio marito è meglio di mio padre. » « Non vedo che nesso ci sia. » « Lui almeno non torna a casa ubriaco. » « Hai badato alle galline che ti ho comprato? » « Sí. Ieri sera le ho messe nel pollaio e stamattina le ho mandate fuori con le altre. » « E non mi dici neanche grazie? » « Te lo dirò quando cominceranno a fare le uova. » « Cioè, quando? » « Mai, temo. » « E perché? Che cos'hanno che non va? » « Sono tre galletti. » Capitolo 8 BE1~ PRESTO anche l'ultimo gruppo di pecore cominciò a figliare e anche stavolta tutto andò per il meglio. Il numero degli agnellini arrivò a centottantotto, compresi i due orfanelli allevati da Kirren. Intorno ai primi di maggio figliarono anche le giovenche e produssero latte in abbondanza, cosicché la mole di lavoro per Kirren aumentò a tal punto che dovette venire a darle una mano la moglie di Willie Townsend, Prue. I vecchi campi silenziosi si erano trasformati e, soprattutto la sera, i cantilenanti richiami che pecore e agnelli si scambiavano senza posa echeggiavano da un capo all'altro della valle. « Spero proprio che quelli là li sentano » sospirava Riddler, accen- nando col capo in direzione della Peele. Alla fine di maggio, Jim portò il gregge su in collina, per permettere ai pascoli della fattoria di produrre nuova erba fresca. E per tutto maggio e una parte di giugno, nei campi che erano stati arati ed erplcat con cura scrupolosa, i braccianti semmarono rape, cavoli e piselli. 361 In una calda e soleggiata giornata alla fine di giugno, Jim ricondusse le pecore a valle e le portò a lavare al torrente Timmy per pulire loro il vello prima di venderle al mercato. C'erano anche Riddler e il nuovo guardiano del gregge, Tom Lipton. Gli animali vennero radunati in uno stretto recinto che scendeva fino all'acqua, in un tratto del torrente sbarrato da chiuse. Riddler, nel recinto insieme con le pecore, le spin- geva a una a una nel torrente, dove Jim era pronto a tuffarle tre o quattro volte nell'acqua, prima di mandarle verso Lipton, che le gui- dava lungo il passaggio pavimentato in pietra che risaliva l argine e conduceva nel prato. Le chiuse sul torrente Timmy erano state messe di recente da John Sutton, e né Jim né Riddler furono dunque molto sorpresi quando si avvidero che due uomini a cavallo li stavano osservando dalla sponda opposta del torrente. Uno - Jim non faticò a riconoscerlo - era Philip e l'altro, probabilmente, Dick Bowcott, il nuovo fattore della Peele Dietro di loro, sotto una quercia, il vecchio Abelard se ne stava appog giato al suo lungo bastone da pastore, con i cani beatamente accucciati ai suoi piedi. « Ehi, state pure a guardare quanto vi piace » borbottò Riddler, spingendo una pecora nell'acqua. « E pensate quel che volete! » Lui, Jim e Lipton continuarono il loro lavoro senza un attimo di pausa, ma dopo qualche momento Bowcott, ovviamente per ordine di Philip, si avvicinò al margine della conca ricavata nel torrente. « Ne avete ancora per molto? Il nostro pastore ha bisogno del lavatoio! » « Una strana combinazione che ne abbiate bisogno proprio mentre ce ne stiamo servendo noi » ribatté Riddler. Anche Philip scese al torrente. « Voi non potreste neanche stare qui! Le chiuse le abbiamo messe noi, senza il concorso di un penny da parte vostra. » « Chiuse o non chiuse, non fa alcuna differenza per me » rimbeccò Riddler. « Il diritto di lavare qui le mie pecore è scritto nelle carte della mia fattoria, come in quelle della vostra. » Philip, sconfitto da quell'argomento, lo guardò con un ghigno. « La sua fattoria? A me sembra che sia piuttosto di Lundy! » « Comunque, non sarà mai dei Sutton! » dichiarò Riddler. « Questo resta da vedere! Lei ha ancora tanta strada da fare, prima di poter cantare vittoria! » Philip e Bowcott se ne andarono e Riddler lanciò un'occhiata a Jim « Non so chi detesto di piú » disse. « Se John Sutton o suo figlio! » « Non dia retta a Philip. Non ce la porterà mai via, la fattoria! » I tre uomini ripresero a lavare le pecore e poco dopo il vecchio Abelard si avvicinò a sua volta per parlare con Jim. « Quella sfuriata che ha fatto il signor Philip. . . io non c'entro per niente. » 362 LE DUE FArrORIE « Non l'ho pensato nemmeno per un istante » lo rassicurò Jim. « Ho soltanto voluto dirtelo. » La vendita estiva delle pecore a Dunton Payne ebbe luogo alla fine di luglio e là Jim vendette gli agnelli, insieme con un certo numero di femmine, per un totale di quattrocento sterline. Riddler era ai sette cieli: non riusciva a credere che le pecore della sua fattoria potessero fruttare una somma simile! Nell'insieme, l'estate di quell'anno fu ottima e le colture crescevano a vista d'occhio. Le rape si sviluppavano sotto terra, i cavoli ingrossa- vano a dovere, i baccelli si riempivano e - ciò che dava piú soddisfa- zione a Riddler- i diciotto acri di terreno coltivati a mistura di avena e orzo diventavano sempre piú biondi sotto il sole. Era la prima messe che crescesse rigogliosa alla Godsakes nel giro di dieci anni e lui non riusciva a starne lontano. Mai spiga di avena aveva danzato al vento tanto gaiamente, mai spiga di orzo si era chinata tanto flessuosamente. Cosí, quando venne il giorno della mietitura, Riddler fu il primo uomo a scendere in campo, manovrando la falce con tale energia da far cadere le spighe davanti a lui come se fossero abbattute da una bufera. « Non siete capaci di tenermi dietro? » ruggí a un certo punto, giran- dosi a guardare Jim e i braccianti che lo seguivano a distanza. « Il punto, padrone » gridò di rimando Willie Townsend, « è se lei riuscirà a tenere dietro a sé stesso! » Ma benché col passare delle ore fosse costretto a rallentare un poco l'andatura, Riddler continuò a lavorare febbrilmente tutto quel giorno e i giorni seguenti finché non fu tagliata anche l'ultima spiga. Dietro ai mietitori, procedevano le donne e i bambini, a legare i covoni chiacchierando e ridendo in continuazione, trascinati da Prue, la mogiie di Townsend, che sapeva trovare il lato comico di ogni cosa. Quando l'ultimo fascio di spighe fu legato, Prue vi annodò intorno il suo fazzoletto da collo bianco e rosso, lo alzò in alto perché tutti potessero ammirarlo, poi lo depose fra le braccia di Riddler. « Ecco qui,padrone! » Fra un'esplosione di applausi dei presenti, Riddler le stampò in viso un bacione sonoro, poi sollevò l'ultimo fascio di spighe e lo posò sopra un mucchio di altri covoni. Un caldo vento di sud-est soffiava attra- verso la valle, facendo danzare le spighe e svolazzare allegramente la stoffa bianca e rossa del fazzoletto di Prue. E in tutti i campi mietuti, da qualunque parte si guardasse, si allineavano in file regolari i covoni biondeggianti. « C'è una cosa da dire » osservò Smith, guardando l'orgogliosa tenuta della Peele, sull'altro versante della valle. « Ci porteremo a casa il nostro raccolto prima di loro! » 363 Era una battuta scherzosa alle spalle di Riddler, perché contro i pochi acri coltivati della Godsakes stavano i campi sterminati della Peele. Ettari ed ettari di pallido frumento e di orzo color bronzo splen- devano sull'opposto pendio della valle e le mietitrici meccaniche trainate da cavalli avrebbero sferragliato per giorni e giorni, tra un andirivieni dl sagome scure che faticavano nella loro scia. ALLA FIERA degli ovini, verso la fine di agosto, Jim comprò cinquanta pecore per ricostituire il gregge e quattro nuovi montoni Cotswold. E ~ quella del bestiame a Missenham, poco dopo, acquistò un toro Short- horn di quattro anni, uno splendido esemplare dal mantello rossiccio. « Razza purissima, dalla testa ai piedi! » commentò Riddler. Se la godeva un mondo a frequentare quelle fiere: amava starsene in giro, ascoltare i pettegolezzi e incontrare gente, ma soprattutto lo estasiava il fatto che lui e Jim non erano lí soltanto come spettatori, ma come compratori, a fare le proprie offerte all'asta al pari di chiunque altro. Dopo tantl anni bui e vuOtl, era un balsamo per il suo cuore udire la voce del battitore che annunciava, con un colpo di martello: « Venduto ai signorl Riddler e Lundy della fattoria Godsakes ». E se capitava che fossero presenti anche i Sutton, come accadeva talvolta, allora la sua gloia era completa. A META SErrEMBRE, fu mietuta la segale verde. Jim era alla Godsakes da quasi un anno, ormai. Molto era stato fatto, ma molto restava ancora da fare. « Ci arriverai, d'accordo » osservò Riddler una sera, mentre face- vano un giro per la fattoria. « Hai soltanto venticinque anni: il tempo e dalla tua parte. Ma in certe cose vorrei proprio che mostrassi un po' plU di fretta. » E poiché non ottenne alcuna risposta, proruppe all'im- provviso, con calore: « Ma santo Cielo, giovanotto, non deslderi avere un figho? » Lo sguardo di Jim si fissò sui campi lontani. La domanda lo aveva colto di sorpresa. Certo che gli sarebbe piaciuto avere un figlio. Tutti gh uomini lo desideravano. E, quando sperava di sposare Jane, aveva ritenuto lmphcito i1 fatto che avrebbero avuto dei figli belli e sani. Ma quel progetto era andato in fumo e lui si era impegnato a condurre un'esistenza nella quale non v'era e non vi sarebbe mai stato posto per l'amore e le gioie della paternità. Riddler interruppe il corso dei suoi pensieri. « Non serve a niente rimuginare su ciò che avrebbe potuto essere: è al futuro che devi pen- sare. Guarda questa fattoria. Alla mia morte, sarà tua e di Kirrie, ma quando sarete morti voi due? Che ne sarà della Godsakes, se non avrete figli a succedervi? » 364 LE DUE FAI-IORIE « Questo non lo so davvero » rispose Jim. « Ma il futuro è ancora tanto lontano! E io ho già abbastanza da pensare per il presente! » Tuttavia, anche se in apparenza aveva bandito il problema dalla mente, si scoprí a pensarci piú di una volta, nei giorni seguenti, e auesto gli dava una sorta di irrequietezza. Fu preso da uno strano senso di solitudine che gli riportò alla memoria i ricordi non soltanto di Jane, che si era fatta gioco di lui, ma addirittura dello zio, che lo aveva sempre trattato brutalmente e aveva poi finito per abbandonarlo. E pensava quanto fosse triste che, dopo essere stato privato dell'affetto di un padre, lui fosse destinato a non conoscere mai nemmeno quello di un figlio. A volte mentre lavorava nei campi, vedeva da lontano Kirren che scacciava ie galline dal fienile e gli veniva fatto di pensare: "Quella ragazza, quell'estranea, è mia moglie". E tale pensiero, espresso con quelle parole, gli dava un senso di stupore. Kirren, tuttavia, non era piú tanto estranea, perché ormai viveva con ui, nella stessa casa, da quasi un anno. Anzi, sotto certi aspetti, la onosceva molto bene: conosceva parte del suo passato, le sue reazioni uando s'infuriava, le sue capacità. Ma i suoi sentimenti intimi? Il suo ~uore di donna? Era cosí dura, cosí autosufficiente come le piaceva far ~redere? A volte Jim desiderava poter chiacchierare da solo con lei, senza Riddler sempre pronto a intromettersi con le sue maliziose osserva- ~ioni. Non v'erano molte occasioni per farlo, ma un giorno in CUj aveva risalito la collina alla ricerca di una pecora fuggita dal recinto, si imbatté per caso in Kirren, che stava raccogliendo more in un vallon- ~ello soleggiato. Da principio, lei non si avvide della sua presenza e, quando Sj alzo ulla punta dei piedi, tendendo le braccia per arrivare a un ramo fuori ~ella sua portata, Jim rimase a osservare divertito la linea snella del suo corpo tutto proteso in quello sforzo. Poi i suoi due cani, Jess e Sam, si precipitarono verso di lei agitando freneticamente la coda e Kirren si girò a giocare con loro, offrendo a ciascuno qualche mora del suo canestro. Allora anche Jim si mosse per andarle incontro e, quando le fu vicino, agganciò col manico ricurvo del suo lungo bastone da pastore il ramo troppo alto, abbassandolo all'altezza della ragazza. Kirren colse le more, ridendo, e lui lasciò che il ramo tornasse con uno scatto al proprio posto. « Perché le more piú belle devono essere sempre irraggiungibili? » si lamentò lei. « Perché le cose irraggiungibili sembrano sempre le plU belle. » lim piegò un altro ramo alto e rimase a guardarla mentre ne pren- deva i frutti, poi posò il bastone sull'erba e fece cenno ai cani di accuc- ciarvisi accanto. Kirren lo fissò stupita quando anche lui si mise a cogliere more. « Se ti vedesse qualcuno, chissà quante chiacchiere » osservò. « Perché? » « Ma perché è un lavoro da donne! Gli uomini non si abbassano a sciocchezze del genere. » « Allora si vede che io sono diverso dagli altri. » « E vero, sei diverso » convenne lei. « Sapendo come la pensi sul conto degli uomini in generale, potrei anche prenderlo per un complimento! » « Sí, potresti. » Era settembre, una giornata perfetta, e le more calde di sole riempi- vano l'aria del loro profumo. Per un po' Jim e Kirren continuarono a raccogliere more in silenzio, inoltrandosi nel folto dei rovi In una macchia di biancospini, un'allodola cantava e tutt'intorno fruliavano e cinguettavano i cardellini. « Sono contento di averti trovata qui » disse finalmente Jim. « Cosí abbiamo l'occasione di chiacchierare un po' in santa pace. Pensavo proprio a te, mentre salivo la collina, e a un tratto mi è venuto in mente che siamo sposati da un anno. » « No, non è ancora un anno. » « Be', mancheranno un paio di settimane al massimo. » « Tre, per essere precisi. Ma in un matrimonio come il nostro, non staremo certo a contare gli anniversari, vero? » « No, non mi pare il caso » ammise Jim. « Vorrei soltanto essere sicuro che non ti sei pentita di quello che hai fatto. » « Puoi stare tranquillo. » Klrren fece una pausa. « E tu, non ti sei pentito di niente? » « No. Ma ho ripensato un po' al passato... e ad alcuni aspetti della mia vita. » « Compresa quella ragazza? » «Si. » « L'ami ancora? » « No. » Jim rifletté un momento prima di proseguire. « L'amore, a mio modo di vedere, dev'essere un sentimento a due sensi, una sorta di patto che una persona stringe con un'altra... o non riesce a stringere. Se è a senso unico, I'amore non dura a lungo. » « Tu credi? » domandò Kirren. « Be', in casi molto rari può durare, suppongo... quando l'oggetto dell'amore sia un essere straordinario. Ma Jane non lo era dawero: voleva soltanto divertirsi con me, senza tener conto dei miei senti- menti. In ogni caso, non lascerò che questo mi rovini l'esistenza. Si può vivere benissimo anche senza amore. » 366 « Che del resto non sembra essere fonte di molta felicità per quelli che ne sono colpiti. » « Già... forse. » Tornarono per qualche minuto a occuparsi del loro raccolto, poi Jim parlò di nuovo. « Senza dubbio, c'è molto da dire in favore di un matrimonio come il nostro, fondato su basi pratiche invece che sentimentali. Questo signi- fica che nessuno dei due chiede all'altro l'impossibile, il che a sua volta significa che nessuno dei due potrà mai cadere in disgrazia. E, difatti, I'unico a non essere soddisfatto di questa sistemazione è tuo padre, che è quello che l'ha voluta. » « Ah, sí, mio padre » mormorò Kirren. « Siamo una grossa delusione per lui. » « Gli passerà, vedrai. » Capitolo 9 FACEVA MOLTO CALDO, per quella stagione, ma dopo san Michele cominciò a piovere con tanta insistenza, che si dovettero sospen- dere tutti i lavori nei campi e Jim si dedicò nuovamente alle riparazioni nella fattoria. Dall'ingresso principale della casa, si entrava in un ampio corridoio sul quale si aprivano due porte: a sinistra quella della cucina e a destra, sotto la scala, quella dell'unico altro locaie a pianterreno, che Kirren chiamava il salotto. Non v'era piú un solo mobile, in quella stanza- erano stati tutti venduti per pagare i debiti - e da anni essa serviva unicamente come deposito dei sacchi di granaglie, ma era un bel locale spazioso, con un grande caminetto, e una splendida vista della valle. Portati via i sacchi di granaglie, rimosse le ragnatele, la stanza fu ripulita da cima a fondo, poi Jim si mise all'opera. Riparò le crepe dell'intonaco e dipinse le pareti di un delicato color rosa conchiglia. Lucidò con olio di lino le travi del soffitto, gli stipiti e la porta, che erano di quercia, e verniciò di bianco le intelaiature delle finestre. Intanto Kirren aveva comprato un tappeto di un bel rosso scuro, che faceva una gaia macchia di colore davanti al caminetto, e alcuni mobili di seconda mano: tre poltroncine imbottite, un tavolo massiccio e una libreria per Jim. E saltarono fuori anche alcuni ricchi tendaggi di broc- cato rosso e oro vecchi ma in ottimo stato. Si era cosí giunti a Natale, che quell'anno cadeva di domenica, e quando Riddler si affacciò sulla soglia del salotto, si fermò strabiliato. ~on il grande ceppo che ardeva nel caminetto, I'agrifoglio dalle bacche vermiglie appeso alle travi e la tavola preparata con tovaglia e tova- 367 LE DUE FATTORIE glioli di candido lino, quella stanza era diventata di nuovo un'oasi accogliente per un uomo che rientrava dopo essere stato a nutrire il bestiame in una gelida mattina invernale « Sei stata davvero in gamba, Kirrie! » esclamò. « Vorrei tanto che anche tua madre fosse qui a vedere come hai saputo rendere di nuovo intimo questo posto. Devo andare a ripulirmi un po' per essere adatto a una stanza simile. » E piu tardi, dopo la cena con oca arrosto, seguita dal tradizlonale budino di prugne, osservò ancora: « Kirrie, dobbiamo proprio essere fieri di te ! Dubito che alla Peele abbiano avuto una cena di Natale migliore! » Sedette con Jim davanti al fuoco e, quando la figlia fu uscita, si appoggiò beato allo schienale della poltroncina, guardandosi intorno « Fra tutti e due, tu e Kirren avete di nuovo fatto di questo vecchio buco una casa accogliente. Quello che mi manca, adesso, perché sia completa, è soltanto qualche bambino seduto davanti al caminetto con noi. » Jim restò ostinatamente zitto, fissando il fuoco, e Riddler, dopo averlo osservato per qualche momento, sospirò tristemente. « Oh, be' non puoi impedire a un vecchio di avere i suoi sogni! » L'ANNO NUOVO cominciò col freddo e l'umidità e, anche se la cosa era piU che naturale in quella stagione, non fece che anticipare un intermi- nabile periodo di cattivo tempo. Agli inizi di febbraio, le piogge vio- lente e incessanti avevano ormai trasformato l'intera fattoria in un pantano; giú nella valle il torrente Timmy straripò allagando i prati per settimane di fila e sommergendo tutti i ponti, cosicché Kirren, per andare a Missenham, era costretta a fare il giro fino a Marychurch e attraversare il torrente al ponte di Lyall Vi fu qualche bella giornata verso la metà di marzo, ma poi proprio quando doveva nascere la prima figliata di agnelli, ricominciarono le piogge torrenziali provenienti da nord. E benché Jim si affannasse ad apprestare tutti i ricoveri possibili, I'umidità e il freddo erano tali che molte pecore - dopo aver partorito - non furono in grado di assolvere i loro compiti di madri, sopraffatte dalla debolezza « Questo è il guaio con le pecore » osservò Riddler. « Non hanno resistenza. » Lui e Jim erano fuori a tutte le ore, assistendo le povere bestie durante il travaglio, strofinando con vigore agnelli deboli e malaticci prodigandosi per riuscire a far bere loro un po' di latte Ma nonostante tutte le loro cure, un gran numero di nuovi nati andò perduto. Kirren portando cibo e bevande calde agli uomini intenti al lavoro nei recinti v?de i1 mucchio dei piccoli corpi senza vita, inzuppati di pioggia, e dlstolse lo sguardo col cuore che le doleva. « Quanti ne hai perduti? » domandò a Jim. 368 « Finora, piú della metà » risFose lui, guardandola con occhi stanchi. Kirren sapeva quanto significasse il gregge, per il marito, e provo una nuova pena. « E quelli ancora vivi? Se la caveranno? » « Lo spero, ma chi può dirlo? Molto dipenderà dal tempo che fara. Se continua cosí... » - e Jim si strinse nelle spalle - « ...ne perderemo altri, temo. » Era l'umidità, in aggiunta al freddo, che aggravava la situazione. Una pecora poteva resistere facilmente al freddo intenso, purché avesse un ricovero asciutto, e anche un agnellino era in grado di sop- portarlo, se il suo vello delicato aveva la possibilità di asciugarsi. Ma le pecore, riluttanti a stendersi sul terreno bagnato, restavano in piedl finché non crollavano esauste, cosicché molti agnelli nascevano morti e altri morivano nel giro di poche ore. Alcuni, tuttavia, sopravvissero miracolosamente, ma per la maggior parte avevano bisogno di cure assidue e si dovette sfruttare ogni riparo disponibile. C'erano anche dei piccoli orfani, sistemati in un rec?nto nel fienile, e di questi si occupò Kirren. Era bravissima con gli ammali, e Jim, notando la delicatezza con la quale trattava quelle povere bestiole deperite, si sentiva commosso da tanta sollecitudine. Una gelida mattina, dopo colazione, entrò in cucina e, socchiudendo i lembi della giacca, mostrò a Kirren un agnellino appena nato, COSi piccolo che lei dovette avvicinarsi per individuare la minuscola sagoma tra le pieghe della stoffa. « Oh, Dio, com'è piccolo! » esclamò, accarezzando delicatamente il tenero vello riccioluto. « E poco piú grande delle mie mani! » « E uno di due gemelli e sua madre lo ha abbandonato. Non ha latte a sufficienza per tutti e due e questo qui è quasi morto. Puoi tenerlo in casa e badare a lui? » Jim le mise fra le mani la bestiola, un fragile frammento di vita tutto testa e orecchi, il corpicino quasi inesistente, le lunghe zampe inerti e nodose come quelle di una bambola di pezza. Kirren lo tenne nell'in- cavo del braccio e l'agnellino le si rannicchiò contro, cercando il calore del suo corpo, finché, con un improvviso gesto di fiducia, non le infi1o il muso sotto un'ascella e rimase in quella posizione. « Se riesci a farlo soprawivere per i primi due o tre giorni... » mor- morò Jim. « Ci proverò. » « Bene Io torno fuori. Sarò di ritorno fra una mezz'oretta. » Riddler, che si era attardato piú del solito a colazione, restò a guar- dare con un misto di interesse e di disprezzo la figlia che si dava da fare con l'agnellino, deponendolo in una grande scatola foderata di paglia e sistemandolo in un angolo del focolare. Poi la ragazza mise in una . 369 bottiglietta un po' di latte caldo allungato con acqua e, accoccolandosi accanto alla bestiola, gliene sfregò qualche goccia sulle labbra, insi- stendo finché essa non aprí la bocca e leccò la bottiglia con la piccola lingua rosea. L'agnellino, soffiando attraverso le narici, cominciò a succhiare con un gorgoglio e, rannicchiato nella sua scatola, si mise ad agitare il mozzicone di coda. Riddler si alzò da tavola. « Sarebbe ora che avessi un agnellino tutto tuo » grugní, passando accanto alla figlia per prendere la giacca. Kirren continuò a dare il latte alla bestiola, senza rispondere, e lui si fermò a osservarla, rimuginando. « Io proprio non ti capisco. Sei una donna sposata e... » « Sposata perché mi ci hai spinta tu, ricordalo, e soltanto per una transazione d'affari. E questo che abbiamo concordato, Jim e io. » « Ma dovevi pur immaginare che avevo in mente qualcos'altro! » Riddler infilò con mal garbo la giacca e l'abbottonò fino al collo. L'agnellino aveva bevuto a sufficienza, per la prima poppata, e Kirren si rialzò, con la bottiglia mezzo vuota in mano. « Sí, sapevo che cos'avevi in mente, ma non era quello che avevo in mente io. » « Doppiamente stupida, allora! Pensavo di averti fatto un favore trovandoti un marito come Jim, un ragazzo con la testa a posto, sano e forte, con qualcosa di piú di molti altri, e perché no, piuttosto bello. Certo, anche lui ha i suoi difetti, naturalmente, primo fra tutti la con- vinzione di avere sempre ragione. » « E il piú delle volte ce l'ha. » « Dunque hai una buona opinione di lui, è cosí? » « Ho ottimi motivi per avere una buona opinione di lui, e li hai anche tu. Senza Jim, avremmo perso la fattoria. » « Sí, suppongo di sí. E pure lui ha una buona opinione di te. Anzi non soltanto questo, direi Quel ragazzo prova qualcosa per te, Kirrie, Cj scommetterei. A volte tl guarda in una maniera... » « Stai lavorando di fantasia. Non ho mai visto Jim guardarmi in manieraspeciale. » « Be', tu hai messo in chiaro fin da principio le tue idee sul matrimo- nio e sugli uomini, e un giovanotto come Jim ha bisogno di qualche segno da parte tua prima di uscire allo scoperto. Tocca a te fargli capire che hai cambiato idea. » « Non ho mai detto di avere cambiato idea, io! E adesso vuoi farmi il piacere di andartene? » Kirren si avvicinò bruscamente al tavolo e cominciò a sparecchiare le stoviglie della colazione. Imprecando fra sé, Riddler afferrò il cappello e se lo piantò energicamente in testa. « Stupida gatta bisbetica! » bor- bottò e uscí sbattendosi la porta alle spalle. QUALCHE ORA dopo essere stato ricoverato in casa, I'agnellino, risto- rato dal calore, aveva lasciato la sua lettiera nell'angolo del focolare e stava esplorando la cucina, barcollando sulle esili zampette che sem- bravano sempre sul punto di spezzarsi. Nel giro di tre o quattro giorni benché continuasse a camminare malfermo sulle zampe, aveva preso a seguire fedelmente Kirren a ogni suo passo. « Sta magnificamente! » osservò Jim. « Gli hai salvato la vita e adesso deve cercare di cavarsela da solo. » « Pensi che ce la farà? » « Ne sono certo. » I! periodo della figliatura durò quindici giorni. Dei settantasei agnelli natl, soltanto quarantadue erano soprawissuti, ma poiché il tempo era ancora pessimo, poteva darsi che ne morissero degli altri. Una mattina, Jim comparve in cucina dopo che Riddler era appena usclto per andare alla banca, a ritirare il denaro per le paghe. Kirren stava accingendosi a infornare il pane, seguita come un cucciolo dall'a- gnellino, che aveva ora otto giorni. Quando Jim entrò, la bestiola gli corse incontro, alzando il mento per farsi accarezzare. « Sono venuto a prenderlo » spiegò lui. « Gli ho trovato una nuova mamma, il cui agnellino è nato morto. » « Posso venire a vedere? » « Certo. » Attraversarono insieme l'aia, sotto la pioggia, dirigendosi verso il fienile. Là, Jim si avvicinò al recinto costruito contro la parete di fondo, dove la pecora che aveva perso il suo agnellino se ne stava mesta e sconsolata. Aveva le mammelle gonfie di latte e sarebbe stata un'ot- tima madre per l'orfanello, se si fosse potuto indurla ad accettarlo. Jim socchiuse il cancelletto ed entrò nel recinto. Awicinatosi alla pecora? Ie si mise sopra a gambe divaricate, poi levò di tasca una Dottighetta contenente estratto di anice e se ne versò qualche goccia sul palmo della mano sinistra. Quindi prese a strofinare il liquido sotto il naso e attorno alle mascelle della bestia, per confonderle l'olfatto. Protestando flebilmente, la pecora tentò di divincolarsi, ma Jim la tenne ben stretta fra le ginocchia. In meno di due minuti, I'operazione era conclusa, poi Jim prese l'agnellino, strofinò anche a lui un po' di liquido sulla parte posteriore e lo rimise nel recinto. A tutta prima, la pecora non lo vide nemmeno. Era trODpO occupata a scuotere la testa nel tentativo di scrollarsi di dosso queil'odore inva- dente. Ma quando l'agnellino prese a belare, lei si girò a guardarlo sorpresa, in una maniera che sembrava dire: "E tu, di dove salti fuori?" Jim sospinse la bestiola verso di lei, che chinò la testa sospettosa annusandolo. Ma il suo senso dell'olfatto era neutralizzato dall'odore dell'anice, che era lo stesso emanato dall'agnellino. Dopo un momento, per quanto ancora palesamente perplessa, fece un passo avanti e prese a ~' strofinargli il muso lungo la schiena. Jim guidò il piccolo verso una mammella e, non appena la bestiola prese a succhiare, la nuova madre osservò la scena con espressione indulgente. Pecora e agnello, a quanto sembrava, erano pienamente soddisfatti l'una dell'altro. 1~ « Starà benone, ora » disse Jim. <~ Staranno benone tutti e due. » Kirren annuí. « Sicché, la figliatura è finita? » ' « Sí, grazie al Cielo. Smith e Townsend sono fuori a seppellire le ultime carcasse. » Sulla porta del fienile, Kirren e Jim si soffermarono a guardare i rivoli di pioggia che scrosciavano sul terreno. « Non ha per niente l'aria di voler migliorare » commentò Kirren. « Anzi, si sta mettendo giú brutta per il resto della giornata. Tuo padre non deve aver fatto una cavalcata molto piacevole, andando in paese, e sarà ancora peggio al ritorno. I ponti sul torrente sono som- mersi da due buone spanne d'acqua, ormai, e la piena va ancora salendo. Se tuo padre ha un po' di buon senso, dovrebbe rientrare dritto a casa, appena finito alla banca. » « Ma lui non ne ha affatto, di buon senso, lo sai. Se ne starà a chiacchierare tutto il giorno con la gente del mercato, andrà a bere un bicchiere con questo e con quello e non tornerà a casa fino a sera. Per fortuna c'è la sua cavalla, che penserà a riportarlo indietro sano e salvo: lei ha il buon senso che manca a lui. » Capitolo 10 CONTINUO A PIOVERE tutto il giorno, sempre piú forte, e al pomerig- gio l'acqua cadeva ormai a torrenti, inondando l'intera fattoria. Jim, rientrato alle due, mangiò in fretta e furia e uscí di nuovo. La maggior parte del suo gregge, novantacinque pecore, stava con l'acqua fin sopra gli zoccoli, nel pascolo piú vicino alla casa. ~ « Lo porterò su nella pineta » disse a Kirren. « E l'unica zona che non sia allagata. » Alle quattro era già quasi buio. Giú nel fondovalle, il torrente Timmy aveva rotto gli argini e stava dilagando nei prati con una marea che spazzava ogni cosa. Alle sei e mezzo, Jim scese con Townsend e Smith a fare un sopralluogo e scoprí che la turbinosa inondazione aveva sommerso il tratto inferiore del viottolo che portava alla Godsakes. Il buio era totale, ora, e Jim aveva dovuto munirsi di una lanterna. « Non mi era mai capitato di vedere una cosa simile » borbottò Smith. « E dire che lavoro in questa fattoria da piú di vent'anni! » 373 « E il padrone? » domandò Townsend. « Pensa che farà il giro dal ponte di Lyall? » « Non lo so, ma ne dubito » rispose Jim. « Non fa gran caso alle inondazioni, lui. » « Ma, qui intorno, i ponti saranno tutti sotto almeno un metro d'ac- qua » fece notare Smith. « E dai vortici che ci sono, direi che la cor- rente sia piuttosto rapida. » « Sí, credo anch'io. Sarà meglio che vada giú al torrente ad aspet- tarlo. » Jim osservò i due uomini curvi sotto la pioggia scrosciante. Avevano lavorato con lui per quattordici ore filate ed erano inzuppati fino alle ossa. « Voi due tornate a casa a cambiarvi » ordinò. « E avvertite la signora Lundy che io sono andato incontro al padrone » « Va bene » disse Townsend. « Ma è proprio sicuro di voler andare da solo, con tutta questa pioggia... » « Non preoccupatevi. Starò attento. » Lasciata la strada, Jim si avviò sguazzando attraverso i prati, con l'acqua che gli arrivava ai polpacci. L'oscurità era densa come la pece e il dolce pendio erboso, tanto familiare durante il giorno, sembrava una distesa interminabile, solcata da improvvisi infossamenti dove i SUOj stivali affondavano nel fango. La lanterna non gli serviva a molto: illuminava soltanto brevi squarci di pioggia, creando riflessi simili a fuochi fatui sull'acqua che gli turbinava intorno ai piedi. Ma finalmente apparve davanti a lui un salice e Jim si rese conto di essere arrivato all argine del torrente. Riuscí a strappare dall'albero un ramo lungo e sottile e, procedendo con cautela, prese ad avanzare sondando l'acqua col ramo, alla ricerca del ponte dal quale sapeva che Riddler era solito passare. ura l'acqua gli arrivava alle ginocchia, vorticando intorno a lui con tale forza da lasciargli chiaramente immaginare quanto doveva essere impetuosa la corrente prmcipale. Finalmente sentí digradare il terreno e Sj rese conto di avere raggiunto il punto in cui l'argine scendeva verso il ponte che, come aveva supposto Smith, era sommerso da oltre un metro d'acqua. Aspettava da forse un'ora quando udí finalmente un tonfo di zoccoli che si avvicinava sulla sponda opposta del torrente. Ritto sull'argine all'altezza del ponte, sollevò la lanterna, facendola ondeggiare da un lato all'altro e, contemporaneamente, ~chiamando a gran voce per vin- cere lo scroscio dell'acqua: « Morris! E lei? » Riddler, in groppa alla sua giumenta, udí il richiamo e scorse la luce oscillante della lanterna sulla riva opposta. « Certo che sono io! » gridò a sua~volta. « Chi altri potrebbe essere? » « E meglio che non passi di qui... è troppo pericoloso » urlò ancora Jim. « Dovrebbe fare il giro dal ponte di Lyall. » 374 LE DUE FArrORIE « Non stare a dirmi che cosa devo o non devo fare! » latrò Riddler. « Non è la prima volta che attraverso il torrente con un'inondazione e non sono mai annegato. » Era esattamente la risposta che Jim si aspettava, non sarebbe servito a nulla discutere. « E va bene! Ma tenga strette le redini, mentre attraversa. La corrente è molto rapida. » « La mia cavalla non ha paura dell'acqua, corrente o non corrente. » E difatti, incoraggiata da Riddler, la giumenta imboccò lo stretto ponte e, con l'acqua che ormai le arrivava al ventre, prese a percorrerlo senza esitazioni. Ma a mezza strada un tronco galleggiante la colpí con violenza alle costole e, con un acuto nitrito, la povera bestia si ritrovò nel torrente, col posteriore sommerso e le zampe anteriori che anna- spavano disperatamente. Benché mezzo affogato, Riddler riuscí a restarle in groppa, prima imprecando contro di lei, poi cercando di rassicurarla. « Su, su, da brava, nuota, adesso, nuota! Non avere paura! Mancano solo un palo di metri per arrivare all'argine! » Jim non riusciva a vedere niente, ma dal trambusto intuí quanto era accaduto. E rendendosi conto che la forza della corrente avrebbe tra- scinato a valle la giumenta, si spostò lungo la riva fino al punto in CUi cavallo e cavaliere stavano lottando insieme nell'acqua. « Morris! » esclamò. « Sta bene? » « Levati di mezzo! » urlò di rimando Riddler. « Ci stai sbarrando la strada! » La cavalla aveva grandi difficoltà a risalire la sponda ripida e sdruc- ciolevole, ma - stimolata dalle grida del padrone - alla fine ce la fece con una gagliarda sgroppata. Purtroppo, però, I'ultimo balzo, che la portò a piantare sopra l'argine anche le zampe posteriori, disarcionò Riddler, il quale cadde di fianco rimanendo impigliato con un piede nella staffa. Cosicché, quando la giumenta ripartí al galoppo, venne trascinato dietro in mezzo al fango. « Fermati, stupida! » imprecò il suo padrone. « Mi VUOj forse am- mazzare? » Anche Jim tentò di fermare la cavalla, ma la bestia, confusa e spa- ventata, continuò a correre, dirigendosi istintivamente verso il cancello della fattoria, e lui la seguí nel buio, sguazzando attraverso il prato. Il cancello chiuso la costrinse a fermarsi e Jim poté finalmente rag- giungerla mentre se ne stava lí, come in attesa, tremando dalla testa ai piedi. Cercando di calmarla con voce suadente, appese la lanterna al pomo della sella e raccolse le redini abbandonate. Riddler era svenuto, ma fortunatamente era ancora vivo. Liberatogli il piede dalla staffa, Jim lo issò di traverso sulla sella e lo tenne fermo con una mano mentre con l'altra apriva il cancello. 375 LE DUE FArrORIE Quando Kirren udí dei rumori nell'aia, si precipitò immediatamente verso la porta e rimase sulla soglia a guardare Jim che portava dentro il suocero. « Che cos'è accaduto? » domandò. « La cavalla lo ha disarcionato, lui è rimasto con un piede impigliato nella staffa ed è stato trascinato attraverso il prato. » « Si è fatto molto male? » « Non lo so, ma è svenuto e bagnato fradicio fino al midollo. Bisogna asciugarlo e metterlo a letto. » Jim stese Riddler sul tappeto davanti al fuoco e lo spogliò completa- mente, pOi gli diede una buona strofinata con un asciugamano e lo massaggiò energicamente con del brandy caldo su tutto il corpo, infine lo awolse in una coperta calda, lo portò di sopra e lo mise a letto. Kirren, che l'aveva preceduto posando sul comodino una candela accesa, stava attizzando il fuoco nel caminetto. Riddler, con le coperte fino al mento, aveva il viso cereo e un filo di sangue gli usciva da una ferita sopra l'occhio. Kirren gli si awicinò e gli toccò il viso. « E gelato! » « Sí e anche il polso è molto debole. » Jim si diresse verso la porta. « Vado a chiamare il dottor Hoad. » Lei lo seguí in cucina. « Non intenderai passare il torrente! » « Si, per forza. » « Dopo quello che è accaduto al babbo? Sei matto? » « Tuo padre aveva bevuto, io no. » « Perché non fai il giro dal ponte di Lyall? » « Perché significherebbe un'ora in piú di cammino. » « Non vedo a cosa ti servirebbe risparmiare un'ora, quando fossi annegato » rimbeccò Kirren. « E poi la giumenta sarà disposta ad attraversare di nuovo il torrente, dopo lo spavento che ha preso? » « Spero che lo sia. E, in ogni caso, dovrà farlo. » « Vorrei proprio che tu non andassi » insistette Kirren. « Non hai bevuto, d'accordo, ma da quanto tempo non ti fai una buona notte di sonno? Tutta questa settimana sei stato fuori con le pecore.. » S'inter- ruppe, fissando Jim, e i suoi occhi si fecero a un tratto scurissimi. « Sei sfinito dalla stanchezza! » Seguí un lungo attimo di silenzio, un silenzio carico di sentimenti inespressi e di pensieri. « Non sono poi cosí stanco e penso sia della massima importanza avere qui un medico al piú presto. » « Il dottor Hoad non attraverserà mai il torrente, lui.. » Kirren s'interruppe di nuovo. « Oh, è inutile stare a discutere con te. Sto sprec?ndo i1 fiato! Va' e affogati, se è questo che vuoi! » Gh girò le spalle infuriata, ma Jim l'afferrò per un braccio e la costrinse a girarsi di nuovo verso di lui. « Non affogherò » asserì con 376 calma. « Tengo troppo alla vita per rischiare di perderla! » E, attiran- dola a sé, la baciò sulla bocca. Una rapida, scambievole occhiata, poi Jim se ne andò chiudendosi la porta alle spalle. Kirren rimase per un momento immobile come una statua, seguendolo col pensiero nel buio della notte, quindi, con le guance lievemente arrossate, salí in camera del padre. PIOVEVA ancora a dirotto quando Jim giunse a casa del medico, ma il tragitto si era svolto senza inconvenienti. Il dottor Hoad acconsentí a recarsi alla fattoria, ma per la via piú lunga, che passava dal ponte di Lyall. Jim, invece, tornò per la strada dalla quale era venuto - di nuovo senza incidenti - e Kirren, che lo aspettava con l'orecchio teso, lo vide arrivare dalla finestra della camera paterna. Erano le dieci passate quando si presentò il dottor Hoad, in preda a un comprensibile malumore. « Ci voleva proprio quel pazzo scatenato di Morris Riddler per tirarmi giú dal letto in una sera come questa! » Esaminò l'infortunato, poi si mise davanti al caminetto, le spalle rivolte al fuoco, sorseggiando il brandy offertogli da Jim. « A quanto pare, ha preso solo una brutta storta al piede. Direi che non c'è niente altro di rotto, ma non si potrà saperlo con certezza finché non avrà ripreso i sensi. » « Cioè quando, secondo lei? » « Non lo so. Indubbiamente ha subíto un forte trauma, ma sa Iddio se ha la testa dura, ed è probabile che se la cavi senza danni. Quanto alla distorsione al piede, be', gli farà male per un po' di tempo. » « Che cosa devo fare quando tornerà in sé? » « Lo tenga al caldo e immobile e, se chiede da mangiare, gli dia qualcosa di leggero e facile da inghiottire: semolino o roba del genere. » Il medico finí il suo brandy: « Tornerò a vederlo domani ». Jim lo accompagnò alla porta, poi risalí nella camera del suocero. Kirren sedeva accanto al letto, con un lavoro di cucito in grembo. « Va' a dormire, ora, resto io con lui » le disse Jim. « Sei tu che hai bisogno di riposare » affermò lei. « Senti, non discutere con me! Fa' quello che ti dico! » « Non ci penso nemmeno. E~del resto, perché dovrei? » Gli occhi neri di Kirren lampeggiarono. « E mio padre, non il tuo! » « Pensavo che lo detestassi » obiettò Jim. « Be', sí, qualche volta. O quanto meno mi è accaduto in passato. » La ragazza guardò il viso grigiastro del padre, immobile sotto le coperte. « Ma ora... come potrei detestare un pover'uomo che giace cosí, freddo e muto, e sembra già quasi morto? Oh, certo, è un bestione testardo ed egoista, ma ha lavorato duramente per tutta la vita e adesso gli va a capitare anche questa... » 377 « Non morirà, sta' tranquilla » la confortò Jim. « E solido come una quercia! Non c'è da preoccuparsi. » « Benissimo » ribatté pronta lei. « Allora, se non c'è da preoccu- parSI, pUOi andartene tranqulllamente a dormire. » Jim si arrese con un sorriso. « Mi chiamerai, se avrai bisogno? » « Ti chiamero, te lo prometto. » Lui le toccò lievemente un braccio e uscí. ALLE CINQUE della mattina seguente, fresco e riposato dopo sei ore di sonno, Jim era in cucina a preparare il tè. Durante la notte, la pioggia era cessata e il mondo sembrava stranamente immobile. Quando salí nella camera di Riddler a portare una tazza di tè a Kirren, lei aveva già scostato le tende e nella stanza penetrava un tenue chiarore. « Un momento fa ha aperto gli occhi » annunciò la ragazza. « Sol- tanto per due o tre secondi, ma sono certa che mi ha riconosciuta. » « Tieni, bevi un po' di tè finché è caldo. » Jim le porse la tazza, poi si accostò al letto, toccò la fronte di Riddler e gli tastò il polso. « Non è piU freddo come stanotte e il polso mi sembra piú forte. » « Sí, è parso anche a me. » « Hai dormito un po'? » « Sí, di tanto in tanto. » Jim tornò in cucina, bevve a sua volta una tazza di tè ben caldo e zuccherato, poi uscí a fare un giro per la fattoria. I campi erano sommersi dal fango e questo avrebbe significato molto lavoro supplementare per tutta la manodopera disponibile. Ma non era l'unico pensiero: una giovane scrofa gravida cadde in un fossato e ci vollero tre uomini per tirarla fuori; Bob Lovell andò a sbattere con una carriola contro uno dei sostegni della concimaia, facendo inclinare una parte del tetto; infine il pony di Kirren, Griff, ebbe una colica. Jim gli stava somministrando un beverone di menta e laudano, quando Town- send venne a dirgli che il padrone si era svegliato e chiedeva di lui. Riddler giaceva ancora supino sotto le coperte, ma il suo viso aveva ripreso un po' di colore e il suo respiro era quasi regolare. « Mi fa male dappertutto ,> brontolò il malato, con voce roca. « Come sta quell'i- diota della mia cavalla? » « Molto meglio di lei » rispose Jim. « Non se lo merita, dopo avermi trascinato per il prato a quella maniera. Hai recuperato le mie borse da sella? » «Sí. » « Il denaro c'era tutto? » « Tutto. » « Sarà meglio che pensi tu a pagare gli uomini. » « D'accordo. Non si preoccupi » Kirren entrò nella stanza con una ciotola di semolino d'orzo ben caldo, e il padre lo guardò con disgusto. « Se è tutto lí quello che mi dài da mangiare, mi conviene guarire in fretta! » Con un lieve sorriso a Kirren, Jim uscí in silenzio. IL DorrOR HOAD tornò alle tre del pomeriggio e Jim, chiamato a casa, stava salendo in camera da Riddler quando lo udí lanciare un urlo ~: selvaggio. Entrando nella stanza, vide il suocero seduto sull'orlo del letto, gli occhi con un'espressione feroce fissi sul medico accanto a lui. « Diceva di non riuscire a raddrizzare il piede » spiegò questi sen- za scomporsi, « cosí gliel'ho raddrizzato io! » « E probabilmente mi ha azzoppato per tutta la vita! » « Be', questo lo vedremo » ribatté gaiamente il dottor Hoad, poi, ~ scendendo con Kirren e Jim, aggiunse: « Tenetelo a letto ancora per un ¨ paio di giorni... se ci riuscite ». . Aveva ripreso a piovere e verso sera, quando Jim fece chiamare i dipendenti della fattoria per pagarli, la pioggia si era trasformata in nevischio. Dopo che gli uomini se ne furono andati, lui raggiunse il fienile per dare un'occhiata alle pecore e agli agnelli e vi trovò Kirren accovacciata accanto al suo pupillo, che le stava succhiando coscienzio- samente un pollice. « Sembra che si ricordi ancora di me » disse lei. « E logico, sei stata la sua mamrna fino a ieri! » « Però sembra che la sua nuova mamma gli piaccia di piú. » Restarono per un poco in silenzio l'uno accanto all'altra, a guardare l'agnellino, poi presero a parlare contemporaneamente, Kirren per osservare che razza di giornata avevano avuto, Jim per chiederle noti- zie del padre. « Come sta, ora? » « Meglio, però è un po' troppo tranquillo... per un tipo come lui. » « Ringrazia il Cielo ! » « Già » rise lei. Uscirono insieme dal fienile e tornarono a casa. Kirren si diede subito un gran da fare a riattizzare il fuoco, a mettervi sopra la pentola per la cena e infine ad accendere il lume sul tavolo, mentre Jim, appesi giacca e cappello, osservava in silenzio quel suo continuo andirivieni. « Kirren, non potresti fermarti un momento? » domandò alla fine. « Che cosa? » ribatté lei, lanciandogli una rapida occhiata. « Oh, sí, certo, ma pensavo che avessi fame e volessi cenare. » « La cena può aspettare. Voglio parlare con te e non posso farlo se continui a svolazzare in giro a questa maniera. » « Va bene... eccomi qua. » w Kirren rimase in piedi al capo opposto del tavolo, posando le mani 379 sullo schienale di una sedia, ma, nonostante l'apparente risolutezza, il suo sguardo era evasivo, incerto, e Jim, osservandola attentamente vide una lieve ondata di rossore salirle alle guance. « In queste ultime settimane ci è accaduto qualcosa, vero? » comin- CjO. E, poiché lei non rispondeva, aggiunse: « O forse è accaduto sol- tanto a me... » « No » si affrettò a precisare Kirren. « E successo anche a me. » « E allora perché non mi guardi in faccia? » « Perché non mi hai ancora detto che cosa... » « Ti amo, Kirren, e tu ami me » Lei emise un profondo sospiro, senza parlare. Ma lo fissava dritto negli occhi, ora, e benché un'ombra fugace di imbarazzata timidezza le apparisse nello sguardo quando lui le si awicinò, si abbandonò fra le sue braccia con un bacio che non fu né timido né imbarazzato. Jim riprese a parlare dopo un lungo momento, con voce profonda e sommessa, guardandola con meravigliato stupore, sfiorandole con la punta delle dita il collo, il viso, le labbra. « Sono stato ingannato quando ti ho sposata. Mi avevi fatto credere di non nutrire in cuore alcuna passione, alcuna tenerezza femminile. » « E ora sei meglio informato? » « Sí » affermò lui con la stessa voce profonda. « Ora so come sei veramente. » Un colpo bussato al pavimento della camera di sopra li fece sobbal- zare entrambi. Si guardarono con occhi ridenti, separandosi controvo- glia c~on un'ultima, leggera carezza delle mani. « E il babbo » disse Kirren, « caso mai non l'avessi indovinato! E meglio che vada su a vedere che cosa vuole. » « Vengo con te. » « No. Non ancora. Capirebbe subito che è accaduto qualcosa e io ho bisogno di tempo... per raccogliere le idee. » Un altro colpo violento la indusse a precipitarsi di sopra. Jim, con un lieve sorriso sulle labbra, rimase ad ascoltare i rumori provenienti dal- I alto, le voci di Kirren e di suo padre che scambiavano qualche parola. Poi la ragazza riapparve in cucina. « Vuole mangiare » annunciò. « E vuole che glielo porti tu. » Quando Jim entrò nella camera, con una scodella di semolino al latte sopra un vassoio, Riddler era seduto sul letto. « Tutto qui quello che mi date? Di nuovo broda per i maiali? » « Vedo che si sente meglio » mugolò Jim, scrutandolo. « Se pensavate di liberarvi di me, avete sbagliato i conti. Vi toccherà aspettare ancora un bel po'. » Riddler accennò a una sedia « Nel frattempo, puoi sederti a fare quattro chiacchiere, mentre io mi gusto il mio sontuoso banchetto. » 380 PIU TARDI, anche Jim e Kirren cenarono giú in cucina, nell'alone dorato della lampada. Con le tende chiuse a tagliar fuori la gelida umidità della sera e un bel fuoco scoppiettante nel caminetto, se ne stavano insieme nella stanza calda e accogliente, uniti da una nuova intimità. Sapendo che Riddler dormiva, conversavano a bassa voce, e tutto CjO che dicevano approfondiva il sentimento nato fra loro. « Se non fossimo già sposati, mi sposeresti? » domandò Jim. « Sí, naturalmente. » « Che matrimonio strampalato è stato il nostro! Sicuramente, mai due persone al mondo si sono sposate cosí, senza sapere niente l'una dell'altra, nella piú assoluta indifferenza reciproca, come abbiamo fatto noi. » Una breve pausa, poi Jim riprese: « Quando ti sei accorta che qualcosa era cambiato? » « Non lo so. E, se lo sapessi, non te lo direi. » « Tuo padre aveva detto che questo sarebbe accaduto: che un uomo e una donna, messi assieme, prima o poi avrebbero finito per provare qualcosa l'uno per l'altra. » « So benissimo che cosa ha detto mio padre. Ma pensi che sia stato soltanto questo? » Kirren guardò il marito con aria interrogativa. « Una cosa che ci è accaduta cosí, indipendentemente da ciò che siamo tu e io? Come sarebbe capitato a qualsiasi altra donna e a qualsiasi altro uomo? Non posso crederlo. » « Nemmeno io. Perché tu non sei una donna qualsiasi, e io non sono un uomo qualsiasi. » Un breve silenzio, durante il quale Jim rimase a fissare la moglie. « Kirren... » « Sí? » « Tuo padre sta molto meglio, ora. Non credo sia necessario che tu rimanga con lui, stanotte. » « No, lo penso anch'io. » Kirren fissò il marito con uno sguardo carico di significato. « Questa sarà la nostra prima notte nuziale. » TRE GIORNI DOPO, Riddler era di nuovo in piedi e, pur brontolando e imprecando per i dolori a ogni giuntura, zoppicava ostinatamente per tutta la casa con l'aiuto di un bastone. Il tempo continuava a essere pessimo, freddo e umido, e ripetute piogge provocarono altre inondazioni e mantennero la valle allagata per ~uasi dieci giorni. « Oh, ma non finirà mai? » si lamentò un giorno Kirren. « Che cosa non darei per qualche giornata di sole! » « Sembri piuttosto allegra anche col cattivo tempo! » commentò il padre, seduto davanti al caminetto. « Davvero? » ribatté lei, subito in guardia. 381 Erano soli in cucina, dopo colazione, e Riddler si scaldava accanto aI fuoco. « Non soltanto allegra, ma anche qualcos'altro. » Kirren, che stava lavando i piatti, gli lanciò un'occhiata di sottecchi ma non fece commenti. « Non riesco a capire bene » continuò lui assorto, « ma c'è in te qualcosa di diverso, da qualche giorno, e qualunque cosa sia ti dona. » « Davvero? » ripeté la ragazza. « Ma guarda! » Si awicinò al caminetto a prendere uno strofinaccio per i piatti steso ad asciugare e Riddler, appoggiandosi allo schienale della sedia, alzò lentamente il VjSO verso di lei. Padre e figlia rimasero a guardarsi per qualche istante, un po' incerti finché la divertita soddisfazione dell'uno e l'indulgente complicità del- I altra non suscitarono un dlffuso calore di reciproca comprensione. Il primo a parlare fu Riddler. « Sapevo che ci sareste arrivati, al- a ine. » « E pensi che il merito sia tutto tuo, immagino! » « Sicuro! Se non fosse stato per me, saresti ancora la scorbutica zitella di un tempo, dal carattere collerico e duro come il ferro. » « Lasciamo perdere i complimenti, papà! » « Eri fatta per essere una moglie, Kirrie. L'ho sempre saputo, io. E vogllo aggiungere qualcos'altro: sei fatta per essere una madre. » « Ogm cosa a suo tempo » puntualizzò lei. « Forse... » « Tempo! Avete già sprecato un anno e mezzo! » Pochi giorni dopo, arrivò alla Godsakes la notizia che la moglie di Philip Sutton, Jane, aveva dato alla luce un bambino. « Bene " commentò Riddler, rivolgendosi alla figlia e al genero, « non avrei mai pensato di poter dire una cosa simile dei Sutton, ma prendete esempio da loro ! » Capitolo 11 L A PRIMAVERA E L'ESTATE di quell anno furono le piú fredde e umide che Sj ricordasse a memoria d'uomo, e questo fu causa di molti guai per tuttl gli agricoltori. Alla seconda figliatura delle pecore, alla Godsakes, le perdite eguagliarono quasi quelle della prima e si dovette faticare non poco per tenere iI gregge indenne da malattie. Ma nonostante tutte le ansie e le tribolazioni di quell'anno disgra- ziato, pareva che qualche spirito benigno vegliasse sulla fattoria e sui suoi abitanti. Una nuova luce riscaldava le loro vite e v'era un senso di umone affettuosa in tutto CiO che facevano insieme. Ogni giorno di piú Jim sentiva di vivere una vita meravigliosa, arricchita da una pioggia di doni preziosi, e vedeva dispiegarsi davanti a sé, come in una visione, il 382 LE DUE FATTORIE proprio futuro, illuminato da un'intensa luce dorata. E, al centro di tutto, c'era il crescente amore nato fra lui e Kirren. « A volte mi sembra di non meritare la fortuna che mi è capitata » disse un giorno alla moglie. « Ma lavorerò sodo per guadagnarmela. » « Hai sempre lavorato per tutta la tua vita » sottolineò Kirren. « Quello che ho fatto non è niente, in confronto a quello che farò negli anni a venire » ribatté lui con un sorriso. Alla fine di agosto, terminata la fienagione, si passò alla mietitura dei pochi acri di terreno coltivati a orzo e avena, ma quell'anno, a causa delle continue piogge, il raccolto risultò buono soltanto per il mangime dei polli e dei maiali. Per Riddler, l'unico conforto fu rappresentato dal fatto che le cose erano andate anche peggio alla Peele. Nessuno splendore dorato nei campi sul versante opposto della valle, ma soltanto un manto smorto e opaco; nessun allegro sferragliare di mietitrici meccaniche, perché le messi erano cosí umide e incurvate che si dovette mieterle a mano. r « Ma guardateli là, costretti a curvare la schiena, una volta tanto! » osservò, parlando con Jim e Kirren. « Mi diverto come un matto all'i- dea che non caveranno un penny dal loro raccolto! » « E perché? A noi cosa ce ne viene in tasca? » ribatté Kirren. « A te forse niente, ma a me fa un gran bene vedere che anche a loro capitaqualchedisgrazia! » Era una giornata grigia, ma non pioveva, e alla Godsakes erano tutti al lavoro nei campi mietuti, a slegare e dividere i covoni fradici di pioggia perché potessero asciugarsi. Riddler, che aveva terminato la sua fila, si fermò con le mani sui fianchi accanto a Jim e a Kirren, a guardare la Peele. « Dopo tutto quello che mi hanno fatto, credo di avere diritto a godere dei loro guai, tanto per cambiare » affermò di nuovo. « E intendi covare il tuo rancore sino alla fine dei tuoi giorni? » domandò Kirren. « Certo, perché no? » « Oh, soltanto perché mi sembra cosí infantile continuare a odiare per tanti anni! Jim ha smesso di farlo. Ha cancellato dalla sua mente qualsiasi risentimento. » « Non mi sorprende, da parte sua. Il danno che lui ha ricevuto dai Sutton è una puntura di spillo a paragone di quello che ho subíto io. Anzi, oserei dire che per lui è stata una fortuna che John Sutton lo abbia cacciato di casa, altrimenti non sarebbe mai venuto da noi. » E col mento bellicosamente proteso, Riddler se ne andò a gran passi per riprendere il lavoro, mentre Jim e Kirren si scambiavano un'occhiata. « E fiato sprecato cercare di fargli cambiare idea, lo sai » osservò lui. « Il suo odio per i Sutton ha radici troppo profonde. » 383 « Sí, me ne rendo conto. E meglio che impari a stare zitta. » « E non serve a niente portare me come esempio. Tuo padre ha ragione. Per ben due volte nella mia vita, quando qualcuno mi ha lasciato nei guai, la situazione si è risolta a mio favore. Prima, quando mio zio mi ha abbandonato e John Sutton mi ha preso in casa sua, poi quando Sutton mi ha buttato fuori e io sono venuto qui. » « Ti consideri un uomo fortunato, allora? » « Certo, perché non soltanto ho avuto tutto questo, ma anche tel » « Oh, un bel patrimonio dawero! » « Puoi pure fare del sarcasmo, se vuoi, e fissarmi con quei tuoi occhi neri da zingara, ma che altro può desiderare un uomo dalla vita? » « Eppure, deve esserci qualcos'altro che desideri... » « Kirren, stai cercando di dirmi qualcosa? » « Sí. Aspetto un bambino. » Rimasero a fissarsi a lungo? in silenzio, penetrati da una sensazione di calma assoluta: una sensazlone di serenità e di pace. Un sorriso salí lentamente alle labbra di Jim. « Be', questo spiega tutto » mormorò. « Spiega che cosa? » « Come mai ti sei fatta cosí bella. » « Lo sono davvero? » « Sí, molto. » « Il babbo ci sta guardando. Fra un momento si metterà a urlare perché ce ne stiamo qui con le mani in mano. » « Meglio che riprendiamo il lavoro, allora. » Pochi minuti dopo, tuttavia, smisero di nuovo perché su nel cielo le nubi grigie si erano aperte, lasciando un varco ai raggi del sole, che li inondavano di un dolce tepore e riempivano la valle di una luce mor- bida e splendente. Jim e Kirren rivolsero il viso al sole, grati per la luce e il calore che avevano goduto tanto di rado nel corso di quell'estate e Riddler, poco lontano da loro, fece lo stesso, alzando al cielo il suo viso grifagno in un infantile atteggiamento di gratitudine. E là, sul versante opposto della valle, nei campi della Peele, i mieti- tori all'opera sulle loro messi malate, smisero a loro volta di lavorare salutando il sole con esclamazioni di gioia che giunsero distintamente fino alla Godsakes. E, nell udire quelle esclamazioni, Jim e Kirren si scambiarono un sorriso, poi lei, facendosi schermo agli occhi con una mano, si voltò a contemplare la vallata, dolcemente rischiarata dal sole che squarciava le nubi. « Chissà come saranno questa valle e queste due fattorie fra dieci o vent'anni, quando i nostri figli saranno grandi » mormorò. « Stai correndo molto con la fantasia! » « Certo, e perché no? » 384 Una poetessa del lavoro MARY E. PEARCE La valle della contea di Gloucester e lo scenario rurale del XIX secolo che Mary Pearce descrive cosí bene ne Le due fattorie r!on è molto dissimile dall'o- dierno paesaggio della campagna inglese dove l'autrice vive. "Per esigenze letterarie" dice, "ho ridotto l'area della valle, ma per il resto è tutto come l'ho descritto: vecchie fattorie adagiate nel verde e bestiame di ogni genere che pascola sulle colline." La casa della scrittrice, che si chiama romanticamente "Nido della civetta", s'inserisce penettamente in questo quadro idilliaco. "Si trova lungo una stradina che domina la valle e la zona è effettivamente popo- lata di gufi e di civette. Per alcune settimane, un intraprendente esemplare ha preso addirittura possesso del cancello del mio giardino!" `Dopo aver letto il suo ultimo romanzo, uno non può fare a meno di doman- darsi che cosa riserverà il futuro alle due fattorie, la Peele e la Godsakes, create dall'autrice. ~Be"' afferma lei, "probabilmente la Godsakes finirà per riacqui- stare la sua prosperità, mentre la Peele andrà incontro a un crescente declino. Ma certe cose è meglio lasciarle all'immaginazione del lettore, no?" L'idea di diventare scrittrice nacque in Mary Pearce fin da quando era bam- bina, ma fu soltanto verso i venticinque anni, durante un soggiorno sulle coste della Cornovaglia, che lei iniziò a scrivere seriamente, ottenendo un lusin- ghiero successo con opere come La ragazza e il pescatore, pubblicata anche da SELEzIoNE DELLA NARRA~VA MONDIALE. Mary Pearce ama molto la campagna ed è particolarmente interessata alle piú svariate attività umane. "Osservare la gente al lavoro" dichiara, "è una cosa che mi affascina sempre." In sintonia con questa predilezione, la prossima opera della scrittrice sarà ambientata nell'industria tessile inglese, verso la metà del secolo scorso. FINE.