CECILIA GATTO TROCCHI. LE SETTE IN ITALIA. NEWTON. Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da: Ezio Galiano. La babele delle terminologie e lo scoglio delle classificazioni DELLE Sette di origine orientale . Sette legate all'induismo 2. I sentieri dello yoga 3. Il buddhismo 4. Nuove religioni giapponesi 5. Sette islamiche m. Sette di matrice cristiana IV. Le psico-sette 1. Un gruppo tipico tra le psico-sette 2. Il caso di Scientologia v. La nebulosa magico-esoterica e l'occultismo 1. La società teosofica 2. La New Age 3. Culti ufologici VI. Sette sataniche, stregoneria, neopaganesirno, magia VII. Le sette e il mondo contemporaneo: un' interpretazione Bibliografia essenziale Il fenomeno dei nuovi movimenti religiosi in Italia è assai complesso. Ad una prima considerazione generica potrebbe sem- brare che il nostro Paese, di tradizione spiccatamente cattolica da un verso (per quanto riguarda la cultura «popolare») e laico-mar- xista da un altro (per quanto riguarda la cultura cosiddetta d'élite, l'intellettualità che «fa opinione») sia la terra più inospitale per la diffusione di religioni altemative. Ma in realtà non è così. A partire dagli anni '70, dalla crisi cioè delle speranze di palingenesi «politica» si è impercettibilmente diffuso in Italia un nurnero rilevante di nuove sette religiose, spesso di derivazione «orientale». Il numero delle persone coinvolte nelle nuove sette è in certo senso esiguo: si può arrivare a un massimo di 300.000, mentre i simpatizzanti che hanno un rapporto occasionale con le sette stesse non superano il rnilione: appare piuttosto sorprendente il numero delle religioni presenti oggi in Italia indipendentemente dalla quantità numerica degli adepti. Altrettanto interessante è una sorta di cultura diffusa che i nuo- vi movimenti religiosi e le sette hanno determinato in Italia, nella quale il 35% della gente crede nella reincarnazione, il 45% nelle capacità extrasensoriali di persone «dotate» e il 36% nella veridi- cità dell'astrologia. Il proliferare delle sette. un fenomeno tipico della post-moder- nità, si è affacciato nella storia degli altri paesi già da molto tem- pol. L'Italia, un tempo feudo del cattolicesimo, tra poco non avrà più nulla da invidiare alla California, patria conclamata delle ini- ziazioni esoteriche. Il fatto è che, nell'attuale situazione, i nuovi soggetti sociali si trovano a vivere una molteplicità di esperienze che, se giovano I Vedi Introvi~ne M.. Le nuove reli~ioni. Milano. Su~arco 1989. 10 CECILIA GAlTO TROCCHI come stimoli all'agire, creano nel contempo un'identità culturale fluida, imprecisa e fragile. I nuovi movimenti religiosi o mistico-esoterici (come un tem- po i partiti politici) presentano in tale contesto un'altemativa alla dispersione urbana, all'isolamento, alla neutralità affettiva, alla confusione dei valori fondanti, alla crisi della famiglia e talvolta delle istituzioni. Il crollo non tanto dei valori (che per loro definizione sono re- lativi, storicamente e culturalmente detemlinati) quanto di una ge- rarchia organica di valori, di un sistema etico coerente, è il vero dramma della coscienza modema. Alla gente comune impreparata a portare il peso di questo dramma, le religioni altemative offrono una reale e affascinante via di salvezza. Nonostante le differenze di tono e di qualità, tali movimenti propongono tre linee di forza su cui si basa la loro dif- fusione: il ricorso ad una esperienza interiore, un messaggio di salvezza, l'aderenza a una comunità. L'esperienza interiore proposta conduce all'autorealizzazione, a un miglioramento delle capacità mentali, all'equilibrio psico- fisico, al benessere generale e si basa su tecniche pratiche «alle quali il cristianesimo ha da contrapporre solo sterili rituali dettati dall'obbedienza», come dicono i seguaci di Osho2. Il messaggio di salvezza comporta la scoperta di una verità tra- scendente, segreta, di origine mistica, che si rivela o si capta at- traverso l'esperienza individuale interiore e che si rafforza con pratiche rituali in cui è spesso presente uno sfondo magico. Tale conoscenza mistica e la salvezza finale sono connesse con la liberazione delle potenzialità dell'Io e con l'impegno ascetico. Infine i movimenti si presentano come «comunità consacrate» in grado di ri-definire non solo l'identità del soggetto, ma l'intera realtà. Tale potere demiurgico, anche se non è (se non raramente) esplicitato, assume per l'antropologo una rilevanza eccezionale e pone i movimenti religiosi in esame in una posizione dinamica nei riguardi dell'intero corpo sociale. Le sette, infatti, si propon- gono tutte un rinnovamento dell'ecumene, una trasformazione a livello mondiale delle relazioni sociali, individuali e soprattutto simboliche. Dagli Hare Krishna agli Arancioni, dai praticanti la meditazione trascendentale ai buddhisti e ai Moonies, tutti gli adep- 2 Vedi avanti, p. 24 INTRODIJZIONE l I ti pensano di essere «il sale della terra» capaci di determinare tra- sformazioni straordinarie nei rapporti tra l'uomo e la natura, l'uomo e la realtà sociale, l'uomo e la donna ecc. Infine si può ipotizzare che la causa di fondo del sorgere dei nuovi culti sarebbe proprio la protesta contro la modemità e con- tro la sua più lacerante contraddizione che oppone una sfera pub- blica razionale, astratta, impersonale e una sfera privata priva di orientamenti e che pure deve decidere del proprio destino. Occorre sottolineare il desiderio dei nuovi movimenti di offri- re una dimora all'essere, una visione tot:~li7.7~nte del mondo, in cui la spaccatura tra pubblico e privato risulti superata e «redenta». Ringrazio Isabella Dettori e Wladimiro Le Rose. I. La babele delle terminologie e lo scoglio delle classificazioni Il termine «setta» (per altro rifiutato dagli adepti e dai capi ca- rismatici) deriva dal latino sequor (e dal suo rafforzativo sector) con il senso di «seguire», andare dietro, accompagnare un mae- stro. Secta in latino significava linea di condotta, dottrina, scuola filosofica e gruppo religioso. L'idea che la parola indichi una se- parazione (quindi impropriamente collegata al verbo secare, ta- gliare) è molto più tarda e meno relativistica, in quanto implica il concetto di una religione più vasta da cui la setta si sarebbe ap- punto separata. E strano quindi che si leghi al termine una valen- za negativa, dato che all'origine sectae erano le scuole degli stoi- Cl, degli epicurei e persino dei giureconsulti, per non parlare dei primi cristiani seguaci di una secta (o dottrina) a tutti gli effetti. Si può anche dire che Aristotele, il grande razionalista, avesse una setta, anzi una setta «esoterica», dato che le lezioni che tene- va la mattina ai suoi studenti paganti erano chiamate da lui «eso- teriche» (interne) mentre quelle del pomeriggio aperte a tutti era- no dette «essoteriche» (esterne). Ma la storia gioca dei brutti tiri alle parole (come del resto agli uomini) e setta è oggi diventato sinonimo di conventicola, covo di streghe e congrega ereticale. L'attuale panorama italiano delle sette non giova certo a chiarire né i termini né i contenuti delle scuole, dei movimenti di pensiero e delle religioni alternative. Si tratta di un mondo complesso, marginale eppure in rapida e irre- versibile espansione. Chi come me si è tuffato all'interno di tale mondo vivendo esperienze iniziatiche dal di dentro, ha ricevuto come primo impatto un senso di incredulità e di sbalordimento e questo non solo per il numero delle sette e dei loro adepti. Quel che meraviglia è proprio accorgersi che non ci si trova di fronte a residui o a occasionali emergenze di una cultura arcaica, ma a un fenomeno in rapida espansione che giunge nel nostro paese dalle sedi centrali della cultura dell'Occidente. La spiritualità alterna- LA BABELE DELLE TERMINOLOGIE E LO SCOGLIO DELLE CLASSIFICAZIONI 13 tiva prospera nelle città più ricche dell'Italia settentrionale (più in Lombardia e in Emilia che non in Puglia o in Calabria), trova vasta eco nella piccola e media borghesia, nelle fasce più alte della classe operaia ma anche tra le casalinghe che hanno il pro- blema di far quadrare i conti della spesa come nel ceto imprendi- toriale, in ambienti di professionisti e tra gli studenti. Il panora- ma dei seicento e più punti di incontro per le associazioni religio- se e magico-esoteriche rivela una tipologia quanto mai com- plessa e ideologicamente sincretica: dai Templari ai profeti del libero sesso, dalla Fraternità bianca universale alle sette religiose neo-orientali, dai gruppi satanici ai centri di ufologia sperimenta- le, dalle più nobili dottrine tradizionali ai più confusi «credo» nati negli ambienti della provincia italiana. Gli adepti sono inter- classisti e di tutte le età: sono giovani donne, anziani professioni- sti, intere famiglie, persone colte e meno colte residenti nelle grandi città come nei centri più piccoli. Un altro dato che emerge in maniera determinante è la grande capacità di proselitismo del- le sette. Questo mondo caleidoscopico e bizzarro presenta una grande difficoltà di classificazione: le tipologie sfumano le une nelle al- tre; gruppi satanici, ad esempio, si configurano come vie di sal- vezza, sette religiose neo-orientali praticano la magia, confrater- nite religiose insospettabili come i Templari si addentrano nei mi- steri esoterici. Questo universo dai contorni sfumati e imprecisi è caratterizzato dalla eterogeneità e dal sincretismo. Inoltre un de- mone scissionista agita il mondo delle sette che nascono, si espan- dono e poi scompaiono, oppure si dividono intorno a figure poco raccomandabili di capi carismatici. Tutto questo costa molto: i nuo- vi movimenti religiosi e l'esoterismo muovono un vertiginoso giro di miliardi. Per gli addetti ai lavori l'interpretazione del suc- cesso dei nuovi movimenti religiosi e delle sette è oggetto di di- battito e di polemica. Ormai la bibliografia è vasta e molto artico- lata e di essa daremo ragione nella parte finale del testo. La prassi antropologica ci ha insegnato che per comprendere un fenomeno occorre inserirlo in un contenitore o categoria più ampia che ne dia giustificazione e che lo descriva: questo proce- dimento comune a ogni forma di conoscenza è estremamente dif- ficile per quanto riguarda le sette. Gli addetti ai lavori già discu- tono circa la terminologia da usare per il fenomeno stesso e se questa terminologia deve essere di matrice psicologica, teologica o sociological. Il problema è infatti spinoso e da esso vorremmo uscire proponendo tre elementi che possano giocare nella defini- zione e caratterizzazione delle sette stesse: 1. le origini storiche, 2. il contenuto dottrinale, 3. le modalità di organizzazione. Pen- siamo quindi di analizzare una serie di gruppi che vengono carat- terizzati da questi elementi. Il primo gruppo potrebbe essere quello delle sette e movimenti religiosi alternativi di origine orientale, che si ispirano all'induismo, al buddhismo, al taoismo, alle reli- gioni giapponesi. In questo ambito assistiamo sia alla diffusione di movimenti religiosi tradizionali che alla formulazione di nuo- vi culti che in genere ruotano intorno a un capo carismatico ben deciso a esportare in Occidente i beni spirituali e religiosi della sua terra d'origine. Esiste poi un vasto settore di gruppi e movimenti psico-spiri- tualistici che si presentano come portatori di sviluppo delle po- tenzialità umane e fisiche dell'individuo. Questi gruppi ostenta- no caratteristiche dichiaratamente taumaturgiche e terapeutiche. Appare poi il vasto panorama delle sette di matrice cristiana che si riferiscono a un cristianesimo di frangia e che contengono sia grandi movimenti di massa come i Testimoni di Geova sia picco- li gruppi di neoformazione, alcuni con caratteristiche unificazio- niste di cui la più nota è quella che fa capo al reverendo Moon. Abbiamo sette islamiche Sufi, i Sikh, i neo-pagani, vari tipi di gnosticismo, sette esoteriche a sfondo magico-occultistico e ov- viamente i satanisti2. Esiste infine un movimento complesso e articolato dalle gran- diose proporzioni planetarie che va sotto il nome di New Age o Nuova Era la quale propone un sincretismo davvero stupefacente tra filosofie orientali, psicologia del profondo, visione magica del mondo, ufologia e religioni primitive. Unable to recognize this page. Grandi Tascabili Economici 117 -~. In copertina «Pittore di Licurgo», Aiace ja vJolenza a Cassanlra, particolare di un cratere a volute (Napoli, Museo Nazionale) ~' Traduzione di Filippo Maria Pontani : Seconda edizione: marzo 1994 `` . Gr~tdi Tascabili Economici Newton D,i~ione d~h Newton Compton editori s.r.l. .3 1978, 1991 Newton Compton editori s.r.l. Roma, Casella postale 6214 S~ight della Car~iera B Hellefos ~i;t;kt~ra tAanekoski Sofocle Tutte le tragedie Antigone, Aiace, Edipo re, Elettra, Filottete, Le Trachinie, Edipo a Colono, I segugi A cura di Filippo Maria Pontani Edi~ioni integrali ~tt Grandi Tascabili Economici Newton INTRODUZIONE Sofocle, figlio dell'armaiolo Sofillo, nacque ad Atene, nei demo urbano di Colono, nel 497 a.C. (495-94 secondo la Vita anonima; 488-87 secondo la Suda); morí ad Atene alla f ine d el 406. Era di famiglia ricca, ed ebbe buona educazione ginnica e musicale; nel 480, celebrandosi la vittoria di Salamina, fu scelto a guidare un coro di giovinetti. Apparve sulle scene nelle parti del citarista Tamiri e di Nausicaa, ma non recitò le proprie tragedie, forse per la gracilità della voce. Esordt come autore probabilmente prima del 468, anno in cui, con una tetralogia comprendente il Trittolemo, fu dichiarato vin- citore su Eschilo da Cimone e dagli altri strateghi, scelti eccezionalmente come arbitri dell'agone dionisiaco. Nel 441 fu vinto a sua volta da Euripide. Riportò il primo premio 18 volte (secondo qualche fonte, 20 o 24); fu spesso secondo, mai terzo. Molto amico di Pericle, Sofocle ebbe importanti cariche pubbliche: fu ellenotamia e presidente degli ellenotami nel 443. Nel 441-40 fu stratego (la nomina non ebbe nessun rap- porto con la formulazione della tecnica di governo da lui affidata al personaggio di Creonte nell'Antigone del 442) e riportò una sconfitta nell'assedio di Samo per opera del filo- sofo eleatico Melisso. Nonostante quest'infortunio, fu ancora stratego, con Nicia, dopo la morte di Pericle, nel 428-27; pro- bulo nel 413, partecipò all'elaborazione della costituzione dei Quattrocento. Fu in rapporti affettuosi con lo storico Erodoto (giunto ad Atene ca. il 446), a cui diresse un'ode, e di cui mostra reminiscenze in passi dell'Antigone (vv. 904-13), del- I'E~ipo re (vv. 980 sgg.), dell'Edipo a Colono (vv. 337 sgg.). Ebbe deferenza per Eschilo, per quanto gli attribuisse una sorta d'inconsapevolezza e d'irresponsabilità nella creazione di versi sublimi; ed ebbe stima per Euripide, nonostante le gran- di diversità nella concezione del mondo e dell'arte: nel 406, quando Euripide mori, Sofocle presentò i coreuti senza corone ed eglt stesso apparve vestito a lutto. Fu apprezzato dal poeta Ione, che affidò a una memorabile pagina diaristica il ricordo d'un incontro con Sofocle a Chio. Fu «amante di giovinetti belli», anche se, negli anni tardi, salutò con gioia la propria liberazione da Eros, «un padrone difficile». Da Nicòstrataebbe il figlio Iofonte, poeta tragico; dal- l'etera Teòride di Sicione ebbe Aristone, e predilesse il figlio di lui, Sofocle il giovine, pure tragediografo. Per gelosia verso quest'ultimo, Iofonte promosse nel 417 una denunzia di demenza senile contro il padre, dinanzi alla fratria (secondo altri volle farlo interdire dal tribunale). Una poetica leggenda dice che il vecchio Sofocle smentí l'accusa leggendo l'Edipo a Colono (che in realtà fu scritto molti anni dopo). Aristo- fane attribuisce al poeta una sordida avarizia senile. Del tutto favolose le notizie relative alla morte e alla sepol- tura. Il poeta, che nel 420 aveua ospitato il simulacro di Asclepio ed era stato sacerdote d'un culto connesso con quel dio, ebbe il culto postumo d'un eroe, venerato col nome di Dexíon; Iofonte, scordati i dissensi processuali, gli fece erige- re un tempietto e, probabilmente, una statua. Un'altra statua del poeta, di bronzo, fu innalzata a metà del IV secolo nel t~eatro di Dioniso, a cura di Licurgo: da essa discende forse il classicistico Sofocle del Later~ano, eretto, avvolto nel man- tello di nobili pieghe, decoroso nella postura e nel gesto, ma con una testa fredda e disdicevole. Il poeta fu molto amato per la gentilezza del tratto, per il fascino del conversare, per la moderazione e la facilità del carattere. Un epigramma tomhale ricorda di lui, accanto al primato nella tragedia, la bellezza dell'aspetto; il comico Fri- nico lo chiamò beato per la sua vita e per la sua morte. Ma, dicendo che il poeta non sopportò alcun male, Frinico giudicò in superficie. Sofocle soffrcertamente la passione di Atene, dalle guerre persiane all'apogeo del cinquantennio fin o alle soglie dell estrema catastrofe, anche se nelle sue opere si trovano solo accenni di condanna della guerra (Aiace, Filot- tete), senza altre allusioni a fatti contingenti. La peste del 430-29 può essere stata presente al poeta dell'Edipo re, ma solo come una dolorosa reminiscenza, poiché la data della tra- gedia è probabilmente assai posteriore a quel terribile evento. Innamorato della sua città, di cui cantò nell'Edipo a Colono l'amena campagna e le divine prerogative, Sofocle non l'ab- lN'l'KUI~U:~.lUNr bandonò mai (tranne che per l'ufficio di stratego), non diver- samente da Socrate. Questi, affisando l'occhio negli uomini, condusse la sua impavida indagine; il poeta lesse nei suoi simili la nullità della vita. Ossequiente verso le forme del culto, sentnella religione il mistero e vagheggiò la morte non già come premio a una vita operosa, ma come realtà prestante, felice negazione dell'assurdo di esistere. Uomo brillante, so- ciale, longevo, carico d'onori e di gloria, fu il piú disperato dei poeti. ~v l~lLll'l'() MARIA PONTANI i singoli drammi, già violato da Frinico ed Eschilo nel caso di drammi storici (Presa di Mileto, Persiani); un omaggio al- l'antica norma fu la perduta Telefea. Nulla si può dire della «scenografia», introdotta da Sofocle secondo Aristotele, ma forse già curata da Eschilo, che si valse del pittore Agatarco. La conciliazione della venerazione sofoclea per il dio sco- nosciuto con la disperazione per la nullità umana non è pro- blema cosí insolubile come apparve a taluno. Sofocle è certo il poeta del dolore senza esito e senza senso; è il tragico dell'uomo nella sua essenza d'infelicità; è il cantore dell'in- dividuo solo ed escluso da ogni ordine cosmico d'intuibile eticità o finalismo. L'uomo s'erge in lui, simulacro magnanimo d'accettazione eroica, di fronte all'ignoto che macina la sua sorte, e quando l'incontro dei due piani alieni e paralleli l'uma- no e l'arcano, sprigiona la fulgurazione dell'assurdo, geme e dispera con l'alterezza di Sisifo. Al limite della sfida prome- teica o della ritorsione beffarda e blasfema, un orrore del vento sinistro che s'abbatte piega il cuore a un ossequio, che nulla ha in comune con le raggiunte fedi d'un Eschilo, com'è del pari lontano lalle lucide demolizioni e dalle razionali ricerche d'Euripide. L'estremo della grandezza umana coincide con l'estremo del dolore; per converso l'assurdo dell'esistere si medesima con l'eroico decoro dell'individuo che, senza mi- raggi terreni o ultraterreni di riscatto, si realizza nella tragicità della sua vicenda. L'intrinseca ambivalenza d'un'azione ch'è insieme pia ed empia, innocente e colpevole, attiva e, nello stesso agire, subita, libera e necessitata, ha l'assolutezza d'una realtà in sé. Sgomentante spéttacolo, fonte inesausta di pietà e di terrore Esaltante spettacolo che, per il prodigio della poesia diviene catartico e persino «etwas im tiefsten Sinne Freudiges». Wol- fango Schadewaldt ha indicato in quest'aspetto di verità assoluta dell'uomo come dolore la rivelazione d'una Necessitas segreto di quella bellezza che appaga arcanamente il cuore Va però detto che l'assolutezza della visione sofoclea non consiste nella concezione del mondo e dell'uomo, né a noi su questo solo piano interessa. Essa è una risorsa della for- ma, dalla sapienw drammaturgica alla potenza del lirismo dal movimento del dialogo all'ardita efficacia della iingua dalla musica ai mctri; è una risorsa del poeh. Le implicanze e risonanze delle parole dei personaggt non tolgono loro tl ca- rattere d'immediata effusione d'una psicologia. Il linguaggio del poeta è il suo segreto piú alto. Qui si manifesta una diversa Necessitas: la risoluzione del personaggio nell'espressione, la piena significanza sentimentale di questa, nelle sfumature piú irrilevanti: «anche da un piccolo emistichio, da una sola pa- rola egli sbalza». come dice acutamente l'anonima Vita «l'inte- ro ethos d'una figura~. Le tracce d'un'evoluzione poetica di Sofocle, dalla pomposa solennità eschilea a uno stile duro e composito, fino all'opti- mum, ch'è l'aderenza piena della parola alla tempra del per- sonaggio e alla situazione, sono mal riscontrabili, anche per l'incompletezza dei documenti. Di qualche studiata raffina- tezza s'indicarono esempi in espressioni strane e persino enig- matiche. Una riduzione del «colore» omerico o eschileo fu cercata nell'importanza via via scemante dei composti e delle forme «privative~, a cui pare corrispondere una crescente semplicità, piú appassionata e realistica. D'altra parte è dif ficile classificare il significato del maggior numero di astratti nei drammi piú tardi, che può essere cosi un residuo di arti- ficiosità come una purificazione e rarefazione linguistica, in contrasto, almeno apparente, con la vivida concretezza del riconosciuto realismo. Né sempre è possibile confermare coi testi i giudizi di disuguaglianza espressiva, l'alternanza d'un fasto grandioso con un'umiltà quotidiana, lo spegnersi e il cadere d'un gran fuoco ardente, di cui parlano Dionigi e il Sublime. Le indagini sugli espedienti retorici, dalle antitesi all'anafora, dall'asindeto all'ossimoro, dall'allitterazionel'as- sonanza fino all'echeggiare d'una «parola-chiave», non por- tano che al riconoscimento d'una risoluzione espressiva degli apparenti artifici, d'una funzionalità emotiva che riscatta e travolge ogni scolastico calcolo. Poco probanti, perché gretti e morti elenchi di fatti avulsi dalla realtà viva d'una lingua creante, sono le classificazioni anche piú diligenti del materiale espressivo. Il famoso paragone di Winckelmann, della serenità del fondo marino intatta dalla furía superficiale dei marosi, fu accettato o capovolto per mostrarlo aderente al doppio volto di Sofocle (chiarezza espressiva e torbido e oscuro pathos dei sentimenti); s'indicò cosi nella catarsi formale d'una fremente tragicità di passioni una conciliazione esemplare e suprema del dioni- siaco con l'apollineo. Mette forse il conto di rileggere le parole di Federicoietzsche:Il linguaggio degli eroi di Sofocle c'in- rlLl 'U MARIA PONTANI ganna a tal segno con la sua precisione e la sua chiarezza apollinea, che ci pare quasi di essere d'un tratto in fondo alla loro natura, e proviamo quasi un certo sbalordimento nel trovare sí breve il cammino. Ma facciamo per un istante astra- zione dal carattere superficíale dell'eroe--il quale in fondo non è che un'immagine luminosa proiettata sopra uno schermo oscuro, e propriamente un'apparizione in trasparenza --, ar- riviamo sino al mito, di cui questi riflessi luminosi sono la proiezione; noteremo subito un f enomeno ottico ben cono- sciuto. Se, dopo esserci sforzati a fissare il sole, noi ci vol- giamo altrove, delle macchie oscure appaiono dinanzi ai nostri occhi abbagliati quasi come un benefico rimedio che calmi il nostro malessere. Inversamente, le apparenze luminose del- l'eroe sofocleo, la maschera apollinea in una parola, sono l'ineluttabile conseguenza di una profonda visione dell'orribile che è nella natura; sono come sprazzi di luce che alleviano le pupille dolorosamente dilatate dalla spaventosa notte. In que- sto senso solo è permesso credere di avere la nozione esatta, il concetto serio e significativo della serenità ellenica». Tali caratterizzazioni staccano, proprio là dove cercano di medesimarle, la forma dalla materia; inoltre restano fatal- mente generiche come molte altre consimili, fondate sul rico- noscimento d'una «serenità bril~ante», d'una «grazia fiera e calma congiunta a un'emozione sincera e a un pensiero costan- temente fermo e sicuro». Né piú illuminanti ci appaiono i riconoscimenti negativi d'un'equidistanza di Sofocle dalla «ri- flessione astratta» o dalla sostenutezza dello stile di Eschilo come dalla «broderie» descrittiva o dall'agilità acuta e versatile del linguaggio d'Euripide. Se la definizione generica dello stile, cioè, in definitiva, deU'arte d'og*i poeta è un assunto impossibile, tanto piú lo è per Sofocle che, anche dal punto di vista espressivo, non è affatto cosi limpido o apollineo o facile come si crede ed è anzi, dei tre tragici, il poeta stilisticamente piú imprevedibile. Ogni giudizio, pertanto, non può risolversi che in un ritorno all'analisi, in un richiamo alla «lettura». Si puo solo indicare, come via aperta a una ricerca metodica, che del resto si va percorrendo negli ultimi anni, la necessità d'approfondimento del valore della metafora. Una ricerca in. tal senso fu già af- frontata per Pindaro ed Eschilo, comunemente ritenuti, fra tutti i poeti greci, i piú dotati di potere immaginifico, inteso come invenzione di nuovi nessi analogici e di potenti suggestio- U U 1 ni evocative. Un'analisi penetrante, ispirata da una piú congrua valutazione dell'essenza dell'immagine come elemento strut- turale del linguaggio in sede di estetica generale, può cogliere, entro la purezza intemerata della lingua sofoclea, un'inegua- gliata pienezza e plurivalenza della parola nella sua piú auten- tica pregnanza, e attingere, nel «regno delle madri», un'ombra almeno dell'irraggiunto segreto della sua poesia. Conscio segre- to? Forse già dagli anni dell'Antigone il poeta, mirando non pure alla stupefacente creazione della parola umana, ma in- tuendo il prodigio della sua stessa poesia, si riempiva d'estatica ebbrezza. Sofocle fu nei secoli piuttosto ammirato che inteso. Nel- l'antichità spiccano pochi giudizi. Il commediografo Frinico riconobbe nella sua poesia la potenza, adombrandola nelle strane immagini del «vino di Pramnoe del «cane molosso»: dell'uno la tragedia di Sofocle avrebbe il sapore e il vigori~, dall'altro il poeta si sarebbe fatto aiutare nel comporre i suoi drammi. Il rispetto e l'ammirazione rattengono dalla beffa l'Aristofane delle Rane; altrove il commediografo vagheggia, fra i vantaggi che s'attendono dalla pace, quello d'udire i canti di Sofode, in cui, piú tardi, Dione di Prusa riconoscerà una «meravigliosa e grandiosa soavità~. Al giudizio canonico di Aristotele e a quello, non coincidente, dell'Anonimo del Su- blime s'è già accennato. L'indicazione di Sofocle come esempio dello stile di mezzo, o come l'ottimo tragico, riecheggia nell'età romana a guisa di topos;.risonò nelle scuole: ecco l'ammirazione di Quinti- liano: «gravitas et cothurnus et sonus Sophoclis». La risco- perta di Sofocle nell'Umanesimo portò a ripetute rappresen- tazioni d'accademie o di corti rinascimentali. Il Poliziano tra- saliva mirando Alessandra Scala recitare Sofocle in greco. Con l'Edipo re s'inaugurò nel 1585 il palladiano Teatro Olim- pico di Vicenza. Tuttavia per piú secoli l'alibi della inimita- bilità sofoclea o la reale difficoltà di consonanza col suo linguaggio e piú col suo mondo contennero il numero e l'im- portanza delle reminiscenze e delle imitazioni; anche sul pia- no critico, le felici intuizioni di grandi poeti, da Shelley a Goethe, da Schiller a Holderlin (che tradusse mirabilmente l'Antigone e l'Edipo), non intaccarono l'immagine s~perficia- le del poeta perfetto, a cui il classicismo prestò la maschera della serenità armonica e del decoro. Singolare l'atteggiamento ILIPPO MARIA PONTANI di alcuni filosofi, soprat~utto di Hegel, che nella concezione sofoclea dell'Antigone vide «specchi~ta... Ia propria risolu- zione dialettica del problema etico~. Nel nostro secolo le elaborazioni di miti e figure di Sofocle sono state moltissime; le principali sara~no ricordate nelle introduzisni ai singoli dram.ni. Nono~tante i molteplici t~n- tativi d'attualizzarlo, influenzati sia da orientamenti estetici (decadentismo, neorbmanticismo, espres,ionismo~, sia da ana- lisi psicanalitiche, Sofocle non sembra tuttavia, fra i poeti gre- ci, il piú amato dal gusto odie~no. Eppure è il poeta del- l'uomo ttella sua perenne real~à d'ombra, eroica e lisperata Mirò la luce d'una grandezza tanto piú emozionante quanto piú affondata nell'assurdo d'esistere, s'incantò alle varie for- me del mondo, pianse il nulla, anelò al sigillo estremo delh morte. Per sé il poeta riscattò la sua nu~lità nella sua poesia: essa resta e conta nella vita lello spirito tra le piú sub~imi affermazioni dell'uomo, di cui nulla, secondo la sua parola, è piú sconcertante e piú augusto. ~a presente versione si s~udia di aderire alla lettera dei testi con scrupolo filologico, ma insieme di offrire una dizione at- tuale plausibile. I trimetri giambici deUe partiiscorsive sono resi in una prosa che, dissimulando sempre l'endecasill~bo, e talora scoprendolo, resulta innervata dal ritmo, mentre sfugge al rimbombo per unJnrticolazione estremamente mossa, che intende renderla recitabile. Aderisce ai ritmi greci la sca~- sione dei tetrame~ri troc~ici e deiersi anapesti~i. Non ji è rinunciato a replicare le sticomitie. Nelle parti l~riche si è cercato di snellire l'ardua contrazionespressiva scnza tradirla. Qui la scansionor7neggia la lettura ritmica degli originali, con rispetto delle re~ponsioni antistrofiche: qucst'impegno, che rase~ta il to~r de force, è ormai famili~re al tradut~ore. Il q~ale inte~de anche offriren appoggio a eventuali ela- borazioni musicali e orchestiche, n t~ista d'esecuzioni. Testo base, quello di A.C. Pearson, dalluale il traduttore si èutt~via d.;scostato ipil~oghi, per ragioni che è qui impossibile dichiarar~. FILIP~O hLAR7A P~NTANI BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE Per il periodo 1939-1959 bibliografia in « Lustrum » VII, 1962, pp. 94- 288; per il periodo 1963-1967 bibliografia di A. LESKY in « Anzeiger Alter- tumwissenschaftst. Hum. Ges. » xx, ¨1967, pp. 193-216. Tradizione manoscritta Cf. soprattutto A. TURYN, Studies in the Manuscript Tradition of tbe Tragedies of Sophocles, Urbana (Ill.) 1952; R. D. DAWE, Studies on the Text ot Sophocles, 2 voll., Leiden Brill 1973. Inoltre R. AUBRETON, Demetr2us Triclinius et les récensions médiévales de Sophocle, Parigi 1949. Edizioni L'editio princeps è l'aldina del 1502. Le giuntine del 1522 e 1547 furono curate da Pier Vettori. Fra le edizioni moderne si ricordano solo quelle di R. F. PH. BRUNCK (Strasburgo 1786-88); L. CAMPBELL (Oxford 1880-1), con un importante saggio introduttivo sul linguaggio; F. W. SCHNEIDEWIN e A NAUCK 8 voll., Berlino 1884-1910 (rifacimenti di E. BRUHN e L. RA- DERMACHÉR, 1909-14)- SIR R. C. JEBB (Cambridge 1906-24), con un com- mento ancora fondamentale, A. C. PEARSON (Oxford 1924); A. DAIN e P. MAZON (3 voll., Parigi 1955-60); w. WILLIGE (Monaco 1966);v. SCHA- DEWALDT (Zurigo 1968). Per i frammenti, oltre ai Tragicorum Graecorum Fragmenta di A. NAUCK (nuova ed. Hildesheim 1964), cf. The Fragments ot Sophodes a cura di A. C. PEARSO'N (Cambridge 1917); per i papiri: D. L. PAGE Select Papyri, III, Londra 1950. Per gli scoli: Scholia in Sophocl~s tragóedias vetera ed. P.N. PAPAGEORGIUS, Lipsia 1888. Lessico: F ELLENDT, Lexicon Sophocleum, Berlino 1872 2 Molti i commentl a singole tragedie: si ricordano solo quelli di J. D. KAMERBEEK (Leida 19S3 gg). Traduzioni italiane La nobile versione ottocentesca di FELICE BELLOTTI (Milano 1813), re- citata da grandi attori come Tommaso Salvini, fu sostituita nel Nove- cento da quella di ETTORE ROMAGNOLI (2 voll., Bologna 1926), seguita da alcune altre: di DOMENICO RICCI (Milano 1951-53); ETTORE BIGNONE (Fi- renze 1953), GIUSEPPINA LOMBARDO RADICE (Torino 1956), che è la me- no classicistica e la piú valida per sensibilità poetica. Tutto Sofocle, tradotto da E. CETRANGOLO {4 tragedie), G. LOMBARDO RADICE (2 trage- die), M. VALGIMIGLI (1 tragedia), E. ROMAGNOLI (il dramma satiresco) è l BIBLIOGRAFIA ora in Il teatro greco. Tutte le tragedie, a cura di c. DIANO, Firenze 1970. Molte le traduzioni di singoli drammi, connesse o no con gli spettacoli siracusani. Fra i traduttori degni di ricordo: N. FESTA (Edipo re, in prosa, nella « Ronda », 1920), G. PERROTTA, E. DELLA/ALLE, S. QUASIMODO. Studi su Sofocle Si ricordano soltanto i contributi principali in volume, escludendo le storie letterarie e le opere complessive sul teatro greco: M. PATIN, Etudes sur les tragiques grecs. Sophocle, Parigi 1865; J. ALLEGRE, So- phode, Lione 1905, T. VON WILAMOWITZ-MOELLENDORFF, Die dramati- sche Technik des S., Berlino 1917 (rist. Zurigo 1969)- H. WEINSTOCK Sophokles, Lipsia 1932- E. TUROLLA, Saggio sulla poesia di S., Bari 1934; M. UNTERSTEINER, 5., 2 voll., Firenze 1935, 1974 t (con aggiunte); G. PERROTTA, S., Messina 1935; J. B. L. WEBSTER, An Introduction to Sophocles, Oxford 1936, Londra 1969 2; F. R. EARP, The Style of So- phocles, Casnbridge 1944; K. REINHARDT, Sophokl~s, Francoforte s. M. 1947 3; J. C-. OPSTELTEN, Sophocles and the Greek Pessimism, trad. ingl., Amsterda n 1952; G. MÉAUTIS, Sophode, Parigi 1957; A. MADDALENA, 5., Torino 1959, B. M. W. KNOX, The Heroic Temper. Studies in Sopho- dean Tragedy, Berkeley Univ. of California, 1964, H. MUSURILLO, The Light and the Darkness. Studies in the dramatic Poetry of Sophodes Leiden Brill 1967, A. A. LONG, Language and Thought in Sophodes. A Study of Abstract Nouns and Poetic Techniguc, Un~lversity of London 196`S~. CECILIA GATTO TROCCHI. LE SETTE IN ITALIA. NEWTON. Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da: Ezio Galiano. II. Sette di origine orientale L'Oriente «misterioso» ha sempre affascinato la cultura occi- dentale che ha connotato «le terre del sole» di elementi voluttuo- si e cruenti. Gli scrittori e gli intellettuali, dal Settecento in poi, hanno vagheggiato l'Oriente come luogo mentale dell'intensità emotiva, della sensualità e della magia. Il decadentismo e l'este- tismofin de siècle ha poi utilizzato l'Oriente e la sua filosofia re- ligiosa in funzione antioccidentale e anticristiana. Già Nietzsche nell'Anticristo (scritto nel 1888 e pubblicato nel 1895) considera il buddhismo una religione superiore perché affronta il proble- ma dell'uomo «igienicamente» facendosi carico dell'anatomia e della fisiologia del dolore, e Hermann Hesse ventisette anni più tardi propone a milioni di occidentali il suo Siddharta che ha costi- tuito il vademecum insostituibile della contestazione giovanile de- gli anni Sessanta. La presenza più o meno stabile di predicatori orientali in Occidente risale al 1897 quando Vivekananda, disce- polo illustre di Ramakrishna, giunse negli Stati Uniti dove fondò varie missioni. Costui presentò in maniera entusiasmante ai suoi ascoltatori un induismo idealizzato, sottolineando frequentemen- te la complementarietà della cultura spirituale e mistica dell'O- riente e di quella tecnicamente avanzata dell'Occidente. Si tratta di un'idea che sarà ripetuta fino ai giorni nostri da varie figure di predicatori. Ma già la propaganda della Società teosofica (fondata a New York da Madame Blavatsky e Olcott nel 1875) aveva divulgato in Occidente nozioni annacquate e fascinose di induismo, yoga e buddhismo. Il famoso Parlamento delle reli- gioni, tenuto a Chicago nel 1893, aveva legittimato il successo di vari maestri orientali. Lo stesso Gan&i, razionalista occiden- talizzato, si riconvertì all'induismo dopo l'incontro con due ini- ziati alla Società teosofica di Londra che lo convinsero della su- periorità della spiritualità indiana rispetto al pragmatismo occi- dentale. 16 LE SETTE IN ITALIA L'orientalismo raggiunse successivamente gli esponenti della cultura underground, da Kerouac ad Allen Ginsberg, per poi diffon- dersi tra gli hippies, i contestatori, i pacifisti, i «figli dei fiori». Trionfò il buddhismo tibetano e lo Zen, la meditazione trascen- dentale si sposò con la psicologia del profondo (Jung scrisse la pre- fazione del I Ching, testo di divinazione cinese ). Tutti recitavano mantras induisti e molti confondevano il satori (illuminazione secondo lo Zen) con le esperienze psichedeliche. Andò a ruba il Libro tibetano dei morti. I maestri orientali sbarcarono in Ameri- ca per divulgare il loro sapere iniziatico: nel grande mare delle sette elementi religiosi e filosofici eterogenei si fusero tra loro in un sincretismo pittoresco e bizzarro. Vediamone i fili conduttori. 1. Sette legate all'induismo Om è l'arco, la saetta è l'anima: Bersaglio della saetta è Brahma Dall'irreale conducimi al reale Dalle tenebre conducimi alla luce Dalla morte conducimi all'immortalità. Tra le grandi religioni attuali l'induismo è la più antica con una storia continua di oltre quattro millenni. Non è il prodotto di un unico fondatore storico ma il frutto di una graduale evoluzio- ne di ricerca spirituale e mistica di saggi e di religiosi vissuti at- traverso i secoli la cui prima fase fu il bramanesimo. L'induismo non ha un'autorità centrale che definisca i limiti della ortodossia o dell'eresia nei riguardi di dottrine. credenze e rituali. Questo particolare tipo di religiosità ha mostrato una grande capacità di accoglimento rispetto a diverse tendenze religiose e spirituali e ha assorbito elementi provenienti da realtà culturali eterogenee. L'induismo è politeista e accoglie nel suo pantheon migliaia e mi- gliaia di divinità, eppure gli antichi maestri ebbero delle intuizioni che hanno poi pennesso un'interpretazione monoteista o monista del politeismo: «La realtà è una, anche se viene chiamata con diver- si nomi», dice il testo del Rgveda. Nella fiflessione filosofica delle Upanishad l'essere supremo è denominato Brahman o Athman ed è la realtà autoesistente che è l'origine e il fine di tutto quanto esiste. I testi dicono:«Quello dal quale le creature nascono, per opera del quale una volta generate vivono e nel quale morendo ritorna- no, questo devi cercare di conoscere: esso è Brahman». Sr,l'rE Dl ORIGINE ORIENTALE 17 Il mondo intero è manifestazione di Dio, come si legge nelle Upanishad (i testi filosofico-mistici dei Veda) «Dal Signore deve essere avvolto tutto quello che si muove in quanto mondo mute- vole». Il samsara il divenire, è così parte integrante dell'essere: tutto è unificato e animato dall'immanenza divina. Così si scrive Bhagavadgita: «Tutto l'universo è intessuto nel Signore come le perle in un filo». La complessità dell'induismo si evidenzia nella eterogeneità e vastità dei libri sacri, scritti in sanscrito e divisi in due categorie che si rifanno l'una alla rivelazione e l'altra alla tradizione. La ri- velazione è contenuta nei Veda che contengono le verità eterne trascendenti e spirituali. In esse troviamo collezioni di inni (in gran parte in onore di varie divinità), testi liturgici (che descrivo- no vari riti sacri, cerimonie e sacrifici) e infine disquisizioni filo- sofiche e mistiche. Le altre scritture, che si richiamano alla tradizione, sono an- ch'esse numerose ed eterogenee come le due grandi epopee, il Ramajana e il Mahabharata, in cui è contenuta la Bhagavadgita o il Cantico del Signore, spesso denominato «Nuovo Testamen- to». Abbiamo inoltre numerosi Purana o testi mitologico-spiri- tuali che costituiscono la principale ispirazione del movimento Hare Krishna. Nella prima parte dei Veda si ritrovano lodi e pre- ghiere a centinaia di divinità, personificazioni assai complesse che rispecchiano fenomeni naturali come il sole e il cielo, il ven- to e la pioggia, il fuoco e la terra: in realtà rappresentano le ener- gie potenti di cui questi eventi naturali sono manifestazioni. Sul piano della religiosità popolare la natura personale della divinità viene concretamente espressa nelle tre figure divine di Brahma, Shiva e Vishnù e nelle principali incarnazioni di quest'ul- timo come Rama e Krishna. Grande potenza viene riconosciuta alla dea madre, la Shakti di cui la manifestazione più terribile è la dea Kalì. Importante elemento dottrinario è quello dell'avatara che significa «discesa» della divinità in forma visibile con scopo di salvezza. Tale credenza è particolarmente sviluppata nella reli- gione di Vishnù. Varie sono infatti le incarnazioni o avatara di tale divinità di cui Krishna e Rama sono forse le più famose. Dal punto di vista della dottrina cristiana (ammesso che ci sia più fa- miliare) si può dire che l'avatara indù è piuttosto una teofania che non una vera e propria incarnazione. Gli dei dell'induismo sono sposati e hanno figli: così Shiva è sposato con Parvati e ha per figlio Ganesha, il dio-elefante, Vi- shnù ha per moglie Lakshmi che lo segue in ogni incarnazione Brahma la Sarasvati, Krishna la Rada (oltre a un nutrito harem di pastorelle). L'induismo crede che il mondo sia sottoposto a un continuo processo di creazione, conservazione e dissoluzione una credenza strettamente legata a quella della reincarnazione delle anime. Infatti la concezione indù dell'uomo e del suo desti- no è basata sulla credenza della reincarnazione. L'uomo è un'ani- ma incorporata: I'anima è spirituale, consapevole, etema, immorta- le. Il corpo invece è materiale legato al tempo e purtroppo corrut- tibile. L'incorporazione dell'anima nel corpo è dovuta al karma e alla «ignoranza», due presupposti che hanno nell'induismo un'im- portanza analoga a quella del peccato originale per i cristiani. L'i- gnoranza è una potenza inspiegabile ed eterna del male che oscu- ra la visione dell'anima, la quale perde la sua purezza originaria, viene contaminata dall'egoismo e precipita nel mondo visibile in cerca di soddisfazioni psicofisiche, dimenticando i valori spiri- tuali. L'ignoranza spiega quindi la caduta dell'anima ma il karma ne spiega il destino e le vicende del corpo nel quale l'anima si in- carna. Karma, che letteralmente significa «azione», viene consi- derata come la legge inesorabile della retribuzione, la quale im- plica l'assegna7ione a ciascun individuo di una ricompensa cor- rispondente esattamente alle sue azioni che possono essere buo- ne o cattive. Ogni azione ha il suo contraccolpo quindi in una vita futura e tutto viene espiato attraverso passaggi assai complessi. La vita umana è dunque un karma-samsara, un ciclo di nascite e rinascite dell'anima secondo la legge inviolabile della retribuzio- ne. Ecco che l'ideale profondo della vita induista è la liberazione eterna dell'anima, il suo uscire dal ciclo durissimo delle reincar- nazioni, dalla schiavitù della nascita e della rinascita per raggiun- gere la felicità perenne. Per arrivare a questa liberazione l'indui- smo ha sviluppato una serie di procedure che riguardano la medi- tazione, la recitazione del mantra nei quattro stadi della vita via via più perfetti: studi sacri, vita familiare, vita eremitica e mona- cheismo solitario (sannyasa). Nel tardo induismo il mantra ha un compito ben determinato nel rituale: è un frammento di un testo che viene recitato o mor- morato o meditato in silenzio ma sempre con una particolare re- spirazione. Il senso letterale de} mantra è meno importante del si- gnificato esoterico del suono e delle sillabe di cui si compone. Il mantra più sacro è la sillaba Om che riassume tutte le altre: è la musica delle sfere, l'armonia di tutto l'universo. Va detto che an- che il buddhismo adopera frequentemente dei mantra di cui il più famoso è om mani padme aum, «il gioiello è nel loto»: cioè l'as- soluto è nel reale. Nella liturgia induista il mantra ha un significato magico-ri- tuale che raggiunge il massimo della sua potenza quando la pras- si sacra della recitazione (esatta pronuncia, ritmo, melodia, posi- zione e movimento dei recitanti) viene rigidamente osservata. Le discipline di perfezionamento individuale, che vengono scelte a seconda dei gusti personali o delle proprie inclinazioni, devono essere seguite sotto la guida di un «maestro» competente. Tale guida spirituale deve essere una persona veramente illumi- nata e non un semplice conoscitore libresco delle procedure spi- rituali. Solo colui che ha una esperienza personale del perfezio- namento sarà in grado di compiere la sua missione e di giovare ai discepoli. Su questo sfondo assai complesso vanno ad intersecar- si altre forme di religiosità come il tantrismo che si sviluppò nel- I'ambito del tardo induismo come del bud&ismo del Veicolo Diamante, mescolando una metafisica magico-esoterica con lo yoga e con le pratiche erotiche del shaktismo. Questa religione nata nell'ambito dell'induismo venera la dea, la Shakti, che si considera sposa di Shiva e alla quale si dedicano le unioni ses- suali degli adepti. Il tantrismo ha avuto il merito di diffondere in Occidente alcuni concetti ripresi sistematicamente da tutti i grup- pi che si ispirano alle religioni orientali: uno di questi concetti è una visione mistica della fisiologia e della anatomia umana lega- ta ai centri vitali o chakras. Secondo queste teorie, che sono con- divise dallo yoga induista, esiste una corrente energetica fonda- mentale nel corpo umano che è la medesima negli dei e nel co- smo e che corre nell'organismo concentrandosi nei vari circoli o centri, o punti vitali dell'anatomia mistica. La meta tantrica (pur nella estrema complessità delle idee religiose) resta il supera- mento del mondo apparente e la fusione con l'Assoluto. Questa realizzazione nel tantrismo è raffigurata nel mito (condiviso dal- lo yoga) della kundalini, il serpente che nella fisiologia umana giace in letargo nel chakra inferiore alla base del tronco e ostrui- sce la cosiddetta «porta di Brahma». L'opera tantrica è destinata a svegliare la kundalini dal suo sonno e a guidarla attraverso le strutture fisiologico-mistiche fino a che non si congiunge con la 20 LE SETTE IN ITALIA realtà spirituale maschile. L'ascesa della kundalini è perciò il momento più importante della vita tantrica: il serpente (che è la Shakti in persona cioè la Dea) in virtù della pratica dello yoga at- traversa i sette chakra, raggiunge la sommità del cranio e ne esce per congiungersi con Shiva. Questa tematica è stata fatta propria da innumerevoli sette e dal movimento filosofico-esistenziale della New Age. A. Hare Krishna L'Associazione intemazionale per la conoscenza di Krishna fu fondata nel 1966 negli Usa da Swami Prabhupada. In America Prabhupada convertì i giovani americani della cultura underground all'osservanza di un'antica tradizione religiosa che si fonda su Krishna, dio personale, forma spirituale prima e sorgente di tutti gli esseri. L'Associazione internazionale giunse in Italia esatta- mente nel 1973 ad opera di una giovane devota, Ali Krishna, che già aveva tradotto in italiano le opere del maestro. Il piccolo gruppo arrivò a Roma e trovò la sua sede in un semplice appartamento. Dal 1973 al 1980 ci fu un aumento degli adepti e si fondò un asharam in una villa vicino a Firenze, ove si costruì un tempio. Oggi gli Hare Krishna sono attivi in 20 città italiane. I punti fondamentali della dottrina degli Hare Krishna riguar- dano la materia che è un'emanazione dell'energia spirituale della persona suprema. Esistono dei cicli della materia cosmica: ora viviamo nel kali-juga, epoca nera. Infatti, l'attuale momento sto- rico della civiltà occidentale è conforme alla dura età di Kali, do- minata dall'ignoranza, dai vizi e dalla dimenticanza delle realtà spirituali. La vita del perfetto devoto deve essere chiusa nell'o- rizzonte della coscienza di Krishna. Il servizio al Dio rappresenta la via della salvezza. Nella prassi giornaliera i devoti devono cantare i santi nomi, devono evitare qualunque tipo di droga, compreso il tabacco e l'al- col, devono essere continenti e casti. Le restrizioni alimentari sono molto precise: bisogna osservare una dieta vegetariana. Il cibo è chiamato prashada, «misericordia di Dio» ed è considerato nu- trimento spirituale, in quanto Krishna stesso discende nel cibo puro. Queste pratiche sono necessarie perché l'uomo riscopra la sua vera vocazione: raggiungere la realizzazione spirituale attra- verso l'amore puro per Krishna e l'abbandono in Dio. Si deve SETTE Dl ORICINE Ot~ENTALE 21 svegliare la coscienza assopita e purificarsi dal male. L'unicò metodo per servire Krishna è recitare per 1788 volte al giorno il mahamantra, vibrazione spirituale canora dai grandi effetti inte- riori. Il mantra è meditazione, è unione; le sue vibrazioni traspor- tano l'anima lì da dove è venuta, nel cuore delle potenze spiritua- li. E importante recitare il nome di Krishna davanti alle Murti, icone sacre che facilitano il contatto con la divinità. Ecco un brano di una lezione teorica rivolta ai neofiti. Krishna appare solo per rivelare i suoi «divertimenti». Questo è un punto fondamentale della personalità del Dio. Krishna è il divino seduttore che si mo- stra per affascinare le anime condizionate, per attrarle e invitarle a ritornare alla loro vera dimora, il regno spirituale. La distruzione dei demoni che si svolge parallelamente ai divertimenti di Krishna è attuata, secondo la complessa mito- logia induista, dall'emanazione di Krishna stesso conosciuto comeIshnù. La dimora suprema degli dèi è descritta come il regno di Cinta Mani, cosparso di palazzi di zaffiro e di altre pietre preziose, compresa la pietra filosofale. Il regno è circondato da alberi (chiamati «alberi dei desideri») e di mucche, considerate animali sacri; centinaia e migliaia di dee servono Krishna, la «causa di tutte le cause». Lì il Signore suona il suo flauto: gli occhi sono come petali di loto e la carnagione del suo corpo è come una splendida nuvola blu. Una piuma di pavo- ne oma il suo capo. Krishna quindi è il dio del fascino e della bellezza, egli affa- scina e seduce le anime per portarle nel suo regno. Solo le anime liberate ap- prezzano e ascoltano i racconti dei divertimenti del Signore; le anime condizio- nate e impure si interessano alle attività materiali come esseri carnali. Le descri- zioni dei divertimenti del dio mostrano il fascino di Krishna, la sua gioia, la sua capacità di seduzione. L'attributo che ricorre con insistenza nei racconti mitologici è «seducente» per focalizzare la funzione del dio che affascina gli esseri liberati e li conduce dai bassi istinti meramente corporei in alto verso il regno spirituale dove tutto è pura gioia, dove tutto è felicità e verità assoluta. I divertimenti di Krishna sono come le acque del Gange che scorrono dal piede di Vishnù purificando i tre mondi, i sistemi planetari superiori, inter- medi e interioril. C'è da chiedersi quanto i seguaci italiani della religione di Kri- shna siano in grado di comprendere una così vasta, complessa e in fondo estranea, mitologia. Il concetto stesso di avatar, il con- cetto di incarnazioni successive, le complesse genealogie del- le famiglie rivali in cui Krishna e Vishnù si incarnano sono no- zioni assai difficili da seguire. Ma ai devoti è chiesto soprat- tutto di attuare le azioni rituali, di seguire le cerimonie e di la- I Cfr. «Ritorno a Knshna», in Rivista del movimento Hare Krishna, novembre 1992, pp. 6 e ss. Per la stona dettagliata del Movimento cfr. Introvigne M., «Swami Prabhupada e gli Hare Krishna», in Le Nuove reIi,~ioni, Milano, 1989, pp. 309 e ss. sciarsi affascinare da Krishna, il bel dio dal volto azzurro, sedu- cente e gioioso. B. I fedeli di Sai Baba In sale appositamente adorne che fungono da tempio si riuni- scono centinaia e centinaia di persone che recitano preghiere in sanscrito in onore di divinità induiste. I canti e le preghiere chia- mati baijan sono dedicati a figure per noi remote e lontane. Si prega il dio Ganesh dal volto di elefante; si prega la dea Durga, la Terribile, imbrattata di sangue, si canta per la dea Kalì, si prega ~lshnù e soprattutto Shiva, il dio che con la sua danza fa muove- re tutto l'universo; «colui dai cui capelli scompigliati nasce il sa- cro fiume Gange; colui che tiene in mano il tridente e percuote il tamburo; colui che è il distruttore della paura e del ciclo della na- scita e della morte». Così romani, genovesi, torinesi, milanesi, napoletani pregano divinità remote che appartengono a un imma- ginario culturale e a una simbologia che fino a pochi anni fa era confinata tra gli specialisti. La persona che ha riportato nel mon- do il nome degli dèi legati all'induismo è Sai Baba, figura di san- tone, chiamato «I'uomo dei miracoli». Costui vive a Puttaparti nell'India meridionale, vicino a Bangalore e ha creato il più grosso centro spirituale e culturale dell'India modema: una uni- versità, un ospedale e vari tipi di scuole primarie portano il suo nome. Il giovane mistico di Puttaparti annunciò nel 1940: «Sono Sai Baba», riferendosi a un asceta di Shirdi, nato intomo al 1856 e morto nel 1918, e ancora oggi venerato in India come un santo. Il giovane si proclamò nuovo avatar (cioè incarnazione plenaria) e continuatore di questo santo. La prova del suo carattere di avatar è data dai sid~lhi, cioè i segni straordinari, veri e propri miracoli che gli sono stati sempre familiari. Sai Baba dice di se stesso di essere un avatar plenario di Dio (mentre Gesù, Aurobindo, Rama Krishna sono solo stati avatar parziali). Egli si conferisce gli at- tributi di un Dio: è onnipotente, onnipresente e onnisciente. I suoi fedeli testimoniano le levitazioni e le apparizioni a migliaia di chilometri di distanza. Inoltre gli si attribuisce la conoscenza di molte lingue che non ha mai studiato. Il maestro di Puttaparti propone una nuova trinità composta dal primo Sai Baba di Shirdi (che sarebbe la sua precedente incarnazione), dall'attuale Sai Baba, cioè lui, e dalla sua incamazione futura, chiamata Prèma Sai Baba che apparirà dopo la sua morte che owiamente il santo- ne conosce già, sarà l'anno 2022. Molti discepoli attendono l'av- vento dell'età dell'oro insieme alla terza incarnazione. Le prete- se del santo, straordinarie anche per un maestro indiano della nuova generazione, sconcertano molti, ma centinaia e centinaia di seguaci ne sono parimenti affascinati, e il movimento sembra fiorente e in crescita. Oltre a essere venerato in India come un santo, Sai Baba ha se- guaci in tutto il mondo che si recano in pellegrinaggio da lui al- meno una volta all'anno. In Italia i seguaci sono più di trentami- la; costoro non trovano paradossale passare la domenica pome- riggio a cantare inni, a pregare e ad adorare divinità che non sono quelle che appartengono per tradizione alla propria cultura. La lingua sanscrita, «la più antica del mondo» (come viene detta da Sai Baba) è la lingua degli dèi, la lingua del politeismo. Nella tradizione induista gli dèi sono infatti milioni di milioni ma è il personaggio di Sai Baba che galvanizza e affascina i fedeli. Gli si attribuiscono guarigioni prodigiose e la capacità di mate- rializzare anelli d'oro, orologi e rosari in pietre preziose. Una sua specialità è quella di produrre una cenere considerata miracolosa, chiamata «vibuti». Questa cenere, che ha un vago profumo di in- censo e di rose, ha il potere di autoriprodursi: i fedeli giurano che tale polvere posta in un bicchiere si riproduce nottetempo fino a trasbordare dal bicchiere riempiendo il tavolo che lo sorregge. Da un punto di vista antropologico il miracolo più eclatante di Sai Baba è quello di aver esportato in Occidente una realtà cultu- rale e religiosa del tutto estranea e di averla trapiantata senza ap- parenti problemi in terra straniera. I fedeli si avvicinano al mae- stro quasi esclusivamente per le sue capacità taumaturgiche, ma al di là della speranza perenne nel miracolo, sciami di immagini e di simbologie insolite trasmigrano da Oriente verso Occidente. Nel libro di preghiere che viene dato ai fedeli, i canti in sanscrito hanno una traduzione italiana ma nessuno si preoccupa di spiega- re la mitologia in cui le figure divine sono inserite. Così il canto diventa pura espressione vocale, «vibrazione», come del resto il maestro si affanna a ripetere. La preghiera funziona in sé e per sé con la sua ripetitività, con la sua musicalità. Tutto ciò viene ac- cettato dai fedeli con estremo entusiasmo e mi ha sorpreso per il fatto che, se la stessa propaganda fosse fatta per il rosario maria- no, troverebbe sicuramente notevoli ostacoli, dato che si è sem- pre accusata la preghiera cristiana di essere ripetitiva e in fondo automatica. Ma attraverso la conoscenza dell'Oriente veniamo a scoprire che la preghiera ha un potere in sé, in quanto tale: famo- sa in questo senso è la ruota di preghiera tibetana su cui sono in- cise formule propiziatorie, inni e invocazioni che viene mossa dai fedeli e che continua a girare automaticamente: quel movi- mento è l'essenza della preghiera. Sai Baba, che ha in qualche modo occidentalizzato il suo mes- saggio, fa continuamente riferimento ad altre divinità: nel suo tempio è presente l'immagine di Cristo, venerato insieme a Mao- metto, Zoroastro, Buddha e ovviamente Allah. Ma ciò non toglie che i seguaci di Sai Baba qui in Italia abbiano abbandonato com- pletamente le tradizioni proprie per abbracciare con zelo tradi- zioni estranee. Il modo di vestire, la pratica del digiuno e del ve- getarianesimo caratterizza i seguaci di Sai Baba e così pure il tempo dedicato alle preghiere e il tempo dedicato al proselitismo e alla cura dei templi. Che cosa insegna in fondo il maestro? Non si trovano nelle sue parole memorabili delle complicate dottrine filosofiche, ma sem- plicemente consigli di vita che possono essere utilizzati in diffe- renti e spesso anche contraddittorie situazioni. Il messaggio quindi e semplice: il maestro è il salvatore, è un avatar, è l'incarnazione plenaria della divinità ed è egli stesso Dio: segui i suoi insegna- menti, abbandonati a lui e sarai felice2. C. Il sincretismo di Osho Bhagwan Shree Rajneesh, che negli ultimi anni si fece chia- mare Osho, cominciò a organizzare campi di meditazione nel 1964 in India, nel Rajastan. Nel 1974 fondò un asharam a Puna in cui entrarono molti occidentali. Nel 1981 si stabilì negli Stati Uniti, nell'Oregon, dando vita a una comunità in cui confluirono più di 7000 persone. Le attività degli Arancioni erano varie e ar- ticolate: aziende agricole, case editrici, piccole fabbriche, alber- ghi, università. Osho mise a punto un sincretismo assai originale fra varie dot- trine orientali. Si possono identificare nella sua predicazione ele- 2 Cfr. In~ovigne M., I nuovi culti. Milano, Mondadori, 1°,90, pp. 67 e ss. menti portanti, come quelli desunti dall'induismo, dal tantrismo, secondo i quali tutto è sacro, compreso l'atto sessuale, anzi il ses- so è un mezzo per progredire nell'ascesi spirituale, per arrivare a trascendere la sessualità senza reprimerla. Il bud&ismo è presente nel gusto del paradosso, tanto caro ad Osho mentre le pratiche yoga hanno una parte preponderante nel- la prassi della meditazione e della danza. Osho attinge a piene mani nelle tradizioni di tutto il mondo dalla mistica Sufi (di cui si praticano le danze estatiche e i rituali di trance) agli scritti dello Pseudo Dionigi l'Aeropagita, dall'alchimia tardo-medioevale alla religione di Zoroastro, dai hassidirn ebraici a Eraclito. Egli però si burla delle religioni e della morale tradizionale e in questo senso si ispira massicciamente a Friedrich Nietzsche delle cui opere il «maestro» propone continui elementi, sempre omettendo di citare la fonte: «Diventa ciò che sei», «Voi guardate in alto perché cercate elevazione, io guardo in basso perché sono elevato...». Altri autori sono riscontrabili nel messaggio «arancione»: come Freud, Jung, Adler, i saggi del Tao e persino Paolo di Tarso. La meditazione è il punto di forza di questa prassi religiosa. Esi- stono vari modi di meditare, ogni adepto o sanyasi può scegliere il modo che gli è più congeniale. I seguaci devono osservare tre precetti: vestire sempre con colori «caldi» che vanno dall'aran- cione al bordeaux, portare al collo ilnala, che è una collana di perle di legno con il ritratto di Osho, e infine sottoporsi all'inizia- zione durante la quale si riceve un nome nuovo. Osho affermava di aver fatto una parte del cammino interiore con il Buddha, ma poi l'Illuminato gli era sembrato eccessivamente ascetico... Ha camminato con Gesù; ma non avrebbe mai condiviso il Calvario (sic!). Eppure le parole del maestro sono state linfa vitale per i suoi discepoli, anche se appaiono estremamente contraddittorie, paradossali e spesso istrioniche. Infatti il nocciolo del suo insegnamento è stato di negare ogni insegnamento. Non esiste per Osho nessun Dio né l'aldilà dopo la morte. Ognuno deve percorrere la sua strada e può farlo solo dubitando di tutto: «Dubita e dubita radicalmente, perché il dub- bio è un processo di purificazione, sottrae alla mente tutto il pat- tume che la ottunde. Ti rende di nuovo innocente, torni a essere il bambino che genitori, preti, politici, educatori hanno distrutto», diceva il maestro ispirato. E ancora: «Una persona morale resta "stupida" e priva di intelligenza perché dipende dalla guida degli altri». La continua affermazione che bisogna «accettarsi come si è col proprio corpo, i propri istinti, i propri desideri». Il successo di Osho risiede in un paradossale e supefilciale sin- cretismo ma soprattutto in un furbesco compromesso che per- mette di conciliare tutte le esigenze, come la ricerca della totale libertà e del piacere, il tutto sublimato come superiore e felice conquista spirituale della propria autenticità3. Più il guru predicava:«Non seguitemi, non abbiate fede in me siate solo voi stessi», più gli adepti lo idolatravano, lo vedevano come un semidio dotato di poteri magici. E questa divinità vesti- ta di seta con una settantina di Rolls-Royce accumulava una enorme fortuna. Oggi dopo la morte di Osho nel 1990 gli Arancioni (tre milioni nel mondo) si dedicano a vari tipi di «cure» altemative propo- nendo massaggi, ipnosi, bio-energetica, riflessologia plantare medicina olistica e chi più ne ha più ne metta. 2.1 sentieri dello yoga Dominando il soffio vedrai forme sonili- Ia nebbia, il fumo, il venío la lucciola la folgore, il cristallo e la luna. Nel soffio tutto diventa Uno e l'Uno è Brahman - Purusa - A~nan. Oggi in Occidente si intende per yoga un insieme di pratiche ginnico-psicologiche che servono fondamentalmente al rilassa- mento e al benessere fisico. In realtà lo yoga è un complesso si- stema filosofico-ascetico fiorito in India tra il VII e il v secolo a C. Il termine etimologicamente è connesso al latino arcaico iugum giogo e indica unione, congiunzione, unificazione delle va- rie potenze dell'anima e dell'anima stessa col principio su- premo. Ogn; scuola classica dello yoga ha utilizzato questo concetto pel esprimere la sovranitídello spirito sui sensi e il dominio della \-ita psichica, soprattutto nell'ascesi e nella me- ditazione. I sistellli ti~osofici connessi allo yoga non sono considerall or- 3 Per un'anaiisi approfondita cfr. Mayer J.F., Le nuove seae, (trad. it.) Genova, Manelti. SEI-rE Dl ORIGINE ORIENTALE 2 todossi dai bramini in quanto non si fondano sui testi sacri dei Veda ma su testi successivi, variamente articolati da scuole di pensiero differenti. Tali scuole presentano due impostazioni di- verse: la prima mette l'accento sul dominio del corpo (sia in sen- so materiale che spirituale) per convogliare le forze interne verso l'acquisizione di stati superiori di coscienza. In questo ambito abbiamo l'Hatha-yoga, il Laya-yoga e il Tantra-yoga. La seconda impostazione inserisce concetti riguardanti la divi- nità o principio assoluto universale. Le quattro vie principali di questo filone sono il Raja-yoga o yoga reale, il Bakti-yoga, lo Jnana-yoga e il Karma-yoga. Questi sistemi tendono a riunire l'anima individuale con il principio assoluto universale detto Brahrnan Atrnan attraverso la attivazione di un principio sovra- personale chiamato buthi che è proprio di ogni anima e ne costi- tuisce la parte più pura. Questo principio, il buthi, è in grado di trascendere le limitazioni della coscienza individuale di ognuno di noi. Le varie vie o sentieri dello yoga si fondano su differenti fa- coltà: il Raja si basa sulla volontà, il Bhakti sull'affezione e sulla devozione, l'Jnana sull'intelletto, il Karma sull'azione sociale disinteressata. Lo yoga implica anche una disciplina personale sia fisica che etica, una via di salvezza che può essere raggiunta senza l'intervento rituale dei sacerdoti e mediante solo autodisci- plina personale. In questo senso è da intendersi il concetto di yoga nel buddhismo e nel giainismo. In quest'ultima religione è presente il concetto soltanto e non la parola, la quale nella termi- nologia giainistica assume il significato paradossalmente diverso di «attività mondana». Nei primi secoli dell'era cristiana il termi- ne yoga assunse un significato più ristretto e preciso e diventò la designazione di una delle sei scuole filosofiche ortodosse, le qua- li non sono sistemi omogenei ma un insieme di riflessioni, di pra- tiche ascetiche e di considerazioni morali. Il redattore dei testi più noti fu Paìanjali la cui epoca di nascita è assai dibattuta: oscilla infatti dal II secolo a.C. ai primi secoli dell'era cristiana. Egli redasse lo Yogasutr a che mutua le dottrine fondamentali da una antica scuola chiamata .Samk~a, la quale ipoìizza due princi- pi rt"~ni, indipendenti l'uno dall'altro: uno attivo, cioè la natura primordiale inconscia chiamata Prakrti, e uno passivo, cioè un'infi- nità di anime identiche, coscienti chiamate Purusa. Mediante il giuoco dei suoi tre elementi costitutivi o gunas, la Prakrti seduce il Purusa che si congiunge con lei. Da questa unione hanno origi- ne (in una serie evolutiva di elementi sempre più concreti) tutte le parti costitutive del mondo empirico sia psicologiche che fisi- che cioè quella realtà apparente chiamata samsara. Tutti i proces- si dinamici, da quelli cosmici e fisici a quelli individuali e psichi- ci, sono opera della Prakrti. La redenzione avviene quando il Pu- rusa prende coscienza che egli nulla fa e sente e si separa defini- tivamente dalla Prakrti per ritomare alla sua etema e immutabile passività. Tale redenzione awiene anche per opera dell'uomo: la conoscenza della verità e la pratica dell'ascesi sono i mezzi per strappare il Purusa da un'errata identificazione e restituirlo alla sua impassibilità. Lo yoga di Patanjali aggiunge poi a questa an- tica dottrina sarnkya la nozione teistica di Isvara, monade spiri- tuale suprema da cui procedono per polarizzazione intema sia Purusa che Prakrti. In questo modo viene risolta una dualità che il sistema più arcaico presenta come primordiale e assoluta. Va detto per inciso che queste teorie si intrecciano con la dottrina della Shakti e quindi influenzano profondamente anche il tantri- smo. Siamo comunque ben lontani dalle pratiche ginniche del- le nostre palestre pseudo-orientaleggianti: lo yoga è una via realizzativa complessa e profondarnente radicata nella cultura indiana. I sentieri dello yoga esposti da Patanjali vengono identificati più frequentemente con il Raja-yoga o yoga reale che fa riferi- mento alla maestosa immutabilità del Purusa. Tale pratica si articola in otto fasi: la prima riguarda la disci- plina morale che comprende una serie di astinenze dalla violen- za, dalla menzogna, dalla bramosia e dai piaceri puramente car- nali. La seconda è la purificazione corporea e spirituale che prevede uno studio del sé.1 è poi la giusta posizione e l'esatta osservan- za delle maniere di collocare il proprio corpo-per la meditazione. La quarta fase riguarda la regolazione e dominio del respiro, mentre la quinta è la rimozione degli organi dei sensi dagli ogget- ti estemi come inizio del distacco del Purusa dalla illusione ma- nifestante. Tali gradi sono solo stati preliminari, mentre le ultime fasi riguardano gli stati mistici come la fissazione del pensiero sopra un oggetto spirituale determinato, la meditazione durante la quale tale oggetto riempie completamente il pensiero e la con- templazione o samadhi nella quale anche questa idea viene ri- mossa e colui che medita si imrnerge totalmente in una privazio- SEI~'E Dl ORIGINE ORIENTALE 29 ne di coscienza. Con questo stadio il suo Purusa viene final- mente separato dalla Prakrti. Attraverso questa prassi, che non può essere svincolata dalla filosofia religiosa che la sostiene, si possono raggiungere i celebri prodigi tanto decantati dagli yogin come la insensibilità rispeno alle ferite e alle ustioni, la capacità di lungamente digiunare, la letargia artificiale o mor- te apparente, la telepatia, doni di ipnotizzazione e capacità di guarigione. Questa parte dello yoga viene deno anche Hatha-yoga o «yoga dello sforzo». Il cosiddetto Laya-yoga o «yoga dello spegnimen- to» si preoccupa di fondare teoricamente questi risultati attraver- so una singolare fisiologia (la quale è oggi di gran moda) che concepisce il corpo umano come immagine del macrocosmo e stabilisce tra gli organi sessuali e il capo sette centri congiunti mediante ruote o chakra, i quali corrispondono in parte agli ele- menti cosmici. Il più alto dei quali è il «loto dalle mille foglie», si trova sotto la scatola cranica e corrisponde alla sede del dio Shi- va. Le pratiche servono soprattuno ad attivare la potenza miste- riosa che domme nel chakra inferiore simboleggiata dalla serpe kundalini e di condurla attraverso i chakra fino alla sommità del capo. Questo risultato finale viene presentato come unione della Shakti con Shiva. Per quanto questa fisiologia possa sembrare fantastica non è però del tutto campata in aria poiché con l'aiuto di essa gli yogin raggiungono un dominio del corpo straordina- rio. I chakra sembrano corrispondere al sistema neurovegetati- vo che gli yogin indiscutibilmente possono controllare con tecniche appropriate4. Mentre il Raja-yoga ha un contenuto religioso di grande rile- vanza, l'Hatha-yoga e il Laya-yoga sboccano spesso in pratiche magiche e attività terapeutiche. In Italia esistono centinaia di centri, associazioni e gruppi che pretendono di pMticare lo yoga spesso premettendo un Hatha o Laya alle loro attività. Le pale- stre frequentate personalmente da chi scrive non hanno alcuno spessore culturale né propongono in maniera esaustiva i punti di riferimento filosofici e religiosi che a tale pratica appunto si rife- riscono e che nel territorio indiano fanno da sfondo e da sostegno alle pratiche cosiddette «magiche». 4 ll teslo più anendibile resla quello di Eliade M., Tecniche dello Yoga, Torino, Boringhieri, 1984. 30 LE SETTE IN ITALIA A. Yoga e meditazione Varie forme di meditazione orientale sono presenti oggi in Oc- cidente e in Italia. Val la pena di soffermarsi sulla pratica nota come Meditazione trascendentale diffusa nel mondo da Mahari- shi Mahesh Yogi, fondatore dell'Associazione Meru. Costui alla fine degli anni '60 riscosse un enorme successo soprattutto nell'am- bito della controcultura occidentale. Alle sue pratiche aderirono personaggi dello spettacolo come i Beatles, i Beach Boys e attori come Mia Farrow, solo per fare i nomi più prestigiosi. Negli anni '70 il Maharishi in Occidente ripropose una versione più secola- rizzata della sua meditazione trascendentale. Oggi i seguaci di questa pratica insistono nel conferire alle loro attività la veste di una semplice tecnica di rilassamento scientificamente fondata e religiosamente neutra. L'associazione stessa propaganda la sua attività in questi termini: «La meditazione trascendentale è una tecnica evolutiva molto semplice ed efficace che permette di rag- giungere un livello di rilassamento molto profondo in maniera naturale. La naturalezza, la grande efficacia e la semplicità di questa tecnica evolutiva la rendono utile>~. Questo è il foglio pub- blicitario della stessa setta ma, a un'analisi più approfondita lo sfondo di questa pratica è chiaramente legato allo yoga: baste- rebbe pensare al nome del fondatore Maharishi Mahesh Yogi che significa «Mahesh il grande saggio che ha raggiunto l'unione» cioè lo yoga. Egli stesso del resto ha affermato che lo yoga è il sentiero dell'unione e il cammino diretto per sperimentare la na- tura essenziale della realtà. Senza dubbio anche a detta di molti esperti la meditazione trascendentale si rifa all'Jnana-yoga ossia allo yoga della conoscenza e il Maharishi fa sue le finalità della contemplazione quali risultano dallo Yogasutra di Patanjali. Il fine ultimo di ogni meditazione è quindi la liberazione del Sé e l'unione con Dio. La prassi si concentra sui tre ultimi stadi dello yoga e pone l'accento sull'ottavo, il samadhi:«quando la mente arriva al samadhi ossia alla conoscenza trascendentale la finalità di tutti`i sentieri viene raggiunta». Ma la meditazione trascenden- tale costruita ad usum occidentalis fa fuori in maniera drastica i primi cinque stati della pratica yoga, soprattutto le dottrine asce- tiche e morali che abbiamo già esaminato. Il maestro afferma che i suoi adepti occidentali raggiungeranno uno stato interiore in cui senza sforzo l'onnipotenza della natura sarà a loro disposizione. sr.~E Dl ORIGINE ORIENTALE 31 Tutti i loro voleri saranno esauditi «nel modo più generoso e glo- rioso». Il senso della rinuncia viene quindi completamente tra- scurato o addirittura stravolto in favore della ricerca del benesse- re e della autorealizzazione. Stranamente quindi la meditazione trascendentale che scaturisce da una tradizione religiosa di eleva- ta spiritualità si connette ai vari movimenti del potenziale uma- no, cioè a quelle prassi che tendono allo sviluppo delle potenzia- lità latenti o presunte della persona al fine di ottenere il successo mondano. Le famose siddhi o potenze magiche (così secondarie per lo yoga classico di Patanjali) assumono una importanza de- terminante. Le siddhi permetterebbero di potenziare le proprie energie al punto di ottenere un maggior successo economico e un benessere puramente materiale. Siamo agli antipodi dello yoga classico (e delle teorie del Vedanta) per le quali il fine dell'attivi- tà religiosa culminava nell'esperienza che consente all'uomo di prendere coscienza dell'identità del Sé e di Dio, dell'atman e del Brahman. «Chiedi ciò che è Brahman? E il tuo stesso atman, lo spirito che permea tutto: tat tvam asi-anche tu sei quello.» Nelle filosofie tradizionali si postulava una identità totale tra la nostra più profonda intimità spirituale e l'anima universale, l'Assoluto divino, il Brahman. Penso che non debba sorprendere che coloro che praticano anche con zelo la meditazione trascendentale mai siano riusciti (anche se dichiarano diversamente, mentendo in maniera spudorata) a ottenere quel controllo del corpo e quella potenzialità miracolosa che i grandi yogin legati allo spirito uni- versale hanno forse a volte raggiunto. B. Centri di yoga La figura che ha reso noto in Occidente la cultura mistico-filo- sofica dell'induismo e dello yoga è stato sicuramente Parama- hansa Yogananda. La pubblicazione (nel 1946) del suo libro Au- tobiografia di uno yogi fu un successo grandioso e fu fonte di ispirazione per numerosi discepoli. Il testo fa riferimento all'e- sperienza personale di Yogananda il cui nome significa «yoga è benedizione». Egli si riallaccia alla tradizione dei suoi maestri che erano chiamati e venerati come Kriya-avatar, cioè avatar nella linea del dio Shiva e possessori dei segreti del Kriya-yoga. La scienza del Kriya-yoga ha uno sfondo segreto che viene tra- smesso da maestro a discepolo. Secondo le parole stesse di Yoga- 32 LE SETTE IN ITALIA nanda la parola significa «unione con l'infinito attraverso una data azione o rito»5. Uno yogi che segua scrupolosamente la tecnica Kriya viene progressivamente liberato del karma, I'inesorabile legge di cau- sa-effetto che porta a successive reincarnazioni. «Il Kriya-yoga è metodo semplice di tipo psicofisico, mediante il quale il sangue umano viene purificato dell'anidride carbonica e risaturato di os- sigeno.» Così si definisce questa «antica scienza» che Yoganan- da legittima attraverso collegamenti con la fisiologia occidenta- le. Secondo Yogananda il Kriya-yoga «è la stessa scienza che Krishna il più grande profeta dell'India diede migliaia di anni fa ad Arjuna e.che fu conosciuta da Gesù Cristo, da San Giovanni, da San Paolo e da altri suoi discepoli»6. Il Kriya-yoga consta di disciplina corporea, controllo mentale e meditazione sull'Om. L'autore più importante dei testi yoga, Patanjali, parla di Dio come «il reale suono cosmico Om che si ode nella meditazione. Om è la parola creativa, il suono del mo- tore vibratorio, il testimonio della divina presenza». Secondo quindi questa tecnica (in parte segreta) la liberazione può essere raggiunta mediante quel soffio vitale cui si arriva separando i processi dell'inspirazione e della espirazione. Gli antichi yogin scoprirono che il segreto della coscienza cosmica è intimamente legato alla padronanza del respiro. Dice Yogananda: «Questo è il contributo i~mpareggiabile e immortale che l'India ha portato al patrimonio di conoscenza del mondo. La forza vitale, che nor- m~lmente viene assorbita dal compito di sostenere il pulsare del cuore, deve essere liberata per svolgere attività più elevate, con l'aiuto di un metodo per acquietare le incessanti esigenze del re- spiro»7. Yogananda parla insistentemente del sistema astrale di- ogni essere umano collegato alle costellazioni dello zodiaco. Nel testo afferma di essere stato permanentemente in contatto con il suo maestro che gli trasmetteva informazioni da un misterioso Pianeta illuminato, abitato da esseri intelligenti che dovevano li- berarsi del loro karma astrale e giungere così alla liberazione to- tale dei rischi di nuove rinascite. Questi erano persone altamente sviluppate spiritualmente che avevano già superato alcuni stadi 5 Yogananda P., Autobiografia di uno yogi, (trad. it.), Roma, Astrolabio, 1971, pp. 228. 6 Ibid, p 229: 7 Ibid, p 229. SETTE Dl ORIGINE ORIENTALE 33 mistici della tecnica yoga. Il messaggio più interessante del mae- stro di Yogananda riguarda la struttura dell'universo astrale che è «popolato da milioni di esseri che vi sono giunti dalla Terra in periodi più o meno recenti e anche da miriadi di fate, sirene, pe- sci, animali, folletti, gnomi, semidei e fantasmi. Tutti risiedono in pianeti diversi secondo le loro qualifiche karmiche»8. Questo romanzo cosmico è filtrato ampiamente nelle visioni astrali della New Age. Ma a parte tali bizzarrie Yogananda ha tentato una sintesi coraggiosa tra varie forme religiose, tenendo tra l'altro in grande considerazione la figura di Gesù Cristo, con- vinto com'era che fosse un grande maestro yogi. Il centro di col- legamento fra le scuole Yogananda è a Los Angeles. In Italia ab- biamo diversi centri di cui il più noto si chiama Ananda Europa, ha sede in Umbria presso Assisi e propone meditazioni sui testi del Maestro e pratiche yoga ispirate alla scuola dei Kriya-avatar. Il centro Bole Baba si rifa a un mitico Babaji uno dei più famo- si Kriya-avatar, cioè incarnazione o manifestazione di Shiva in possesso dei segreti del Kriya-yoga. Oggi il misterioso Babaji è stato visto un po' dappertutto, comprese le pendici dell'Himalaya dove poi avrebbe fondato un ashram. Il centro Bole Baba è fre- quentato da circa 500 persone, ha una casa madre a Cisternino in provincia di Brindisi e una a Milano. A Babaji sono attribuiti nu- merosi miracoli. Allo yoga si riconnette anche l'università spirituale mondiale Brahma Kumaris fondata nel 1937 nel Pakistan da Dada Lek Raji, un mercante induista che affermò di avere avuto delle visio- ni: gli apparve un giorno l'essenza benedetta del dio Shiva, I'ani- ma suprema. Da allora Dada Lek abbandonò ogni negozio e fon- dò il Brahma Kumaris, che ebbe come punto di forza la pratica del Raja-yoga. «La meditazione che si pratica nel Brahma Ku- maris non è un rifiuto del mondo ma una preparazione per la vita nel mondo. Il distacco insegnato porta con sé una obbiettività che rende l'attività costantemente positiva.» Così si legge nel volan- tino che pubblicizza questo gruppo. Si afferma ancora che lo yoga non ha bisogno di mantra, posizioni speciali o tecniche di respirazione né la presenza di un guru: lo yoga si pratica normal- mente seduti con gli occhi aperti. All'adepto si insegna a «com- prendere la mente» e successivamente a liberarne i poteri nasco- 8 Ibid.. p. 337. 34 LE SETTE IN ITALIA sti «fino a crescere nella realizzazione de11a natura dell'essere supremo». Il movimento (che ha la sua sede centrale sul monte Abu nel Rajastan) è fondamentalmente governato da donne (ku- maris infatti significa donne nubili). Secondo le loro stime, oggi nel mondo più di duecentomila persone praticano il Raja-yoga. Coloro che appartengono a tempo pieno a questa organizzazione vivono nel celibato, si vestono di bianco e sono vegetariani. Anche il movimento Ananda Marga propone una sintesi delle pratiche tantriche dello Hatha-yoga con in più un aspetto socio- politico nuovo. I candidati alla conversione seguono un breve corso teorico dopo il quale subiscono un rituale di iniziazione guidati da un maestro e apprendono le tecniche di respirazione e un mantra miracoloso che serve per dirigere le menti verso la consapevolezza suprema; esso è: ba-ba nam -kevalam. La pratica della meditazione è uno degli obblighi dell'adepto come anche una serie di regole che riguardano la pulLzia, la dieta, (che è rigorosamente vegetariana ed esclude anche l'aglio e le ci- polle). Il movimento si definisce non come una religione ma come uno stile di vita collegato a una filosofia e a una organizzazione spirituale a sfondo sociale. Il concetto-base formulato dal fonda- tore Ananda Murti (morto nel 1990) consiste nell'idea che la ci- viltà umana si trovi di fronte a un momento finale e a una transi- zione critica. «L'alba di una nuova gloriosa epoca si trova da un verso e lo scheletro divorato dai vermi del passato, dall'altro.» L'adepto deve scegliere una di queste prospettive e ovviamente salvare se stesso e il mondo. Anche in questo casv assistiamo a un riadattamento delle tecniche tantriche e dello yoga in funzio- ne occidentale e a una contaminazione sincretica di elementi di- versi in cui spiccano come molto particolari le teorie politico-so- ciali connotate da un forte anticomunismo. Il movimento di Sri Chinmoy è nato negli Stati Uniti intorno al 1964 dopo un viaggio del maestro spirituale che decise di depor- re la sua ricchezza interiore ai piedi di tutti i ricercatori sinceri. Oggi il suo gruppo conduce sessioni di meditazione alle Nazioni Unite e guida oltre cento centri di meditazione in tutto il mondo. La prassi religiosa che gli adepti devono seguire riguarda la me- ditazione (per almeno quindici minuti sia la mattina che la sera), I'astensione dalle droghe, dagli alcolici, dal tabacco e dalla car- ne. Contemporaneamente agli esercizi interiori di meditazione sono caldamente raccomandati anche gli esercizi fisicie un cer- SETTE Dl ORIGINE ORIENTALE 35 to numero di attività atletiche sono direttamente organizzate dal gruppo. Si tratta di nuoto, tennis, ciclismo, atletica leggera, solle- vamento pesi: il motto popolare del movimento è «Corri e divie- ni». Si tratta di una tipica via Bakti-yoga o «della devozione» in cui l'abbandono all'amore divino tramite il maestro ha una importante funzione. Come in molte altre forme occidentaliz- zate di religiosità orientale, Sri Chinmoi non predica la fuga dal mondo ma la necessità di trasformare il mondo. Assai im- portante è l'iniziazione o SiKsha attraverso la quale il discepo- lo si abbandona al maestro e il maestro gli concede una parte del suo spirito9. 3. Il buddhismo A tutte le azioni che muovono la vita ha rinunciato il saggio. Sereno nell'interiore Profondo nel meditare infrange la vita come fosse uno specchio. Il buddhismo è forse la religione orientale che si propone come emergente in Italia. Da una stima approssimativa risulta che trentamila adepti sono già presenti nel nostro Paese. Nel 1986 si è formata l'Ubi, Unione buddhista italiana, a cui aderi- scono venti centri principali. Esistono diverse riviste come Para- mita, e Siddhi Zen in cui il messaggio del Buddha è diffuso fra gli adepti e i simpatizzanti. In Italia è presente anche il più importan- te centro per la diffusione del buddhismo tibetano: è l'Istituto Lama Song Kapa di Pomaia in provincia di Pisa. Si tratta di un punto di riferimento fondamentale per i buddhisti europei e ov- viamente italiani. Ad Arcidosso in Toscana agisce la comunità Merigar con un centinaio di discepoli fissi che seguono gli inse- gnamenti del maestro tibetano Norbu che si ispira allo Dogs-Zen. Ma il gruppo più attrezzato per attirare proseliti è quello della Ni- chiren Shosho, setta giapponese che si ispira agli insegnamenti del monaco Nichiren (nato nel 1211). Vediamo brevemente i concetti ispiratori del buddhismo. 9 Cfr. Barker E., I nuoli mol imen~i ne/i~iosi, Milano, Mondadori, 1°,92, pp. 32~327. 36 LE SETTE IN ITALIA Il principe Gautama della stirpe dei Sakya viveva tra agi, pia- ceri e ricchezze. A trent'anni, già sposato e con un figlio, vide per la prima volta uomini malati, sofferenti e agonizzanti. La maca- bra visione del dolore e della morte gli rivelò l'infinita vanità del tutto. Traumatizzato, lasciò il benessere del suo palazzo, fuggì dai suoi cari e, cambiati i suoi abiti con quelli di un mendicante. seguì due dotti bramini. Ancora insoddisfatto, si dedicò a solita- ria ascesi, macerando il suo corpo nella penitenza. Un giorno mentre meditava sotto un albero, ebbe la rivelazione, l'illumina- zione improvvisa circa la natura della sofferenza e il mezzo per eliminarla. Era il v secolo a.C. Da allora Gautama fu il Buddha, il Risve- gliato, I'Illuminato e predicò la sua dottrina. L'origine del dolore è la sete di vivere, il desiderio, che conduce entro l'interminabile ciclo delle rinascite, accompagnandoci con la cupidigia e il vano piacere. Spegnere questa brama di vita, annientare il desiderio: così si fa fronte al dolore. Il folle costruttore del desiderio rico- struisce sempre l'edificio delle passioni nuove e lo prolunga all'in- finito, facendo sorgere, dall'appagamento di alcune, sempre nuove passioni. Occorre, disse il Buddha, annientare la sete di vi- vere con la purezza: purezza di fede, di volontà, di linguaggio, d'a- zione, di esistenza, d'applicazione, di memoria, di meditazione. Forte di tali dottrine, il bud&ismo si diffuse rapidamente in In- dia nel VI secolo a.C. come reazione al monopolio religioso dei bramini. Rispetto alle tarde correnti dell'induismo la dottrina del Bud- dha era molto più semplice, facilmente comprensibile e di alto valore etico. Il suo procedimento è pragmatico, rifiuta come non necessarie le speculazioni che non mirino direttamente a liberare dalla sofferenza. Tale liberazione viene ottenuta eliminandó la causa della sofferenza stessa che è insita nella caducità dell'esi- stenza, nell'essenza dolorosa del divenire che è la caratteristica del mondo empirico. Esso appare contrapposto al mondo dell'As- soluto che è immutabile ed eterno. Una parte costitutiva dell'in- dividuo umano, il suo corpo, le sue percezioni sensibili, i suoi sentimenti fanno parte del mondo empirico. Soltanto la coscien- za è originariamente considerata eterna e appartenente alla sfera dell'Assoluto. La via della salvezza consiste nel liberare a poco a poco la coscienza dalle catene dell'elemento caduco fino a che non raggiunge «il luogo da cui non si può più cadere fuori» cioè SETTE Dl ORIGINE ORIENTALE 37 uno stato dopo il quale non si rinasce più. Questo stato è anche chiamato nirvana ossia «estinzione» dalle condizioni materiali del mondo fenomenico. Il nirvana indica anche l'aldilà, uno stato ineffabile e l'assoluto mistero. Il sistema buddhista si dispiega in tre «gioielli» cioè nelle tre verità che sono il Buddha, la dottrina o Dharma e la comunità o Sangha. I buddhisti tacciono sul pro- blema di Dio di cui non negano esplicitamente la realtà ma non si esprimono neppure e non parlano in ogni caso di un Dio persona- le e trascendente. Rispetto all'induismo il buddhismo portò la de- mocratizzazione della religione che si rivolgeva non più a deter- minati strati sociàli o etnologici ma più semplicemente a tutti gli uomini, superando i problemi di casta. La via della salvezza che conduce al nirvana è riassunta nel Sentiero a otto lati della purez- za e costituisce per la sua moderazione un sorprendente contrasto con i metodi di salvezza raccomandati dall'induismo. Esso evita tutti gli estremi, sia la tendenza ai divertimenti mondani che l'a- scesi troppo dura e l'inutile sacrificio. Questa moderazione ha meritato al buddhismo il nome dia Media. Altre tre virtù costi- tuiscono la via della salvezza: l'etica, la conoscenza e la medita- zione. L'etica viene fortemente valorizzata: infatti il ritualismo è soppiantato dalla disciplina morale, dal cambiamento intenzionale del valore del Karma, dalla accentuazione positiva dell'amicizia e della compassione che fanno del buddhismo la prima religione mondiale in ordine cronologico della compassione e della fratel- lanza. Nell'ambito del buddhismo dopo la morte del fondatore si ebbero scismi, divisioni e forme ereticali di ogni genere. Eppure il buddhismo si diffuse (in maniera sempre mite e direi quasi pas- siva) in tutte le regioni dell'Asia. Tra il II e il VI secolo d.C. il buddhismo raggiunse l'Indonesia, la Cina, I'Indocina, la Corea, infine il Giappone e il Tibet. In India si ebbe un processo inverso: il buddhismo inclinò verso la corrente detta «Veicolo Diamante», lasciò di nuovo il campo all'induismo e alla fine scomparve. Si è conservato più a lungo nel Bengala ma i conquistatori maometta- ni l'estirparono. Dal XIII secolo in poi il buddhismo nel sub-con- tinente indiano si è conservato solo a Nord nel Nepal, nelle regio- ni de]l'Himalaya e nel Sud, a Ceylon. La complessità degli sci- smi in seno al buddhismo può riassumersi in tre grandi correnti che corrispondono anche a tre luoghi geografici nei quali tali cor- renti ebbero maggior sviluppo. La prima è il cosiddetto «Veicolo Piccolo» o Hinayana che corrisponde (a detta dei seguaci) al buddhismo originario ed è oggi diffuso particolarmente a Ceylon e nel Sud-Est asiatico. La caratteristica del «Veicolo Piccolo» è la grande importanza data alla vita monastica. Inoltre, alcuni at- teggiamenti psicologici rappresentano una particolarità. La real- tà empirica, il samsara, è concepita come un numero indefinito di correnti individuali formate da molti fattori psicofisici momenta- nei e indivisibili che vengono chiamati dharma. Queste correnti non hanno nessun sostrato stabile, la loro continuità è dovuta alla concatenazione causale di tutti i dharma. La via della salvezza consiste nell'eliminare a poco a poco le correnti di tutti gli ele- menti che determinano altre formazioni fino a che la corrente non sia completamente estinta e non sia raggiunto lo stato di nir- vana. Siccome queste correnti sono isolate l'una dall'altra, la sal- vezza è raggiunta solo individualmente: ognuno deve operare da solo la propria redenzione. L'ideale più alto dei seguaci del «Vei- colo Piccolo» è il raggiungimento dello stato perfetto mentre un ideale ancora più alto è l'illuminazione (bodhi) che trasforma gli uomini in Buddha. In questa dimensione la compassione origina- ria del buddhismo diventa in realtà benevolenza indifferente e la partecipazione ai sentimenti altrui è priva di pietà. Grandissima importanza è data al monastero o vihara, originariamente solo un rifugio provvisorio per i monaci mendicanti, che poi divenne una vera e propria struttura. Il tipo buddhistico del «Veicolo Piccolo» della Tradizione Theravada è presente in Italia con differenti vi- hara (ve ne è uno a Sezze in provincia di Latina). L'altra corrente principale del buddhismo è chiamata Mahaya- na o «Veicolo Grande», che non privilegia esclusivamente i mo- naci come il «Veicolo Piccolo» ma tutti i fedeli: I'ideale proposto o illuminazione (bodhi) è una possibilità raggiungibile da ogni essere. Questa elevata forma di redenzione non può esseré rag- giunta con sforzi individuali e indipendenti, ha bisogno di aiuto. L'aiuto è prestato dai bodhisattva, cioè da quegli esseri che sono giunti alle soglie del nirvana ma vi hanno rinunciato liberamente per aiutare gli altri nella via della salvezza. Siamo quindi molto lontani dall'egoismo soteriologico del «Veicolo Piccolo», anzi la compassione raggiunge nel «Veicolo Grande» la forma di un amore quasi passionale per il prossimo, per tutti gli esseri soffe- renti. E i bodhisattva diventano l'oggetto di un vero culto e di un amore mistico. Contrariamente all'ateismo del «Veicolo Picco- lo», il Mahayana, almeno nel suo aspetto popolare, appare come un politeismo molto variopinto in cui gli antichi dèi vengono soppiantati dalle innumerevoli incarnazioni del Buddha e dai bo- dhisattva. A una più attenta considerazione il Mahayana appare vi- cino all'induismo e si ricollega all'atteggiamento mistico coltiva- to nei circoli laici piuttosto che nei monasteri. Il problema del rapporto fra l'Assoluto e il mondo empirico riceve una soluzione fondamentalmente diversa. Se nel «Veicolo Piccolo» l'Assoluto era spostato nella sfera dell'inafferrabile, nel «Veicolo Grande» diventa l'unica realtà sperimentata negli stati mistici. La vita em- pirica è considerata come illusione, apparenza (maya) che costi- tuisce la molteplicità non solo degli elementi del mondo esterno ma anche dei bodhisattva; così la realtà indifferenziata e tutte le cose e tutti gli esseri sono identici nella loro natura intima. In conseguenza di ciò si deve mirare non solo alla salvezza propria ma a quella di tutti gli esseri. Qui sta il fondamento dell'amore per il prossimo che in questo veicolo è così accentuato: si redime se stessi soltanto se si aiuta tutti gli altri, siano essi divinità o for- miche, a redimersi. Questo tipo di dottrina è quella dominante oggi in Cina, nel Giappone, nella Corea e nell'Indocina. Il «Veicolo Diamante» si confermò verso il VI secolo d.C. sot- to l'influsso del tantrismo e della religione della Shakti. Tale scuola si diffuse non solo nell'India orientale ma nell'Indonesia e particolarmente nel Tibet. Il politeismo viene mantenuto, anzi ar- ricchito di numerosi dèi nuovi e di dee che richiamano la Shakti induistica. Nel «Veicolo Diamante» esiste l'adorazione dei cin- que principali bodhisattva. Questi esseri vengono propiziati me- diante un processo magico-rituale molto complicato con la recita di formule magiche, con la meditazione su un disegno o rnandala che rappresenta simbolicamente l'universo visibile e invisibile. Esistono anche pratiche erotiche molto simili a quelle del tantri- smo. Il «Veicolo Diamante» parte dall'idea che il mondo appa- rente altro non è che manifestazione dell'Assoluto o nirvana. Quin- di non c'è più bisogno di fuggire il mondo, anzi, persino nelle peggiori cose mondane si può trovare il germe della perfezione. Non bisogna reprimere le passioni per non distruggere il germe della perfezione contenuto in esse. Si deve invece asservirle alla propria salvezza. In questo modo anche l'unione sessuale potrà giovare alla salvezza in quanto in questo atto si sperimenta l'i- dentità del samsara (mondo apparente) e del nirvana (I'Assolu- to). Per conferire a queste azioni sessuali una forza magica biso- 40 LE SErrE IN ITALIA gna conoscere il loro significato nascosto e agire secondo rituali consacrati. Il «Veicolo Diamante» ha quindi una fortissima com- ponente esoterica. A detta di molti, questa dottrina ha contribuito alla alienazione e alla decadenza del buddhismo. La sua influen- za, però, non fu sempre negativa: specialmente nel Tibet si trova- no fra i consacrati al «Veicolo Diamante» dei mistici molto ele- vati. Il buddhismo fu introdotto in Giappone nel 538 d.C. ed ebbe una grandissima fioritura anche se non mantenne la purezza ori- ginaria: si sincretizzò anzi con lo Shintoismo (la religione uffi- ciale del Sol Levante) e in alcuni casi persino con il cristianesi- mo. Oggi il Giappone presenta un panorama di sette e nuove reli- gioni assai interessante nel cui ambito (oltre alle varie sette Zen) fanno capo al buddhismo le religioni che si ispirano al Sutra del Loto, assai vivaci anche in Italia. Lo Zen si riallaccia alla vicenda del Buddha in meditazione sotto l'albero, lo stato meditativo estre- mo che gli permise la prima illuminazione. Il punto fondamenta- le di tutta la dottrina è quindi la meditazione che va eseguita spesso in forme inconsuete e paradossali al di fuori della trasmis- sione testuale. La pratica punta alla realizzazione spontanea del- I'illuminazione o satori. La paradossalità della meditazione Zen elimina ogni contatto con forme particolari di dottrina e lancia la mente in uno stato di lucida presenza, in una vacuità che non co- nosce più concetti: perdersi nella presenza mistica, acquistare la natura del Buddha, toccare l'ineffabile: sono questi i doni che ci si aspetta dalla pratica Zen. Le religioni che si ispirano al Sutra del Loto partono dalla ri- forma dottrinale del monaco Nichiren che visse intorno al 1230. Nichiren era animato da uno zelo religioso estremista che lo con- dusse a situazioni non prive di suspense. Riuscì a fondare una ~etta patriottico-militare-religiosa attribuendo al Sutra del Loto una qualità sacramentale. Polemizzando con le varie correnti buddhisteNichiren giun~ie alla conclusione che tutta la «legge» fosse racchiusa nel Sutra del Loto. Recitare quindi la frase Nam, Mo Ren~e Kyo («de~o- zione al Sutra del Loto») è l'unica via di salvezza. Tale preghiera, detta «daimoku», ha, secondo gli adepti, effetti miracolosi e immediati: può far passare il mal di testa, far trovare lavoro, evitare le contravvenzioni nel traffico, togliere la timi- sErrE Dl ORIGINE ORIENTALE . 41 dezza e i complessi di inferioritàl°. Gli adepti in Italia sono più di 5000 e sono in costante aumento, data la capillare attività di pro- selitismo della setta. La facilità delle adesioni trova una sua giu- stificazione nel vuoto religioso che gli adepti riscontrano nella società italiana. Le pratiche devozionali si limitano alla recita- zione del daimoku, alla lettura del gonghio (una preghiera più lunga) e al possesso del gohonzon, un altarino in cui sono rac- chiuse pergamene sacre. In Giappone esiste il movimento Soka Gakkai fondato nel 1975 da Doviseku Ikeda che fino al 1991 è stato il corrispondente laico della religione di Nichiren, anche se oggi i rapporti non sono più così ottimalill. 4. Nuove religioni giapponesi Sull'onda della secolarizzazione e del laicismo la religione tradizionale giapponese sembrava perdere terreno. Ma nella terra del Sol Levante sono comparse altre forme religiose, alcune delle quali sono state rapidamente esportate in Europa e accettate fer- vidamente in Italia. Una di esse rappresenta un caso emblemati- co. Si tratta della religione Mahikari, fondata nel 19~9 da Yoshi- kasu Okada che prese poi il nome di Okada Kotama, «gioiello di luce». La principale caratteristica della dottrina Mahikari non è nel- l'insegnamento di teorie ma nella pratica dell'Okiyome, owero la trasmissione della luce. Questo rituale fondamentale è il centro e il fulcro di tutta la religiosità del gruppo. La luce è data da un officiante ai fedeli in una situazione «mesmerica» e incantata at- traverso il palmo della mano che viene rivolto prima alla fronte del fedele poi al collo e infine ai reni. Il potere e l'autorità di con- ferire la luce vengono dati attraverso l'Omitama, un amuleto che si riceve dopo la cerimonia di iniziazione che conclude i tre gior- ni del corso elementare delle dottrine di questa fede. Oggi in Italia esistono strutture organizzate della religione Mahikari con una ventina di centri per la trasmissione della luce, fondamentalmente a Genova, Milano e Roma, e la religione si sta 10 Si tratta della volgarizzazione dell'idea buddhista che esiste una legge karmica universale che opera all'intemo delle coscienze e con la quale si può entrare in contatto attraverso la recitazione della preghiera. I l Nakano T., «Soka Gakkai and its Peace Mouvement», in Religion Today, vol. 7, 2, 1992. rapidamente espandendo. Gli iniziati trasmeKono la luce con en- tusiasmo, nelle loro stesse case e adesso anche in locali che ven- gono presi in affitto. Infatti, quando un gruppo di almeno venti persone si riunisce intorno a un officiante, si fa richiesta per rice- vere gli oggetti consacrati che consistono nel Goshintai, ovvero il rotolo di pergamena consacrato, dove è scritto in giapponese la parola Mahikari, e il Kuon che è il simbolo della divinità chiama- ta Su dal quale in realtà emana la luce divina. Ma l'oggetto di culto più importante è la statua di Izu Nome- sama, il dio che rappresenta la materializzazione dell'energia spirituale che è venerata e dal quale si ricevono i benefici mate- riali. Il possesso di questi oggetti di culto permette di fondare un gruppo consacrato da cui si può operare sia in senso terapeutico sia in senso di trasmissione della luce. Il punto di forza della reli- gione è infatti rappresentato dalla capacità terapeutica. La reli- gione Mahikari (letteralmente «luce di verità») vuole collocarsi al di sopra delle parti; infatti nel testo diffuso a cura del movi- mento si legge: «Mahikari non costituisce una religione nuova nel senso comune del termine, ma impartisce insegnamenti che si collocano al di là degli insegnamenti abituali delle religioni o delle sette, e che sono destinati a tutti gli uomini». Il 3 novembre 1984 è stato inaugurato in Giappone a Takaya- ma un grande tempio dedicato al dio Su, per permettere così agli uomini di tutte le razze e di tutte le religioni di unirsi al fine di ve- nerare il creatore dell'universo e dell'umanità, identificato con una divinità preesistente del pantheon giapponese. Il Giappone è considerato comunque la terra delle origini e il cuore del continente Mu che fu il centro del mondo. Nel tempio di Suza, a Takayama, chiamato il «centro del mondo», gli adepti sono ricevuti con queste parole: «Benvenuti in patria», parole che vengono ripetute ogni volta che si entra in tempio Mahikari. La pratica rituale fondamentale, che è quella dell'emanazione della luce, è vissuta come un rito di purificazione. La luce infatti fondamentalmente non serve tanto a illuminare quanto a purifi- care sia il corpo fisico dell'adepto che il corpo astrale. La luce espelle gli spiriti malvagi, si mescola con le tossine del corpo e le getta via purificando e facendo guarire l'adepto da ogni male. Le pratiche rituali legate all'amuleto sacro, il famoso Omita- ma, sono circondate da numerosi tabù che riguardano la purezza; è necessario avvolgere l'amuleto in varie coperture che devono essere di seta, occorre purificare la scatola dove deve essere ripo- sto e appenderlo con un chiodo che è stato a sua volta oggetto di purificazione. Se uno di questi tabù viene trasgredito o se per esempio l'amuleto cade a terra o in un luogo non purificato, si devono compiere numerosissimi riti di espiazione che sono al li- mite della paranoia. Così l'adepto impara ed esegue una serie di rituali che riguar- dano la purificazione degli individui, del cibo, del denaro, delle cose e addirittura della natura circostante come ruscelli, piante e delle intere città. Oggi questi riti di purificazione sono stretta- mente connessi a necessità ecologiche e quindi sono recepiti come istanze attuali anche se la loro origine è nell'antico culto giappo- nese scintoista. I peccati nel senso tradizionale cristiano sono ignorati dalla re- ligione Mahikari; l'unica concessione all'apparato concettuale dell'Occidente è che la purificazione attraverso la luce è vista come una formula espiativa anche dei peccati. Così la grande pu- rificazione della città di Amsterdam compiuta nel 1988 fu letta dai cristiani calvinisti come una purificazione della città estrema- mente licenziosa e dedita a passatempi proibiti. L'idea centrale che gli adepti sembrano accettare senza alcuna difficoltà è quella che riguarda gli spiriti degli antenati i quali sono in grado di possedere e invasare i corpi dei loro discendenti e che hanno necessità di essere nutriti con cibo umano. Gli spiriti si reincarnano ogni due-trecento anni, esiste quindi la possibilità di espiare la propria impurità in vite successive; la reincarnazio- ne è del resto una verità di fede presente sia nello scintoismo che nel buddhismo, ma comunque assolutamente estranea alla dottri- na cristiana dell'Occidente'2. Accade anche che molti iniziati siano all'interno della religione ma non ne conoscano tutte le pratiche e tutte le teorie. Uno degli elementi di maggior successo della religione Mahikari è la capacità di guarigione; secondo gli adepti la trasmissione di luce permette di ottenere risultati stupefacenti, in specie guarigioni spettacolari. Mediante la trasmissione della luce gli spiriti malvagi che in- vadono e possiedono il corpo sono purificati e trasformati in spi- riti buoni che si porranno al servizio prima del dio Su e poi degli 12 Cfr. Corneille C., The Phoeni~flies West, The Dinamie of Mahikari, Lovanio, Peeters Press, 1991. 44 LE SETTE IN ITALIA uomini. La luce purifica gli animali, le piante, gli oggetti inani- mati, il cibo che ci si appresta a mangiare. Si raccomanda tra gli adepti di ricevere l'Okiyome con la maggior frequenza possibile anche se non si è colpiti da alcuna malattia. Gli individui così pu- rificati costituiranno i semi della prossima civiltà spirituale. Ma- hikari è ben altro che un metodo di guarigione: si tratta di una vera e propria religione che mette in pratica l'arte di purificazio- ne tipica della mentalità e della religiosità giapponese. Tutte le preghiere sono recitate in giapponese e non hanno al- cuna traduzione tranne una breve formula nota come Ama~u No Rigoto. Il fatto che si recitino preghiere in una lingua incompren- sibile è fondamentalmente giustificato in senso misterioso ed esoterico. La lingua delle preghiere è definita non tanto quanto «giapponese», ma come Kodo Dama, cioè il linguaggio degli dèi. Il potere delle preghiere quindi riposa nel suono, nelle vibra- zioni, nell'aura sonora che si crea e non tanto nel significato. Quindi, la completa incomprensibilità delle preghiere aggiunge a esse un alone di mistero e di potere magico. Simile capacità ma- gica è attribuita al termine Mahikari che è scritto secondo l'ideo- gramma giapponese e che è impresso nell'oggetto di culto chia- mato Goshintai. 5. Sette islamiche Il Sufi o amico è figlio dell'istante: nella sua via non conosce domani (Rumi) L'Islam (letteralmente «abbandono» in Dio) è la religione fon- data da Maometto (Mohamed). Intomo al 610 d.C. il profeta pro- clamò di avere avuto delle rivelazioni da Dio tramite l'arcangelo Gabriele, che furono trascritte fedelmente nel libro sacro, il Co- rano. La lotta di Mohamed contro il politeismo dominante tra le tribù arabe si incentrava su una visione di Dio desunta dal giudai- smo e dal cristianesimo e rigorosamente monoteista. Dopo al- cuni anni di insuccessi Mohamed emigrò nel 622 alla volta di Medina dove fondò una comunità teocratica diventando oltre che profeta anche politico e uomo di Stato. Dopo contrasti bel- licosi di vario tipo. Ia religione dell'Islam si impose nel mon- SETTE Dl ORIGINE ORIENTALE 45 do arabo e dilagò a Oriente come a Occidente. Oggi si considera statisticamente l'Islam la seconda religione del mondo con 990.000.0Q0 di credenti (i cristiani sono secondo una recente sti- ma 1.000.700.000 circa). Secondo Maometto l'Islam non è una nuova religione ma il ritomo al monoteismo primitivo grazie alla rivelazione fatta scendere da Dio sul Profeta come era già avve- nuto durante la storia a molti altri esseri privilegiati come Abra- mo, Mosè, Davide e Gesù. La rivelazione fatta a Mohamed, sigil- lo dei profeti, porta a compimento le esperienze profetiche e si propone come l'ultima e definitiva. La rivelazione è contenuta nel Corano libro increato, esistente presso Dio, rivelato al Profe- ta in lingua araba chiara e da questi poi proclamato (Corano vie- ne da Quran «recitazione, proclamazione»). Il testo coranico rac- colto e messo per iscritto dai primi seguaci del Profeta fu fissato nella versione ufficiale (oggi presente in tutto il mondo islamico) verso l'anno 650 d.C. L'Islam rappresenta una enomme varietà di famiglie spirituali, di diverse culture, di scuole teologiche e per- sino di sette eretiche, ma tutte, anche nelle loro espressioni diffe- renti, si riconoscono nella professione del più assoluto monotei- smo e nel riconoscimento del carisma profetico di Mohamed. La professione di fede proclama infatti questo: «Non c'è altro Dio al di fuori di Allah e Mohamed è il suo profeta». La fede quindi consiste nel credere in Dio, nei suoi angeli, nei suoi libri, nei suoi profeti, nel giudizio finale, e nella predestinazione per il bene o per il male. Oltre la professione di fede, I'Islam impone ai fedeli la preghiera rituale (salat) da farsi cinque volte al giomo secondo un rito ben preciso e preceduta da abluzioni cerimoniali, I'elemo- sina, che deve corrispondere al 10% delle proprie entrate, il di- giuno durante il mese di Ramadan, e una volta nella vita il pelle- grinaggio ai luoghi sacri dell'Islam. L'atteggiamento religioso non è limitato all'osservanza dei riti: è vissuto nell'adempimento della legge morale e in tutti gli atti e settori della vita personale, familiare e sociale regolata interamente dalla Legge, manifesta- zione positiva della volontà divina. All'intemo dell'Islam vi sono gruppi e tradizioni differenti: la prima grande distinzione è tra i sunniti (la maggiore comunità islamica che prende il nome dalla Tradizione o Sunna) e gli sciiti (circa il 10% dei musulma- ni). Vi sono poi altri gruppi come gli ismailiti del Pakistan e del- I'India, che riconoscono nell'attuale Aga Khan il 49° imam, o i drusi del Libano e della Siria che seguono dottrine esoteriche al 46 LE SETTE IN ITALIA limite dell'ortodossia islamica. L'Islamj religione «semplice», ba- sata fondamentalmente su una serie di leggi da osservare, sembre- rebbe l'ambito meno adatto per la fioritura di sistemi esoterici ma non è così: abbiamo numerose scuole (ancor oggi fiorenti dopo vari periodi di stasi) che si interrogano sul rapporto personale tra l'anima e Dio e mettono a punto una visione misterica assai interessante. Pur essendo sostanzialmente una forma di giurisprudenza reli- giosa, l'Islam presenta anche una tendenza verso il misticismo, che fiorisce nelle confratemite e si differenzia in varie correnti spirituali. La più importante va sotto il nome di sufismo. Il misti- co Sufi pratica l'ascesa graduale dell'anima fino al trionfo sopra le passioni e al colloquio estatico con Dio. L'ostilità di teologi or- todossi e liberali ha portato a persecuzioni e processi come nel caso del mistico Hallag impiccato nel 922 il quale declamava versi di rara bellezza ma che suonavano eretici: Il Signore vidi io con l'occhio del cuore io chiesi «chi sei tu?» egli disse «Tu...» O essenza dell'essenza della mia esistenza... o tutto del mio tutto! Nel IV secolo d.C. la filosofia ellenizzante introdotta da Avi- cenna fomisce una spiegazione «razionale» dell'unione estatica con Dio e al-Gazhali (morto nel 1111 ) riconcilia la mistica con la ortodossia della Sunna. Dal VII secolo si impone la sovranità del- la scuola monistica il cui maestro fu Ibn al-Arabi morto nel 1440 nel cui pensiero Dio si manifesta come il senso delle cose create che nella loro sostanza segreta sono identiche a Dio. Il pensiero dei mistici sufi si amplia e si complica nei secoli: Ibn al-Arabi, come il suo scolaro Ghili, non insistono sulla fusione dell'anima in Dio che rimane il Signore, mentre il mistico resta «servo eter- no» nonostante l'esperienza estatica della identità dei due. Nella poesia persiana le idee dei sufi vennero esaltate da Dim Rumi (morto nel 1231). Alcuni seguaci particolari del sufismo sono noti come dervisci: si tratta di membri di confratemite religiose di monaci méndicanti diffusi nel mondo islamico a partire dal 1100 d.C. La loro ortodossia in fatto di fede è rivendicata dalla discendenza leggendaria dei fondatori dal profeta Maometto (e con ciò è giustificata anche l'introduzione di riti extraislamici al fine di ottenere lo stato dell'estasi). I1 novizio è introdotto nella SETTE DI ORIGINE ORIENTALE 47 confratemita dal maestro spirituale il quale gode di una venera- zione illimitata ed è considerato ricco di doni carismatici. L'am- missione del novizio avviene con una sorta di giuramento di fe- deltà e con l'acquisizione di un abito speciale. L'elemento princi- pale dei riti è costituito dall'esercizio del dikr, cioè dalla lode di Dio, per mezzo di fommule ripetitive accompagnate da respira- zioni e movimenti del corpo particolari che producono una eleva- ta eccitazione nervosa e un rapimento trasognato. L'elemento ca- ratteristico e noto anche in Occidente è la «danza rotatoria» dei dervisci ritmata al suono dei tamburi e dei flauti che può ripro- durre effetti ipnotici. Queste tecniche possono detemlinare l'in- sensibilità corporea che viene manifestata con il camminare sui carboni accesi, forarsi con aghi e coltelli, farsi ricoprire da ser- penti e scorpioni. Talvolta si tratta di trucchi da prestigiatore, ma sicuramente lo stato estatico prodotto dalle danze dei dervisci è innegabile. Chi scrive ha potuto sperimentare gli effetti sia della danza rotatoria sia dell'esercizio del dikr, cioè la lode di Dio con parole ripetute e movimenti del corpo particolari. Malgrado il fenomeno dei dervisci sia considerato dagli spe- cialisti in completo regresso, notiamo che numerosi gruppi e cen- tri si sono aperti in Occidente e si ispirano a questo insieme di re- gole e di pratiche. Uno di essi fa capo al Centro studi metafisici René Guenon. Costui fu un coltissimo studioso di esoterismo e un sincero ricercatore delle vie dello spirito che si convertì all'I- slam nel 1930 per poi recarsi in Egitto dove passò il resto della sua vita. Guenon polemizzò con tutti i cosiddetti gruppi occulti- stici ed esoterici del suo tempo dalla Società teosofica alle varie logge neospiritualistiche e pseudorosacrociane. Il suo scettici- smo lo portava a sostenere che solo in Oriente sopravvivevano tradizioni esoteriche autentiche. In Italia il sufismo è presente con vari gruppi come quello di Sheik Ibraim o quello che fa capo a Meer Baba. Si tratta di cer- chie riservate e di difficile accesso. In senso generale, possiamo dire che la via del sufismo si presenta con una sorta di viaggio in- teriore in cui l'adepto deve risvegliare in sé i «profeti interiori» che vivono in ogni essere, e il cui contatto costituisce una serie di tappe del risveglio spirituale: tale processo è stato evocato con la simbologia delle luci di diverso colore. Queste procedure segrete dovrebbero comportare la possibilità di evadere dal mondo dei fenomeni e di ascendere al piano della coscienza angelica fino a 48 - LE SErrE IN ITALIA una progressiva identificazione con il regno dei nomi divini o se- condo un'immagine affascinante con lo stadio dei cherubini, fino a confondersi con un tuffo finale nell'Assoluto. Altro gruppo islamico a sfondo esoterico è costituito dai Fede- li della Verità che sono circa duemila in Italia e hanno la loro sede in una casa nobiliare romana. Il fondatore di questa setta è Nur Alì Elahi, un maestro curdo dell'Iran che ha mantenuto viva una via spirituale che ingloba tutti gli elementi della mistica mu- sulmana, quindi sfiora il sufismo senza identificarsi con esso. Tale tradizione nasce dal contesto dell'Islam sciita che si originò quando, dopo la morte di Maometto, i seguaci della gnosi musul- mana si riunirono intorno all'imam Alì Elahi. Le dottrine del gruppo sono esposte nel testo L'esoterismo kurdo'3. Dopo la ca- duta di Adamo (il primo profeta) nel corso dei secoli gli uomini hanno beneficiato della guida di alcuni inviati di Dio: nella tradi- zione semitica tali inviati furono i profeti dell'Antico Testamen- to, Gesù il Cristo e infine Maometto. In altre tradizioni essi han- no portato altri nomi e molti tra loro sono stati dimenticati. Alcuni non sono nemmeno conosciuti, ma sono stati pur sem- pre degli iniziati: i Vali, i Santi amati da Dio e incaricati di una missione spirituale. I mistici musulmani sanno che essi sono gli intermediari indispensabili tra Dio e l'uomo, i custodi della veri- tà esoterica. Tali uomini, i Vali, formano una Chiesa spirituale, un ordine che talvolta si adegua a un ordine temporale, ma che ignora ogni limitazione storica, spaziale e confessionale. Dal primo imam fino all'ultimo, il Mehdi, la Perfezione Asso- luta si è manifestata in ciascuno dei dodici imam che, nel corso dei secoli, insegnarono segretamente l'essenza della fede e della Conoscenza, mentre all'esterno gli adepti dei dogmi ufficialiela- boravano la brillante civiltà islamica. In certi ordini molto riservati, i sufi perpetuarono le tradizioni esoteriche valorizzando alcuni maestri, i Vali, che via via si ma- nifestarono. Uno di essi fu Soltan Eshaq, che fondò la setta dei «Ferventi di Dio» nel XIV secolo. La setta si diffuse in molte pro- vince del Kurdistan ma, con il passare del tempo, parte delle dot- trine andarono perdute o furono fraintese. Nur Alì Elahi ha puri- ficato la via dei Fedeli della Verità dalle aggiunte, dai falsi riti e dalle deviazioni accumulate dagli adepti nel corso dei tempi. 13 Nur Alì-Shah Elahi, L esoterisme kurde, Paris, Albin Michel, 19O6. SETTE Dl ORIGINE ORIENTALE 49 Il maestro Nur Alì Elahi è stato il penultimo di tali maestri se- greti: oggi suo figlio Sha Bahram Elahi è il capo della setta. Nato a Jeyhoonabad, un villaggio dell'Iran occidentale, il 24 agosto del 1931, ha studiato medicina in Francia, si è laureato, specializ- zato come medico-chirurgo e solo nel 1963 è tornato in patria ed è diventato discepolo di suo padre; attualmente è professore alla facoltà di Medicina dell'Università di Teheran e dedica il suo tempo a guidare i discepoli. Si deve a lui un testo che sintetizza le idee di suo padre e i fondamenti della Via del Perfezionamento, alcuni dei quali di alta levatura spirituale'4. Al termine di un periodo di apprendistato tecnico-pratico (di circa un anno) l'adepto è pronto per il Salsepurdam, un rituale di abiura della religione di origine e di conversione all'Islam e alle leggi comportamentali coraniche. Secondo gli scritti di Nur Alì, la «religione della verità», cioè il cuore dell'insegnamento della setta, è l'ultima meta del cam- mino spirituale: è l'unione segreta con Dio. Tale unione si espri- me in immagini di rara bellezza come il ritorno allo stato origina- rio in cui esistevano solo il silenzio, I'acqua e la Perla, dimora se- greta del Dio segreto. CECILIA GATTO TROCCHI. LE SETTE IN ITALIA. NEWTON. Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da: Ezio Galiano. III. Sette di matrice cristiana L'Italia, feudo incontrastato del cattolicesimo fino alla secon-- da guerra mondiale, ha visto progressivamente affermarsi un nuovo panorama religioso in cui le sette di matrice cristiana ex- tracattolica occupano un posto considerevole'. Prendiamo ad esempio la Società della Torre di Guardia (me- glio nota come setta dei Testimoni di Geova) che è presente oggi in Italia con più di duecentomila tra seguaci e simpatizzanti. La setta fu fondata da C.T. Russel nato nel 1862 in Pennsylvania, che si fece le ossa all'interno di vari gruppi avventisti. Nel 1879 abbandonò gli avventisti e pubblicò il primo numero della sua ri- vista La Torre di Guardia. Con la moglie e cinque soci fondò la Società nella quale cominciò a divulgare le sue teorie religiose. Nel 1886 stampò il suo primo libro: Studi sulle Scritture di cui vendette 5 milioni di copie. Subì vari processi ma ne uscì in ma- niera sempre abbastanza pulita. Alla sua morte (nel 1916) fu so- stituito da J. F. Rutheford. Costui rimaneggiò in parte l'opera di Russel, sviluppò una forte avversione contro le Chiese cristiane e in particolare contro la Chiesa cattolica. Fondò la rivista che pri- ma si chiamò L'Età dell'Oro e poi, come oggi, Svegliatevi, in cui annunciava il cFollo della cristianità (nell'anno 1918). Prevedeya la resurrezione dei principi dell'Antico Testamento per i quali anzi fece costruire una grandiosa residenza in California (che di- venne poi casa sua). Abolì varie feste tradizionali come Halloween, il Natale e chiamò i suoi adepti: Testimoni di Geova. Profetizzò la fine del mondo per il 1941. Alla sua morte divenne presidente della setta Knorr che dette l'avvio alla traduzione delle Sacre Scritture. proibì le trasfusioni di sangue e fissò per l`autunno del 19751~1 fine del presente stato di cose e l inìzio del millennio. Knorr morì nel 1977 e gli successe l'attuale presidente F. W. Franz. La dottri- I Cfr. Introvi~ne M.. Le sette er ist,c. Mll~no Mond,adori. 1 9X9 sr~TTE Dl MATRICE CRISTIANA \ 5 1 na dei Testimoni di Geova è assai complessa: uno dei punti focali di essa è il concetto di rivelazione progressiva secondo cui Dio (chiamato Geova) rivela nel tempo la propria volontà al genere umano secondo modalità da lui stesso decise. I Testimoni devono adeguarsi a queste continue rivelazioni correggendo le proprie idee nei tempi dovuti. Geova è una divinità dotata di un corpo spirituale con cervello, vista e udito, costituita da una particolare essenza chiamata «energia dinamica». Abita in un luogo preciso ma non conosciuto (mentre secondo Rutheford abitava nella co- stellazione delle Pleiadi). Lo Spirito Santo è una forza attiva im- personale che può essere proiettata da Geova ovunque. Per quan- to riguarda la personalità di Gesù Cristo, i Testimoni di Geova ri- tengono che si tratti della creatura più eccelsa di Dio tanto da es- sere chiarnato Figlio ma è spesso anche identificato con l'arcangelo Michele. Il compito terreno di Gesù Cristo è stato quello di cede- re la propria vita per riscattare ciò che Adamo aveva perduto e li- berare così gli umani dal peccato e dalla morte. Gesù fu inchio- dato a un palo e non a una croce e deposto nella tomba. Resusci- tato da Dio con un corpo spirituale, Gesù, cacciati dal cielo Sata- na e gli angeli ribelli, regna invisibilmente sul cosmo. I consacrati destinati alla vita etema sono 140.000 soltanto, quelli ancora in vita sono 8869 persone. Non deve sorprendere questo ricorso continuo a una sorta di ragioneria dello spirito: è un tratto pecu- liare dei Testimoni di Geova. Tutto il gruppo è fortemente intriso di millenarismo che prevede insieme la fine del mondo e l'in- staurazione di un regno messianico di mille anni. La fine del mondo, che è imminente, culminerà nella famosa battaglia di Ar- magheddon nella quale saranno distrutti tutti coloro che non han- no aderito alla setta. Dopo tale battaglia (citata in realtà nell'A- pocalisse di Giovanni) i sopravvissuti vivranno per mille anni sulla Terra trasformata in un vero e proprio Paradiso terrestre. Durante questo millennio Geova darà un nuovo corpo fisico an- che ai giusti che sono morti prima della battaglia di Armaghed- don e rivestirà di carne anche gli ingiusti, cioè coloro che non hanno voluto diventare Testimoni di Geova. Questa nuova crea- zione del corpo avverrà perché alla fine della vita non muore sol- tanto la spoglia fisica ma anche l'anima. Infatti alla fine di questo regno millenario le persone saranno giudicate per come si sono comportate durante questo periodo. Finito il millennio Satana sarà lasciato libero di tentare l'umanità ancora per un certo tem- po prima di essere annientato definitivamente con tutti i malvagi che l'avranno seguito. I fedeli Testimoni di Geova sopravvissuti potranno finalmente vivere per sempre su una terra paradisiaca ed essere chiamati figli di Dio. Sono omnai presenti nel nostro Paese anche i Mommoni che si definiscono «Chiesa di Gesù Cristo degli ultimi giomi». Questo gruppo occupa nel panorama delle religioni a sfondo cristiano un posto particolare per l'accresciuta consistenza nu- merica (15.000 in Italia già nel 1990). Il fondatore fu Joseph Smith, nato nel 1905 a Sharon negli Sta- ti Uniti. Suo padre che si dedicava alla ricerca di tesori perduti, stimolò in lui l'interesse per la magia e il folklore esoterico. Nel 1820 Smith sostenne di aver avuto un'esperienza di contatto con Dio Padre e Dio Figlio che gli comunicarono di averlo scelto per restaurare la cristianità e ripristinare il sacerdozio di Aronne e di Melchisedec. Il 22 settembre del 1827 Smith ricevette la prima rivelazione dall'angelo Moroni che gli annunciò la presenza di tavole d'oro scritte in geroglifici egizi da un profeta, tale Mor- mon, che narravano le migrazioni in America da parte di alcune tribù del popolo ebraico e la missione di Gesù Cristo nel nuovo continente dopo la sua crocefissione. Queste tavole furono tra- dotte con l'aiuto di «occhiali miracolosi» e pubblicate nel 1830 con il titolo ll libro di Mormon. Fra il 1831 e il 1844 Smith ebbe altre 135 visioni e rivelazioni private che lo indussero a tradurre parti della Bibbia e dei frammenti di un Libro dei morti egiziano che egli pubblicò col titolo Libro di Abramo. Nello stesso perio- do elaborò anche le dottrine della sua Chiesa e introdusse tra i fe- deli la poligamia. Malgrado i successi ottenuti e le schiere di se- guaci, Joseph Smith e suo fratello Hyrum ebbero una sorte atro- ce: furono linciati perché ritenuti colpevoli di aver distrutto la ti- pografia di un giomale nemico della loro setta. La dottrina di Smith considera Dio Padre un essere fisico, una volta uomo mor- tale, ora persona glorificata. Gesù Cristo, primogenito del Padre e della Madre celeste, creò il mondo dalla materia eterna per per- mettere alle intelligenze o spiriti del cielo (di cui i primi furono Adamo ed Eva a volte considerati Dio stesso) di manifestarsi. Lo Spirito Santo è puro spirito e abita nell'uomo dopo il battesimo e dopo l'imposizione delle mani. Gli spiriti dei santi salgono in Pa- radiso, quelli degli altri uomini attendono in una sorta di prigione da cui vengono liberati se accolgono la catechesi di missionari celesti e se non rifiutano il battesimo richiesto per loro dai di- scendenti. Chi non accoglie tale opportunità è precipitato all'in- femo. La seconda venuta di Cristo inaugurerà un millennio di pace nel quale le dieci tribù perdute di Israele e ora disperse nelle regioni polari saranno riunite in una località dell'America. Al ter- mine del millennio tutti gli esseri umani risorgeranno: i malvagi per essere sommersi in un lago di zolfo e di fuoco, i meno malva- gi saranno accolti in una gloria detta con uno strano neologismo «teleste», coloro che non avranno accolto pienamente il Vangelo saranno pronti per la gloria terrestre e i santi infine per la gloria celeste. Questi ultimi potranno diventare degli dèi, procreare fi- gli spirituali e abitare un proprio pianeta, secondo teorie che sono condivise dalla New Age e dall'esoterismo contemporaneo. I Mormoni hanno una serie di rituali come il battesimo per im- mersione da compiersi all'età di otto anni e il battesimo «per i morti» richiesto dai discendenti. L'eucarestia consiste in una cena a base di pane e acqua che commemora l'alleanza tra Dio e l'uomo. Essendo il sacerdozio potenzialità comune a tutti i bat- tezzati, non esiste un vero e proprio clero professionale ma tutti possono ricoprire degli incarichi che sono quelli di diacono, inse- gnante, anziano e sommo sacerdote. L'organi7~ione della Chiesa dei Mommoni prevede al vertice una prima presidenza formata dal presidente che è considerato sia veggente che profeta e da due consiglieri. Vi è poi il consiglio dei dodici apostoli il cui membro più anziano succede al presidente in caso di morte, il primo e il se- condo quorum dei settanta e il vescovado presiedente i cui mem- bri sono responsabili dell'amministrazione dei beni economici della chiesa. Esiste poi un'organizzazione periferica assai com- plessa che prevede un'unità molto piccola che è il rione guidato da un vescovo con due consiglieri: più rioni formano un «palo» retto da un presidente, due consiglieri e dodici alti preti. Sia i Testimoni di Geova che i Mormoni hanno come sfondo teorico le dottrine avventiste, quelle cioè che attendono l'avvento o ritorno di Gesù Cristo. In Italia sono presenti anche gli Avventisti del Settimo giorno. Come gli altri cristiani protestanti il gruppo degli Awentisti ritie- ne Gesù Cristo figlio di Dio quindi compartecipe della natura di- vina, crede nel peccato originale, nella redenzione e nella Bibbia come regola di fede, professa il battesimo per immersione, il rito della lavanda dei piedi, la festività del sabato e l'idea che l'immor- 54 LE SETTE IN ITALIA talità dell'anima è condizionata e viene garantita soltanto ai giu- sti. Il nucleo di queste dottrine è condivis° da altri gruppi mille- naristi e da molti gruppi protestanti: la specificità degli avventisti del Settimo giorno è racchiusa in alcune idee-guida. Una di que- ste è la «dottrina del santuario» per cui nel giorno tanto atteso del ritorno di Cristo (il 1844 era stato additato da numerosi gruppi avventisti come quello della manifestazione di Cristo e l'instau- razione di un regno millenario) si sarebbe verificato un impor- tantissimo evento non sulla Terra, come cl si aspettava, ma in cie- lo. Gesù, che per diciottó secoli aveva esercitato per noi la sua funzione sacerdotale nella prima parte del santuario celeste sa- rebbe passato nella parte più sacra e santa dello stesso santuario per svolgervi una fase conclusiva, una fase espiatoria che avreb- be preparato degnamente il suo avvent°- Quest'idea di un santua- rio celeste è desunta dall~interpretazione di alcuni passi dell'Eso- do e dalla Lettera agli Ebrei di san Paol° oltre che dal bisogno di individuare sulla base delle Sacre Scritture quale potesse essere l'avvento centrale ma invisibile che secondo le credenze degli avventisti non può non essersi verificat° nel fatidico anno 1844. Trasferendo l'avvento di Cristo inlna dimensione spirituale e identificandolo con un passaggio da una parte del santuario a un'altra, era possibile continuare ad attendere il secondo avvento e contemporanearnente non snaturare 1 elemento base del movi- mento stesso. Il grande conflitto che avrebbe dovuto precedere l'avvento del Cristo sarebbe iniziato in cielo in una sorta di lotta cosmica fra Dio, il diavolo e gli angeli ribelli. Gli angeli ribelli si sarebbero precipitati sulla Terra dove Satana avrebbe continuato la sua opera ai danni degli uomini tentandoli perché si ribellasse- ro a Dio. La missione di Cristo rappresenterebbe la riscossa di Dio nel conflitto iniziato all'origine del mondo. Gli Avventisti ri- tengono che la redenzione sia stata solo annunciata e che il Re- gno sia una realtà cosmico-politica privilegiando in tal modo gli effetti visibili della redenzione piuttost° che la natura intima di tale mistero. Si tratta di teorie che identificano il mistero della salvezza in un grande dramma cosmic° che coinvolge gli angeli, i demoni e gli uomini e si richiama all Apocalisse di san Giovan- ni. In tale visione il suggello di Dio che distingue i buoni dai mal- vagi è interpretato secondo gli AvventiSti nell'osservanza del sa- bato come festività mentre il marchio della Bestia è quello della celebrazione della domenica. La Bestia che ha modificato il gior- SErrE Dl MATRICECRISTIANA 55 no festivo altri non è che la Chiesa di Roma e il pontificato. Alla fine dei tempi e prima del regno millenario del Cristo (venuto in gloria personale e visibile) gli eletti risorgeranno e insieme con i viventi saliranno al cielo dove partecipano al giudizio dei malva- gi. La terra sarà deserta e desolata e i malvagi saranno uccisi, Sa- tana sarà incatenato circondato dai corpi dei rnalvagi. Alla fine del regno millenario la Gerusalemme celeste discenderà sulla Terra, i malvagi risorgeranno ancora una volta per udire la sen- tenza che li condanna alla distruzione insieme con Satana e gli angeli ribelli, mentre i buoni vivranno sulla Terra ritornata una sorta di Paradiso terrestre. Simile a tale gruppo è la Chiesa di Dio Universalepresente in Italia con una rivista a larga diffusione intitolata La pura verità e con un prograrnma televisivo, ll mondo di domaniprogrammato su Rete 4. Il fondatore H. W. Armstrong militò nelle chiese av- ventiste per poi fondare nel febbraio del 1934 il mensile La pura verità e aprire in Califomia il primo Collegio di Ambasciatori vero e proprio seminario della Chiesa che non fu mai però rico- nosciuto dal govemo americano. Successivarnente Armstrong propose conferenze e viaggi in tutto il mondo, visitò i paesi in via di sviluppo assicurando aiuti e promozioni economiche. Si dette da fare anche con ricerche archeologiche soprattutto in Israele e intomo al secondo tempio di Gerusalemme. La Chiesa subì nu- merosi scismi e numerose defezioni soprattutto perché alcuni se- gci accusarono Armstrong di autoritarismo. Il profeta morì nel 1986 dopo aver affidato la guida della Chiesa a G. W. Tkach Una delle caratteristiche più rilevanti di questo gruppo è la forte in- fluenza dell'anglo-israelismo, sistema teologico dell'inglese Ri- chard Brothers (morto nel 1824) condiviso oggi da oltre tre mi- lioni di persone appartenenti a gruppi religiosi diversi. Secondo l'anglo-israelismo, inglesi e americani sarebberO gli eredi delle tribù perdute di Israele: la parola british deriverebbe da berit «alleanza», più ish che in ebraico vuol dire «uomo» La parola saxons deriverebbe da Isaac's son, cioè «figlio di Isacco» Gran Bretagna e Stati Uniti sarebbero rispettivamente derivate dalla tribù di Efraim e da quella di Manasse. Gli eredi della promessa di Giacobbe sono i re d'Inghilterra discendenti dalla stirpe di Da- vid. Il trono su cui vengono incoronati, la cosldd«pietra di Scone» conservata nell'abbazia di Westrninst~,non sareb- be che la pietra usata da Giacobbe prima C°~ino e poi 56 LE SETTE IN ITALIA come stele votiva innalzata a Betel. Armstrong si considerò quin- di un profeta, primo e unico messaggero di verità dai tempi degli apostoli e sostenne di aver ricevuto da Gesù Cristo l'ordine di av- vertire il mondo della catastrofe finale. La Chiesa di Armstrong non è che l'ecclesia dell'Apocalisse dispersa per 1260 anni ed ora nuovamente riunita, mentre la Chiesa cattolica e le 500 sette nate dalla Riforma protestante sono da considerarsi come la grande meretrice di Babilonia. Secondo Armstrong esistono due divinità: uno è Elohim padrone del cielo e della Terra e padre di Gesù Cristo, l'altro è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe chiamato Jahvé, Dio creatore che poi diventerà Gesù Cristo. Lo Spirito Santo non è una persona ma una forza impersonale che promana da Dio e arriva all'uomo attraverso la mediazione di Gesù Cristo. Gli uomini salvati diventeranno divinità essi stessi. Gesù si è fatto completamente di carne ed è diventato identico al- l'uomo anche nel peccato e nella possibilità di peccare. Primo e unico uomo a essere salvato, Gesù Cristo è stato aiutato dallo Spirito Santo a evitare il male dimostrando che la legge di Dio può essere osservata. Ciò che salva l'uomo non è la fede ma l'os- servanza scrupolosa della legge. L'elemento millenaristico è as- sai forte nella predicazione di Armstrong. Sia detto per inciso, il giomale La pura verità, che viene distribuito gratuitamente an- che in Italia, non mostra chiaramente questi temi teologico-reli- giosi. Si occupa piuttosto di commenti sull'attualità anche se vie- ne citata espressamente la possibilità di prendere contatto con i funzionari e gli adepti di Armstrong. Il messaggio apocalittico si risolve in questi temi: i buoni risorgeranno e i cattivi saranno an- nientati, quindi avrà inizio il regno dei mille anni al terrnine del quale risorgeranno coloro che non hanno conosciuto o non hanno accolto il Vangelo e che potranno scegliere tra la salvezza o la morte definitiva. Risorgeranno anche i malvagi per essere an- nientati definitivamente con Satana in un lago di fuoco e di zolfo. I santi vivranno in un mondo perfetto che è governato dai patriar- chi Abramo, Mosè, Elia, Davide e Gesù con gli apostoli. I segua- ci di Armstrong osservano come festa non la domenica ma il sa- bato e seguono con zelo tutte le feste ebraiche. Una delle più recenti sette a sfondo cristiano è quella dei Bam- bini di Dio, oggi chiamata The Family. Si tratta di un movimento religioso di matrice evangelica fon- dato nel 1969 in California dal pastore David Berg. Inizialmente SETTE Dl MATRICE CRISTIANA 57 noti come Bambini di Dio, i suoi adepti hanno assunto una nuova denominazione, quella di «Famiglia dell'Amore» che ha la sua sede principale in Canada, a Montreal. Si sa che alla fine degli anni '70 i Bambini di Dio avevano sedi in più di settanta paesi compresi Stati dell'Estremo Oriente come Thailandia e Singapo- re. Vi erano colonie che raccoglievano cinquemila fedeli e di queste colonie ne risultavano almeno quattromila. I portavoce del movimento stesso afferrnavano di aver convertito 250.000 perso- ne ma la cifra non è stata mai confermata. Oggi si parla di dieci- mila fedeli che non vivono più in comunità e quindi non rinun- ciano al proprio lavoro. La Famiglia dell'Amore o Bambini di Dio è presente in Italia e ha la sede principale a Roma. Il fondato- re David Berg nacque nel 1919 in Califomia da una famiglia di pastori evangelici. Durante il movimento della cultura under- ground califomiano riscosse notevole successo tra i giovani che egli chiamò «gregge senza pastore». Nel 1965, il profeta Gere- mia gli preannunciò l'imminente fine del mondo. Negli anni suc- cessivi diffuse il suo verbo tra i tossicodipendenti e tra i gruppi altemativiNel 1969 Berg ebbe un'altra rivelazione circa un ca- taclisma che avrebbe distrutto la Califomia. Berg, raccolti cento- cinquanta seguaci e assunto il nome di Mosè, compì un lungo pellegrinaggio attraverso i deserti degli Stati Uniti per poi fissare la sua residenza in un ranch del Texas. Nel 1971 i suoi seguaci erano già cinquecento e in quel periodo Berg divorziò dalla pri- ma moglie evidenziata come la «sposa-chiesa vecchia» e si sposò con una tale Maria identificata nella «nuova chiesa». Il profeta si ritirò in un luogo segreto e continuò a dirigere il movimento at- traverso i suoi scritti che da allora vengono chiamati «Le lettere di Mo» (abbreviazione del temline Mosè). Il punto nodale della dottrina consiste nel riconoscere Berg come profeta di Dio e la sua parola come rivelazioni divine. Del cristianesimo ortodosso Berg salva ben poco: non esiste la Trinità, sostiene che Gesù è semplicemente una creatura di Dio e che ebbe rapporti sessuali con tutte le donne del suo seguito. La sua «chiesa» si colloca nel filone avventista perché insiste sul concetto della fine dei tempi dovuta tra l'altro alla corruzione del mondo occidentale. L'Anti- cristo si sarebbe manifestato quando il comunismo avesse schiac- ciato il capitalismo. Anche se i dati storici hanno smentito questa possibilità, i seguaci di Berg affemmano che sta per avvenire la battaglia di Armagheddon; poi si scatenerà la «grande tribolazio- LE SETTE IN ITALIA SETTE DI MATRICE CRISTIANA 59 ne» per coloro che saranno fedeli al Cristo e non vorranno segui- re Satana. Nel 1993 doveva avvenire il «rapimento» dei santi che dovevano essere sottratti alla rovina del mondo per poi regnare con Gesù. Il movimento si caratterizza con un intenso proseliti- smo che assume aspetti e caratteristiche molto particolari. La Fa- miglia dell'Amore ha adottato la tecnica chiamataflirty-fishing, temmine che si può tradurre come «pesca d'amore» o «pesca vo- luttuosa». Soprattutto le giovani seguaci di Mosè David sono considerate esche per Gesù e vengono invitate esplicitamente ad avere comportamenti provocanti per attirare nel movimento nuo- vi seguaci. E consigliato alle ragazze di bruciare il reggiseno e indossare camicette trasparenti afffinché i potenziali seguaci si in- namorino di loro. Berg ha tentato di dare un fondamento ideolo- gico a questo messaggio: le relazioni sessuali sarebbero un meto- do estremo per testimoniare l'amore di Dio. In un'epoca di gran- de sensualità come la nostra molti non crederebbero di essere ve- ramente amati se non trovassero persone disposte a soddisfare i loro desideri sessuali. Chi aderisce al movimento cambia il nome che aveva nel sistema e ne assume uno biblico. Il gruppo presen- ta tre gradi di iniziazione: coloro che hanno militato per meno di sei mesi vengono chiamati «adulti-bambini», nei seguenti sei mesi si è «adulti-discepoli». Chi supera queste due fasi può di- ventare «adulto-aspirante al comando» e assumere cariche diret- tive. Fondamentale è la pratica del «dare testimonianza» che consiste nell'avvicinare la gente per strada e distribuire i testi di Berg-Mosè in cambio di un'offerta. Chi riesce a distribuire alme- no settecento di queste lettere viene chiamato shiner luminoso, chi resta sotto tale quota è considerato invece shamer vergogno- so. In questi ultimissimi tempi The Family ha iniziato un maili~g inviando lettere di propaganda in cui da un verso si esprimono elementi-dottrinali e dall'altro ci si difende dalle accuse. Eccone un esempio. Crediamo che il sesso se praticato secondo le intenzioni e proponimenti di Dio è una funzione fisiologica pura: una meraviglia necessaria e stupenda della creazione di Dio, tuttora naturale e incorrona come Dio la creò e intese original- mente. Tunavia come conseguenza del peccato, I'uomo spesso vede il sesso come un male. Crediamo che mediante Cristo e il suo sacrificio espiatorio pos- siamo trovare purezza di cuore e di aneggiamento non solo nei riguardi del cor- po e delle sue funzioni naturali ma in molti altri aspeni della vita. Nelle lettere inviate a potenziali seguaci si rigettano le accuse di razzismo e di antisemitismo, le infarnanti accuse sull'abuso di minori e si rifiuta recisamente di aver mai effettuato lavaggio del cervello o plagio mentale agli adepti. Si proclama con molta for- za il fatto che: «il mondo si trova ora nell'era che la Bibbia defi- nisce il "tempo della fine'' e che presto sorgerà un nuovo ordine mondiale malvagio e contrario a Dio guidato da un dittatore cru- dele, l'incarnazione del diavolo che le scritture chiamano Anti- cristo. Denunciamo inoltre la cospirazione in corso per perpetra- re questo orrore. Per questi motivi siamo stati perseguitati spesso da rappresentanti ostili e legati all'Anticristo che operano nei mezzi di comunicazione di massa». Ultimamente nel marzo 1993 il gruppo The Family ha anche diffuso una lettera in cui prende le distanze in maniera molto pre- cisa dai tragici avvenimenti di Waco in Texas dove la polizia fece irruzione in un ranch di una setta guidata da un profeta chiamato anch'esso David. Tra le sette di matrice cristiana non va dirnenticata quella del reverendo Moon detta Chiesa dell ' Unificazione dalla storia assai controversa e dalle molteplici cause giudiziarie che in Italia non ha più di 1000 seguaci2. Altra vicenda è quella di Scienza cris~iana fondata da Mary M. Baker Eddy nel 1875 e considerata da molti come un sistema di guarigione basato sul trionfo spirituale della verità. Anche Vita universale, una setta sorta recentemente, si confi- gura come terapeutica e soteriologica. La fondatrice GabrielIt- tek chiamò dapprima il suo gruppo «Opera del Rimpatrio di Gesù Cristo» e affermò di aver avuto rivelazioni originali da Fra- tello Emanuele, un Cherubino eccelso. Dal 1974 il movimento si è rapidamente diffuso dalla Germania in varie regioni d'Europa (Italia compresa) e presenta una sintesi originale di elementi orientali (come la fede nella reincarnazione), di forme di nuovo magismo alla New Age e di temi di origine cristiana. CECILIA GATTO TROCCHI. LE SETTE IN ITALIA. NEWTON. Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da: Ezio Galiano. IV. Le psico-sette Si tratta di un vasto gruppo di movimenti che si rifanno al co- siddetto incremento delpotenziale umano, ovvero dello sviluppo personale. E una congerie di aggregazioni o di singoli operatori che sviluppano idee e posizioni teoriche variamente articolate e spesso assai differenti. La frammentarietà e la eterogeneità di questi gruppi porta a definire piuttosto che la loro struttura la loro «mentalità», che consiste in un nuovo modo di intendere e di pensare l'essere umano, il cosmo, i rapporti interpersonali, la sa- lute e la malattia. Inoltre sulle teorie dei cosiddetti gruppi di po- tenziale umano si è sovrapposta la nuova ideologia della New Age. Tali gruppi o psico-sette si presentano sotto forme diverse: centri di psicoterapie, associazioni culturali, gruppi orientalisti che volgarizzano tecniche yoga e addirittura scuole per manager che erano già attive negli Stati Uniti fin dagli anni '60. Se si vo- gliono esaminare le varie strutture di questi gruppi salta agli oc- chi uno strano dosaggio di elementi di training autogeno, yoga, Zen, varie forme di psicoterapia, nuovi dettami di dietologia o di alimentazione integrata, forme di ginnastica o di concentrazione, meditazione, medicina tradizionale e non ufficiale...'. Le psico-sette si fanno propaganda offrendo dei corsi (tutti a pagamento) che vengono proposti o per potenziare le proprie ca- pacità oppure per risolvere i propri problemi di malessere. Si tratta come si è detto di una congerie di tecniche e di idee che in- tervengono su vari piani dell'essere2. Su un pial1o fisico si propa- ganda una maggiore efficienza corporea basata su tecniche che vengono affiancate da un nuovo regime alimentare. Sul piaMo emozionale si fa appello a un miglioramento nella sfera della so- I Westley F., The Complex Form of r eligious Life, Chico CA Scholars. i 9~3. 2 Vedi Antonello M., «Le psico-sette~, in Se~te e religioni, n. 7, lu~lio-settembre 1992. p. 368 e ss. ~ialità~un aumento della comunicazione interpersonale, maggio- ri capacità di ascolto dell~altro, empatia spesso di tipo emotivo- sessuale. Sul piano mentale si assicura un grandioso sviluppo della memoria e delle capacità di concentrazione, un aumento del quoziente di intelligenza, un controllo del pensiero che, se nega- tivo, è ritenuto origine e causa di tutte le malattie psicosomati- che. Si afferma anche di insegnare a privilegiare la mente intuiti- va e creativa piuttosto della razionalità. Sul piano spirituale si assicura uno sviluppo e un ampliamento della propria coscienza, una autorealizzazione e consapevolezza profonda per cui l'adep- to viene stimolato a compiere esperienze particolari quali i famo- si viaggi astrali già propagandati dalla teosofia, il channelling o altre esperienze paranormali. Spiccata è quindi in questi gruppi la «dimensione magica», che si appoggia a uno sfondo esoterico con meccanismi di trasmissione attraverso precisi corsi di inizia- zione in cui l'adepto viene a conoscenza di verità segrete. Esiste infatti la proibizione di parlare di ciò che avviene in questi corsi così come era presente l'antico divieto di divulgare le segrete cose dei misteri Eleusini. L'obiettivo reclamizzato da questi gruppi è visto come affrancamento dell'individuo dai condizio- namenti socio-culturali, dalle paure, dalle esperienze negative. Sommessamente viene anche insinuata la speranza di raggiunge- re potenzialità più particolari come la chiaroveggenza, la tra- smissione e la lettura del pensiero, la preveggenza e lo sviluppo di capacità miracolose. Nelle psico-sette il contributo della psi- cologia umanistica o dell'autorealizzazione è deter ninante. Per psicologia umanistica si intende non tanto una particolare scuola quanto una mentalità o un «modo di sentire» nei riguardi dell'es- sere umano. Pur nella differenza delle posizioni teoriche e delle ideologie, si può ritrovare nella psicologia umanistica un tema comune: I'accento posto sulla positività della natura umana e l'im- portanza data a grandi mete che sono riservate a chi sviluppa il proprio potenziale. All'interno di questo tema comune si possono comunque distinguere due versioni: la prima riguarda l'attualiz- zazione cioè la tendenza a esprimere sempre meglio le capacità e le potenzialità che l'individuo già possiede e che la frustrante so- cietà occidentale ha messo fra parentesi. L'altra versione è quella della perfezione in cui l'accento è posto sulla tendenza a lottare e a combattere per realizzare ciò che può rendere la vita armonica, eccellente, completa. E chiaro che le due tendenze spesso si in- 62 LE SETTE IN ITALIA crociano e si fondono. Resta il fatto che la psicologia umanistica identifica nel proprio Sé il fulcro di ogni devozione e di ogni cul- to. Le esperienze personali e l'interiorità sono il valore sommo e l'oggetto di tutte le proprie attenzioni. I metodi delle tecniche più reclamizzati fanno ricorso a varie forme in cui campeggia lo psi- co-dramma, il training autogeno, il rilassamento, oltre a tecni- che yoga di meditazione e di concentrazione completamente avulse però dalle tematiche filosofiche e teologiche che in am- bito religioso le sostanziavano. Il principio fondamentale più o meno identificabile in tutte le psico-sette è quello che propone di intervenire sull'anima, (o sullo spirito o sulla mente) per gua- rire il corpo. Molti movimenti nati come forme religiose si stanno oggi orientando verso la terapia o la cura dell'anima. Le modalità di queste terapie sono altrettanto stupefacenti. Ba- sta scorrere il programma del gruppo degli Arancioni legati a Osho Rajneesh. Vengono proposti gruppi di bioenergetica in cui «respiro ed espressione corporea ci forniscono mezzi effi- caci per liberare il corpo e sciogliere le tensioni in un vivido flusso di energia che ridà al corpo la sua naturale grazia e bel- lezza». Oppure gruppi di Gestalt (espressione e consapevolez- za) nei quali «si può capire il mondo in una disciplina di auto- sviluppo che ci insegna ad assumere la responsabilità della no- stra esistenza». «Attraverso l'esperienza emozionale-corporea di questo con- tatto col prossimo possiamo rivivere i nostri comportamenti spesso ripetitivi e inadeguati per ritrovare fantasia e stimoli per soluzioni creative e soddisfacenti.» Ma non basta. Esistono corsi di riflessologia plantare nei quali si stimolano le aree di riflesso nella pianta dei piedi, connesse ciascuno con un organo, una ghiandola, e una certa parte del corpo; si tratta di identificare le possibilità terapeutiche e le tecniche per stimolare tutte le aree del corpo. Così si possono impostare diagnosi ed eseguire tratta- menti specifici. C'è poi il gruppo di lavoro sull'ipnosi (che attra- verso il rilassamento fa esplorare spazi interiori nuovi), corsi di massaggio cranio-sacrale, gruppi di sciamanesimo, esperienze di rinascita (cioè della vita prenatale e del parto). Pur nella diversità ed estrema varietà delle tecniche e delle impostazioni, le psico- sette o quelle forme che a esse si richiamano usano per il proseli- tismo due fone fondamentali: la prima consiste nel far prendere coscienza al neofita che gli manca qualcosa: per esempio la pa- LE PSICO-SET'rE 63~ dronanza di doti o di qualità esistenti ma nascoste che devono es- sere valorizzate, oppure l'equilibrio, oppure l'armonia, oppure un buon rapporto con gli altri. La seconda leva consiste nel sotto- lineare le limitazioni e i condizionamenti che la società ha pesan- temente imposto al soggetto il quale ora risulta incapace di essere se stesso. Quando l'ignaro adepto entra in uno di questi gruppi (vuoi che sia una tecnica sufi volta a prendere contatto con la di- vinità che è in noi, vuoi che sia un corso di controllo della mente o di autorealizzazione) viene sconvolto da una tempesta emozio- nale provocata dall'uso di tecniche molto particolari che allenta- no le difese del soggetto mediante esercizi di vario genere e che vanno dalla danza che dura ore e ore fino alla respirazione pro- grammata, tecniche di rilassamento profondo o di posizioni yoga. Particolare e interessante è l'esperienza est inventata da Werner Erhard che propone benefici strabilianti e procede con forti ma- nipolazioni emotive3. Nella prassi attiva di tali corsi, incontri e iniziazioni (che ho conosciuto di prima mano attraverso la tecnica della osservazio- ne partecìpante) si crea inevitabilmente un rapporto di dominan- za-sottomissione tra i vari aspiranti al corso e gli istruttori. La le- gittimazione dei direttori o istruttori di questi vari gruppi è deter- minata da una mitica «professionalità» che si appoggia a un sen- so molto particolare di scientificità. Prendiamo come esempio il personaggio Maha Yoga Sudha che dirige un processo intensivo chiamato Primal. Tale processo ci aiuta «a riconoscere i nostri condizionamenti profondi e a non identificarci più con essi. Per soprawivere in un mondo che non dà spazio né all'amore né all'au- tenticità fin da bambini impariamo a sviluppare negatività e dif- fidenza». Le tecniche proposte e gli stratagemmi per «risvegliare il rispetto di noi stessi e del nostro lavoro, per ritrovare quella fi- ducia che abbiamo perso a causa dei condizionamenti infantili» sono tutti esposti nel corso. Il corso si svolgerà in silenzio e in isolamento. L'organizzatrice è cosi legittimata: «Maha Yoga Su- dha ha svolto un ruolo preminente nel movimento del potenziale umano per oltre 18 anni; si è formata in bioenergetica e sul lavo- ro sul corpo neo-reichiano ha lavorato sul Sé. E specialista in re- spiro, lavoro sul corpo, tecniche di regressione, arte della medita- 3 Vedi Garvei K., «La mia esperienza est~>, in Sefte e religionl, n. 8, onobre-dicembre 1992, pp. 490-514, zione». Vedremo ora in maniera più dettagliata alcune di queste psico-sette. Prendiamo ad esempio il Silva Mind Control. Si tratta di grup- pi che attuano tecniche inventate da José Silva, nato nel Texas nel 1914, elettrotecnico autodidatta che nella sua giovinezza aveva esteso i suoi interessi alla psicologia e all'ipnosi. Aveva letto Freud, Jung e Adler in testi divulgativi, ma ciò che lo colpì definitivamente fu una corrente psicologica che tentava di studiare il funzionamento del cervello a partire da omologie con l'elettromagnetismo mettendo in connessione i vari stati della mente con la frequenza di onde cere- brali misurabili in laboratorio. Silva in questo ambito identificò la possibilità di accedere attraverso l'ipnosi e l'autoipnosi a stati men- tali caratterizzati da frequenze cerebrali diverse da quelle ordinarie di veglia chiamate «onde Beta», senza però perdere la lucidità e 1'- efficienza del pensiero. Accedere a queste frequenze profonde, chiamate «onde Alfa», permette di migliorare le potenzialità del cervello e di espandeFe in tale stato quelle facoltà mentali sopite che a loro volta permettono di raggiungere fenomeni di tipo ex- trasensoriale. Il successo scolastico strabiliante dei figli di Silva avrebbe dato pubblicità al metodo, che dal 1966 si diffuse rapida- mente in tutti gli Stati Uniti. Coloro che frequentavano i corsi di Silva Mind Control venivano ben presto a conoscenza della pos- sibilità di attivare capacità paranormali come la lettura del pen- siero altrui e attività taumaturgiche capaci di curare disturbi an- che organici in virtù del controllo mentale. Proseguendo nel cor- so si poteva anche apprendere a entrare in contatto con spiriti consiglieri o spiriti-guida che aiutano l'apprendista a prendere coscienza dei poteri latenti della propria mente. Queste entità non escono dal piano mentale ed elettromagnetico e scaturiscono spesso dalla stessa psiche del soggetto. Punto focale di tutta la prassi è l'affermazione dei poteri indefinitamente espansibili del- la mente umana. Il metodo Silva Mind Control arrivò in Italia nel 1976 ed entrò a far parte del bagaglio ormai consolidato di tutte le forme di medicina alternativa o di gruppi che sviluppano le capa- cità extrasensoriali ovvero del potenziale umano. In Italia tal Carolina Zalce, messicana, ha aperto un centro de- nominato Evo Cris in cui mette in atto tecniche e modalità psico- logiche assai vicine a quelle del Silva~. 4 Cfr. Gatto Trocchi C.. Via~,ei(nella7la~ia. Rom.l-B;Il i. I ..lter7.a, 1993, pp. 107 e. 1. Un gruppo tipico tra le psico-sette Uno dei gruppi più caratteristici dei movimenti del potenziale umano è noto negli ambienti degli addetti ai lavori con una sigla: LDP. Si tratta delle iniziali delle parole inglesi Life Discovery Principles che identifica una associazione nata ufficialmente a Vicenza alla fine del 1981. Il capo è tal Basil De Luca sulla cui fi- gura circola il più rigoroso riserbo. Secondo lo statuto dell'asso- ciazione lo scopo e la finalità del gruppo sono quelli di rilanciare i valori fondamentali della persona, svolgere opera di informa- zione sulle tecniche e metodi di sviluppo della personalità a ogni livello, stabilire princìpi informativi e formativi delle persone di successo, sia dal punto di vista del proprio sviluppo armonico che in rapporto alla dinamica del comportamento dell'individuo stesso. Il tutto è in prospettiva di una nuova situazione socio-cul- turale che dovrebbe dare dei frutti insperati nel campo del rap- porto con la famiglia, con l'ambiente di lavoro e con le proble- matiche dei vari ambienti di pertinenza. Le finalità dell'associa- zione (in sostanza molto nebulose) dovrebbero essere la possibi- lità di svolgere una serie di attività che «specialmente attraverso un'impostazione positiva della vita conduca all'autorealizzazio- ne intesa come attuazione concreta delle proprie potenzialità». Così almeno è scritto nello statuto dell'associazione. LDP è pre- sente in tutta Italia oltre che ovviamente negli Stati Uniti, nel Ca- nada, in Argentina e in moltissime nazioni europee5. LDP propo- ne corsi di vario genere gestiti da due differenti società economi- che, una con sede in Germania l'altra con sede a Vicenza. Tali proposte sono assai variate: vi sono corsi di psicosessuologia de- finiti come «offerte di un'informazione sulla sessualità dove la sessualità non vuol dire solo sesso ma anche star bene col proprio corpo, essere capaci di instaurare una comunicazione gioiosa e positiva con gli altri». Si presentano corsi di memory nei quali «si sviluppa l'efficienza mentale e le tecniche mnemoniche e si inse- gna a ricordare dati, informazioni, nomi, numeri, e come miglio- rare la propria capacità di concentrazione». Non poteva certo mancare il training mentale: «un corso che mette ogni allievo in condizione di sfruttare maggiormente il potenziale psicofisico di 5 Cfr. Antonello M., «Le psico-sene», in Sene e religioni, cit. p. 370. cui tutti sono dotati fin dalla nascita ma che l'educazione tradi- zionale ha ovviamente messo in parentesi». Più recentemente sono comparsi due interessantissimi corsi: uno è «camminare sulle braci ardenti» definito come «un'esperienza del potere sulla risoluta intenzione» e poi il cosiddetto pole course ovvero «corso del palo». Si tratta di salire su un palo alto 15 metri e buttarsi giù tentando di afferrare una sbarra trasversale situata a mezz'aria. Questa attività ginnico-esperienziale è definita come «un'espe- rienza entusiasmante che ha lo scopo di aiutare una persona ad andare oltre i limiti che si è imposta». Ma il corso più interessan- te per le tecniche che vengono adottate, per i contenuti che ven- gono propagandati è il cosiddetto DBN ovvero Dinamic Business Management. La parola business, «affare», deve essere inteso come «I'affare più importante per ognuno di noi» cioè la propria vita. Si tratta di «un corso in cui si impara a condurre la propria esistenza in modo dinamico diventando dei leader di se stessi». Il tutto si svolge in quattro giorni in un albergo di Ginevra dove vengono adottati stili e tecniche a dir poco sorprendenti. I parte- cipanti vengono invitati a confessare episodi problematici della loro vita come per esempio aver avuto rapporti omosessuali, aver avuto relazioni extraconiugali, aver fatto l'amore di gruppo, aver maltrattato familiari o figli, aver sperperato i denari, o, per le donne, aver abortito. Una volta che l'istruttore o l'istruttrice avrà ottenuto queste informazioni le userà durante la tecnica fonda- mentale del corso che è quella dello psicodramma. Si fa rappresen- tare su un fittizio palcoscenico l'evento che ha più condizionato il soggetto o che in qualche rnodo fa soffrire il soggetto stesso. Lo psi- ~amma (elaborato dallo psicanalista viennese J. L. Moreno) nell'ambito del DBM diventa molto forte e molto violento. Abbia- mo assistito a un tale evento. Una donna, che aveva confessato di avere abortito, venne spogliata e messa al centro della sala con una bambolina in mano, mentre una musica diffusa riproponeva il ritmo martellante del cuore che batte, e una delle istruttrici leg- geva un brano letterario che parlava di bambini non nati o che fa- ceva appello alla maternità. Nel testo letterario si descriveva l'a- spetto del bambino facendo leva sull'emotività. La donna comin- ciò a urlare, cadde a terra, dibattendosi e chiedendo pietà. In un altro caso un uomo disse di aver avuto relazioni con donne diver- se e di aver fatto l'amore di gruppo nonché di aver usato sostanze stupefacenti leggere. Venne messo in una gabbia e trattato come se fosse una scimmia. Quando costui reagì venne preso a schiaffi dall'istruttore. Un ragazzo raccontò di avere avuto rapporti omo- sessuali. Posto al centro di un circolo completamente nudo venne coperto con una pelle e con una maschera di maia1e e sottoposto alla violenza di essere penetrato da un fallo artificiale. I parteci- panti pare non possano sottrarsi alle regole rigidissime del grup- po. In caso di trasgressione vengono sottoposti a punizioni «col- lettive» nel senso che tutti i componenti devono vibrare un colpo sul malcapitato trasgressore e con una certa violenza. Si verifica- no svenimenti causati dalla deprivazione sensoriale e dalla man- canza di sonno. Le persone in questo caso sono soccorse da un giovane medico che segue i partecipanti durante tutto il corso. Il tutto si svolge con le serrande abbassate, i pasti vengono serviti in maniera sfalsata e le ore di sonno sono limitatissime. Il corso termina con una festa durante la quale tutte le forme aggressive vengono in qualche modo disconfermate e una generale affettivi- tà viene esibita e condivisa in maniera direi non troppo sincera. Il gruppo ovviamente utilizza un linguaggio specifico che permette ai membri di sentirsi parte di una comunitas in qualche modo dif- ferente perché migliore rispetto al resto dei comuni mortali. Ogni incontro è caratterizzato da esuberanti manifestazioni affettive come abbracci, baci e strette di mano e l'impressione che se ne ri- cava è quella di una esasperata esibizione che fa sfoggio di forme puramente esteriori. 2.11 caso di Scientologia La Scientologia è uno dei movimenti più controversi e di difficile classificazione anche se adotta stili da psico-setta. Nonostante le po- lemiche, la sua attività di propaganda resta intensa in diversi paesi. I suoi insegnamenti rimangono decisamente segreti e mescolano in- sieme gnosticismo e fantascienza. La Scientologia ha spesso avviato azioni giudiziarie contro co- loro che ha percepito come avversari o peggio «stranieri interni», «il che ha senza dubbio contribuito a rendere prudenti alcuni po- tenziali ricercatori»...6 6 Cfr. Mayer J. F., «Tra gnosi, magia e fantascienza: la Scientologia», in I nuovi movimenti religiosi, cit., p. 292. Il fondatore di questa «chiesa» fu Ron Hubbard (1911-1986), scrittore di fantascienza. Agli inizi degli anni Cinquanta, Hub- bard presentò la Dianetica, sistema complesso che in certi punti- ricorda la psicanalisi. Secondo la teoria dianetica gli engrammi (cioè i ricordi inconsci di esperienze passate doiorose o ango- sciose) ci impediscono di godere del nostro pieno potenziale. At- traverso una pratica originale, queste esperienze passate sono ri- portate alla memoria e in qualche modo cancellate. Con le sue tecniche Hubbard entrò subito in polemica con la psichiatria e la psicanalisi ufficiali, dando origine a controversie non ancora quie- tate. Il maestro con un colpo di genio fondò una religione, La chiesa di Scientologia, per usufruire della libertà di culto che è fiore all'occhiellQ della democrazia USA. Hubbard elaborò così una vera e propria cosmologia e una antropologia alternative7. L'uo- mo è uno spirito che ha un corpo: alla morte fisica l'uomo abban- dona questo corpo, ma quello che si perpetua attraverso incarna- zioni successive è il thetan (lo spirito, che viene a unirsi al corpo qualche minuto dopo il parto). Per la Scientologia l'uomo è dirty, cioè sporco, in quanto in- fettato dagli engrammi negativi. Tutto il processo di costruzione e di evoluzione consiste nel diventare clear attraverso le tecniche della dianetica. Il clear è una persona che ha raggiunto uno stato così evoluto da godere di poteri telepatici, conservare il ricordo di tutte le percezioni passate e acquistare una memoria straordi- naria, per cui può liberarsi dai mali del corpo, dai dolori e da ogni tipo di reumatismi. In effetti non si tratta soltanto per il clear di essere capace di perseguire i suoi fini nell'esistenza, ma anche di acquisire una formazione scientologica con la quale egli può rag- giungere in seguito tutta una scala di stati ulteriori, cioè quelli di «thetan operante», come dice la sigla OT. Dopo essersi sbarazzati del mentale reattivo che impedisce di godere del loro pieno po- tenziale, gli Scientologi passeranno successivamente ai diversi livelli di OT che permetteranno loro di sviluppare ancora di più le loro capacità, soprattutto quella di esteriorizzazione. E importan- te precisare che tutto questo processo costa una piccola fortuna8 Nell'itinerario scientologico di gratuito c'è solo il test di perso nalità iniziale che serve per adescare il futuro membro. In base a 7 Cfr. NewAgeEncyclopedie, (a cura di G. Melton), ed. Gale Res. Inc., 1990, pp. 103 e ss. Introv~gne M.. «La Scientolol!ia», in / nuol i CUiti. cit., p. 152. duecento risposte a domande molto diverse, i reclutatori della Scientologia suggeriranno alla persona avvicinata di seguire un corso per potenziare la comunicazione, a un prezzo ragionevole e con effetti sicuramente positivi. Solo alla fine di questo corso, il discepolo sarà oggetto di richieste insistenti perché si impegni di più. I nuovi corsi avranno un prezzo sempre più elevato. Le suc- cessive operazioni riguardano il cosiddetto auditing, nel corso del quale avvengono i ritomi nel passato, nelle vite anteriori, per cancellare gli engrammi. Se qualcuno decide di impegnarsi anco- ra di più, entrerà nella Sea Organization. Si tratta di una organiz- zazione di fraternità in seno alla struttura della chiesa di Sciento- logia. I suoi membri sono persone estremamente devote che «hanno fatto voto di servire in etemo la chiesa stessa». La Sea Organization vive in comunità come gli ordini religiosi tradizio- nali. Si chiama così, Sea, «mare», perché tra il 1966 e il 1975 pa- recchi battelli servivano come luoghi di ritiro religioso. L'equi- paggio era composto da membri dell'organizzazione, che aveva adottato anche l'uniforme della Marina. I membri di tale organiz- zazione servono «in eterno» Scientology, in quanto firmano un impegno per il prossimo... miliardo di anni. Le conoscenze segrete della Scientologia si apprendono a tap- pe successive, e quindi molto lentamente. Possiamo rivelare al- cuni elementi, ma non tutto l'insieme delle credenze e delle mi- tologie. Intanto la Scientologia considera «soppressive» le perso- ne che le si oppongono; si tratta di persone che commettono azio- ni volontarie volte a fermare o a distruggere la Scientologia o uno dei suói membri. Scrivere una lettera contro la Scientologia alla stampa, per esempio, è già un atto «soppressivo». Gli adepti della Scientologia devono «deconnettersi» dalle persone «soppressi- ve», anche se si tratta di parenti o di arnici molto vicini. L'invenzio- ne di un linguaggio più o meno mitologico è parte integrante del- la visione del mondo tipica della Scientologia. E così è altrettan- to tipico un mito di origine così riassunto da Cragnon: All'origine i Thetan esistevano da soli, onnipotenti, onniscienti, indistruttibi- li e immortali. Ma non avendo nulla da fare, soffrivano della loro stessa immor- talità. Per uscire dalla noia decisero di giocare un gioco, creando vari universi. I Thetan caddero vittima del loro stesso tranello: si fecero assorbire dagli univer- si che avevano creato, universi fatti di materia, di energia, di spazio e di tempo, fino a dimenticare che essi stessi ne erano i creatori. Così essi persero la loro potenza e la loro onniscienza. Nel mondo in cui viviamo, giacché i Thetan han- no dirnenticato la loro autentica identità spirituale, essi credono di essere sol- tanto dei corpi.9 Alcune testimonianze di dissidenti che hanno percorso l'intero processo di iniziazione hanno permesso di ricostruire altri segre- ti. Per esempio, il passaggio al livello di OT III è descritto come «la traversata del muro di fuoco». Gli insegnamenti segreti spie- gano che le disgrazie degli esseri umani risalgono ai misfatti di un tiranno chiamato Xenu, capo della confederazione intergalat- tica, vissuto circa 75 milioni di anni fa. Egli provocò una cata- strofe terrificante, che ancora oggi ha un impatto terribile sulle nostre vite e sulla nostra civiltà. Ma coloro che arrivano al livello di OT III apprendono che numerosi «Thetan del corpo» (non me- glio identificati) sono come incrostati su ciascuno di noi in quan- to Thetan; quindi si tratta di una sorta di invasamento o di posses- sione. L'evoluzione consiste nell'apprendimento delle tecniche segrete che permettono-di separarsi da queste centinaia di The- tan. Chi vuole avanzare nel processo spirituale deve liberarsi dal- le incrostazioni. Siamo quindi infestati da spiriti parassiti. Una fuoriuscita dalla setta, Giulia Darcondo, ha narrato che le tecni- che segrete sono in sostanza una serie di esorcismi laici. Le espe- rienze sono sconvolgenti in quanto si assiste a una sorta di lotta contro queste entità estranee durante la quale si odono voci «inte- riori» che si suppone provenire da questi Thetan. Il tutto è co- munque avvolto nel più fitto mistero, anche perché i membri an- cora operanti nella Scientologia contestano le affermazioni dei fuo- riusciti e sono sempre pronti a scatenare offensive giuridiche, coa- diuvati dai migliori awocati che si possono trovare sulla piazzal°. CECILIA GATTO TROCCHI. LE SETTE IN ITALIA. NEWTON. Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da: Ezio Galiano. v. La nebulosa magico-esoterica e l'occultismo Nel mondo minoritario delle sette si mescolano realtà diverse che vanno dalle società occultiste di tradizione ottocentesca come la Teosofia (che conta decine di migliaia di adepti in Italia e un paio di milioni nel mondo) fino a gruppetti di dimensioni ri- dottissime come quello della scuola esoterica Claudio D., com- posto dal signor D., sua moglie, la suocera e tre figli. Vale la pena di ricordare come sono entrata in contatto con questo grup- po che si faceva pubblicità con dei depliant poggiati sui banconi delle librerie esoteriche. La scuola esoterica-sciamanica del si- gnor Claudio aveva sede presso la sua casa. Alla mia richiesta di iniziazione il signor Claudio mi ha insegnato ad evocare gli spiri- ti. Durante il rituale sua moglie, nella cucina antistante il «cena- - colo» friggeva la cipolla. L'effluvio dell'allium cepa si mescola- va agli incensi di kush con effetti prodigiosi. Forse è stata proprio la puzza di cipolla a richiamare gli spiriti: nel Rinascimento Gio- vanni Della Porta lo sospettava. Si sentivano infatti dei colpi che sembravano provenire da un armadio del corridoio ma che furo- no immediatamente etichettati come le risposte degli spiriti evo- cati. Dopo questa esperienza, spinta da una travolgente curiosità antropologica, programmai una vasta ricerca prendendo contatto oltre che con le congreghe tradizionali dei Rosacroce, dei teosofi, degli Steineriani, degli archeosofisti, degli ufologi anche con una miriade di piccoli gruppi esoterici che mi accolsero nel loro grembo attraverso più di cinquanta iniziazioni. Sono entrata nel- la setta di tal Oscar di Firenze, ferroviere ed ex pope ortodosso, che mi ha consacrata all'Amore Cosmico e alla Mente Universa- le mentre ero tutta velata di bianco con due candele rosse in -mano. Ho seguito i corsi degli Ergoniani che con un aggeggio atto a captare i raggi cosmici ingrandiscono i rettili vicino a Sutri, nel Lazio: una lucertola di 10 cm diventa secondo loro una specie di caimano. I neopagani mi hanno invitata sul lago di Albano per 72 LE SETTE IN ITALIA il solstizio d'inverno: abbiamo offerto libagioni a Giano, Vesta, Diana nemorense, agli dèi inferi (quelli giusti per la magia nera) con il rosso di Pitigliano. Questi gruppetti sono più di 600 e sono destinati certamente ad aumentare. Un demone scissionista agita infatti il mondo delle sette occultiste che nascono, si espandono e poi scompaiono oppure si dividono intorno a figure poco racco- mandabili di capi carismatici. Che cosa promettono costoro agli adepti? Intanto lo svelamento di verità segrete che sono in esclu- sivo loro possesso e che si possono riassumere in questi termini: l'uomo ha un potenziale enorme di energia psichica che può usa- re a scopi magici, cioè atti a cambiare il corso degli eventi. Sotto la guida del «profeta» l'adepto può diventare simile a Dio e pos- sedere la Terra. Tutto questo costa molto: l'esoterismo muove in Italia un vertiginoso giro di miliardi. In questo mondo dagli in- certi confini le tipologie sfumano le une nelle altre: gruppi sata- nici si configurano come vie di salvezza, sette neo-orientali prati- cano la magia, confraternite religiose come i Templari praticano l'esoterismo e l'occultismo. Su questi gruppi poi si sovrappone una serie di tematiche legate alla New Age che rende il tutto ap- parentemente più nuovo e propone un linguaggio al passo con i tempi. Inseguire questa realtà non è stato facile: personalmente ho praticato mantra in varie lingue orientali, ho ascoltato intermi- nabili conferenze su cosmologie improbabili, ho percepito onde e vibrazioni di persone esistenti in altri pianeti, ho danzato ai rit- mi più diversi, da quelli dei dervisci a quelli degli indiani del Nord America, ho meditato per ore e ore ma non sono riuscita a sviluppare in me quelle potenzialità magiche che il capo cari- smatico prometteva a tutti. Malgrado le differenze sia numeriche che di impostazione teorica e soprattutto di linguaggio, tutti que- sti gruppi propongono una antropologia alternativa, un'immagi- ne dell'uomo del tutto originale. L'uomo è visto come un essere privilegiato che ha un potenziale enorme di energia psichica che può usare a scopi magici, cioè atti a cambiare il corso naturale degli eventi. I testi in circolazione per gli adepti insistono tutti su tale punto. Basta considerare i titoli: ll potere della mente (del gruppo Carolina), Bio-psico-energetica. I corpi sottili dell'uomo ecc. L'altro elemento che si affianca a questo è la creazione di una cosmogonia alternativa: dai teosofi ai Martinisti, dagli gnostici alla scuola scientifica Basilio tutti i gruppi hanno un'idea univer- LA NEBULOSA MAGICO-ESOTERICA E L'OCCULTISMO 73 salmente diffusa che è quella dell'emanazione: un'energia primi- tiva (spesso di natura divina) ha originato la materia per emana- zione. Essendo l'anima umana parte dell'energia del cosmo, dopo la morte o meglio la disincarnazione, l'anima è 99 volte su 100 costretta a reincarnarsi. Tutto questo fa da supporto a una aperta polemica antiscientifica in nome dell'uomo, del suo desti- no e della difesa dell'ambiente. In realtà i fatti maggiormente esecrati dalla maggior parte dei gruppi sono: la scienza e la tec- nologia moderna, Tommaso d'Aquino e/o Aristotele, la carne bo- vina e quella suina, le comunicazioni di massa (soprattutto la Tv espressamente vietata ai Rosacroce e ai Cenacolisti di Prometeo), il sesso praticato con i non adepti (mentre tra gli adepti sono ammesse varie specie di pe~versioni). La vis polemica più spinta è nei riguardi della Chiesa cattolica che è criticata su due versanti: sia perché è ge- rarchizzata ed è stata colpevole dei roghi dell'Inquisizione, sia perché è al corrente delle verità segrete ma si guarda bene dal divulgarle. Infatti il suo messaggio è di tipo exoterico, aperto, comprensibile mentre l'aspetto esoterico, misterioso, realmente salvifico e te- nuto nascosto. Solo i capi carismatici delle singole sette (come, poniamo, il signor Claudio D.) hanno capito il vero messaggio biblico e lo rivelano agli adepti attraverso segrete iniziazioni. I capi e gli adepti hanno una cultura di base medio-bassa, non hanno rispetto per la filologia dei testi religiosi né per la storia della filosofia e per la storia politico-sociale tout-court. Le dottri- ne esoteriche presentano così aspetti sincretici a dir poco arditi, sintesi didottrine arcaiche a cui si mescolano innovazioni recen- tissime. Le dottrine e gli auctores più saccheggiati e mai citati sono sicuramente quelli della teosofia: le opere di Madame Bla- vatski e di Annie Besant fanno da sfondo a quasi tutte le teorie dei gruppi magico-mistico-esoterici. Ma non mancano riferimen- ti a Platone e ai neoplatonici, allo gnosticismo (che, già comples- so da parte sua, fornisce ulteriori elementi di confusione), alla Kabbalá ebraica (mistica di cui ben pochi «esoterici» conoscono i testi), l'alchimia, l'astrologia, la mitologia di tutto il mondo. E ovviamente le religioni orientali. Un altro elemento in comune ai gruppi esoterici è un rituale di iniziazione per i nuovi adepti, rituale che può essere appena ac- cennato come la recitazione di una formula, o elaborato e comples- so come quello dell'Ordo Templi Orientis o quello segretissimo del gruppo Carolina. 74 LE SETTE IN ITALIA 1. La società teosofica La teosofia di Madame Blavatski ha, come si è visto, profon- damente influenzato l'occultismo e l'esoterismo contemporaneo. La teosofia (che letteralmente significa «conoscenza di Dio») è un singolare sincretismo di psicologismo, spiritismo e religioni india- ne. La fondatrice, Elena Blavatski, era certamente dotata di una for- te personalità e di un potente carisma. Unitamente a H. S. Olcott fondò nel 1875 a New York la Società teosofica. La Bibbia dei teosofi è il misterioso Libro Dzyan di cui si ignorano le fonti. La cosmogonia teosofica conosce un lungo processo di sviluppo del mondo attraverso diversi gradi intermedi tra la materia e lo spirito visti come situazioni-limite bipolari le quali però, ve- dute assialmente, sono una cosa sola. I vari gradi di evoluzio- ne sono subordinati ai pianeti e chiamati con i loro nomi. L'uo- mo, composto di corpo, anima e spirito, cresce attraverso stadi particolari che sono materia, corpo, corpo etereo, corpo astra- le, ragione e anima fino allo spirito. Forze conoscitive accre- sciute nella meditazione portano con il tempo alla contempla- zione immediata di tutte le cose. Con espressioni assai com- plesse e spesso astruse viene spiegato il mistero del male che venne all'uomo nell'Età del Sole per colpa di uno spirito sola- re bruciato: Cristo come spirito solare buono è il vincitore vit- torioso di ogni male. La teosofia insegna la indifferenza di fronte alle varie religioni che sarebbero fondamentalmente tutte uguali. L'anima umana non ha né principio né fine: essa è avviluppata in un processo continuo di ritorni. In successive reincarnazioni l'anima giunge alla unificazione con la sostan- za assoluta del mondo. Come punto di partenza per lo stadio successivo, l'anìma è posta sulla bilancia del bene e del male e ciò si ripete alla fine di ogni singola esistenza chiamata karma. E chiaro nella teosofia il grande apporto delle filosofie orien- tali e di elementi occultistici desunti da varie differenti tradi- zioni. Un elemento-chiave di queste teorie è quello dei Maestri Invisibili o Maestri Ascesi che pur avendo completato il ciclo delle reincarnazioni (così come i bodhisattva della tradizione buddhista del «Veicolo Piccolo») decidono di rimanere sulla Ter- ra per aiutare e guidare gli uomini alla loro realizzazione. Mada- me Blavatski aveva degli spiriti-guida che le rivelavano sia le LA NEBULOSA MACICO-ESOTERICA E L'OCCULTISMO 75 modalità di comportamento all'interno della setta sia le verità più segrete. Alla morte della Blavatski la Società teosofica fu seguita da Annie Besant che prosegùì le attività della fondatrice utiliz- zando in maniera più precisa elementi del cristianesimo, vissuti e interpretati in termini esoterici. La teosofia ha influenzato in ma- niera determinante la New Age al punto che si parla oggi, soprat- tutto negli Stati Uniti, di una Nuova teosofia. 2. La New Age~ La New Age è un vasto ed eterogeneo movimento di ricerca «spirituale» che ritiene (impropriamente secondo alcuni studiosi di astrologia) iniziata una nuova era zodiacale legata all'Acqua- rio. La Nuova Era vuole contrapporsi alla precedente (quella dei Pesci dominata da razionalità, conformismo, paura, dolore, fana- tismo, violenza) e si impegna a valorizzare l'emotività, l'espres- sività del corpo, l'energia della mente-spirito, la visione magica del mondo. Se anche astrologicamente non siamo nell'età dell'Ac- quario, la New Age trova sempre nuovi adepti e gode di una va- sta diffusione. Questa nuova sensibilità è nata sulla scia della controcultura americana: già nel 1960 l'opera rock, Hair, can- tava la prossima venuta dell'Acquario. E una nota sorprenden- te è che nella New Age Encyclopedia tra gli elementi che pre- corrono il pensiero New Age è citato a chiare lettere: «il razio- nalismo di René Descartes (1596-1650)»2. Penso che il vecchio Cartesio deWa sentirsi veramente lusingato di essere un pre- cursore del pensiero più anti-metodico che il secolo xx ha potu- to produrre. Pur nella sua eterogeneità e vastità, la New Age si presenta come un modo nuovo di pensare che guarda verso le tradizioni millenarie di tutte le mitologie e verso la saggezza orientale3. I fedeli della New Age detti anche Acquariani vogliono fon- I In inglese h parola age è neutra. In francese l'age è maschile e porta l'articolo maschile. In italiano «età» è femminile. Nell'articolare l'espressione inglese New Age preferisco usare il femminile a differenza del traduttore dell'opera di Jean Vemet, r~e Nou~e/le Age, che adotta il maschile ll New Age. 2 Neu Age Encyclopedia, a cura di J. G. Melton, ed Gale Res. Inc., 1990, p. 128. 3 n «vangelo» della New Age è il testo di Marylin Ferguson, The Acquariarn Conspiracy, Los Angeles, 1980, che identifica nella Nuova Era il tempo della vera liberazione dello spirito. Cfr. anche Vernette J., ll Neu Age, (trad. it.), Milano, Ed. Paoline, 1992. 76 LE SETTE IN ITALIA dersi con la natura e il cosmo fino a scoprire in loro stessi la scin- tilla della grande energia universale che è Dio. Essi rigettano le chiese istituzionali che vogliono imporre un rapporto definito col divino attraverso magari una gerarchia sacerdotale: gli Acquaria- ni vogliono stabilire un contatto immediato e diretto con la divi- nità che è sentita presente nell'universo. Il credo implicito della New Age ha molte somiglianze con l'esoterismo e con l'occulti- smo. Potremmo dire che nel grande fiume della New Age con- fluiscono ruscelli disparati provenienti da tradizioni spirituali as- sai diverse. Esiste una componente legata al folklore magico che rivaluta la presenza delle fate e degli gnomi, chiamati a volte con il termine induista di devas. Esiste un largo filone che si rifa a un Cristo cosmico che anima tutto l'universo come una energia sot- tile. La componente extraterrestre è anch'essa molto forte: si suppone la presenza di Maestri Invisibili che vengono da altri mondi per guidare l'umanità verso la rigenerazione finale. L'in- fluenza del pensiero orientale (vuoi buddhista vuoi induista o yoga) è altresì costante: concetti come quello di karma e di cha- kra (punti energetici del corpo) sono ormai passati nel linguaggio corrente della New Age. Ma anche le religioni dei primitivi come lo sciamanesimo e l'animismo hanno convogliato le loro acque nel fiume della New Age. Non va dimenticato il channeling, am- modernamento del tradizionale spiritismo, che presuppone l'a- pertura di canali privilegiati dai quali spiriti e Maestri Superiori possono, con i loro messaggi, guidare l'umanità attraverso me- dium ben pagati dai clienti. Più frequentemente i messaggi pro- vengono da sotto-personalità spirituali di un'unica Mente Uni- versale, di cui anche noi, comuni mortali, siamo parte integrante. Il mondo degli affari statunitensi ha accettato alcuni paradigmi del nuovo modo di pensare: si organizzano seminari di sciamane- simo e di yoga, corsi di occultismo e di pratiche tantriche per at- tivare le energie e migliorare l'efficienza di manager e funziona- ri, mentre l'astrologia e la numerologia sono talvolta utilizzate per selezionare candidati a un impiego. Tra i fini che il nuovo pa- radigma acquariano si propone dobbiamo sottolineare l'espan- sione del piano di coscienza, I'attenzione al corpo e alle medici- ne alternative, I'ecologia mistica, I'interesse per la filosofia, il ri- getto per le chiese ufficiali. La fede nella grande energia cosmicL- o vibrazione universale sarebbe alla base di fatti prodigiosi che vengono ritenuti reali e puntualmente riferiti dai seguaci dell~ LA NEBULOSA MAGICO-ESOTERICA E L'OCCULTISMO 77 New Age. Le pratiche e le ideologie acquariane sono estrema- mente differenziate ma unificate da una visione olistica, paro- la continuamente ripetuta in seminari, conferenze e conversa- zioni. Le pratiche più diffuse vanno dalle tecniche di espansio- ne della coscienza a terapie dell'anima, dalla lettura dei taroc- chi alla comunicazione con le entità del mondo invisibile, dalle attività di padronanza del corpo (come la danza sacra o il Tai Chi) fino all'arte floreale dell'ikebana e alla dieta vegeta- riana. Lo scopo dichiarato è quello di ricondurre a una totalità ciò che è scisso e differenziato. La New Age trova elementi comuni nel buddhismo, nell'induismo, nel sufismo, nella tra- dizione biblica ma anche nello gnosticismo di cui ricupera for- se inconsapevolmente l'idea delle conoscenze segrete e della salvezza degli eletti. La New Age è fondamentalmente un nuo- vo modo di pensare che risintetizza valori spirituali, filosofici e persino scientifici per realizzare una nuova civiltà, una nuo- va coscienza planetaria. Nella vita di ogni giorno la New Age ha portato al potenziamento di concetti che si credevano ormai sorpassati: un italiano su due consulta regolarmente il suo oro- scopo, uno su tre crede che ci sia del vero nelle previsioni dei veggenti e degli indovini ed è incline a una visione magica del mondo. Ma a questo sfondo tradizionale la New Age ha inseri- to idee estranee alla nostra tradizione come quella fondante della reincarnazione. Esistono ormai dei santuari della New Age; uno di questi è a Esalen, collina tra San Francisco e Los Angeles, dove già negli anni Settanta si dettero appuntamento psicoterapeuti, artisti, psicologi, scienziati. Lì nacque il Movi- mento per lo sviluppo del potenziale umano. Il fine era quello di espandere le percezioni dell'uomo, di togliere dai ceppi il suo essere, di sbloccare la sua anima e di accogliere le nuove for- me di pensiero venute dall'Oriente. Un secondo punto di riferi- mento si trova a Findhorn nella Scozia settentrionale non lon- - tano dal lago di Loch Ness. Lì due avventurieri dello spirito, Peter e Eilin Caddy, diedero vita a un orto dove affermavano di far nascere degli enormi legumi. Il «m*acolo» accadeva perché essi si intrattenevano direttamente con gli spiriti delle piante chiamati con termini induistici devas. Da questo luogo si diffonderà un messaggio che ha raggiunto tutte le nazioni dell'Occidente, Russia compresa. Questo insieme disparato di idee, sentimenti, posizioni interiori e spiritualità alternativa si 78 I E SETTE 1ITALIA sta espandendo in maniera sempre più forte e presenta una nuova forma culturale e un nuovo linguaggio. Esiste infine una corrente musicale New Age ormai consolidata che pubblica una rivista dallo stesso nome. 3. Culti ufologici Già dalla fine degli anni Quaranta varie persone hanno soste- nuto di essere entrate in contatto con entità extraterrestri. Su que- sta moda si è sviluppata una nuova sensibilità che fa dei messag- gi degli extraterrestri il punto di forza di gruppi a sfondo spiritua- le e mistico, spesso non molto numerosi ma assai attivi. I gruppi che hanno raggiunto una maggiore visibilità sociale sono il mo- vimento Raeliano, il gruppo Nonsiamosoli oltre a una miriade di piccoli gruppi che considerano il rapporto con gli extraterrestri una sorta di esperienza mistica. A volte l'intera storia delle reli- gioni e i grandi libri rivelati vengono letti in chiave ufologica e gli spiriti superiori (leggi: angeli, arcangeli e cherubini) vengono interpretati come figure di extraterrestri giunti fino a noi da lon- tanissime galassie. Nel grande movimento della New Age la real- tà extraterrestre si mescola anche con l'idea del channeling. Si tratta di un processo mediante il quale vengono ricevute da un canale privilegiato delle informazioni da una realtà diversa da quella fisica ordinaria e situata al di là del mondo fenomenico. Questa attività molto diffusa tra i gruppi della Nuova Era include messaggi di fonti non identificate con la coscienza o l'inconscio, ma da interlocutori extraterrestri che rivelano verità misteriose. Gruppi religiosi ufologici ruotano intorno alla figura di un «con- tattato», una persona che ha ricevuto un messaggio privilegiato dalle entità misteriose dello spazio; è il caso di «Nonsiamosoli» che ruota intorno alla figura di Eugenio Siragusa, uno dei più fa- mosi contattati d'Italia, e del suo successore Giorgio Bongiovan- ni. Oppure il caso del movimento «Raeliano» che si ispira alle esperienze del francese Rael contattato dagli extraterrestri nel 1973. Si tratta probabilmente del culto ufologico di maggiori proporzioni oggi in Occidente con una visione religiosa sostan- zialmente atea secondo la quale non esiste un Dio creatore ma una miriade di extraterrestri che hanno creato gli uomini in labo- ratorio impiantandoli poi sul nostro pianeta. La morale raeliana è assai interessante perché propone una libertà sessuale in linea con i tempi, non garantisce l'immortalità ma la vita in pianeti straordinari dove gli onnipotenti extraterrestri fabbricheranno compagne o compagni di grandissima bellezza e pronti a soddi- sfare ogni tipo di desiderio erotico. CECILIA GATTO TROCCHI. LE SETTE IN ITALIA. NEWTON. Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da: Ezio Galiano. VI. Sette sataniche, stregoneria, neopaganesimo, magia I gruppi e i gruppetti che si riuniscono nel nome di Satana han- no come loro caratteristica di sfuggire alle indagini e agli inven- taril. Si tratta in Italia di un fenomeno clandestino, composto da persone che si riuniscono, fondano una congrega, celebrano riti e restano per lo più segreti. Eppure tali insignificanti frange demo- niache vengono legittimate dalle comunicazioni di massa che amplificano incredibilmente il fenomeno. Il gruppo dei Bambini di Satana, attivo nella città di Bologna, viene sistematicamente intervistato e coccolato da giornalisti in cerca di emozioni. Ma tale gruppo, lungi dall'essere un caso isolato di folklore urbano bolognese, si riconnette a uno stile di vita trasgressivo che viene a essere sempre di più legittimato. Siamo arrivati al punto che ben tre ditte specializzate inviano contrassegno l'occorrente per «messe nere»: cappucci, mantelli, candele, messale con la litur- gia in un assai discutibile latino, calici, stole e coltelli rituali. Il tutto costa 380.000 lire, la vergine nuda per l'altare e le ostie con- sacrate da profanare non sono comprese nel prezzo2. A parte questi casi folkloristici va detto che il satanismo puro dovrebbe essere quello che pone il Principe delle Tenebre nella più alta sfera della adorazione e lo sostituisce a Dio.orme di questo tipo sono rarissime in Italia mentre ne abbiamo esempi nella Chiesa di Satana e nel Tempio di Set, entrambe in Califor- nia. Il satanismo doc dovrebbe essere quello che crede nelle stes- se configurazioni religiose del cristianesimo ma le rovescia, tra- sformando le preghiere in bestemmie e procedendo au rebours nel rituále in tutte le azioni cerimoniali. Anche la «messa nera» dei satanisti ortodossi non dovrebbe presentare elementi di orge Cfr. Introvigne M., 11 cappello del mago, MilanoSugarCo, 1990, pp. 367-414, in cui ~i propone una tipologla dei vari culti. ' Cfr. Gaíto Trocchi C., Via~sgio rlella ma,5ia, Roma-Ban, Laterza, 1°,93. SETTE SATANICHE, STREGONERIA, NEOPAGANESIMO, MAGIA sessuali ma esclusivamente forme cerimoniali a rovescio. In real- tà nel pantano satanista tutto si mescola e si confonde ed ogni capo o sacerdote inventa per così dire il proprio rituale e la pro- pria ideologia. In Italia oltre le cosiddette chiese di Torino (la cui realtà è stata notevolmente gonfiata dalla stampa e dalla Tv) ab- biamo delle chiese luciferine nelle quali la visione del Principe delle Tenebre è sostanzialmente positiva. Lucifero non è visto come il male bensì come principio di ribellione verso Dio e come erede delle divinità pagane. In questo senso forme di satanismo sfumano sia nella stregoneria che nel neopaganesimo il quale sottolinea (forse a ragion veduta almeno per quanto riguarda l'i- conologia) che i diavoli dell'inferno cristiano altro non sono che le antiche divinità pagane degradate. Va inoltre detto che non tut- ti quelli che invocano il diavolo sono satanisti; si ricorre anzi al Principe delle Tenebre per potenziare incantesimi di magia nera contro i propri nemici, per realizzare azioni considerate impossi- bili, per assicurarsi il potere magico. Ecco quindi che il satani- smo sconfina nella stregoneria in quanto il demonio è visto come il depositario di ogni potere e dominio magico3. La presenza del diavolo è quindi portatrice di forme rituali assai eterogenee e dif- ferenziate. In alcuni casi viene mescolata all'occultismo satani- sta l'assunzione di droghe o di enormi quantità di alcol che dan- no luogo a cocktail esplosivi e a comportamenti autolesionisti. E noto inoltre che sono stati raccolti dati inquietanti sui messaggi satanici contenuti nella musica rock, messaggi del tipo: «Satana è Dio», «vivi per Satana». Autori come Ozzy Osburn, gli Ac-Dc, i Led Zeppelin, i Judas Priests si ispirano all'occultismo demo- niaco e amano Aleister Crowley, il grande mago nero della tradi- zione anglosassone. In Brasile sono recentemente scomparsi più di dieci bambini probabilmente sacrificati nei rituali della setta chiamata Lineamento Universal Superior su cui la polizia federa- le è già intervenuta. In Messico furono arrestati nel luglio del 1991 i capi di una congrega che coltivava marijuana e sacrificava a un demonio in forma di scimmia bambini e animali per assicu- rarsi magicamente la buona resa delle coltivazioni stesse. Infatti i narcotrafficanti mescolano elementi satanici al loro stile di vita: un paio di anni fa esplose il caso del padrino di Matamoros (un altro paese messicano al confine con gli Stati Uniti) responsabile, 3 Vemette J, La s~regonena o~s~si. (trad. ií. ) Milano. Sur~.lCoM 99 1. 82 LE SETTE IN ITALIA insieme alla sua compagna, la strega Villareal, di aver sacrificato ritualmente una ventina di esseri umani per ottenere la protezio- ne di Satana sul suo gruppo di spacciatori. In Italia non siamo an- cora a tali livelli di pericolosità sociale ma il corteggiamento del- le forze occulte è persistente e inquietante. Sette sataniche sel- vagge crescono un po' ovunque come funghi, si aggregano per brevi periodi e poi scompaiono. La neo-stregoneria si configura come un insieme di piccoli gruppi altrettanto instabili, i quali presentano un curioso sfondo intellettualistico-culturale che si rifà a studi «antropologici». Nel 1933 la studiosa inglese Margareth A. Murray pubblicò un testo, Il dio delle streghe, nel quale sosteneva che la stregoneria euro- pea altro non era che un residuo di antichi culti pre-cristiani che mettevano in scena cerimonialmente un misterioso «dio delle corna» e una sacerdotessa legata a una dea di cui Diana sarebbe una tardiva manifestazione4. I riti, segreti e notturni, trassero in inganno l'Inquisizione che bollò come «demoniaco» questo culto. Tali idee si mescolarono al revival celtico e druidico, al neo-pa- ganesimo, alla magia cerimoniale che in Inghilterra si espresse nell'Ordine Ermetico della Golden Dawn o Alba Dorata, che vide nel suo interno intellettuali, artisti e scrittori, compreso il grande poeta simbolista W. B. Yeatss. Nella Golden Dawn era presente anche Aleister Crowley, il più importante e colto mago del Novecento. Da questi apporti eterogenei trassero e traggono tuttora ispira- zione gruppetti di neo-stregoneria come l'anglosassone Wicca o le associazioni statunitensi che, a detta della presidentessa Laurie Cabot, contano un milione di simpatizzanti. Tali gruppi sono al- tresì influenzati dall'attività di G. B. Gardner che pubblicò nel 1954 una sorta di vangelo dal titolo La stregoneria oggi, nonché il misterioso Book of Shadows o Libro delle Ombre. In Italia vi sono due ordini segreti a sfondo femrninista: Le le- rodule di Iside, e Le Figlie di Mat. La magia di Aleister Crowley (di cui si vedono spesso rico- struzioni televisive della famosa «messa gnostica» a forte conte- nuto sessuale e con paludamenti di gusto kitch) vive in Italia in 411 ìesto fu accolto sprezzantemente dagli addetti ai lavori, ma più recentemente alcune ipotesi sono state riprese e analizzate a fondo da Ginsburg C.. nel volume La storIa Notturna, Torino, Einaudi, 1989. 5 Cfr. Introvigne M., 11 cappello del Ma~o, cit. pp. 257 e ss. SETTE SATANICHE, STREGONERIA, NEOPAGANESIMO. MAGIA 83 due rami dell'Ordo Templi Orientis, uno a Bologna e l'altro a Mi- lano. Il neopaganesimo è più fiorente: oltre allo storico Centro neo- ellenico di religiosità politeista del ragioniere e commercialista Antonio de Bono di Milano e al Cenacolo dei Sacri Lari di Roma, è sorto nel 1993 sempre a Roma il gruppo segretissimo denomina- to Eliopolis che si prefigge come scopo la rinascita degli antichi dèi pagani, depositari della magia. Va ricordato che la più impor- tante comunità magica d'Italia, chiamata Damanhur, si trova in Piemonte, presso Baldissero Canavese6. CECILIA GATTO TROCCHI. LE SETTE IN ITALIA. NEWTON. Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da: Ezio Galiano. VII. Le sette e il mondo contemporaneo: un interpretazione Da più parti si mette in risalto la pericolosità nei riguardi delle sette e dei nuovi culti religiosi. C'è chi invoca leggi statali più ri- gide, chi si riunisce in associazioni «anticulti», chi si affida a di- scutibili de-programmatori. Si sostiene che le sette operino il la- vaggio del cervello e una forte manipolazione mentale. Certo è che gli adepti dei nuovi culti sono soggetti a processi interiori che l'antropologo non esita a chiamare di de-culturalizzazione Nelle religioni alternative è proprio l'universo simbolico della cultura occidentale che viene messo in crisi e sistematicamente distrutto, è il legame con i predecessori che viene negato e riget- tato: non a caso gli adepti o simpatizzanti dei nuovi culti hanno gravi problemi di armonia con la loro famiglia e molto spesso i legami con essa vengono radicalmente recisi. Esistono situazioni in cui i matrimoni vengono sciolti perché gli appartenenti ai gruppi alternativi non condividono più in nessun caso l'universo simbolico del partner. Il passato tradizionale europeo con un im- maginario cristiano, con una serie di valori legati alla storia dell'Oc- cidente viene negato mentre si accettano in maniera anche abba- stanza ingenua valori, sciami di immagini, costruzioni simboli- che che non hanno nessun riscontro nella cultura occidentale e che appaiono senza radici. Ciò è provocato dalla generale crisi della post-modernità: viviamo in un'epoca di pensiero disarma- to, «debole», incapace di rendere intellegibile il mondo in cui la sola certezza è quella del movimento, in cui il reale sembra schermirsi in molteplici metamorfosi o simulazioni, sottraendosi a ogni tentativo di indagine. La post-modernità produce inces- santemente il nuovo e rende l'uomo estraneo a ciò che crea al punto che egli non sa più nominare e dare senso all'universo so- ciale e culturale che si forma e si muove. La post-modernità è «movimento più incertezza». Siamo in un tempo in cui nulla è si- curamente acquisito, né il sapere e la competenza, né il sostegno LE SETTE E IL MONDO CONTEMPORANEO: UN'INTERPRETAZIONE 85 sociale e affettivo. L'uomo post-moderno può sentirsi nella con- dizione di straniero nel suo stesso condominio. Di fronte alla pri- vazione di significato, si moltiplicano i tentativi individuali di riappropriarsi del senso ed ecco che i gruppi religiosi altemativi e le sette ne rappresentano uno. Contemporaneamente la loro for- ma è quella peculiare del post-modemo che si edifica per costru- zione e decostruzione, per addizione del nuovo sul vecchio, per utilizzazione nuova di elementi ricevuti dal passato o presi in prestito da tradizioni straniere. Le sette infatti assemblano riferi- menti dottrinali, temi, valori, simbologie, modetli di vita e di comportamento spirituale di origine diversa. Il fatto di scegliere la propria estraneità, di definirsi come stranieri d'elezione, di porsi con una opzione precisa e volontaria al di fuori dell'univer- so simbolico del proprio gruppo è una realtà sintomatica di questi gruppi alternativi. Non a caso lo sfondo comune di tali aggregati è il concetto di New Age, della Nuova Era, epoca storica e insie- me realtà simbolica che si contrappone alla modernità, vista come dominanza dello scientismo, della tecnocrazia, dell'arida razionalità aristotelico-galileiana e di altri malaúni dell'Occiden- te. Va ricordato che le opzioni per l'esotismo in qualche modo le- gato a tradizioni aliene erano già state compiute dalle avanguar- die culturali tardo-ottocentesche e novecentesche. L'esotismo, l'o- rientalismo, la magia erano stati utilizzati come arma potente di ribellione contro l'establishment borghese e la sua ideologia. Le avanguardie misero in gioco non solo il rifiuto della religione uf- ficiale, ma dei costumi sociali, dei sistemi assiologici ed estetici contemporanei. Tale rifiuto abbracciava sia i valori ebraico-cri- stiani che gli ideali greco-romani e rinascimentali. Tra gli «stranieri interni» dei gruppi altemativi si ostenta un disprezzo per la cultura occidentale (peraltro nota solo somma- riamente e attraverso luoghi comuni) che fu ripresa dalla polemi- ca «sessantottesca» di stampo marxista terzomondista. Il percor- so più comune degli adepti ai culti stranieri è stato dal marxismo all'esoterismo. In Italia i fermenti delle nuove forme culturali che sfoggiavano l'esotismo nacquero nell'ambito del movimento studentesco. In quel vasto fenomeno generazionale si potevano delineare due differenti spinte: «il movimento militante» rigoro- samente politico e il «movimento desiderante» impegnato in una modernizzazione dei costumi e degli stili di vita. In questo se- condo ambito l'esotismo e l'orientalismo erano obbligatori. Mo- 86 LE SETTE IN ITALIA vimenti esoterici ispirati a fedi estranee alla tradizione giudaico- cristiana acquistarono la loro visibilità sociale proprio alla fine degli anni Sessanta. Sorsero tra i giovani nuove forme religiose «orientali»: il buddhismo zen pressoché sconosciuto prima degli anni Sessanta aprì le sue sedi a Roma, a Milano, a Bologna tra il 1971 e il 1973. Arrivò la meditazione trascendentale, la religione di Krishna, la predicazione di Osho. Sempre nell'ambito del mo- vimento desiderante era d'obbligo la lettura di Siddharta di Her- mann Hesse e delle opere di Carlos Castaneda: i giovani conte- statori facevano a gara per andare a «scuola dallo stregone». Le teorie di Don Juan, maestro Yaqui inventato dai romanzi del mi- sterioso Carlos Castaneda (non si è mai saputo chi fosse vera- mente costui), fecero adepti anche tra gli intellettuali. Elemire Zolla scrisse entusiasticamente che A scuola dallo stregone era il classico per le nuove generazioni: «è un testo sacro capace di in- trodurre nella esperienza metafisica»'. L'esotismo e l'orientali- smo hanno fatto così irruzione nel tessuto sociale, nel mondo della semicultura (come la chiama Adomo) e hanno contribuito a distaccare i gruppi dall'universo simbolico dei padri. Con le pa- role dell'ormai celebre Don Juan si criticano e si disprezzano del- I'Occidente quelle realtà che costituiscono «la cultura» in senso antropologico e che vanno dalle abitudini alimentari (come l'a- bominevole consumo di came) alla medicina ufficiale, dalle strutture di pensiero legate alla razionalità a una presunta repres- sione sessuale, dall'arredamento domestico alle modalità di edu- cazione dei giovani. Contemporaneamente al disprezzo per la cultura tradizionale, emerge una ricerca sotterranea di «rincanta- mento del mondo», per dirla con Max Weber, e di organizzazione di una mitologia altemativa, di sistemi assiologici forti, di spazi 'psicologici comunitari, di una visione del mondo totalizzante. Non esiste infatti setta o nuovo culto che non si configuri come «comunità consacrata» in grado di fomire una nuova definizione del mondo, una nuova cosmologia (che include spesso gli extra- terrestri), una nuova antropologia, una nuova fede in realtà esca- tologiche come-il destino dell'anima, la vita dopo la morte e il senso da dare all'esistenza. Tutto questo è definito esplicitamen- te in contrasto con l'universo dei valori caratteristico della nostr~ tradizione. Va comunque sottolineato che la tanto avversata cul- I Zolla E., I letterati e lo sciamano, Milano, Bompiani, 1978, p. v. LE SETTE E IL MONDO CONTEMPORANEO: UN'INTERPRETAZIONE 87 tura occidentale è nota solo sommariamente e in modo spesso di- storto, parziale e impreciso: si ignorano le basi dottrinali e teolo- giche del cristianesimo, la sua storia, la sua tradizione, mentre se ne conoscono alcuni aspetti etici e di questi quasi esclusivamente la morale sessuale. Dalle piccole sette di magia nera fino alle grandi religioni ispirate al buddhismo e all'induismo la critica dell'Occidente è radicale e totalizzante. Esiste quindi una con- vergenza di linee di forza tra l'adepto che è insofferente nei ri- guardi della propria cultura e la predicazione delle «comunità consacrate» altemative, le quali insistono in maniera quasi osses- siva nel distruggere i modelli concettuali, valutativi e interpreta- tivi preesistenti nell'adepto. Esistono nuovi movimenti come la chiesa di Scientologia e le psico-sette in cui la prima parte della «catechesi» consiste nel distruggere sistematicamente tutti i pa- rametri conoscitivi e tutti i modelli di riferimento del neofita fino ad annientare il «vecchio modo di pensare». Tale processo viene attuato con modalità più o meno equivalenti in tutti i gruppi che abbiamo esaminato: i processi di vera e propria de-culturalizza- zione tendono a riportare la mente dell'adepto a una tabula rasa su cui sia più facile inscrivere i nuovi sistemi simbolici, le nuove fommulazioni di parametri valutativi e concettuali, unitamente a rivelazioni misteriche riservate a pochi eletti, come il fatto ad esempio che esisterebbero nel cosmo migliaia di esseri intelli- genti che abitano altri sistemi stellari e che gli scienziati attuali (ottusamente positivisti) si affannano a non riconoscere, mentre sono ben noti agli indios del Perù e agli abitanti dell'isola di Pa- squa. A loro volta i gruppi degli adepti non tollerano contrapposi- zioni e polemiche, non tollerano chi non si confomma al credo do- minante nel gruppo. Chi scrive ha vissuto queste esperienze di- rettamente: presentandosi come scienziata sociale desiderosa di apprendere i riti e la mitologia del gruppo, ne è stata scacciata. Sarebbe stata una «straniera intema», una spia, una potenziale nemica in veste di amica. Per conoscere i segreti delle sette sono state necessarie trasfommazioni e camuffamenti e soprattutto pro- porsi come adepta bisognosa di redenzione. Il desiderio inconsa- pevole di ordine viene sfruttato dalle comunità e dai capi allorché si trasformano in organizzazioni settarie e si ristrutturano come sistemi criptototalitari. Le sette reclutano i loro membri ricorren- do alla seduzione di una pubblicità magico-spiritualistica, sepa- rano gli adepti, allentano la rete dei rapporti familiari e di amici- zia imponendo il gruppo nuovo come quello dei veri parenti~ condizionano i mezzi di espressione eliminando il linguaggio tra- dizionale e sostituendolo con quello specifico della comunità; spes- so assoggettano il corpo o con il piacere (la sessualità tra gli adepti è promossa e incoraggiata) o con varie forme di tabù; sorvegliano e controllano ogni tentativo di autonomia. Mentre si presentano come organizzazioni spirituali, i gruppi intraprendono imprese economi- che spesso multinazionali con attività e risorse diversificate. Per mettere in evidenza tali meccanismi segreti è stato necessario uno sguardo «da lontano», cioè estemo rispetto agli appartenenti al gruppo stesso. L'antropologia è abituata a penetrare legami e ideo- logie, a relativizzare il pensiero immanente e a smascherare le mito- logie collettive. I gruppi religiosi alternativi, anche se di piccole di- mensioni e relativamente poco incisivi sui modelli generali della comunità, rappresentano (come le tribù) laboratori sociali e cultura- li dove si attuano fenomeni dinamici di notevole interesse. Le sette si configurano come luoghi culturali dotati di senso capaci di inca- nalare i rapidi mutamenti sociali, capaci di dare loro nuove interpre- tazioni. Alla domanda pragmatica «che fare?» le risposte sono com- plesse e differenziate. Spesso accade che parenti o amici di adep- ti integrati in nuove sette chiedano consiglio agli addetti ai lavo- ri. Va intanto sottolineato che «I'adepto tipo» è dotato di una sor- ta di «nomadismo culturale»: spesso abbandona spontaneamente la setta per rifugiarsi in un'altra organizzazione spiritualistica o religiosa. Ma al di là di questo spontaneo nomadismo culturale va tenuto conto che una via intermedia è la migliore da seguire. Parenti e amici devono mantenersi in contatto con l'adepto e svi- luppare un rapporto positivo, evitando di ridicolizzare o di pren- dere posizione troppo violenta contro la setta scelta in quel mo- mento dal soggetto. L'esortazione del vecchio Spinoza: «non ri- dere, non piangere, ma comprendere» può sempre tornare utile in casi di questo genere. Un'altra operazione importante da parte di familiari e amici è di ottenere infommazioni precise sul movimen- to e sulla setta. In tal caso si possono avere delle coordinate spe- cifiche sulle attività e sui rapporti tra convertito e gruppo. Spesso non è facile per l'adepto riconoscere il proprio fallimento: la si- curezza di avere qualcuno su cui contare (vuoi parenti, vuoi ami- ci) può essere un punto di forza utile e significativo. FINE.