Il suicidio di Nilda RENÉ VERGARA ******* L'ispettore-capo, Carlos Cortès lesse, al di sopra della spalla destra dell'investigatore Waldo Montecinos, queste prime righe della trasmissione di un atto giudiziario: "Si trasmette rapporto investigativo relativo al processo n. 84152. Suicidio. Santiago, 13 agosto 1953. N. 814. Alla Prima Sezione Penale del Tribunale di Santiago. Il giorno 8 del corrente mese, la Volante dei Carabinieri ha comunicato che dal dodicesimo piano dell'edificio di via san Antonio 427 una liceale si era buttata nel cortile interno. Il personale di guardia di questa Squadra Omicidi e del Laboratorio della Scientifica hanno esaminato il cadavere sfigurato della giovane che giaceva sopra un cumulo di macerie e vecchi mattoni..." "Che età aveva, Waldo?" "Quindici anni, signore." "Le cause?" "Non le conosco." "Che cosa riferisci al giudice?" "Fatti documentati, circostanziati, comprovati. È difficile capire le cause del suicidio di una giovane come Nilda e ancor più difficile fornirne le prove. "Chi era Nilda?" "Non lo so. Poteva essere un uccellino preso nella gabbia delle norme sociali, un grido di cranio rotto o una flebile lampada angosciata." "Che cos'è? Poesia cinese? Era una psicopatica?" "No. Quella è una definizione che serve vagamente per riferirsi a quasi tutte le malattie mentali. A volte, estrapolando, la si usa persino per qualificare un'ossessione ricorrente, ma "ossessione" può essere sinonimo di "mania", di idea fissa o di panico irrefrenabile. In questo caso, le definizioni tecniche ci lasciano al margine della realtà. Nilda era una chitarra celestiale, con corde di foglie di pioppo; una chitarra perseguitata, tormentata." "Di cosa parli, poliziotto?" "Di morale, di etica. Che non può essere la stessa per l'uno e l'altro sesso, per i giovani e per i vecchi, per i colti e per gli incolti, per gli stupidi e per gli intelligenti, per quelli sensibili come Nilda o crudeli come i cacciatori. Non è facile riflettere sopra quello che è bene e quello che è male; tanto meno è facile indirizzare, insegnare, e per farlo bisognerebbe conoscere l'impossibile: il fine della nostra specie..." "A che cosa ti riferisci?" "A questo caso. Mi ha confuso e pensavo appunto di chiedere consiglio a lei prima di trasmettere il rapporto al giudice." "A me? Per vivere metto anch'io un'etichetta sulla verità di quelli che muoiono. Ma sei riuscito a incuriosirmi. Raccontami la storia, forse riusciremo a tirar fuori qualcosa di più solido che semplici parole." "Nilda è nata a Los Angeles ed è morta con il cuoio capelluto sulla schiena." "Che dici?" "Dia un'occhiata a queste foto." I rettangoli bianchi e neri dei lucidi positivi appena sviluppati mostravano le ossa di un cranio fratturato e tutta la massa encefalica sparpagliata attorno. La rottura della parte frontale, per l'impatto contro una trave, aveva sospinto il cuoio capelluto verso l'indietro, come se fosse stata una maschera di gomma....con lunghe trecce nere. Montecinos osservò il lento irrigidirsi dei muscoli facciali del suo capo. Aggiunse: "Istinti fondamentali insoddisfatti. Se le condizioni di vita di un soggetto normale vengono alterate, può essere condotto a quest'estremo di macabra tristezza. E si trattava di un cervello superiore." "Waldo, la storia!" "Fra l'altro, ho parlato anche con il padre di Nilda, che, come succede alla maggioranza dei padri, conosceva solo il mondo del proprio lavoro. Mi ha descritto gli abiti che Nilda usava e ha ripetuto la vecchia frase che fa da scudo al nostro egoismo: 'non conosco i motivi che l'hanno spinta a togliersi la vita'." "E la madre?" "Ha pianto. Era in cucina e s'è coperta il volto con l'estremità del grembiule. Classico." "Fratelli?" "Due. Il più grande lavora e ha una fidanzata; il più piccolo studia e gioca. Una famiglia cilena tipica, unita dal cognome, la casa, l'ordine gerarchico e l'incomunicabilità totale." "I vicini di casa?" "Ah, capo. Sembra che lei abbia dimenticato il suo mestiere: gli uomini la vedevano come una donna fresca, bella, promettente, le donne vedevano una rivale, gli altri... nemmeno sapevano della sua esistenza." "Parli con crudeltà e sarcasmo... Ritorniamo ai fatti!" "Bene, signore. Alexander Bogacki, russo, 30 anni..." ma fu interrotto dal capo. "Evita i dettagli!" lo esortò. "È l'ultimo che l'ha vista viva. Ha visto Nilda giovedì, alle 17.50, davanti a una finestra aperta che guarda al cortile interno dell'edificio della via San Antonio. Secondo questo testimone stava leggendo. Che ne pensa ispettore?" "No. Stava facendo i suoi calcoli, prendeva commiato, si tormentava. Spiccare il volo verso la morte è una decisione da vecchio inutile, da ammalato incurabile, da pazzo alato, da angosciato ebbro di impossibile o da filosofo serio." "Bocacki rientrò nel suo appartamento di custode dell'edificio e dopo pochi secondi l'ascensorista Raúl Reyes venne a comunicargli il suicidio della giovane. Scese e riconobbe il cadavere dalla divisa da liceale che indossava e dal luogo della caduta..." "Ha lasciato qualcosa?" "Sì, un quaderno di versi con la copertina color caffè, un foglio di carta con la traccia delle sue labbra dipinte, un biglietto del teatro Auditorium e il numero di telefono di un certo Gastón." Cortès sfogliò il quadernetto numerato in rosso e si fermò alla pagina 14. Diceva: "Sono Nilda, femmina di rosa aperta e lacerata; mi sono diplomata in tristezza e in paura, in illusione e in inganno una sera di gennaio, quando le ombre cancellavano il sentiero, quando la notte spietata mi rivelò che mai sarò amata." Al terzo tentativo riuscì ad accendere una sigaretta e lesse la pagina 15: "Sulla nera lavagna ho disegnato una stella, i bambini l'han cancellata: con lei me ne sono andata." L'ultima pagina del piccolo quaderno diceva, in lettere minuscole e tremolanti: "Non tornerò alla scuola perché un ragazzo biondo m'ha rubato il sorriso, l'ala dei venti, il mio canzoniere d'acqua e persino il mio cuore d'uccello eremita." "Che cosa ha detto Gastón?" "Ha fornito il domicilio e il nome completo della ragazza. Era un compagno di scuola di Nilda, il liceo è misto." "E al liceo che cosa hanno detto?" "Il direttore ci ha informato che la ragazza era un alunna molto brava dell'ultimo anno del classico. Di lei conosceva solo i dati burocratici." "Nient'altro?" "Sì. Un'altra alunna, una certa Olga Guzmán, la mattina dell'8 era con lei. Nilda le ha regalato vari libri. Lei pensa che ogni gesto della sua compagna aveva il sapore del commiato. Le ha dato anche questo pezzo di carta. Lo legga, signore." Era piegato in quattro, era sporco e sgualcito, e su un lato c'era scritto: "Mantieni la promessa: aprilo alle 16.30." Cortès lo aprì e lesse: "Quando mi leggerai io sarò stata promossa al liceo delle nuvole alte e dorate. Ho il presentimento che le lezioni inizieranno al crepuscolo, quando la luce si oscura per quelle che non sono più vergini. Miei professori saranno il vento del sud, un riflesso deviato, l'intimo silenzio delle pietre, il gelo delle radici del lichene e la solitudine delle vedove adolescenti. Copierò le inquiete e luminose linee dei fulmini e crepiterò con i rauchi poemi dei tuoni. Quando prenderò il diploma di casta lucciola celeste viaggerò fino a te su una nera cometa disperata di bimba spezzata. Nilda." "È arrivata in ritardo al suo corso di pazzia tragica." "Chissà. Nei luoghi di Nilda, un'ora e dieci minuti valgono forse tanto quanto un ramo spezzato in un bosco di Aisèn o di una piccola pietra che scivola giù dai monti di Chuquicamata." "Che cosa ha detto Olga Guzmán?" "Ha pianto. Sono stato io a dirle del suicidio. Lei pensava fosse uno scherzo." "C'è dell'altro?" Alicia Figueroa, un'altra compagna di Nilda, ha dichiarato che il giorno precedente il suicidio l'aveva accompagnata in giro per gli edifici alti della città, perché Nilda stessa gliel'aveva chiesto. Avevano usato scale e ascensori. "Sulle terrazze Nilda guardava verso i cortili interni. Io non lo facevo perché l'altezza mi fa paura. Mi ha detto: 'Domani farò un viaggio fra cupole e condor, fra croci alte e impalcature di luce. Mi fa male il collo dal tanto guardare in alto'. Ed io non l'ho capita." Natividad Andrade, un'altra compagna di scuola, ha detto che Sergio Miranda uno studente di 16 anni, era il fidanzato di Nilda. L'abbiamo già trovato. Lui ha detto che: "Sì, ero il suo ragazzo. L'avevo conosciuta un anno fa, quand'era venuta al mio liceo per ascoltare una lezione di letteratura. L'ho baciata un'infinità di volte. Mi aveva stregato la sua bellezza di anfora nuova, il suo strano e bel modo di sentire e di parlare delle cose di tutti i giorni: era capace di trasformare un tozzo di pane in nettare, una lacrima in diamante. So d'esser stato il suo primo e unico amore. Ma Nilda era anche amara e schiva, più di una volta m'ha detto: "Da te fuggirò sempre perché non sarò mai tua." "Il ragazzo conosceva il motivo di questo comportamento?" "No, è solo un ragazzino. Ha ammesso di averla spiata per mesi, ma ha confessato di non aver mai trovato in lei nulla di sospetto. Si sono visti per l'ultima volta due giorni prima del suicidio. E la sua testimonianza per quel giorno dice: 'Il pomeriggio del 6, il giorno che mai potrò dimenticare, abbiamo camminato per la Avenida de Los Arcos e poi siamo ritornati indietro e ci siamo fermati sotto i vecchi alberi. Quando s'è fatto buio l'ho abbracciata, l'ho baciata, ma lei ha fatto resistenza, una resistenza incredibile. Allora mi sono arrabbiato e le ho detto: - Mi fai del male, Nilda. Non voglio vederti più. Lei restò a guardare il cielo, come incantata: dignitosa e quieta, sembrava una statua palpitante. Quando ci siamo lasciati, ha detto qualcosa come: - Le prime ombre uccidono la luce. E se ne è andata senza voltarsi indietro. Ho il ricordo di una pietra che cammina...." "Come sta il ragazzo?" "È distrutto." "Ti è sembrato sincero?" "Sì. Quello che mi preoccupa è che la sua fragilità aumenta di giorno in giorno: l'ho visto ieri ed è ritornato a parlarmi della stessa scena, quella dell'addio. Ha aggiunto una frase incredibile di Ilda: 'La faccia dell'uomo innamorato è la stessa di quella delle scimmie dello zoo.' Lei che ne pensa?" "Che era ferita per una faccenda di sesso. Ci sono altre testimonianze?" "Una signora della Direzione Generale del Servizio Sociale di via Morandè 107, ha dichiarato: 'Il giorno 8 del corrente mese, ho visto, circa alle 15.30, nel corridoio dell'undicesimo piano, lì dove io lavoro, una ragazza con la divisa da liceale. Guardava fuori da una finestra che s'affaccia al cortile interno mentre faceva finta di leggere un libretto. È rimasta ferma in questa posizione per molto tempo e mi ha dato l'impressione di essere spaventata. Anche gli altri colleghi dell'ufficio avevano notato il suo strano atteggiamento. Preoccupata, mi sono avvicinata e le ho chiesto se aveva bisogno di aiuto, se le era successo qualcosa di grave. La sua risposta fu, testualmente: - Non ho bisogno di niente da nessuno, ma è difficile evitare gli intrusi. Se ne è poi andata verso le 17'." "Così si capisce il ritardo." "Sì, ma non si capisce il suicidio. Esteban Córdova, impiegato amministrativo dello stesso Servizio del teste precedente, ha detto: 'Effettivamente quella ragazza aveva attratto la mia attenzione. Alle 17 ero uscito dall'ufficio per andare al numero 427 della via San Antonio, dove avevo un appuntamento con un'amica. Nel prendere l'ascensore, mi sono reso conto che quella ragazza era lì nell'ingresso e che stava salendo su un altro ascensore. Non ho avuto il tempo di parlarle'." "Strano incontro con uno sconosciuto. Sembra quasi che quelli che stanno per suicidarsi smettano di comunicare e diventino aggressivi. Waldo, tu che ne pensi?" "Non lo so. Credo che il processo mentale debba essere molto personale e credo che una decisione così spietata produca dei mutamenti notevoli nel modo di comportarsi. Ma chi mai va per le strade a caccia di probabili suicidi? Credo che il silenzio sia una conseguenza diretta della fase che precede la morte. Per quanto riguarda l'aggressività, quello che ha un senso per me è solo la testimonianza di Sergio, quando lui la eccitava o pretendeva di farlo. Quello che è successo fra Nilda e l'impiegata del Servizio Sociale è spiegabile, perché Nilda in effetti non la conosceva e non dimentichiamo che le assistenti sociali, quando sono frustrate, possono esagerare o mentire. Con i suoi familiari e con i compagni, Nilda ha avuto sempre un comportamento affettuoso." "Sì, sono anch'io dello stesso parere. So, per esperienza, che tutti i buoni investigatori difendono i suicidi." "Bene, capo, adesso che conosce tutti i precedenti, che ne pensa?" "Non li conosco tutti: mi mancano le conclusioni di un poliziotto giovane come te, il risultato dell'autopsia, non ho visto il luogo dell'accaduto, la casa di Nilda, i suoi familiari, devo parlare con Sergio..." "Vuole ricominciare l'inchiesta da capo?" "No, Montecinos, voglio solo far pesare la mia pur debole posizione." "Perché mai?" "Perché con il caso di Nilda ti sei spinto molto lontano e ormai non ti posso più aiutare. Alcuni investigatori crescono, mentalmente, grazie alle morti che indagano: è un crescere verso la verità, una ricerca di quella pulizia interiore che può finire nella pazzia o nella pace dello spirito. Tutto dipende da quello che portiamo nel nostro bagaglio genetico e dal ruolo che ci è stato prefissato." "Grazie. Ma lei, con la sua esperienza di investigatore, potrebbe aiutarmi a capire meglio questa strana morte." Cortès ritrasse la testa fra le spalle, chiuse gli occhi e disse: "Nel meccanismo del suicidio, le cellule della conoscenza e e deputate alla valorizzazione della vita entrano in conflitto con le cellule che portano all'autodistruzione. Cosa vedono? Vedono le porte della famiglia e della società sbarrate e per aprirle vi sono anime che ricorrono alla morte come messaggio." "Non mi è chiaro." "Ci sono suicidi eccelsi: Socrate e Seneca, nell'antichità, Zweig e Hemingway, nell'epoca moderna. Nilda ha una struttura simile alla loro, come risulta dalle sue frasi e dai suoi 15 anni. Un suicida, Romelio Ureta, ha composto un canzone d'amore per Gabriella Mistral. Hai qualcos'altro?" "No, signore. Grazie. Ho dato l'ordine all?agente José Donoso di continuare a cercare indizi sul luogo dell'accaduto." "Bene. Leggimi il rapporto dell'autopsia." "Esplosione cranica con fuoriuscita del contenuto encefalico. Questo trauma può essere spiegato con le condizioni del luogo in cui si è svolto il fatto. Utero di dimensioni normali. Contiene abbondante muco. Collo dell'utero senza lesioni, con un apertura trasversale di 6 millimetri....Imene con lacerazioni vecchie e cicatrizzate. Alcolemia negativa." "Da lì, Waldo, da quelle vecchie lacerazioni, deve essere partita la scintilla che ha infiammato l'animo di Ilda." L'agente Donoso gli allungò un pezzo di carta dicendo: "Signore, questo foglio era stato portato via dal vento...." C'era scritto: "Sergio, amor mio, qualcuno, un estraneo, un viandante inatteso, un fantasma, senza il mio consenso, ha frugato dolorosamente nelle mie viscere. Non sono mai riuscita a dirtelo. Perdonami, Ilda." (Gennaio 1974)