D. ANTONIO TONELLI SALESIANO GRAMMATICA e GLOSSARIO DELLA LINGUA DEGLI ONA-ŠELKNÁM DELLA TERRA DEL FUOCO (3/5) Contributi scientifici delle missioni salesiane del venerabile don bosco Šelkám čan k'ar-mán "la lingua dei šelknám è ricchissima" ********** MORFOLOGIA. I PRONOMI. PRONOMI DIMOSTRATIVI. § 13. I pronomi dimostrativi sono numerosi e servono per indicare una persona o un oggetto vicino a chi parla (1a posizione) o prossimo (2a posizione) o lontano (3a posizione). A me sono noti i seguenti: 1a Posizione 2a Posizione 3a Posizione ai-ná ái-mer ai-mót ka-ná ka-mẹr ka-mót pẹ-ná pẹ-mẹr pẹ-má pẹ-mót, pẹ-mók on-ná on-mer ----- tam-ná ----- ta-mót (tam-mót) ja-ná ja-mẹr ----- na, nak ----- ----- on ----- ----- Le particelle -na, -mẹr, -ma, -mot sono anche avverbi di luogo, cfr. mẹr 'costì' jak arón met pen 'il mio terreno là (lontano) sta'. Così na significa sia 'qui', per es. ipr na pen 'carne' qui c'è', sia 'questo', per es. Makar na '(è) tuo questo (oggetto)', Kokós kar na 'di Kokós cosa questa', cioè 'questa cosa è di Kokós'. Anche on 'dentro', ja 'lì' pẹ = pi 'qui' sono avverbi di luogo: χen on 'va dentro'; kamnen ja 'il sedile (è) là; pi čon, pi tač 'qui un uomo, qui un altro', cioè 'ecco un uomo, eccone un altro'; pi kaulčin četen čet '(ecco) qui un bambino (che) il latte prende'. Citerò anche l'esempio kis-pí ma? pi, iá na 'dove (sei) tu? qui, io qui'. Le particelle ai, ka, pẹ, on, ja s'uniscono anche a kis dando le forme interrogative kis-ái?, kis-ón?, kis-pí? 'dove? dove questa cosa?', kis-ká? 'quanto?'. La particella on, anche da sola, ha valore di pronome dimostrativo 'questo', per es. ma-t šẹs-i-ón? 'tu lo prendesti (rubasti) questo?', assu on 'solamente questo; čen eččeré, ktate on 'la mano avvolgi, brucia (scotta) questa (cosa)'; on-són 'nulla, niente, nessuno', lett. 'non questo' espressione concreta per dire 'nulla, nessuno'. Nell'enumerazioni si trova on janá... on janá 'e questo... e quest'altro'. Quando i dimostrativi accompagnano il nome e hanno funzione di attributo possono essere premessi o posposti al nome. Sono invariabili. PRONOMI INTERROGATIVI. 14. Conosco i seguenti: koné-s?, koné-s-kau? 'chi?, che cosa?' ke?, ki-s-kwén? 'che?, che cosa?' ki-s-ká? 'quanto?' Sono invariabili; vengono posti all'inizio di proposizione e le altre parti della proposizione hanno varia collocazione secondoché i pronomi interrogativi sono soggettivi oppure oggettivi. Quando sono soggettivi fra essi e il verbo è interposto l'oggetto diretto, espresso da un nome o da un pronome, oppure sono seguiti da un pronome dimostrativo; per es.: konés maχes aimnón emiél-s? 'chi tutte le cose fece?' konés-t-χen pẹná jar? 'chi la gettò questa pietra?' (per t- cfr. § 19) konés áimẹr kartarié-s? 'chi (è) costui (che) scrive?' konés-kau aimót awen as? 'chi (è) quegli (che) le tazze lava?' konés kaná? 'che cosa (è) questo?' Quando sono oggettivi essi sono seguiti immediatamente dal verbo; per es.: hones aik-s ma? 'che cosa guardi tu?' ke je-s ma? 'che cosa dici tu?' kis-kwén ek-s ma? 'che cosa fai tu?'. kis-ká jowon mat-s ma? 'quanti guanachi uccidesti tu?' Quando konés? in una proposizione nominale è seguito da un sostantivo significa 'di chi?'; per es.: konés kar onná? 'di chi (è) questa cosa?' konés šion tamót? 'di chi (è) quel vetro (specchio)?' konés lal pẹná' 'di chi (è) figlio costui?' Si noti l'elemento -s, che si trova in quasi tutte le particelle interrogative s'unisce ai verbi delle frasi interrogative: è un vero indice delle interrogative. PRONOMI INDEFINITI. § 15. Sono invariabili. Ecco i più usati: ania, anermár 'qualcuno alcuni, alcune' sos-e-són (sos 'uno', son 'due') 'vari, diversi, parecchi' ken-ón, ken-ré 'altro, altra, altri, altre' ač, t-ač, k-ač 'altro, altra, altri, altre' maχes 'tutti, tutte, tutto' kar, poker 'molti molte, molto' tepel-són, kar-són 'pochi, poche, k-ai-són, pe-i-són, on-són 'nessuno, nessuna, niente' PRONOMI PERSONALI ASSOLUTI, SOGGETTIVI, OGGETTIVI. Sono invariabili e possono essere assoluti, se usati a sé, oppure prefissi o suffissi, se precedono o seguono il verbo: § 16. Gli assoluti sono: 1a persona iá 'io igwa 'noi' 2a persona ma 'tu' ma-i 'voi' per es.: konés pemer kawi oχen? id, iá mien 'chi (è) costui (che) la casa chiude? io, io solo'. Non esiste il vero pronome personale assoluto soggettivo di 3a persona che, per analogia con i pronomi oggettivi, dovrebbe essere ta 'egli', tai 'essi', cfr. da 'egli', des-dá 'essi' dei Tsoneca; in suo luogo vengono usati i numerosi pronomi dimostrativi con la stessa forma al singolare e al plurale. Per rendere più semplici I quadri che seguono, fu messo uno solo dei pronomi dimostrativi. I pronomi assoluti spesso hanno i suf fissi -sik, -mer, -masek 'certamente', che li rendono enfatici. § 17. I prefissi e suffissi personali soggettivi possono riunirsi nel seguente quadro: 'io' 'tu' 'egli (questi)' 'noi' voi' 'essi' 1a Serie iá- ma- t-, pẹná- igwa- ma-i- pẹná- 2a Serie iá-t- ma-t- pẹná-t- igwa-t- ma-i-t come al sing. 3a Serie ia-ni- ma-ni- pẹná-ni igwa-ni- má-i-ni " 4a Serie iá ma pẹná -igwa -ma-I " I prefissi e suffissi soggettivi sono spesso sottintesi. Quando sono espressi, l'uso delle quattro serie è regolato dalla posizione dell'oggetto diretto, il quale, per la costruzione inversa di questa lingua, per regola generale precede immediatamente il verbo, ma può essere sottinteso e anche posposto. La 1a serie è usata poco frequentemente quando dal contesto già appare evidente che il pronome è soggettivo. Trovo nella raccolta di frasi: igwa kuepe 'noi' siamo nudi' kis ma tjen? - kejuk 'dove tu indirizzasti il cammino? - a ovest' iá lol 'io torno indietro' iá je 'io vendo' igwa Orkáuke čennén maχes 'noi da Orkáuke (nome d'una località) fuggimmo tutti' igwa-mér áiχien eken 'noi poi trappole (per la volpe) facciamo' La 2a serie è usata solo coi verbi transitivi quando l'oggetto diretto o a) è posposto al verbo, o b) è sottinteso. La particella -t in origine è il pronome oggettivo di 3a persona 'lo, la, li, le' (cfr. § 19), che ha conservata la posizione normale dell'oggetto diretto, producendo delle forme ridondanti quando l'oggetto diretto è ripetuto dopo il verbo. Eccone degli es.: a) ia-t-ejón Joši χanke 'io lo temetti il Joši (uno spirito) stanotte' igwa-t-oχen kau 'noi la chiudiamo la casa' b) i lal esken, ja-t-olxen 'mio figlio è morto, io lo piango' ia-t-χomen 'io penso, ricordo' lett. 'io lo penso, lo ricordo' ia-t-aik, tau-són 'io ho guardato, non c'è', lett. 'io l'ho guardato (l'ho cercato), c'e non' La 3a serie è usata con notevole frequenza a) nelle pro posizioni nominali, b) coi verbi intransitivi e anche c) coi verbi transitivi quando l'oggetto diretto e preposto al verbo, o è completamente omesso, d) o quando il verbo è usato in senso intransitivo. Porterò alcuni esempi a) ma-ni šeken koin 'tu (hai) la barba lunga' ma-ni amn ot (amnen otten) 'tu (hai) il collo rosso' ma-ni šet 'tu (sei) bugiardo, ecc. b) ia-ni iuχen, aimér!, ma-ni očer art emiel-són 'io parto, cattivo', tu della scure il manico non fai' ia-ni ma iuχen ma-ni karpa-són 'io da te parto, tu avaro (tu non dai)', ecc. c) ma-ni telken váiten 'tu i ragazzi smarrisci' ma-ni i jen 'tu mi scacci; cfr. anche ma-ni očer art emiel-són d'un esempio precedente. d) ma-ni suaken 'tu insulti', diretto a chi ha il vizio d'insultare tutti. La particella -ni è un indice del soggetto della proposizione. La 4a serie è secondo l'indole della sintassi indigena, quindi è a) frequentemente usata. È poi usata quasi senza eccezione b) nelle frasi interrogative, c) negl'imperativi (se il pronome è espresso), e d) nelle frasi affermative enfatiche (cfr. § 38). Riferirò alcuni esempi: a) maχes na čal keu-iá 'di tutte le donne la lingua taglio io' ol šen-iá 'il naso prendo io, mi soffio il naso' mačen k-ajen-iá 'dolci desidero io' jowón k-váinen-mer-igwa, klevel-són, kamke 'guanachi cercammo noi, buona sorte non (avemmo), cattiva sorte (avemmo)' kwe1χem-š-čen-ni-iá 'in fretta cammino io' iper ten-igwa: kartén-iá, kartén-ma, kartén ainá, iper ten maχes 'la carne mangiamo noi: mangio io, mangi tu, mangia costui, la carne mangiamo tutti' b)Ikels ma? '(sei) Ikels tu?' joi-són ma? 'non odi tu?', ecc. c)čete-ón-ma 'bevi tu' d) šow-si-ma 'sei afflitto certamente tu'. § 18. Le frasi toluvké ni-javen 'l'orologio tu presta(mi)', m-káiχen ie ioon (ie invece di ia) 'tu fa (scrivi) il mio nome manifestano che raramente è usato anche un prefisso soggettivo m- 'tu'. La frase igwa, t-jer, karáiken 'noi, egli disse, sappiamo' indicherebbe t- 'egli'; ma è dubbio se non si debba analizzare così: igwa-t, jer, kar áiken 'noi lo sappiamo, disse. § 19. I prefissi personali oggettivi (oggetto diretto e indiretto) sono i seguenfi: 'me, mi' 'te, ti' lo, la, gli, le' ci' 'vi' li, a loro' 1a serie i- m- t- --- --- t 2a serie i-š- m-š- t-š- --- --- t-š- ta- ta- 3a serie ia- ma- pẹ-na- ecc. igwa- ma-I pẹ ná- ecc. Eccone degli esempi: 1a serie: ma-ni i-aset ajen 'tu me baciare desideri i-okelenen Kokóš 'mi accompagna Kokóš' ia-ni m-joi ajen 'io te udire voglio' i-šéjen-si, 'Kokóš 'mi tocchi certamente, Kokós, non mi toccare!' mak art i-t-ien 'il tuo bastone a me dallo' pẹná šetr i-š-jen Kokóš 'questo ghiaccio mi diede Kokóš i-aχčen ma 'mi spingi tu' ig-wa-ni m-joi-són 'noi te non ascoltiamo' m-owen ainék 'ti chiama (cerca) il babbo' Kokóš t-ajorrí telk 'Kokóš li istruisce i ragazzi' vinči t-omen 'il palo (lett. l'albero) lo uccise' konés t-χen pẹná jar? 'chi la lanciò questa pietra?', ecc. L'elemento -t- della seconda serie dei pronomi soggettivi (cfr. § 17) s'identifica col pronome oggettivo di 3a persona benché talvolta divenga sconcordante coll'oggetto; per es.: ia-t-oškar ma 'io (lo) tocco col dito te; io ti tocco col dito. Questa prima serie, se ben ricordo, è poco usata dai Kojuká. In una sola frase lau ma-t-še-st-i oot? 'già tu la prendesti per me la nuca (la carne della nuca)?' ho trovato il suffisso oggettivo -i 'a me, per me'; dev'essere una collocazione eccezionale. 2a serie: iá t-š-juχen 'io lo conduco, lo porto via' ia-ni m-š-jér ajen 'io a te parlare (dir-lo?) desidero' pẹná i-š-jér 'costui mi parla' (me-lo-dice?) makon pẹmót i-š-jér 'domattina colui mi parlerà', (me-lo-dirà?) Sono usati solo dai Šelknám e, a quanto sembra, solo coi verbi che cominciano con vocale (e non sempre). 3a serie: ma-ni ia-kojoi-són 'tu me non comprendi' igwa ma-vajajen 'noi ti aiutiamo' igwa-ni ma-juχen 'noi da te partiamo' ia-ni ma-jos ajen 'io a te parlare desidero'; ma trovo anche ia-ni ma-v-jos ajen con lo stesso significato (1) iá ta-juχen 'io lo conduco via' Kokóš telken ta-juχen Táusen 'Kokóš i ragazzi li conduce a Táusen' ma-ni igwa-ajen 'tu ci ami'; ma trovo anche ma-ni igwa-t-ajen con lo stesso significato. Le forme del quadro rappresentano non solo l'oggetto diretto ma anche significano 'a me, a te, a lui, ecc., da me, da te, da lui', ecc. Posponendo alle forme della 3a serie le particelle aš, kaš, vai, okel 'con' si hanno espressioni che indicano compagnia 'con me, con te, ecc.; posponendo kar si indica il genitivo o l'appartenenza: ia kar 'di me, mio'; posponendo verrek significano 'me stesso, te stesso' ecc. PRONOMI POSSESSIVI. § 20. I. Pronomi possessivi assoluti. - Essi sono invariabili e sono i seguenti: 'cosa di me' 'cosa di te' 'cosa di lui' 'cosa di noi' 'cosa di voi' 1a serie km-ka-r ta-ka-r igwa-ká-r mái-ka-r ia-ka-r ma-ka-r pẹna-kar maχes-ká-r 2a serie ia-ka-kár ma-ka-kár pẹna-ka-kar igwa-ka-kár mai-ka-kár Nello specchietto furono omesse le forme di 3a persona plurale, le quali sono uguali a quelle della 3a persona singolare. Ad es.: kones kar onná? - ia-kar 'di chi (è) questa cosa? - è mia'. Nella 1a serie kar significa 'cosa' come risulta dalla forma usata a sud m-kar, per es. nella frase m-kar na 'tuo questo', lett. 'di te cosa questa, questa cosa (è) tua'. Le forme della 2a serie presentano un raddoppiamento della particella kar ed esprimono con maggior intensità l'idea di possesso. La forma ta-kar è poco usata. Per la forma maχes-kár 'vostro' si cfr. maχ 'tu' degli Aus; però potrebbe anche significare 'di tutti (voi) cosa', cfr. maχes 'tutti'. § 21. II. Prefissi possessivi. - I pronomi quando sono usati con funzione d'attributo, vengono sempre premessi al nome. Sono invariabili; si possono aggruppare come segue: 'mio' 'tuo' 'suo' 'nostro' 'vostro' 'loro' 1a serie i- m- t- --- --- t- 2a serie ia-k- ma-k- ta-k- igwá-k- mai-k- pẹná-k pẹná-k Fra le mie note trovo la forma pẹmót-ka-k- 'suo' (pmót-ka-k-ein '1a sua madre, la madre di quello là') ma non conservo memoria delle forme corrispondenti ia-ka-k-, ma-ka-k-, ecc. forme più piene che sono in uso fra i Kojuká, i quali usano anche una serie ia-kar-, ecc. Questi prefissi non sono molto usati, neppure con i nomi delle parti del corpo e coi nomi di parentela, i quali, nella maggior parte delle lingue sud-americane, sono sempre accompagnati dal prefisso possessivo; Dicono ad esempio: al šin iá oppure al ča1χen iá 'alla testa ho dolore io', e non iak-áI 'alla mia testa' i avrs-s ajen mer ain-ék 'me afferrare voleva il padre' e non iak-ain-ék 'mio padre' šepen ain 'è adirato i1 padre' e non iak-ain ma-ni cai išaχel 'tu le labbra (hai) grandi' e non mak-čai 'le tue labbra' m'owen ain-ék 'ti chiama il padre e non mak-ain-ék, ecc. I Kojuká usano di preferenza le forme della 2a serie, per modo che le forme della 1a serie furono per me quasi una novità, quando le udii con frequenza fra i Šelknám, i quali però le usano con cautela nelle proposizioni per evitare, io credo, eventuali confusioni con le forme eguali dei pronomi personali oggettivi (cfr. § 19, serie 1a). I Šelknám adunque usano quasi sempre la 1a serie coi nomi di parentela in proposizioni ellittiche, quando rispondono a una domanda come questa konés haná? 'chi è costui?' i-ain, i-ain-ék 'mio padre', m-ain, main-ék 'tuo padre, t-ain, t-ain-ék, 'suo padre, i-lal 'mio figlio', m-lal 'tuo figlio', t-lal 'suo figlio', i-am, i-ein 'mia madre, ecc., i-poot 'mio zio', i-poon 'mia zia', ecc., i-če 'mio zio materno, ecc. Usano anche la 1a serie in casi come: i-koš i-ami 'mi accarezza la mia madre', m-aspen mer i-kan 'ti aspetta la mia zia', in cui non vi può essere dubbio sulla funzione di pronome possessivo. All'infuori di questi casi, sembra che i Šelknám usino le forme della 2a serie; ad esempio: ken koš kaiχen mer, iak-lal 'lascia la faccia accarezzare, mio figlio' iak-jowón káš '(sta) con i miei cavalli' kispí mak-ám? 'dove (è) tua madre?' mak ain ni Čelsót? 'tuo padre (è) Celsót?' mak-šen ainá? tuo sposo costui?' ia-ni mak-uli parxen 'io il tuo vestito annerisco, sporco' Kokóš, mak-šión namp-s telk 'Kokóš, il tuo specchio ruppero i ragazzi' "maik-can skotten iá", 'disse: "il vostro idioma raccolgo io"' kajuχ mak onik 'entriamo entro alla tua (capanna)' jer-ke ia-són makon, ma igwak-čan šen 'parlerò io non domattina, tu la nostra lingua rubi, porti via' igwak-arvén šer Kokóš 'il nostro campo abbandona Kokóš' mak-ač čejuvken 'tuo fratello minore è industrioso, s'industria; la frase m-ač čejuvken potrebbe significare 'per te il fratello minore s'industria'. Dunque ritengo che l'uso delle due serie del prefissi possessivi non dipenda da cause morfologiche ma da motivi di sintassi. § 22. Vi è anche la forma possessiva i-ai 'mio' formata colla posposizione -ai lett. 'a me' cioè 'mio; i-ai ašien čar-si-ma 'la mia borsetta rompi certamente tu'. I NUMERALI. § 23. I Šelknám hanno il verbo koinčén che significa 'contare' koinčén, Kokós jer '(la corona del Rosario serve per) contare, Kokós disse'. I Kojuká dicono jevién 'contare'. Ho udito gli Ona contare fino a cinque: 1 = so-s 2 = so-ke, so-n, so-nnen (so-nn-en), koni doppio' e Bo kaumi 'due insieme, coppia', cfr. Schmid wame 'due' e Bo kwame in kwame-no-kake 'venti' dei Tsoneca e wajemk 'due' degli Aus 3 = sáu-ke 4 = koni-so-ke 'doppio due' 5 = kes-mar-ei, kes-mar-é, cfr. mar, marr-ar 'avambraccio, mano'. Si confronti inoltre kiske-marr-ain di Suor Gutierrez, erroneamente indicato come = 6 (2) e kieshke marr nain di Gallardo, op. cit. pag. 378. Va notata la forma di Borgatello koni-kes-mar-uei 'cinque', che però probabilmente significa 'dieci'. Per indicare il numero usano anche le frasi kaná-vén 'come questo', nu-vén 'come questo, così (nu 'questo' è un dimostrativo forse usato solo in questa frase, vén 'come') mentre mostrano le dita d'una o delle due mani. È usato sos anche nelle frasi sos-oš-pei 'un po' di tempo', sos-e-són 'alcuni, diversi'. Il numero 'due' ha cinque forme di cui soke è la più comune: soke or ai Tulvén 'due denti ha Tulvén'; son entra nella composizione d'alcune parole come son-lál, 'son-tám gemelli', lett. 'due figli, due figlie', son-pai, son-na-pai 'bigamo', sos-e-són 'vari, diversi, parecchi'; trovo sonnen nella frase Alká kareken soke taju, Kokós karkién sonnen 'Alká (nome proprio di donna) lavora (intreccia) due canestri, Kokós (li) paga due (pesos)' (3) Kaumi, che corrisponde al vocabolo 'due' dei tsoneca e dell'aus, s'è conservato nell'ona col senso di 'coppia'; koni 'doppio, due volte, bis' s'usa premesso a un altro numerale per indicarne il doppio, come koni-soke 'doppio due = 4', koni-sáuke 'doppio tre = 6', si noti la frase Koni tčen win di Gallardo 'come le due mani = 10', lett. 'due volte la mano come'. Di numeri frazionari conosco ašek, ašex, ašχeχ a sud, ašχe a nord 'una metà, una parte' cfr. ašχen 'dividere, spaccare', cfr. anche k-arsχé: 'pezzo, frammento'. Dopo che i ragazzi ebbero appreso a scrivere i numeri, per indicare lo 'zero' usarono il vocabolo tok-er 'pietra sferica' cioè 'rotondo come un tok-er'. Degli ordinativi ho sentito usare i seguenti: primo k-or-k, k-or-e, i Kojuká dicevano v-or-k secondo ajuk: ajuk pen 'secondo sedere, sedere al secondo posto' ultimo owen. § 24. A titolo di curiosità indicherò i numeri superiori al 5 indicati dal Borgatello e raccolti fra i ragazzi della Missione, che già avevano imparato a contare. Vanno confrontati con quelli indicati da D. Beauvoir e dal Gallardo, i quali ebbero diversi informatori: 6 = Bo kre sáuken, Bv kari-kauč, kari-kau- Gall koni-šáuken kiesmarén (?) ken, kari-koni-soki, kari-kei-sáuken 7 = Bo kak-konisoki, Bv čenüín, sáuken-kauč, Gall karreik wiwai krei-kismarei kari-kismarei šóuke, che traduce 'dos de la otra mano' 8 = Bo karn Bv kari-kei-konisoki Gall karreik wiwai šáuke 'tres de la otra mano' 9 = Bo akkiai (in alakalúf signif. 'molti') Bv kauč-kismarei ----- 10 = Bo kori-ka-nuén, kore-kwa-nuén Bv kari-kei-kismarei Gall koni-tčen win 'ambas manos', lett. 'come due volte la mano' 20 = ----- ------ Gall soke čoon ketčen win 'come le mani di due uomini' Gli Ona contano gli anni a χošek 'inverni', p. es.: sos χošek nekenká 'un inverno fa, un anno fa' kismarei χosek 'cinque inverni, cinque anni' kis-ká χošek, Uli-toil? 'quanti anni (hai), Uli-tou?'. IL NOME SOSTANTIVO. § 25. Il nome è invariabile e non prende né prefissi né suffissi per indicare il numero e il genere. Il sesso degli animali è indicato coll'aggiunta di χor (originariamente 'ragazzo pubere), marre maschio' (cfr. mars 'ragazzo') e čejon 'femmina, ragazza pubere'. Il numero è indicato o da aggettivi come kar, poker 'molti', kar-són 'pochi', o dai numerali. § 26. Molti nomi sono evidentemente semplici, come na 'donna'. Altri sono evidentemente composti: ne indicherò alcune categorie portandone diversi esempi. 1. Molti nomi sono formati dalla giustapposizione di due parole invariate di cui la determinante precede la determinanda; per es.: káu-úli 'della casa vestito o copertura, tetto' šión-úli 'del cielo vestito, nuvole diffuse, che coprono il cielo' šión-šétr 'del cielo penne, nuvole a pecorelle, cirri' šión-šá 'del cielo sterco, nuvole nere, cielo brutto' koχ-šá 'del mare sterco, alghe e rifiuti del mare sulla spiaggia' vínci-šá 'dell'albero sterco, funghi che crescono sugli alberi' arvén-šá 'della terra sterco, funghi del terreno' χáuχe-jár 'del fuoco pietra, pirite, pietra focaia' koliót-ján 'degli europei freccia, palla da fucile' óter-šión, 'degli occhi vetri, occhiali', dicono anche óter-évr koš-kó 'della fronte osso, corno' kaá-men 'del tormento, dell'uccisione (di Gesù) figura, la Croce' eš-k-el 'dela gamba (sua) faretra, calza' pei-k-uli 'del coltello (suo) vestito, guaina' káwi-wáχ 'della capanna sentiero, uscio', ecc. L'ultimo esempio merita uno speciale esame. In origine 'capanna' era kawi (cfr. kawe dei Kojuká), nome che poi si ridusse a kau: però la forma primitiva si sarebbe conservata in alcuni casi; cfr. anche kawi-ani 'capannina' e le frasi: ia-ni kawi m-ask ečen 'io la casa a te aprire voglio', konés pẹmẹr kawi oχen? 'chi (è) quegli (che) la capanna chiude?' Dagli esempi riferiti sopra si scorge che il genitivo s'esprime d'ordinario senza particelle, ma talvolta s'interpone fra la parola determinante e la determinanda la particella -k-; altro esempio è Antonio-k-lal 'di Antonio (suo) figlio'. il valore della particella -k- di questi casi mi sembra risultare confronto dei seguenti esempi: pei-k-uli 'del coltello vestito, guaina' ma-k-uli 'tuo vestito' ma-k-ar 'tuo' m-kar 'tua cosa' Kokóš-kar-art 'di Kokóš cosa bastone, di Kokóš suo bastone', quindi -k-=kar 'cosa'. In italiano si traduce bene con 'suo'ma in origine dovette significare 'cosa posseduta' ed ha una evidente relazione colla particella -ka, -k usata collo stesso ufficio dai Tsoneca, cfr. nau ka noma 'the path of 'guanacoes' or 'guanaco path track', haχen-ka-pat 'a case of books', 'a book case', garke-ka-dase 'the saddle of a woman' or 'a woman's saddle' kaul-ka-jeper, kaul-k-jepr 'the flesh of horses' or 'horse flesh', 'the fat of guanaco', hojue-k-aur 'ostrich feathers' di Schmid nell'opera citata, pag. 35 e (33). Alcuni sono derivati da una stessa radice; per es. kren 'sole' kre 'luna', na 'donna' e nam 'famiglia', e forse in questa parola si conserva il ricordo dell'antico matriarcato (cfr. COJAZZI, op. cit., pag 31); ioχ, juχ 'tendine di guanaco, filo, cucitura' e oχen 'chiudere'. Forse contengono un elemento comune č o čá le parole čal lingua', čai 'labbro', 'čan' idioma, čalten 'soffocare, impiccare'. Lo stesso si dica di orek 'fratello maggiore' e ork-án sorella maggiore'; ar-ón 'terreno piano senza vegetazione arborea', ar-vén 'terra' e a nord usato anche collo stesso senso di ar-ón, ar-ei 'radice' t-err-i e t-err-ečék (Bo) 'pianura'. Borgatello ha anút 'nipote in genere' anink 'figlio del fratello', ankén 'figlia del fratello', anuit 'figlio della sorella', anuiten 'figlia della sorella'; forse hanno la stessa radice anche ja-r 'pietra' e ia-n (Bo anche ja-rs, ja) 'freccia'. 3. Alcuni nomi sono formati da frasi descrittive più o meno complesse. Per es: kočen-kau 'inginocchiarsi casa, casa in cui c'inginocchiamo, chiesa' šion-áš-ká 'cielo dentro abitante, abitante nel cielo, Dio'. 4. Alcuni nomi sono formati da frasi descrittive formate da un verbo seguito o preceduto dal soggetto o dall'oggetto; così sono espressi alcuni fenomeni naturali. Per es.: χen-krén 'sorge il sole, levata del sole' kren-kais 'il sole cade, pomeriggio' kóχen-krén 'tramonta il sole, tramonto' tenter-arvén 'trema la terra, terremoto', da tenterén 'tremare'. Alla stessa categoria appartengono anche: pei-pái 'coltelli portante, libellula' or-jér 'il naso parla, porco' (=oul-jer) josen-čače 'parlante uccello, papagallo' detto anche kerpr al-e-kóm 'capelli mancano, calvo' (nome d'un Indio calvo) al-kóm 'testa manca, senza testa, matto' otr-kóm 'occhio manca, cieco' (nome d'un Indio) ter-kóm 'dito manca' (nome d'un Indio) al-váiten 'testa perdere, matto' šen-olken 'il vento piange, sibilo d'una freccia o d'un proiettile' kau-a-i-oka 'la casa chiudere, le cortine da finestra' kau-k-očen 'casa pulire, scopa' da ocen, k-očen 'pulire' tol-kekán 'il cuore cade, stanchezza, fatica' (a nord) Talvolta la frase è ridotta al solo verbo; per es.: pen 'sedere, star in casa seduti, festa, giorno di festa', ken 'suonare, ciò che suona, campana'. 5. Alcuni nomi sono formati da due nomi uniti fra loro e che restano invariati; per es.: ko-kóš 'osso-faccia, faccia ossuta', nome che dànno a me, perché, quando giunsi fra loro, era assai magro. jan-eščécéχ 'freccia-lampo', freccia colla punta ignita, lanciata durante la notte per divertimento. 6. Molti nomi sono formati dalla descrizione d'un oggetto o d'una persona con un sostantivo seguito da un aggettivo. Sono così formati molti nomi propri degl'Indi e i sopranomi dati ai koliót 'Bianchi' per es.: óter-sól 'occhio bianco (cornea bianca per il tracoma), cieco' ot-sós 'occhio uno, guercio' (per oter-sos) óul-kóin 'naso appuntito' óul-tés 'naso corto' or-kečer 'naso storto' (per oul kečer), cfr. ečer, k-ečer 'storto' or-tou, 'naso grande' (per oul-tou) kéi-tóu, ke-tou 'petto grande' (per keito-tou) úli-tóu 'veste grande, lunga, prete' eš-tél 'gamba sottile, nome dato a tal mister Reynolds al-orčater 'testa appuntita, campanile della Missione' ter-pooten 'dita rosse, granchio' ter-poker 'dita molte, granchio' koš-kót- 'fronte cornuta, bue' oul-čék 'naso schiacciato'. (4) Altri nomi hanno il suffisso -ven 'come'; sono nomi che determinano un oggetto facendo un paragone. P. es.: apén-átu-vén 'del cururo reni come, come i reni del cururo, fagiuoli' túl-vén (invece di tóul-vén) 'come il cuore, nome dato a un monte a forma di cuore presso il L. Fagnano, anche nome d'un ragazzo e d'un Missionario, che si recava spesso sul monte Tulvén čal-vén 'come lingua, fiamma' tóker-vén 'come un toker, qualunque oggetto sferico'; toker sono pietre sfe riche contenenti un fossile nell'interno Ter-vén 'come il ter, grandine'; il ter è un fungo sferico bianco (Cyttaria Darwinii) parassita del faggio della Terra del Fuoco; per dire 'grandine' dicono anche tér-vér na-vén 'come donna', čon-vén 'come uomo', šelknám-vén 'come un Indio' sono tre vocaboli che significano 'fantasma'. 8. Terminano in ka con idea di 'abitazione' šion-aš-ká già citato, čon-koiu-ká nome nazionale degli 'Ona del Nord', mien-ká 'deserto'. Don Beauvoir ha χor-ká 'Bahía Inutil', ins-ká 'costa nord dell'isola', tkojuská 'Terra del Fuoco' Lo stesso elemento entra in ka-u 'capanna, abitazione'. 9. Un suffisso -j-ót, -k-ót, -m-ót, -s-ót si trova in molti nomi propri: oš-j-ót ku-j-ót χelč-j-ót kil-k-ót oš-in-j-ót au-j-ót šiuš-j-ót koš-m-ót koš-j-ót kelš-j-ót kol-j-ót čel-s-ót koš-in-j-ót ko-j-ót sekr-t-ót Nella prima parte di questi nomi si riconoscono parti del corpo: koš 'faccia', oš 'fronte'; kol (χol, ol) 'pelle'; kel 'tempia', ko 'osso'; specialmente interessante è kol-j-ót, che significa anche 'uomo' di razza europea', in cui forse k-ol significa 'pelle' (cfr. ol 'pelle' e § 10). 10. Nei nomi propri è frequentissimo il suffisso -j-ól, -k-ól, -m-ól: košt-j-ól kot-j-ól konap-j-ól χam-k-ól tetχ-j-ól χenk-j-ól enon-j-ól ten-k-ól šeχ-j-ól kaukok-j-ól jo-j-ól paš-k-ól ink-j-ól čem-j-ól est-j-ól χoni-k-ól čik-j-ól šem-j-ól lau-j-ól kaukeš-m-ól mink-j-ól kaukan-j-ól auči-k-ól kauči-m-ól wink-j-ól kon-j-ól šiš-k-ól koš-m-ól Forse lo stesso suffisso -ól si trova in arno-ól 'forestiero'. 11. Esiste un suffisso -er, -ner che va unito alla radice di parecchi verbi. Si hanno in questi casi due serie di parole, una con un suffisso -en (forma verbale infinitiva) e una con il suffisso -er (forse forma nominale): áik-en 'vedere' áik-er 'vista' ašχen 'dividere' ašχ-er 'metà' kar-áik-en 'sapere' kar-áik-er 'sapiente' korp-en 'vergognarsi' korp-er 'vergogna' ok-en 'correre' ok-er, viek-ok-er 'corsa' cfr. ok-er-né 'cane da corsa' kar-šej-en 'comprare' kar-šej-er 'comprare(?), la compera(?)' čet-en 'bere' čet-er 'ghiottone' čas-en 'sbadigliare' čas-er 'sbadiglio' karajen-en 'suonare' karajen-er 'suono' χoχn-en 'sospirare, respirare' χoχn-er respirare(?), respiro(?)' pōt-en 'esser rosso' pōt-er 'rosso, cosa rossa' ip-en 'esser brutto' ip-er 'cosa brutta' ak-en 'esser grande' ak-el (*ak-er) 'grande, cosa grande' očč-en 'scure' (Aus) oč-er 'scure' čot-en (Aus), Bo kiot-en 'topo' čot-er, Bo kiot-er 'topo' oχ-ne 'chiudere(?) oχ-ner 'chiudere' kéu-en 'tagliare' kéu-ner 'taglio' Probabilmente očč-en 'scure' čot-en, kiot-en 'topo' sono nomi verbali p. es. 'tagliente', 'rodente'. I due nomi orčat-er 'acuto', otkakčer 'scherzo' probabilmente hanno le forme verbali corrispondenti orčat-en 'essere acuto', otkakč-en 'scherzare'. Lo stesso si dica dell'aggettivo ečer, k-ečer 'storto, curvo. Le due forme ten-ten-én, ten-ter-én del verbo 'tremare' derivano da due radici distinte 'ten-ten e ten-ter, che probabilmente non sono in rapporto con il fatto di cui qui mi occupo. Un suffisso -er, -ar diverso dal precedente si trova in parole la maggiore parte delle quali sono usate dai Kojuká; i Šelknám le usano quasi tutte senza suffisso: wač-er 'ferita' cfr. wač 'fetido, putrido' ton-er 'piaga' " toon 'imputridire' oč-er 'ingozzato' " oč-ti 'deglutire' tok-er 'pietrasferica' " tok degli Aus 'pietra' an-er 'pulito' a nord " aán a sud t-ač-er 'fratello minore' " " ač, ači " oš-er 'fronte' " " oš " čoč-er, čoš-er 'guancia' " " koče " kač-er 'rotula, ginocchio' " " kač " mar-ar 'braccio, mano' " mar " par-ar 'costola' " par " art-ar 'bastone' " art " kočel-ar 'infula' " kočel " koin-er, koin-ar 'lungo' " koin " 12. Nella formazione d'alcuni nomi entrano degli avverbi. P. es. karčejon '(uomo) molto ragazza, stupido, sciocco', nome che ci permette di ritenere che gli Ona hanno un basso concetto delle facoltà intellettuali delle donne e specialmente delle ragazze; enk-s-čeχ corrisponde perfettamente a 'sopra-ciglia'; lo stesso avverbio enk 'sopra' si trova in enk-emori 'cavallo'. 13. Altri nomi sono formati colle particelle finali e-, aš-, k-aš-, kar . 'per', seguite da un verbo e indicano l'uso a cui serve l'oggetto denomi nato. Le particelle aš-, k-aš-, kar- potrebbero anche interpretarsi 'cosa, oggetto': e-pén '(oggetto) per sedere, sedia, panca' e-kartén '(oggetto) per mangiare, tavola' aš-kočen 'per pregare, chiesa' kaš-aikén '(oggetto) per vedere, occhiali' kaš-χáuχen 'per il fuoco, stufa' kaš-welken 'per dondolare, altalena' kaš-kewen 'per recidere, forbici' kaš-uli-pén 'per i vestiti mettere, baule, guardaroba' kaš-iper-toxen 'per la carne cuocere, pentola' kaš-káan 'per castigare (?) (il cavallo), freno' kar-emiél 'per fare, per costruire, calce' kar-š-četen 'per bere, bicchiere' kar-maap 'per asciugare, carta asciugante' Anche aš-ko-čén 'bastone' (a nord) è formato nello stesso modo, cfr. čen 'andare'. 14. Altri nomi sono formati colle particelle aš-, k-aš- 'dentro' quasi sempre premesse a un verbo: kaš-jér 'dentro parlare, apparecchio telefonico' al-káš 'la testa (vi sta) entro, berretto, cappello' kaš-pén, kaš-pé-i 'dentro stare, dentro stante, anima umana, spirito che s'è incarnato in un uomo, ciò che intorbida l'acqua' 15. Nomi che sono anche verbi: četen che significa 'latte, poppare, bere, andar a prendere acqua'. 16. Nomi deverbali: oltre le forme nominali del verbo, è usata come nome la radice di molti verbi, talvolta coll'aggiunta d'un suffisso -i: forma infinitiva karté-n 'mangiare', radice karté da cui karte-i 'cibo, pasto, ghiottone' forma infinitiva toluv-ké-n 'pulsare (del cuore), ansare', radice toluv-ké 'battito del cuore, polso, orologio' forma infinitiva kaá-n 'tormentare, uccidere, radice kaá 'tormento, uccisione, ecc. È deverbale anche il nome čésk-i-en 'cadavere' da čésk-en 'morire'. § 27. Vi sono dei nomi in cui riesco a riconoscere un elemento: ad esempio sono certamente composti i seguenti nomi: el-esk 'estate' da el 'uovo' forse 'tempo delle uova' χoš-ek 'inverno' da χoš 'neve', forse 'tempo colla neve' kščeχen 'candela', kščesumei 'lampada', da kščeχ 'lampo' toluv-ké 'polso, orologio' da toluv=toul, tul 'cuore' § 28. Gl'Indi usano anche dei nomi che per traslato hanno diversi significati; in questo modo vengono denominati molti oggetti europei, nuovi per loro: men 'ombra, anima, spirito immagine, fotografia' šión 'cielo, vetro, specchio, occhiali' (5) war 'sangue, vino' anche 'fiume' (al nord): il 'vino' lo chiamano anche čoun otten 'acqua rossa' šen 'orecchio, manico dei canestri' šetr 'penna d'uccello, ghiaccio, sputo' al 'testa, capelli' kel 'ramo, foglia, ombilico' χáuχe 'fuoco, legna, fiammifero' ten 'fumo, polvere dell'aria, oscuro' jowón 'guanaco, cavallo' (al sud) čalχ 'forte, piccante, doloroso, amaro' potχen 'aver caldo, sudare' vere 'bollire, spuma del mare' toχen 'cotto, maturo' parn 'nero, sporco' olíč 'bello, buono, utile' el 'uovo, testicoli proiettile da fucile, fucile' evr 'punta della freccia, bottiglia, vetro'. Da molto. tempo erano loro note le bottiglie trasportate dalle correnti marine. awen 'conchiglia d'un gasteropodo usata per bere, bicchiere, tazza' téuk 'scapola di foca usata come piatto, piatto' čam 'conchiglia bivalve (Mylitus) usata come cucchiaio, cucchiaio' čáuta 'un fungo' (Cyttaria Hookeri) parassita del faggio: ha la forma di un piccolissimo fico: quand'è appassito si raggrinza e si colora come l'uva secca; čáuta tou 'čáuta grande, fico secco' tolu-v-ké 'polso, orologio' kščeχen 'lampeggiare, candela' čepáč 'rondine, suora' (i conkojuká') tai 'pasta commestibile fatta coi semi d'una crocifera, cioccolato' χamní 'sandalo fatto con pelle di guanaco, scarpa' pei 'scheggia di selce usata come coltello, coltello fatto con cerchio di botte, coltello' katmet 'cura del χon (esorcismi, massaggi), medicina dei Koliót' moo 'punteruolo d'osso usato come ago, ago, chiodo' áiχen 'trappola per prendere la volpe, ferro' e k-áixen 'serratura' L'áiχen 'trappola degl'Indi' era fatta con molti bastoni grossi e lunghi disposti parallelamente fra loro; altri bastoni, legati trasversalmente ai primi, servivano a tenerli uniti. Questo pesante traliccio rettangolare era appog giato per terra su d'un lato ed era sostenuto inclinato sul terreno da un corto bastone a cui veniva legato un pezzo di carne. Quando il waš 'volpe' (canis magillanicus) tentava di strappare la came toglieva il palo di sostegno e il pesante ordigno gli cascava sopra. Ora usano trappole di ferro comprate dai Koliót È quasi certo che è per questa sostituzione che il ferro venne chiamato áiχen 'trappola'. § 29. Vi sono frequenti omonimie: nor 'geloso, prima' ol 'pelle, grasso' oš, k-oš, χ-oš 'fronte, fontana, coda' el 'uovo freccia, faretra' kar 'cosa, molto' tau 'ruota-bersaglio, no' šen 'marito, orecchio' e molte altre. § 30. Hanno poi dei neologismi e dei barbarismi. Gli oggetti nuovi o presero nomi indigeni per una relazione talvolta molto recondita (cfr. trappola=ferro, § 28) fra il nuovo oggetto e oggetti conosciuti dagl'Indi, o furono espressi da neologismi, che sono brevi frasi descrittive dell'oggetto, oppure da nomi di altre lingue (barbarismi). Ai primi nomi, oltre quelli citati nel paragrafo precedente, appartengono: šelče 'pecora' pajel 'campana.' Kās 'ruggine' pajél 'lima' tko 'libro' sap 'corda' očer 'scure' amnen 'pipa' joχ, jousk 'filo', cfr. juχ, joχ 'tendine di guanaco usato per cucire fra loro le pelli' kalién 'asse di legno' alitám 'carro' olitám 'bandiera', cfr. oli, uli 'stoffa'. Però non conosco il significato primitivo di queste parole. Furono portati molti esempi di neologismi trattando dei nomi composti, qui aggiungerò: ko-čoun 'sull'osso (del capo) acqua, battesimo' (al sud) alámbre-jér 'filo di metallo (dallo spagnolo) parla, telefono' kaš-méč 'bottone' (due derivazioni: 'per mettere' [gli abiti] da mécen 'mettere'; oppure 'invece della spina' da meč 'spina' o bastoncino con cui fermavano la pelle di guanaco davanti al petto. e-kartén-úli 'della tavola rivestimento, tovaglia' koliót-χáuχe 'dei koliót fuoco, fiammifero' vivás-jér 'insieme parlare segretamente, confessione' (al sud) vikos-josen 'insieme parlare, confessione' (at nord) ša-r-jér 'sporcizie dire confessione (al nord) al-e-čoun-ján 'sulle teste acqua gettare, battesimo' (al sud) Bo urié, orié 'cavallo' da orrién 'portare in ispalla' enk-e-mo-rí = enk-e-mo-rien 'sopra (il suo groppone) lontano passeggiare, cavallo'; oppure enk-e-mo-orrién 'sopra lontano portare in spalla' šen-koi 'orecchie lunghe, asino' ooke 'carrozza' da oken 'correre' aš-čeχ-pán 'la barba portar via, rasoio', lett. 'per i peli portar via eu-šá 'fungo mangereccio (Polyporus) che cresce sugli alberi, galletta' ver-šén 'schiuma, prendere schiumarola' In fine indicherò alcuni barbarismi tolti da lingue indigene vicine o da lingue europee: Šapen 'sigaro' dall'aus dove sapen significa 'tizzone' Koriujek 'pane' dall'aus. La donna Aus Luisa mi diceva che il pane lo conobbero prima gli Aus che gli Ona presero da essi il nome, che al nord si trasformò in korurjek paláketa (al sud) 'coperta di lana' dai Yagan presso i quali era già un barbarismo proveniente da blanket inglese. Čemis 'camicia' dall'inglese Kuk 'cuoco' " Paip 'pipa' " mačer 'fiammifero " pešek, pešken 'galletta' " tovai 'tovagliolo' " médias 'calze' dallo spagnolo pantalón 'calzoni' " peso 'peso' (moneta) " §31. I diminutivi sono ottenuti: 1° Con il suffisso -ka toker 'palla' toker-ká 'pallina' jowón guanaco' jowón-ká 'guanachino' šetel 'bottiglia' šetel-ká 'bottiglina' koškót 'bue' koškot-ká vitello, capra' moo 'chiodo' moo-ká 'chiodino' visne 'cane' visne-ká cagnoIino χáuχe 'fuoco' χauχe-ká 'scintilla' šelče 'pecora' šelče-ká 'agnello' χaa 'arco' χaa-ká 'archetto' ter dito' ter-šeχ-ká 'mignolo' siken 'torrente' siken-ká 'rigagnolo' al 'testa' al-ká 'testolina' (nome d'una donna). tai 'canestro' tai-ká 'canestrino' Questo suffisso con lo stesso ufficio si trova nell'Orari del Matto Grosso, ed es.: po 'fiume', po-ga 'fiumicello, torrente' da po-ka per la legge di dissimilazione, v. COLBACCHINI, op. cit. pag. [9] e si trova frequente in molte lingue, cfr. TROMBETTI, Glottologia, pag. 636 e 637. Borgatello in manoscritti ha ka = piccolo. 2° Con il suffisso -ani: čoken 'arpone' čoken-ani 'punta dell'arpone' jar 'pietra' jar-ani 'ghiaja, pietruzza' kau 'capanna' kawi-ani 'capannina' Bo kauke 'legna' kauk-ani 'legna minuta' Bo tor 'isola' tor-anuii 'isolotto' Bo telkn 'ragazzo' telkn-ani 'ragazzino' 3° Con il suffisso lal 'figlio' per fare diminutivi di nomi d'animali: waš 'volpe' waš-lal 'volpetta' visne 'cane' visne-lal 'cagnolino' Queste forme più che veri diminutivi servono a indicare la prima età degli animali. 4° Con gli aggettivi tepešwé 'piccolo', tel 'sottile', paun 'piccolo': čon 'uomo' čon-tepešwé 'ometto' enkemorí 'cavallo' enkemorí-tepešwé 'polledro' kau 'cosa' kau-tepešwé 'cosetta' šeken 'mento' šeken-tellé 'mento piccolo' karreta 'carrro' karreta-paun 'carretto' Credo che a sud il vocabolo kau 'cosa' s'usi solo in questo caso unito a tepešwé; a nord è d'uso corrente. Vi sono poi nomi diminutivi per il significato: Kalem 'pulcino, piccolo degli uccelli' oš, χ-oš 'piccola fonte' kaulčin 'bambino' čejon 'ragazza' χor, mars, telk 'ragazzo' § 32. Gli accrescitivi si fanno posponendo al nome -kar, poker 'molto' (specialmente in numero): ič, tou, čo, toun, tou, aken, aχen, aχel 'grande' (in dimensione). L'AGGETTIVO. § 33. Gli aggettivi quasi sempre sono forme verbali evidenti e sono formati o dalla semplice radice verbale, per es. čalχ camaro, forte, acido, piccante, doloroso' (forma infinitiva) čalx-en 'essere. amaro'), ecc., o dalla forma infinitiva, per es. olč-en 'buono, dolce' (essere buono, esser dolce), k-paχ-en, paχ-en 'sano (esser sano)'. Poiché la desinenza della forma infinitiva del verbo è generalmente n, cfr. § 35, così molti aggettivi terminano in -n (cfr. terminazione -nk comune negli aggettivi del tsoneca e dell'aus). Gli aggettivi hanno una sola forma per il maschile, femminile, singolare e plurale. D'ordinario vengono posposti al nome: per es. iper katn ajen mer Kokóš 'carne tenera desidera Kokóš': e talvolta fra il nome e l'aggettivo possono essere interposte diverse parti della proposizione. Per es: Pei pa-I Kokóš, Iliojen, tou il coltello porta a Kokóš o Iliojen, grande cioè 'o Iliojen, porta il coltello grande a Kokóš'; forse tou è predicato: 'che sia grande'. Il comparativo d'uguaglianza si fa colle particelle ven, nu-vén 'come', wa-nuwén 'uguale'. Per es., frase 'questo ragazzo è buono come l'altro' si muterebbe così: soke telk wa-nuvén i due ragazzi uguali (sono) Oppure: pẹná telk tulolčen, kamer ven questo ragazzo (è) buono, quello come Nel comparativo di disuguaglianza si formano due proposizioni contenenti lo stesso aggettivo, ma il secondo è preceduto da kar 'molto', Per es. la frase: 'quei ragazzi sono migliori di questi' si tradurrebbe: pẹná telk tulolčen, kamer kar tulolčen questi ragazzi (sono) buoni, quelli (sono) molto buoni. Oppure nella seconda proposizione si pone un aggettivo avente senso opposto a quello usato nella prima, per es. la frase: 'questi ragazzi sono meno buoni di quelli' si traduce: Kamer telk tulolčen pẹna tulolč-son opp. Aimeré Quei ragazzi (sono) buoni, questi (sono) non buoni cattivi. Il superlativo si ottiene posponendo kar all'aggettivo e la k di kar si pronunzia violentemente (cfr. §§5; 6). IL VERBO. LA FORMA DEL VERBO. Il verbo è la voce più abbondante di forme del glossario ona: esso presenta diverse forme, che elenco nei seguenti paragrafi: § 34. La radice verbale. Essa può terminare con consonante o con vocale: kaik 'concetto' di visione, di guardare', karté 'concetto di cibo, di mangiare'. Da sola acquista il valore di nome, di participio presente o di par ticipio passato: per es. la radice česk del verbo česk-en 'morire' significa anche 'morto, il morto'; spesso poi essa costituisce la forma dell'indicativo e dell'imperativo. Da essa si ottengono le altre forme verbali con l'aggiunta di suffissi. § 35. La forma infinitiva ed anche dell'indicativo comune non interrogativo. Essa s'ottiene aggiungendo alla radice verbale i suffissi. -en, -em, -n, -r, ma in alcuni casi può identificarsi colla stessa radice verbale: káik-en 'vedere, vedo' χia-n 'giungere, giungo' kap-em 'asciugare', vi-n 'ridere, rido' karté-n 'mangiare, mangio' ksu-n 'mordere, mordo' če-n 'andare, vado' je-r 'dire, dico' ecc. pa-n 'portar via, porto via' La vocale e del suffisso -en (che è il suffisso senza confronto più frequente) e del suffisso -em forse originariamente faceva parte del tema, come tuttora si verifica in vonne-n 'andare', karté-n 'mangiare' e in parecchi altri. Perciò la forma infinitiva termina in consonante, eccetto i casi di cattiva pronunzia previsti al § 2. Le desinenze della forma infinitiva possono essere molto vane: en, come in čen, enen 'andare' kwen 'venir qua', lolen 'camminare in tondo', juχen 'partire', kloχen 'ballare', ecc.; è la desinenza più frequente. an, come in kekàn 'cadere' pan 'portar via', mχan 'misurare', karpán 'dare', šaχ-cán 'leggere', χian 'giungere', ecc. in, come in svin 'negare una cosa', vin 'ridere', χamín 'rubare', sain 'distribuire', ekarmoin 'caricare sulle spalle'. un, come in sun, ksun 'mordere', am, come in nam, kar-nám 'rompere'. em, come in apem, k-apem 'asciugare', ojem 'abbandonare, terminare il lavoro': è una desinenza poco comune nell'ona, mentre è la desinenza più comune dei verbi aus. om, come in kom 'mancare' er, come in jer 'dire', vervačer 'ferire', neuskoner 'percuotere, maltrattare' (a nord) ar, come il twar 'volere', kmar 'non volere'. or, come in skor 'sognare'. el, come in emiél 'costruire, creare'. In verbi, come namp 'bruciare, kar-nám 'rompere', emiél 'costruire', la forma infinitiva s'identifica colla radice verbale. Anche la forma infinitiva può essere usata come aggettivo (cfr. § 33) e come nome verbale; per es. kaik kau tat-en 'guarda la casa bruciata'. § 36. La forma interrogativa con suffisso -s, -st. Essa si trova in quasi tutte le proposizioni interrogative. Questo suffisso - s forse è l'elemento - s che si ritrova al termine di tutte le particelle interrogative (koné-s?, ki-s?, a-s?, ecc.) ripetuto dopo la radice verbale: Kis vonne-s, kešips? - ia-ni čet enen 'dove vai, Kešips? - Io a prendere acqua vado', vonne-s da vonne-n kwesvá vi-s ma? 'perché ridi tu', vi-n 'ridere' kis rie-s-t-i-ma-? 'dove andasti a spasso tu?' rie-n 'andar a spasso' lau ma-t-emiel-s kočen-kau? 'già l'hai preparata la chiesa?' konés pẹmẹr očer šemxe-s? chi (è) quegli (che) l'accetta affila?', ecc. § 37. Le forme dell'imperativo. Esse sono diverse: 1. la sola radice verbale, talvolta con un suffisso -i: áik-en 'guardare' aik 'guarda' ek-en 'fare, agire' ek 'fa' ok-en 'correre' ok 'corri' k-tat-en 'bruciare' k-tat 'brucia' oχ-en 'chiudere' oχ 'chiudi' kajuχ-en 'andar a casa' kajúk 'va a casa' kéu-en 'tagliare' keu 'taglia' χat-en 'mangiare' χat 'mangia' karté-n 'mangiare' karté 'mangia' jejeké-n 'dare' jejeké 'da' lole-n 'andar in giro' lole, lole-i 'gira, volta' , čenné-n 'scappare' čenné 'scappa' vonne-n 'andare' vonne 'va' teré-n 'giuocare' teré 'gioca' su-n 'mordere' su 'mordi' pa-n 'portare' pa-i 'porta' kapá-n, kaupá-n 'bastare' kapá, kaupá 'basta' karnám 'rompere' karnám 'rompi' emiél 'costruire' emiél 'costruisci' È notevole la forma rafforzativa ok-ék 'cammina', la quale è la riu nione di due imperativi ok da ok-en 'camminare' ed ek da ek-en 'agire': lett. 'cammina, agisci': noi diremmo 'orsù cammina'. 2. col suffisso -ón: asχ-en 'aprire' asχ-ón 'apri' kaupá-n 'bastare' kaupa-ón 'basta' kew-en 'tagliare' kew-ón 'taglia' pet-en 'sputare' pet-ón 'sputa' karre-n 'andar ad acqua' karre-ón 'va ad acqua' pe-n 'sedere' pe-i-ón 'siedi' karamχ-en 'accendere il fuoco' karamχ-e-ón 'accendi il fuoco' čet-en 'bere' čete-i-ón 'bevi' karté-n 'mangiare' karté-i-ón 'mangia' juχ-en 'partire' juχ-e-ón, jux-ón 'parti' kloχ-en 'scaldarsi' kloχ-e-ón 'scaldati' šen 'prendere' ' še-i-ón 'prendi' Ad es.: ma-t ejón, čoun čete-i-ón 'tu hai avuto paura, acqua bevi'. È assai probabite che il suffisso ón s'identifichi col pronome dimo strativo on 'questo' 3. col suffisso -kó, -ké: je-r 'parlare' jer-kó 'parla' atte-n 'stringere, legare' atte-kó 'stringi' venné-n 'venire' venne-kó 'vieni' kerré-n 'avvisare' kerre-kó 'avvisa' kwa-karmiél 'aiutare' kwa-karmiel-kó 'aiuta' terré-n 'giuocare' terre-kó 'giuoca' eken 'fare' eke-kó 'fa' warp-en 'abbassare' warp-kó 'abbassa' aš-meč-en 'soffiare' aš-meč-kó 'soffia' šej-é-n 'dare' šej-i-ké 'dà' kar-mpé-n 'accudire' kar-mpe-i-ké 'accudisci' Ad es.: uli o1čen sej-i-ke 'vestito buono (bello) da(-mmi)'. Si veda in Glottologia del TROMBETTI, pag. 715, la grande diffusione di questo suffisso dell'imperativo. 4. col suffisso -t, -nt unito a una forma imperativa o alla forma infinitiva (più in uso a nord). Questo suffisso forse s'identifica col pronome oggettivo di 3a persona (V. § 19), cfr. italiano di-llo, fa-llo: da karkié-n, 'pagare, dare' si hanno le due forme: karkie-ón-t 'paga-lo' karkie-ón-t, šiüle iá 'paga-lo (il lavoro), ho finito io' karkién-t 'da-llo' karkién-t uli makka 'da-llo un vestito nuovo'. da pa-n 'dare' si ha pa-i 'dà' e pa-i-nt 'da-llo' mačen pa-i-nt 'i dolci da-lli' da sa-n 'dare' si ha sa-i 'da' e sa-i-nt 'da-llo'; peiék sa-i-nt, Kokóš 'il coltello dallo, Kokóš'. Tutte queste forme d'imperativo possono essere accompagnate dal pronome personale ma 'tu' mai 'voi', che viene sempre posposto; kar te-i-ón ma 'mangia tu' karte-i-ón mai 'mangiate voi'. § 38. La forma asseverativa enfatica col suffisso -si, -š e anche -s-t a nord; ad essa segue quasi sempre immediatamente il soggetto. Il suffisso è š quando segue la semivocale come in iá o ja 'io': da si+iá s'ottiene š-ja per mutamento della s nella palatale š , che s'assimila alla j, che può considerarsi una palatale sonora; è si in tutti gli altri casi: kloχ-en 'scaldarsi' kloχ-š-ia 'mi scaldo certamente io, io mi voglio scaldare' nam 'rompere' art nam-š-iá 'il bastone rompo certamente io' terré-n 'giuocare' terr-si kóliot 'giuocano proprio i bianchi' karraiχe-s-t-iá 'mi sfamo io' Gutierrez Forme uguali si trovano anche nell'aus datomi da Luisa Gustelumendi; trovo infatti: kakómte-š-iá 'perdo certamente io' oš-karpe-š-iá 'preparo di sicuro io' k-elma-si-čaček 'spiumare un uccello', parallelo a olm-si-čače degli Ona. Vi fu chi (io fra gli altri, si cfr. anche Gallardo, op. cit. pag. 371) ammise l'esistenza d'una forma proibitiva formata dal tema col suffisso -si seguita quasi sempre dai pronomi di 2a persona ma 'tu', mai 'voi'; una specie di imperativo negativo: ok-en 'correre' ok-si-má 'non correre tu' oč-en 'lavare' oč-si-má 'non lavare' ek-en 'fare' ek-si-má 'non fare' muste-n 'dormire' musté-si-má 'non dormire' karté-n 'mangiare' karté-si-má 'non mangiare' vi-n 'ridere' vi-si-má 'non ridere' χe-n 'giungere' χe-si-má 'non giungere' kew-en 'tagliare' kew-si-má 'non tagliare' čenné-n 'fuggire' čenné-si-má 'non fuggire, non cadere' vonne-n 'andare' vonné-si-má 'non andare' čet-en 'bere' čet-si-má 'non bere' čar-en 'rompere' čar-si-má 'non rompere' karsak-en 'far rumore karsák-si-má far rumore' karnám 'rompere' karnám-si-má 'non rompere' jos-en 'parlare' jos-é-si-má 'non parlare' pe-n 'sedere' pe-i-si-má 'non sedere' pa-n 'portar via' pa-i-si-má 'non portar via' Ad es.: čalei ašken čenné-si-má 'del pozzo nella bocca non cadere tu', oti! uli tat-si-má 'attenzione! il vestito non bruciare tu'; karsak-si mot 'non si faccia rumore là'. Ma dall'esame degli elenchi di proposizioni dei §§ 56, 60, 62, 65, si scorge che queste forme sono anch'esse asseverativo-enfatiche e che hanno un senso proibitivo solo nella nostra interpretazione, oppure, se lo hanno anche nella mente degl'Indi, non l'ebbero originariamente. Ad es.: oti! uli! tat-si-má lett. significa 'attenzione! il vestito bruci certamente tu', quindi 'il vestito non bruciare tu'. Anche in italiano si dice 'ti bruci il vestito, sai!' frase che ha lo stesso significato dell'altra 'sta attento! non bruciarti il vestito'. Più che una proibizione è un richiamo ed un avviso che si sta facendo una cosa che si sa essere o dannosa o proibita o sconveniente, affinché non si faccia. Così čalei ašken čenne-si-má lett. significa 'del pozzo nella bocca certamente cadi tu', perciò ha il senso di 'sta attento! del pozzo nella bocca non cadere tu'; anche karsák-si-mót lett. significa 'si fa rumore certamente là', ma non sapete che ciò mi disturba? quindi 'non si faccia rumore là'. Analogamente vanno interpretate le forme dell'elenco precedente. § 39. Una forma positiva col suffisso -ske, -sk, -s. Questo suffisso è analogo al suffisso -ško, -šk dei Tsoneca, cfr. Th. Schmid, op. cit., pag. 36, [11] e seg. Lo Schmid considera -ško, -šk come un elemento che in certa guisa si possa paragonare al nostro ausiliare 'essere'. Si trova anche nell'aus e molti verbi sia ona che aus dei manoscritti sono dati in questa forma. Questa come la precedente sono forme verbali indicative. venne-i-ské 'andiamo' da venné-n 'andare' karte-i-ór vonne-ské Tulvén 'dopo il cibo andremo a Tulvén', da vonne-n. opelk-s Páttiun 'Páttiun è bagnata', da opelk-en 'essere bagnato' makon karšejenje-s telk 'domani compreranno i ragazzi', da karše-jenje-n. igwak arvén še-s Kokóš 'il nostro campo abbandona Kokóš', da še-n aik-s, k-aik-s '(voglio) vedere, (lasciami) vedere, (che io) veda'; kore k-aik-s, 'per primo guardo (io)', onná aik-s ma 'questa cosa guarda tu'; si trova anche aik-e-s 'vado a vedere' o forse voglio vedere' da áik-en, k-áik-en 'vedere, guardare'. Negli elenchi di verbi ona trovo: še-ske 'afferrare', ed anche 'ricevere' ed esiste še-n 'afferrare', karje-ske. 'promettere', forse da kar-jé-r, cfr. je-r 'dire' nemer-sk 'abbassare' (a nord), karše-sk 'distribuire' tamks 'beccare' Negli elenchi di verbi aus trovo: ameč-ske 'ricevere', ma-ške 'ritirare, portare in casa', kói-ške 'cadere', kar-kái-ske 'promettere', keja-ske 'interrogare' kare-sk 'distribuire', wankonšé-sk 'restituire', pom-sk 'esser caldo', jaušen-k-au-sk 'andar a caccia del guanaco', tal-t-au-sk 'frecciare', ai-šk 'esser grande' pi-sk 'morire' kate-s 'salire', amiče-s 'smettere (quitar)', pejel-s 'fiorire', kekaje-š 'gettare', ecc § 40. La forma negativa col suffisso -son, -sowen. Il suffisso -sowen è usato specialmente dai Kojuká. vonne-n 'andare' vonne-són 'stare' karek-en 'lavorare' karek-són 'non lavorare, riposare' k-tat-en 'bruciare' k-tat-són 'non bruciare' ok-en 'correre' ok-són 'non correre' terré-n 'giuocare' terré-són 'non giuocare' muste-n 'dormire' muste-són 'star sveglio' karpá-n 'dare' karpa-són 'non dare' še-n 'prendere' še-i-són 'non prendere' pa-n 'rapire' pa-i-són 'non rapire' pe-n 'stare, esistere' pe-i-són 'non esservi' χe-n 'giungere' χe-isón 'non giungere' karté-n 'mangiare' karté-i-són 'non mangiare' kojó-n 'comprendere' kojo-i-són 'non comprendere je-r 'parlare' je-r-són 'tacere' emiél 'fabbricare' emiél-són 'non fabbricare' karnám 'rompere' karnám-són 'non rompere' ad es.: pe-i-són jalwe (non c'è luce'; česk-són, wan 'non è morto, vive'; ia-ni ma kojoi-són 'io te non comprendo'; ia-ni m-joi-són 'io te non odo'; čačen el koχ-són 1'uccello l'uovo non depone'. § 41. La forma del futuro col suffisso -aš: áik-en 'vedere' ia-t-áik-áš 'io lo vedrò' vonne-n 'vedere' ia-ni vonne-áš 'io andrò' karté-n 'mangiare' ia-t-karté-i-áš 'io lo mangerò' juχen 'partire, andare' kis-kr juχ-i-áš ma? 'fin dove andrai tu?' ai 'avere, possedere' kis-ai kočoun ai-áš igwa? 'quando il battesimo avremo noi?' § 42. Se si eccettua la forma del futuro, non esistono altre forme temporali nel modo indicativo: le determinazioni temporali del verbo generalmente risultano dal contesto o dalle circostanze. Altre volte sono indicate con avverbi di tempo: per il presente i più usati sono naik, kanai ma 'ora, subito, adesso'; per il passato lau, láilo 'già, prima', il primo generalmente preposto, il secondo posposto al verbo, aknaje-káms 'ieri', ecc.; per il futuro or, nore, norre 'dopo, poi', makón, norauk 'domani', ecc. Assai probabilmente il suffisso -aš del futuro è anch'esso un avverbio di tempo. § 43. Alcuni verbi, specialmente quelli accentati nell'ultima vocale tematica, derivano le predette forme dal tema +i; così ad es.: karté-n, karte-i-ón, karte-i-són, karte-i-áš; ma è karté-s, kane-si-má. Analogamente si comportano pe-n 'stare, sedere' e anche 'tagliare', e il composto kaš-pe-n 'abitar dentro', pa-n 'portare, portar via' e anche 'dare', še-n 'prendere', sa-n 'dare' e alcuni altri. I nomi deverbali derivati da questi verbi si formano col tema +i: karte-i 'ghiottone, cibo, pasto'; karte-i or 'dopo il pasto' (or 'dopo') pe-i 'ciò che taglia, il tagliente, coltello' (da pe-n, pe-en [?], pew-en [?] 'tagliare') kaš-pe-i 'entro-stante, colui che sta dentro (all'uomo), spirito incarnato in un uomo' e anche 'anima umana', ed anche 'il torbido dell'acqua' (ciò che c'e dentro all'acqua) pa-i 'portatore', quindi pe-i-pa-i di coltelli portatrice, libellula' pa-i 'rapitore', quindi soke-na-pa-i 'di due donne rapitore, bigamo'. In alcune forme verbali si hanno delle irregolarità che sarebbe lungo enumerare. Ad es. čet-en, che significa 'bere' e 'andar a prendere acqua', all'imperativo ha le forme četé četé-i come se provenissero da una radice četé mentre è anche čet 'bevi' § 44. Si rende riflessivo un verbo preponendogli immediatamente la particella verrek- (i Kojuká usano anche verv-) ia-ni verrek-matten 'io mi uccido' ma-ni verrek-šaken 'tu te stesso disprezzi' Antonio tawár verrek-emiél 'Antonio anche se stesso dipinge' verrek-matten Aujót el-ék 'si uccise Aujót col fucile' iaš! verrek-sinč iá 'oh! me stesso ferisco io'. LA COMPOSIZIONE DEL VERBO Nel trattare della composizione del verbo terrò conto della forma infinitiva. Sono semplici i verbi come čen 'andare', χen 'giungere', jer parlare', vin 'ridere', jon 'udire', ecc. § 45. Molti verbi derivano da nomi (sostantivi o aggettivi), avverbi e particelle con l'aggiunta d'un suffisso (verbi denominali). Talvolta il nome subisce delle leggere modificazioni: col suffisso -en: koliót 'cristiano' koliot-en 'far cristiano, battezzare' tul 'cuore', čal 'lingua' tul-čal-en 'comandare' koč 'gamba' koč-en 'piegar le gambe, inginocchiarsi, pregare' olká 'lacrima' olk-en 'piangere' katmet 'cura del xon' kátmet-en 'curare' karrai 'fame' karrái-en 'aver fame' kščeχ 'lampo' kščeχ-en 'lampeggiare' čalwe, calw 'pioggia' čalw-en 'piovere' čejék 'presto' čejek-en 'far presto' kaniér 'no' kanier-n-en 'non volere' čalχ 'dolore, amaro' čalχ-en 'dolere, rendere amaro' očič 'duro' óčič-en 'indurire, essere duro' olič 'bello' ólič-en 'abbellire' col suffisso -ten oš 'parte superiore della faccia' oš-e-tén 'odorare, fiutare' aš-čeχ 'del mento pelo, barba' aš-čeχ-tén 'crescere la barba' čal-vén 'fiamma' čalven-tén 'far fiamma' tou 'grande' tou-tén 'ingrandire' col suffisso -ken: tepelswe 'piccolo' tepelswe-ken 'impiccolire' toul = toluv 'cuore' toluv-kén 'pulsare (del cuore), esser affannato' amitér 'rotondo' amiter-ken 'arrotolare, piegare i vestiti' col suffisso -χen: ksoren 'forza' ksóren-χen 'far forza' χanχe 'notte' χánχe-n-χén 'farsi notte' oter 'occhio' óter-χén 'fissare' parn 'nero, sporco' parn-χen 'annerire sporcare' ksol 'bianco' ksol-χen 'imbiancare' čewel 'magro' čéwel-χen 'dimagrire utem 'grasso' útem-χen 'ingrassare' tul-čarχ 'irato, cuore torbido' tulčar-χen 'adirarsi' Non è improbabile che il suffisso -χen sia il verbo χen 'giungere', per cui χánχen-χén letteralmente significherebbe 'giungere la notte'. Altri verbi denominali sono: aš-nen 'orinare' da ašše 'vescica' ša-stren 'defecare' " ša 'sterco' pó-tien 'sputare' " po 'saliva' kma-r 'non volere' " kma 'no' § 46. Molti verbi derivano da altri verbi con prefissi (verbi deverbali): il verbo composto conserva l'accento del verbo primitivo. Col prefisso okel- 'assieme': josen 'parlare' okel-josen 'raccontare' ejen 'gettare' okel-ejen 'lanciarsi pietre' matten 'frecciare, uccidere' okel-matten 'frecciarsi, uccidersi a vicenda' čen 'andare' okel-čén 'accompagnare' coi prefissi viek, vieχ, vie-r-, viva- 'a vicenda, inter se', per formare verbi reciproci: viek-ejen 'lanciarsi sassi, lottare a vicenda' viek-oten 'baciarsi a vicenda' viek-arién 'scambiare oggetti' veik-orχen 'percuotersi a vicenda, rissare' viek-čén 'andar insieme, darsi la mano' viek-šén 'prendersi a vicenda, abbracciarsi' viek-očen 'accarezzarsi' vieχ-ošen 'darsi dei calci' vieχ-áinen 'amarsi a vicenda' vieχ-án 'rissare' vieχ-monen 'comandare' vieχ-jónt 'intendersi a vicenda (comprendere il linguaggio)' vieχ-ampen 'tagliar la testa' vie-r-χen 'bastonarsi' viva-i-čenén 'fuggire assieme' viva-mién 'spingersi a vicenda' viva-š-jér 'insieme parlare sottovoce, confessarsi' col prefisso kar- che talvolta significa 'molto'; intensifica il senso del verbo primitivo: kar-áiken, 'molto vedere, sapere' da áiken 'vedere' kar-mán 'molto possedere, esser ricco' da man 'possedere' kar-eken 'molto fare, lavorare' da eken 'fare' kar-e-šaken 'battere' da šaken 'battere' kar-amχen 'accendere il fuoco' da amxen 'accendere il fuoco' kar-m-toχen 'cucinare' da toχen 'scaldare, cuocere' kar-tén 'mangiare' da ten 'mangiare' kar-pán 'dare' da pan 'portar via' kar-nám 'rompere' da nam 'rompere' kar-šejen 'comprare' kar-cáiken 'mettere sopra, sovraporre' con altri prefissi: da χen 'giungere' ju-χen 'partire' " juχen 'partire' š-juχen 'portar via' " jen 'gettare' e-jen 'gettare' " jer 'parlare' kon-jér 'tacere' " " van-jér 'gridare' " " oin-jér 'ridire, ripetere' " " kaš-jér 'parlare, screpolarsi " " iš-jér 'comandare' " " šaχ-jér? 'sopra (il libro) parlare, leggere' " josen 'parlare' šaχ-josen " " " " " čan 'parlare un idioma šaχ-čán " " " " " eken 'fare' kaš-eken 'dentro lavorare, pregare' " pen 'stare, sedere' em-pén 'avere, possedere' " vin 'ridere' je-vín 'cantare' " šen 'prendere' var-šen 'prendere' " ten 'mangiare' χa-ten 'mangiare' " vačer 'ferire' ver-vačer 'ferire' " čen 'andare' ons-čén 'nuotare' " áiken 'guardare' verrek-áiken 'se guardare, specchiarsi' " " " verv-áiken 'se guardare, specchiarsi' Forse vaken 'gridare' va analizzato va-ken, cfr. va-jér 'gridare' § 47. Altri verbi deverbali si formano con l'aggiunta d'un suffisso, per esempio: da wan 'vivere' si ha wan-χen 'tornare a vivere, risuscitare', cfr. χen 'tornare, giungere' " čen 'andare' si ha čen-enen 'andare-andare, fuggire', cfr. enen 'andare' " česken 'morire' si ha česke-jen 'agonizzare' " jer 'dire' si ha jer-ken e jer-nen 'parlare' " je-n 'dare' mediante raddoppiamento della radice si ottiene je-je-n 'dare' ma con senso intensificato, e da questo deriva je-je-ke-n 'dare': degli imperativi je!, je-je!, je-je-ké! 'dà, dammi' l'ultimo esprime il massimo del comando " kar-še-jen 'comprare' si ha kar-še-jen-jén 'comprare'. § 48. Altri verbi sono formati da frasi descrittive che risultano di un verbo preceduto da diverse parole che lo determinano; benché abbiano valore di un sol verbo, generalmente le diverse parole vengono pronunciate col proprio accento: óč-tén 'trangugiare, deglutire' da oč 'gola, faringe e ten 'mangiare' na-m-nén 'generare, partorire' da na 'donna' e nen 'nascere'; lett. 'di donna nascere' čai-oken 'borbottare, parlare fra sé movendo le labbra', lett. le labbra camminano' da čai labbra' e oken 'camminare, correre' taáp-i-šén 'pescare' da taáp 'pesce' e šen 'prendere' men-kačen 'fotografare' da men 'ombra, immagine' e kačen 'prendere, afferrare' čen-šaken 'battere le mani', lett. 'disprezzare colle mani' da čen 'mano' e šaken 'disprezzare'; gl'Indi giudicano poco favorevolmente questo nostro modo di approvazione. šepen-jér 'cantare' e anche 'suonare, far musica' da šepen 'laringe' e jer 'parlare', lett. 'parlare colla laringe' klajeu-jér; klajeu-josen 'bisbigliare, parlare sommesso' da klajeu 'piano' e jer, josen 'parlare' óul-jér or-jér 'russare' da oul, or 'naso' e jer; 'parlare col naso' , arvén-ásten 'zappare' da arvén 'terra' e asten 'aprire' šion-čén, šion-ša-š-čén (6) 'volare' da šión 'cielo', šion-šá 'nuvole' e čen'camminare', lett. 'camminare per il cielo, camminare fra le nuvole; collo stesso significato usano anche šion-enen 'il cielo percorrere' oul-šén 'soffiarsi il naso' da oul 'naso' e šen 'prendere', lett. 'il naso prendere' χáuχen-ék 'illuminare', lett. col fuoco, per mezzo del fuoco' da χáuχe 'fuoco' ed -ek 'con, per mezzo' (strumento) na-pán 'prender moglie', lett. 'la donna (moglie) portar via' kášken-jér 'tossire', lett. colla bocca parlare' da kašken 'bocca' or-sken-jér 'grugnire del porco', lett. 'colle fosse nasali parlare'. tko-terrén 'leggere', lett.'col libro scherzare' da tko 'carta, libro' e terrén 'divertirsi, scherzare'. Si vede che in principio gl'Indietti consideravano il leggere come un divertimento e un diversivo. tko-s-josen 'leggere', lett. 'col libro parlare' al-váiten 'impazzire', lett. 'testa perdere' čan-pén 'tacere,smettere di parlare', lett. 'l'idioma sta fermo' da čan linguaggio' e anche 'parlare' e pen 'sedere, stare, star fermo' te-kaš-kén 'farsi, esser notte' lett. 'dentro al fumo (alle tenebre) andare' čen-mi 'bollire', lett. 'scappa fuori', p. es. čen-mi čoun 'scappa fuori l'acqua, l'acqua bolle' ka-juχen 'andare a casa' = kau juχen 'per casa partire' men-čenenen, men-čenén 'spaventarsi' da men 'anima e čenenen 'fuggire' lett. scappa l'anima'. I verbi come men-čenén si coniugano in modo speciale: io mi spavento = jak men čenén 'la mia anima fugge' tu ti spaventi = mak men cenén 'la tua anima fugge' ecc. Analogamente: io ti spavento = ia-ni mak men čenén ečen 'io che la tua anima fugga voglio' io lo spavento = ia-ni t-men čenén ečen 'io che la sua anima fugga voglio' § 49. Altre volte, e ciò capita coi verbi intransitivi impersonali indicanti fenomeni naturali, la frase è formata da un verbo seguito dal soggetto: kekán-čálue 'cade la pioggia, piove' kekán-tervér 'cade la grandine, grandina' kekán-χoš 'cade la neve, nevica' Esistono anche le forme enfatiche kekán-si-čálue cade proprio la pioggia', ecc. Benché morfologicamente noi possiamo analizzare molti nomi e verbi composti e scomporli in diverse parti grammaticali formanti una vera frase descrittiva, tuttavia nella mente dell'Indio formano un'unità ideale assai compatta, che viene sempre richiamata tutt'intera qual'è, per esprimere un determinato concetto. In fine noterò che vi sono dei verbi che hanno diversi significati: čennen 'andare, fuggire, perdere, cadere' četen 'poppare, bere, andar a prendere acqua' matten 'mirare, frecciare, tirare col fucile, forare, pungere, uccidere' matten anche 'prigioniero', allora va analizzato m-atten, cfr. atten 'legare' čen andare, emettere' mutandosi da verbo intransitivo in verbo transitivo. LE PARTICELLE. L'AVVERBIO. § 50. Alcune voci hanno il doppio significato d'avverbio e di nome come: kar, poker 'molto, molti', kar-són poco, pochi', maχes 'tutto, tutti' peisón 'niente, nessuno', sowár 'certamente, vero, verità'; kapán, kaupán ha il doppio ufficio di avverbio abbastanza' e di verbo 'bastare'. Gli avverbi nella proposizione hanno varia collocazione: quelli che modificano un verbo d'ordinario sono premessi ad esso (preverbi), ad es. enk, enke 'sopra' si premette a pen 'stare' e si ha enke-pén 'sovrastare', cfr. anche nomi e verbi composti: quelli che s'uniscono al nome per specificarlo vengono quasi sempre posposti ad esso (posposizioni), ad es. vinči-káš 'all'albero dentro, dentro all'albero', χauχe-ojen 'al fuoco vicino, vicino al fuoco, kau-arnék della capanna fuori, fuori della capanna', ecc. Non tutti però, p. es. parre 'sopra' si prepone al nome: parre šemχ 'sopra la collina', e così anche alcuni altri. Quando sono interposti fra un nome e il verbo resta il dubbio se siano posposizioni o preverbi; ad es. Kokóš telken-okel enen 'Kokóš con i ragazzi va' si può anche analizzare Kokóš telken okel-enen 'Kokóš i ragazzi conduce, accompagna'. Avverbi di tempo: nai-k, ma 'ora, subito' norre 'dopo, fra poco' ka-nai 'adesso' or 'dopo, poi' ainá-káms 'oggi' kar-iáilo 'anticamente' aknaie-káms 'ieri' noór, noir-ék, noor-ouk, atsove 'sempre' nor-auk 'domani' makón 'domani, domani mattina' mak 'di nuovo' aike-makón 'dopo domani' ven? 'quando?' kau, láu, láilo 'già prima' ven? 'quando?' suín, vere, čejék, var-čejék, or-čejék 'subito, in fretta, prontamente' as? 'ancora?' as? e ven?, come tutte le particelle interrogative, si pongono all'inizio di proposizione. Avverbi di Luogo na, na-im, a-na-im 'qui' -arnék 'fuóri', a nord arnike-more em 'qui, per di qui' arnik-tám 'di fuori' (a nord). konventá 'qui, verso qua' -kak 'al di qua'; ejen-kak 'al di qua del recinto' mẹr, mẹr-em 'costì' maum, mawen 'là lontano' -šaχ 'oltre, al di là' e anche 'sopra' mo, mo-t, moo-ken, moo-nik 'là lontano' -koχé, -am, -enk, parre- 'sopra' ikweukr, šion-áš 'sopra, in alto' pẹ-mó-t, pẹ-mo-k 'là lontano' čenón, ni-ms a-ms, -meni 'sotto' ai-mo-te 'là' (a nord) -pai 'sopra, in alto' oš 'là lontano' kajewa-jek, (8) ájemen 'dovunque, in ogni -kwan 'più in là' luogo' kork 'davanti' kis? 'dove?' kóiske 'di dietro' (7) his-pí? kis-ón? 'dove? dove (è) questa cosa?' t-koverken 'intorno' lol 'all'intorno' (lol-en 'girar intorno') kis-ón-t? 'dove? dove questa cosa (è) essa?' -toni 'lontano'; i-toni 'da me lontano' toni-són, ojen, vieš-ojen 'vicino' kis-pe-t? 'dove? dove sta essa (cosa o persona) -čemerks 'fino' -aš, -k-aš, on, on-i, -oni-k 'dentro' kis-r? kis-kr? 'fin dove?' AVVERBI DI QUANTITÀ kar, poker 'molto, troppo' maχes 'tutto' kar-són, kar-tau 'non molto, poco' pei-són, kai-són, tau 'niente' kapán kaupán 'abbastanza' tavárn, tamarén 'anche' jas, mien, álau 'solamente' Avverbi di modo: so, sou, sow-ár, *sou-ár 'veramente' šai 'a braccetto' masek, mer, -sik 'certamente' čejék 'forte'; šaχ-jér čejék 'leggi forte' klajeu 'adagio, piano' mak 'di nuovo' (makka 'nuovo') kléuχem 'in fretta' ven 'come' χoon 'prontamente' merém, moór-vén 'così' kešeš 'drittamente' nu-vén 'come questo, così' PARTICELLE NEGATIVE. § 51. Sono le seguenti: kma, tau 'no' sono le particelle negative assolute; i Kojuká usano kaniér e tau. La particella affermativa è e 'sì'. Le particelle tau 'non' posposta a un aggettivo dà senso negativo: kar 'molto', kar-tau non molto, poco'. In questo modo è poco usata. -son, -sowen 'non' posposte alla radice verbale (cfr. § 40), a un nome, a un pronome o a un avverbio dànno senso negativo: na-són, čon-sík 'non (sono) donne, (sono) uomini certamente'; toni 'lontano', toni-són (Bo toni-sók, toni-só) 'vicino'; karmán 'riccco', karmán-són 'non ricco, povero'; kamer-són 'non (è) questo'; ia-i-són 'non io'; čejék ('in fretta', čejek-són 'adagio'; a nord karek-sowen 'negligente', lett. 'non lavora'. I Šelknám hanno altri modi per dare alla parole e alle frasi un senso negativo oppure opposto: ne tratto qui per affinità di argomento. 1. coi verbi kom 'mancare', váiten 'perdere': noi traduciamo 'senza'; per esempi cfr. § 26, 4. 2. col verbo pen 'stare, star fermo, quindi da čan 'linguaggio, parlare' si ha čan-pén 'il linguaggio sta fermo, di parlare fermarsi, tacere'. 3. Noto i seguenti verbi: χen 'giungere' e ju-χen 'partire' juχen 'partire' " ka-juχen 'tornare a casa' jer 'parlare' " kon-jér 'tacere' (forse da kom-jér) rién 'andare' " ko-rién 'vomitare' (il cibo torna indietro) ečen, ajen, twar 'volere' " čačen, kooten, sok-pén, énnien, ka-nier-nen, kma-r 'non volere'. Qui va ricordato anche il verbo čenken 'non tagliare', p. es., pei čenken 'il coltello non taglia' ALTRE PARTICELLE. § 52. sono assai numerose; qui indicherò le più comuni: -aš, -k-aš, -wai, -kién, -okel 'con' indicano compagnia; -aš e -k-aš sono posposte ai nomi e pronomi che terminano con consonante, -wai a quelli che terminano con vocale: ia-ni ma-wai en (enen), gmačen ek.-s 'io te-co vado, dolci dai' (lett. 'fai') Kokóš mer terren telken-áš 'Kokós giuoca con i ragazzi' Kokóš-kién 'con Kokóš', ecc. -aš, -k-aš-, e-, kar-, kau- 'per' indicano lo scopo d'un oggetto e si prepongono al verbo: paláketa kaš-musten 'coperta per dormire, coperta da letto' oter-šión kau-k-áiken 'degli occhi vetro per vedere, occhiali' olič kau-kaitrén '(ghiaccio) bello per sdrucciolare', cfr. anche § 26, 13. aš-, -k-aš, -man, -on, -oni, -onik 'dentro, in', -enk, -am, -šaχ, -pai, parre-, 'sopra' e altri avverbi di luogo servono per formare dei locativi: kau-kaš čen ma 'nella capanna è andato (è entrato) adesso'. Si notino le seguenti espressioni χen on, χen onik o semplicemente onik 'andar nella (capanna)' lett. 'giungere dentro, dentro'; onik è una particella che significa anche 'chez soi, home' mak-onik 'chez toi' lett. 'tuo dentro = interno della tua abitazione' quindi juχ mak-onik va tradotto 'allons chez toi, andiamo o entriamo nella tua capanna' -vén 'come' serve a far paragoni, cfr. § 33, ed entra in moltissimi composti, cfr. § 26, 7. -ék, i-ék 'con' posposto ai nomi indica lo strumento con cui si compie un'azione: pei-ék 'con il coltello' el-ék 'con il fucile' m-koš iá ter-ék, χoš-ék 'ti colpisco io con il ter (un fungo), con la neve' kok-š-iá onna-i-ék 'copro io (il capo) con questo (fazzoletto)' kaik, arvén asten Ikels kau-i-ék 'guarda la terra scava Ikels colle unghie' kaik, arvén arχen kau-i-ék Koniól 'guarda, la terra gratta colle unghie Koniól' Però spesso lo strumento è indicato senza posposizione come nel seguente esempio: m-koš-iá neχte 'ti percuoto io (con) il pugno' -au, -k-au 'senza' posposto ai nomi e ai pronomi indica privazione, ad esempio: te-kau 'senza te' (bevanda) Kokóš Šelknám-kau česken 'Kokóš senza i Šelknám muore'; noi diremmo 'kokóš morirebbe se fosse privato della compagnia del Šelknám' vié-k-, vié-χ-, vie-r-, viva- 'fra, vicendevolmente, inter se', usate anche dagli Aus, si prepongono ai verbi per formare dei verbi composti reciproci, cfr. § 46. -kár, che originariamente è un sostantivo 'cosa', indica possesso e si traduce bene con 'di' oppure con 'suo': Kokóš-kár art 'di Kokóš-cosa il bastone' ossia 'il bastone (che è) cosa di Kokóš, di Kokóš il suo bastone, il bastone di Kokóš'. Questa particella entra nella composizione dei pronomi possessivi, cfr. § 20. -k- indice di alcuni genitivi ed è interposta fra la parola determinante e la determinanda; essa entra anche nella composizione dei prefissi possessivi: a mio avviso deriva della particella precedente -kár, cfr. § 26, 1. -k- particella che indica la provenienza 'da'. Ad es. il χon Minkiól aveva i suoi possedimenti sul monte Áusel presso il Lago Fagnano e di là proveniva la sua famiglia: egli era chiamato Minkiól-k-Áusel. -mer, -sik, -masek, -paul (e anche -karsét i Kojuká) 'certamente, di sicuro' rendono enfatici i pronomi personali assoluti. -si, š - (i suffissi del § 38) equivalgono a sik 'certamente': è -sik quando è ultima parola della proposizione; è -si, -š nel mezzo della frase; è -š se segue j = i semivocale. -mer-, -ni- sono in stretto rapporto con il soggetto della proposizione in determinate costruzioni (V. Sintassi). Sono quindi indici del soggetto. -k, χ-, v-, t- iniziali facoltative di molte parole, di cui si tratta al § 10. Di esse è tuttora ignota la natura. Anche nel tsoneka di Th. Schmid si trovano simili fatti. Ad es. a pag. 34 dell'op. cit. si ha areš e p-areš 'very', a pag. 35 aur e k-aur 'on, upon', che sono perfettamente corrispondenti ai casi ona di aš, k-aš 'con, in, per', au, k-au 'senza'. Ma nel tsoneca tutti i nomi e i verbi che cominciano per k, g, h, w (e forse anche i predetti avverbi) perdono la consonante iniziale quando sono preceduti dal prefisso possessivo o del prefisso personale oggettivo. k-an 'madre' k-anko 'padre' i-an 'mia madre' i-anko 'mio padre' m-an 'tua madre' m-anko 'tuo padre' d-an 'sua madre', ecc. d-anko 'suo padre' k-ekionšk 'temere' ji m-ekionšk 'io ti temo' ji d-ekionšk 'io lo temo' met i-ekionšk 'tu mi temi', ecc. cfr. op. cit. pag. [5] e pag. [20] In queste forme k- è un pronome indefinito: k-an 'madre di qualcuno', k-anko 'padre di qualcuno', k-ekionšk 'temere qualcuno, o qualche cosa', cfr. TROMBETTI, Glott., pag. 290. Nulla di simile si verifica nell'ona: le iniziali k-, t-, v- possono scomparire quando la parola è preceduta da prefissi pronominali e quando non lo è, quando è inizio d'una frase e quando è nel corpo di essa. Ho sentito mille volte: aiks e k-aiks 'voglio vedere, che io veda' Kokóš, aik e Kokóš, k-aik 'Kokóš, guarda' igwa Kokóš ajen e igwa Kokóš χ-ajen' 'noi Kokóš amiamo'. Io avanzo l'ipotesi che -k sia I'abbreviazione del preverbo kar- del § 46, t- sia il pronome oggettivo di 3a persona e v- sia l'abbreviazione del preverbo vai- 'con-', cfr. §19, nota. verrek- particella premessa ai verbi significa 'mi, ti, si, ci, vi, e li rende riflessivi (cfr. § 44); premessa a un nome ha funzione d'attributo e significa 'proprio' (appartenente alla persona di cui si parla): šión aš verrek-aščeχ pan 'vetro per la propria barba portar via, specchio' šión aš verrek-men k-áiken 'vetro per la propria figura vedere, specchio' verrek čal maán 'la propria lingua afferrare' -i-, -e-, infisse fra due parole formanti nomi e verbi composti. Raduno qui alcuni esempi: sos-e-son ' alcuni' sos 'uno', son 'due' al-e-kom 'calvo' al 'capello', kom 'mancare' al-e-čoun-ján 'battezzare' al 'capello' čoun-ján 'acqua gettare' tap-i-šen 'pescare' tap 'pesce', šen 'prendere' viva-i-cenén 'assieme andare' as tellu-i-kanná? 'forse stelle queste?', tel, tellu 'stella' ia-i-son 'io no, non io' Ritengo che spesso siano vocali finali della parola che precede o iniziali di quella che segue, dileguate per il fenomeno ricordato al § 2. -i- di čésk-i-en 'cadavere' da česk-en 'morire' e di forme come karté-i-són sono di ben altra natura. Il suffisso -i di karte-i, pe-i, ecc. è certamente un suffisso vocalico che forma i nomi deverbali, cfr. § 26, 16, e § 43. PARTICELLE INTERROGATIVE. § 53. Sono sempre poste come prima parola della proposizione: konés? 'quis?, quem?, quid?' kones-kau? 'che cosa?, perché?' kis-ká? quanto?, quanti?' kejés? 'che cosa?, cosa dici?' as?, aus? 'forse?' kis-ká? 'quanto?' kis? 'dove?' kejés-ká? 'quanto?' kis-ón?, kis-ái?, kis-pí? 'dove?' kis-ká-at? 'dove?' konés-kien? 'con chi?' kis-kwá? 'come?' konés-vá? 'perché?' aš? 'ancora?'; aš wán? 'ancora vivono?' merém? 'così?' ven? 'quando?' kis-ón? 'quale?'; kis-ón jo? 'quale (il tuo) nome?' kis-r? kis-kr? 'fin dove?' konés tán? 'chi fu?' kis-kan-kaan? 'per quanto (danaro)?' ESCLAMAZIONI. § 54. Le esclamazioni più frequenti sono: o!, wati!, oti! 'oh!'; oti! womken kau 'oh! brucia la casa' jaš! 'oh! ahi!' (dispiacere, dolore) aimí! 'sta bene! grazie!' saik! 'ben ti sta!' paχai! 'accidenti !' (dispetto, stizza, imprecazione) uni-uni-á! 'caspita!' (meraviglia e piacere): esempio di raddoppiamento. ku..ku..ku..artá 'to, to, to' modo di chiamare il cane. kané! 'orsù, andiamo, va!'; kane kareken 'andiamo a lavorare' čim, čim, čim! 'salute!' dopo lo sternuto. kapá!, kaupá! 'basta, smetti!' NOTE: (1) Probabilmente ma-v-jos = ma-vai-jos in cui ma-vai 'te-co', oppure vai-jos-en 'con-fabulare' (2) L'inversione di senso è evidente perché Suor Gutierrez pone 5 = konsáuke e 6 = kiskemarrain, mentre konsáuke (= koni-sáuke) equivale a 'doppio tre = 6', cfr. koni soke 'doppio due = 4'. Tuttavia si deve notare che anche Borgatello in diversi luoghi dei suoi manoscritti ha 5 = koni-sáuke, keismarei, kises-mar-en, e 6 = kiesmarén, kre sáuken. Egli verbalmente mi ha informato che tenne conto dell'ordine in cui venivano indicati e non del valore; forse alcuni informatori - matematici poco valenti - premisero il 6 al 5. (3) Moneta della Repubblica Argentina. (4) È il nome dato a un tal Mister Sam Islope, perché aveva il naso schiacciato. Nel periodo 1890-1898 dava la caccia agl'Indi per istigazione d'inumani speculatori, che non contenti d'aver occupato senza compenso il terreno degl'Indi, trovavano che questi ostacolavano l'allevamento delle pecore. Mister Sam Islope riceveva una sterlina per ogni Indio ucciso e per dimostrarne l'uccisione esibiva le orecchie dell'ucciso! Auri sacra fames! E non era il solo cacciatore di Indi! Verso il 1905 morì precipitando da un'alta rupe a picco sul mare; alcuni attribuirono la caduta all'ubriachezza altri a tradimento dei compagni di viaggio. (5) Per scherzo chi porta gli occhiali è chiamato koni-soke otr 'quattro occhi' cioè (uomo con) quattro occhi. (6) Forse da *šion-ša-aš-čen, in cui -aš- significa 'dentro' (7) Forse va analizzato koi-ske, e -ske è probabilmente il suffisso del § 39, che dà all'avverbio valore predicativo: 'è di dietro'. Anche gli aggettivi arnike-ká 'esterno' (a nord), enke-ká 'superiore' sono formati da un avverbio + il suffisso -ka del § 26, 8. (8) Questo avverbio forse è composto con il suffisso -jek, che sembra trovarsi anche in če-jék 'subito, forte' e nei suoi composti var-če-jék, or-če-jék.