JOHN ROWAN WILSON. LA STANZA DEGLI SPECCHI. Quando John Kincaid, un personaggio di primo piano nel mondo politico britannico, muore su un tavolo operatorio, Sir Thomas illing e gli altri luminari della scienza medica che si sono occupati dell'illu- stre malato, ritengono che questa sia la conclusione malaugurata, ma inevi- tabile, di un caso dimcile. Al professor Line, invece, portavoce di una nuova generazione nel campo della medicina, la morte di Kincaid appare causata da una gravissima negligenza, ed egli non si fa scrupolo di rendere pubblica la sua convinzione per mezzo della stampa. Cosí comincia questa incredibile storia: una causa di diffamazione fra medici che, fin dall'inizio, non lascia dubbi circa l'esito finale. Medico della famiglia reale, Gilling è uno dei membri piú stimati della sua professione e gode dell'appoggio potentissimo delle alte gerarchie dell'ambiente medico britannico. Di fronte a coloro che rappresentano la tradizione, il "sistema~, Line è una specie di estraneo, un creatore di disordini, condizionato dal gusto per la pubblicità personale. In tribunale, la questione assume sfumature diverse, man mano che si scoprono fatti nuovi e man mano che i motivi per cui i due contendenti hanno agito vengono esaminati alla luce spietata degli interrogatori e dei controinterrogatori. Se Gilling ha rifiutato di usare il calcolatore offertogli da Line per diagnosticare la malattia di Kincaid e che avrebbe potuto sal- vare la vita dello statista, lo ha fatto per pregiudizio ? E Line, è lo scienziato illuminato e al passo coi tempi quale ama dipingersi, o piuttosto la vittima di una pericolosa necessità di distruggere sé stesso e gli altri? La sta»za degli specchi è un romanzo ricco di interrogativi appassionanti, che analizza spietatamente le debolezze umane, attraverso eventi che pon- gono di fronte a sé stessi i protagonisti. QUANDO l'orologio batté le sette, Sir l'homas Gilling si mosse e si svegliò. Il sonno lasciò dietro di sé uno strascico d'in- quietudine, una sensazione penosa che sfuggiva a ogni ana- ~ lisi. Ogni mattina della sua vita di adulto si era svegliato pieno di vago timore, quasi che su di lui incombesse una sciagura. Aveva cercato di fugare gli effetti di quell'angoscia riflettendo sulle sue cause. Sicuramente, non aveva alcun nesso con la sua vita at- tuale: era un uomo affermato, che non temeva alcuno, ricco e solido, felicemente sposato, rispettato, influente. Godeva di ottima salute. Che quell'inquietudine del primo mattino fosse un vestigio della sua infanzia o una premonizione del futuro? Un ritrarsi da- vanti all'ineluttabilità della morte ? O era un processo fisiologico, un abbassamento della pressione sanguigna? Non ne aveva idea. Ma, da esperto medico qual era, aveva trovato una terapia adatta: l'at- tività. Non appena awertí la depressione calargli addosso, scese dal letto. Infilò pantofole e vestaglia e percorse il corridoio fino all'ampio spogliatoio e al bagno. Si sentiva già meglio. A sessantadue anni, trenta dei quali vissuti negli agi, era ancora una gioia per lui sen- tirsi caldo e comodo, avere acqua calda in abbondanza, servitú e buon cibo. Gli pareva un miracolo aver ottenuto tanto di ciò che aveva cosí intensamente desiderato. Lo tormentava, infatti, la se- greta paura che la gente scoprisse ch'egli era una persona come tutte le altre e che non aveva alcun diritto agli onori di cui lo ave- vano coperto. Mentre si vestiva, rifletté sul programma della giornata. Era mar- tedí: lezione al St. Vincent Hospital dalle nove e mezzo alle undici; poi, clientela privata in Wimpole Street fino all'ora di pranzo. Pranzo al Savoy con Sir Horace Trimble. (Che cosa voleva quello lí? Gilling non era molto entusiasta di Trimble.) Poi c'erano i pa- zienti esterni al North Essex. Quando scese a colazione, Charlotte, sua moglie, era seduta a tavola e leggeva il Dai~y Mail, mentre ai suoi piedi due cuccioli Labrador neri facevano baruffa. « Sono preoccupata per Rob » disse lei, con la sua voce scandita e aristocratica, « continua a rigettare. » Rob era il piú grosso dei cuccioli e adesso stava leccando la cera di una delle gambe dei tavolo. « Non c'è da stupirsi, visto quel che mangia » osservò Gilling pacato. Accanto al piatto c'era la sua posta, e vide una lettera dei suoi legali. I timori che lo avevano afflitto al risveglio tornarono con raddoppiato vigore. Apri la busta e lesse: Caro Sir Thomas, le comunico con la presente che l'udienza del suo procedimento per diffamazione contro il professor David Line è stata fissata dalla Corte per lunedí 16 aprile. E probabile che le udienze si protraggano per alcuni giorni e speriamo che non le arrechi disturbo tenersi libero per la settimana in questione. Penso che lei desideri venire nel mio ufficio per definire gli ultimi particolari. In tal caso, abbia la com- piacenza di telefonarmi e di fissare un appuntamentO. Con i migliori saluti Suo L. Perrin Era ridicolo essere cosí sconvolto, si disse Gilling. Sapeva che presto ciò sarebbe accaduto, e tuttavia era riuscito a cacciarlo in fondo alla mente, come un uomo afflitto da un male incurabile tenta di convincersi che la morte si dimenticherà di lui. Guardò tristemente la moglie e le annunciò che era stato fissato l'inizio del procedimento. « Immagino che queil'orribile Line tremerà dal panico » osservò lei, sprezzante. « Piccola subdola canaglia. » « Non credo che sia una canaglia. » Si alzò da tavola. Charlotte non aveva idea della sua ansia. « Sarai a casa per cena ? » « No. C'è una riunione all'università. Cenerò con Maxfield. » « Non far troppo tardi » lo pregò la moglie. Gilling sorrise e scrollò la testa. Non faceva mai tardi e, in ogni caso, lei sarebbe stata a letto. Charlotte aveva l'abitudine di ritirarsi in camera alle dieci e guardare la televisione. Spesso, si scopriva a invidiare l'at- taccamento della moglie alle proprie piccole manie. A quanto pa- reva, gli agi di cui aveva goduto fin da giovane l'avevano lasciata immune da ogni sollecitazione competitiva della società. C'era un che di grandioso nel suo modo di non mettersi mai in gara con gli altri. Trasandata, coi capelli grigi, in abito di tweed e scarpe spor- tive, attraversava tutti i giorni il parco in compagnia dei suoi cani, canterellando stonata tra sé. La cameriera lo aiutò a indossare il cappotto e gli porse il rimes. Lo aprí mentre la Rolls Royce avanzava silenziosamente lungo Parkside. Un titolo lo fece sobbalzare: MEDICO DI CASA REA- LE IN CAUSA PER DIFFAMAZIONE. L'articolo era breve e discreto, secondo la tradizione del giornale. Avrebbe dovuto abi- tuarsi a ben piú di quello, piú o meno per tutta la settimana suc- cessiva. "Medico di Casa Reale"... ecco l'incentivo per il lettore. Ricordò quando aveva visitato per la prima volta un personaggiO della Casa Reale: una vecchia signora fragile e meticolosa che lo aveva fatto sentire sciatto e goffo. Ancora adesso c'era un sotto- fondo di timore reverenziale nei suoi contatti con quelle persone. Forse era per questo che aveva tanto successo con loro. Il St. Vincent era in una zona scura e fuligginosa dello East End. Sporadiche modernizzazioni si erano susseguite per anni, ma la vecchia facciata dorica dell'ospedale sopravviveva. Il primo por- tiere prese il cappotto di Gilling. Aveva letto il ~imes? Quasi sicu- ramente. I primi portieri sanno tutto. Il fatto doveva essere argo- mento di conversazione tra studenti e interni. Gilling ricordava la sua gioventú abbastanza bene per sapere che non avrebbero avuto comprensione per lui. Era al di sopra della comprensione. Non si rendevano conto che potesse anche lui sentirsi ferito o imbarazzato o impaurito. Non che avrebbe perso la causa. Prescindendo completamente dagli aspetti legali della questione, la giuria avrebbe visto lui e Line al banco dei testimoni ed egli aveva ben pochi dubbi sull'im- pressione che avrebbe fatto. In fondo, era proprio questo che lo aveva portato alla sua posizione attuale. Trascorse la prima ora facendo lezione agli studenti, cosa che gli dava piacere. Sapeva di essere giudicato un tantino antiquato, ma credeva nei principi fondamentali e nel contatto immediato e umano. Dopo la lezione fece un giro nelle corsie col suo interno, poi si recò in Wimpole Street. Quando arrivò allo studio porse la lettera di Perrin alla segretaria. « Sarà meglio che teniamo libera questa settimana. » La signorina consultò l'agenda. « Ha qualche appuntamento, ma niente di improrogabile. Vuole vedere l'avvocato Perrin~ » Gilling annuí. Era ansioso di incontrarlo; a dire il vero, era legger- mente allarmato. Ora non si poteva piú sfuggire: sarebbe proprio accaduto. Sarebbe dovuto andare al Palazzo di Giustizia a deporre ed essere controinterrogato e fòtografato e vedere le sue risposte gridate ai quattro venti da tutti i giornali. Sarebbe stato orribile, anche se avesse vinto... perché naturalmente avrebbe vinto. Line non aveva una sola possibilità, ne convenivano tutti. E tuttavia vo- leva essere rassicurato da un esperto, qualcuno che valutasse la si- tuazione con un freddo atteggiamento clinico. « Vorrei vederlo oggi » disse, « dopo pranzo. » Doveva lasciar perder~ il North Essex, e immediatamente avvertí una fitta di colpa. Terminò con i suoi due pazienti alle dodici e mezzo. Quando arrivò al Savoy, Trimble era a un tavolo del bar. Superava di parec- chio l'uno e ottanta di statura ed era incredibilmente grasso. Il suo faccione rosso e fanciullesco pareva un paesaggio ondulato di col- line, fiumi, rosee vallate, mentre le sopracciglia bianche e cespugliose sporgevano dalla fronte come alberi precariamente aggrappati al fianco di una montagna. Aveva una capigliatura lussureggiante; una foresta ammantata di neve. Il suo corpo era avvolto in un costoso abito di lana pettinata, e le mani enormi e paffute stringevano un bicchiere di martini dry. All'ingresso di Gilling, si alzò faticosamente in piedi. « Un goc- cio, Thomas ? » « No, grazie, preferirei pranzare direttamente, se non ti secca. » « Magnifico, magnifico! » La voce di Trimble, dal tono bonario e soddisfatto di un arcidiacono, rimbombò nel bar. Era un perso- naggio da diciottesimo secolo. Lo si poteva immaginare in parruc- cone, a fare ironici salamelecchi in una corte della Casa di Han- nover, a elargire protezioni, corrompendo e lasciandosi corrompere. Gilling si sentiva leggermente a disagio, con Trimble: agli artigiani puritani della sua schiatta ripugnava tutta quella faciloneria e man- canza di saldi principi. LA S~ANZA DEGLI SPECCHI 345 « Ho paura che dovremo pranzare alla svelta. Ho un appunta- mento alle due e mezzo col mio avvocato. » « Ah » commentò Trimble, che era uno dei suoi testimoni prin- cipali. « Comunque non dobbiamo parlare d'affari finché non ab- biamo ordinato. » Sedette al tavolo e prese la lista. Il cameriere si aggirava nel loro paraggi. « Vediamo: Moussaka. Canard pressé. Tu cosa prendi, Thomas? » « Qualcosa di leggiero: una sogliola alla griglia, magari. » « E qualche ostrica per cominciare? Bene. » Porse la lista al ca- meriere. « Ostriche anche per me, poi un'aragosta alla cardinale. Non troppo cognac, mi raccomando. E ci porti un po' di vino. Thomas, un Berncasteler Schlossberg è troppo dolce per te? » « Come preferisci tu, ma soltanto un bicchiere. » « Io direi che potremo berci una bottiglia. » Trimble gettò un'oc- chiata severa al cameriere. « E non lo scuota, pcrché il vino s'in- torbida. » Quando rimasero soli, Trimble riprese: « Bene, adesso passiamo agli affari. Come ti senti, per la causa? » « Non è che attenda quel momento con ansia particolare. » « Nemmeno io. » Spezzò a mezzo un panino con i suoi ditoni. « Nuocera parecchio alla professione. » « Non direi che è colpa nostra. » « Ma ne risentiamo; quel tizio ci trascina giú al suo livello. » Arrivarono le ostriche e Gilling si dedicò a esse mentre, con la mente, vagava altrove. Trimble non faceva mai nulla senza uno scopo preciso ed era piuttosto snervante attendere che questo scopo si rivelasse. Rammentò il periodo in cui Trimble si era ficcato in testa di diventare mernbro della Società Reale di Medicina. Non aveva alcuna qualifica per l'elezione, non aveva fatto ricerche de- gne di nota. Questa difficoltà gli era stata chiarita, ma lui aveva rifiutato di prenderla in considerazione. Per Trimble, la Società Reale era soltanto un altro club cui la sua eminenza gli dava il diritto di appartenere. Era ex presidente del Reale Collegio dei Me- dici, consigliere anziano al Ministero della Sanità; era potente e aveva reso difficile la vita a tutti. Il Ministro della Sanità aveva cercato di esercitare pressioni sul presidente della Società Reale, Lord Maxfield. Era stato tutto estremamente imbarazzante. Max- field era stato quasi deciso a cedere, ma Gilling gli si era opposto. Cosí avevano deciso di sottoporre la questione al Vecchio Fred. Frederick, I barone di Sandray, aveva superato l'ottantina. Nel corso dei dieci anni precedenti il suo ritiro, era stato il despota in- discusso della professione. Tutte le sfere di potere, ora divise tra Maxfield, Trimble e Gilling - il Reale Collegio, il Consiglio di Ri- cerche Mediche, il Comitato per il Conferimento di benemerenze le fondazioni, le alte cariche nel Ministero - erano controllate da Fred. Una situazione del genere poteva essersi creata soltanto con un uomo di eccezionale operosità e personalità. E, nonostante ]a genialità di Fred, essa aveva suscitato parecchi risentimenti; dopo il ritiro di questi, I'impero era stato spezzettato. Tuttavia ci si ser- viva di lui come suprema corte d arbitrato. Quando Maxfield e Gilling gli avevano sottoposto il caso di Trimble, la sua tremante voce di vegliardo aveva espresso un giudizio crudele e definitivo: « Tanto varrebbe nominarlo grande Ammiraglio della Flotta ». E cosí si era conclusa la questione. « Il Ministro è preoccupato per le possibili conseguenze » stava dicendo in quel momento Trimble. « So che nutri delle riserve su di lui, ma credo che sia abile e sappia ciò che vuole. » « E che cosa vuole? » « La coordinazione. Da tempo andiamo ripetendo che il Servi- zio Nazionale della Sanità è tutto un pasticcio e lui è ben deciso a porvi rimedio. E favorevole al progetto dell'Accademia di Medi- cina e teme che questa azione per diffamazione non renda certo piú facile la cooperazione. » Gilling si spazientí. « Stai cercando di persuadermi che il proce- dimento nuocerà a tutti noi ? Lo so: sarà un male per me, per Line, per la professione, per il Servizio della Sanità. Potrà essere un male anche per il Ministro e per i suoi progetti. E allora? Eravamo tutti d'accordo che dovessi intraprenderlo. » « Oh sí, naturalmente. » L'aragosta íu posta davanti a Trimble. N e mangiò un boccone e sul suo viso massiccio si disegnarono le pieghe di un sorriso sod- disfatto. « Perfetta. La tua sogliola è buona? » « Ottima, grazie. » « Bene. Devo dire che non mi è mai passato per la testa che Line avrebbe rifiutato di ritrattare. Come diavolo potresti esser ri- tenuto responsabile per la morte di Kincaid? Una volta che il di- rettore del giornale che ha pubblicato la lettera si fosse scusato, credevo che sarebbe tutto finito. E sono convinto che anche il Post- 'relegram si sarebbe arreso se non ci fosse stato dietro Line. Un uomo vanitoso e fanatico... che può fare tanto male a una grande professione. Mi dà la nausea. Non credi che punti su un tuo ritiro all'ultimo momento ? » Il tono di Gilling fu leggermente acido: « Non ho intenzione di venire a un compromesso. Se deciderà di cedere, ne sarò estrema- mente soddisfatto, ma a dire il vero lo ritengo poco probabile ». Trimble sorrise: « Line deve sapere che le sue probabilità di suc- cesso sono di gran lunga inferiori delle tue, ma forse lui non riesce a sforzarsi a tentare un avvicinamento. Credo si debba prendere in considerazione un ultimo tentativo di mediazione. Il Ministro è 348 SELEZIONE DEL LIBR0 d'accordo. E adesso c'è un altro fattore: Rex Hartly. E tornato dal- l'Australia. Può darsi che riesca a fare qualcosa. » Rex Hartly era il presidente recentemente eletto del Reale Col- legio dei Chirurghi e avrebbe dovuto assumere la carica il mese successivo. L'attuale presidente, Sir Basil Frobisher, persona ver- bosa e incapace, aveva tentato d'interporre i suoi buoni uffici, ma Hartly era un'altra cosa. Relativamente giovane, energico, poteva essere proprio la persona adatta a trovare un accomodamento. « Hartly disposto a collaborare? » domandò Gilling. « E poco probabile che voglia iniziare il suo periodo di carica con una tempesta del genere. Line è membro del Collegio. Se si rovina in Tribunale, andrà male per tutti i chirurghi e Hartly è entusiasta di questa faccenda dell'Accademia di Medicina. Se fa fiasco, rischia di perdere il titolo di pari; è nel suo interesse coo- perare. » Trimble adorava quel genere di cose: le manovre, gli intrighi, le corruzioni. « Il Ministro ha suggerito di fare un pranzo insieme venerdí, per discutere dell'Accademia » continuò. « Credo che po- tremo portare la conversazione sull'argomento e far capire a Hartly che razza di posta ha in giuoco. Posso dire al Ministro che ci sarai ? All'una al ministero. » « Molte grazie. » Gilling consultò furtivamente l'orologio. « Mi rincresce immensamente, ma temo proprio di dover scappare. » Cominciava a vergognarsi dei pensieri malvagi che aveva nu- trito nei confronti di Trimble. Era un amico, quando c'era biso- gno, anche se, essendo i suoi interessi legati ai tuoi, aiutando te aiutava sé stesso. Uscí dal ristorante, col suo collega cospiratore che lo guidava leggermente tenendolo per il gomito. LESLIE PERRIN, socio anziano dello studio Goldman e Mac~in- tosh, dopo colazione tornò rapidamente nel suo ufficio in Lin- coln's Inn e sistemò la sua robusta mole dietro un'immensa scrivania. Aprí l'incartamento "Gilling contro Line" e cominciò a leggere. Era un caso affascinante. Perrin si era specializzato negli affari delle persone importanti e godeva fama di essere piuttosto abile nel te- nere le vertenze lontane dai Tribunali. Per lui, una causa com- LA S fAJVZA DEGLI SPECCHI 349 battuta fino in fondo equivaleva a una sconfitta, anche se il suo cliente vinceva. Gli piacevano le confidenze e le informazioni se- grete, la silenziosa lotta a base di lettere, accenni, allusioni, riu- nioni private. Ciò che accadeva in Tribunale era banale. Il primo documento, la base di partenza dell'intiero giudizio, era una lettera di David Line - membro del Collegio Reale dei Chi- rurghi, ordinario di chirurgia all'Università di Londra, direttore del Corpo dei Professori al Royal Metropolitan Hospital - al diret- tore del settimanale Medical Science: Egregio Direttore, un caso tragico ampiamente riportato dai giornali pone una volta ancora in risalto l'incertezza dei metodi diagnostici convenzionali. Il paziente, un eminente statista, era in cura presso i piú illustri me- dici del Regno Unito, ed è indubbio che essi abbiano fatto ogni sfor- zo per giungere alla diagnosi corretta. Quando, nonostante le cure, le sue condizioni peggiorarono, fu eseguita un'esplorazione chirurgica. Si scoprí un ascesso cerebrale ormai inguaribile, e il paziente morí. E da presumere che una diagnosi precoce avrebbe potuto condur- re a una conclusione positiva. La malattia era dovuta a una rara infezione da virus. Si può giustificare chiunque non prenda in esame una simile possibilità, ma tali errori saranno inevitabili sintanto che ci affideremo alla fallibile intelligenza umana. Abbiamo a nostra disposizione macchine attrezzate in modo da prendere in esame ogni possibile alternativa. Una di queste, la mac- china di Brook-Halder, viene usata regolarmente nel mio reparto. Si basa sul semplice principio che la diagnosi è fondata sull'analisi dei dati. Nel corso di una normale visita il medico acquisisce in- formazioni dal paziente, anzitutto ponendogli delle domande, e poi visitandolo. Il sanitario valuta questi fatti in relazione alla sua co- noscenza dell'affezione, quale egli l'ha vista, udita e letta. Se i dati collimano con un quadro morboso che egli ricorda, la diagnosi è fatta. Spesso, però, i dati potrebbero corrispondere a diverse ma- lattie. Il clinico svolgerà allora ulteriori indagini: radiografie, esami del sangue ecc., che escluderanno alcune delle diagnosi possibili. La situazione ideale si verifica quando rimane una sola ipotesi: que- sta sarà senz'altro la diagnosi. E nostra convinzione che questo processo può essere compiuto con maggior attendibilità da un congegno elettronico. Si può program- mare un calcolatore con molti piú fatti sulla relazione tra sintomi e malattia, di quanti possa ricordare qualsiasi cervello umano. Quan- do un nuovo morbo o un nuovo sintomo si aggiunge alle conoscenze 350 SELEZIOJ~'E DEL LIBRO mediche, questo può essere fornito alla macchina che diviene cosí la depositaria delle nozioni collettive di innumerevoli persone. La macchina non può dimenticare, non può stancarsi, non può avere un giorno di permesso. Se le fornite i sintomi di un particolare pa- ziente, vi comunicherà tutte le possibili cause e vi dirà quali altre indagini sono necessarie per escludere possibili alternative. Quando le vengono forniti i risultati di queste indagini, la macchina indica le rimanenti ipotesi, e si prosegue cosí finché si ottiene la diagnosi definitiva. Teoricamente, è impossibile che la macchina commetta errori se le informazioni sull'affezione e i dati sul paziente sono corretti; ciò è confermato dalla pratica. Nel mio reparto al Royal Metropolitan ci serviamo da tre anni di tale strumento, piú attendibile anche del piú esperto diagnostico. L'uso di tale macchina fu offerto nel caso piú sopra menzionato: I'offerta fu respinta. Questa esperienza pone il seguente interrogativo: le poche per- sonalità che decidono la nostra politica di ricerca sono in grado di formulare un giudizio spassionato su questa importante scoperta ? La macchina è costosa e dotarne largamente e in modo capillare il servizio sanitario, come crediamo dawero dovrebbe esser fatto, com- porterebbe una spesa ingente. Inoltre, essa sminuisce la mistica del clinico, il che può essere considerato uno svantaggio da alcuni dei nostri colleghi piú anziani. Noi sosteniamo tuttavia che il bene del paziente debba essere anteposto agli interessi personali. Non possia- mo permetterci di rischiare delle vite rimanendo pervicacemente ra- dicati ai vecchi metodi. Distintamente David Line Quando aveva scritto quella lettera, Line si rendeva conto di quanto poteva essere pericolosa? Perrin era incline a credere che Line non avesse previsto un'azione legale: era un uomo con un'idea fissa. Aveva delle opinioni precise sulla sua macchina e sul caso Kincaid e, con tutta probabilità, non doveva aver neppure tentato d'immaginare come Gilling avrebbe reagito alla sua lettera. Poi c'era un ritaglio del Post-~elegram, un giornale popolare a larga diffusione, in data g aprile: SVEGLIA, SIGNOR PATTON! di Raymond Marsh Quando si sveglierà il Ministro della Sanità? Da tre anni la piú grande scoperta della medicina - dopo quella della penicillina - LA 57~ANZA DEGLI SPECCHI 35 si è sviluppata sotto il suo naso, ed egli rifiuta di fare qualcosa al riguardo. Si tratta della macchina di Brook-Halder, un fantastico calcolatore che può ricordare sulle malattie piú fatti di tutti i mem- bri del Reale Collegio dei Medici messi insieme. Basta fornirle un elenco dei vostri sintomi, segnato in codice su schede perforate e la macchina se lo masticherà finché avrà trovato la diagnosi esatta. Senza impiegare piú tempo, o creare piú fastidi e confusione di una bilancia parlante, vi dice con precisione che cosa avete. Funziona. L'ho vista e provata nell'aggiornatissimo reparto chirur- gico diretto dal professor David Line, al Royal Metropolitan Ho- spital. La macchina ha risolto un bel mazzo di rompicapi medici che le erano stati sottoposti da ospedali di tutto il mondo per met- terla alla prova. "Provatela" ha detto il professor Line, "datele almeno una pos- sibilità. " Lo chiede da qualche tempo, senza successo. Mi risulta che alla Vecchia Guardia della Medicina non garba l'idea. Le pri- medonne della professione medica non vogliono che il loro prestigio personale venga sminuito da una macchina. E, ciò che piú conta, il nostro Ministro della Sanità non si è mai preso la briga di occu- parsene personalmente. Ogni grande ospedale del Paese dovrebbe essere dotato di una macchina come questa, qualunque ne sia il costo. Due settimane fa, John Kincaid, una delle piú brillanti menti politiche della nazione, moriva in ospedale, con due cavalieri del- I'ordine dell'Impero britannico e un Lord al suo capezzale, senza che fosse stata formulata una diagnosi. Nessuno può far tornare in vita Kincaid, ma possiamo sicuramente ricordarlo in maniera conso- na. Il Post-~elegram p.-Qpone di istituire un Fondo John Kincaid, il cui denaro servirà a finanziare ricerche sui calcolatori diagnostici come la macchina di Brook-Halder. Lord Frampton ha già inviato la somma di lo.ooo sterline per aprire la sottoscrizione. Questo è quanto facciamo noi. E Lei che cosa farà, Signor Patton ? E infine c'era il rapporto di Perrin: E nostra opinione che entrambi i documenti siano diffamatori nei riguardi di Sir Thomas Gilling per vari aspetti: Lettera di Line: (I) La lettera del professor Line lascia chiaramente intendere che si riferisce alla malattia di Kincaid. (Il Post- ~elegram nomina il defunto uomo politico esplicitamente). E risaputo che Kincaid era affidato alle cure di Sir Thomas Gilling. (2) E ehiaro ehe, secondo l'opinione del professor Line, Sir Tho- mas commise un errore non usando il calcolatore: diversamente Kincaid avrebbe potuto essere salvato. Dire che Sir Thomas com- mise un errore non costituisce di per sé diffamazione. Ma eostituisee diffamazione insinuare ehe egli fu negligente o ehe rifiutò di ser- virsi della maeehina per un pregiudizio. Ciò signifieherebbe che si eomportò da persona ineapaee e di diseutibile integrità. (3) Line afferma esplieitamente ehe gli esponenti della professio- ne sono ostili al ealeolatore per motivi poeo nobili. Una persona informata che leggesse la lettera, non potrebbe che interpretarla nel senso che Gilling fu orgoglioso, ostinato e acceeato dai pregiudizi nel suo rifiuto a usare la macchina. Ciò costituisce una grave diffamazione. Articolo di Marsh: Le affermazioni ricordano quelle della lettera di Line, ma sono molto piú esplicite. Marsh insinua che il fatto di non aver usa- to il calcolatore può aver causato la mancata diagnosi del male di Kincaid. Il riferimento ai due baronetti e al Lord identifica senza dubbio Sir Thomas Gilling e i suoi consulenti. Riteniamo che questo articolo sia lesivo per Sir Thomas Gilling in quanto afferma o insinua che: (I) per ragioni di prestigio per- sonale o di vanità, egli ostacolò l'affermazione di un importante strumento di ricerca; (2) per negligenza non fece uso della macchina per il signor Kincaid. Queste insinuazioni possono danneggiare se- riamente la reputazione professionale e personale di Sir Thomas. Dagli appunti delle conversazioni con Gilling, Perrin rilevò che Sir Thomas si era detto ansioso di evitare un'azione legale e che si sarebbe accontentato di ampie scuse e di una ritrattazione da parte di Line, dei direttori di Medical Science e del Post-relegrem; Perrin aveva quindi preparato uno schema per la ritrattazione. Il direttore di Medical Science aveva accettato le condizioni e convenuto che la ritrattazione sarebbe apparsa in uno dei prossimi numeri in posizione di rilievo. Sir Thomas aveva suggerito che il direttore facesse sí che Line sottoscrivesse la ritrattazione, ma Line aveva rifiutato. Sir Thomas aveva inviato una protesta formale a Line, affer- mando che quella lettera costituiva un attacco personale che i suoi legali ritenevano diffamatorio e tale da fornire validi motivi per un'azione legale, e aveva nuovamente richiesto delle scuse. Line aveva risposto che non le giudicava opportune: "L'idea di un'azione legale tra colleghi ripugna a me quanto a lei, ma non ci si può attendere che io ritiri affermazioni delle quali sono con- vinto". Questo era accaduto circa due anni prima, il che era probabil- mente un'ottima cosa, rifletté Perrin, perché aveva dato a tutti il tempo di placarsi. Al momento dell'insulto, I'offeso ha l'impressione di dover essere oggetto di disprezzo e di ridicolo per tutta la vita; dopo qualche mese si accorge con stupore che la gente ha dimenti- cato tutto e che egli stesso trova difficile mantenere la propria indi- gnazione. Il telefono ronzò sommessamente. Era la segretaria che annun- ciava Sir Thomas Gilling. Perrin andò incontro all'anziano signore e lo fece accomodare nella poltrona davanti alla scrivania. Sir Thomas era il tipo di clien- te col quale trattava il suo studio: ricco, illustre, solido. Era deciso e possedeva quella distinzione, quel fascino che sarebbero stati bene accetti sul banco dei testimoni. Non era uomo da deludere i suoi legali. « Questo è il momento buono per riesaminare la situazione » disse Perrin. « Parecchie vertenze si compongono proprio a questo punto, quando entrambe le parti devono affrontare il salto nel- I'acqua gelata. Noti bene, non vorrei dare adito a speranze ecces- sive... » « Capisco. Ma c'è un nuovo fattore... » e Gilling spiegò il piano di Trimble riguardante Rex Hartly. Mentre i nomi gli uscivano dalle labbra - Hartly, il Ministro, Maxfield - pareva impossibile che qualcuno potesse resistere d tali pressioni. « Hartly è intimo di Line » concluse Gilling, « e ha un grosso motivo per persuaderlo a comporre la lite. » « Be', speriamo per il meglio » osservò Perrin. « Pensa di fare qualche concessione ? » « Io? Quali concessioni potrei fare? Tutto ciò che chiedo a Line è di ritirare l'asserzione che ho sabotato la sua ricerca e che Kin- caid è morto per mia negligenza. Non posso cedere su questo pun- to, se voglio conservare almeno un briciolo di reputazione. » « D'accordo, d'accordo. » « Mi sembra di fare una richiesta abbastanza modesta. Sicura- mente Hartly lo capirà. » « Naturalmente. Ma il problema è Line. Secondo me, egli si con- sidera un uomo con una missione. » « Un'intiera serie di missioni. L'ha incontrato? » « No. L'ho visto alla televisione. Per quasi tutto il tempo non ha fatto che protestare contro la pubblicità indesiderabile per la pro- fessione medica. » Gilling s'accigliò. « Uno degli aspetti piú irritanti di quell'uomo è che pretende di essere alla guida di una nuova èra della medi- cina scientifica, e invece non ha alcuna seria esperienza in fatto di ricerche. » « Vi sono alcuni tratti inquietanti nel suo atteggiamento. Non ha tentato di negare che si riferiva a lei; ripete continuamente, come sua giustificazione, che le sue dichiarazioni sono veritiere. Questo sposta l'onere della prova. Cosí lei, Sir Thomas, non si trova piú a dover dimostrare che Line l'ha diffamata, bensí sta a lui pro- vare che le dichiarazioni fatte a suo proposito sono veritiere. In pratica, la mette sul banco degli accusati. Cosí resta libero di spar- gere un bel po' di fango. » Perrin fece una pausa. « Nella vertenza non c'è alcun elemento personale che io ignori? » « No, credo sinceramente di no. » « Peccato. A quanto pare dobbiamo trattare con un uomo di principi. Sono sempre un problema, per gli awocati. » Perrin stu- diò l'incartamento: « In risposta alla sua querela, Line afferma che dopo la morte di Kincaid, egli forní i dati clinici al calcolatore... » « Ottenne otto risposte possibili. Non lo considererei un risultato strabiliante. Detto per inciso, non ho ucciso Kincaid » si animò a un tratto Gilling. « Caro Sir Thomas, ma naturalmente... » Gilling sollevò una mano. « Dico sul serio. Esercito da circa qua- rant'anni e ho fatto morire un bel po' di gente... per inesperienza, per ignoranza e persino, una volta, mi vergogno a dirlo, per negli- genza. Capita a tutti noi. Ma nel caso di Kincaid la mia coscienza è pulita. » « Non ne ho mai dubitato per un istante. » Gilling cambiò argomento. « E quelli del Post-'relegram? » « Li dimenticherei. Tengono duro in attesa di vedere che cosa succede. Se Line perde, cederanno quasi sicuramente anche loro. » « Capisco. » Gilling fu sopraffatto da un'enorme stanchezza. « Quindi, tutto dipende da Hartly » osservò. « Pare di sí » rispose l'altro. Perrin accompagnò il medico giú fino all'automobile. Il vecchio portava bene i suoi anni, rifletté l'awocato. Era elegante, vivace ed eretto; ben poco sfuggiva ai suoi occhi acuti. Sarebbe stato lo stesso uomo nel giro di due mesi, se l'azione proseguiva? Di solito, secondo la sua esperienza, erano gli orgogliosi a essere spezzati dalla legge. Gilling comprendeva fino in fondo che cosa stava ri- schiando ? Probabilmente no, sebbene si fosse cercato di chiarir- glielo. Perrin aveva delle premonizioni circa l'esito delle contro- versie e, questa volta, era colmo di un profondo disagio. HUMPHREY PATTON, Ministro della Sanità, aveva una segreta debolezza: gli piaceva starsene sdraiato nella vasca da bagno a comporre il suo annuncio mortuario. Mentre s'insaponava e si strofinava, le frasi sonore gli riecheggiavano in testa: "L'immagi- noso slancio delle sue idee era eguagliato soltanto dalla vivezza del suo genio nell'amministrazione... Fin dagli anni piú verdi le sue doti lo destinavano ai piú alti onori"... S'immerse nell'acqua per risciacquarsi. Era ora di uscire, di aggiungere un'altra pietra alle fondamenta della sua grandezza. Amava arrivare al suo ufficio al Ministero alle nove in punto, e si godeva lo svolgersi regolare della sua giornata; le pratiche, le discussioni, le riunioni. Quello era il giorno del pranzo con i me- dici: dovevano essere indotti in qualche modo a smetterla di acca- pigliarsi e ad accettare un tantino di organizzazione. Qual è il gruppo di sessantamila uomini che ha una tale sorprendente varietà di corpi rappresentativi ? Non soltanto un'associazione e un sin- dacato, ma cinque Reali Collegi, uno ciascuno per medici, chirurghi, ginecologi, patologi e medici generici. Se si riusciva a raggrup- parli tutti in una grande Accademia di Medicina - con un presi- dente energico, sensibile ai fatti della vita politica - si sarebbe otte- nuta un'organizzazione davvero efficiente. Era stato pressappoco cosí ai tempi del Vecchio Fred, ma l'autorità fondata su un solo uomo muore con l'uomo. Ora doveva essere forgiata in un sistema organizzato. E adesso quella stupida querela per diffamazione! Ecco ciò che 356 SELEZIONE DEL LIBR0 succede quando ci sono degli uomini ricchi, a cui, tutte le volte che entrano o escono da un ospedale, schiere di infermiere e interni fanno la riverenza; gente che fa il bello e brutto tempo nelle sale operatorie e pontifica alle cene. Diventano totalmente indipenden- ti; dimenticano che fanno parte di un servizio statale finanziato dai contribuenti; pongono i propri antagonismi personali al di sopra del bene pubblico. Il pranzo era fissato per l'una. Trimble arrivò per primo, con Rex Hartly. Hartly era un australiano oltre la cinquantina, robu- sto, dai lineamenti pesanti. Sotto la sua aria di quieta affabilità celava un'estrema sicurezza di sé; proprio in quel momento stava facendo di tutto per dare a Trimble l'impressione di essere molto intimorito all'idea d'incontrare per la prima volta il Ministro. In realtà non ne era minimamente impressionato. Non aveva ancora conosciuto qualcuno che considerasse piú abile di sé stesso. La sua elezione alla presidenza del Reale Collegio dei Chirurghi lo por- tava semplicemente un gradino piú su nella sua ascesa. « Consommé julienne e cotolette d'agnello » costatò malinconica- mente Trimble, « ecco quel che ci aspetta. C'è un'aura puritana intorno al Ministro. » Prese un bicchiere di sherry e ne porse un altro ad Hartly. « A parte questo, è un uomo di prim'ordine. » « Mi risulta che è un fautore dell'Accademia di Medicina, vero ? » « Sí, infatti, come tutti noi. » Trimble si voltò. « Ah, salve, Gil- ling. Maxfield, caro amico. Conoscete entrambi Rex Hartly. » La conversazione si fece un tantino impacciata, come accadeva sempre in presenza di Maxfield. Gilling si domandò che cosa esat- tamente non andasse in quell'uomo. In apparenza, era la persona piú brillante tra i presenti; aveva vasti interessi e una grande ca- pacità intellettuale. Aveva ottenuto le piú alte qualifiche con una facilità addirittura ridicola; poi si era guardato attorno, come in- certo sul da farsi. La normale medicina clinica era troppo semplice, e il lato umano di quella attività richiedeva doti di comprensione e di calore che gli difettavano. Aveva scelto la ricerca scientifica. Grazie ad alcune utili scoperte nel campo della neurofisiologia, era stato eletto membro della Società Reale di Medicina e si era co- minciato a parlare di lui come di un genio. In seguito, appena ave- va superato la trentina, la sorgente si era inaridita. Le sue energie creatrici erano state un semplice aspetto della vitalità giovanile. Era tornato alla medicina clinica. Inevitabilmente, gli erano stati LA S~ANZA DEGLI SPECCHI 357 tributati tutti gli onori possibili: titolo nobiliare, lauree ad honorem, la cattedra universitaria. Adesso era Lord e presidente del suo col- legio. Il suo intelletto esisteva ancora, frustrato, sprecato. Maxfield, nei suoi rapporti umani, restava curiosamente distaccato. Trimble aveva previsto esattamente come si sarebbe svolta la colazione: il Ministro masticava con cura ogni boccone; Hartly, seduto alla sua destra, fu sondato su parecchi punti. Sí, era decisa- mente favorevole all'Accademia. Poteva trascinare dalla sua parte il Collegio dei Chirurghi? Ne era abbastanza fiducioso. <~ La questione finanziaria » disse con sussiego il Ministro, « è ovviamente importante. Noi del Ministero saremmo felici di aiu- tarvi, ma, d'altra parte, non sarebbe auspicabile che un'istituzione del genere dipendesse dal pubblico erario. Loro ne convengono, immagino. » Maxfield e Hartly annuirono. Maxfield, con la sua bella voce incolore, disse: « Confido che i fondi potranno essere trovati: un contributo annuale dei membri eletti, e i collegi verserebbero il resto. Spendono un bel po' di quattrini per servizi superflui, quat- trini che risparmieranno quando sarà costituita l'Accademia. Il co- sto iniziale della sede richiederà una grossa somma. Una proposta provvisoria è stata avanzata da uno dei nostri industriali piú lun- gimiranti... » « Miles Plant » intervenne Trimble, « me lo sono lavorato io. » S'accorse che Maxfield trasaliva nell'udire quella rozza espressio- ne, ma proseguí senza imbarazzo: « Finalmente comincia ad ac- cettare il fatto che non se li potrà portare nella tomba, i suoi quat- trini. ~ pronto a firmare il momento in cui avremo una proposta valida formulata col pieDo appoggio dell'Ordine e del Ministero. Tuttavia » fece una pausa, « c'è una questione che lo preoccupa. » Gilling si agitò, a disagio. « Questa maledetta azione giudiziaria. » Il Ministro contrasse le labbra. « Veramente deplorevole. » Gilling poté avvertire una vaga atmosfera di biasimo. Erano stati tutti d'accordo con lui che l'azione doveva essere intrapresa; sa- rebbero stati ancora d'accordo ch'era impossibile fare marcia in- dietro, eppure, nelle loro menti, Gilling era associato a qualcosa di spiacevole che poteva mandare tutto all'aria. « Line dovrebbe ritrattare » interloquí Maxfield con petulanza. « Deve sapere che non può farcela. Nuocerà alla professione e ro- vinerà sé stesso. E un individuo brillante, a quanto si dice, ed è giovane. » Si rivolse ad Hartly con aria significativa: « Proprio il tipo d'uomo che potrebbe avere un futuro nell'Accademia. Ma non ha un briciolo di buon senso? » Hartly scrollò la testa. « Credo di no. Ha moltissime altre doti, ma non quella. » « Lei lo conosce bene, vero? » intervenne Gilling. « Benissimo. » Hartly sentiva i loro sguardi puntati su di sé. Lo stavano interrogando silenziosamente. Da che parte sei? Sei di- sposto a comportarti come un membro della cerchia dei potenti, a mettere ciò che sai e la tua abilità a nostra disposizione ? Sei degno del potere, sei pronto ad anteporre le necessità di governo alle tue preferenze personali? Sei dalla parte di Line o dalla nostra? Sono dalla mia parte, disse Hartly tra sé e sé. ERA ACCADUTo in Italia, nel luglio del '44, oltre vent'anni ad- dietro. Le strade e i campi riarsi dal sole erano coperti di spessa polvere bianca. L'avanzata aveva avuto una battuta d'arresto e loro avevano subíto delle perdite. Hartly dirigeva un ospedale da campo nei pressi di Cosenza. Un giorno era capitato da lui il gene- rale di brigata; si era gettato su una sedia nel suo ufficio, a bere birra con aria infelice. « Ti manderemo una bella gatta da pelare: un certo tenente Line. La settimana scorsa l'ha passata in gatta- buia: ce l'ha sbattuto il colonnello Mannion. Tipo molto emotivo. Cane d'un ammutinato! Cinquanta sferzate, signor Christian, e ro- ba del genere. Ha tutte le ragioni se si bada al regolamento. Aveva disubbidito agli ordini. » « Che genere di ordini? » « Gli era stato detto di occupare un villaggio. Gli Italiani l'ave- vano abbandonato ma lo tenevano sotto tiro dal fianco della col- lina. Line portò su un plotone, perse alcuni uomini, poi tornò. Ri- ferí di aver incontrato un civile il quale gli aveva detto che uel villaggio c'era il tifo e poi se l'era squagliata prima che Line po- tesse portarlo giú per l'interrogatorio. Non c'era nessuno che po- tesse confermare la cosa, perché Line era l'unico che parlasse l'ita- liano. Be', Mannion si scagliò contro di lui perché era tornato, disse che la faccenda del tifo era una balla e che avrebbe fatto meglio a risalire lassú. Line rispose che secondo lui doveva andarci anche la Sanità per prendere le dovute precauzioni. Persero entrambi le staffe e Mannion lo fece mettere agli arresti. Disgraziatamente, Line aveva ragione: un paio di giorni dopo trovarono il civile in un cam- po, coperto di chiazze: aveva il tifo. Mannion dice che questo non cambia nulla, ma io non riesco a mandarla giú. Pare anche che un corrispondente di guerra si sia impadronito della storia, cosí si è messa male. Stamattina, però, abbiamo avuto un colpo di fortuna: Line è svenuto, ha battuto forte la testa, e noi l'abbiamo mandato all'ospedale. Francamente, ci terrei a evitare la corte marziale. » « In che modo? » aveva domandato Hartly. « Credo che presenti una psiconeurosi da combattimento e che dovrebbe essere rispedito in volo in Inghilterra per la terapia. Credi che O'Connor ci starà? » O'Connor era lo psichiatra. Hartly aveva ridacchiato: « Pare un caso dawero interessante ». Quando Line fu portato nel suo ufficio, Hartly, che si era aspet- tato un tipo cupo, scontroso e aggressivo, aveva visto invece un giovanotto biondo e dinoccolato con una faccia lunga e sveglia e un sorriso sbilenco. Line, imbarazzato, si era messo a sedere e aveva accettato una birra. Quando aveva sollevato il bicchiere alle labbra, la mano gli tremava tanto che un po del liquido gli si era versato sull'uniforme. Aveva posato il bicchiere, gli occhi fissi su Hartly. Era teso e diffidente. Hartly conosceva la paura e aveva capito che Line, pUI essendo spaventato a morte dalla situazione, ne era tuttavia affascinato. « Come si sente ? » s'era informato. « Benissimo. » Line si era agitato nervosamente sulla sedia. « Non dovrei affatto trovarmi qui, sa? Ho tutto a posto. » « Può darsi. » Hartly l'aveva osservato mentre beveva un altro sorso di birra. Questa volta, il giovane aveva abbassato la testa sul bicchiere e aveva alzato la mano di scatto per nascondere il tre- mito. « E appena venuto qui il generale di brigata » aveva ripreso Har- tly. Line lo aveva guardato, diffidente. « E una brava persona » aveva concluso il medico. « Non saprei. » Line aveva sorriso appena. « E al di sopra del mio livello sociale. Conosce il colonnello Mannion? » « Sí. » « Che cosa ne pensa di lui? » Hartly aveva riflettuto un attimo: « E un puzzone ». Line s'era rizzato, gli occhi scintillanti. « Questo è molto inco- raggiante. » « Non lo riferisca: negherei ogni parola. E poi non importa che cosa pensiamo lei o io di Mannion. » Aveva notato la delusione di Line; il giovane aveva ingenuamente creduto di essersi conquistato un alleato. « Lei ha un'idea troppo semplicistica dell'autorità. » Line s'era stretto nelle spalle. « Merito dell'Esercito. » Hartly aveva cambiato bruscamente argomento: « A quanto pare, lei aveva ragione a proposito del tifo ». « Già. » Aveva fatto una breve risata. « Imperdonabile, eh? » « L'intenzione del generale è di continuare la guerra, e ha tutta la mia comprensione. » « Allora perché mi ha messo agli arresti? Non l'ho chiesto io. » « Da quel che mi risulta, credo invece che l'abbia proprio vo- luto lei. » « Allora io ho torto: è questo che lei pensa » aveva borbottato Line. L'altro s'era proteso in avanti, spazientito: « Non m'interessa chi ha ragione e chi ha torto; il generale di brigata deve impadronirsi della località successiva sul fronte d'avanzata; io devo estrarre una scheggia di pietra dal cranio di un uomo. Noi tutti facciamo quel che si può, nel nostro piccolo. Sto chiedendole di cooperare ». « In che cosa ? » « Lei non può combinare piú nulla di buono qui, se non lasciar- si sottoporre alla corte marziale, con conseguente perdita di tempo per tutti. Il generale riconosce che lei aveva ragione a proposito del tifo, ma in ogni caso verrebbe riconosciuto colpevole. » Aveva visto l'ombra di un sorriso passare rapidamente sul volto di Line. « Sí, proprio cosí, alla faccia del suo amico con la tessera stam- pa. » Line lo aveva fissato attentamente. « Gliel'ha detto lei, ve- ro ? » aveva domandato Hartly. L'altro aveva risposto, ripetendo la sua battuta: « Se riferirà le mie parole, negherò. Mi può biasimare? » « Lei valuta tutto in funzione di sé stesso » aveva osservato Hartly. « Pensa che il mondo sia stato creato per offrirle problemi morali da risolvere. Può darsi che sia stata la cosa giusta da fare, ma è stata calcolata, quindi la smetta di comportarsi come se fosse in comunicazione diretta col Padreterno. Se si arriverà alla corte mar- ziale, l'Esercito dovrà trovarla colpevole, per difendere le proprie regole. Magari si parlerà di lei sui giornali, ma non durerà: succe- dono troppe cose. Mannion resterebbe al suo posto. L'Esercito non sacrifica certo un ufficiale perché si è attenuto al regolamento. Quindi, che scopo c'è ? » « Dal suo punto di vista nessuno » aveva risposto Line. « Va bene » aveva esclamato allegramente Hartly, « ho afferrato il concetto. Se è deciso a sacrificarsi, tanto vale che si sacrifichi per qualcosa. A meno che il sacrificio non sia fine a sé stesso, na- turalmente. Certa gente trascorre l'esistenza agognando di essere una vittima. » « Forse lei potrà fornirmi un'alternativa » aveva ribattuto Line, gelido. Hartly aveva preso la cartella medica di Line. « Sarà rimpatria- to per motivi di salute. Il suo comportamento nei pressi di Cosenza è stato un'aberrazione temporanea dovuta a cattive condizioni fisi- che. Il generale suggeriva una visita dello psichiatra, ma vedo sulla sua scheda che ha un soffio al cuore. E ritenuto innocuo, ma non si può mai dire. Voglio restare sul sicuro. » «Ho qualche possibilità di scelta?» « No, in realtà no. » « Allora non c'è altro da dire. » Line aveva cercato di nascon- dere la nota di sollievo nella sua voce. In fin dei conti, aveva riflet- tuto Hartly, in quel ragazzo c'era qualcosa d'interessante: non vuo- le proprio essere un martire. AL TERMINE del pranzo, Gilling diede ad Hartly un passaggio in auto. « E molto gentile da parte sua offrire aiuto » disse con qualche esitazione. « Spero soltanto di poter fare qualcosa. » « Quel che desideravo dirle a quattr'occhi era... » s'interruppe. « Be'... mi auguro che non abbiamo cercato di influire troppo sulle sue future azioni. Non vorrei che tentasse di avvicinare Line pur avendo delle riserve. » Hartly sorrise; quel vecchio aveva un suo fascino, non potevi fare a meno di trovarlo simpatico. « Ho studiato attentamente il caso » rispose, « e penso che lei abbia assolutamente ragione e Line torto. Dovrebbe ritrattare, e io glielo dirò. Va bene cosí? » Gilling sorrise di rimando. Provava nei confronti di Hartly qual- cosa che non aveva mai provato né per Trimble né per Maxfield e nemmeno per il Ministro: rispetto. «Va bene cosí» rispose. LA S'rAN~A DEGLI SPECCHI ANDAUER interruppe la prova con uno schiocco delle dita. « Do- L mattina alle dieci » disse. Poi chiamò: « Susan ». Susan Cranmer lo guardò con aria interrogativa. Un faccino for- midabile, rifletté l'uomo. Nemmeno il corpo era male, ma era so- prattutto il viso che si faceva notare. « Quella battuta: "Vedi, non piango", la dici ancora in un modo piuttosto incolore » osservò. « Il pubblico deve sentire che tu pian- gi dentro. » Rise e la baciò sulla guancia. « Smettila di arrovellarti a esprimere l'infelicità. Va' e sii infelice. » Lei prese il suo cappotto e uscí sulla Waterloo Road. Come pote- va essere infelice quando tutto andava cosí bene? Si sentiva a suo agio nella parte di Nina... ma non ci sarebbe mai riuscita senza David. Non si può fare la parte di una donna matura finché non si pensa e non si vive come tale. Fermò un tassí: « Metropolitan Hospital ». David aveva stabilito che lei andasse là per incontrare due dei suoi assistenti. Però non aveva ben capito chi di loro David volesse mettere in bella mostra, se lei o gli assistenti. Il bar era proprio di fronte al cancello principale. Vide una 3 porta con la scritta SNUG. Quando l'aprí, scorse Line seduto a un tavolo d'angolo con due uomini. Benché avesse quarantasei anni, avrebbe potuto dichiararne dieci di meno: era alto e snello, con le spalle leggermente arrotondate e capelli biondissimi che tendevano a cadergli disordinatamente sul viso. Aveva il dono di saper portare abiti piuttosto trasandati con una certa distinzione. Quando Susan si awicinò al tavolo, Line si alzò e la presentò ai suoi compagni. Uno era un giovanotto bruno, dal colorito oliva- stro, nervoso. « Ti presento Sam Brook. » L'altro era tarchiato, con grandi occhiali e i capelli tagliati cosí corti che apparivano poco piú che un'ombra nera sul cuoio capelluto. « E Frank Halder. » Il padrone venne a prendere le ordinazioni, poi Susan domandò: « Com'è andata? » Line si passò una mano sul viso; aveva l'aria stanca. « E stata dura. Abbiamo aperto, operato e richiuso, ma è stata una battaglia continua. Le vere preoccupazioni cominciano dopo. » 362 « Crede che ce la farà? » domandò Halder. «Ne dubito: il sodio del sangue è calato di colpo. Certe volte mi domando se questa faccenda del trapianto di organi non sia un vicolo cieco. » Il padrone tornò con le bevande e Line, momentaneamente con- scio dei suoi obblighi sociali, finalmente si rivolse a Susan: « Com'è andata la prova » ? Davanti ai loro discorsi la sua preoccupazione per il teatro ap- pariva futile. « Oggi molto meglio » rispose un po' diffidente. « Lei lavora al National Theatre? » domandò Brook. « Sí » rispose lei, e aggiunse: « Sono ancora una sconosciuta ». « Cosa recita? » s'informò Brook. « Sto provando Nina ne "Il gabbiano". » « Ma è una parte importante! » « Forse troppo. E il loro sistema, adesso: prendono una scono- sciuta come me e le oflfrono la grande opportunità. Qualche volta tutto va bene, qualche volta ci si rovina. » « Sono sicuro che avrai un grande successo » intervenne Line; poi si rivolse ad Halder: « Ha parlato della trasfusione con la capo infermiera? » « Sí. » « Mi spiace fare il pignolo, ma sa che cosa è successo l'ultima volta. Un blocco di soli dieci minuti può avere un'importanza enorme. » Susan intuí che Line stava suggerendo ad Halder di andare in ospedale, ma l'altro non capí. « E tutto in ordine » rispose. Cominciarono a discutere del caso e Susan fu dimenticata. Parlarono per un po', poi Line diede un'occhiata all'orologio. « Devo andare » annunciò improvvisamente. « Devo incontrarmi con Hartly; però non c'è bisogno che vi muoviate anche voi. » « Vorrei dare un'altra occhiata a quella trasfusione >~ annunciò Halder. Line s'illuminò in viso: « Le dispiacerebbe? » Brook e Halder li salutarono e attraversarono la strada per en- trare in ospedale. Line fece salire Susan in auto: era una Bentlev di data incerta, che permetteva un'alta e superba visuale della stra- da. Doveva essere tutto in stile - rifletté la giovane donna con un misto di orgoglio e di divertimento - I'aspetto di lui, la sua auto, i rapporti con i suoi subordinati, e soprattutto il suo lavoro. - - Era energico e dominatore; aveva nel Suffolk una moglie della quale non parlava: stando ai "si dice" era un'ereditiera america- na. S'incanalò nel traffico dirigendosi a ovest. « Dove ceniamo? » « E perché non andiamo a casa? » ribatté lei. Le sorrise: « Mi piace quando dici cosí ». Vivevano insieme da due settimane ed era una cosa ancora abbastanza nuova da entu- siasmarli. « Però non credo che ci sia molto da mangiare. » LA S'rANZA DECLI SPECCHI 365 « Potrei farti una frittata o qualcosa del genere. » Line rise: « Preferisco la seconda alternativa. Sembri felice, stasera ». « Lo sono. Nina comincia veramente a prendere corpo. » Posò affettuosamente una mano sulla sua. « E merito tuo, dawero. Sei stato tu a crearla. » « Sciocchezze » borbottò lui, ma era compiaciuto. L'appartamento, confortevole ma impersonale, dava su Brompton Road. Susan promise a sé stessa che quando ci si fosse stabilita de- finitivamente, avrebbe apportato qualche cambiamento. Per ora non doveva intromettersi; lui non doveva pensare che lei cercasse d'imporsi. Nel frigorifero, Susan trovò un po' di salmone affumicato, del pane nero e preparò delle tartine; sedettero in cucina a mangiarle. « Mi piacciono i tuoi assistenti » osservò lei. « Sí, sono dei bravi ragazzi. » Le sembrò strano che li chiamasse cosí: ragazzi. Dovevano avere almeno trent'anni, dieci piú di lei. « E anche molto promettenti » continuò Line. « Hanno svolto un ottimo lavoro insieme, benché siano completamente diversi. Halder è un ricco scapolo che ama le feste e le donne. Brook ha una moglie devota e due bambini e torna a casa non appena può. » Susan sorrise. « Felicità domestica a Golders Green » osservò. Sul viso di Line passò un'ombra. « Perché l'hai detto? Non c'è niente di male nell'essere ebreo, sai. » Lei lo guardò, confusa. « Ma io pensavo soltanto a un sobborgo qualsiasi. Perché dovrei badare alla sua religione? » « Scusa. E che... sento che esiste questo pregiudizio nei confronti di Brook. E l'uomo piú in gamba del reparto. » Lo disse come uno che reciti una lezione. « Hanno portato a termine una delle piú preziose ricerche di questo Paese, lui e Halder, ma incontrano dif- ficoltà insormontabili per averne il riconoscimento. E per Brook è una terribile delusione. » Poi riprese: « Ti ho detto che sono coin- volto in un'azione giudiziaria? » « No. » Line scoppiò a ridere. « Una vera stupidaggine. Hai sentito par- lare di Sir Thomas Gilling? » « Vuoi dire quel tizio che viene sempre fotografato davanti a Bu- ckingham Palace mentre dice che non c'è motivo di apprensione? » Line annuí. « Mi ha querelato. » Riferí gli avvenimenti che ave- vano condotto alla vertenza. 366 SELEZIONE DEL LIBRO « Mi pare assurdo. Ma sicuramente non arriverete in Tribunale. » « No » rispose Line, fiducioso. « Direi proprio di no. Gilling sta cercando di estorcermi delle scuse con un bluff; non puoi imma- ginare quanto siano boriosi, quei vecchi. Quando si accorgerà che non funziona, probabilmente lascerà cadere la cosa. » Si alzò da tavola e, come a un segnale, Susan l'imitò e attese che Line le si avvicinasse. Ogni sua espressione, ogni suo gesto avevano un slgnificato per lei; era un linguaggio segreto che ren- deva superflue le parole. Mentre David le si avvicinava, lei notò la grazia dei suoi movimenti: pareva creare un'atmosfera di eccita- zione e tensione. La baciò, dapprima dolcemente, e fu Susan che si strinse a lui. Piú ,tardi, Line disse: « Santo Cielo, Hartly arriva tra un quarto d'ora. Ti farebbe piacere conoscerlo?» « Non stasera. Se un uomo della sua posizione fissa un appun- tamento, vuol dire che ha qualcosa in mente. Quando conosco qual- cuno, preferisco che si occupi di me, non mi piace fare la parte del terzo incomodo. Adesso vado. » « Va bene, come vuoi tu. » « Hai idea del motivo della sua visita? » « Hartly è il nuovo presidente del Collegio dei Chirurghi. Se la questione arriva in Tribunale, la cosa sarà molto imbarazzante per lui. Inoltre ha delle ambizioni che dipendono da persone tipo Gilling. Non vuole che il vecchio si renda ridicolo. » HARTLY si sfilò il cappotto e lasciò cadere i guanti di cinghiale sul tavolo dell'ingresso. Appariva piccolo, quadrato, bruno e deciso. « Mi dispiace capitare qui con un preavviso cosí breve » disse. « Non pensarci nemmeno. » Line osservò divertito il cappotto e i guanti dell'altro. « Hai dimenticato una parte dell'uniforme. Do- v'è la bombetta~ » Hartly rise: « Una volta ne comprai una, ma sembravo un rab- bino a un funerale ». Entrò nel soggiorno. « Bevi qualcosa ? » « Il hisky allungato, grazie. » Line versò il liquore per Hartlv e una dose piú modesta per sé, poi sedette e attese in silenzio. « Cre- do che tu abbia capito perché sono qui » esordí Hartly. « Avanti, Rex » rispose Line sommessamente, « non devi aspet- tarti che parli io al tuo posto. » LA S~ANZA DEGLI SPECCHI 367 «D'accordo: quella faccenda con Gilling. Non trovi che si sia spinta abbastanza oltre ? » « Certo, ma è stato Gilling a far causa, non io. » Hartly s'era aspettato quella reazione. L'espressione scontrosa e ostinata di Line gli era fin troppo familiare; l'aveva vista la prima volta a Cosenza. Era come un ragazzo che si aspetta un rimprove- ro, ma che, allo stesso tempo, è incoraggiato dal saldo convincimento di aver ragione. Line aveva ancora quelle fissazioni infantili: trac- ciava una netta linea fra torto e ragione. Per Hartly, questo era un fattore di scarsa importanza. La causa iniziale di una controversia è diffficilmente individuabile e di solito entrambe le parti hanno, fino a un certo punto, torto e ragione insieme. Anche quando si può stabilire una scala di responsabilità, ciò ha poco peso sul da farsi. Hartly, nella sua qualità di amministratore, doveva pensare al futuro, alla prossima mossa. « E inutile rivangare l'intera storia: secondo te, chi trarrà van- taggio da questo processo? » « Non mi riguarda. Non gli ho chiesto io di querelarmi. » « Invece sí. Sei cosí maledettamente, egoisticamente trincerato in te stesso che, quando hai scritto quella lettera, non hai pensato che l'avresti messo in una posizione insostenibile. » « Sai bene quanto me che la macchina avrebbe potuto aiutare Kincaid. Questo è quanto ho det~o. E cosí quel vecchio pazzo mi ha querelato. » Hartly scrollò malinconicamente la testa. « Andiamo, David! E l'articolo sul giornale? Lo sapevi in anticipo. Gilling non si sarebbe mosso se ci fosse stata soltanto la tua lettera. » « Allora lui pensa che sono stato io a sobillare il giornale? » Hartly annuí. « Giuro che non ho avuto nulla a che fare con quel- l'articolo. » « I concetti erano tuoi e Gilling lo sapeva. » Line si alzò e prese a camminare avanti e indietro. « Se tu fossi stato qui, mi avresti consigliato di non scrivere quella lettera? » « Credo di sí. » « E se fossi stato nei panni di Gilling... » « Gli avrei consigliato di ignorarla. Nel giro di una settimana o due sarebbe stato dimenticato tutto. » Line aggiunse, con un sorriso cattivante: « E poi tutti sanno che io sono un po' matto. Non è troppo tardi perché Gilling si ritiri ». « Cerca di capire la sua posizione » ribatté Hartly. « Con quell'ar- ticolo sul giornale lui è stato praticamente accusato di aver ucciso Kincaid: non può far marcia indietro senza dare l'impressione di am- metterlo. » Line si strinse nelle spalle. « Quindi non c'è piú nulla da fare » L'altro insistette pazientemente. « Vorrei sperare che esista una via di mezzo tra la resa ineondizionata e il disastro eompleto. » Ir- ritato dall'aria indifferente di Line, sbottò: « Lo eapisci, no? » Line si fermò davanti alla finestra: « Agisco per principio. Tu hai frequentato troppo i politicanti, Rex. Trovo tutto questo molto scon- fortante: il mandarti qui, cosí, il nuovo presidente del Reale Collegio dei Chirurghi. E vergognoso. » Hartly dominò a fatica la collera: « Non mi ha mandato nessuno ». « Tu sei spinto dall'ambizione: vuoi essere un grand'uomo. » L'importante, decise Hartly, era impedire a Line di trasformare la questione in melodramma. « Non essere ridicolo » disse. Line si voltò di scatto. « Ricordi Cosenza? Allora mi fregasti per bene. Passarono mesi prima che mi rendessi conto di quanto eri stato furbo. Io avevo ragione e tu mi fregasti buttandomi fuori della scena. Adesso hai qualche proposta da farmi ? » Hartly sospirò: « Tu e Gilling avete tre settimane per decidere se distruggervi o no a vicenda. Io sono convinto che debba esserci una via di mezzo; se potessimo arrivare a questo, il giornale non rappresenterebbe un problema ». « Vuoi dire che se io cedessi, loro si troverebbero nei guai? » Hartly scosse la testa. « Non è questione di cedere. » « Allora dimmi in quale altro modo si può raggiungere un accordo. » Hartly ebbe la demoralizzante impressione che le cose si mettevano male: nella voce di Line c'era una nota intensa e morbosa, di chi sta contemplando prospettive disastrose. « Dannazione! » scattò. « Una volta o l'altra tutti noi abbiamo ucciso delle persone, ma non si usa scriverlo ai giornali. » Line agitò irosamente una mano. « Questo non è stato un errore: è stata una disgrazia provocata da una condotta meditata. » « Ti riferisci al mancato impiego della macchina di Brook? Non tutti hanno in essa la fiducia che hai tu. » Il viso di Line assunse un'espressione ostinata. « Questione di pregiudizi; ti illudi che non esistano, e invece... tu sai bene come stanno le cose » concluse amareggiato. Hartly era stupefatto. « Non starai insinuando che la causa di tutto ciò è l'antisemitismo ? » Line si strinse nelle spalle: « Ti prego solo di considerare il curri- culum di Brook. L'ho conosciuto in America e da allora ha sempre lavorato con me. E un uomo eccezionale. Da quando è tornato qui non ha trovato altro che ostruzionismo: difficoltà per far pubbli- care i suoi lavori, difficoltà per le borse di studio, difficoltà per tro- vare i pazienti coi quali usare la macchina. E stata proposta la sua candidatura alla Società Reale di Medicina e l'hanno bocciata ». « Vuoi dire che non l'hanno eletto » obiettò Hartly, acido. « Sono tutte sciocchezze, e poi non è questo il punto. » « E invece è questo il punto. Se il progresso scientifico dev'essere paralizzato... » « Mi dispiace che quel ragazzo sia stato sfortunato, ma non servirà a niente riesumare vecchie lagnanze. » « Ti sto facendo il quadro di sfondo. Quella lettera non fu un attac- co irrazionale. Avevamo fatto ogni possibile tentativo, prima, ed è stato tutto inutile. » « Anche in questo caso, non posso credere che fu intesa come un attacco personale a Gilling. » « Certo che no » fu la risposta spazientita di Line. Hartly credette di scorgere un raggio di luce: « Quindi il malinteso c'è: se, senza arrivare in tribunale, potessimo accordarci su una dichiarazione nella quale tu confermassi che non ti riferivi personal- mente a Gilling... il tuo punto di vista circa la macchina conserve- rebbe la sua validità ». Per un attimo fu pieno di speranza, . poi Line scrollò la testa: « Ero convinto di ogni parola che scrissi in quella lettera. Se fa- cessi una dichiarazione del genere, tutti penserebbero che devo ri- trattare le mie asserzioni perché non sono in grado di sostenerle. » Si girò verso Hartly, la fronte corrugata per lo sforzo di riflettere, e questi ebbe l'impressione che Line non sapesse quel che voleva. La sua ragione era dominata da imprevedibili impulsi emotivi. « Non mi rimangio ciò in cui credo. Non posso deludere i miei subordinati. » Era di nuovo lo stesso Line con cui aveva pàrlato a Cosenza, esal- tato dalla propria audacia. C'era un allettamento da offrirgli per persuaderlo ad abbandonare la sua follia? Hartly tentò: « Quella faccenda di Brook e della Reale Società di Medicina. Se è stata commessa un'ingiustizia, si potrebbe riparare ». « Si tratta di un'offerta senza condizioni? » rispose Line cauto. « La considererei parte di una sistemazione generale per appia- nare maggiori controversie » rispose Hartly con un largo sorriso. Con suo stupore, Line non respinse indignato l'offerta; parve ri- fletterci sopra. Infine scrollò il capo: « Sono tentato: sarebbe una gran bella cosa, per Brook, ma non si può mercanteggiare su una questione di principio ». Hartly si alzò e disse: « Non devi darmi una risposta immediata; pensaci su ». « Perché fai questo ? Non sei il tipo adatto a quella gente: Gilling, Trimble, Maxfield e quell'abominevole Ministro. Che cosa stai combinando con loro? » Hartly non nutriva mai dubbi sui propri scopi. « Non mi piace lo spreco. Non voglio che le persone in gamba trascorrano il loro tempo a cercare di rovinarsi a vicenda nei tribunali. » « Tutte storie » ribatté Line. « Brook e la sua macchina possono essere sprecati a causa di pregiudizi e tu te ne infischi: non ho mai capito che cosa ci fosse di sbagliato in questo Paese finché non me ne sono andato in America. Ci burliamo della prodigalità degli Ameri- cani, ma sciupiamo la cosa piú preziosa che abbiamo: i nostri gio- vani. Se posso far qualcosa per far crollare questo sistema, vale la pena che io sacrifichi un po' della mia dignità. » Hartly s'infilò il cappotto. « A questo modo non farai crollare il sistema, David. Farai crollare te stesso... e forse Gilling, ma il si- stema rimarrà. Tu sei ancora giovane. Tra dieci anni io sarò sul piede di partenza. Potresti riflettere su questo, se realmente vuoi fare qualcosa di costruttivo anziché metterti in mostra. Tra l'altro ti sei domandato quanto ti verrà a costare una causa del genere~ » « Di questo abbiamo già parlato. La mia reputazione... » « Non stavo pensando alla reputazione, ma ai quattrini. » A ~T~ONY BRADWELL, legale di Line, guardò oltre la scrivania ingombra e sorrise benevolmente. Nei suoi occhi azzurro chia- ro brillava l'idealismo, il suo viso segnato mostrava le tracce pro- fonde impresse dalla lotta per la causa della giustizia, la grossa testa e la candida capigliatura arruffata erano troppo teatrali per denotare un atteggiamento pratico verso la vita. Il suo interesse per la legge si accentrava in larga misura sul modo in cui essa agiva sulle condizioni sociali dell'epoca. Si dava un gran daffare per questio- ni come la pena capitale, I'uso della violenza da parte della polizia e l'arresto ingiustificato. Riconosceva in Line le qualità che piú apprezzava: una vibrante avversione per l'ingiustizia, la diffidenza nei riguardi dell'autorità costituita, I'atteggiamento protestatario. Line si agitò goffamente sulla sedia: « Ho dimenticato di doman- d3rle una cosa: quanto potrà costare questo processo? » Bradwell contrasse le labbra. « Dipende da quanto dura. Potrebbe durare tre giorni; se invece dura una settimana, le spese saranno quasi raddoppiate. » « Ma sarà certamente in grado di indicarmi una cifra. » « Be', calcoliamo anzitutto gli avvocati: Symon chiederà un mi- gliaio di sterline per una settimana; poi c'è il sostituto: ha diritto ai due terzi, cosí sono altre settecento circa. Poi ci sono i nostri ono- rari. Si potrà arrivare alle tre o quattromila sterline. » Si affrettò ad aggiungere: « Ma se lei vince, sarà Gilling a pagarne la maggior parte ». « E se perdo ? » « Be', allora verrà a costarle di piú. Dovrà pagare le spese del- I'avversario e poi ci sarebbero i danni. Ma non credo che dovremo aspettarci dei guai. » « Se la causa è lunga e io perdo, potrebbe costarmi diecimila sterline, senza contare i danni. » Line si passò nervosamente una mano tra i capelli. Come accade a molti uomini senza spirito pratico, il suo atteggiamento verso le questioni finanziarie passava da un ingiustificato ottimismo a momenti di panico cieco. « Non posso disporre di diecimila sterline » sbottò infine, « né ora né mai; il mio stipendio di professore è di sole cinquemila sterline l'anno e ho mo- glie e due figli. Mettiamo che io non sia in grado di pagare. Che cosa succederebbe ? » Bradwell sospirò. Tutto ciò era estremamente spiacevole. « Be', credo che potrebbero agire esecutivamente sui suoi beni; ma non ri- tengo che si debba veder nero. Sono profondamente convinto che lei abbia ragione; ho ammirato la sua fermezza, e ritengo che sarebbe una tragedia se pensasse di dover rinunciare alla causa. » La grande considerazione che l'avvocato pareva nutrire per lui die- de a Line la sensazione d'essere in trappola. Lasciò l'ufficio di Brad- well insoddisfatto del suo legale. Costui aveva per la causa un inte- resse impersonale, come se lui fosse stato un generale e Line un reggi- mento da mandare al macello per un giusto motivo. Doveva discutere la questione del denaro con qualcuno, ma con chi? Be', c'era sua moglie. Ma come discutere esaurientemente qual- cosa con Brenda, se ormai tra loro c'era una totale incomprensione ? Era stato un processo graduale, un susseguirsi di battibecchi e di malintesi, nel quale ogni tentativo di riconciliazione si concludeva invariabilmente con uno scontro piú disastroso del precedente. Line aveva accampato il suo lavoro come scusa per restare nell'apparta- mento in città, mentre lei era rimasta nella loro casa di campagna con i ragazzi. Talvolta passavano settimane senza che si vedessero. Quando arrivò a casa, le telefonò e le domandò in tono imbaraz- zato: « Come va ? » « Oh... benissimo » rispose lei indifferente. « E i ragazzi? » « Sono magnifici: Mark è diventato un campione della squadra atletica della sua scuola. Ricordi che partecipava alle corse campe- stri interscolastiche ? » « Oh, sí. » Ricordava vagamente la cosa. « Pensavo che mi pia- cerebbe venir lí per la fine settimana. Ti va ? » « Naturalmente, è casa tua. » ARRIVO verso l'ora del tè. La casa era una vecchia canonica con un grande giardino lussureggiante che odorava di primavera. Quando la scorse dalla strada, si domandò perché mai non trascorresse piú tempo in campagna e, com'era tipico della sua indole, la sua mente irrequieta cominciò a far piani. Perché non andare alla canonica ogr i fine settimana, per avere un po' di pace, di distensione, di aria buona ? Brenda era fuori a cavallo. Line sedette nel salotto, e stette a sfogliare senza interesse le pagine di Coutltry Life. Sua moglie entrò, vestita coi calzoni da cavallo e una camicia di seta color crema: era una donna ben conservata e atletica sulla soglia della mezza età. La governante portò il vassoio del tè. Mentre sorbivano il tè, Brenda domandò: « Come vanno le cose a Londra? » « Be'... tiriamo avanti. » Non voleva metterla a parte del suo lavo- ro; né lei, né, forse, nessun altro. Brenda non accettava la riser- vatezza del marito su questo argomento, come invece avrebbe fatto una donna inglese. Lei lo aveva sempre accusato d'essere troppo chiu- so, troppo riservato e ora Line temeva che la moglie s'interessasse alla vicenda giudiziaria. « Hanno fissato l'udienza per quella que- rel~a per diffamazione » annunciò a un tratto. « E fra tre settimane. » « Ah sí? » La voce di lei non indicava niente piú di un cortese interesse. Quel distacco l'irritò come lo avrebbe irritato un eccessivo interes- samento. « Tutta la mia carriera dipende da questa causa » conti- nuò. La donna rimase silenziosa. « Non te ne importa? » « Che cosa cerchi, David? Un'altra occasione per escludermi? Quando ci sposammo pensavo che tu fossi l'uomo piú eccezionale e degno che avessi mai conosciuto. Non mi dispiaceva la tua assoluta dedizione al lavoro: ti chiedevo soltanto di lasciarmi partecipare un poco alla tua vita. Be', mi sbattesti la porta in faccia. » La sua voce salí di tono: « Puoi negarlo? » L'eterna discussione. « Brenda, questo non ci porta a nulla. » Ma ormai lei s'era lanciata. « Un assegno in bianco, ecco che cosa volevi; un appoggio incondizionato per qualsiasi cosa. Niente do- mande. Tutto ciò che facevi era cosí importante... » Si alzò, si awi- cinò a una finestra e guardò fuori in giardino; era sciocco litigare, ma sapeva che non avrebbe mai smesso di lottare per capirlo. Il suo interesse gli dava un senso di soffocamento ? O forse lui la trovava semplicemente scialba ? Per David aveva lasciato il suo primo marito, perché lo trovava scialbo: ora forse veniva abbandonata per lo stesso motivo. « La causa, dicevi... I'ho saputo dai giornali; allora, comincerà fra tre settimane? » « Non so nemmeno se ci sarà una causa. » Evidentemente lui aveva qualcosa in mente; I'importante era non mostrare interesse. « Dawero ? » « Temo di dover scendere a un compromesso. » « Strana da parte tua una frase del genere. » « Disgraziatamente la cosa non riguarda solo me. I ragazzi... » « Cosa c'entrano i ragazzi ? » « Mi è stato assicurato che probabilmente vincerò. Ma in caso con- trario le spese inghiottiranno tutto quello che ho e altro ancora. Avrò difficoltà a mantenere la casa e pagare la scuola dei ragazzi... » Brenda sentí che stava perdendo il proprio autocontrollo. « David, se stai tentando di evitare il Tribunale fallo, ma non cercare di usare me o i ragazzi come scusa. Non lo sopporto! » Line arrossí e lei con- 374 SELE~10:/~'E DEL LIBRO tinuò: « Il denaro che mi dài non basta nemmeno lontanamente a mantenere questa casa o a mandare i ragazzi a scuola. Ma non m'im- porta, ne ho piú che a sufficienza del mio. Non ho mai voluto che tu mi passassi del denaro per le mie spese, ma tu hai insistito. Penso che tu l'abbia fatto per non sentirti diminuito. Se però lo sospendessi domani, i ragazzi non ne risentirebbero. Anzi, dimentica addirittura il denaro: se perderai, sosterrò io le spese ». Ormai la rabbia di Line era sopraffatta dall'umiliazione, e lui rispose: « Qualsiasi cosa accada, non mi rivolgerò a te per aver quattrini ». Non avrebbe potuto rispondere altrimenti, ma ciò che offese la donna fu il fatto che il marito, una volta di piú ingannando sé stesso, la mettesse dalla parte del torto. « Sei un uomo che ha grandi cose da fare » proruppe, « ma non credo che questa causa sia una di esse. Non avresti mai dovuto scrivere quella lettera o, comunque, avresti dovuto ritrattarla; non ci avresti rimesso nulla. Adesso, però, hai paura e ti sei convinto che vuoi raggiungere un accordo per il bene dei ragazzi. E nauseante. » « Probabilmente sono stato uno stupido a venir qui » costatò stancamente Line. « Che cosa t'aspettavi? » « Non so... comprensione. » « Comprensione! » Proprio ciò che aveva tentato di dargli per anni. « Non la trovi a Londra? » « Parli per enigmi » ribatté lui freddamente. Brenda si avvicinò alla scrivania e tirò fuori una foto dal cassetto. « E notevole, ma alla sua età io ero piú carina » osservò. Lui balzò in piedi e le strappò la fotografia: raffigurava lui e Susan che uscivano a braccetto dall'uscita degli artisti del teatro. « Sei una donna strana: non soltanto paghi la gente perché mi spii; vuoi anche che lo sappia. Che cosa cerchi? Il divorzio? » Lei scosse la testa. « Non puoi aver fatto una cosa orribile come questa per niente. » Perché l'aveva fatto? Non lo sapeva nemmeno lei. « Mi sento molto sola, qui. » Lui la guardò, esterrefatto. « Non è questo il momento giusto per cercare comprensione. » « Volevo spiegarti. » S'accorse che il marito stava riflettendo; c'era un che d'irritante in quella scelta ponderata. « Fai qualcosa ! » LA S7AJVZA DECLI SPECCHI 375 proruppe lei. « Non startene seduto lí a cercare le parole che meglio si adattino all'immagine che hai di te stesso! » Per tutta risposta, Line se ne andò. SULLA STRADA di Londra, Lin~ guidò a velocità sostenuta, con le mani aggrappate al volante per impedire che tremassero. Non pote- vano andare avanti cosí, ma quali altre soluzioni c'erano? Divor- ziare, per poi sposare Susan? Ma Susan l'avrebbe voluto? E lui, lo voleva, il divorzio? S'accorse all'improvviso che la sua vita gli era sfuggita di mano. Non aveva risolto il suo problema finanziario e neppure aveva idea di come risolverlo. Forse, era insolubile. Il telefono stava squillando quando egli entrò nel suo apparta- mento: era Marsh, corrispondente scientifico della Frampton Press. Line era solito fornire a Marsh spunti giornalistici, tra i quali quello che aveva provocato la querela per diffamazione; in cambio, la Fondazione Frampton aveva fatto generose elargizioni per l'attrezza- tura del suo laboratorio. Marsh esordí: « Lord Frampton s'interessa moltissimo alla sua causa, ma è un tantino preoccupato perché ha saputo che l'altra parte potrebbe far pressioni per raggiungere un accordo. » Fece una pausa. « E preoccupato perché teme che lei sia costretto a ce- dere... a causa delle circostanze. » « Non è molto probabile » rispose cautamente Line. « Sarà indubbiamente una causa molto dispendiosa » riprese Marsh, « e Lord Frampton ritiene che, nel comune intercsse, sa- rebbe bene allearsi. Vorrebbe parlare con lei, subito. Manderà una macchina a prenderla. >~ Line avvertí una forte riluttanza ad accogliere l'invitc. di Frampton, ma gli venne in mente che Marsh avrebbe potuto trovarsi nei guai se lui rifiutava. « D'accordo » rispose. Line non aveva mai conosciuto Frampton, erede di un cospicuo impero editoriale; egli - a quanto si diceva - era immune da pressioni politiche e agiva con una eccentrica onestà. Fu ricevuto nel suo appartamento, in cima al nuovo e orribile grattacielo nel quale la Frampton Press aveva il suo quartier generale, in un soggiorno diviso a metà da un gradino che portava a una parte soprele- vata. Frampton sedeva nella parte soprelevata, circondato da tre tirapiedi, uno dei quali era Marsh. Il magnate era alto e snello, sulla cinquantina, coi capelli briz- 376 SELEZIONE DEL LIBR0 zolati, I'espressione insoddisfatta, il sorriso poco convincente. « Il professor Line? » Aveva un timbro di voce acuto e metallico. « E stato gentile a venire, speravo proprio di conoscerla. Ho ammirato la sua lettera e penso che Marsh abbia scritto un ottimo articolo. Fui molto soddisfatto quando lei rifiutò di ritrattare nonostante le pressioni. Un gran gesto. » « Fu piú che un gesto » rispose Line. Frampton non dette segno d'averlo udito. « Un gran gesto; sia- mo orgogliosi di essere accomunati a lei, professore, e di combattere insieme questa battaglia. L'unione fa la forza. Non le verremo me- no. Può contare su di noi. » Line era pronto a prendere in esame una cooperazione, ma su una base d'eguaglianza. « Non era mia intenzione appoggiarmi a chicchessia... » ribadí. « Forse ha frainteso la mia posizione... » Ma Frampton non desistette. Parlatore prepotente, se qualcuno tentava di aprir bocca, lo ignorava, come se l'interlocutore stesse inframmettendosi villanamente. « Dobbiamo aver reciproca fidu- cia; lottiamo contro qualcosa di malvagio: la soppressione della libertà di opinione; dobbiamo proteggere la libertà di parola. Sono i principi che contano, professore. Dobbiamo sostenerli, qualunque cosa accada. E li sosterremo... Ii sosterremo! » Emise un curioso suono ragliante che gli serviva per mantenere aperta la conversa- zione, quand'era a corto di parole. « Ahhh... Ia scienza. Lei rap- presenta la scienza, il progresso. Io credo nella scienza, professore. Recentemente, ho dato ordine ai miei dirigenti di sottoporsi a con- trolli medici annuali: tasso di colesterolo nel sangue, elettrocardio- gramma, clistere al bario. Le zone pericolose. Non è d'accordo? » « Non completamente. » Frampton lo guardò con aria d'approvazione. « Sono lieto, sono lieto. Il futuro del Paese riposa sulla scienza. » Line si domandò se l'altro era sciocco quanto sembrava. Aveva fama di persona capace. Il potere trasforma forse gli uomini in idioti ? Circondato com'era di gente prona alla sua volontà, Frampton era divenuto incapace d'avere normali rapporti umani? A un tratto la sua mente si concentrò di nuovo su ciò che il ma- gnate stava dicendo: « E il minimo che possa fare. Lei deve sop- portare l'onere della causa, la tensione, il rischio per la sua repu- tazione. Quindi, professore, è piú che giusto che lei venga sollevato dalle preoccupazioni finanziarie ». LA S~ANZA DECLI SPECCHI 377 Line si rizzò, allarmato. Evidentemente Frampton gli aveva pro- messo di sostenere le sue spese. Si era prospettato l'idea che Frampton (o meglio, la sua Fondazione) sostenesse parte delle spese, ma sol- tanto sulla scorta di un accordo scritto che lo esimesse dal dover dare qualcosa in compenso. In qualsiasi altro modo, sarebbe stato comprato. Frampton stava ancora parlando. Ti schiacciava, con quella voce inumana e sinistra; Line fu colto da una specie di panico. Agitò le mani e protestò febbrilmente: « No! No! Non accetto! E molto gentile da parte sua, ma non accetto ». Con 9UO grande sollievo Frampton smise di parlare e lo guardò accigliato e perplesso. Line ribadí vigorosamente: « Non se ne parla nemmeno » poi sorrise, per addolcire il rifiuto. Il cipiglio sul viso di Frampton si fece piú scuro. Fulmini parvero addensarsi nell'aria. Line, conscio di aver offeso sanguinosamente l'editore, tentò di aggiustare le cose: « E molto gentile da parte sua e non pensi che sono ingrato; è solo che... » Frampton l'interruppe: « Come preferisce ». Fece un secco cenno del capo ai suoi tirapiedi. « La macchina l'accompagnerà a casa. » LA LIMOUSINE di Sir Thomas si fermò davanti al Palazzo di Giustizia. C'era una piccola folla in attesa ed egli udí le mac- chine fotografiche scattare mentre scendeva dall'automobile. As- sunse l'espressione distaccata che usava nelle occasioni pubbliche. Lady Gilling, assorta come sempre, lo precedeva a grandi passi, indossando un abito di tweed fuori moda. L'edificio era di stile gotico vittoriano nella sua espressione piú grandiosa e pesante. All'interno vi erano corridoi tortuosi, aule fred- de dai soffitti altissimi e carenza di servizi essenziali. Il legale di Gilling, Sir Frederick Groom, li attendeva in un angolo. Era un uomo magro e segaligno dell'età di Sir Thomas, con la pelle grin- zosa e un'aria di stanco scetticismo. « Non si farà molto oggi » disse a Gilling. « C'è da insediare la giuria e da espletare varie formalità. Dopo di che farò un breve discorso d'apertura e la chiamerò come mio primo testimone. » Scru- tò Gilling come un naturalista che ha trovato un nuovo esemplare sotto una pietra: valeva la pena di conservarlo? « Il mio obiettivo è quello di costruire un'immagine sua, del suo ambiente e della sua posizione; vogliamo che la giuria si renda conto quanto sia improbabile che lei si sia condotto in modo negligente e di quanto potrebbe danneggiarla un'accusa del genere. Poi passeremo all'af- fare Kincaid, alla pubblicazione della lettera di Line e a quanto accadde in seguito. » Gilling era deciso a essere un bravo cliente e a fidare nel suo legale; tuttavia si sentiva nervoso. Non gli andava la prospettiva di essere controinterrogato. Un avvocato in gamba può sempre far apparire discutibili le cure cui è stato sottoposto un paziente sfor- tunato. « Che tipo è il legale avversario? » s'informò Gilling. « Symons? Giovane, rozzo, ma dicono che sia in gamba. » In un altro punto del Palazzo di Giustizia, Symons e Bradwell attendevano Line. Symons era un uomo tarchiato e parlava con l'accento del nord. « Sarà dura » disse. « Medici!... Ma è mai pos- sibile? Devono essere impazziti. » Bradwell, che non poteva soffrire Symons, replicò acido: « Mi spiace che la pensi cosí; secondo me, è una causa importantissima. Vi sono principi vitali... » « Principi un corno. Una querela per diffamazione è come la rottura di una promessa: o si tratta di un tentativo di truffa o uno dei due avversari è matto. A chi importa quel che Line scrisse di Gilling due anni fa? » Ridacchiò in modo vagamente minaccioso. « Era niente in confronto a quello che dovrò dire di lui adesso: cor- ruzione, negligenza, praticamente omicidio. » Bradwell lo guardò, a disagio. Symons era insopportabile, ma in- dubbiamente si trattava di una causa pazzesca, rischiosa, e quello era uno dei motivi per cui avevano scelto Symons; era noto come lottatore pugnace. Vide che Symons sorrideva a qualcuno e si voltò. C'era Line die- tro di lui; riuscí a fargli un sorriso gelido. « Oh, salve, Line. » Parlarono per un po', poi Line pose l'inevitabile domanda: « Quel Groom, che tipo è? » La risposta di Symons fu professionale: « Ottimo. Un po' troppo arido per piacere alla giuria, ma formidabile nei controinterrogatori. Ha l'abilità di smontare la gente e questo rende furibondo il testi- mone; allora, se Groom ha fortuna, il teste perde le staffe ». « Lo dipinge come un diavolo » osservò Line. « Non se lei tiene la testa a posto. Se Groom cerca d'irritarla, si ricordi che sta solo recitando. » GROOM si alzò per fare il suo discorsetto d'apertura. « Eccellenza, signori giurati, questa è una controversia molto spiacevole e nes- suno ne è piú conscio del mio cliente, Sir Thomas Gilling. Intra- prendere un'azione legale contro un collega il cui lavoro egli am- mira e rispetta, è l'ultima cosa che desiderasse fare; disgraziatamente 380 SELEZIONE DEL LIBR0 non vi erano altre soluzioni onorevoli. E stata lanciata un'accusa contro la sua condotta, un'accusa che potrebbe avere effetti disa- strosi sull'esercizio della sua professione di medico. E stato pub- blicamente incolpato, in forma implicita, di intenzioni criminose, incompetenza e negligenza. » Passò a descrivere la lettera di Line a Medical Science. « Questo giornale viene distribuito in tutto il mondo a piú di centomila me- dici, ciascuno dei quali potrebbe trarre la conclusione che la morte di Mr. Kincaid sia attribuibile a negligenza da parte di Sir Tho- mas Gilling. » Gilling osservava l'aula: tutti i posti erano occupati; i giornalisti, nel settore della stampa, stavano prendendo furiosamente appunti. La tribuna del pubblico era affollatissima; regnava un'atmosfera di tensione e di agitazione. Una cause célèbre, ma non tanto per lui, il medico di Corte, né per Line, le cui apparizioni alla televisione lo avevano reso ancor piú noto; la vera celebrità, Kincaid, non era presente. Fu sopraffatto da una specie di panico. Quale medico assennato avrebbe fatto precipitáre una situazione nella quale si sarebbe tro- vato a dover difendere davanti a un tribunale la sua condotta al capezzale di un paziente? Eppure, in tutto il corso dell'azione non era mai riuscito a scorgere una via d'uscita. Line aveva chiesto la capitolazione; I'indole di Gilling e il sistema cui egli apparteneva non ammettevano la capitolazione. Line non aveva attaccato lui personalmente, aveva attaccato la gerarchia; il sistema avrebbe com- battuto Line sino alla fine, e in questo caso per mezzo di Gilling. Era il prezzo che esigeva da lui in cambio di tutto ciò che gli aveva dato. Guardò la fila di posti in cui sedevano i testimoni: Trimble, enor- me e col doppio mento; Maxfield, tutto cervello e niente cuore; John Gale, direttore di Medical Science, un uomo affabile e preoc- cupato, che credeva nell'importanza della gente importante. Poi c'era Line. Sembrava cordiale, serio, di scarso spirito pratico; come poteva esser capace di tanto odio? Che cosa lo spingeva a rischiare il suicidio professionale e finanziario semplicemente per distruggere un uomo che conosceva appena? Groom continuava a parlare della lettera e degli sforzi per con- vincere Line a ritrattarla; terminò quindi bruscamente il suo di- scorso e l'usciere chiamò: « Sir Thomas Gilling ». LA S~AN~A DECLI SPECCHI 38 « LE:I è medico anziano al St. Vincent Hospital? » « Sí. » « Sir Thomas, quanti anni ha? » « Sessantadue. » « Da quanti anni è laureato in medicina? » « Da trentanove anni. » Groom gli fece poi ripercorrere le tappe della sua carriera, dai primi anni al Graftondale Hospital, elencando i premi, le onorifi- cenze, il trasferimento a Londra come docente al St. Vincent, il servizio in guerra. Erano precedenti di prestigio e Gilling si sentí tranquillizzato. « Lei è membro della Socictà Reale di Medicina? » « Sí. » « E vice presidente del Reale Collegio dei Medici? » « Sí. » « A beneficio della giuria, potrebbe enunciare brevemente la distinzione tra Reale Collegio e Società Reale? » « Il Reale Collegio dei Medici è l'organismo che rappresenta i medici, allo stesso modo in cui il Reale Collegio dei Chirurghi rap- presenta i chirurghi. La Società Reale è un organismo squisitamente scientifico, fondato da Carlo II per incoraggiare la scienza medica. Qualsiasi scienziato può essere eletto membro della Società Reale se si ritiene che abbia portato a termine lavori originali e di un certo valore. » « Lei è autore di diverse pubblicazioni scientifiche? » « Sí. » « Insegna agli studenti e ai laureati dei corsi di perfezionamento ? » « Sí. » « E membro del Consiglio di Ricerche Mediche? » « Sí. » « Le sarebbe possibile svolgere queste attività se non fosse al cor- rente dei piú recenti progressi della medicina? » « Evidentemente no. » « E mai stato accusato di negligenza, fino a oggi? » « No. » « O di essere conservatore a oltranza e non al passo coi tempi? » « Mai, ch'io sappia. » « Quale fu la sua reazione quando lesse per la prima volta sulla rivista la lettera del professor Line? » 382 SELEZIONE DEL LIBR0 « Rimasi esterrefat+o. » Era vero; infatti, i medici non si attaccavano a vicenda in pubbli- co. Era una violazione della solenne deontologia professionale. Line aveva deliberatamente violato la regola, proprio come aveva violato quella contro la pubblicità personale apparendo alla televisione. For- se il successo che aveva ottenuto avendo ignorato la legge una volta, l'aveva reso audace anche in questa azione. Soltanto una cosa era certa in Line, rifletté Gilling: il suo desiderio di distruzione. Alla fine sarebbe precipitato, ma la questione era... chi avrebbe trascinato con sé? Continuò a rispondere alle domande di Groom: un uomo modesto che ripercorreva una carriera ricca di successi. Era abbastanza fi- ducioso di fare l'impressione giusta, benché i giornalisti sbadigliassero e la corte sembrasse sul punto di addormentarsi. Il controinter- rogatorio: ecco ciò che aspettavano; la storia segreta della morte di Kincaid. A metà della sua escussione l'orologio batté le cinque e il giudice aggiornò l'udienza. Dopo cena, quando sua moglie salí in camera, Gilling lesse lo Evening Standard: fu stupito dalle curiose notizie riportate; alcune di esse, a suo avviso, non erano importanti, mentre si accennava appena alle questioni veramente significative; tutto veniva dipinto in modo diverso da com'era realmente accaduto. E che cosa conosce- vano i giornalisti della sua vita? r~ 'ERA stato l'episodio degli stivaletti, a esempio, quand'era ~J scolaro a Thorpe Hall. Per censo non avrebbe mai potuto frequentare una scuola privata; i suoi genitori non appartenevano alla classe sociale giusta. Suo padre era operaio specializzato alle Fonderie di rame di Graftondale; un uomo coscienzioso, quieto, senza ambizioni, rispettatissimo dai suoi datori di lavoro e dai com- pagni. Fedele socialista e sindacalista, aveva fatto solo la scuola elementare, ma era autodidatta e conosceva le opere di Marx. Tom Paine, H. G. Wells, Sidney e Beatrice Webb. Ogni 1° mag- gio partecipava alle sfilate. Riconosceva di non essere una persona importante, ma la cosa non lo turbava. La signora Gilling era una donna grassottella e piena d'energia. Per lei il socialismo era niente piú di un'altra setta di matti; il chiodo fisso della sua vita era l'unico figlio, Tom. Non aveva altri principi oltre una rudimentale morale familiare cui accennava con frasi del tipo "fare la cosa giusta". Il suo compito non era badare ai grandi problemi che trava- gliavano il mondo, ma solo al suo diletto Tom, e a lanciarlo bene nella vita. Quando il ra- gazzo ebbe compiuto dieci an- ni, la madre era andata a in- tercedere presso il preside del- la Thorpe Hall: non aveva il denaro per pagare la retta completa, ma avrebbe dato tutto quello che poteva e a- vrebbe continuato a pagare fi- no all'estinzione del suo debito. Tom era eccezionalmente intelligente e il preside era disposto a favorirlo; ma la signora Gilling aveva appena finito di sistemare la questione della retta, che si era trovata ad affrontare l'incubo della divisa scolastica. Non poteva permettersi la spesa dell'uniforme com- pleta, ma aveva fatto del suo meglio per acquistare qualcosa di va- gamente simile nelle liquidazioni. Era un vestito pesante e rozzo, piú a buon mercato e scadente di quello degli altri ragazzi. La cosa peg- giore erano le scarpe; gli scolari avevano un paio di stivaletti neri regolamentari. In una bottega di oggetti di seconda mano la madre aveva trovato con sua grande gioia uno splendido paio di polacchine, proprio della misura di Tom, leggermente appuntite sul davanti e con i gancetti per le stringhe. Erano state confezionate per una persona ricca ch'era morta. Almeno una parte dell'abbigliamento di Tom sarebbe stata migliore di quella degli altri ragazzi ! Ma per i compagni, calzati con gli stivaletti quadrati regolamentari, non c'era nulla di piú assurdo, di piú ridicolo delle calzature appuntite di Gilling. Tom aveva resistito quanto piú aveva potuto. Sapeva delle lotte di sua madre, di quanto fosse orgogliosa della conquista delle polac- chine, ma aveva soltanto dieci anni... e dopo tre giorni aveva ce- duto. Tra le lacrime, aveva descritto le umiliazioni che gli erano state inflitte. Suo padre gli aveva battuto affettuosamente sulla spalla e aveva suggerito una visita al preside della scuola... avrebbe detto ai ragazzi di smetterla di tormentare Tom. Il figlio ascoltò quella voce calda, gentile e inefficace; era già abbastanza assennato per rendersi conto che la proposta del padre avrebbe soltanto peggiorato le cose. La madre sedeva silenziosa, le labbra contratte in una linea sottile e decisa; Tom sapeva che lei si rendeva conto, come lui stesso avrebbe fatto nel corso della sua vita, che le cose dovevano essere affrontate nei termini in cui si presentavano. La signora Gilling stava guardando una sedia proprio alle spalle di Tom: era il tesoro di famiglia, uno squisito pezzo di mogano con le gambe intagliate, che aveva ereditato da una zia, I'unico mobile di valore della casa. I Dopo un po' la madre uscí e il giorno successivo Tom trovò un paio di stivaletti con la punta quadrata ai piedi del letto. Quando scese per la colazione, la sedia della zia mancava dalla sala da pranzo. « Fai colazione » gl'ingiunse seccamente la madre, poi sorrise. Appariva stranamente giovane e timida, come se tra loro due ci fosse stato un complotto contro il mondo. « Il guaio di quegli stivaletti è che erano troppo buoni » disse lei, « ed è peggio che se non fossero stati abbastanza buoni. » Gilling era un ragazzo ambizioso; lavorava sodo, aveva un'intel- ligenza pronta, una memoria eccezionale e una naturale inclinazione per la scienza. Dietro suggerimento del suo preside decise di sce- gliere medicina. La scuola medica di Graftondale aveva una fama mondiale e Tom ottenne con facilità una borsa di studio. Frequentava i corsi regolarmente e la sera lavorava sodo; sapeva di non avere denaro per la vita mondana come invece lo avevano gli altri ragazzi con le automobili sportive. Il secondo anno il lavoro fu ancora piú duro; gli studenti stupidi o svogliati si eliminarono da soli; i rimanenti si sparpagliarono come i concorrenti di una corsa campestre. Tom era nel gruppo di stu- denti in testa. A casa, sua madre aveva sistemato per lui la stanza sul davanti, il sacrario di famiglia nel quale nessuno metteva piede se non quando venivano visite. Ogni sera gli portava un piatto di frutta sciroppata e un bicchiere di latte, sedeva sull'orlo della sedia, parlava con lui per un quarto d'ora, poi lo lasciava al suo lavoro. Tutti gli studenti vivevano per il giorno in cui avrebbero ottenuto la laurea e avrebbero cominciato a frequentare le corsie dell'ospedale. Ci fu un'elevata percentuale di insuccessi e i cento studenti che avevano intrapreso i corsi si erano alla fine ridotti a trenta. Nel corso di clinica medica si doveva imparare a trattare i pazienti. I modi piacevoli, la comprensione e una certa personalità erano considerati con favore; la capacità d'improvvisare e d'affrontare situazioni impre- viste senza balzare a conclusioni affrettate, essendo in grado tuttavia di prendere decisioni immediate, se necessario, era molto impor- tante. Per Tom era facile essere attento e metodico, ma le doti piú sottili erano difficili da acquistare. Arthur Benson-Gray, un giovanotto alto, dalla voce pacata, che veni- va dall'università di Cambridge, si comportava in base alla presunzione che sarebbe divenuto membro del corpo dei primari. Manteneva le distanze con gli altri studenti, ma era in rapporti amichevoli con i docenti. Per gran parte degli studenti, tutti i professori erano emi- nenti personalità. Quando arrivavano al mattino con le loro Rolls- Royce, in abito nero e bombetta, e porgevano i guanti di cinghiale ai portieri, gli studenti li rimiravano a bocca aperta. Per "quello" valeva la pena di sgobbare e di esser poveri. Naturalmente, soltanto uno su cento, forse, poteva vincere quella ricca lotteria, ma era per- messo sognare. Il decano dei chirurghi in persona, il grande Lord Roderick, un giorno era stato povero. Roderick incuteva timore al punto che, quando teneva lezione in corsia, la maggior parte degli studenti cercava disperatamente riparo tra gli ultimi, per paura di esporsi al suo sguardo. Solo Benson-Gray si trovava a proprio agio con Roderick; la chirurgia, sotto di lui, era la materia piú alla moda a Graftondale. Negli anni intorno al '20 la grande avventura della chirurgia era al suo acme, la mistica della sala operatoria dominava l'ospedale. Gil- ling, coi suoi modi goffi e gli abiti mal tagliati, intuí da come Ro- derick lo guardava ch'era stato respinto e rivolse la sua attenzione alla medicina, meno romantica. Il medico anziano, Christie, era piccolo e azzimato; aveva un viso fanciullesco e portava luccicanti scarpe appuntite; i suoi ca- pelli, lunghi e brizzolati, erano spazzolati in due alette grigie dietro le orecchie. Questi particolari e un gran paio d'occhiali cer- chiati di corno, gli conferivano un aspetto da gufo. I suoi modi con gli studenti erano familiari e ironici, talvolta crudeli. Si divertiva 386 SELEZIO.NE DEL LIBRO a metterli in imbarazzo davanti ai pazienti. Tuttavia era un valente insegnante. Un giorno Gilling aveva espresso i suoi dubbi sul significato di un sintomo e Christie aveva risposto, con un sorriso sardonico: « C'è uno scettico tra noi: se non erro il suo nome è Tomaso, vero ? » « Proprio cosí, professore. » «Benissimo, incredulo Tomaso, venga a controllare se dico la verità.» Gilling si mise a fianco del letto, in prima fila, mentre Christie mostrava alcune radiografie. Ogni volta che il professore segnava un punto a suo favore, dava un colpetto col pugno sul braccio di Gilling; alla fine disse affabilmente: « Benissimo, Tomaso, vada e non pecchi piú di sfiducia ». Gilling sorrise e incassò un altro colpetto scherzoso sul braccio. Tom divenne uno dei favoriti di Christie, i quali erano chiamati col loro nome di battesimo, talvolta lodati, talvolta presi in giro. Spes- so Gilling veniva chiamato a rispondere davanti ai suoi colleghi a domande impossibili: dovette imparare a frenare la propria irritazione proprio come Benson-Gray doveva sopportare gli scoppi di collera di Roderick. Però la posta a cui aspiravano era alta. Di coloro che avrebbero superato la prova, meno della metà avrebbe avuto un incarico al Royal. Due di questi incarichi erano considerati come il primo passo verso la fama: chirurgo interno del primario chirurgo (Roderick) e medico interno del primario medico (Christie). Nell'an- no precedente gli esami finali, Gilling fece del lavoro supplementare nelle corsie di Christie e cominciò ad avere la sensazione che sarebbe andato tutto bene. La sua posizione si trovò in pericolo quando accadde che lo sciopero dei minatori si allargò ad altri settori. Fu una scossa violenta, quando la crisi nazionale che il signor Gilling aveva previsto già da parecchio tempo scoppiò effettivamente, e Tom fu diviso tra l'indignazione verso i sindacati e un senso di eccitamento. Lo sciopero degli addetti ai servizi pubblici parve quasi un ameno diversivo. Tom fu tentato di unirsi a una squadra di studenti che avrebbe guidato gli auto- carri di carbone e gli autobus. Quando ne parlò ai genitori, rimase sgomento davanti alla furibonda reazione del padre. « Quegli uomini si battono per la loro vita e lo sciopero è l'unica arma che hanno. » Mani e labbra gli tremavano nello sforzo di espri- mere quel che provava. « Chiedono solo di vivere come esseri umani. Uomini che hanno passato la vita nei pozzi... » LA S~A.1VZA DECLI SPECCHI 387 Tom non poté resistere alla tentazione di segnare un punto contro il padre. « Non alludi certo agli autisti d'autobus » disse. Poi se ne vergognò. Chi era lui per mancare di rispetto alle convinzioni di suo padre ? Stava per scusarsi, ma il padre non gliene diede il tempo. « Tu non capisci » rispose tristemente. « Io non sono una per- sona istruita e non posso discutere con te, ma vorrei che tu ri- spettassi il mio punto di vista. Non mi piacerebbe che mio figlio fosse un crumiro. » Con stupore di tutti, la signora Gilling interloquí: « Papà ha ra- gione, Tom ». Tom voleva bene ai suoi genitori e decise quindi di non unirsi ai volontari. Dopo il giro del mattino successivo, però, Christie consul- tò l'orologio. « Bene, non voglio trattenervi ancora. Il preside sta prendendo i nomi di coloro che si offrono volontari per mantenere efficienti i servizi pubblici durante lo sciopero, e penso che tutti vor- ranno iscriversi. Sarà divertente vedere il nostro Thomas abbigliato da scaricatore di carbone. » Gilling arrossí; si sentiva preso in trappola. Dire a Christie che aveva deciso d; non far parte delle squadre d'emergenza, sarebbe stata la soluzione piú onesta e dignitosa, ma l'esperienza gli aveva insegnato che le persone influenti mal sopportano che i giovani non siano d'accordo con loro. Se sfidava Christie, poteva nuocere se- riamente alla propria carriera. Si poteva pretendere da lui questo sacrificio soltanto per non ferire i sentimenti di suo padre ? Se doveva qualcosa a qualcuno, veniva prima sua madre. Senza dir niente ai genitori, prestò servizio come bigliettaio sugli autobus. Un giorno ci fu uno scontro con alcuni picchetti di sciope- ranti e Gilling era troppo indaffarato per accorgersi dei fotoreporter tra la folla. Quando tornò a casa quella sera, sua madre non c'era; il padre era seduto in sala da pranzo, e stava leggendo il giornale. Guardando sopra la sua spalla, Tom vide il titolo: SCONTRO TRA STUDENTI E PICCHETTI DI SCIOPERANTI. Sotto, c'era una sua fotografia mentre si puliva il viso dal sangue con un'aria - lo notò con stupore - compiaciuta. « Non volevo andarci, ma non ho potuto evitarlo » disse. Il pa- dre non aprí bocca. Il silenzio era piú opprimente di una tempesta d'improperi. « So quel che provi e me ne dispiace. » Ma il padre lo ignorò. « Sono sempre stato contro la violenza. Ma la violenza contro la classe lavoratrice... E la tua classe, Tom, che ti piaccia o no. » « No » ribatté lui impetuosamente. « Io sono io, non il membro di una classe. Non voglio ereditare la tua classe o le tue opinioni. Perché dovrei? Comunque, sono stati loro ad attaccarci » concluse con minor foga. « Voi li avete attaccati il momento stesso in cui avete messo piede su quegli autobus. Avete attaccato i loro stessi mezzi di sosten- tamento. » « Non potevo farne a meno. Se mi fossi rifiutato, mi sarei mes- so in cattiva luce. Non avrei potuto avere un incarico al Royal. » « Se tu l'avessi fatto perché non eri d'accordo con me sarebbe stato meno meschino che farlo soltanto per un incarico d'interno al Royal » osservò amaramente il padre. Tom si risentí. « Soltanto un incarico d'interno al Royal! Questo è il punto chiave della mia carriera. Se non mi faccio una posizione adesso, potrei correre il rischio di non avere altre occasioni. » Il padre rifletté su queste parole con una serena dignità che fece vergognare Tom di sé stesso. « Sí, capisco tutto ciò e tua madre sarebbe d'accordo con te. » Era la sua capacità di comprendere an- che il punto di vista dell'avversario che gli aveva impedito di affer- marsi nella vita. « Tua madre è un'ottima donna, Tom, e pensa un mondo di bene di te; però non sempre ha ragione: se le persone sono forti e sicure di sé e si assumono delle responsabilità, non vuol dire che abbiano sempre ragione. Lei pensa alla tua carriera e ai tuoi progressi, ma c'è un altro aspetto della vita. » Il suo sguar- do era perduto lontano. « C'è anche qualcosa come dedicare la pro- pria vita a una causa. Io non ho mai fatto nulla d'importante, ma mi è stato di grande conforto sentire di appartenere a qualcosa piú grande di me. » « Non ha mostrato molta riconoscenza, questa tua causa. Conoscevi tutti i pezzi grossi del sindacalismo, quand'erano giovani. Adesso la maggior parte di loro siede in Parlamento... ma non hanno mai tro- vato un seggio per te, neppure al consiglio comunale. » « Non parlare cosí, ti prego. » C'era una nota di disgusto nella voce del vecchio. « Mi fai vergognare; loro sono persone importanti, come possono trovare il tempo di occuparsi di me? » « La classe lavoratrice è identica a qualsiasi altra classe » ribat- té Tom, brutalmente. « Contano soltanto le persone importanti. » « E tu vuoi essere una di loro? » « Farò del mio meglio. » Il signor Gilling scosse malinconicamente la testa. « Ti distrugge- rai. Sei un ragazzo intelligente, Tom, ma non sei abbastanza gran- de, abbastanza forte. Non è la strada giusta per te. » Questo fu il colpo finale per l'orgoglio di Thomas; non pensò ad altro che a rendere la pariglia. « Che cosa sai tu della strada giusta ? » Percorse con lo sguardo il viso segnato, umile, la giacchetta di al- paca, i calzoni di flanella da pochi soldi. « Guardati allo specchio. » Mentre usciva di furia dalla casa, si rese conto di aver insultato irrimediabilmente il padre; vergognandosi, tornò indietro, entrò in sa- la da pranzo. « Scusami, papà. Non ho mai voluto dire che... » Poi scorse le lacrime sul viso del padre, e si precipitò nuovamente fuori. D .~GAZZO MIO » disse Christie, « è ora che facciamo qualcosa r~ per il suo aspetto. Non posso permettere che il mio interno sembri uno studente sciatto. Venga con me dal mio sarto. » Gilling fu colto dal panico: aveva in tasca solo quattro sterline e dieci scellini. Christie ridacchiò. « Mi rendo conto che non è ricco, ma lei si oc- cuperà della mia clientela privata; prima che l'abito sia finito, avrà di che pagarlo. Si accorgerà che si tratta di un investimento utile. » Gilling fu stupito dell'effetto che il nuovo abito ebbe non soltanto sul suo aspetto ma anche sulla sua sicurezza. S'accorse che Benson- Gray lo guardava con rispetto e si scoprí a pensare che Benson-Gray non era poi quello snob che aveva immaginato. Per forza di cose i due giovani si trovarono vicini: la vita degli interni concedeva ben poco tempo libero da trascorrere lontano dall'ospedale. Lavoravano tutto il giorno e spesso anche la notte, svagandosi con visite al bar dell'ospedale o con riunioni a base di birra, cui ogni tanto erano in- vitate le infermiere. Era una cosa estremamente emozionante ]avo- rare "dentro", occuparsi dei pazienti, trattare-gli studenti con de- gnazione, scherzare con le infermiere. I due giovani si conobbero meglio e Gilling si accorse, quasi con stupore, che Benson-Gray era divenuto il suo piú intimo amico. Christie aveva mantenuto la parola per quanto riguardava i pa- zienti privati e versava a Gilling due ghinee per ciascuno - il doppio della tariffa corrente - in cambio del suo aiuto. Thomas si trovò in buone condizioni finanziarie rispetto al suo modesto tenore di vita. Quando riusciva a tornare a casa per una sera, sedeva davanti al fuoco e riversava episodi della vita d'ospedale negli orecchi attenti della madre. Lei assaporava ogni suo piccolo trionfo, ammirava i suoi vestiti nuovi e rifiutava di accettare il suo denaro. Non desi- derava altro che partecipare alla sua vita; era la sola ricompensa che chiedeva per un'intiera esistenza di sacrifici. Il signor Gilling sedeva dall'altro lato del camino, leggendo il giornale o fissando tristemente il fuoco. Lo sciopero generale era fallito, il Movimento era paralizzato e lui era ignorato nel lavoro, in casa, in tutta la sua vita. Il giovane si rendeva conto con disagio di aver ucciso qualcosa in quell'uomo dolce e privo di senso pratico. Suo padre gli aveva chiesto una cosa soltanto, e lui gliel'aveva ri- fiutata. Be', si consolava, era inevitabile. Sarebbe stata ipocrisia dire che rimpiangeva il suo atto, ma pensarci gli dava una stretta al cuore, lo costringeva a lottare per il successo con tutte le sue forze. Ferire a morte il proprio padre è già abbastanza crudele di per sé; farlo per niente è imperdonabile. ALL'INCIRCA ogni due settimane, Christie invitava Gilling a cena. Lo erudiva sui cibi e sui vini; gl'insegnava come si mangiano le ostriche e il caviale, come si ordina una bottiglia di vino rosso. Gli parlava di mobili antichi e di arredamento; dopo cena gli faceva ascoltare dischi, Mozart e Brahms. Cosí per Gilling divenne evidente che non bastava vincere i concorsi, nella vita: doveva trasformarsi in quel genere di persona che può essere ritenuta degna della vittoria. Imparò a essere disinvolto in compagnia e a dire la sua in società. Si guadagnò qualifiche piú alte, divenne membro del Reale Colle- gio dei Medici e ufficiale sanitario del Royal. Benson-Gray percorreva una carriera parallela alla sua, in chirurgia. Per Gilling fu un serio colpo, quando, durante il secondo anno come ufficiale sanitario interno, si trovò nei guai. A quel tempo aveva venticinque anni, un centinaio di sterline in banca e una piccola Austin acquistata di terza mano. I suoi coetanei lo guardavano con invidia e ammirazione e le infermiere con interesse. Fu in quel deli- cato periodo che conobbe a una festa di Benson-Gray una ragazza alta e bionda che si chiamava Gwen. Era graziosa, con la sua figura atletica magra, alta, da levriero, e portava i capelli biondi raccolti al sommo del capo. Quando Thomas le fu presentato, lei lo squadrò con una risatina nervosa. « E cosí, lei è Gilling. Arthur mi ha parlato di lei. Pare che sia terri- bilmente in gamba, vero? » « Terribilmente » confermò lui con un sorriso. « Posso procurarle qualcosa da bere? » Portò il bicchiere della ragazza dove Benson- Gray stava mescendo un liquido color pesca da una coppa di pun~h. « Che cos'è quella roba? » « Lo sa il cielo » rispose l'amico. « E cominciata con una base di gin, ma si fa piú complicata col trascorrere della serata. » Gilling ne portò un bicchiere a Gwen. Lei ne bewe un sorso e inarcò le sopracciglia, allarmata: « Ci de- v'essere del rum, qui dentro ». Bewero e chiacchierarono per un po', poi Gwen improwisamente annunciò: « Credo che dovrei andare ». Tom si accorse che lei ondeggiava. « Si sente male~ » La ragazza scosse la testa. « Starò bene se riuscirò a uscire di qui. » La sostenne goffamente per un braccio e uscirono insieme sulla terrazza. Dopo qualche minuto Gilling s'informò: « Va meglio~ » « Molto meglio » rispose lei rabbrividendo, « ma fa piuttosto freddo. » « Posso accompagnarla a casa? » Fermò l'automobile in fondo alla strada a una certa distanza dalla casa, nell'elegante sobborgo dove lei abitava. « Non è obbligata ad andare a casa subito subito » disse lui. Gwen non rispose e Thomas la baciò sulle labbra dapprima fredde e poi partecipi. « Non credere ch'io sia leggiera come qualcuna di quelle infermiere. » « Non hai bisogno di precisarlo » la rassicurò lui. « Sei assoluta- mente al sicuro in una Austin Seven. » Non si era mai trovato coinvolto in un amore serio, e il suo abbandono fu quindi tanto piú forte per essere stato cosí a lungo frenato. Bramava non soltanto la soddisfazione del desiderio fisico ma anche la vicinanza di una donna, qualcuno che potesse donargli spensieratezza e gioia di vivere. Fino ad allora ogni cosa era stata compiuta in funzione di un obiettivo serio e ben preciso. Ora, final- mente, si sentiva giovane e libero. Ben presto fu evidente che Gwen stava innamorandosi di lui e Tom, pur essendone commosso e grato, non sapeva fino a che punto ricambiasse i suoi sentimenti. SELEZIONE DEL LIBR0 Trascorse qualche tempo prima che si sentisse di presentarla ai genitori. Non che si vfrgognasse di loro: sapeva che sua madre, in altre circostanze sarebbe potuta essere una gran dama, e suo padre un affascinante e raffinato eccentrico; erano persone di classe. Ma si vergognava della loro povertà. Notò che Gwen era rimasta stu- pita, ma soltanto per un attimo, dopo di che la ragazza sedette con loro a mangiare salmone conservato e a bere tè forte; fece compli- menti alla signora Gilling e incoraggiO il signor Gilling a parlare, e Thomas le fu grato per il suo tatto. Poi la riaccompagnò e, secondo la loro abitudine, fermò l'automobile a una certa distanza dalla casa. Lei gli lesse nel pensiero e osservò: « Sono persone meravigliose, vero ? » e aggiunse, quasi tristemente: « Mi fanno sentire una nullità, ma credo di esser piaciuta loro ». « Ma certo. A mia madre in particolare. » « Non significo nulla per lei, come persona; non c'è altri che suo figlio. Se per te vado bene, può darsi che mi accetti; se no... ~, Lui le accarezzò il viso: « Per me vai bene ». Thomas aveva venticinque anni e sapeva che un giorno o l'altro avrebbe dovuto sposarsi. Gwen era una bella ragazza di buona fa- miglia e lui le voleva bene; però non c'era alculla fretta. Essere a corto di quattrini presenta un unico vantaggio: nessuno si aspetta che tu possa mantenere una moglie. Nel frattempo, Thomas lavorava alla sua tesi e trascorreva una fine settimana su due a casa. Ogni quindici giorni, regolarmente, si recava a casa di Christie. Cercava di dedicare il tempo che gli rimaneva a Gwen, ma non era molto. Lei diventava inquieta e irritata, e un paio di volte Thomas fu co- stretto a disdire le serate da Christie. Dopo il secondo rifiuto, Christie non l'invitò piú. L'estate cedette il posto all'inverno. Ora, in ospedale, Gilling aveva una camera-salotto con un bel caminetto, e lui e Gwen presero a trascorrere là le loro serate; spesso Gwen si tratteneva fino a tardi. Si trovavano là un giovedí, poco dopo mezzanotte, quando il te- lefono squillò. Gilling sentí una voce cerimoniosa e familiare. « Parla Christie. Ho appena fatto ricoverare un caso piuttosto urgente nel reparto solventi e vorrei discuterne con lei. Vengo da lei. » Gilling posò il ricevitore e, fuori di sé, si rivolse a Gwen. « Vestiti. Christie sta arrivando. » Il suo tono perentorio la fece infuriare. « Questa è la tua stanza » proruppe. « Digli che non può entrare. » « Non posso farlo; devo lasciarlo entrare. » Aveva i capelli arruffati e un aspetto ridicolo. Gwen lo squadrò, disgustata, e lui gridò: « Questa storia mi puo rovinare. Non potresti nasconderti da qualche parte ! » «Non ho nessuna inten- zione di comportarmi co- me una donna di malaffa- re in una pochade » ribatté lei. Thomas non l'aveva mai vista cosí furibonda. La ragazza si avvicinò allo specchio per pettinarsi. « Se questa stanza può es- sere invasa da chiunque lo desideri, non hai il diritto d'invitarmi qui. Visto co- me stanno le cose, potresti conservare almeno un bri- ciolo di dignità: non avrei mai creduto di vederti cosí spaventato. » Gilling si vergognò terri- bilmente. Mentre cercava di ritrovare il suo amor pro- prio, udí bussare alla porta e, prima che potesse impe- m tono di sfida « A~nti1 ~ dirglielo, Gwen disse a voce alta e ....~,.,~, ~.. ~..~A~. ~.......... Silenzio. Gilling non aveva scelta. Ancora tutto scarmigliato, aprí la porta e uscí nel corridoio. Christie, lindo e azzimato come sempre, lo squadrò lentamente dall'alto in basso, poi con supremo disgusto disse: « La prego, non si disturbi, chiamerò il mio medico interno ». GILLING fece domanda per un posto al St. Vincent di I.ondra. Ne aveva sentito parlare da un certo dottor Francis che aveva co- nosciuto a una cena a casa di Christie. Cinque minuti dopo il collo- quio con gli esaminatori, fu richiamato e gli annunciarono che ave~a ottenuto il posto. Fu un sollievo perché la situazione a Graftondale si era fatta pes~nte: Christie gli rivolgeva appena la parola e altri medici lo avevano prudentemente abbandonato. Aveva vissuto otto anni sa- lendo a palmo a palmo la scala, soltanto per veder annullato ogni suo sforzo a causa di un'imprudenza. Aveva resistito alla tentazione di mendicare il favore di Christie solo perché sapeva che sarebbe stato uno spreco di tempo. Ora comprendeva appieno lo spaventoso potere conferito dall'eià e dall'anzianità. In quella situazione im- barazzante si legò ancor piú strettamente a Gwen, e adesso i loro progetti contemplavano il matrimonio. Bene, ecco qua, pensò al termine del colloquio; aveva la seconda possibilità per cui aveva pregato; forse era l'ultima. Doveva tele- fonare a Gwen. Mentre però stava uscendo dall'edificio, udí una voce dietro di sé: era Francis. « Congratulazioni » disse questi, « sono contento. Ha qualcosa in programma per stasera ? » « Veramente... no. » « Allora deve cenare con noi. Mia moglie avrebbe piacere di co- noscerla; stasera avremo ospiti, una cosa alla buona. L'aspetto alle sette e mezzo » e diede il proprio indirizzo a Gilling. Gilling aveva la sensazione che ci fossero dei momenti risolutivi della sua esistenza in cui gli si spiegava dinanzi agli occhi un sistema di vita completamente nuovo alla sua esperienza, e una voce interna lo spronava: devo farne parte anch'io. Gli era accaduto quando aveva visto per la prima volta le celebrità di Graftondale scendere dalle loro limousine davanti all'ospedale; accadde nuovamente nel- I'appartamento di Francis a Chelsea. Là Gilling conobbe persone cosí sicure della loro ricchezza e della loro posizione sociale, che non davano piú peso né all'una né all'altra. Discorrevano con familiarità di ministri, di Lord, di banchieri e della famiglia reale. Francis, quale rappresentante della medicina in quel- la cerchia, era in rapporti amichevoli con gli uomini che controlla- vano la professione, i presidenti dei collegi, delle associazioni e delle società, i detentori delle cariche presso la corte. Gilling rimase impressionato. Per uno stranissimo caso, si trovava piú a suo agio in quell'atmosfera che a Graftondale. Là era un ragazzo intelligente e un lavoratore indefesso, ma era condannato ad attendere il suo turno; qui, la gente ch'era in dimestichezza con le personalità piú in vista, lo accettava. Almeno, cosí gli pareva, mentre se ne stava lí con la mente accesa dai martini e dal vino, dal cognac e dai sigari, dalle risate e dal cicaleccio. Dopo cena Francis l'inter- pellò: « Mi dica, che cosa ha combinato a Christie ? Le sue referenze erano incredibilmente cattive ». « Eh? » si rizzò a sedere, sgomento. Però aveva ottenuto il posto. Quindi la cosa non aveva piú importanza. Ma come l'aveva otte- nuto ? « Qualche mese fa mi disse che lei era il ragazzo piú in gamba in cui si fosse imbattuto da dieci anni a questa parte » continuò Francis, « e in base a questo l'ho proposta al comitato. Non mi era mai passato per la testa che Christie potesse scrivere un simile rap- porto su di lei. » Che genere di rapporto? avrebbe voluto domandare Gilling. In- vece scoppiò a ridere. « Non mi stupisce. » Cominciò a raccontare a Francis ciò che era accaduto, descrivendolo come un divertente episodio della vita d'ospedale. Ma dentro di lui una voce gli ripeteva che quella era una menzogna. Non si era trattato di un'avventura di passaggio, ma della ragazza che amava; c'era un che di spregevole e d'insultante per Gwen nel modo in cui lui scherzava sull'episodio. Francis, però, rideva a crepapelle. Versò un altro cognac a Gil- ling: « Be', la sua scappatella mi ha procurato un sacco di noie. Ho dovuto lottare con le unghie e coi denti contro il comitato... alcuni di loro volevano stare sul sicuro e nominare Keeley, ma lui è sposato, e questo ha giocato in suo sfavore. Vede, lei è arrivato al momento giusto. Lo scopo della riunione odierna era trovare un aiuto interno. L'ospedale non gradisce che gli aiuti interni siano sposati... » Gilling posò il bicchiere. Gwen e lui avevano progettato di sposarsi immediatamente, se il colloquio avesse avuto esito positivo. Quelle limousine davanti al portone, un tempo il massimo delle sue aspi- razioni, ora parevano sciocchezze in confronto a quello che avrebbe potuto raggiungere. Ma era la solita storia, piú ti offrivano, piú di- ritti avevano su di te. Se voleva rivendicare il suo diritto a una vita privata, quello era il momento di parlare. Non aprí bocca. « E, se lavora come interno all'ospedale, entrerà sicuramente nel corpo sanitario » concluse Francis. Gilling non sapeva cosa avrebbe detto a Gwen, ma non poteva rifiutare quella strabiliante opportunità. « Il prossimo posto si renderà vacante tra sei anni » aggiunse il medico, dopo una breve pausa. « SEI ANNI ! E impossibile » protestò lei, col viso solcato da lacrime di sdegno. « Ma chi credono di essere? » « Sono quelli che dettano le regole. » Sedevano nell'automobile, ferma in un viottolo che conduceva a un boschetto solitario. Ora, non provavano piú piacere a incontrarsi nella stanza di Gilling all'ospedale. « Pensi che sia giusto? » domandò lei con foga. « No, certo. » « Allora, non potevi dirglielo? » « Senz'altro, ma mi sarei rovinato con le mie mani. » « Ci sono altri posti » incalzò Gwen, disperata. « Non come questo. » Tentò di spiegarle ciò che dieci anni di esperienza gli avevano insegnato. « La carriera medica è un proce- dere ininterrotto. Gli uomini in vista sono quelli che hanno continua- to a fare le cose giuste: I'insegnamento negli ospedali, i primariati, il giusto genere di ricerche, le qualifiche giuste. Io non posso per- mettermi di rinunciare alle occasioni. » « Sei anni » fu tutto quel che lei disse, quasi in un susurro. « Tu ne avrai trentadue, io trentuno. » Lui ribatté con forza: « Allora però avremo raggiunto la nostra mèta; adesso devo fare come dicono loro. Ma se entrerò nel corpo sanitario, sarò nel giro. Non ti pare che ne valga la pena? » « E umiliante ! Sei anni ! E io cosa dovrei fare durante tutto questo tempo ? » Thomas le voleva bene e anche lui si sentiva infelice... ma la pa- zienza cominciava a venirgli meno. Bisognava accettare le regole dettate dall'alto. « Forse, potresti trovare un lavoro a Londra » ri- spose vagamente. « E abitare in un appartamentino mentre tu vivi in ospedale? E vederti solo nelle tue sere di libertà? Per sei anni? » « Quando sarò a posto, potrò forse trovare una sistemazione... » Gwen scoppiò in una risata stridula. « Siamo onesti: tu starai alle loro regole, e ora si tratta di scegliere tra loro e me. » La ragazza accese la luce interna e si rassettò i capelli guardandosi allo specchietto retrovisivo. « Non ho intenzione di aspettarti sei anni, Tom. » La risposta di lui fu alquanto meschina: « Se tu mi amassi vera- mente... » « Ti amo. Ma non ti aspetterò sei anni » ribatté lei con una di- gnità che, a quanto pareva, Thomas invece aveva perso. Poi, senza sforzo, spazzò via gli ultimi residui dell'amor proprio di Tom: « Io non sarei mai tanto crudele ». Ciò che Gwen sottintendeva era esatto: nonostante tutta la sua tristezza, Gilling si sentí sollevato. Se lei gli avesse sacrificato sei degli anni piú preziosi della sua vita, lui si sarebbe sentito oppresso da un obbligo. Nessuno mai gli avrebbe fatto dono piú grande di quello che Gwen stava facendogli in quel momento. Provò un'on- data di tenerezza nei suoi confronti e una fitta di rimpianto per ciò che stava perdendo. ADESSO era un vecchio - pensava, semiaddormentato nella pol- trona - di là dal sesso, di là dall'amore, aveva una moglie di classe e il rispetto dei colleghi. Si disse che non si vergognava della strada che aveva scelto. Non ci si può comportare in modo difforme dalla propria indole. Entro i propri limiti aveva cercato di essere un onest'uomo . Aveva ottenuto la nomina nel corpo sanitario del St. Vincent due anni prima di quanto si fosse aspettato. Aveva trent'anni, età straor- dinariamente giovane per diventare medico consulente a Londra. Poco dopo morí sua rnadre ed egli si recò a Graftondale per il funerale. Almeno, pensò, la madre aveva visto avverarsi tutte le sue speranze, perché sapeva che lui si sarebbe affermato. Il padre cam- minava accanto alla bara, assorto come sempre; poi i due uomini tornarono a casa e bevvero il tè. Si resero conto ben presto che non avevano nulla da dirsi. Avrebbe piú rivisto il vecchio? si domandò, mentre si allontanava da casa. Pochi anni dopo scoppiò la guerra. Gilling si offrí volontario ma fu respinto a causa di una piccola ulcera. Continuò a lavorare al St. Vincent e fece denaro a palate con la clientela privata. Ma, dopo un anno o due cominciò a preoccuparsi, nel timore che il non aver prestato il servizio militare potesse nuocergli. Nel I94I riuscí a cu- rarsi l ulcera e giocò alcune carte per entrare nell'esercito con un incarico di ricerca sullo stress da combattimento. Durante quel pe- 398 SELEZIOJVE DEL LIBR0 riodo conobbe un ufficiale delle ausiliarie, una ragazza insignificante e dinoccolata che si rivelò inaspettatamente nipote di un duca. Quella sua signorile indulgenza e sicurezza adamantina davano a Gilling una serenità che non aveva piú goduto dagli anni della fan- ciullezza, quando sua madre gli pareva onnipotente. Il loro amore non fu travolgente, ma dopo il matrimonio Gilling si trovò a far parte di una famiglia illustre. Dopo la guerra, fu costantemente stupito per i facili successi di quell'ultima fase della sua carriera. C'erano tanti sistemi per per- dere il proprio posto; Gilling aveva visto parecchie carriere pro- mettenti venire stroncate - per lo piú a causa d'imprudenza o di una sorta d'ímpulso di autodistruzione - e si era spesso domandato come quegli uomini potessero sacrificare tanto per cosí poco. Ora, rifletté amaramente, i suoi colleghi stavano probabilmente domandandosi la stessa cosa nei suoi riguardi. D UNQUE, Sir Thomas » esordí Groom il mattino successivo, « nella lettera del professor Line lei è accusato implicitamente di due cose: la prima è di aver assunto una posizione di ostruzionismo nei riguardi del progresso scientifico, come sarebbe dimostrato dal suo atteggiamento verso l'opera del dottor Brook; la