JEANNE WILLIAMS. LA SCUOLA NELLA PRATERIA. Nella prateria sconfinata soffia ancora il vento della guerra civile. In una piccola comunità, dove serpeggiano antichi odi, Una giovane maestra riesce a portare il seme della conoscenza e della fratellanza. UNO. SUSANNA SI AGGRAPPO' con tutte le proprie forze all'asse scheg- giata del sedile per resistere ai violenti scossoni del carro, lan- ciando contemporaneamente un'occhiata disperata al suo bau- le, sistemato sul pianale e ben incastrato fra attrezzi vari, sacchi e sca- tole, in modo che non scivolasse da una parte all'altra. Chissà se la teiera della nonna e le due tazze superstiti sarebbero sopravvissute a quell'ultimo tratto del suo viaggio dall'Ohio al Kansas! Susanna le aveva accuratamente awolte in vari capi di abbigliamento prima di riporle nel baule fra le lenzuola profumate di lavanda. Ma i profondi solchi, formatisi nel fango ormai secco della strada, facevano sballottare e vibrare tutto ciò che c'era sul carro, compresa lei stessa. L'uomo che stringeva le redini con mano esperta, invece, non sobbal- zava affatto e Susanna non riusciva a immaginarselo vibrare, benché il solo pensiero le facesse venir voglia di ridere per la prima volta da quando aveva lasciato Pleasant Grove, nell'Ohio, in quel mese di set- tembre del 1875. Il capostazione di Dodge City aveva chiamato quel giOVanotto, bruno e parco di parole, Doc, ma Susanna non avrebbe mai osato apostrofarlo in tal modo. Nonostante la giornata calda, il suo compagnO di viaggio indossava una giacca. Alto, aveva una bocca dal taglio regolare con una piega amara agli angoli mentre la pelle, abbron- zata, formava una serie di piccole rughe intorno agli occhi che erano di una luminosità inquietante e simili a nuvole grigie illuminate dal sole invernale. Lungo le mascelle quadrate gli crescevano due basette, tagliate alla bell'e meglio, nere come la ciocca di capelli che gli ricadeva sulla tempia destra. Lo sconosciuto aveva corrugato la fronte mentre il capostazione gli spiegava la situazione imbarazzante in cui si trovava Susanna. « La signorina è la nuova maestra della scuola Mason-Dixon, Doc. Sarebbe dovuto venire Henry Morton a prenderla, ma evidentemente non è ancora ritornato da Topeka. » L'omino scarno aveva fatto un gesto d'impotenza in direzione della strada larga, fiancheggiata da edifici dall'aria cadente e adorni di false facciate, che ospitavano unicamente saloon e sale da ballo. In giro si vedevano donne dal trucco vistoso, uomini dall'aspetto poco raccoman- dabile e giovani cowboy con gli immancabili stivali dal tacco alto e speroni tintinnanti, fazzoletti al collo dai vivaci colori e grandi cappelli. Sorta da una prima capanna costruita con zolle di terra e fango soltanto tre anni prima, accanto a un solitario pioppo nero americano che cre- sceva lí dove c'era il guado del fiume Arkansas, Buffalo City aveva cambiato il proprio nome in Dodge City quando era stata raggiunta dai binari della ferrovia. « Prima, quando questa era la città dei cacciatori di pellicce » aveva proseguito il capostazione, « qui c'erano soltanto pelli, ossa, polvere e l'inferno. Da quando l'anno scorso sono stati costruiti i recinti e le rampe di carico per il bestiame, ci sono invece vacche, cowboy, polvere e l'inferno! Doc, non dovrà allungare di troppo il percorso per accom- pagnare la signorina Alden al ranch di Ase McCanless » Il giovanotto, che era stato presentato a Susanna come Matt Rawdon, aveva alzato le spalle con fare impaziente. « D'accordo, Clem, ho capito che mi toccherà scaricarla là. Mi dia una mano col baule. » Scaricarla! Neanche fosse stata un sacco di patate! Benché avesse ventisette anni, e la sgradevole sensazione che stava diventando una delle numerose zitelle di Pleasant Grove, Susanna non era abituata a essere trattata dagli uomini come una seccatura. Pur non essendo bella, aveva una risata pronta e contagiosa e una massa di capelli ricci e castani dai riflessi ramati, che però in quel momento erano modesta- mente raccolti in una morbida crocchia nascosta dalla cuffietta mar- rone. Il colore degli occhi variava da una tonalità dorata al nocciola, e talvolta con un accenno di verde, a seconda della luce o dello stato d'animo. Indossava un abito marrone dal taglio severo che faceva risal- tare la sua pelle bianca e vellutata nonché la sua figura snella e aggra- ziata. Punta sul vivo dai modi sgarbati di Rawdon, Susanna disse con tono gelido: « Pagherò per il trasporto ». « Risparmi quei soldi per il viaggio di ritorno, signorina. » Sconcertata dalla sua ostilità, Susanna aveva deposto la borsetta sotto il sedile e aveva posato il piede sullo stretto predellino di metallo attac- cato al pianale del carro. Ma evidentemente non si era issata su abba- stanza in fretta per i gusti di Matt Rawdon, perché lui l'aveva letteral- mente sollevata con un braccio quanto mai robusto per poi depositarla sull'asse del sedile. In quell'istante lo sguardo della giovane era caduto sull'altra mano di Rawdon: era coperta di cicatrici e pendeva inerte, come se non potesse servire a granché. Che disgrazia per un medico! Costernazione e compassione dovevano apparire cosí chiaramente sul volto di Susanna, che Rawdon si allon- tanò da lei bruscamente girando a lunghi passi attorno al carro. Salito agilmente a cassetta, aveva disteso le lunghe gambe, rivolgendole un irritante sorriso di sfida, come se stesse già pregustando il suo disagio. « Bene, signorina Alden, vediamo un po' quanto le piacerà viaggiare su un carro senza molle. E non mi chieda di andare piú adagio. Dopo che l'avrò scaricata, devo tornare in tempo alla mia fattoria per mungere le mucche. » « Non le ho chiesto di andare adagio, signor Rawdon, e non ho nessuna intenzione di farlo. » Incrociate le mani in grembo, Susanna aveva assunto una posizione compassata, decisa a non lamentarsi a costo di morire. Effettivamente non si era lamentata, ma ben presto aveva dovuto usare le mani per tenersi abbarbicata al sedile, per evitare che gli scossoni piú violenti la facessero volare via. Dopo di che aveva puntato i piedi e si era guardata attorno alla vana ricerca di una collina, di un albero o di una casa. Un cielo di un azzurro abbagliante si stendeva all'infinito fino a toc- carsi all'orizzonte con il bordo della prateria. A perdita d'occhio, si poteva vedere un mare d'erba rossiccia piegarsi al soffio del vento, ondeggiando da una parte all'altra. Altre piante, che crescevano piú alte, innalzavano pennacchi dorati mentre delicate sfumature di grigio, argento e cremisi si mescolavano al bigio e al marrone rossiccio. Gli astri chinavano le loro corolle viola mentre numerosi altri fiori- bian- chi, gialli e arancione - punteggiavano l'immenso mare d'erba. Aveva dunque una sua bellezza anche quel paesaggio, qualcosa che superava la solitaria distesa di terra e di cielo che offriva rifugio soltanto a creature alate, come quel falco lontano, che volava descrivendo cerchi concentrici fino al momento in cui si precipitò in picchiata. A Susanna si strinse il cuore e provò lo stesso terrore del piccolo animale stretto fra gli artigli del predatore. « Falchi e aquile hanno una vista eccezionale, ma il piú delle volte mancano la loro preda » osservò Rawdon alzando la voce per farsi udire al di sopra dello sferragliare del carro. Indossava un vecchio cappello grigio e Susanna pensò che avesse combattuto nell'esercito confederato. Benché la guerra fosse finita da dieci anni, al solo pensiero lei s'irrigidí. L'uomo che avrebbe dovuto sposare era morto in quella guerra e suo padre ne era ritornato mutilato e tormentato da tali sofferenze da dover ricorrere sempre piú di fre- quente al whisky per alleviarle. Susanna provava ancora un terribile senso di colpa per il sollievo che l'aveva sopraffatta la mattina di sei mesi prima quando, nel portare a suo padre la prima colazione, aveva scoperto che era passato dal sonno alla morte. Per dieci anni, tranne che per le quattro ore al giorno durante le quali aveva insegnato letteratura e composizione nella scuola per giovanette di sua zia Mollie, lei si era presa cura del vecchio genitore. La sua morte l'aveva liberata da quel compito, ma, allo stesso tempo, Susanna si era sentita improvvisamente inutile, senza nessuno scopo nella vita. Adesso, però, aveva davanti a sé una possibilità di scelta, una scelta offerta a una donna come lei, di una generazione che aveva perso molti dei suoi giovani migliori, fra cui il suo Richard. Susanna doveva accettare il fatto che forse nella sua vita non ci sarebbe stato un altro uomo, non tanto perché aveva amato moltissimo Richard - bello, allegro e spericolato - quanto perché nella cittadina dell'Ohio in cui viveva non c'era un solo uomo che fosse degno di essere preso in considerazione. Sua zia Mollie l'aveva invitata ad andare ad abitare con lei e lo zio Frank, e a dedicarsi interamente all'insegnamento, ma a Susanna la proposta era parsa simile a una totale rinuncia a una vita reale. Le sue riflessioni furono bruscamente interrotte da un lontano rimbombo pro- veniente da ovest. Sembrava l'eco di una battaglia. Indiani? Comanche, Kiowa, Cheyenne, Arapaho: i nomi le attraver- sarono la mente come tante frecce infuocate. Susanna sapeva che nelle grandi pianure meridionali gli Indiani avrebbero dovuto vivere nelle loro riserve, un territorio situato tra il Kansas e il Texas, ma soltanto l'estate precedente avevano compiuto alcune scorrerie, nel Kansas occi- dentale, che erano costate la vita a ventisette bianchi. « Cacciatori di bisonti » disse Rawdon con un cenno della testa. « Ormai di quei bestioni ne restano ben pochi da queste parti, ma quando sono arrivato qui tre anni fa, la strage era appena cominciata. Allorché si sparse la voce che c'era un ottimo mercato per le pelli di bisonte, migliaia di cacciatori invasero la prateria. Un buon fucile riu- sciva ad abbattere da settantacinque a cento capi al giorno. » Susanna restò senza fiato e Rawdon riprese: « Un vecchio cacciatore mi ha detto di aver calcolato che piú di tre milioni di bisonti siano stati uccisi nelle pianure meridionali negli ultimi tre anni, senza contare piú di un milione fatto fuori dagli Indiani nello stesso periodo ". « Ma gli Indiani non hanno bisogno dei bisonti? » « Eccome. Per il cibo, per il vestiario, per le tende, per tutto. Il massacro dei bisonti ha spinto gli Indiani nomadi nelle riserve molto piú in fretta dei soldati. La forza detta ciò che è giusto, come il Nord ha insegnato al Sud. » « E lei chiamerebbe la schiavitú una cosa giusta'? » Rawdon parve scartare la domanda con un gesto della mano. « Non ¨ ho mai posseduto né un uomo né una donna né l'ho mai ritenuta una cosa giusta. Ma se intende insegnare storia, signorina, impari prima i fatti. La guerra è stata combattuta per dimostrare se gli stati avevano o no il diritto di recedere dall'Unione. Io sono ancora dell'opinione che avevano quel diritto, ma non la forza per sostenerlo. Ed è quella, che conta. » « Se lei pensa che io intenda insegnare ai bambini delle opinioni cosí ciniche... » « Non ce n'è bisogno. Lo scopriranno quanto prima da soli. Cosí - come lei imparerà perché la sua futura scuola si chiama Mason-Dixon. " « Suppongo che il nome stia a significare che nella zona abitano degli D: ex-unionisti e degli ex-confederati. » « Signorina Alden, la sua brillante deduzione merita dieci e lode. » Se quello era un esempio di come si comportavano i gentiluomini del Sud, Susanna si domandò se sarebbe riuscita a conservare la propria ~: equanimità e a essere una buona insegnante. Girandosi di scatto verso il suo interlocutore, gli domandò: « Perché è cosí... cosí villano? Perché ;~ sono dell'Ohio, perché sono una donna o forse perché un suo maestro l'ha frustata tanto quanto probabilmente si meritava? » Rawdon le lanciò un'occhiata sconcertata prima di scoppiare a ridere. Cosí facendo, la sua espressione severa scomparve. facendolo sembrare piú giovane, benché dalle rughe attorno alla bocca e agli occhi Susanna D giudicasse che doveva aver superato di non molto la trentina. « Le piacerebbe frustarmi, eh? » la stuzzicò Rawdon. « D'accordo, le chiedo scusa. Ma non sono stato io a cercare la sua compagnia e, dato .: 167 che è stata lei a introdurre l'argomento, non ho una grande simpatia per gli yankee, donne o insegnanti che siano. Ovviamente, niente di perso- nale, le assicuro. » « Niente di personale! » ripeté Susanna. « Ma mi permetta di ricor- darle, signor Rawdon, che anche il Nord ha sofferto, sebbene la cosa non le faccia alcun effetto, visto che ammette lei stesso di essere un misogino acido e intollerante. » Dopo di che serrò le labbra e non disse piú nulla, fissando l'orizzonte. Proprio in quell'istante le ruote andarono a cozzare contro un solco particolarmente profondo e Susanna si sentí vibrare i denti in bocca. Guardando all'indietro, tuttavia, vide che il baule era ancora al suo posto. Strano, rifletté, quasi tutto ciò che possedeva al mondo era rac- chiuso lí dentro. La triste verità era che suo padre era stato un medico e non un uomo d'affari. Charles Alden era vissuto con entusiasmo amando i propri simili. benché non si fosse mai risposato dopo che una febbre puerperale gli aveva rapito l'adorata moglie Serena. Quando era morto, la primavera precedente, la maggior parte dei suoi concittadini aveva partecipato al funerale. Con il ricavato della vendita della loro graziosa casetta bianca com- preso il semplice arredamento, Susanna aveva potuto pagare le spese del funerale per suo padre oltre a tutti i debiti. I cinquanta dollari avanzati, dopo l'acquisto del biglietto per il Kansas, erano stati pruden- temente sistemati in una tasca che sua zia Mollie le aveva cucito all'in- terno del busto. Susanna aveva insistito a voler lasciare Pleasant Grove, nonostante le obiezioni perplesse e lievemente indignate degli zii. « Tra qualche anno potresti assumere tu la direzione della scuola » aveva detto in lacrime zia Mollie, un donna rosea e rotondetta. « Non posso. Voglio andarmene in un posto nuovo, diverso, dove il mio lavoro di insegnante possa essere veramente importante. » Il pensiero degli zii la sommerse con un'onda di nostalgia e gli occhi della giovane maestra si colmarono di lacrime. « Conservi le lacrime per quando incontrerà i membri del consiglio d'amministrazione della scuola » le consigliò Rawdon. « Allora sí che avrà una ragione per piangere. » « Non sto piangendo! E, comunque siano, non potranno essere piú antipatici di lei! » « E neppure piú acidi, intolleranti e misogini? » suggerí Rawdon. « Spero che lei non abbia bambini nella mia scuola. Mi fa una gran pena sua moglie, ammesso che ne abbia una. » Lui s'incupí. « Non ce l'ho e la probabilità che in futuro abbia figli che frequentino la sua scuola è quanto mai remota. » Come se avessero raggiunto una sorta di stallo, rimasero entrambi in silenzio per un po'. Poco dopo Susanna scorse in lontananza il primo segno di vita umana da quando si erano lasciati alle spalle Dodge City: una casa di mattoni con il tetto fatto di zolle. Rawdon disse: « E di Peter Townsend. Trasporta merci mentre cerca di far valere il proprio diritto alla sua concessione; deve viverci per cinque anni, costruirci una casa e piantare qualcosa prima di acquisirne la proprietà ». « Lei è un agricoltore? » « Ho rilevato una fattoria da una coppia di coloni stufi della siccità, della grandine, delle tempeste di neve, dei tornado e delle cavallette. » « Se il Kansas occidentale è cosí terribile, perché vi si è stabilito? » « Che razza di medico sarei stato con una sola mano? Non ho voluto aprire uno studio a Dallas, come mia sorella voleva che facessi, benché debba moltissimo ad Amanda. Siamo rimasti orfani quando io avevo dieci anni e lei sedici. Ha lavorato per potermi mandare a scuola e poi mi ha aiutato a trovare lavoro per mantenermi all'università, ed è stato allora che ho cominciato a essere affascinato dalla chirurgia. Nel frat- tempo Amanda si prese cura di un ricco vedovo colpito da una grave - malattia. Era un uomo molto piú vecchio di lei, ma si volevano sincera- mente bene. Quando morí durante la guerra, le lasciò la grande casa in cui viveva. Amanda sperava che io andassi a stare con lei, invece ho lasciato il Texas alla ricerca di una proprietà a buon mercato su cui crescesse dell'erba buona. Coltivo qualcosa, ma la mia principale atti- vità consiste nell'allevare cavalli. » Susanna corrugò la fronte. Sapeva benissimo che non erano affari suoi, tuttavia le sembrava un tale spreco che quell'uomo non mettesse a frutto il proprio talento e la propria esperienza. « Ma perché ha rinun- ciato a esercitare come medico? Penso che ci siano mille cose che potrebbe fare con una mano sola. » « Non potrei operare. » « Ma in una regione come questa, dove sicuramente c'è un estremo bisogno della sua abilità, sembra quasi una cattiveria non esercitare la suaprofessione. » « Fare buon viso a cattivo gioco? » Rawdon la fissò con sguardo penetrante « E quello che sta facendo lei, signorina Alden? » « Esattamente, dottor Rawdon, e non me ne vergogno. » Seguí un silenzio che si prolungò finché non superarono una capanna di fango con il tetto parzialmente crollato. La porta era scomparsa e a una finestrella una pelle svolazzava al vento. Susanna represse un bri- vido. Quell'immensa pianura la faceva sentire come se... come se il tetto e le pareti di una comoda casa fossero volati via e a lei fosse rimasto unicamente il cielo come tetto, I'erba come pavimento e il vento come vlcmo. Susanna rabbrividí. Eppure la prateria era cosí vasta e cosí meravi- gliosamente libera che sembrava sussurrare che lí c'era tutto lo spazio necessario per crescere, per essere ciò che non si poteva essere all'in- terno di quattro semplici mura. Le forcine che tenevano raccolti i capelli cominciavano a darle fastidio: come sarebbe stato bello poter togliersi quella cuffietta cosí contegnosa e lasciare che il vento le scompigliasse i capelli ! Dopo un attimo di attonito stupore davanti alla propria audacia di volersi sciogliere i capelli in presenza di uno sconosciuto, Susanna slegò il nastro della cuffietta e sotto lo sguardo sbalordito di Matt Rawdon si tolse le forcine dai capelli, lasciandoli liberi di svolazzare al soffio del vento dell'ovest. Con sua grande sorpresa, l'uomo ridacchiò. « Fino a questo momento l'avevo giudicata una maestra modello. » « Una di quelle che non si sciolgono mai i capelli? » Gli occhi di lui la sfiorarono fuggevolmente, ma la loro strana luce sembrò trapassarla e scrutarla nell'intimo. Anzi, c'era qualcosa di piú: un lampo di pericolo e una sensazione impetuosa e inebriante che non aveva mai provato prima. Allarmata da come lo sguardo del medico le facesse martellare il cuore, Susanna abbassò gli occhi. « Una maestra elementare modello non lo farebbe mai, signorina Alden » riprese Rawdon con voce quasi sprezzante. « Starebbe molto attenta al proprio abbigliamento, ai propri soldi e, soprattutto, alla propria reputazione. » « Qualsiasi donna deve badare alla propria reputazione » replicò lei sulla difensiva. « Allora farebbe meglio a raccogliere di nuovo i suoi bei capelli, perché quella polvere e quel fumo che vede laggiú fanno pensare a dei cowboy che stanno marchiando il bestiame, e tra loro potrebbe esserci Ase McCanless. E il presidente del consiglio d'amministrazione della scuola. » Mentre si avvicinavano al polverone, Susanna udí muggiti di protesta e di dolore del bestiame frammisti a grida umane. A una certa distanza dalla pista, alcuni uomini a cavallo catturavano i vitelli con il lazo e poi li trascinavano verso un fuoco dal quale spuntavano lunghi ferri per il marchio incandescenti. Mentre due uomini tenevano un vitello fermo per terra, un terzo applicava uno dei ferri. Alla vista del carro l'uomo c he stava marchiando le bestie chiamò un mandriano a cui affidò il ferro, quindi montò a cavallo e si avvicinò. Toltosi il cappello a larga tesa tutto impolverato, lo sconosciuto rivolse un breve cenno di saluto a Rawdon prima di fissare Susanna. « Lei è la nuova maestra, signorina? » Alto, magro ma dall'aria forte e robusta, l'uomo a cavallo aveva la pelle del colore della sua sella, vividi occhi azzurri e capelli di un biondo rossiccio. Susanna lo giudicò coeta- neo di Rawdon. « Senza nessuna offesa » proseguí lo sconosciuto con il tipico accento strascicato del sud, « ma lei non sembra abbastanza vec- chia per viaggiare da sola. » « Grazie del complimento, signore, ma ho ventisette anni e insegno da parecchio tempo. » Lo sconosciuto continuò a squadrarla con una certa cautela, poi so- spirò. « Henry ci ha detto che lei è dell'Ohio. Peccato che non sia riuscito a trovare una signorina del sud, ma immagino che gli uomini della sua famiglia non l'avrebbero lasciata andare a zonzo da sola. » « Il mio fidanzato è morto in guerra » replicò Susanna, « e mio padre è morto da poco. Quando il sovrintendente scolastico della contea mi ha invitato a venire, sapeva che sono quella che lei, indubbiamente, chiama una yankee. » « Adesso non perda le staffe, signorina. Due membri del consiglio la vogliono proprio perché lei è del Nord, come loro. » Lo sconosciuto si rimise in testa il cappello con gesto naturale, poi aggiunse: « Mi chiamo Ase McCanless e sono il proprietario del ranch "Ace High". Suppongo che lei sia la signorina Susanna Alden. Devo tornare al lavoro adesso, ma sono sicuro che il signor Rawdon sarà tanto gentile da accompa- gnarla a casa mia ». Mentre incitava i cavalli, Matt disse: « Mi... dispiace per suo padre e per il suo fidanzato ». Era chiaro che gli era costato uno sforzo pronunciare quelle parole. Susanna ne fu commOssa, tanto da pensare di poter esprimersi con sincerità~ Perciò disse « A me dispiace per la sua mano ». Rawdon si fece rosso, quindi impallidí e, quando rispose, lo fece con tono duro e teso. « La mia mano, signorina Alden, non la riguarda minimamente. » Ferita e sconcertata, Susanna non riuscí a replicare nulla. Prosegui- ronO il viaggio in un silenzio opprimente fino a quando giunsero in vista 171 di quella che doveva essere la casa di McCanless: un edificio bianco, con un'ampia veranda antistante, che dominava un piccolo agglomerato disordinato di costruzioni di zolle di terra e fango e di recinti per il bestiame. « Eccola arrivata! » esclamò Rawdon saltando giú dal carro. Legò i cavalli a un palo e aiutò la giovane maestra a scendere, con fare impa- ziente. Quindi salutò un vecchio che era uscito zoppicando da una stalla e che venne ad aiutarlo a scaricare il baule, mentre la porta di casa si spalancava e una donna anziana e grassottella si affrettava loro incontro. « Entri, mia cara » la invitò la sconosciuta. « La sua stanza è pronta. Johnny le riempirà la tinozza per il bagno e io le porterò una bella scodella di minestra. Sono Betty Flynn, la governante del signor McCanless. » Betty condusse la giovane in un vestibolo dal pavimento ricoperto da un tappeto e le indicò le scale. « Prima porta a destra, mia cara. » Susanna si awiò su per le scale e sul pianerottolo incontrò Rawdon. « Grazie » gli disse con gelida cortesia, aprendo al tempo stesso la borsetta. « Desidero pagarla per il disturbo. » Nonostante il pianerottolo fosse poco illuminato, lo scintillio negli occhi del giovane medico risultò piú sconcertante che mai. « Gli yankee pensano di poter pagare tutto, non è vero? Non voglio il suo denaro, signorina Alden. » La salutò con un brusco cenno del capo e si avviò giú per le scale lasciando Susanna di sasso. "Disgraziato villano intollerante acido miso- gino di un ribelle!" Per quanto sgradevoli potessero essere i membri del consiglio d'amministrazione della scuola Mason-Dixon, non sarebbero mai stati tanto antipatici quanto Matt Rawdon! DoPo TRE giorni di viaggio in treno e il tragitto in carro da Dodge City nel pomeriggio afoso, Susanna, che si sentiva sporca e impolverata fino al midollo, fu ben lieta di poter fare un bel bagno nell'acqua che Johnny aveva portato in camera. Quando aveva espresso al vecchio il suo rin- crescimento per la fatica che gli causava, lui aveva sorriso e i suoi sbiaditi occhi azzurri si erano illuminati. « Ho domato troppi cavalli selvaggi, signorina. Questa maledetta gamba non mi fa male, è soltanto un po' debole e non ce la fa a reggermi. Il dottor Rawdon mi ha fabbricato un arnese praticissimo, perciò non si preoccupi per me e si goda il suo bagno. Non c'è niente di meglio di un bel bagno alla fine di un lungo viaggio. » Johnny non si era limitato a riempire la tinozza, le aveva anche lasciato due secchi di scorta. Susanna usò l'acqua dei secchi per lavarsi i capelli, quindi entrò nella tinozza con un sospiro beato. Rimase immersa a lungo lasciando che la stanchezza del viaggio si dileguasse. Stava per appisolarsi quando una porta sbattuta con violenza la fece sobbalzare. Dopo essersi rapidamente insaponata, uscí dalla tinozza, si asciugò e infine infilò una camicia da notte. Qualcuno bussò alla porta. « Mia cara, le ho portato la minestra » disse Betty Flynn. Susanna indossò frettolosamente una vestaglia prima di andare ad aprire. La governante entrò e depose il vassoio su un tavolino situato accanto a una poltrona imbottita dello stesso raso rosa del copriletto e in tinta con il tappeto. « Che bella stanza » osservò Susanna. « Ase ha lasciato a me il compito di arredare la casa. L'ha voluta cosí carina per sua figlia, anche se a Jenny non importa un fico secco. L'unica cosa che le interessa veramente è di stare alle calcagna di suo padre e di correre all'impazzata con il suo pony come un indiano. E stata lei che ha appena sbattuto la porta con tanta forza da mandare in frantumi i vetri. » L'ampio seno di Betty si sollevò e ricadde con un sospiro. « Quando Ase aveva appena cominciato a far soldi nel Texas, un giorno, la mamma di Jenny cadde da un cavallo imbizzarrito mentre stava aiu- tando a radunare il bestiame. Jenny era piccolissima allora. Ase non è ancora riuscito a superare il colpo e desidera che sua figlia abbia tutto ciò che non ha avuto sua moglie. Ma l'unico desiderio di Jenny è di stare con suo padre e fare tutto quello che fa lui. Sono entrambi cocciuti come muli e non oso pensare a quello che potrebbe succedere se insi- stono ad andare avanti cosí. » « Suppongo che lei ne abbia parlato con il signor McCanless. » « Certo, ma è come parlare al vento. Quello di cui lui ha bisogno è una moglie che possa fare da madre a Jenny e da mediatrice fra i due. Se qualcuno volesse bene ad Ase... » « Lei gliene vuole. » « Per me Ase è il figlio che non ho mai avuto. » Gli occhi nocciola di Betty si addolcirono. « Nel Texas eravamo vicini di casa. Quando mio marito morí, Ase mi chiese di trasferirmi da lui e di occuparmi di Jenny. » La donna si coprí la bocca con la mano. « Io sto qui a chiac- chierare e intanto la sua cena si raffredda. Mangi, mia cara, e si riposi. » Betty Flynn si richiuse la porta alle spalle e Susanna si sedette a mangiare. La crema di pomodoro era squisita ed era accompagnata da 173 focaccine di granturco tiepide imburrate e da un bicchiere di latticello. Susanna mangiò tutto di gusto, ma la sensazione di benessere fu rovi- nata quando Johnny entrò, dopo aver bussato alla porta, e cominciò a portar via l'acqua del bagno. Intanto che il vecchio scendeva la scala con i due secchi, Susanna trascinò sul pianerottolo la tinozza, che era appog- giata su un tappetino. « Si fermi, signorina! » gridò con tono oltraggiato Johnny che in quel momento stava rientrando dalla veranda sbatacchiando i secchi. « E compito mio ! » « Mi sento vergognosamente pigra » replicò Susanna. « Lasci almeno che l'aiuti a portare giú la tinozza. » « Assolutamente no! Ase mi scorticherebbe vivo... » « L'aiuto io. » Una porta in fondo al vestibolo si aprí e comparve una ragazzina sugli undici anni, abbronzata e con una folta treccia bionda, la quale salí di corsa le scale affrettandosi poi ad afferrare uno dei manici della tinozza. Con una risata insolente, mettendo in mostra una chiostra di denti candidi e numerose fossette, la ragazzina lanciò a Susanna uno sguardo di sfida e i suoi occhi, che erano di un azzurro intenso, sembravano essere diventati neri nella semioscurità del pianerottolo. « Su, signorina, prenda l'altro manico, se intende veramente fare quello che dice. » Johnny si appoggiò brontolando alla ringhiera, come se avesse avuto bisogno di sostegno, mentre Susanna e la ragazzina scendevano adagio la scala, attente a non spruzzare acqua. « Andiamo a rovesciarla sugli alberi » disse Jenny, « quel po' di sa- pone non nuocerà loro. » Susanna, che teneva sollevato l'orlo della camicia da notte e della vestaglia per non insudiciarle nella polvere del cortile, aiutò Jenny a versare l'acqua. Dopo aver sistemato la tinozza rovesciata su una panca fuori della casa, Jenny guardò dritto in faccia la nuova maestra. « Betty dice che lei metterà su una scuola. » « E per questo che sono venuta. » « Non voglio andarci. » « Questa e una faccenda fra te e tuo padre » ribatté Susanna fredda- mente. « Se imparerai o no sarà una tua scelta. » « Lei non cercherà di farmi studiare? » « Ti darò i voti che meriterai. » Si awiò su per i gradini della veranda, ma Jenny la precedette di corsa e la fronteggiò dallo scalino piú alto. La sua mascella, decisa nonostante la linea ancora infantile, si rilassò leggermente. « Papà non ne sarà contento. » « Come ti ho già detto, questa è una faccenda che riguarda voi due. » « Se non riuscirà a farmi studiare, non potrà tenere la scuola » dichiarò con tono millantatore Jenny che aveva riacquistato la sua bal- danza. « L'unica ragione per cui papà si è dato da fare per la scuola è perché spera che io impari piú di quanto non abbia imparato con quelle donne sceme che assumeva come istitutrici. Come se qualcuno potesse governarmi! Nessuna di loro ha resistito piú di un mese. » Susanna ricacciò indietro una risposta secca, avviandosi su per gli scalini. « Grazie, Jenny, per avermi aiutato a buttare via l'acqua! » esclamò. « Buona notte. » Dopo essere entrata nella sua stanza, la donna chiuse la porta. Subito dopo udí il suono di passi precipitosi seguito dal fracasso di una porta sbattuta con maggiore violenza della prima volta. Con sua grande sor- presa, scoprí che stava tremando. Non aveva mai incontrato una bam- bina come Jenny. Non c'era da stupirsi che le istitutrici fossero fuggite. "Per fortuna non sarà la mia unica allieva" si consolò Susanna. "Ce ne saranno altri ansiosi di imparare, che studieranno di buona lena." E se invece non ce ne fossero stati? Forse i ragazzi di quella zona erano diversi e, probabilmente, condividevano le animosità dei loro genitori, tutti ex-unionisti o ex-confederati. Susanna si sentí prendere dal panico. Andò alla finestra e si appoggiò al davanzale, lasciandosi accarezzare da una lieve brezza che sembrava piú fresca con l'avanzare del crepu- scolo. La prateria di un azzurro grigiastro si fondeva con un cielo che era piú pallido all'orizzonte e piú scuro in alto, dove cominciavano a brillare le prime stelle. Ma quello era il Grande Carro, l'Orsa maggiore! Era rincuorante vedere le costellazioni a lei cosí familiari. Travolta dalla nostalgia per suo padre come era stato prima della guerra, Susanna si aggrappò al davanzale, ricacciando indietro le lacrime. Con lo sguardo fisso alle stelle, bisbigliò nella notte ormai buia: « Papà, dammi un segno che stai bene ». Come se suo padre fosse stato in attesa di quella sua richiesta, Susanna lo sentí vicino a sé, le sembrò di udire la sua risposta, ma solo nella propria mente: "Sto hene. Dove sono io, c'è la luce eterna, mia cara, e la pace e la gioia perfetta". La sensazione di averlo accanto si dileguò, ma lei si sentí riconfortata. Forse era soltanto frutto della sua immaginazione provocato dalla stan- chezza, dalla solitudine che provava in quel posto completamente estra- neo e dall'apprensione per il futuro. Comunque fosse, era la migliore medicina che suo padre le avesse mai prescritto come medico. Ogni 174 ~ 175 volta che vedeva le stelle che avevano osservato insieme, Susanna poteva ricordarlo, e con gioia. La morte glielo aveva restituito. Accese la lampada a petrolio e, dopo aver rovistato nel baule, trovò un libro a lei ben noto, i Pensieri di Marco Aurelio, una raccolta di aforismi scritti dall'imperatore romano, che era appartenuto a suo padre. Susanna si sedette accanto alla lampada, e aprí il libro alla pagina segnata da un nastro, dove c'era il brano preferito dal vecchio genitore: "Sei restio a compiere l'opera di un essere umano? Perché allora non ti affretti a fare ciò che è secondo la tua natura?" L'opera di un essere umano. Ciò aveva un significato piú profondo, non voleva dire semplicemente lavorare o condurre a termine i compiti assegnati a ciascuno. Significava compiere il proprio dovere e ottempe- rare agli impegni intrinseci dello stato mortale vivendo con tutta la grazia, la gentilezza e la forza d'animo possibile. Soltanto sforzandosi di fare del proprio meglio Susanna poteva sperare di costruirsi una vita degna di essere vissuta. Ringraziò nuovamente suo padre, sentendolo ancora accanto a sé. Quindi si acconciò i capelli per la notte, spense la lampada e cadde nel sonno piú profondo che avesse mai goduto dalla morte di suo padre, ma non prima di essersi augurata di potere vedere, un giorno, la bocca di Matt Rawdon assumere finalmente un'espressione tenera e felice, senza la consueta piega amara. ~e COA MATTINA SEGUENTE, quando si accinse a vestirsi, Susanna prese ~J in mano con la solita riluttanza il suo busto. Iniziò ad aggan- ciarlo, ma ben presto si fermò. Aveva notato che Betty non lo portava, e probabilmente nessuna delle mogli degli allevatori e degli agricoltori della zona usava indossarlo, se non per qualche occasione veramente speciale. Tanto valeva riporlo nel baule. Aveva davanti a sé una nuova vita: perché non liberarsi delle ingombranti vestigia della vanità e delle preoccupazioni mondane? Dopo aver indossato il suo abito piú fresco, di mussolina verde scuro Susanna scese dabbasso. Trovò Betty intenta a preparare delle frittelle di grano saraceno che Johnny, seduto a un tavolo ricoperto da una tela a quadretti bianchi e rossi, divorava con tale rapidità da sembrare che le aspirasse. Il vecchio si fermò per rivolgerle un sorriso d'apprezzamen- to mentre si alzava e faceva il giro del tavolo per scostarle una sedia. Lei ricambiò il sorriso, ringraziandolo, mentre Betty le metteva davanti una pila di frittelle e le versava il caffè. Infine anche la gover- nante si sedette, non prima però di aver messo due ultime frittelle davanti a Johnny. « Dov'è Jenny? » « In camera sua, penso » rispose Betty. L'uomo scosse tristemente la testa grigia. « Se Ase non molla un po' le redini, quella bambina finirà per scappare con un cowboy appena avrà quindici anni. Ase è bravissimo a domare una puledra selvaggia senza spezzarne lo spirito, ma non sa farlo con sua figlia. » Lanciò un'occhiata a Susanna. « Com'è andata ieri sera con Jenny? » « Non troppo bene » dovette ammettere la maestra. « Magari lei non ci crederà, ma in fondo in fondo Jenny è una brava bambina. » Johnny bevve l'ultimo sorso di caffè e spinse indietro la sedia. « Vuole che la porti a vedere la scuola, signorina? » « E lontana? » « Circa un chilometro e mezzo. Ase l'ha costruita vicino alla sua casa per evitare un tragitto troppo lungo a lei e a Jenny. Infatti la scuola si trova sulla sua terra. » « Ma ha provveduto a trasferire la proprietà della scuola compreso il suolo su cui sorge al distretto scolastico? » Betty e Johnny si scambiarono uno sguardo prima di scoppiare a ridere. « Te lo vedi Ase McCanless che rinuncia a qualcosa di suo? » domandò Johnny. « Non sono stata ancora assunta » disse Susanna che aveva perso di botto l'appetito. « Ma non posso insegnare in una scuola che appartiene a un privato, costruita per giunta su proprietà privata. E non intendo insegnare in una scuola controllata da un solo genitore. Sarebbe la cosa piú dannosa per l'insegnamento, soprattutto in una comunità cosí divisa come questa. » « Ah, davvero? » Tutti e tre si girarono in direzione della porta aperta. Assorti com'e- rano nella conversazione, non avevano udito Ase McCanless avvici- narsi. Il padrone di casa si versò una tazza di caffè, spingendo via una ciocca di capelli sudati dalla fronte, quindi fissò Susanna. « Signorina Alden, ho l'impressione che lei non accetti l'idea che la P scuola sia costruita sul mio terreno » disse aggrottando le folte sopracci- glia schiarite dal sole sopra un naso piuttosto piatto, ma battagliero. « Non è la sola ragione... Il fatto che la scuola le appartenga la mette L nella posizione di esercitare un'influenza impropria. » ~ 177 Un lento sorriso attenuò la piega arcigna della bocca di McCanless. « Influenza impropria, signorina? Potrebbe anche essere divertente. Ma stia tranquilla che non ho nessuna intenzione di dirle quel che deve insegnare. So benissimo come deve comportarsi un membro del consi- glio d'amministrazione. » « Signor McCanless, lasci che le dica subito chiaro e tondo che non intendo assumere l'impegno di mandare avanti la scuola prima che venga stabilito che la responsabilità dell'insegnamento sarà tutta mia. Se i membri del consiglio d'amministrazione e i genitori degli alunni non dovessero approvare i risultati, possono sempre rifiutarsi di rinnovarmi l'incarico. » Benché tesissima di fronte alla prospettiva di dover rinun- ciare alla scuola, Susanna si sforzò di non tradire la propria ansia. Quando McCanless gettò indietro la testa, scoppiando in una fragorosa risata, lei si rilassò. « Facciamo un patto, signorina Alden. Venga a dare un'occhiata alla scuola, rifletta su una possibile alternativa e io non mi opporrò alla sua decisione. Cosa ne dice? » « Sembra una proposta onesta » replicò Susanna con tono dubbioso. McCanless scoppiò nuovamente a ridere mentre accostava una sedia al tavolo. « Betty, penso che adesso mangerei volentieri qualcuna delle tue buone frittelle. E, nel frattempo, chiamerò giú Jenny. Dev'essere di cattivo umore perché ieri l'ho rispedita a casa, ma l'idea di venire con noi dovrebbe farglielo passare. » McCanless chiamò sua figlia. « Che cosa vuoi? » rispose Jenny da lontano con voce bellicosa. « Vieni a fare colazione! Dopo potrai prendere Scout e venire con me e la maestra fino alla scuola. » Seguí un attimo di silenzio. « Posso usare una sella normale? » McCanless soffocò un gemito. « D'accordo, solo per questa volta perché ho bisogno della tua sella da amazzone per la signorina Alden. » Susanna si scusò e corse di sopra a indossare la sua gonna piú ampia, dato che non possedeva un abito vero e proprio per montare a cavallo. Da bambina aveva montato a pelo la vecchia cavalla docile che tirava il calesse di suo padre, ma era convinta che un cavallo da ranch sarebbe stato tutt'altro paio di maniche. Purché non cadesse e non facesse una brutta figura! Comunque, mai e poi mai avrebbe cambiato idea a propo- sito della scuola di proprietà di Ase McCanless. JENNY, che indossava un paio di calzoni di tela blu, balzò in sella a un pony pezzato, mentre Susanna osservava disperata la sella da amazzone montata sulla cavalla saura che Johnny teneva per le redini. « Si chiama Cindy, signorina, nel caso dovesse urlarle qualcosa » le disse il vecchio con tono rassicurante. « Vuole che le dia una mano a montare? » « Altro che una mano! » intervenne prontamente Jenny con tono di scherno. « La signorina non ha la piú pallida idea di come bisogna sedersi su quel coso lí. » Susanna le fu cosí grata di aver rivelato il suo imbarazzante segreto da scoppiare in una risata. « Hai perfettamente ragione, Jenny. Non so dove mettere né un piede, né un ginocchio, né... » L'innominabile parte della sua anatomia fu deposta in sella prima ancora che Susanna potesse emettere una parola di protesta: McCanless l'aveva letteralmente sollevata prendendola per la vita e l'aveva deposta sulla groppa del cavallo come se fosse stata una piuma. « Eccola bella che sistemata, signorina » dichiarò McCanless. « Vedrà che Cindy ci seguirà, perciò si rilassi e si goda il paesaggio. » A tutta prima Susanna se ne stette seduta rigida, ma a poco a poco il suo corpo si adattò alla tranquilla andatura dell'animale. Dopo un po' si rilassò sul serio, cominciando quasi a godersi la gita, pur continuando a domandarsi se sarebbe mai riuscita ad abituarsi a quell'immensità, a quel cielo terso e luminoso senza nubi che descriveva un ampio arco su quel mare ondulato d'erba. Quell'imponente vastità la rendeva in un certo qual senso inquieta, ma al tempo stesso la totale assenza di confini l'attraeva. Se l'occhio poteva abbracciare uno spazio cosí immenso, non poteva forse accadere che anche lo spirito facesse altrettanto e le perce- zioni si acuissero? Fino al giorno prima Susanna non aveva mai pensato all'erba se non come al verde rigoglioso dei prati; ma lí l'erba sembrava diversa, con una caratteristica piú spiccata, piú robusta e piú colorita, proprio come le persone che stava pian piano conoscendo. McCanless fermò il cavallo. « Tutti i membri del consiglio d'ammini- strazione sono piuttosto occupati in questo periodo, signorina Alden... gli allevatori con la marchiatura del bestiame e gli agricoltori con il raccoltO Comunque, li ho avvisati del suo arrivo e cercheremo d'incon- trarci tutti alla scuola, domenica prossima, in modo che anche Henry Morton faccia in tempo a raggiungerci. Se non dovesse comparire, vote- remO in ogni caso per la sua assunzione. » Le rivolse un piccolo sorriso con il probabile intento di rassicurarla. Quindi soggiunse con tono orgo- glioso: « Ecco la scuola, signorina ». ~- Esclusa la casa di Ase, era il primo edificio decente che Susanna vedeva da quando era arrivata nel Kansas occidentale: una semplice 179 costruzione rettangolare, dalla struttura in legno, dipinta di bianco e con un tetto di assicelle. « Sono pronto a scommettere che è la migliore scuola del Kansas a ovest di Wichita » disse Ase balzando giú di sella, subito imitato da Jenny. « Venga a dare un'occhiata. » Senza aspettare il consenso di Susanna, la sollevò di sella, pilotandola verso la scuola. Lei s'impuntò, liberando il gomito dalla mano di Ase. « La sua scuola è superiore a ogni aspettativa. Ma io non vi terrò le mie lezioni, a meno che lei non ne trasferisca la proprietà al distretto scolastico. » Ase aggrottò le sopracciglia, quindi, con un'alzata di spalle, decise di tenere per sé quanto avrebbe voluto dire e si limitò a ribattere: « Dia una bella occhiata in giro e poi mi dica che ne pensa, signorina ». Quel posto rendeva cocciuti in modo esasperante tutti gli uomini, anche quelli che forse altrove non lo erano. Dopo avergli lanciato uno sguardo truce, Susanna sollevò la gonna quel tanto da superare l'unico gradino. Le pareti imbiancate rendevano ancora piú luminoso l'interno, dove la luce entrava a fiotti dalle finestre dai vetri scintillanti. Una panciuta stufa di ferro era sistemata in fondo al locale accanto a una cassetta di legno previdentemente già riempita di strani oggetti tondeg- gianti di colore giallo-marrone. Doveva trattarsi di escrementi essiccati di bisonte o di bovini che, Susanna sapeva, venivano usati come combu- stibile in quella regione quasi priva di alberi. Lunghi banchi erano siste- mati davanti a una lavagna e a una cattedra di quercia, alla quale era accostata una sedia dallo schienale imbottito. Susanna girò sui tacchi e uscí all'aperto. « Signor McCanless, la scuola è bellissima. Mi piacerebbe moltissimo insegnare ai vostri ra- gazzi, ma non è possibile. » Ase si diede un pugno poderoso nel palmo della mano. « Di tutte le maledette, caparbie, pignole maestre yankee, perché ce n'è toccata una che per giunta è anche matta? » Punta da quello scoppio d'ira, Susanna gli voltò le spalle, dirigendosi verso Cindy. Troppo offesa e furibonda per aver paura della cavalla, afferrò le redini e le fece passare attorno al collo della bestia, infilando il piede nella staffa. Ma prima che riuscisse a montarvi su, McCanless l'aveva già issata sulla sella. Nel tempo impiegato dalla maestra per passare la gamba a cavalcione del pomello, McCanless era montato a cavallo e si era avviato con Jenny. Nessuno parlò fino a quando non furono in vista della casa. A quel punto Ase disse: « Adesso devo tornare a marchiare il bestiame. Tutta- via sono curioso di sapere come spiegherà ai membri del consiglio d'am- ministrazione il fatto di arricciare il naso davanti alla migliore scuola della contea di Ford ». Susanna trattenne il respiro. « Intende dire che vuole che resti e incontri gli altri membri del consiglio? » McCanless sbottò in una risata aspra. « Signorina Alden, sono tre anni che cerchiamo di trovare una maestra. Le poche che hanno fatto domanda non erano neanche all'altezza di insegnare a un branco di maiali. » Detto questo, sollevò le redini. « Aspetti! » esclamò la giovane. « Vorrei almeno sapere se ci sono altri edifici che potrebbero essere usati come scuola. » McCanless si strinse nelle spalle. « Può fare la sua scelta fra le pro- prietà abbandonate. Jenny gliele indicherà. » Quindi portò la mano al cappello e si avviò verso sud al trotto. « Sono lontane queste case? » domandò Susanna a Jenny. ~- La ragazzina indicò verso nord con un gesto energico che fece ondeg- giare la treccia bionda. « Ce n'è una a quattro o cinque chilometri da quella parte e un'altra a poco piú di due chilometri a sud-est della scuola di papà. » « Potremmo andare a vedere quella a nord adesso e l'altra nel pome- riggio? » domandò Susanna. « Forse nel pomeriggio sar~i troppo indolenzita per montare di nuovo a cavallo. » « Ci riuscirò. » « Vedremo » ribatté Jenny. Poi, chinatasi sul collo del pony pezzato, lanciò un urlo selvaggio e partí a un galoppo sfrenato. Gli zoccoli del pony sembravano sfiorare l'erba anziché calpestarla. La maestra la seguí attraverso l'oceano d'erba di un rosso bruciato. Non molto tempo dopo, quando Susanna fermò Cindy nei pressi della casetta abbandonata, Jenny tornò verso di lei descrivendo un'ampia . curva. La giovane scosse la testa con aria decisa in direzione del tetto che da una parte era crollato, trascinandosi dietro le pareti. ~- ~ « Questa non va. » « Se non le va questa, chissà come le piacerà l'altra » fu il commento ~; di Jenny, mentre faceva girare il suo pony, affinché Cindy la seguisse. `~ Le sue labbra si arricciarono in un sorriso di scherno. « Alla fine, magari, si deciderà a usare la scuola di mio padre. » PER PRANZO c'erano fagioli, uno squisito pane di granturco e latticello fresco seguiti da larghe fette di torta di mele secche. Mentre Susanna si dava una rinfrescata, Jenny doveva avere raccontato a Betty e a Johnny 180 ~ ~: 181 del rifiuto della maestra di insegnare nella scuola di Ase, perché dopo un po' la governante disse: « Una cosa che dovrebbe prendere in consi- derazione, mia cara, è la distanza fra la scuola e le varie case degli scolari. I ragazzi devono andare avanti e indietro e, naturalmente, anche lei, perché dovrà stare a pensione da tutte le famiglie a turno ». « Stare a pensione? Ma non c'è una casa per la maestra? » « Santo Cielo, no, ragazza mia. Immagino che in città le cose stiano diversamente, ma da queste parti gli insegnanti vengono ospitati a turno da ogni famiglia. » Betty diede un colpetto di tosse. « E credo che Ase pensasse che la nuova maestra avrebbe abitato da noi, visto che siamo i piú vicini alla scuola. » E cosí avrebbe proprio avuto la maestra in tasca, pensò Susanna. Vedendo Jenny tutta orecchi, si trattenne dall'esprimere il proprio pen- siero ad alta voce. « Sarebbe un gesto estremamente gentile e generoso da parte del signor McCanless » dichiarò invece. « Tuttavia, vivere con la famiglia di uno qualsiasi degli alunni sarebbe dannoso per la disciplina, e franca- mente l'idea di trasferirmi con armi e bagagli piú o meno una volta al mese mi fa rabbrividire. » « Signorina Susanna, è cosí che si fa da queste parti » gemette Betty. « Meglio cosí, allora, che io non abbia accettato il lavoro. Voglio avere un posto tutto mio, per quanto piccolo e semplice, che possa servire sia come scuola sia come casa. Se il consiglio d'amministrazione non sarà in grado di trovare una soluzione del genere, vorrà dire che rifiuterò l'incarico. » All'improvviso le venne un barlume di speranza. « Jenny, la casa che andiamo a vedere nel pomeriggio è composta da plU dl una stanza? » « Non lo so, non l'hó mai vista da vicino » rispose la bambina. « Era la casa dei Madens » intervenne Betty corrugando la fronte. « Fatemi pensare. Sí, ci sono due locali, uno bello grande e una camera da letto piú piccola. » « Forse la camera da letto potrebbe andar bene per me. Sono pronta a pagare tutte le spese per sistemare la stanza e, se dovessi stare a pensione dalle varie famiglie, dovrebbero mantenermi. Perciò perché non potrebbero fornirmi semplicemente le provviste? » « Mi sembra giusto » approvò Johnny con un cenno della testa. Betty lo fulminò con uno sguardo. « E se viene un tornado o una tempesta di neve? E se la prateria prende fuoco? Cosa c'entra se sia giusto o no con il fatto che una signorina vada a vivere da sola a chilo- metri e chilometri di distanza dalla casa piú vicina? » « Chilometri dalla casa piú vicina? » ripeté fiocamente Susanna. Nella sua ribellione all'idea di andare a stare con le famiglie dei suoi ~' futuri scolari, si era dimenticata che non si trovava in città. Non avrebbe avuto dei vicini nel senso stretto della parola. Ciò nonostante, non poteva restare in casa di Ase e, abitare a turno con le varie famiglie, era inconcepibile. Sforzandosi di parlare con tono allegro, Susanna con- cluse: « Betty, è molto gentile da parte sua preoccuparsi per me, ma io sono molto piú angustiata dalla mia sistemazione che dalle possibili catastrofi ». - La governante scosse la testa. « Mi fa tristezza pensare a quella bella stanza vuota mentre lei cerca di cavarsela in una misera casa. » « Un sacco di gente ci riesce e ci riuscirò anch'io, vedrà. » Susanna addolcí quelle parole con un rapido sorriso. « Questo è il miglior pane di granturco che abbia mai assaggiato, Betty, e la torta era squisita. Ho mangiato cosí tanto che Cindy si rifiuterà di portarmi in groppa. » Jenny s'infilò in bocca un ultimo grosso boccone e balzò in piedi, pulendosi le mani sui calzoni. « Pronta? » « Appena abbiamo finito con i piatti. » La ragazzina la guardò sgranando gli occhi. « Betty non mi chiede mai di aiutarla. » « Forse lei no, ma io sí. Betty ha cucinato per noi. » La piccola McCanless fece una faccia truce, lanciando uno sguardo piuttosto confuso in direzione di Betty, ma dopo un momento borbottò: « Se voi li lavate, io li asciugo ». Grazie all'acqua calda fornita dalla stufa, la faccenda fu presto liqui- data. "Probabilmente non avrò una cucina come questa" pensò Susan- na. "Chissà se dovrò far da mangiare in un camino o su un fuoco di sterco~ Be', dopo l:utto, non si era spinta cosí a ovest proprio per condurre una vita da pioniera? I LATI positivi di quella casetta di zolle di terra erano rappresentati dal fatto che avesse due stanze, dal tetto probabilmente intatto grazie alle radici dei fiori e dell~erba che lo tenevano abbarbicato alle travi, e dalla pOSiZione in cima a un breve pendio che offriva una gradevole vista sulla curva di un corso d~acqua fiancheggiato da pioppi neri americani. I lati negativi erano costituiti dal pavimento in terra battuta, dalle pareti di terra e fango e dalla bestia ripugnante dalle zampe pelose che cadde dal soffitto proprio davanti a Susanna. Lei lanciò uno strillo, indietreggiando e urtando Jenny, che scoppiò a ridere « E soltanto una tarantola. In genere non pungono, se non le si 183 molesta. Una vedova nera o certi scorpioni sono molto piú pericolosi. » Susanna fu ben lieta di vedere il ragno, lungo una decina di centime- tri, scomparire fra le erbacce vicino alla porta. Preparata ad altri brutti inc°ntri, la giovane ispezionò il camino, anch'esso fatto di zolle di terra e costruito nella parete che divideva le due stanze, in modo da riscaldarle entrambe Il camino aveva bisogno di qualche riparazione, ma tutto sommato sembrava in grado di funzio- nare, e la parte centrale serviVa da sostegno alle travi del tetto. Le spesse pareti di terra rendevarl° fresco l'interno della casetta, il che sarebbe stato un enorme vantaggi° nei periodi di grande caldo. Natural- mente lo rendevano anche buio come una caverna. Il locale piú grande era illuminato da due finestrelle senza vetri, mentre la camera da letto possedeva un'unica finestra. Susanna domandò: « A che distanza abitano gli altri ragazzi? » Socchiudendo gli occhi per la concentrazione, Jenny contò sulle dita: « I Prade vivono a quattro o cinque chilometri dall'altra parte del ruscello. Le ragazze Taylor sOltanto a tre chilometri verso sud. Gli Hardy, anche loro, a circa tre chilometri dall'altra parte del ruscello. Il ranch dei Brown è a nove chilornetri verso sud-ovest, ma Freck e Dottie verranno a cavallo, perciò non importa ». Esitò un attimo, quindi domandò con foga: « Lascerà venire a scuola un sanguemisto? » « Un che cosa? » « Sa, un mezzosangue, mezzo indiano e mezzo bianco. » Anziché sgridare Jenny per quella domanda fuori luogo, Susanna dichiarò: « Tutti i bambini del distretto sono tenuti a frequentare la scuola ». Jenny quasi sorrise. « Spero che Ridge venga, ma è terribilmente orgoglioso. Papà dice che un rneticcio può cavarsela benissimo in un villaggio indiano, mentre avrà sempre guai fra i bianchi. » « Forse sarebbe meglio non chiamare mezzosangue le persone di sangue misto » suggerí Susanna con il tono piú gentile possibile. Jenny spalancò gli occhi: « Ma come! La gente dice sempre: purosan- gue o mezzosangue ». « Hai mai sentito dire di qualcun° che è un bianco purosangue? » « No, ma... » Jenny prese a riflettere. « Scommetto che papà non ci ha mai pensato. Luke Tarrant - il padre di Ridge - gli è simpatico, e poi papà dice che la moglie di Luke è molto meglio di tante donne bianche. Anche piú carina. Luke la chiama Millie, perché come nome assomiglia a quello indiano. Luke conduceva un carro sulla pista di Santa Fe quando la loro carovana s'imbatté in Millie- L accampamentO della ragazzina era 184 stato attaccato dai Kiowa e i suoi genitori erano stati uccisi. Millie aveva soltanto dieci anni. Luke la caricò su un carro e si prese cura di lei fino a quando non arrivarono a Santa Fe, dove l'affidò a una signora messicana molto gentile. Andava a trovarla tutte le volte che passava di lí e dopo tre anni Millie tornò nel Missouri con una carovana. Luke la mise in un istituto di suore a Saint Louis, ma Millie scappò per cercarlo. A quel punto Luke promise che l'avrebbe sposata non appena avesse compiuto sedici anni, purché fosse rimasta con le suore fino a quel momento. » « Spero che dopo tante peripezie siano ora felici. » « Oh, eccome! » esclamò Jenny con gli occhi che le scintillavano. « Non si direbbe neanche che sono sposati. Sembrano piuttosto due innamorati. » Con una fitta al cuore Susanna pensò a Richard. Ma poi respinse quel pensiero, dicendo con tono vivace: « Allora la scuola è proprio in una posizione ideale, no? » Jenny si affacciò sulla stanza che aveva una sola finestra. « Preferisce sul serio vivere qui piuttosto che in casa nostra? » Susanna non trattenne una franca risata. « Certo che mi piace molto di piú quella bella camera rosa. Ma questo è il mio posto, Jenny, e, perclò... sí, mtendo vivere qui. » « Cosí disse l'inflessibile puritana yankee » commentò una voce all'e- sterno. Poi Matt Rawdon entrò, abbassando la testa. Doveva avere lavorato fino a pochi minuti prima, perché la camicia grigia che indos- sava gh stava appiccicata addosso ed emanava un penetrante odore maschile. Era a capo scoperto e la folta massa di capelli che gli scendeva sulla fronte era umida. Dopo essersi guardato attentamente attorno, puntò gli occhi su Susanna. « Devo credere alle mie orecchie? Intende sul serio venire a vivere in questa stamberga? » Le guance della giovane s'imporporarono. « Oserei dire che non sono affari suoi, dottor Rawdon. Lei non ha bambini che devono frequentare la scuola. » « Mia cara signorina, lei ha parecchio da imparare su questa comu- nita se non ha ancora capito che qui tutti si occupano di tutto. E tenga presente che la mia proprietà si trova dall'altra parte del ruscello. Ero vlrtuosamente intento a falciare il fieno quando ho visto due persone a cavallo fermarsi qui davanti e poi restare cosí a lungo all'interno che sono venuto a indagare. » Nella semioscurità della stanza i suoi occhi sembravano piú luminosi che mai. Cosí abbronzato e con quell'aria sana era veramente bello. La sua mano storpia, incapace di impugnare un bisturi, era però in grado di 185 maneggiare una falce. E anche di stringere una donna? L'immagine presentatasi spontaneamente alla mente della giovane accrebbe il suo rossore. « La sua proprietà arriva al ruscello? » « Non faccia quella voce allarmata, signorina Alden. La mia casa è almeno a sei chilometri in direzione est. » I suoi occhi la scrutarono. « Come mai non è entusiasta della nuova scuola di Ase? » « Perché è di sua proprietà e costruita sul suo terreno. » « Ha osato dire queste cose ad Ase e lui non ha urlato abbastanza forte da ricacciarla indietro dritto dritto fino all'Ohio? » « Be', certo, non l'ha presa bene. » Susanra sorrise prima che i vari dubbi che la tormentavano prendessero il soprawento. « Mi rendo per- fettamente conto che è pericoloso per una scuola essere di proprietà di una sola persona, ma è cosí pulita e cosí luminosa, mentre questa è cosí... cosí... » « Buia e sporca? » « Sí. Per i ragazzi sarà molto meno gradevole. Mi domando se sto facendo loro un torto... » Susanna s'interruppe, girandosi dall'altra parte. Con suo grande stu- pore Rawdon ribatté con tono quasi amichevole: « Non assuma una posizione troppo rigida, signorina Alden. Si ricordi che Ase può sempre fare dono della scuola al distretto scolastico e che non è detto che i membri del consiglio d'amministrazione le affidino l'incarico ». « Ma certo, ha ragione! » Perché se ne era dimenticata, assumendosi tutta la responsabilità della decisione? Con improvviso sollievo Susanna tirò un profondo respiro, scoppiando poi in una risata e afferrando la mano di Rawdon. Era stato un gesto istintivo di gratitudine. Non aveva pensato alla sua menomazione, ma quando le punte delle sue dita sfiorarono le cicatrici, lei abbassò lo sguardo e Rawdon ritrasse la mano. « Le auguro buona fortuna con il consiglio di amministrazione, signo- rina Alden, anche se per lei sarebbe una fortuna se loro decidessero di non assumerla. Potrebbe trovare un'altra scuola sistemata in un edificio decente e dove non dovrebbe rinunciare ai suoi principii. » Rawdon indietreggiò e uscí, accomiatandosi. « Buonasera, signorina Alden. » Mentre lo guardava allontanarsi a grandi passi lungo il pendio, Susanna rifletté che, se non avesse ottenuto il posto, sarebbe stata l'ultima volta che lo avrebbe visto. Perché aveva ritratto la mano come se lei avesse deliberatamente tentato di metterlo a disagio? Era evi- dente che Matt Rawdon era ipersensibile a proposito della sua meno- mazione. Che avesse amato una donna e che questa gli avesse espresso 186 la propria ripugnanza? Distogliendo lo sguardo, Susanna si rivolse a Jenny dicendo: « Grazie di avermi condotta qui. Adesso non mi resta che aspettare l'incontro con i membri del consiglio ». Sulla via del ritorno Susanna pensò a tutto quello che si poteva fare per migliorare l'edificio, domandandosi al tempo stesso se doveva essere contenta o no, nel caso fosse restata. Perché sicuramente avrebbe rivisto di tanto in tanto Matt Rawdon, quando avesse lavorato nella parte della sua proprietà vicina alla scuola. ~L CONSIGLIO d'amministrazione della scuola Mason-Dixon si riuní <~ quattro giorni dopo nella scuola di Ase McCanless. Mentre si recavano a cavallo all'incontro, Ase raccontò a Susanna qualcosa su ogni membro. « Gli yankee » esordí, « sono Will Taylor, del Missouri, che ha tre bambine, e Saul Prade, dell'Illinois, un tipo strano. Ha quattro figli e una moglie che sarebbe un'autentica bellezza se non avesse sempre l'aria esausta. » Ase corrugò un attimo la fronte prima di proseguire. « Luke Tarrant faceva il conducente di carri prima di spo- sare una ragazza Cheyenne molto carina, che potrebbe essere sua figlia; tuttavia sembrano molto felici, anche se Luke è tornato dalla guerra con una brutta ferita a una gamba che lo fa zoppicare. Kermit Brown, che dopo la guerra mi ha dato una mano a radunare il bestiame sbandato, ha poi deciso di seguirmi qui quando mi sono trasferito. Ha sposato una ragazza di San Antonio, Hettie, molto carina e rossa di capelli come lui, e anche i loro figli hanno i capelli rossi. Cash Hardy è un autentico fannullone, il che dims)stra che se anche uno fa tutta la strada dallo Iowa fino a qui non è detto che non sia un incapace. Lui e sua moglie hanno tre maschi e una femmina. » La scuola comparve in lontananza. Quando furono abbastanza vicini da distinguere vari cavalli legati e un gruppetto di uomini, il cuore di Susanna prese a martellarle nel petto. Come sarebbero stati i membri del consiglio d'amministrazione? Che cosa le avrebbero domandato? Nonostante la sua ferma risoluzione di non stare a pensione nelle varie case e di non insegnare nella scuola di Ase, desiderava a tutti i costi quel posto ! McCanless sollevò Susanna di sella, deponendola a terra. Un uomo allampanato, con una giacca scura, si tolse il cappello rive- lando una corona di ciuffi di soffici capelli castani attorno al cranio calvo e roseo. Lo sconosciuto le rivolse un sorriso radioso stringendole la mano con entusiasmo. « Finalmente c'incontriamo, signorina Alden! Sono il sovrintendente Henry Morton. Mi permetta di presentarle i membri del consiglio prima di entrare. » Susanna strinse la mano a tutti gli astanti di volta in volta che Morton glieli presentava. Kermit Brown, un uomo massiccio e rosso di capelli, le prese le dita come timoroso di spezzarle. « Lieto di conoscerla, signo- rina » disse strascicando le parole, ma i suoi occhi azzurri le sorrisero amichevolmente, benché fosse un sudista. Will Taylor, alto e dinoccolato, con capelli e barba neri e ricciuti, le sfiorò a malapena la mano, borbottando qualche parola. Luke Tarrant le andò incontro zoppicando e le strinse la mano con entrambe le sue. Muscoloso e di media statura, aveva i capelli grigi e occhi nocciola che la fissarono con uno sguardo paterno. « Sono felice che lei sia qui, signorina Alden, e spero che lo sia anche lei. » « Non è stata ancora assunta, Tarrant. » Un uomo di eccezionale bellezza le si parò dinanzi a braccia conserte, esaminandola con gelidi occhi verdi. Alto come Ase, slanciato, aveva dei lineamenti quasi fin troppo perfetti. Chinò la testa bionda presentandosi: « Sono Saul Prade ». Tutto lí. Non era certo il tipo da fare convenevoli. Susanna ricordò che era uno dei due nordisti, il che avrebbe dovuto fare di lui un suo alleato, ma lei ebbe l'immediata sensazione che non sarebbe stato cosí. Come se si fosse reso conto del suo disagio, Henry Morton disse: « Su, entriamo. Cash Hardy non viene. Ha detto che la schiena gli dà di nuovo fastidio ». Ase prese la sedia della maestra e la offrí a Susanna prima di mettersi di fronte agli altri membri del consiglio che si erano seduti nel banco piú grande, mentre Morton restava nervosamente in piedi alle loro spalle. « Prima di sottoporre la signorina Alden alle nostre domande » esordí Ase, « forse potrebbe raccontarci lei qualcosa di se stessa. » Si fermò, lanciandole un'occhiata. « Potrebbero esserci delle cose che sarebbe meglio che sapessimo subito. » Susanna si alzò in piedi ringraziandolo, quindi parlò brevemente di se stessa, non senza aver tirato un profondo respiro prima di gettarsi a capofitto in quell'impresa. « Ho già detto al signor McCanless che non posso insegnare in questo edificio, veramente perfetto per una scuola, perché è di sua proprietà. Ciò potrebbe dare l'impressione, anche se forse non corrispondente alla realtà, che il signor McCanless possa avere un'influenza impropria sulla scuola. » Le sue parole furono seguite da un brusio. Tanto vale dire tutto subito, disse Susanna, alzando la voce per farsi udire al di sopra dei commenti. « Spero che la casa di terra e fango situata a sud di qui possa essere trasformata in una scuola ed è mia lntenzione andare ad abitare nella seconda stanza anziché stare a pen- sione presso le varie famiglie. » I membri del consiglio la fissarono, quindi si guardarono l'un l'altro per riportare infine gli occhi su di lei. « Il mantenimento fa parte del suo Stipendio » osservò Will Taylor massaggiandosi il lobo di un orecchio. « Quanto vuole di piú? » « Niente, purché rendiate abitabile la camera da letto e mi forniate cibo e combustibile. » 189 LA SCUOLA NELLA PRATERIA « Si ritiene superiore a noi per non venire a stare nelle nostre case? » domandò Prade. « In tal caso come faremo a conoscerla? » « Non vedo la ragione perché dovremmo conoscerci cosí a fondo » replicò Susanna, che rimase sconcertata quando tutti scoppiarono a ridere, tranne Saul Prade che continuava a osservarla con gli occhi socchiusi. Kermit Brown smise di masticare tabacco, chinandosi in avanti. « Quello che io vorrei sapere, signorina, è che cosa insegnerà a propo- sito della guerra, visto che lei è dell'Ohio. » Susanna si sentí venire la pelle d'oca. « Farò del mio meglio per insegnare la verità: e cioè che il Sud era prevalentemente agricolo e il Nord industrializzato e che, benché nelle piantagioni del Sud si impie- gassero gli schiavi, erano le navi dei nordisti a trasportarli dall'Africa e che i loro proprietari hanno accumulato enormi fortune vendendoli ai piantatori. » « Non l'avevo mai sentito dire » osservò Will Taylor corrugando la fronte. « Ma se anche fosse cosí, non può fare a meno di dire che i sudisti hanno cercato di mandare in rovina l'Unione. » « Noi non ci siamo affatto ribellati, Taylor » intervenne Ase. « Ab- biamo fatto semplicemente quello che ci spettava di dirittc sganciarci dal Nord e governarci da soli. » « E continuare a tenervi i vostri schiavi » soggiunse Prade con una risata di scherno. « Al diavolo, non ho mai avuto uno schiavo in vita mia e, come me, un sacco di gente » lo rimbeccò Ase. « Comunque, la maggior parte dei proprietari trattava i propri schiavi molto meglio di come gli industriali yankee sfruttano le donne e i bambini che lavorano per loro. » Seguí una pausa di silenzio durante la quale nordisti e sudisti si scam- biarono occhiate diffidenti. Infine Ase alzò le mani. « Avete altre domande da fare alla signorina Alden? » « Che materie insegnerà? » domandò Will. « Il solito programma, signor Taylor » rispose Susanna. « Leggere, scrivere, ortografia, grammatica, composizione, aritmetica scritta e orale, storia e geografia... » « Geografia! » Will raddrizzò il corpo dinoccolato, incrociando le braccia. « Signori, io ho tre figlie e non desidero assolutamente che le loro teste vengano infarcite con strane idee sui paesi incivili che si trovano dall'altra parte dell'oceano. » « Signor Taylor » replicò Susanna, « un aspetto importante dell'istru- 7i~n~ ¨~onciC~ nel fatto che ci aiuta a comprendere gente diversa da noi e a sviluppare una visione del nostro paese come una delle molte nazioni che compongono il mondo. » Kermit Brown si rivolse ad Ase. « La signorina Alden a me va a pennello. Soltanto ad ascoltarla si capisce che sa molte piú cose di noi messi assieme. Propongo di offrirle un contratto di sei mesi, Henry. » Il sovrintendente dichiarò: « Tenendo presenti gli ottimi requisiti della signorina Alden, giudicherei ragionevole uno stipendio di trenta dollari al mese piú vitto e combustibile ». « Lei è d'accordo, signorina? » domandò Ase. Susanna annuí. « Signorina Alden, verrebbe fuori con me mentre il consiglio d'ammi- nistrazione procede alla votazione? » l'invitò Henry Morton. Mentre facevano quattro passi attorno alla scuola, Morton soggiunse: « Se quel gruppo di uomini irascibili decidesse di non assumerla o in seguito diventasse troppo difficile andare d'accordo con loro, me lo faccia sapere, signorina, e io le troverò un'altra scuola ». NON APPENA gli altri membri del consiglio si apprestarono ad andar- sene, Saul Prade si avvicinò silenziosamente a Susanna. « Hanno votato tutti per lei, tranne me. » Stringeva in mano alcuni ramoscelli di salice flessibili e lunghi poco piú di un metro, che porse alla maestra. « Sono abbastanza robusti da lasciare il segno. Ne avrà bisogno per sottomet- tere i suoi scolari. » La giovane si ritrasse. Nonostante fosse pieno giorno, quell'uomo le incuteva paura. « Ma io non intendo sottometterli, signor Prade. » SiCCome continuava a porgerle i rami, Susanna, pur sapendo che se ne sarebbe fatta un nemico pericoloso, provò un tale furore da afferrarli e gettarli per terra. Entrambi si fissarono per alcuni istanti. Che cosa trasparjva dallo sguardo di quegli occhi gelidi? Un non so che di cru- dele, di malvagio. Infine Prade girò sui tacchi e montò a cavallo, diri- gendosi verso est. Scossa da quello scambio di parole, Susanna si ritrovò sola con Ase che l'aiutò a montare a cavallo. « Lei è veramente molto testarda. » « Eppure lei deve avere votato per me. » « Certo che l'ho fatto. E l'unica maestra che abbia presentato doman- da per il posto e chiunque è in grado di capire che è una buona inse- ¨ gnante Il consiglio ha deciso di risistemare la casa e di costruire un fieni!e la settimana prossima, in modo che lei possa cominciare la scuola la pnma settimana di ottobre. » Ase si schiarí la voce. « Posso farle una domanda~ signorina Alden, anche se non sono fatti miei? » « Se non avrò voglia di risponderle, glielo dirò. » « Come mai una donna graziosa come lei non si è sposata? » « Il mio fidanzato è morto in guerra. » « Mi dispiace moltissimo. Ma la guerra è finita dieci anni fa. » « Ho dovuto assistere e curare mio padre. Poi, purtroppo, la scorsa primavera è morto. » Ase si strofinò il mento. « Be', signorina Alden, mi permette un'ul- tima domanda? E concesso farle la corte oppure lei è innamorata di qualcuno? » L'immagine del volto magro di Matt Rawdon si affacciò alla sua mente, ma Susanna rispose: « Il mio cuore è libero, signor McCanless. Tuttavia, benché non porti il lutto, per rispetto verso mio padre non intendo accettare la corte di nessuno per un anno. Inoltre considererei sconveniente per una maestra... intrecciare una relazione con il geni- tore di uno dei suoi alunni ». Dopo qualche minuto di cupo silenzio Ase le rivolse nuovamente la parola. « L'anno scolastico terminerà a fine marzo e allora lei non dipenderà piú dal consiglio d'amministrazione. Naturalmente trasloche- remo banchi e panche nella nuova scuola. Non ha senso che i ragazzi debbano soffrire per i suoi principii, signorina Alden. » Che sollievo! Aveva ottenuto il posto e almeno l'approvazione ini- ziale della quasi totalità dei membri del consiglio d'amministrazione. A quel punto, non le restava che dimostrare di essere in grado di insegnare ai loro figli. IL GIORNO seguente due mandriani del ranch "Ace High" trasferiro- no il mobilio dalla scuola di McCanless alla casa di zolle e spostaro- no le due capannucce che servivano da gabinetti in un vicino folto di al- beri di susine. Mentre Susanna fissava con chiodini della tela grezza lungo le travi per impedire, almeno parzialmente, a ragni, insetti, radici e terra di caderle sulla testa, Kermit Brown riparò il camino. Gli uomini di Ase aiutarono Luke Tarrant a dare una mano d'intonaco alle pareti, comin- ciando dalla camera da letto, dove Ase, non appena fu installata la porta, iniziò a costruire il letto. I Tarrant avevano offerto un tavolino e una sedia dal sedile di pelle per la camera di Susanna, mentre la signora Brown aveva fornito un cassettone sormontato da uno specchio. Una volta terminato il letto, Ase prese a inchiodare alcune mensole di legno alle pareti accanto al camino. La signora Prade, che possedeva una macchina per cucire, LA SCUOLA NELLA PRATERIA aveva cucito una fodera per il materasso, che aveva poi riempito di cartocci di granturco. Susanna fece il letto con lenzuola ricamate con le sue iniziali, quindi tolse dal baule un cuscino di piume e la sua trapunta preferita, con un motivo di rose applicate su cotonina stampata. Incredibile come la trapunta migliorasse la modesta stanzetta. Quindi procedette a sballare con cautela la teiera della nonna e le due delicate tazze da tè con i loro piattini. Quando constatò che erano intatte, trasse un respiro di sollievo, e le sistemò sulla mensola piú alta. Spazzola, pettine e lo specchio d'argento, dono di suo padre, finirono sul casset- tone, accanto ai Pensieri di Marco Aurelio. Gli altri libri, tutti molto amati e spesso riletti - Dickens, Tennyson, le sorelle Bronte, Whitman e un certo numero di testi scolastici - furono collocati sulle mensole. Quando ebbe finito di sistemare i libri era mezzogiorno e gli uomini si erano messi a mangiare all'aperto. Susanna decise di proseguire. Ripose biancheria personale e scialli nel cassettone, sotto il quale allineò ordi- natamente le scarpe, mentre appoggiò vestiti e mantello sul letto, in attesa di appenderli ai pioli infissi nei muri, dopo che l'intonaco si fosse asciugato. Il bollitore, la padella e la pentola furono sistemati sul foco- lare d'argilla accanto al camino, mentre scopa, paletta e secchio fini- rono in un angolo. Ase le aveva fornito una cassetta di legno con un coperchio che chiudeva perfettamente per riporvi la farina bianca e gialla, il riso e il granturco secco offerti dai Tarrant. Come dolcificante avrebbe usato lo sciroppo di sorgo fornito dai Prade. Sotto il letto finirono un secchio di patate, le cipolle e una scatola di fagioli prove- nienti dai Brown, come pure un barilotto di crauti, portato da Will Taylor, il quale le aveva anche fatto dono di un pezzo di pancetta affumicata. Ase aveva inoltre contribuito con una lattina di caffè e vari barattoli di pomodori e pesche, nonché vasetti di vetro pieni di uvetta, mele e prugne secche, che in tal modo erano protette dagli assalti dei tOpi Susanna appese a una trave la borsa di pelle che conteneva il manzo essiccato preparato da Millie Tarrant e, per ultimo, sistemò il sale, il pepe, il bicarbonato di sodio e un barattolo di lardo che comple- tavano le sue provviste. Guardandosi attorno con aria soddisfatta, Susanna notò che la fine- stra non aveva tende. Chiunque fosse passato di notte avrebbe potuto curiosare dentro: doveva assolutamente provvedere a delle tendine almeno per quella finestra. Si ricordò di avere nel baule una tovaglia ncamata con motivi floreali. Dopo aver preso le misure della finestra, spostò la sedia in modo da poter guardare in direzione del ruscello e cucí fino a quando collo e 193 spalle non le fecero male. A quel punto si alzò stiracchiandosi e ándò a dare un'occhiata a quella che sarebbe stata l'aula. Ase era stato veramente bravo. Aveva fatto trasportare la lavagna, la cattedra e la sedia per lei come pure i banchi per gli scolari, che erano stati disposti in modo da poter godere della maggior quantità di luce possibile. La pedana delle interrogazioni era sistemata accanto al camino, di fronte alla cattedra. mentre la lavagna era già stata appesa alla parete che, ormai asciutta. aveva assunto un colore castano chiaro. Per dare un tocco personale alla classe, Susanna andò a tirare fuori la campanella e l'orologio, che mise sulla cattedra. Una grande carta geo- grafica del mondo, appesa di fianco alla lavagna, aggiunse una nota di colore al locale piuttosto spoglio. Infine scovò in fondo al baule una piccola bandiera americana e ne conficcò saldamente l'asta in una fes- sura della parete proprio in un angolo. Dopo un ultimo sguardo circolare, Susanna ripiegò le tendine che avrebbe finito di cucire in un secondo momento e uscí fuori a ringra- ziare gli uomini che l'avevano aiutata, annunciando che nei giorni seguenti sarebbe andata a trovare le loro famiglie. CHE STRANO! Soltanto dieci giorni prima Susanna aveva avuto paura di montare in sella alla vecchia e docile Cindy, terrorizzata a morte di finire sotto i suoi zoccoli. Adesso, invece, si spostava tranquillamente a cavallo, andandosene in giro da sola per la prateria. Quando partí per le sue visite, Susanna seguí le indicazioni di Johnny. Per andare dagli Hardy dovette semplicemente attraversare il ruscello piú a valle della curva vicino alla scuola e seguirne il corso per alcuni chilometri verso sud. Per recarsi poi dai Taylor seguí le tracce dei carri attraverso la proprietà di Matt Rawdon e proseguí verso nord fino a quando non raggiunse la fattoria della famiglia del Missouri. Da lí una pista tutta solchi conduceva dai Prade. Margaret Hardy fu molto lieta di ricevere la visita di una donna, benché fosse imbarazzata di essere stata sorpresa a piedi nudi e si preci- pitasse a infilarsi un paio di vecchi scarponi neri. Non doveva avere piú di cinque o sei anni piú di Susanna, ma il duro lavoro nei campi le aveva fatto dono di una serie di rughe attorno agli occhi color marrone. Tutta- via rimaneva pur sempre una donna graziosa, con una fossetta nel mento e una massa di capelli ricci castano chiaro. « Dentro è buio » disse con uno sguardo di scusa in direzione della sua casa, parzialmente scavata nel fianco di un pendio. C'erano due finestre chiuse da pelli raschiate e unte e la porta, che pendeva da LA SCUOLA NELLA PRATERIA cardini di cuoio, era spalancata. « Perché non ci sediamo qui fuori? Le faccio portare qualcosa da bere. Rosie, va' a prendere la sedia per la signorina Alden. » La ragazzina si allontanò di corsa facendo ondeggiare le treccine e tornò subito dopo trascinando una sedia impagliata; abbassò timida- mente la testa quando Susanna la ringraziò. Quindi andò a prendere una cassetta di legno per la madre. Stando in piedi davanti alla sua futura maestra, si grattò un piede nudo con l'alluce dell'altro, allar- gando la gonna del vestito di percalle a quadretti verdi, troppo grande per lei. <~ Me lo ha mandato la zia Madge con altri due molto carini » confidò a Susanna. « Erano di mia cugina Marilyn, a lei non vanno piú bene. Peccato che la zia non abbia dei figli maschi, perché cosí potrebbe mandare della roba anche per i miei fratelli. " « Rosie, tesoro, hai proprio la lingua lunga » la redarguí sua madre. Margaret Hardy porse a Susanna un bicchiere pieno di un liquido pallido, che sembrava acqua con una goccia di aceto. Quindi si sedette sulla cassetta, piazzandosi davanti la figlia. « Spero non le dispiaccia, signorina Alden, se continuo a fare l'orlo al vestito mentre chiacchie- riamo, ma Rosie vuole metterlo a tutti i costi il primo giorno di scuola. Prima di tutto lasci che le dica come sono contenta che ci sia finalmente una scuola! Dave ha quindiGi anni ed Ethan dodici; loro hanno frequen- tato per un po' una scuola nello lowa prima che ci trasferissimo qui, ma Rosie e Georgie non ci sono andati mai. Rosie ha dieci anni e Georgie soltanto sette. » I suoi occhi assunsero un'espressione pensierosa. « Mia sorella Madge e suo marito volevano tenere Dave con loro per fargli finire gli studi; invece siamo stati costretti a farlo venire con noi, dopo che Cash è stato ferito alla schiena durante la guerra. Da allora non può fare piú lavori pesanti. » ll suo viso si illuminò. « Se Dave riesce a completare gli studi, signorina Alden, pensa che potrebbe frequentare il corso estivo per prendere poi il diploma di maestro? » « Non conosco le leggi del Kansas, signora Hardy, ma penso che potrebbe essere possibile. » Il tono cordiale di Susanna fece sí che la sua ospite si guardasse intorno per accertarsi che nessuno stesse origliando. « Dave vorrebbe tanto poter continuare gli studi. ma non so proprio se ci riuscirà. " « Perché no? » Non appena pronunciate quelle parole, Susanna si sarebbe morsicata la lingua per essersele lasciate sfuggire. La risposta era fin troppo evidente, bastava guardare le finestre senza vetri della misera abitazione, un'autentica caverna anche se paragonata con le relative comodità di una casa di terra e fango. In casa Hardy c'era LA SCUOLA NELLA PRATERIA ancora bisogno di Dave, almeno fino a quando i suoi fratelli non fossero cresciuti. Tuttavia Susanna non era pronta ad accettare supinamente la situazione. « Signora Hardy, se Dave lo desidera sul serio, non pensa che dovremmo incoraggiarlo? » « E cosí... cosí un bravo ragazzo! » esclamò Margaret con le labbra che le tremavano. « Mi dispiacerebbe se non potesse farlo. » « Però è meglio restare delusi, e tentare di fare quello che si desidera, piuttosto che rinunciare del tutto, non crede? » « Come si fa a dirlo? » Per la prima volta, si sentí una punta di amarezza nella voce di Margaret Hardy. « Prima della guerra, Cash faceva lo scaricatore giú al fiume, ma dopo la ferita alla schiena non ha piú potuto farlo. Allora abbiamo pensato che una fattoria sarebbe stata una soluzione. » Abbassò la voce. « Poi è saltato fuori che Cash non poteva neanche arare. Allora il primo anno ho fatto il bucato e da mangiare per Jem Howe, che abita poco distante da noi, e lui in cambio ci ha dissodato il terreno per un campo di granturco. L'anno scorso il grano e il granturco erano cresciuti molto bene, ma in luglio sono arri- vate le cavallette che hanno distrutto ogni cosa. Molti agricoltori se ne sono andati e anche noi lo avremmo fatto, solo che non abbiamo un posto dove andare. » Margaret s'interruppe. « ll dottor Rawdon è cosí gentile con Cash, gli porta le medicine e non vuole un soldo. L'anno scorso, quando Georgie si è rotto un braccio, glielo ha sistemato e quando Rosie ha avuto la polmonite, è rimasto vicino a lei per tre notti per lasciarmi riposare. E anche Jem Howe è stato molto buono con noi. Non dovrei proprio lamentarmi. » « Qualche volta fa bene sfogarsi » disse Susanna. Quella visita metteva in luce l'isolamento delle donne che vivevano nella prateria, il loro bisogno di parlare con un'altra donna. Benché Susanna avesse avuto in mente di aspettare fino a quando i suoi allievi non avessero fatto notevoli progressi prima di organizzare delle riunioni che coinvolgessero le famiglie, a quel punto decise di mettere in atto, senza indugi, il suo proposito. « I genitori sono invitati a venire a scuola tutti i venerdí pomeriggio » annunciò. « Ci saranno gare di ortografia e di aritmetica e forse alcuni dei ragazzi si sentiranno di recitare qualche poesia imparata a memoria. » « Ma che bello! Forse anche Cash vorrà venire. » « Lo spero. » Susanna, che aveva finito di bere, si alzò sorridendo. « Grazie, adesso devo andare. » Alzandosi a sua volta, Margaret abbracciò fuggevolmente Susanna con un gesto imbarazzato. « Buona fortuna, mia cara, e se uno dei miei figli commettesse qualche guaio, me lo faccia sapere che ci penso io. » « Arrivederci a venerdí prossimo, allora » disse Susanna. Mentre risaliva il pendio in sella a Cindy, rivolse un gran cenno di saluto a Margaret Hardy che continuò a sventolare il grembiule fino a quando la maestra non fu scomparsa. MENTRE attraversava la proprietà di Matt Rawdon, Susanna si domandò che cosa avrebbe pensato il medico quando avesse saputo che lei non sarebbe ritornata nell'Ohio, come le aveva predetto con tanta condiscendenza. Ma perché poi doveva interessarle quello che pensava Matt Rawdon? Eppure era cosí. Susanna scacciò un improvviso ricordo di quegli occhi cosí stranamente luminosi. Aveva superato da anni l'età in cui sarebbe stato normale avvertire quella specie di magnetismo che inter- correva tra lei e Rawdon. Doveva essere quella la ragione per cui le faceva tanto effetto. Grazie al Cielo, la scuola l'avrebbe tenuta troppo occupata per lasciarle il tempo di pensare a lui. Finalmente vide profilarsi davanti a lei la casa dei Taylor, riparata almeno parzialmente dal vento da un poggio tondeggiante. Uno slan- ciato cavallo grigio era legato davanti alla casa: i Taylor avevano visite. Mentre si avvicinava, Susanna udí delle voci: una acuta e querula, l'altra, mascolina e profonda, che riconobbe ancor prima di vedere Matt Rawdon comparire sulla soglia. « Le consiglierei » stava dicendo il medico, « di limitarsi a una sola tazza di caffè al giorno, date le sue palpitazioni. » « Ma è l'unica cosa che mi tiene su, dottor Rawdon » esclamò la donna dai capelli biondo paliido, cosí afflitta da non accorgersi neppure della presenza di Susanna. « Speravo tanto che lei potesse aiutarmi sul serio. » « Mi dispiace, signora Taylor, ma nessuno è in grado di sommini- strare la salute come se si trattasse di una pillola. » Rawdon rivolse gli occhi verso Susanna. « Ha una visita. Buon giorno, signorina Alden. » « Buon giorno, dottore. » Susanna gli sorrise, ma il cenno di saluto che ricevette in risposta era a malapena educato. Rawdon assicurò la borsa dietro la sella e montò a cavallo, avviandosi lungo la pista. La signora Taylor si rivolse a Susanna con espressione imbronciata, mentre i visetti di tre bambine spuntavano dietro di lei. « Lei deve essere la nuova maestra. » Era una donna dai lineamenti regolari, la carnagione chiara e freddi occhi azzurri. Indossava una vestaglia nera a fiori e pantofole di capretto. « Entri. » LA SCUOLA NELLA PRATERIA Smontata di sella, Susanna seguí la sua ospite. L'interno della casa era piuttosto buio, ma il pavimento era di legno e la stanza era arredata con una certa eleganza: c'era un pianoforte, varie sedie di legno luci- dato e una sedia a dondolo. Lasciandosi cadere su quest'ultima, la padrona di casa riprese: « Prego, si sieda, signorina Alden. Sono Delia Taylor e queste sono le mie tre figlie, Charlotte, Berenice e Helen. Charlotte, tesoro, portaci il caffè ». La ragazzina, che aveva gli occhi e i capelli della madre, doveva avere tredici anni. Berenice, sugli undici, aveva gli occhi marrone scuro del padre e la stessa faccia lunga. Helen era una bimbetta di sei anni. « Se non si sente bene, signora Taylor, posso tornare un altro giorno » si affrettò a dire Susanna. « Oh, la mia è una situazione cronica. ~, Delia Taylor abbassò la voce. « In città, vicino al mio medico, forse col tempo mi sarei rimessa, ma mio marito ha voluto venire qui a tutti i costi. Oh, prima la maestra » disse rivolta a Charlotte. che offrí a Susanna un vassoio con il caffè in delicate tazze di porcellana. « Se soltanto il mio primo fidanzato fosse sopravvissuto » riprese Delia Taylor. « invece mori per la patria quella prima terribile estate di guerra. Mio marito, che era un suo commili- tone, fu ferito nella stessa battaglia e rimandato a casa per la convale- scenza. Fu lui a portarmi la triste notizia. ~> La signora Taylor si asciugò una lacrima. « Andai spesso a trovarlo durante la convalescenza e ci sposammo prima che tornasse al fronte. » L'occhiata tragica che lanciò a Susanna stava a indicare il martirio di una donna raffinata maritata a un rozzo agricoltore. Ma quello che Susanna notò era che Charlotte non assomigliava per niente a Will. Minacciata dallo scandalo, Delia aveva probabilmente preferito il matrimonio con un corteggiatore altrimenti ritenuto non all'altezza. Chiacchierarono per un po' delle bambine e della scuola. Infine Susanna si alzò, ringraziando Delia per il caffè e annunciando che il venerdí pomeriggio ci sarebbero state a scuola delle riunioni alle quali erano invitati i genitori. « Dubito che verrò » sospirò la sua ospite. « Farmi sballottare in un carro per me è una tortura. Sono sicura, però, che mio marito verrà. Stravede per le bambine. » Delia Taylor si alzò per accompagnare la giovane maestra alla porta. « Le mie bambine sono state educate bene, signorina Alden. Conto su di lei per tenere d'occhio Charlotte. » Abbassò la voce. « Charlotte ha tredici anni e con quei ragazzi piú grandi, sa... Sono sicura che com- prende le mie preoccupazioni. » l98 « Durante le ore di scuola la responsabilità dei ragazzi è mia, perciò mi faccia sapere se ci fossero dei problemi. » Delia Taylor non ricambiò l'offerta. LA PERSONALITA di Saul Prade sembrava permeare la sua casa, com- posta da due stanze, come quella dei Taylor, con la camera da letto separata da una tenda. Diversamente da quella dei Taylor, aveva il tetto di terra e fango, ma alle finestre c'erano i vetri e l'interno era comodo e grazioso, con tappeti intrecciati, tendine e trapunte variopinte. Sulla linda tavola di legno un vaso di vetro blu era pieno di erbe e fiori selvatici. Ciò nonostante, la prima cosa che attrasse lo sguardo di Susanna fu una pesante frusta di cuoio intrecciato, attorcigliata come un serpente a sonagli e appesa a un piolo sopra una massiccia sedia di fattura casalinga, ricoperta da una pelle di bisonte. La sedia era troppo grande per la piccola e delicata Laura Prade e Susanna si convinse che quando Saul vi si installava come se fosse un trono, la moglie di certo non cantava, come invece stava facendo in quel momento. Cantando e cucendo. Il tesoro piú prezioso di Laura era una macchina per cucire Singer, piazzata in modo da poter ricevere il massimo della luce da una delle due finestre del soggiorno. « Sto preparando i vestiti per la scuola dei ragazzi » spiegò. Chinandosi, mise le braccia attorno a un maschietto e a una bambina poco maggiori di Georgie Hardy, con gli stessi occhi viola e i capelli biondo pallido della madre. « Questi sono i gemelli, Paul e Pauline. Sarah, la mia maggiore, gli ha insegnato a leggere e a fare le somme. Bambini, andate giú al pozzo e dite a Sarah di portare un bicchiere di latticello fresco alla signorina Alden. » La signora Prade sorrise guardandoli allontanarsi, poi il suo sguardo si adombrò. « Sarah ha tredici anni e mi è di grandissimo aiuto. Sta facendo il burro nella casetta del pozzo perché lí c'è piú fresco e anche perché adesso sta vivendo quell'età in cui si sente il bisogno di stare un po' da soli, lontano dai propri fratelli. L'altro mio figlio, Frank, sta dando una mano a suo padre a tagliare la canna da zucchero. » Di nuovo i suoi begli occhi limpidi si oscurarono. Chissà se Laura conosceva quell'aspetto della personalità di suo marito che incuteva tanto timore e ripugnanza a Susanna. « Frank, nonostante abbia già quattordici anni, è appena in grado di leggere un libro di quarta elemen- tare E dura, per lui. Lui... » S'interruppe nell'attimo in cui una ragaz- zma alta come lei entrava in casa. « Grazie, cara » le disse mentre la figlia offriva a Susanna un bicchiere di latticello. « Perché adesso non ti siedi un po' con noi e ci fai compagnia? » Laura presentò Sarah alla maestra, la quale, nello stringere la mano ferma della ragazzina, fu quasi commossa dalla sua bellezza: aveva i capelli biondi e gli occhi verdi del padre e la stessa bocca, la voce sommessa e il sorriso titubante della madre. « Siamo entrati definitivamente in possesso della nostra proprietà l'anno scorso » riprese la signora Prade. « Naturalmente, quando le cavallette hanno distrutto il raccolto non eravamo poi cosí sicuri che la nostra fattoria fosse un gran posto. » Susanna annuí. « Penso che sia una cosa terribile vedere il proprio raccolto avvizzire o essere divorato dalle cavallette. Ma, d'altra parte, deve essere meraviglioso mietere il grano sapendo che è cresciuto da un minuscolo seme piantato da noi. » « Per me è cosí, ma io sono figlia di agricoltori. Per mio marito è diverso, lui è cresciuto nei vari posti dove suo padre era di guarnigione. Poi, a quattordici anni, fuggí di casa perché il padre era... severo. Lo conobbi una volta in cui era venuto a casa in licenza con mio fratello, erano nella stessa compagnia. Ci siamo sposati nel maggio del '62. » Laura s'interruppe. Di nuovo quell'ombra nei suoi occhi. « Dopo la guerra Saul si mise in affari con un socio, ma le cose andarono malis- simo. Allora si dedicò al trasporto di provviste a Fort Dodge fino a risparmiare abbastanza » concluse con una risata, « per restare al verde facendo l'agricoltore. » Chissà se Laura conosceva veramente bene suo marito. Era possibile che in tutti quegli anni non avesse imparato a conoscerlo a fondo? Oppure era lei, Susanna, a sbagliarsi nel giudicarlo? Sarebbe stata lieta se fosse stato cosí, ma ricordando l'espressione del viso di Saul Prade quando le aveva porto i ramoscelli di salice, lei si convinse sempre piú che la malvagità che aveva sentito in lui esisteva veramente. Altrettanto istintivamente avvertiva la bontà di Laura. Mentre il suo sguardo si posava involontariamente sulla frusta, Susanna pensò al ragazzo fuori nei campi con il padre. Gli assomigliava? Molto piú turbata di quanto fosse stata in casa degli Hardy o dei Taylor, Susanna si affrettò a invitare Laura alle riunioni del venerdí pomeriggio e si accomiatò. Gli occhi della donna s'illuminarono. « Sarà divertente. » Dopo aver raccomandato alla maestra di stare attenta ai serpenti a sonagli e alle tane degli scoiattoli di terra, Laura si fermò sulla soglia con Sarah facendo grandi cenni di saluto fino a quando non la vide scomparire. Susanna seguí le indicazioni e ben presto trovò la pista che, descrivendo un ampio arco, riportava indietro al ranch "Ace High". LA SC~OLA NELLA PRATERIA Aveva incontrato le mogli degli agricoltori e la maggior parte dei suoi futuri allievi. Il giorno seguente, sabato, sarebbe andata a trovare gli allevatori, un giro ben piú lungo dato che i Brown vivevano a oltre quattro chilometri da "Ace High" e i Tarrant abitavano ad almeno dodici chilometri a sud-est del ranch dei Brown. Le sarebbe rimasta quindi libera soltanto la domenica. Perciò Susanna decise di traslocare nella sua nuova dimora quel giorno, per abituarvisi finché c'era ancora la luce e avere la possibilità di indagare sull'origine di qualsiasi strano rumore. Le tendine! Doveva appenderle prima che scendesse la sera. Pensando alle strane creature che potevano aggirarsi furtivamente attorno alla sua futura casa, Susanna si sentí prendere dal panico. Ma siccome non intendeva assolutamente recedere dalla decisione ormai presa di abitare nella scuola, tanto valeva stringere i denti e farsi una bella risata delle proprie paure. COA DOMENICA MATTINA presto Ase e Jenny accompagnarono Su- c~CJ sanna alla nuova scuola. Legati dietro alle selle o riposti in alcuni sacchi c'erano gli ultimi effetti personali della maestra e le provviste fornite da Betty: pane bianco fresco, panini dolci alla cannella, una ¨ ~ torta, burro, formaggio fresco e un barattolo di lievito accuratamente 5 avvolto in uno straccio. ~, Jenny, il giorno prima, aveva accompagnato Susanna dai Brown e dai r- Tarrant Quando Freck Brown, tredici anni, aveva borbottato che i: sarebbe andato a scuola soltanto per tenere d'occhio la sorellina Dottie, ; Jenny gli aveva fatto notare che avrebbe incontrato Ridge Tarrant quasi tutti i giorni invece che un paio di volte all'anno. Poi, lei aveva fatto lo stesso ragionamento a Ridge, un bel ragazzino di tredici anni agile e flessuoso come un cerbiatto, con gli occhi nocciola del padre e i capelli neri della madre. Forse l'astuzia di Jenny ebbe un certo peso nella decisione del ragazzo, ma dallo sguardo che lui gettò agli occhi speranzosi dei genitori e dal suo sospiro, Susanna capí che era stato il loro desiderio a indurlo a fare una scelta che non avrebbe fatto di sua iniziativa. Giunti alla scuola, scaricarono rapidamente borse e fagotti. Infine nonostante il gemito di protesta di sua figlia, Ase trasferí la sella da amazzone sul pony pezzato e vi issò Jenny prima di allontanarsi di ann ~:, 201 qualche passo con Susanna. Ase si raschiò la gola, prima di annunciare: « Si ricordi che può tornare nella stanza rosa in qualsiasi momento. Betty sentirà molto la sua mancanza ». « Mi ha promesso che verrà alle riunioni del venerdí pomeriggio » disse la giovane. « Verrà anche lei? » Ase sorrise allegramente. « Ma, signorina Alden, non mi sognerei neanche di mancare. » Balzò agilmente a cavallo e si tolse il cappello prima di allontanarsi con sua figlia. Stare a guardarli mentre scomparivano l'avrebbe fatta sentire ancora piú sola, perciò Susanna entrò in casa. Dopo aver sistemato le ultime cose che aveva portato con sé, decise di finire le tendine, tenendo a portata di mano carta e matita per poter prendere appunti man mano che le fossero venute delle idee sui suoi futuri scolari e sui vari programmi scolastici. Sapeva già a quale livello di lettura fossero: tranne che per i piccoli che andavano a scuola per la prima volta, sembrava che Ridge Tarrant fosse l'unico che non sapesse leggere. Come si sarebbe dovuta compor- tare senza umiliare un ragazzino sensibile che già non aveva nessuna voglia di andare a scuola? In aritmetica i ragazzi sarebbero stati a livelli molto diversi, mentre tutti, indiscriminatamente, avrebbero avuto biso- gno di moltissimi esercizi di scrittura e ortografia. Quanto a storia, geografia e grammatica. eccettuati i piú grandi che forse potevano ricor- dare ancora qualcosa degli studi fatti precedentemente, avrebbe dovuto iniziare dalle nozioni piú basilari. Probabilmente avrebbe finito con l'avere tante classi quanti erano i suoi alunni. Lasciando stare la differenza fra Nord e Sud, tra allevatori e agricol- tori, aveva davanti a sé mesi e mesi di duro lavoro. "Marco Aurelio! Sono pronta a compiere il lavoro di un essere umano, ma scommetto che questo spaventerebbe anche te!" Susanna scosse le tendine, abbastanza ricche da cadere in pieghe armoniose, e le appese a un ramo usato a mo' di bastone. Quindi, servendosi di una manciata d'erba secca, accese il suo primo fuoco di sterco, chiamato dagli abitanti delle grandi pianure "carbone della pra- teria". Emanava piú fumo della legna, ma, dopo aver osservato Betty cucinare, Susanna sapeva che il suo inconveniente peggiore consisteva nel consumarsi con estrema rapidità. Era mezzogiorno passato quando mise a cuocere un po' di fagioli, andando poi fuori a godersi un panino alla cannella e all'uvetta. Quando ebbe finito di sgranocchiarlo, entrò in classe e allineò sulla cattedra, tra due fermalibri. i testi che avrebbe usato: tutta una serie di LA SCUOLA NELLA PRATERIA libri di lettura, ortografia e grammatica, alcuni volumi di aritmetica e, infine, quelli di storia e geografia. Compilò poi l'elenco dei suoi scolari per poter fare l'appello quotidiano e stese una bozza del programma del giorno seguente. In una delle ultime pagine del registro scrisse il nome di ogni alunno lasciando degli spazi bianchi destinati ai voti. Giunta al nome di Frank Prade, si fermò a riflettere: era l'unico dei suoi scolari che non aveva incontrato. Chissà che tipo era? Susanna respirò profondamente, facendo scorrere lo sguardo sui ban- chi di varie misure, immaginandosi la stanza piena di bambini allegri e ansiosi d'imparare, bambini che rappresentavano il futuro del paese. Quindi il suo sguardo si soffermò sulla bandiera che pendeva dall'asta conficcata nella crepa di un angolo. Sperava ardentemente che, in quella piccola stanza, Nord e Sud si sarebbero fusi per dare nuova vita al concetto di un'unica nazione americana. I raggi che entravano obliqui dalla finestra erano talmente dorati da attrarre l'attenzione di Susanna, che guardò fuori, notando che il sole stava per toccare l'orizzonte. Allora si alzò, affrettandosi a portare in camera quella che le parve una quantità abbondante di carbone della prateria prima di chiudere e sbarrare la porta. Guardandosi attorno, decise che doveva assolutamente creare un sipario per dividere la sua stanza dall'aula: avrebbe appeso un lenzuolo in attesa di procacciarsi un pezzo di stoffa piú adatto. Dopo aver acceso la lampada e tirato le tendine, prese un lenzuolo dal baule. Quindi conficcò due pioli, i piú robusti che poté trovare, ai due lati del locale, tendendo una corda sulla quale appese il lenzuolo. Aggiunse poi dell'altro combustibile al fuoco che bruciava svogliata- mente, quindi si lavò le mani e rimestò i fagioli per qualche secondo, schiacciandone una parte per amalgamarli meglio. Infine, seguendo le istruzioni di Betty, fece una sorta di pastella con la farina di granturco e la versò nella padella. Che rabbia! Quella che le era parsa una scorta sufficiente di combu- stibile si era quasi completamente consumata. Se voleva un po' d'acqua bollente per il tè, le sarebbe toccato andare un'altra volta a rifornirsi sotto la tettoia. E ormai era buio. Ma non era il caso di arrendersi di fronte a simili timori assurdi! Afferrato il cestino, scostò il lenzuolo appeso a mo' di tenda e aprí la porta. Le stelle scintillavano nel cielo sconfinato e senza luna. Susanna ¨ depose il cestino per terra e, allungando cautamente le mani all'interno della tettoia, cominciò a riempirlo. « Buona sera, signorina. » Susanna sobbalzo dallo spavento. Non aveva udito il minimo rumore, ma quando girò sui tacchi con il fiato mozzo, scorse una grande forma piú nera della notte. Dopo il primo istante di terrore, riconobbe con immenso sollievo la voce di Matt Rawdon. A quel punto, però, fu sopraffatta dalla collera. « Ma che cosa le salta in mente, dottore, di avvicinarsi cosí furtivamente? » « Non mi sono avvicinato furtivamente » ribatté calmo Rawdon. « Faceva un tale baccano che non mi ha sentito arrivare. » Finí di riempire il cestino per lei e lo sollevò, domandando: « Non mi invita a entrare? » « Perché non è venuto di giorno? » « Non sapevo che si fosse trasferita qui fino a quando non è stato buio e ho visto la luce. » « Vuol dire che riesce a vederla da casa sua? » Rawdon sorrise. « Da queste parti, quando fa buio, una luce si nota da molto lontano. E potrei dire lo stesso di una donna graziosa. » Allora pensava che lei fosse carina? Seccata con se stessa per come si lasciava ammansire dalla nota carez- zevole che si era insinuata nella voce del giovane medico, Susanna aprí la porta, dicendo: « Visto che è già qua, tanto vale che entri, anche se per rispetto alle convenienze lei capisce certamente che... che... » « Capisco perfettamente, signorina Alden. Lei intende attenersi ai principii fondamentali di tutte le maestre e cioè salvaguardare la propria reputazione. » Entrò in casa e Susanna chiuse la porta. Con un unico passo delle lunghe gambe, Matt raggiunse il camino e, dopo aver deposto a terra il cestino, si diede da fare per infondere un po' di vigore al fuoco prima di aggiungere dell'altro combustibile. Alla debole luce delle fiamme Susanna vide il sorriso sardonico apparso sul viso del suo ospite non appena ebbe notato il lenzuolo che separava i due locali. Con le guance infuocate Susanna lo strappò con un gesto brusco, facendo saltare anche i pioli, ma troppo furibonda con lui per prendersela per cosí poco. « Che graziose tendine » osservò Rawdon. « Abbastanza spesse per impedire di curiosare dentro. » « Sono lí per quello » ribatté lei troppo seccata perché le importasse quello che lui pensava. « La stessa ragione per cui ho appeso il len- zuolo, e ne avevo ben donde! Se non ci fossero state, lei avrebbe... » « Guardato dentro? » « Lei si è avvicinato alla casa furtivamente ! » A Matt Rawdon sfuggí un sospiro di esasperazione. « Non avrebbe sentito neanche un tornado col baccano che stava facendo là fuori. » Incrociò le braccia, fissandola. « E se anche l'avessi vista intenta ad armeggiare col fuoco, pensa che la cosa mi avrebbe talmente infiam- mato i sensi da farmi abbattere la porta? » Susanna lo fulminò con uno sguardo continuando a fissarlo fino a quando lui arrossí. « Le chiedo scusa, signorina Alden. » « Adesso basta. Ha già cenato? » « Sí, ma da un bel po'; però, visto che ha tirato fuori la teiera... non mi dispiacerebbe affatto... » Per quanto Matt Rawdon fosse irritante, Susanna fu stranamente contenta che fosse la prima persona nella sua nuova vita a bere dalle tazze della nonna e a essere suo ospite. « Stavo giusto preparando il tè e sono lieta di offrirgliene una tazza. La prego, si sieda sulla sedia, io mi siederò sul baule. » « Posso sedermici io, ma prima vado a prendere quello che le ho portato. » ll medico alzò una mano quando Susanna cominciò a prote- stare. « Non è per lei, è per la scuola. » « Ma lei non ha bambini. » « No, ma sono - ero - un medico. Dubito che le sia venuto in mente di essere lontana da tutti e che, probabilmente, le toccherà occuparsi di tutta una serie di tagli, distorsioni e altri malanni che i ragazzi procu- rano a se stessi e agli altri. » Matt aveva ragione, non ci aveva proprio pensato. Un pensiero del tutto nuovo e allarmante le si presentò minaccioso e Susanna chiese con voce implorante: « Se accadesse un incidente o qualcosa di grave, lei verrebbe subito, non è vero? » Il medico ebbe una breve esitazione, poi alzò le spalle. « Verrò sen- z'altro se riusciranno a rintracciarmi, signorina Alden, ma si ricordi che la mia casa è a piú di sei chilometri. Molte ferite richiedono cure imme- diate » Esitò nuovamente e quando riprese a parlare, Susanna non fu ben sicura se fosse riluttante o diffidente. « Forse sarebbe bene che le dessi qualche consiglio. » Uscí per ritornare subito dopo con una cassetta di legno che posò sul tavolo, aprendola. L'acqua del tè stava bollendo. Lei ne versò un po' nella teiera per L riscaldarla7 quindi la rovesciò nel catino e preparò il tè. « Mangi pure, signorina Alden, non voglio che lei rinunci alla sua cena, e intanto le spiegherò che cosa le ho portato. » LA SCUOLA NELLA PRATERIA Susanna versò il tè nelle due tazze, quindi scodellò i fagioli e si serví la grossa frittella di pane di granturco. « Gradirebbe un panino alla cannella di Betty? » domandò. Matt le rispose di cuore: « Mai fare a un uomo che vive da solo una domanda del genere ». Susanna glielo offrí, pensando quanto fosse piacevolmente intimo starsene seduti insieme a bere il tè da quelle vecchie tazze che apparte- nevano alla sua famiglia da cosí tanti anni. I loro occhi s'incontrarono e lei si sentí come pervasa da una fiamma: dolce, selvaggia e inebriante. "Sto proprio diventando una vecchia zitella" si sgridò distogliendo lo sguardo. Sforzandosi di farlo con mano ferma, versò al suo ospite un'altra tazza di tè, dicendo con il suo tono piú asciutto e piú deciso: « Per piacere, dottor Rawdon, mi mostrerebbe quello che mi ha portato e comc dovrò usarlo? » LA CASSETTA di pronto soccorso conteneva un assortimento di bende, compresa una triangolare, che Rawdon mostrò a Susanna come usare per sostenere un braccio fratturato, una stecca per fratture imbottita, cerotto e una bottiglietta di tintura di iodio. Sarebbero state le sue armi di difesa contro un'infinità di incidenti che potevano capitare. « 11 corpo è il miglior medico di se stesso » esordí Rawdon. « Se una ferita sanguina abbondantemente. si pulisce da sola, perciò non lavi un taglio a meno che sia sporco. In tal caso usi acqua calda e sapone. Non fasci una ferita se non per tenerla pulita o per unirne le labbra. » Dopo che Susanna ebbe fatto un cenno d'assenso, lui trasse di tasca due barattoli pieni di bustine. « Le somministri ai bambini solo in casi gravi e se non riesce a trovarmi. Queste polveri contengono ipecacuana e oppio, in caso di dissenteria o dolori acuti. Il calomelano e il chinino sono per la malaria. Ho scritto le istruzioni sui barattoli, ma tenga presente che qualsiasi ragazzo con sintomi cosí gravi dovrebbe essere trasportato a casa. » Dopo averle mostrato tutto, Matt richiuse la cassetta, alzandosi. « Buona notte, signorina Alden, e grazie per il tè. » « Grazie a lei per la cassetta » replicò Susanna. « Spero che non dovrò usarla troppo spesso, ma l'idea di averla è già un sollievo. » Quindi aggiunse: « Mi conforta molto sapere che posso mandare a chia- marla in caso di autentica necessità ». « Si accerti bene che sia autentica » l'ammoní Matt Rawdon con una risata amara. « Posso quasi udire il ronzio della sua mente, signorina 2()~ Alden. ansiosa di salvarmi a beneficio dei miei vicini e della mia anima recalcitrante. » « Mi sembra un... un tale peccato. » Non soltanto per il medico, pensò Susanna, ma anche per l'uomo e per la sua capacità di vivere. Matt esitò, poi sbottò: « Sa in che cosa intendevo specializzarmi? Chirurgia addominale, quella cioè in cui si suturano intestini perforati e si individuano le fonti di emorragia negli organi ». Sollevò la mano inerte, con le dita deformate dalle cicatrici. « Le piacerebbe vedere questa mano rattrappita usare un bisturi vicino alle sue arterie, tentare di applicare un forcipe o esplorare le parti piú intime del suo corpo? » Susanna trasalí a quelle parole, non davanti alla mano, ma Rawdon fraintese il suo gesto. Con un'amara risata di scherno alzò la mano, sfiorandole la guancia con le dita rattrappite. Improvvisamente all'e- sterno un cavallo nitrí e un altro gli rispose. Rawdon rimase come pietrificato . « Un'altra visita » osservò accigliato. « Aspettava qualcuno? » « No, come non aspettavo neppure lei. » Qualcuno bussò con forza alla porta. « Chi è? » gridò Susanna. « Sono Saul Prade. » Grata a Matt di essere presente, nonostante i possibili pettegolezzi, Susanna aprí la porta al suo secondo ospite. « Come mai da queste parti, signor Prade? » domandò. « Ero dagli Hardy e ho pensalo di passare a chiederle se aveva biso- gno di qualcosa. » Prade rivolse un sorriso d'intesa maschile a Matt prima di abbassare gli occhi su Susanna. « Nel suo contratto non si fa cenno a eventuali ospiti, signorina Alden, ma lei sa come chiacchiera la gente. Le suggerirei di lirnitarsi a ricevere visite durante il giorno. » « Ho portato alla signorina Alden una cassetta di pronto soccorso » intervenne Matt. « E se ci fossero chiacchiere, saprei chi ha provveduto a metterle in giro. » Susanna intervenne con tono fermo: « Signor Prade, non è nelle mie intenzioni ricevere visite maschili dopo il tramonto del sole, benché confidi che non dovrebbero sorgere speculazioni fantasiose qualora si trattasse di una visita dettata da un motivo tanto gentile quanto quella di stasera del dottor Rawdon. Inoltre mi permetto di farle presente, chiaro e tondo, che i membri del consiglio d'amministrazione non sono megliO accetti, dopo il calar del sole, degli altri uomini della zona ». « Signorina Alden » esclamò Rawdon, « lungi da me desiderare di macchiare la sua reputazione! Sicuramente, Prade, neanche lei lo desi- dera, perciò andiamocene insieme. » 207 « Voglio fare alcune domande alla signorina Alden. » « Aspetterò. » Prade si guardò attorno nella stanza in penombra, dove i suoi capelli chiari costituivano l'unico punto luminoso, e Susanna si sentí rabbrivi- dire, preda di un terrore istintivo. « Come intende mantenere la disci- plina, signorina Alden? » « In nessun modo particolare, signor Prade. Rimanderò a casa gli alunni che non vorranno applicarsi. » « Che non vorranno applicarsi! » ripeté Prade. « Ma sta a lei imporre la disciplina. » « Non sono una carceriera. » « Per quello, non è neanche un'insegnante, date le sue idee da gal- lina. I bambini - e specialmente i maschi - sono come cuccioli di animali che imparano soltanto con le maniere forti. Il mio consiglio piú sincero è di frustare il primo scolaro che ne combina una fino a quando non la implorerà di smettere. » Per poter parlare con voce ferma, Susanna fu prima costretta a deglu- tire, tuttavia la voce venne fuori incrinata. « Le sarei grata, signor Prade, se mi desse la possibilità d'insegnare prima di decidere che i miei metodi non funzionano. » « Vedrà. Questa scuola non è un educandato per signorine. » Dopo di che Prade girò sui tacchi, abbassando la testa per uscire. « Buona notte, signorina. » Forse fu soltanto un caso, ma la mano di Rawdon le sfiorò leggermente i capelli mentre si chinava a sussurrarle in un orecchio: « Faccia vedere i sorci verdi a tutti quanti! » Quindi scom- parve nella notte. Mentre sbarrava la porta, Susanna provò una stretta al cuore pen- sando a quanto l'avrebbe sconvolta l'inattesa visita di Prade se Matt non fosse stato presente. Anche la visita del giovane dottore l'aveva scon- volta, ma in modo diverso. La sua camera, una volta che ebbe riappeso il lenzuolo, era piena della sua presenza. Si era accoccolato accanto al camino per rianimare il fuoco, ormai ridotto a brace, e poi si era seduto sul baule mentre lei preparava il tè. C'era ancora la tazza che le sue labbra avevano toccato e accanto a essa la cassetta: il suo dono a lei e ai bambini. Prima di andare a letto Susanna sollevò trapunta e lenzuolo, control- lando che non ci fossero né bestie né insetti. Quando si distese, il suo corpo stanco si rilassò beatamente finché non fu troppo assonnata per imporsi di scacciare il ricordo della voce calda e profonda di Matt Raw- don. Affondò la testa nel cuscino e si addormentò. (~USANNA DORMí profondamente finché la luce dell'alba filtrò attra- (~ verso le tendine. Una volta alzata, si vestí rapidamente, accese il fuoco e, in attesa che l'acqua bollisse, rifece il letto. Non appena l'aroma del caffè ebbe invaso la cameretta, Susanna aprí una scatola di latte condensato e ne versò una dose abbondante nella sua tazza. Quindi prese l'ultimo panino alla cannella e uscí a fare colazione al canto della sturnella e ai richiami lontani di uno stormo di gru canadesi dirette a sud. Che giornata radiosa! Com'era meravigliosa la vita! Da lontano le giunse il suono di grida e di risate. Santo Cielo, era quasi l'ora della prima lezione. Susanna si precipitò dentro per un'ul- tima ispezione della classe, specialmente negli angoli piú bui. Un ragno stava cominciando a tessere la sua tela sotto la panca su cui erano allineati i secchi dell'acqua. Susanna lo afferrò con un pezzetto di carta e stava per buttarlo fuori quando un pony pezzato le passò davanti a tutta velocità - la bionda treccia della cavallerizza, tutta raccolta sul collo del cavallo, che svolazzava dritta nell'aria- per poi descrivere un'ampia curva al trotto, mentre Dottie e Freck Brown si avvicinavano su due cavalli sauri. « Ha vinto Scout! » gridò Jenny. « Soltanto perché non ho lasciato correre Dusty! » borbottò Freck. « Ma tu lo sai benissimo, Jenny, che Dottie si mette a piangere se la lascio indietro. ~ « La mamma dice di non fare le corse! » esclamò Dottie con voce strozzata. « E lo dice anche il tuo papà, Jenny! » Jenny tirò fuori la lingua, portando Scout piú vicino al ruscello. Era riuscita a non guardare Susanna e a non salutarla. « 'giorno, signorina Alden. » Freck si tolse il vecchio cappello con un gesto sorprendentemente elegante, quindi aiutò la sorellina a smontare. Dottie, nove anni, montava a cavalcioni e, diversamente da Jenny che era a testa nuda, indossava una cuffietta rosa che poco s'intonava con il vestito di cotonina gialla. Freck frugò nella sacca da sella e ne trasse due gavette, un libro di geografia e un paio di logori sillabari. « Tieni » ordinò alla soréllina, « io, intanto, mi occupo dei cavalli. » Balzato in sella, Freck condusse la vecchia cavalla là dove Jenny stava impastoiando Scout. 209 I quattro Hardy arrivarono a piedi dalla parte del ruscello. Portavano due gavette e parecchi libri e Rosie, con il vestitino di percalle a qua- dretti verdi, aveva in mano un cestino. Con una stretta al cuore, Susanna notò che, mentre i fratelli minori e Rosie calzavano normalmente le scarpe, Dave era a piedi nudi. I tre fratelli Hardy indossavano pantaloni con la pettorina, ineleganti e goffi, specialmente se paragonati con i calzoni sbiaditi di Freck, stretti alla vita da un'alta cintura con la fibbia d'argento. Le tre sorelle Taylor giunsero da nord-est insieme con Sarah Prade, che teneva per mano i gemelli Paul e Pauline. Tutte le bambine portavano cuffiette e quelle delle figlie Taylor erano intonate ai loro vestiti. Dietro di loro, a una certa distanza, arrancava un ragazzo robusto dai capelli biondo chiaris- simo. Che fosse Frank Prade? E in groppa al cavallo nero che stava arrivando al trotto da sud doveva esserci Ridge Tarrant. Susanna si sentí tirare per la gonna e, abbassando lo sguardo, vide che Rosie le porgeva un cestino con sette uova sistemate tra ciuffi di erba secca. « Te le manda la mia mamma, signorina maestra. » « Grazie, cara » esclamò Susanna. « Chissà che buone! » Rosie stette a guardare mentre la maestra entrava e lasciava le uova sulla mensola accanto al camino. Con un cenno soddisfatto della testo- lina castana Rosie andò ad ammirare la bandiera e la carta geografica. Era ora di dare inizio alle lezioni. Sebbene avesse insegnato per molti anni, quella era per Susanna una situazione completamente nuova e si sentí la bocca asciutta per l'ansia mentre prendeva la campanella e si dirigeva verso la porta scampanellando a mo' di benvenuto. DIECI minuti dopo tutti i ragazzi erano entrati in classe e, dopo aver sistemato le gavette ben allineate sulla panca dei secchi dell'acqua, avevano preso posto nei vari banchi a seconda dell'altezza: i ragazzi piú grandi di fronte alla cattedra, i bambini piú piccoli, maschi e femmine, nel banco basso sistemato lateralmente; le ragazze piú grandi erano alle loro spalle. Pur ringraziando il Cielo che ci fossero dei banchi, Susanna avrebbe desiderato che ce ne fosse uno per ciascuno e, preferibilmente, della misura giusta. Dave e Frank, grandi quasi come due adulti, si erano incastrati a fatica in un banco che risultava troppo alto per Ethan, mentre andava benissimo per Freck e Ridge. Quest'ultimo sembrava un falco tenuto al laccio, con un piede fuori del banco come pronto a scattare. Quindici paia di occhi fissarono Susanna. « Buongiorno a tutti! » esordí lei, cercando di incrociare i loro sguardi e leggere su quei visi se c'era trepidazione, entusiasmo. curiosità o dubbio. Il volto di Frank Prade era simile a una maschera. Aveva gli stessi occhi verde brillante di suo padre e Susanna ebbe l'impressione che il ragazzo osservasse il mondo come da dietro un muro invisibile, un distacco diverso da quello di Ridge, che assomigliava piuttosto a quello di un animale selvaggio rinchiuso in un recinto. « Cominceremo le lezioni, tutti i giorni, con qualche canzone » annunciò Susanna. Mentre preparava i vari programmi di studio, le era venuta l'idea che nelle ore dedicate alla storia avrebbe potuto inserire delle canzoni che sottolineassero le radici comuni. « Penso che tutti noi abbiamo degli antenati venuti qui dall'Inghilterra o dalla Scozia, e che ci hanno tramandato le loro canzoni. Per esempio, conoscete quella del principe Charles? » La maggior parte delle bambine alzò la mano e Susanna intonò la canzone. Verso la fine anche i bambini piú piccoli cantavano a squarciagola, mentre Frank e Ridge facevano scena muta. Susanna prese a spiegare: « L'esercito scozzese del principe Charles Stuart, detto il Pretendente fu sconfitto definitivamente dagli inglesi a Culloden nel 1746. Dopo tale sconfitta un numero sempre crescente di famiglie scozzesi partirono- o furono mandate - per raggiungere altri posti come l'Australia, il Canada e le colonie americane... Ricordatevi che allora gli Stati Uniti non esistevano ancora. Charles Stuart morí in esilio, ma la canzone ci è stata tramandata ». « Il bisnonno di mio padre combatté a Culloden » osservò Jenny. « Credo che quei soldati inglesi fossero altrettanto cattivi quanto gli yankee. » « Anche il bisnonno di mia madre partecipò a quella battaglia » ribatté Sarah. « Ma penso che gli inglesi non trattassero la gente peggio di come abbiano fatto i confederati. » A quel punto si scatenò un gran baccano. « Mio padre... », « Mio zio... », « Mio nonno... » Susanna suonò la campanella. « Ragazzi, studieremo la guerra e ne parleremO, ma non prima di aver studiato le origini del nostro paese. Ricordatevi che tutti i nostri antenati hanno contribuito a costruire questO paese. Forse sarebbe una buona idea che tutte le mattine uno di voi raccontasse qualcosa a proposito di un suo antenato. » « E obbligatorio? » domandò Frank Prade con una smorfia. « No » rispose con tono amabile Susanna. « Come non è neppure Obbligatorio cantare. » Fece una pausa. « Mi aspetto da voi che facciate i compiti e studiate le lezioni, alziate la mano quando sapete qualcosa e aspettiate di essere chiamati per nome prima di rispondere. Potrete bere o andare al gal3inetto durante l'intervallo o all'ora di pranzo. Dopo che vi avrò divisi per classi, scriverò sulla lavagna che cosa dovrete studiare quel giorno, cosí vi preparerete fra un'interrogazione e l'altra. Potrete parlare tra di voi di quello che state studiando e aiutarvi l'un l'altro mentre io mi occupo di un'altra classe, ma, per piacere, fatelo a bassa voce e senza provocare trambusto. « Berenice. Vuoi recitare tu la preghiera domani? » proseguí Su- sanna. « E mercoledí, Jenny, potresti raccontarci qualcosa sui tuoi ante- nati, indicando i loro paesi di origine sulla carta geografica? E adesso, chi di voi grandi vuole aiutare Georgie e Helen con i loro sillabari, mentre io mi occupo degli altri per vedere come se la cavano con la lettura? » Sarah e Dave si offrirono volontari, mentre Jenny tirava Susanna per la gonna. « Signorina Alden » sussurrò, « posso aiutare Ridge? Ho portato tutti i miei libri di scuola e perciò ho anche un sillabario di prima. » Probabilmente insegnare a Ridge sarebbe stato utilissimo anche per Jenny. « Bene. Cambia posto con Freck per un po'. » Per mezzogiorno, Susanna aveva stabilito il livello di lettura di tutti i suoi allievi, tranne quelli che frequentavano la scuola per la prima volta. Dottie, Rosie, i gemelli Prade e Jenny leggevano a livello di seconda. La tredicenne Charlotte scoppiò quasi in lacrime quando fu assegnata alla terza, ma si consolò, almeno parzialmente, quando apprese che Freck, per il quale nutriva una grande ammirazione, avrebbe condiviso la sua stessa sorte. Berenice leggeva molto meglio di sua sorella maggiore e perciò si ritrovò in quarta insieme con Ethan. Dave, Sarah e Frank leggevano a livello di quinta. Quando suonò la campanella, Susanna annunciò: « Mettetevi in fila per lavarvi le mani e prendere le vostre gavette. Potete mangiare all'aperto, ma non allontanatevi dalla scuola. Dopo di che, siete liberi di giocare finché non suono la campanella ». Era stata una mattinata interminabile. LA MANIERA piú semplice per sorvegliare i suoi scolari era quella di giocare insieme con loro, perciò Susanna, dopo uno spuntino a base di pane e marmellata, prese per mano Helen e Berenice, gridando: « Gio- chiamo a chiapparello? » « Roba per bambini piccoli » osservò Frank in tono di scherno, rivol- gendo poi un sorriso di sfida ai ragazzi piú grandi: « Chi non ha paura di giocare a far la catena? » LA SCUOLA NELLA PRATERIA Dave, Freck, Ethan e Ridge evidentemente pensarono di doversi dimostrare all'altezza della sfida, perché si affrettarono a formare la catena tenendosi con forza per mano, mentre Jenny sceglieva per sé la posizione piú pericolosa in fondo alla fila. Frank, che era il primo della catena, partí di corsa a una velocità notevole nonostante i pesanti scarponi da lavoro che calzava, trascinan- dosi appresso Freck, i cui stivali da cowboy non erano molto adatti per un simile scatto. Quindi, nell'attimo in cui la rincorsa era al massimo della velocità, Frank cambiò improvvisamente direzione, fermandosi di botto e dando un tale strattone a Freck da fargli quasi perdere l'equili- brio. Dave, che era il terzo della catena, mantenne la presa, come pure Ridge ed Ethan, ma Jenny prese il volo, finendo a capofitto nell'erba secca. Dave e Ridge corsero ad aiutarla, ma Jenny si rialzò da sola e, ridendo, esclamò: « Ancora! » Ma Dave gridò: « Signorina maestra, giochiamo a moscacieca, cosí stiamo tutti insieme » . Tutti furono d'accordo, tranne Frank che scomparve in direzione del ruscello. Dopo un po' anche Dave si allontanò e Susanna non scoprí che cosa avesse fatto durante l'ultima parte dell'intervallo finché non rien- trò a suonare la campanella, e trovò i secchi dell'acqua colmi e il cestino del combustibile pieno fino all'orlo di carbone della prateria. Susanna lo ringraziò sommessamente e durante il pomeriggio, quan- do constatò che Dave conosceva bene le tabelline ed era in grado di fare divisioni di tre cifre, gli disse: « Dave, mi sarebbe di grande aiuto se qualcuno mi desse una mano a tenere pulita la scuola e a sbrigare qualche faccenda. Se sei d'accordo, ti darò un dollaro al mese ». Gli occhi del ragazzo brillarono e lei concluse: « Ti pagherò in anticipo tutti i mesi, ma tu devi promettermi una cosa ». Dave corrugò la fronte. « Che cosa signorina? » « Che per prima cosa ti comprerai un paio di scarpe. » Il ragazzo trasalí, facendosi scarlatto, ma poi annuí con entusiasmo. « Alla fine della lezione ti pagherò per questo mese » disse Susanna e Dave tornò al suo posto con passo scattante. NEL TARDO pomeriggio, nel momento in cui i ragazzi si precipitavano fuori sparpagliandosi in tutte le direzioni, comparve Ase McCanless. « Allora, signorina maestra, pare che ce l'abbia fatta a superare il primo giorno » osservò. G « Pare di sí » rispose Susanna che non poté trattenersi dal tirare un rofondo sospiro, ma finendo poi col sorridere. Quindi, ricordandosi 213 che dopo tutto era il presidente del consiglio d'amministrazione, gli diede un breve resoconto della giornata. Ase fece un cenno soddisfatto con la testa. « Ha tutto ciò di cui ha bisogno? » domandò alla fine. « Abbastanza libri? » « Sono un po' misti, ma ce la caveremo. Quando cominceranno a scrivere, avremo bisogno di penne con il pennino d'acciaio, inchiostro e quaderni a righe. » Ase annuí, quindi domandò: « E per lei? » « Se Betty avesse un pezzo di stoffa vecchia, di qualsiasi tipo, da ap- pendere come tenda fra la mia camera e l'aula, mi farebbe un grande piacere. Per il resto va tutto benissimo, grazie. » Ase corrugò la fronte. « Il fatto che lei debba stare qui da sola conti- nua a non andarmi giú. » Susanna ridacchiò. « In effetti, ieri sera, ho avuto un bel po' di com- pagnia. » E gli raccontò del dono di Rawdon, menzionando di sfuggita la visita di Prade. « Accidenti » si lamentò Ase, « se avessi saputo che aveva in visita la metà della popolazione maschile del distretto, sarei venuto anch'io. » « Andiamo, papà! » gridò Jenny avvicinandosi in groppa a Scout. « Arrivederci allora, signorina Alden » disse A